Portomaggiore, bambini stranieri esclusi dalla scuola dell’obbligo

Progetto Melting Pot Europa - Monday, July 6, 2026

Niente scuola se sei figlio di una persona migrante. Accade a Portomaggiore, Comune in provincia di Ferrara, dove almeno 11 tra bambini e bambine hanno perso l’anno scolastico per la sola colpa di non essere italiani. E stiamo parlando della scuola dell’obbligo.

La denuncia è stata lanciata dalla locale associazione PortAmico che ha raccolto le segnalazioni delle famiglie che, alla richiesta di iscrivere i propri figli alla scuola primaria o secondaria, si sono viste rispondere “La sua domanda di iscrizione di sua figlia è stata cancellata. Si prega di non rispondere a questo indirizzo mail“. Oppure, in modo ancora più sintetico “Non c’è posto. Distinti saluti“.

Tutto qua. Nessuna spiegazione, nessuna presa in carico del problema, nessuna informazione su una eventuale graduatoria, nessuna proposta alternativa su dove e come far frequentare la scuola ai bambini.

Undici sono i casi documentati dei bambini che hanno perso l’anno appena concluso ed ai quali non è stata trovata soluzione per l’anno a venire, ma, sostiene l’associazione, probabilmente sono molti di più i minori che nel territorio sono stati esclusi da un diritto fondamentale come quello dell’istruzione. Diritto, ricordiamolo, sancito non solo dalla nostra Costituzione, ma anche dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Portomaggiore è uno dei Comuni italiani con la più alta percentuale di persone migranti provenienti per lo più dal Pakistan. Percentuale che si è riflettuta anche nella composizione delle classi dove i bambini stranieri superano di numero i figli degli italiani. Situazione che ha creato molti malumori e proteste tra le famiglie locali. Ma la risposta non può essere in ogni caso quella di tagliare fuori dalle graduatorie i bambini e le bambine che portano un cognome straniero.

Va anche considerato che gli esclusi sono i figli delle famiglie arrivate più recentemente. Persone che, per lo più, non parlano bene la nostra lingua e che non sono pratiche della legge italiana. Molti di costoro non hanno saputo obiettare alla risposta della scuola e si sono semplicemente tenuti i figli in casa per tutto l’anno. Nessuno li ha avvertiti che la scuola, nel nostro Paese, non è solo un diritto del minore ma anche un obbligo per i genitori che rischiano sanzioni penali. E puntualmente, queste famiglie si sono viste recapitare in questi giorni una notifica dal Comune con oggetto “Elusione obbligo di istruzione” che ammonisce i genitori ad “ottemperare all’adempimento di legge, … pena la reclusione fino a due anni“.

Una successione di fatti che solleva più di un dubbio sul reale intento dell’amministrazione, quasi a voler respingere i nuovi arrivi ed indurli a cambiare Comune di residenza.

Il sindaco di Portomaggiore, Dario Bernardi, dal canto suo respinge, in un’intervista con Estense.com, ogni ipotesi di discriminazione e scarica tutta la colpa sull’ufficio scolastico provinciale che non avrebbe coordinato efficacemente le scuole del comprensorio per mettere gli istituti in grado di accogliere la cinquantina di richieste inaspettatamente arrivate con l’ultima ondata migratoria. Il che confermerebbe l’ipotesi dell’associazione che i minori esclusi siano più degli 11 documentati.

Commenta Grazia Satta Ladu di PortAmico: «Possiamo capire che un istituto abbia dei limiti di iscrizioni legati alla struttura dell’edificio e che le classi debbano essere composte da un numero limitato di allievi, ma non è accettabile che ad essere esclusi siano soltanto i cosiddetti “stranieri”. È compito dell’Ufficio scolastico provinciale trovare una soluzione, magari in altre scuole o formando nuove classi, per garantire l’obbligo scolastico a tutte e tutti, così come è sempre stato fatto per gli italiani. Non è ammissibile liquidare la questione con un “non c’è posto” e lasciare i nuovi arrivi in balia di se stessi, senza fornire alcuna alternativa, per poi mandare loro una lettera in cui si minaccia la reclusione perché non hanno mandato i figli a scuola».

Nessuna spiegazione è stata fornita ai genitori sul perché le loro richieste di iscrizione siano state cancellate. Fa eccezione un solo caso che rende l’intera questione ancora più paradossale. La dirigenza ha motivato l’esclusione sostenendo che “l’iscrizione non è stata fatta in quanto i bimbi non hanno ancora il permesso di soggiorno“. Una decisione che fa a pugni col Testo Unico sull’immigrazione che sancisce, all’articolo 38, che i minori stranieri presenti sul territorio nazionale sono soggetti all’obbligo scolastico e che hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità del soggiorno. E comunque la mancanza di un permesso di soggiorno, casomai, è un problema che riguarda i genitori e non i loro figli.

«Come possiamo parlare di integrazione se impediamo ai figli dei migranti di frequentare la scuola? – chiede Grazia Satta Ladu -. È proprio dall’istruzione per tutte e per tutti, e da una scuola inclusiva che possiamo sperare di costruire una società fondata sul rispetto dei diritti». E conclude: «Chiediamo un rapido intervento delle istituzioni competenti affinché vengano accertati i fatti, chiarite eventuali responsabilità e adottate tutte le misure necessarie per evitare che anche nel prossimo anno scolastico si ripetano episodi analoghi come già ci stanno segnalando».

PortAmico ha segnalato quanto accaduto a Portomaggiore al garante per l’Infanzia della Regione Emilia Romagna, alla Direzione didattica e alla Prefettura. In attesa di un riscontro, la vicenda è finita anche alle Camere con una interrogazione a risposta scritta depositata dalla capogruppo Avs alla Camera, Luana Zanella, in cui chiede al Ministro dell’istruzione e del merito di avviare “le opportune ispezioni al fine di accertare i fatti, chiarite eventuali responsabilità e adottare tutte le misure necessarie“.

«Rispondere a un bambino che vuole iscriversi a scuola “Non c’è posto. Distinti saluti” – commenta la parlamentare – è semplicemente inammissibile».