VENERDÌ 10 LUGLIO ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI

Radio Onda d`Urto - Friday, July 10, 2026

Consueto appuntamento del venerdì con l’analisi critica dei fatti economici della settimana. Su Radio Onda d’Urto Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia e nostro storico collaboratore.

I temi che abbiamo affrontato oggi, venerdì 10 luglio: i dati sul lavoro, salari e pensione nel nostro paese pubblicati sia dall’Ocse che dall’Inps; e il record della spesa militare per i paesi europei deciso nel summit della Nato dei giorni scorsi in Turchia

CAROVITA – I salari reali in Italia risultano  inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021:  5 anni fa. Si tratta del divario più ampio tra le principali economie dell’Ocse. E’ quanto si legge nella scheda dedicata all’Italia nel report Prospettive sull’occupazione dell’Ocse 2026. Il recente rialzo dei prezzi dell’energia e  il limitato numero di rinnovi contrattuali, stanno nuovamente spingendo al rialzo l’inflazione e al ribasso i salari reali.

Il lavoro in Italia aumenta ma i salari restano un elemento di fragilità strutturale che rischia di compromettere la qualità delle pensioni future. Il Rapporto Inps, basato sui dati del 2025, evidenzia che nonostante il “massimo storico” raggiunto, il tasso di occupazione in Italia resta inferiore alla media europea ed è caratterizzato da “forti divari di genere”. Per quanto riguarda i singoli settori, andamento dell’occupazione interessa soprattutto i servizi dove i rapporti di lavoro risultano maggiormente intermittenti mentre produttività e salari sono più bassi. Prosegue invece il calo nell’industria con una contrazione di dipendenti passati dal 43% del 2007 al 33% del 2025. Con l’invecchiamento della popolazione, si allungano i tempi per andare in pensione. L’Istituto statistico certifica un aumento dell’età anagrafica per l’uscita dal lavoro, salita di 7 anni dal 1995: il pensionamento oggi avviene mediamente a 64 anni e 10 mesi, rispetto ai 57 anni e 7 mesi. Il divario uomo-donna nell’accesso al mercato del lavoro e nelle retribuzioni fa sentire i suoi effetti anche sulle pensioni.

NATO –Summit Nato dei giorni scorsi in Turchia. I paesi alleati  hanno annunciato una serie di accordi con le aziende produttrici di armi, in risposta alle richieste del segretario generale della Nato, Rutte e degli Stati Uniti di spostare il peso della sicurezza europea sull’Europa stessa. Parliamo di record per quanto riguarda il futuro della spesa militare.  Nel biennio 2025-2026 gli europei più il Canada spenderanno 258 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 (solo nel 2025 il 20% in più). Prima ancora dell’apertura formale, Rutte aveva già annunciato accordi per la fornitura di armamenti del valore stimato in almeno 50 miliardi di dollari. L’alleanza è, di fatto, una piattaforma commerciale, e le garanzie di sicurezza vengono collegate agli acquisti di armamenti statunitensi. Gli alleati hanno promesso quasi 120 miliardi di dollari l’anno scorso, con circa la metà destinata ad armi di fabbricazione americana — una cifra che racconta da sola la trasformazione dell’architettura di sicurezza europea in un mercato per l’industria della difesa degli Stati Uniti.

L’intervista di venerdì 10 luglio 2026 con Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’università di Pavia. Ascolta o scarica