
Trump ha revocato la protezione alle terre indigene per permettere l’estrazione petrolifera
L'INDIPENDENTE - Wednesday, July 29, 2026L’amministrazione Trump ha assestato un altro duro colpo ai diritti dei popoli indigeni e alla tutela ambientale, annunciando una revoca delle protezioni federali su due dei più importanti parchi nazionali e siti sacri dello Utah: il Bears Ears National Monument e il Grand Staircase-Escalante. La regione contiene migliaia di siti archeologici e culturali, tra cui abitazioni nelle rocce, arte rupestre, luoghi cerimoniali e villaggi ancestrali. I cittadini tribali continuano anche a cacciare, raccogliere piante medicinali e condurre pratiche culturali tradizionali in tutta l’area. La decisione riduce la superficie tutelata di oltre il 90%. Non si tratta di un mero riassetto burocratico della gestione territoriale, ma di un vero e proprio atto di aggressione neocoloniale. Smantellando le tutele costruite faticosamente, la Casa Bianca riapre circa due milioni di acri di terre ancestrali native agli appetiti delle corporazioni energetiche, spianando la strada a trivellazioni petrolifere e a massicce campagne di estrazione mineraria.
La superficie protetta nei due siti passerebbe da più di 3 milioni di acri complessivi a circa 300.000 acri complessivi. La mossa, presa lo scorso 13 luglio, ha innescato un’immediata sollevazione delle nazioni indigene, pronte alla battaglia legale per difendere non solo un ecosistema, ma la propria sovranità culturale, spirituale e politica. La decisione di Trump ha portato anche allo scioglimento della Bears Ears National Monument, una commissione di co-gestione che riuniva i rappresentanti di cinque nazioni native (Navajo, Hopi, Ute Indian Tribe, Ute Mountain Ute e Zuni), incaricata di gestire queste aree. Questo modello di governance rappresentava un raro esempio, negli Stati Uniti, di integrazione tra le istituzioni federali e la sovranità indigena, riconoscendo formalmente il diritto dei popoli originari di amministrare i luoghi che abitano da millenni. Cancellare questa commissione con un colpo di spugna significa riportare la gestione di questi territori a un modello di stampo coloniale, fortemente centralizzato, in cui le decisioni che incidono sulle comunità native vengono prese a Washington senza il loro coinvolgimento diretto e in contrasto con i trattati storici vincolanti.
I leader nativi, tra cui Georgie Pongyesva (Hopi), Crystalyne Curley, (Navajo Nation Council), Curtis Yanito, (Navajo Nation Council), Gwen Cantsee, (vicepresidente della Ute Mountain Ute Tribe e commissario di Bears Ears) Mikah Kewanimptewa (vicepresidente della tribù Hopi e commissario Bears Ears), Betsy Chapoose (Ute Indian Tribe of Uintah and Ouray Reservation Cultural Rights and Protection Director e commissario Bears Ears), affiancati dal Native American Rights Fund (NARF), hanno condannato l’atto come apertamente illegale e incostituzionale. Per le nazioni indigene, Bears Ears e Grand Staircase-Escalante non sono mai stati semplici appezzamenti di terreno, né mere “risorse” paesaggistiche o rovine archeologiche destinate al turismo. Sono, al contrario, paesaggi intrinsecamente vivi. Come sottolineato dai rappresentanti delle comunità, ogni roccia, canyon e sorgente di queste terre custodisce le preghiere dei loro antenati: sono luoghi sacri in cui si tramandano le memorie storiche e si celebrano le cerimonie.
Come dichiarato da Matthew Campbell, vicedirettore del Native American Rights Fund, l’offensiva legale e politica che le tribù stanno organizzando si preannuncia come una delle più importanti battaglie della nostra epoca. Le cause intentate puntano a dimostrare che il presidente in carica non possiede l’autorità legale per smantellare un monumento nazionale precedentemente istituito ai sensi dell’Antiquities Act del 1906. Al di là del cruciale cavillo giuridico, la sfida che si giocherà nei tribunali rappresenta l’emblema di uno scontro tra due visioni del mondo radicalmente inconciliabili.
Dietro la retorica dello sviluppo economico e della presunta indipendenza energetica, il provvedimento svela l’ennesimo capitolo di una logica estrattiva che subordina sistematicamente i diritti umani, l’autodeterminazione dei popoli e la salvaguardia dell’ambiente al profitto. Le corporazioni del fossile e dell’uranio, da tempo in pressing sulle istituzioni, ottengono un via libera senza precedenti per sfruttare territori un tempo incontaminati. È l’espressione di un modello di sviluppo predatore, che concepisce il pianeta come un serbatoio di risorse e le popolazioni locali come ostacoli da marginalizzare. In questa prospettiva, la lotta per Bears Ears non si limita a rappresentare una questione locale, ma riflette dinamiche più ampie, in cui i i diritti e le terre dei popoli originari vengono minacciati da interessi economici legati allo sfruttamento delle risorse naturali.
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