Tag - estrattivismo

Honduras: il golpe bianco del neoliberismo selvaggio
Il governo di Nasry Asfura avvia lo smantellamento dello Stato tra privatizzazioni selvagge, licenziamenti di massa nel settore pubblico e una nuova legge sull’impiego che punta a cancellare i diritti dei lavoratori e dei sindacati. di Giorgio Trucchi (*) Non è passato nemmeno un mese dall’insediamento alla presidenza del conservatore Nasry Asfura, pupillo di Trump eletto in consultazioni marcate da
Auletta: una storia meridionale di lotta
di Sara Manisera (*) Introduzione: re-immaginare i margini Nell’ambito degli studi sullo sviluppo territoriale e sulla transizione ecologica, i cosiddetti “margini” svolgono un ruolo cruciale nell’elaborazione di alternative sociali e istituzionali. Come sostiene l’intellettuale afroamericana bell hooks, il margine non è solo una categoria geografica, ma uno spazio epistemico, politico di “apertura radicale”, capace di produrre visioni non assimilate ai centri
Milano Cortina: l’ambiente non vince
articoli di Michela Vanda Caserini, Cristina Guarda e  Luigi Casanova. Con immagini bellissime. In coda i nostri link.  Echi e tracce. Le vene aperte dietro il paesaggio olimpico di Milano Cortina 2026 Michela Vanda Caserini, ricercatrice del Politecnico di Milano e illustratrice, ha curato un racconto visivo a carattere di inchiesta sull’impatto ambientale delle infrastrutture legate alle Olimpiadi invernali nei
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
Milei scatena la “motosega” contro i diritti dei lavoratori
“La legge sul lavoro si inserisce pienamente nel progetto della ‘motosega’ di Milei, perché rappresenta un taglio netto a diritti storici del lavoro: dal diritto alle ferie e ai congedi, dal diritto all’indennizzo fino a un’enorme quantità di modifiche” – dice l’attivista e docente universitaria Verónica Gago. E continua: “È […] L'articolo Milei scatena la “motosega” contro i diritti dei lavoratori su Contropiano.
February 21, 2026
Contropiano
Board of Peace, 30 anni dopo Dayton@1
“Ci siamo detti: pianifichiamo un castrofico successo“. Così Jared Kushner, intervenuto sul palco di Davos dopo che il suocero Donald Trump aveva firmato la fondazione del Board of Peace, ha commentato l’immagine della ‘new Gaza‘, compresi grattacieli futuristici sul lungomare per il “turismo costiero”, hub di trasporti e infrastrutture energetiche, da costruire sulle macerie della distruzione provocata da oltre due anni di bombardamenti e raid israeliani che hanno raso al suolo la Striscia di Gaza e provocato oltre 70mila morti. Nella prima parte della puntata analizziamo alcune il Board of Peace voluto da Trump per Gaza e i render della Gaza Riviera. Nella seconda parte della puntata, insieme a Aida Kapetanovic, andiamo a vedere l’eredità lasciata dagli Accordi di Dayton alla Bosnia Erzegovina, a 30 dalla fine dalla guerra, il genocidio, la pulizia etnica, gli sfollamenti forzati, le violenze. Come evidenziato in un articolo di Leila Belhadj Mohamed, “se la pace è concepita come amministrazione e non come processo, l’esito è una sospensione del conflitto, non la sua risoluzione“. La logica della pace imposta dall’esterno, nel caso degli Accordi di Dayton, ha prodotto, invece di reali percorsi di trasformazione, strutture per amministrare e gestire le tensioni etnico religiose che premiano i leader che soffiano sul fuoco dei nazionalismi e che normalizzano la situazione di crisi, rendendo di fatto impossibile il suo superamento. Ancora oggi, per esempio, il curriculum scolastico per lx studentx varia a seconda dell’appartenenza etnico religiosa, in quanto sussistono ancora classi, e scuole, divise per la popolazione studentesca croata, bosgnacca e serba. Anche i libri di testo su cui si impara la storia sono diversi, e raccontano 3 versioni diverse della Guerra in Bosnia. In un territorio che ha conosciuto la guerra e il genocidio, e ha dovuto subire processi di liberalizzazione guidati dai leader nazionalisti che hanno causato la guerra e il genocidio, le lotte anti estrattiviste, ecologiste e studentesche degli ultimi anni nei Balcani hanno dato un nuovo significato all’attaccamento alla terra, innescando quei meccanismi trasformativi e solidali che le istituzioni creatasi in conseguenza agli Accordi non perseguono. Citati nella puntata: Board of Peace: come Trump vuole assoggettare il mondo intero a partire dalla liquidazione della questione palestinese – Comunicato dei Giovani Palestinesi Dayton e Gaza: la logica della pace imposta dall’esterno – Articolo di Leila Balhadj Mohamed Le “blokade” in Serbia: una mobilitazione a guida studentesca che sta trasformando radicalmente la società – Articolo di Aida Kapetanović ArcelorMittal in Omarska: denying remembrance – Sulla miniera di ArcelorMittal sul campo di Omarska River protection movements in Bosnia and Herzegovina and Serbia: rethinking locality and collective identity – Articolo di Aida Kapetanović Mining is war – mappatura dei luoghi dell’estrattivismo nei Balcani Swap and Sacrifice: The Colonial Legacy of Mapping in Bosnia and Herzegovina – articolo sulla mappatura del territorio BiH come strumento coloniale Le comunità della Bosnia Erzegovina unite per difendere i loro fiumi – reportage per Internazionale ‘Sistem te laže!’: the anti-ruling class mobilisation of high school students in Bosnia and Herzegovina – Articolo sulle proteste contro le scuole separate in Bosnia Erzegovina Breve documentario sulla coalizione regionale a difesa dei fiumi – Youtube
January 30, 2026
Radio Blackout - Info
Board of Peace, 30 anni dopo Dayton@0
“Ci siamo detti: pianifichiamo un castrofico successo“. Così Jared Kushner, intervenuto sul palco di Davos dopo che il suocero Donald Trump aveva firmato la fondazione del Board of Peace, ha commentato l’immagine della ‘new Gaza‘, compresi grattacieli futuristici sul lungomare per il “turismo costiero”, hub di trasporti e infrastrutture energetiche, da costruire sulle macerie della distruzione provocata da oltre due anni di bombardamenti e raid israeliani che hanno raso al suolo la Striscia di Gaza e provocato oltre 70mila morti. Nella prima parte della puntata analizziamo alcune il Board of Peace voluto da Trump per Gaza e i render della Gaza Riviera. Nella seconda parte della puntata, insieme a Aida Kapetanovic, andiamo a vedere l’eredità lasciata dagli Accordi di Dayton alla Bosnia Erzegovina, a 30 dalla fine dalla guerra, il genocidio, la pulizia etnica, gli sfollamenti forzati, le violenze. Come evidenziato in un articolo di Leila Belhadj Mohamed, “se la pace è concepita come amministrazione e non come processo, l’esito è una sospensione del conflitto, non la sua risoluzione“. La logica della pace imposta dall’esterno, nel caso degli Accordi di Dayton, ha prodotto, invece di reali percorsi di trasformazione, strutture per amministrare e gestire le tensioni etnico religiose che premiano i leader che soffiano sul fuoco dei nazionalismi e che normalizzano la situazione di crisi, rendendo di fatto impossibile il suo superamento. Ancora oggi, per esempio, il curriculum scolastico per lx studentx varia a seconda dell’appartenenza etnico religiosa, in quanto sussistono ancora classi, e scuole, divise per la popolazione studentesca croata, bosgnacca e serba. Anche i libri di testo su cui si impara la storia sono diversi, e raccontano 3 versioni diverse della Guerra in Bosnia. In un territorio che ha conosciuto la guerra e il genocidio, e ha dovuto subire processi di liberalizzazione guidati dai leader nazionalisti che hanno causato la guerra e il genocidio, le lotte anti estrattiviste, ecologiste e studentesche degli ultimi anni nei Balcani hanno dato un nuovo significato all’attaccamento alla terra, innescando quei meccanismi trasformativi e solidali che le istituzioni creatasi in conseguenza agli Accordi non perseguono. Citati nella puntata: Board of Peace: come Trump vuole assoggettare il mondo intero a partire dalla liquidazione della questione palestinese – Comunicato dei Giovani Palestinesi Dayton e Gaza: la logica della pace imposta dall’esterno – Articolo di Leila Balhadj Mohamed Le “blokade” in Serbia: una mobilitazione a guida studentesca che sta trasformando radicalmente la società – Articolo di Aida Kapetanović ArcelorMittal in Omarska: denying remembrance – Sulla miniera di ArcelorMittal sul campo di Omarska River protection movements in Bosnia and Herzegovina and Serbia: rethinking locality and collective identity – Articolo di Aida Kapetanović Mining is war – mappatura dei luoghi dell’estrattivismo nei Balcani Swap and Sacrifice: The Colonial Legacy of Mapping in Bosnia and Herzegovina – articolo sulla mappatura del territorio BiH come strumento coloniale Le comunità della Bosnia Erzegovina unite per difendere i loro fiumi – reportage per Internazionale ‘Sistem te laže!’: the anti-ruling class mobilisation of high school students in Bosnia and Herzegovina – Articolo sulle proteste contro le scuole separate in Bosnia Erzegovina Breve documentario sulla coalizione regionale a difesa dei fiumi – Youtube
January 30, 2026
Radio Blackout - Info
Negri oltre Negri (II) | Forma stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale. Call per convegno a Salerno: 18-19 giugno 2026
CALL FOR ABSTRACT Negri oltre Negri (II). Forma stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale La figura di Toni Negri rappresenta una delle esperienze più radicali e originali del pensiero politico contemporaneo. Filosofo e teorico della trasformazione sociale, Negri ha posto al centro della propria riflessione la relazione costitutiva tra produzione [...]
January 27, 2026
Effimera
Madagascar. Neocolonialismo in nome della transizione verde/3
di Clàudia Custodio Martínez, Marta Pérez Fargas – Observatori del Deute en la Globalització Continua da qui. 2.6. Toliara: l’avanzamento delle multinazionali nonostante le forti resistenze Un giacimento di ilmenite, zircone, rutilo e monazite è stato trovato a 45 km a nord di Toliara, nella regione di Antsimo-Andrefana, nel sud-ovest del paese, e l’inizio dell’estrazione era previsto per il 2014.
January 27, 2026
La Bottega del Barbieri
Colombia: come affrontare la militarizzazione nella nostra America?
In un contesto internazionale caratterizzato da conflitti armati, dispute geopolitiche e misure di controllo in aumento, un incontro a Medellín (Colombia) ha portato sul tavolo una discussione che attraversa tutta la regione: come affrontare la militarizzazione senza separarla dalle sue cause strutturali e senza perdere di vista le esperienze concrete di coloro che ne subiscono le conseguenze. Per due giorni, organizzazioni sociali, ricercatori e difensori dei diritti umani di diversi Paesi si sono riuniti in Colombia per analizzare come la geopolitica globale e l’avanzata della militarizzazione abbiano un impatto sui territori latinoamericani. Il 27 e 28 novembre Medellín ha ospitato il 2° Incontro Regionale “Geopolitica e militarizzazione nella nostra America”, uno spazio di riflessione critica che ha riunito accademici, ricercatori, comunicatori, difensori dei diritti umani e organizzazioni sociali dell’America Latina, degli Stati Uniti e del Canada. Il tema centrale dell’incontro è stato l’analisi dell’avanzata della militarizzazione nella regione nell’attuale contesto di riconfigurazione dell’ordine mondiale. La scelta di Medellín non è stata casuale. La Colombia è uno dei paesi in cui il rapporto tra conflitto armato, militarizzazione e controllo territoriale ha segnato profondamente la storia recente. In questo scenario, l’incontro ha cercato di portare il dibattito oltre i discorsi ufficiali sulla sicurezza ed esaminare i processi strutturali che attraversano la Nostra America. UN CONTINENTE SU UNA SCACCHIERA GLOBALE I tavoli di lavoro hanno affrontato i cambiamenti nella geopolitica internazionale, il relativo declino dell’egemonia statunitense e l’emergere di nuove potenze globali. Secondo le analisi condivise, queste trasformazioni hanno reso l’America Latina un territorio strategico grazie alla sua ricchezza di risorse naturali, alla sua posizione geografica e al suo ruolo nelle catene di produzione globali. In questo contesto, si è discusso di come la militarizzazione appaia come uno strumento ricorrente per garantire interessi economici, politici e strategici. I relatori hanno convenuto che l’aumento del ruolo delle forze armate nei compiti di sicurezza interna non è un fenomeno isolato, ma parte di una tendenza regionale che si è accentuata anche sotto i governi civili. I ricercatori presenti hanno sottolineato che questa logica si basa su dottrine di sicurezza che ampliano il concetto di minaccia e rafforzano la figura del “nemico interno”, con conseguenze dirette sui movimenti sociali, sulle comunità rurali e sulle popolazioni storicamente emarginate. MILITARIZZAZIONE ED ESTRATTIVISMO Uno dei temi centrali dell’incontro è stato il rapporto tra militarizzazione e modello estrattivo. Diversi interventi hanno sottolineato che l’espansione di attività come l’estrazione mineraria, l’agrobusiness e i megaprogetti energetici è spesso accompagnata da una maggiore presenza militare e di polizia nei territori. I rappresentanti delle organizzazioni contadine e sociali hanno illustrato come questi processi abbiano un impatto sulla vita quotidiana delle comunità, generando conflitti per la terra, sfollamenti e restrizioni al diritto di protesta. Da questo punto di vista, la militarizzazione non appare solo come una politica di sicurezza, ma come un meccanismo di controllo territoriale legato a interessi economici. ESPERIENZE DAI TERRITORI L’incontro ha previsto spazi per condividere esperienze comunitarie di fronte a contesti di violenza e militarizzazione. Delegazioni indigene e sociali della Colombia hanno presentato pratiche di organizzazione e autoprotezione civile, come le guardie comunitarie, intese come risposte locali alla mancanza di garanzie di sicurezza e diritti. Queste esperienze sono state affrontate da un punto di vista critico e contestualizzato, riconoscendone sia i limiti che le potenzialità. Per i partecipanti, lo scambio ha permesso di mettere in luce forme di resistenza che si sviluppano al di fuori dei tradizionali schemi di sicurezza statale. MEMORIA, RICERCA E ANALISI CRITICA Tra le attività di rilievo vi è stata la presentazione del libro Justicia para Colombia: impunidad, acumulación y poder (Giustizia per la Colombia: impunità, accumulazione e potere), una ricerca collettiva coordinata dal sacerdote e difensore dei diritti umani Javier Giraldo. L’opera ricostruisce, sulla base di dati storici e documentali, la conformazione delle strutture paramilitari e il loro legame con il potere politico ed economico in Colombia a partire dagli anni ’60. È stato presentato anche il libro Esquivar la guerra. Construir mundos nuevos (Eludere la guerra. Costruire mondi nuovi) del ricercatore Raúl Zibechi, che propone una riflessione sulle autonomie popolari e sulle risposte comunitarie di fronte a un mondo sempre più militarizzato. Entrambe le pubblicazioni sono state valutate come contributi rilevanti per comprendere i processi di violenza strutturale nella regione. UNO SPAZIO IN COSTRUZIONE Il 2° Incontro Regionale “Geopolitica e militarizzazione nella nostra America” è stato concepito come parte di un processo continuo di riflessione e articolazione tra organizzazioni, ricercatori e movimenti sociali. Gli organizzatori hanno sottolineato l’importanza di continuare a creare spazi di analisi che colleghino la ricerca critica alle lotte territoriali e sociali del continente. Più che conclusioni definitive, l’incontro ha lasciato domande aperte e la volontà di continuare il dibattito da una prospettiva latinoamericana, critica e impegnata nella difesa della vita e dei diritti dei popoli. https://www.colombiainforma.info/encuentro-sobre-geopolitica-y-militarizacion-en-nuestra-america/ Las transiciones hegemónicas imponen la militarización en Nuestra América – CEDINS https://www.derechoalapaz.com/encuentro-sobre-geopolitica-y-militarizacion-en-nuestra-america/ -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALLO SPAGNOLO DI STELLA MARIS DANTE. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Redacción Perú
January 24, 2026
Pressenza