Digital News Report Italia 2026: il complicato rapporto tra italiani e informazione giornalistica

Pressenza - Tuesday, June 23, 2026

Si affievoliscono la fiducia nei media e l’interesse per le notizie, in particolare di politica, che tuttavia italiane e italiani continuano a cercare. Quella tra gli italiani e l’informazione giornalistica è una relazione fragile e intermittente, spesso mediata da piattaforme e algoritmi e segnata da forme di consumo incidentale, in cui si accentua il “paradosso italiano” di un pubblico sempre meno appassionato e coinvolto, ma fortemente esposto al flusso informativo.

È quanto certifica la terza edizione del Digital News Report Italia 2026 realizzato dal Master in giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino fondato dall’Università degli Studi di Torino e dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e gestito dal Corep -Consorzio per la Ricerca e l’Educazione Permanente di Torino.

Il report curato da Alessio Cornia, Marco Ferrando, Paolo Piacenza e Celeste Satta descrive un pubblico meno appassionato e meno fiducioso, ma non indifferente; più distante da alcuni canali tradizionali, ma ancora raggiungibile; più esposto alle piattaforme, ma ancora interessato a fonti credibili, spiegazioni accessibili e relazioni informative riconoscibili.

“I dati dell’indagine realizzata tra il 6 gennaio e il 20 febbraio 2026 da YouGov per il Digital News Report indicano un ulteriore indebolimento del rapporto tra italiani e informazione giornalistica – si legge nello studio – La quota di chi si dichiara ‘estremamente interessato’ alle notizie scende al 9% (era il 10% nel 2025), mentre quella di chi si dice ‘molto interessato’ cala dal 28% al 25%. A crescere è invece la fascia di chi si considera ‘abbastanza interessato’, che raggiunge il 49% rispetto al 46% dello scorso anno. Restano stabili al 12% coloro che si dichiarano ‘non molto interessati’, mentre crescono dal 2 al 3% le italiane e gli italiani che dicono di non essere affatto interessati alle notizie”.

L’interesse per le notizie continua, in buona sostanza, a indebolirsi: quest’anno solo il 34% degli italiani si dichiara molto o estremamente interessato, contro il 74% del 2016. Resta più alto tra uomini, persone con reddito elevato, livelli di istruzione più alti e, sul piano politico, tra chi si colloca a sinistra o nel centro-sinistra.

L’interesse per le notizie di politica si conferma ancora più debole: solo il 16% si dichiara molto o estremamente interessato, e l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i 48 paesi inclusi nell’indagine globale del Reuters Institute. Emerge però una parziale eccezione tra i 18-24enni, tra cui il 28% si dichiara molto o estremamente interessato alla politica, indicando una domanda giovanile di informazione politica non sempre intercettata dall’offerta attuale.

L’uso dei chatbot di IA per informarsi resta ancora circoscritto: riguarda il 6% degli italiani, un’avanguardia digitale rilevante, composta soprattutto da giovani e persone con livelli di istruzione elevati.

Per quanto riguarda l’uso dei social media, che torna a crescere, nonostante la bassa fiducia nelle notizie attinte da queste piattaforme, la rilevazione mostra che vengono settimanalmente impiegati per informarsi dal 45% degli italiani, 6 punti in più rispetto all’anno scorso, e come fonte principale raggiungono il 22%, dopo tre anni in cui erano stati fermi al 17%.

Da Facebook, TikTok e Instagram le notizie sono spesso attinte in modo incidentale: più che perché riconoscono questi ambienti come strumenti utili per informarsi, gli utenti le leggono mentre usano le piattaforme per altri scopi.

X è la piattaforma più chiaramente percepita come informativa. Tuttavia, il suo uso limitato ne riduce la centralità nella dieta informativa degli italiani.

YouTube mostra un maggiore equilibrio tra fruizione incidentale e uso intenzionale per ottenere notizie.

L’età incide in modo significativo sulla percezione del valore informativo delle piattaforme: gli under 35 le considerano più spesso strumenti utili per ottenere notizie. Il divario è particolarmente marcato per YouTube, considerata utile dal 65% dei più giovani contro il 40% degli over 35, confermandone il ruolo di spazio rilevante per approfondimenti e spiegazioni video.

Quanto al ruolo informativo del servizio pubblico, prevale un giudizio tiepido.

In Italia la quota di valutazioni positive si ferma al 23%, mentre il 45% non esprime giudizi, né positivo né negativo. Il dato colloca il nostro Paese tra i più critici nel confronto internazionale, con valutazioni negative leggermente superiori a quelle positive.

I giudizi sul ruolo informativo del servizio pubblico variano soprattutto in base all’autocollocazione politica: l’apprezzamento è più basso a sinistra e più alto a destra. I giudizi positivi sono inoltre più diffusi tra chi mostra maggiore interesse per le notizie, raggiungendo il 40% tra gli ‘estremamente interessati’.

Tra chi valuta positivamente il ruolo informativo del servizio pubblico, gli aspetti più riconosciuti sono la capacità di garantire a tutti l’accesso a notizie nazionali e regionali importanti (48%) e quella di fornire notizie affidabili (43%).

Tra chi esprime giudizi negativi, la critica prevalente riguarda la percezione che il servizio pubblico sia influenzato da interessi politici o di altro tipo (72%): una valutazione piuttosto trasversale e nettamente più frequente rispetto ad altre criticità.

https://mastergiornalismotorino.it/wp-content/uploads/2026/06/DIGITAL_NEWS_REPORT_ITALIA_2026.pdf

Giovanni Caprio