Portomaggiore, bambini stranieri esclusi dalla scuola dell’obbligo
Niente scuola se sei figlio di una persona migrante. Accade a Portomaggiore,
Comune in provincia di Ferrara, dove almeno 11 tra bambini e bambine hanno perso
l’anno scolastico per la sola colpa di non essere italiani. E stiamo parlando
della scuola dell’obbligo.
La denuncia è stata lanciata dalla locale associazione PortAmico che ha raccolto
le segnalazioni delle famiglie che, alla richiesta di iscrivere i propri figli
alla scuola primaria o secondaria, si sono viste rispondere “La sua domanda di
iscrizione di sua figlia è stata cancellata. Si prega di non rispondere a questo
indirizzo mail“. Oppure, in modo ancora più sintetico “Non c’è posto. Distinti
saluti“.
Tutto qua. Nessuna spiegazione, nessuna presa in carico del problema, nessuna
informazione su una eventuale graduatoria, nessuna proposta alternativa su dove
e come far frequentare la scuola ai bambini.
Undici sono i casi documentati dei bambini che hanno perso l’anno appena
concluso ed ai quali non è stata trovata soluzione per l’anno a venire, ma,
sostiene l’associazione, probabilmente sono molti di più i minori che nel
territorio sono stati esclusi da un diritto fondamentale come quello
dell’istruzione. Diritto, ricordiamolo, sancito non solo dalla nostra
Costituzione, ma anche dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, dalla
Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea.
Portomaggiore è uno dei Comuni italiani con la più alta percentuale di persone
migranti provenienti per lo più dal Pakistan. Percentuale che si è riflettuta
anche nella composizione delle classi dove i bambini stranieri superano di
numero i figli degli italiani. Situazione che ha creato molti malumori e
proteste tra le famiglie locali. Ma la risposta non può essere in ogni caso
quella di tagliare fuori dalle graduatorie i bambini e le bambine che portano un
cognome straniero.
Va anche considerato che gli esclusi sono i figli delle famiglie arrivate più
recentemente. Persone che, per lo più, non parlano bene la nostra lingua e che
non sono pratiche della legge italiana. Molti di costoro non hanno saputo
obiettare alla risposta della scuola e si sono semplicemente tenuti i figli in
casa per tutto l’anno. Nessuno li ha avvertiti che la scuola, nel nostro Paese,
non è solo un diritto del minore ma anche un obbligo per i genitori che
rischiano sanzioni penali. E puntualmente, queste famiglie si sono viste
recapitare in questi giorni una notifica dal Comune con oggetto “Elusione
obbligo di istruzione” che ammonisce i genitori ad “ottemperare all’adempimento
di legge, … pena la reclusione fino a due anni“.
Una successione di fatti che solleva più di un dubbio sul reale intento
dell’amministrazione, quasi a voler respingere i nuovi arrivi ed indurli a
cambiare Comune di residenza.
Il sindaco di Portomaggiore, Dario Bernardi, dal canto suo respinge, in
un’intervista con Estense.com, ogni ipotesi di discriminazione e scarica tutta
la colpa sull’ufficio scolastico provinciale che non avrebbe coordinato
efficacemente le scuole del comprensorio per mettere gli istituti in grado di
accogliere la cinquantina di richieste inaspettatamente arrivate con l’ultima
ondata migratoria. Il che confermerebbe l’ipotesi dell’associazione che i minori
esclusi siano più degli 11 documentati.
Commenta Grazia Satta Ladu di PortAmico: «Possiamo capire che un istituto abbia
dei limiti di iscrizioni legati alla struttura dell’edificio e che le classi
debbano essere composte da un numero limitato di allievi, ma non è accettabile
che ad essere esclusi siano soltanto i cosiddetti “stranieri”. È compito
dell’Ufficio scolastico provinciale trovare una soluzione, magari in altre
scuole o formando nuove classi, per garantire l’obbligo scolastico a tutte e
tutti, così come è sempre stato fatto per gli italiani. Non è ammissibile
liquidare la questione con un “non c’è posto” e lasciare i nuovi arrivi in balia
di se stessi, senza fornire alcuna alternativa, per poi mandare loro una lettera
in cui si minaccia la reclusione perché non hanno mandato i figli a scuola».
Nessuna spiegazione è stata fornita ai genitori sul perché le loro richieste di
iscrizione siano state cancellate. Fa eccezione un solo caso che rende l’intera
questione ancora più paradossale. La dirigenza ha motivato l’esclusione
sostenendo che “l’iscrizione non è stata fatta in quanto i bimbi non hanno
ancora il permesso di soggiorno“. Una decisione che fa a pugni col Testo Unico
sull’immigrazione che sancisce, all’articolo 38, che i minori stranieri presenti
sul territorio nazionale sono soggetti all’obbligo scolastico e che hanno
diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità del soggiorno. E
comunque la mancanza di un permesso di soggiorno, casomai, è un problema che
riguarda i genitori e non i loro figli.
«Come possiamo parlare di integrazione se impediamo ai figli dei migranti di
frequentare la scuola? – chiede Grazia Satta Ladu -. È proprio dall’istruzione
per tutte e per tutti, e da una scuola inclusiva che possiamo sperare di
costruire una società fondata sul rispetto dei diritti». E conclude: «Chiediamo
un rapido intervento delle istituzioni competenti affinché vengano accertati i
fatti, chiarite eventuali responsabilità e adottate tutte le misure necessarie
per evitare che anche nel prossimo anno scolastico si ripetano episodi analoghi
come già ci stanno segnalando».
PortAmico ha segnalato quanto accaduto a Portomaggiore al garante per l’Infanzia
della Regione Emilia Romagna, alla Direzione didattica e alla Prefettura. In
attesa di un riscontro, la vicenda è finita anche alle Camere con una
interrogazione a risposta scritta depositata dalla capogruppo Avs alla Camera,
Luana Zanella, in cui chiede al Ministro dell’istruzione e del merito di avviare
“le opportune ispezioni al fine di accertare i fatti, chiarite eventuali
responsabilità e adottare tutte le misure necessarie“.
«Rispondere a un bambino che vuole iscriversi a scuola “Non c’è posto. Distinti
saluti” – commenta la parlamentare – è semplicemente inammissibile».