
A Forlì poesie e parole contro i femminicidi
Pressenza - Thursday, June 25, 2026“I femminicidi esistono! Voci che resistono”
In un tempo in cui l’esistenza dei femminicidi viene messa in discussione nel dibattito pubblico, scegliere di nominarli diventa un atto politico e umano. È da questa consapevolezza che nasce “I femminicidi esistono! Voci che resistono – Parole che attraversano il silenzio” un evento che si terrà il 1 luglio 2026 alle ore 19.00 presso il Centro Pace di Forlì, in Via Andrelini 59.
Negli ultimi anni, nonostante le mobilitazioni promosse dai movimenti femministi, i dati forniti dagli osservatori e il lavoro quotidiano dei centri antiviolenza, si è sviluppata una narrazione che tende a minimizzare o addirittura negare la specificità del fenomeno. Alcuni esponenti politici e figure pubbliche hanno sostenuto che il termine “femminicidio” sarebbe improprio o superfluo, perché un omicidio sarebbe semplicemente un omicidio, indipendentemente dal genere della vittima.
Ma è proprio qui che si colloca il nodo della questione.
Parlare di femminicidio non significa attribuire maggiore valore alla vita di una donna rispetto a quella di un uomo. Significa riconoscere che esistono omicidi che maturano all’interno di dinamiche specifiche: relazioni caratterizzate dal controllo, dal possesso, dalla volontà di annullare l’autonomia femminile, dall’incapacità di accettare una separazione o un rifiuto. Significa osservare che molte donne vengono uccise da partner, ex partner o familiari e altri individui in un contesto che non può essere compreso soltanto come un fatto individuale, ma che richiama questioni culturali e sociali più profonde.
Le parole non sono mai neutre. Dare un nome a un fenomeno significa renderlo visibile. Per questo il titolo dell’evento del Centro Pace assume un significato preciso: affermare che i femminicidi esistono non è uno slogan polemico, ma il riconoscimento di una realtà che continua a segnare la vita di migliaia di donne e delle loro famiglie.
Di fronte a questo scenario, il Centro per la Pace di Forlì, all’interno del progetto “InclusiVoice” e la relativa campagna europea “EUnited for Equality”, ha scelto una strada diversa da quella dello scontro verbale o della contrapposizione ideologica. Hanno scelto la cultura.
La serata sarà infatti un momento di incontro, ascolto e condivisione attraverso la parola poetica. Ad aprire il reading saranno Filippo Amadei, Matteo Zattoni e Mirella Paoletti, che offriranno al pubblico una serie di letture dedicate ai temi della libertà, della dignità umana, dell’uguaglianza e della resistenza contro ogni forma di violenza.
Successivamente il microfono rimarrà aperto a chiunque desideri partecipare. Le persone presenti potranno leggere una propria poesia, condividere un brano, un racconto breve o una riflessione personale. L’obiettivo non è quello di costruire una conferenza o una lezione, ma di dare vita a uno spazio collettivo in cui le parole possano diventare strumento di consapevolezza.
In un’epoca dominata dalla velocità dei social network, dall’indignazione istantanea e da un flusso continuo di notizie che spesso vengono dimenticate nel giro di pochi giorni, fermarsi ad ascoltare una poesia può apparire un gesto marginale. Eppure è forse proprio nella lentezza dell’ascolto che si apre la possibilità di comprendere davvero ciò che accade attorno a noi.
Ogni femminicidio genera inevitabilmente attenzione mediatica. I titoli dei giornali si susseguono, i commenti si moltiplicano, il dibattito si accende. Poi, molto spesso, tutto torna al silenzio. Restano il dolore delle famiglie, il lavoro quotidiano di chi opera nei centri antiviolenza e una lunga lista di nomi che rischia di trasformarsi in statistica.
La cultura può non essere sufficiente da sola a cambiare la realtà, ma può contribuire a cambiare lo sguardo con cui la osserviamo. Può aiutarci a riconoscere ciò che spesso viene normalizzato, ignorato o banalizzato. Può costruire empatia laddove prevale l’indifferenza. Può restituire complessità a fenomeni che vengono troppo spesso ridotti a semplici fatti di cronaca.
Per questo iniziative come questo assumono un valore che va oltre il singolo evento. Non rappresentano soltanto un’occasione culturale, ma un invito alla responsabilità collettiva. Un invito a riconoscere che la violenza di genere non riguarda esclusivamente le vittime o gli autori delle violenze, ma l’intera comunità.
Forse non saranno le poesie a fermare la violenza. Ma ogni cambiamento culturale comincia da una parola pronunciata quando sarebbe stato più facile tacere. E in un momento storico in cui c’è ancora chi sostiene che i femminicidi non esistano, ritrovarsi insieme per affermare il contrario significa scegliere di non essere indifferenti.
Arianna Carpineta, Tirocinante Centro Pace di Forlì.