Dieci anni di Sos Méditerranée

Progetto Melting Pot Europa - Sunday, June 21, 2026

A Marsiglia c’è un luogo noto: è l’emblematico «muro di Zidane» a picco sul mare, sulla corniche Kennedy. Un muro di 100 metri quadrati, come un enorme foglio bianco, su cui sono disegnati i tratti di una soccorritrice che scruta il mare con il binocolo. Questo gigantesco murale realizzato dall’artista di strada Mahn Kloix nel 2024 ha preso il posto a «Zizou», la leggenda del calcio francese. E’ un omaggio ai soccorritori della Ong SOS Méditerranée nata nel 2016 a Marsiglia, organizzazione marittima e umanitaria attiva sulla rotta migratoria più letale al mondo.

Sono passati dieci anni da allora ed è la giornata mondiale dei rifugiati il venti giugno. SOS Méditerranée ha pensato di onorare questa giornata e la sua permanenza e attività di soccorso nel Central Med in modo un po’ diverso: con una sfilata di barche in mare e  una folla di osservatori a terra. Gli uni connessi agli altri, uniti da un filo potente che è un intreccio di dignità, solidarietà, difesa dei diritti, compreso quello di movimento, negato a troppe persone. Una manifestazione diversa: barche in mare e persone come soccorritrici a terra.

Dal mare si vedeva la pietra chiara della Corniche e una lunga fila di persone affacciate sul bordo. Erano settecento, secondo i dati dell’organizzazione. Molte indossavano giubbotti di salvataggio arancioni e avevano un binocolo con cui scrutare l’orizzonte. Proprio come si guarda una rotta dal ponte di una nave quando si fa soccorso nel Mediterraneo Centrale. Occupavano il muro che scende a strapiombo sull’acqua come una linea continua che segue la costa. Dal mare, sembravano ordinati e schierati, compatti, uniti a formare un corpo solo capace di resistere ad un’onda d’urto, come chi sa portare fuori dall’acqua chi ci sta affogando.

In mare, invece, le barche si sono disposte davanti alla città. Si sono avvicinate, allontanate, hanno incrociato le traiettorie come si fa navigando nelle zone di search and rescue che dividono il Mediterraneo Centrale. Esposti a bordo, i gilet di salvataggio, le bandiere di SOS MED e qualche striscione. Tra questi “Non à l’indifférence, No all’indifferenza“. 

Sos Méditerranée esiste da dieci anni e continua a resistere tra sanzioni, decreti, porti chiusi e destinazioni “sicure” di approdo sempre più lontane dalle zone di search and rescue. Talmente lontane da richiedere lunghe giornate di navigazione che sottraggono al mare e soccorso. Forse tra qualche anno questa organizzazione non esisterà più, perché la politica di esternalizzazione delle frontiere diventerà talmente efficace che le persone non riusciranno nemmeno più a salire su una barca per tentare di attraversare il Mediterraneo. Continueranno ad essere respinte, comprate e vendute e accadrà sempre più lontano dai nostri occhi, come prevede il nuovo Patto su migrazione e asilo, entrato in vigore il 17 giugno 2026: uno strumento che sposta ancora più lontano i confini e con essi la violenza che producono.

A responsabilità, solidarietà e salvataggio invocato da Ong e associazioni di diritto, il Patto risponde con controllo, contenimento ed esternalizzazione. Una stessa frontiera e due visioni opposte: quella di chi scruta e percorre il mare per prestare soccorso e quella decisa dagli Stati membri dell’UE che fa scomparire le persone migranti prima ancora che possano arrivare alle porte dell’Europa.