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La politica della distrazione di massa
Tutto è cominciato con l’annuncio che ai giochi olimpici invernali il vice-presidente Vance e il segretario di Stato Rubio si sarebbero portati le guardie del corpo dell’Ice. Da quel momento si salvi chi può: il presidente della Lombardia Fontana annuncia che l’Ice in Italia ci sarà, nonostante le polemiche delle opposizioni. Ma lo dice subito dopo la smentita del ministro Piantedosi: «Non risulta il loro impiego». Ecco cosa resta delle Olimpiadi, una scarica di gaffe e luoghi comuni e la solita storia: lavoro per le e i giovani ma basato sullo sfruttamento e mal pagato. Oltre, naturalmente, alle solite colate di cemento che, in queste solenni occasioni, non mancano mai. Il tutto condito con un’enfasi nazional-popolare che poco ha a che fare con lo sport e molto con la distrazione di massa. > Cerchiamo di tirare qualche filo: i lavoratori dei servizi hanno denunciato > turni di dodici ore con temperature fino a meno 15 gradi e senza un > abbigliamento adeguato, la paga 10 euro l’ora, grazie alla gestione della On > Location, l’organizzazione slovena fornitore ufficiale ed esclusivo > dell’hospitality. Perché a loro? La risposta ufficiale è stata perché la > Slovenia è più vicina (!?). Quanto alla cerimonia di apertura, a molti rimarranno nelle orecchie i fischi dei 70mila spettatori e spettatrice alla delegazione israeliana e a Vance, trasmessi in mondovisione ma non alle italiane e agli italiani perché il direttore di Rai Sport ha tentato di silenziarli. Stiamo parlando di Paolo Petrecca, che ha collezionato una quantità inverosimile di sfondoni e, quando alla fine è stato costretto a dimettersi, se n’è uscito con un messianico «uno di voi mi tradirà», paragonabile solo alla castrazione dell’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci apparsa nella sigla Rai dei giochi olimpici. A nulla è valso il suo insuperabile tentativo di recupero patriottico: «se Puccini si fosse chiamato Bianchini avremmo avuto Rossini, Bianchini e Verdi a rappresentare i colori della nostra bandiera». La sua carriera nel mondo dello sport sembra al capolinea. Forse anche quella, di qualità opposta, del giornalista svizzero della Radio televisione svizzera (Rts), Stefan Renna, che ha riportato alcune dichiarazioni del bobbista israeliano Adam Edelman sull’orgoglio di essere «sionista fino al midollo» e di considerare l’intervento militare israeliano «la guerra più giusta della storia». Edelman ha vinto una medaglia d’oro, il giornalista è stato ricoperto di contumelie. La par condicio è salva. Perché queste Olimpiadi invernali saranno ricordate soprattutto per sequele di scivoloni (e non solo sul ghiaccio), di omissioni, di censure? A qualcuno sono venute in mente le Olimpiadi del 1936 volute da Hitler. Peccato che a trionfare fu Jesse Owens, atleta afroamericano vincitore di quattro medaglie d’oro. Novant’anni dopo, la storia si ripete in forma di farsa. Eppure, l’Italia ne è uscita alla grande, in particolare le donne, ma è come se qualche oscuro burattinaio avesse a cuore, più che lo sport, il messaggio nazional-popolare che i giochi dovevano comunicare. > Una cortina (con la c minuscola) fumogena ben orchestrata per distrarre da una > valanga (è il caso di dirlo) di problemi reali. A cominciare dalle catastrofi > ambientali che stanno sgretolando mezza Italia, per arrivare alla fatidica > data del 22 e 23 marzo in cui si compirà il rito solenne del referendum che > dovrebbe definitivamente mettere il silenziatore alla giustizia (e non > chiamiamolo separazione delle carriere, per favore). Uno dei burattinai protagonisti del “fumus” è senza dubbio il “Corriere della Sera”. Il 7 febbraio, giorno di inizio delle Olimpiadi, riserva all’evento le prime nove pagine, mentre la notizia che la Cassazione ha considerato ammissibile il quesito del Comitato per il “No” finisce in decima pagina. Andiamo avanti: due giorni dopo, l’articolo sul referendum è a pagina 12 e il 13 febbraio le prime otto pagine sono per le Olimpiadi e le “Regine azzurre” mentre quel punticino di differenza tra i Sì e i No al referendum dà parecchio fastidio, perciò a pagina 22 c’è un titolone sulle dichiarazioni di Gratteri e il titolo è «Nordio: serve il test psico-attitudinale?». Vale la pena di insistere, così il 14 arriva «Il caso Gratteri che spacca il Csm». Non contento, il Corrierone del 15 febbraio dedica la pagina 10 all’ex-presidente della Corte Costituzionale, Augusto Barbera, che «bacchetta severamente Gratteri per gli indagati che voteranno per il Sì». Per fortuna ci sono le sciatrici alle Olimpiadi che continuano a vincere, così il giornale può cavarsela con una bella apertura sull’«Italia da record», anche se non si lascia sfuggire il ministro Nordio che definisce «paramafioso» il Csm. > E finalmente il referendum merita l’apertura del giornale: «Liti sui fondi al > No». Perfino Mattarella non ne può più e alla fine sbotta. Cosicché al > quotidiano lombardo tocca “abbozzare” ma fino a un certo punto, perciò il 19 > del mese dedica l’apertura alla notizia parlando però di «Scontro sui > giudici». Per fortuna tra la fine delle Olimpiadi e l’inizio del Festival di Sanremo passano solo un paio di giorni. Speriamo che non ci sia l’ennesimo femminicidio per riempire il giornale. Poi tutti a cantare. La copertina è di SHVETS production (Pexels) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La politica della distrazione di massa proviene da DINAMOpress.
February 23, 2026
DINAMOpress
Costruire una campagna di mobilitazione
Terzo corso “COSTRUIRE PARTECIPAZIONE DAL BASSO”   Terza lezione COSTRUIRE UNA CAMPAGNA DI MOBILITAZIONE MARCO BERSANI 17 febbraio 2026 Qui la videoregistrazione della lezione: Documentazione utile “Come costruire una campagna di mobilitazione sociale” [.pdf, 323 KB] Continua a leggere L'articolo Costruire una campagna di mobilitazione proviene da ATTAC Italia.
February 20, 2026
ATTAC Italia
Crollano le vendite dei giornali più indigeribili. Manipolare o insultare non paga
A dicembre, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ads sulla diffusione totale dei giornali nel nostro paese (sia nell’edizione cartacea che in quella digitale), i quotidiani registrano un quadro in prevalenza negativo rispetto a novembre: molte testate arretrano nelle vendite. Tra le perdite più pesanti, si segnalano quelle de la Repubblica, i cui titoli sulla guerra in Ucraina o il Venezuela fanno […] L'articolo Crollano le vendite dei giornali più indigeribili. Manipolare o insultare non paga su Contropiano.
February 15, 2026
Contropiano
Costruire un’organizzazione
Terzo corso “COSTRUIRE PARTECIPAZIONE DAL BASSO”   Seconda lezione COSTRUIRE UN’ORGANIZZAZIONE CARLO TESTINI 10 febbraio 2026 Qui la videoregistrazione della lezione: Documentazione utile Le slide presentate durante l’incontro  sono disponibili qui: 20260210_Testini_Slide_secondo_incontro Continua a leggere L'articolo Costruire un’organizzazione proviene da ATTAC Italia.
February 12, 2026
ATTAC Italia
Pensare contro se stessi – di Tiziana Villani
Pubblichiamo su Effimera l'introduzione tratta dal libro di Tiziana Villani, Territori dell'infanzia. Sovvertire l'immaginario del presente, Ortothes, Napoli 2025 * * * * * In alcune fasi della vita, della storia che si attraversano e dalle quali siamo attraversati, occorre a un certo punto fermarsi e riflettere sui modi e gli strumenti attraverso i [...]
February 12, 2026
Effimera
Il gioco sporco dell’informazione: le equivalenze – di Lea Melandri
Rispondere alla violenza con la violenza ha lo stesso significato, e purtroppo  gli stessi effetti, della massima latina “Si vis pacem, para bellum”. Ed è quello che abbiamo visto accadere dopo la manifestazione che si è tenuta a Torino il 31 gennaio 2026, come protesta per la chiusura del Centro sociale Askatasuna. Se è vero [...]
February 11, 2026
Effimera
Sulla manifestazione per Askatasuna a Torino – di Salvatore Palidda
Manifestazione nazionale delle realtà sociali, a Torino, 31 gennaio 2026. Decine di migliaia di persone (50mila) si radunano in tre concentramenti diversi per convergere verso un unico corteo. A un mese e mezzo dallo sgombero del C.S. Askatasuna, diffusa è la voglia di non rassegnarsi. Verso sera, dopo una lunga manifestazione, in Viale Regina [...]
February 1, 2026
Effimera
“Siamo tutt3 palestines3” | Se ci si stupisce per le azioni dell’ICE non si è compreso il vero significato di Gaza – di Paolo Punx
“Siamo tutt3 palestinesi” è uno slogan che va ben oltre la pur giusta solidarietà ad una popolazione sterminata e decimata da Israele, poiché indica chiaramente quanto ogni limite predatorio sia stato superato. Quando si arriva ad accettare un genocidio come qualcosa di normale, qualunque richiamo a diritti, nazionali ed internazionali ed a convenzioni di [...]
January 29, 2026
Effimera
La povertà non fa notizia
La povertà resta ai margini dell’informazione italiana e quando entra nell’agenda dei media, lo fa spesso in modo episodico, legato a eventi eccezionali o a fatti di cronaca, con una rappresentazione riduttiva e talvolta stereotipata. È quanto emerge dal rapporto “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, promosso da Caritas Italiana e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia. La ricerca nasce dall’esigenza di interrogare il modo in cui la povertà e l’esclusione sociale vengono raccontate nello spazio pubblico e di comprendere quanto e come questi fenomeni incidano sull’immaginario collettivo. L’analisi ha riguardato la copertura della povertà nei telegiornali di prima serata, nei talk show televisivi e nei contenuti social di giornalisti e influencer, nel periodo settembre 2024 – giugno 2025. I dati mostrano una presenza limitata del tema nei notiziari, un ricorso prevalente a cornici emergenziali o politico-economiche, un uso scarso di dati e fonti qualificate e una difficoltà diffusa nel restituire la complessità multidimensionale delle povertà, che non sono solo economiche ma anche relazionali, educative, abitative e culturali. In molti casi, inoltre, la narrazione tende ad associare la povertà a stereotipi e pregiudizi, contribuendo a rafforzare distanza sociale e stigmatizzazione. La povertà è un tema trascurato nei TG: compare in 708 notizie, pari al 2% dei servizi. Si tratta di una presenza episodica, legata soprattutto a eventi eccezionali, a ricorrenze e fatti di cronaca. La Rai ha prodotto oltre metà dei servizi (53,5%), seguita da Mediaset e La7, ma le differenze tra testate sono minime. L’attenzione cresce in quattro momenti: novembre e dicembre 2024 (elezioni USA, G20, legge di bilancio, crisi e iniziative natalizie), aprile 2025 (morte di papa Francesco e lavoro povero) e maggio 2025 (elezione del nuovo papa e dati Eurostat). Nel 73% dei casi la povertà resta un tema accessorio. Tre servizi su quattro si concentrano sulla dimensione materiale (74%). Il 62% delle notizie adotta una prospettiva unidimensionale. La maggior parte tratta la povertà “in generale”, mentre le forme abitativa, lavorativa, relazionale, alimentare ricevono attenzione più limitata. Il focus è soprattutto sulla povertà italiana (47%). Alcuni Paesi molto poveri non ricevono attenzione: Asia (4%), Africa (2%). L’Italia delle periferie e delle zone rurali restano poco rappresentate, con percentuali di copertura rispettivamente del 3% e dello 0,1%. Solo l’8% dei servizi sulla povertà si avvale di dati quantitativi o studi di istituti di ricerca, associazioni e organismi internazionali (tra cui Caritas). Nel 18% dei casi si rileva un’associazione con stereotipi o pregiudizi. Le principali associazioni negative riguardano l’accostamento con illegalità e criminalità (13,6%), con il background migratorio (10,5%), le dipendenze (3,7%) e i disturbi mentali (2,7%). Per quanto riguarda i talk show, in un campione di 78 puntate (pari al 6% del totale) il tema della povertà è stato trattato, anche marginalmente, da ospiti o conduttori. Nella stragrande maggioranza dei casi (94%), i talk show selezionati non hanno affrontato in maniera diretta o esplicita la questione delle povertà. Quando la povertà compare, è centrale nell’83 per cento dei casi. L’attenzione verso la povertà dei dodici influencer più attivi su Facebook è, invece, estremamente bassa: solo lo 0,8% dei quasi 19.000 post pubblicati tra settembre 2024 e giugno 2025 tratta, anche marginalmente, il tema. La presenza è discontinua, con picchi in occasioni legate ad eventi di spettacolo o alla morte di papa Francesco, ricordato per il suo impegno verso i più fragili. Nel 79% dei casi la povertà non è centrale, ma accessoria rispetto ad altri contenuti. “Tutti i generi informativi analizzati, si legge nel report, mostrano attenzione a più forme di povertà, sebbene con intensità diversa. Nei talk show, ad esempio, il dibattito tende a integrare aspetti materiali, relazionali e lavorativi, mentre nei TG la sfera religiosa valorizza solidarietà e beneficenza. Anche sui social, nei picchi di attenzione, emergono contenuti che richiamano valori etici e responsabilità morale. Nei talk show la povertà, quando è trattata, è al centro del dibattito (83% dei casi), nei TG alcuni servizi la pongono al fulcro del racconto, soprattutto in corrispondenza di eventi simbolici o figure autorevoli come Papa Francesco. Nei social, pur essendo rara, la povertà compare in momenti di grande rilevanza mediale, come il Festival di Sanremo e la morte del Papa, favorendo visibilità e consapevolezza. TG e social mostrano un’attenzione significativa alla dimensione solidaristica/caritatevole (TG 47%, social 39%), che contribuisce a restituire storie di vita e esperienze concrete, anche se spesso prive di dati empirici solidi”. “La stampa, la televisione, la radio, il web contribuiscono a formare le coscienze e a promuovere la libertà, perché una società ben informata diventa in grado di partecipare e, dunque, di scegliere, ha sottolineato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. Proprio perché crediamo nel ruolo prezioso dell’informazione, siamo convinti che raccontare la povertà e farlo mantenendo fede alle dimensioni della verità e della giustizia, sia una responsabilità che interpella tutti. Ognuno nel proprio ambito è chiamato a fare la sua parte per far sì che chi vive nel bisogno non resti anche senza voce”. Qui il rapporto Caritas Giovanni Caprio
January 23, 2026
Pressenza
Quando il neoliberismo dà vita al neofascismo
alle origini di una rivoluzione ideologica di Haud Guéguen da Terrestres, 3 Gennaio 2026 Quando il neoliberismo dà vita al neofascismo: alle origini di una rivoluzione ideologica Riguardo al libro di Quinn Slobodian, Hayek’s Bastards. Race, Gold, IQ, and the Capitalism of the Far Right, pubblicato nel 2025 da Zone Books nella collana “Near futures”. da Diario per la Prevenzione
January 22, 2026
La Bottega del Barbieri