
Non restiamo a guardare…
Pressenza - Sunday, June 14, 2026Essere bambini a Gaza
Il lavoro minorile a Gaza sta cancellando i sogni dei bambini di ricevere un’istruzione e costruirsi un futuro e soprattutto toglie loro la dimensione del gioco e del divertimento, con effetti psicologici non indifferenti. Il 12 giugno era la “Giornata mondiale contro il lavoro minorile”, istituita dall’Organizzazione internazionale del lavoro nel 2002.
Come in tutte le invasioni straniere e le guerre di genocidio a pagare il prezzo più alto sono i bambini. La stampa palestinese racconta storie che strappano il cuore. Come quella di Malek, 10 anni, che ha trasformato una carrozzella per disabili in un carretto per il trasporto della spesa dal mercato alle tende degli acquirenti. “Sognavo di fare il medico dentista, ma il progetto è stato rinviato a causa di questa maledetta guerra. Guadagno 15 shekel (5 dollari) al giorno, lavorando da mattina a sera, per garantire qualcosa da mangiare alla mamma e ai tre fratellini piccoli”.
Nour (13 anni) sognava di diventare dottoressa, “per curare i malati”. L’aggressione israeliana l’ha costretta invece ad abbandonare gli studi e passare le sue giornate dietro un lenzuolo dove ha esposte le sue mercanzie in un mercatino improvvisato a Deir Balah, dove è stata costretta a sfollare insieme alla sua famiglia. La guerra ha privato lei e tutti gli altri bambini di Gaza del diritto all’istruzione e al gioco, e sono diventati la fascia di popolazione più colpita dalle sue ripercussioni senza precedenti.
La guerra genocidaria israeliana a Gaza ha causato 64.616 orfani e orfane, molti tra di loro di tutt’e due i genitori, addossando su molti di loro la responsabilità di accudire i fratelli e sorelle minori, costretti a diventare adulti prima del tempo.
La storia di Sarah Rajab, una bambina di Gaza e di una famiglia annientata
Israele non colpisce i bambini gazawi come vittime collaterali, ma mira a uccidere il futuro di Gaza, annientando i bambini. Qui vi raccontiamo la storia di Sarah Rajab. Aveva 9 anni quando un missile l’ha presa di mira il 27 maggio, primo giorno della Festa di Eid Al-Adha. Era l’ultima della sua famiglia, cancellata per mano israeliana dal registro anagrafico palestinese.
Genocidio a Gaza
Una fonte dell’ospedale Al-Awda ci ha informato che un palestinese è stato ucciso in un attacco di droni israeliani contro il campo profughi di Al-Bureij, nella Striscia di Gaza centrale. L’ospedale Nasser ha informato in un comunicato che due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un attacco di droni israeliani a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Una persona ferita è giunta all’ospedale Al-Ma’madani dopo che le forze israeliane hanno preso di mira un gruppo di civili nel quartiere di Al-Tuffah, a est di Gaza City.
Veicoli militari israeliani hanno oltrepassato la “linea gialla” presso la rotonda di Bani Suheila, a est di Khan Younis, e hanno sparato contro le persone accampate nelle tende di plastica e listelli di legno.
Secondo le statistiche del ministero della sanità di Gaza il numero delle vittime dell’invasione israeliana, fino a mezzogiorno di ieri 13 giugno, è stato di 2.993 uccisi e 173.230 feriti. A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco.
Pulizia etnica in Cisgiordania
Le aggressioni dei coloni ebrei israeliani contro la popolazione palestinese autoctona sono sempre più feroci e mirano alla deportazione coercitiva.
Un gruppo consistente di loro ha appiccato, ieri, un vasto incendio vicino all’impianto di depurazione delle acque reflue occidentale, a ovest di Deir Sharaf, sulla strada Nablus-Tulkarm. Obiettivo è quello di rendere la vita difficile alla popolazione di due città tra le più abitate in Cisgiordania. Sabato sera, un altro gruppo di coloni ha bruciato terreni e quattro veicoli e danneggiato diverse case nel villaggio di Jit, a est di Qalqilya. Un altro attacco è stato messo in campo ad est di Ramallah. Nella provincia di Betlemme, i coloni hanno rubato i tubi di irrigazione in vaste aree agricole palestinesi.
Sono azioni studiate a tavolino con governo e esercito, perché i soldati hanno sempre accompagnato le orde di coloni per proteggerli in caso di resistenza dei palestinesi con lancio di pietre.
Oltre agli attacchi dei coloni vanno registrate anche le irruzioni dei soldati nelle città e villaggi palestinesi occupati. Nella giornata di ieri, sabato, Wafa ha elencato 29 incursioni militari contro civili disarmati, con distruzioni nelle città e nelle proprietà private, confische di terreni e ordine di demolizione case.
Era il Paese dei cedri
Mentre le trattative in Pakistan tra Washington e Teheran annunciano che l’accordo comprende il ritiro dell’esercito di occupazione israeliano dal Libano, i criminali generali di Tel Aviv dichiarano che è fondamentale per le operazioni in corso la conquista di Nabatyieh. L’esercito libanese ha evacuato le sue posizioni nella cittadina di Kafr Tebnit e si è ritirato da Nabatyieh verso nord.
Le forze della resistenza hanno compiuto in zona 22 operazioni, che hanno costretto gli invasori a retrocedere dai loro piani. La stampa israeliana parla di molte perdite nella battaglia per la conquista di Kafr Tebnit, che si è conclusa con il ritiro dal campo di battaglia.
La vendetta degli occupanti non si è fatta attendere con i bombardamenti intensi contro la popolazione civile su tutti i villaggi della zona limitrofe. In un solo bombardamento ci sono stati 5 civili uccisi e 11 feriti, secondo il ministero della sanità.
Il rapporto del ministero della sanità di Beirut informa che il totale delle vittime dell’aggressione israeliana ha raggiunto 3.756 uccisi e 11.632 feriti.
Guerra in Iran
L’accordo è imminente. Trump dice che avverrà entro la giornata di oggi a Ginevra, ma da Teheran frenano. La mediazione di Islamabad ha escogitato la firma elettronica in una cerimonia digitale e distanza. I 14 punti che ha citato il ministro degli esteri iraniano Araqchi ci sono tutti, ma bisogna guardare i termini usati nel testo da firmare. Il primo risultato sarà la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco dei porti iraniani.
Il presidente Pezeshkian ha dichiarato che il suo paese “ha resistito all’aggressione statunitense-sionista ed ha vinto. Diffenderemo la nostra indipendenza e i nostri diritti”. Canta vittoria anche Trump: “Se non applicano i punti dell’accordo, torneremo a mezzi più efficaci”, ha tuonato per galvanizzare i suoi fans.
Nell’angolo è rimasto il criminale di guerra ricercato, Netanyahu. E nelle diplomazie mediorientali molti temono una sua pazzia, che metta in pericolo tutta la regione. I suoi ministri estremisti rivendicano che Beirut sia bombardata subito, per scompaginare il piano dell’alleato Trump.
Premio ai giornalisti di Gaza
L’Associazione mondiale dei giornali e degli editori di notizie ha annunciato che assegnerà il premio Golden Pen of Freedom 2026 a fotografi e videomaker gazawi che collaboravano con le tre principali agenzie di stampa mondiali.
Questo prestigioso premio internazionale riconosce coloro che hanno documentato le fasi della guerra genocidaria in corso da parte di Israele, rischiando la propria vita per trasmettere la verità al mondo, visto il sistematico divieto imposto dall’occupazione ai giornalisti stranieri.
La cerimonia di premiazione si terrà lunedì prossimo a Marsiglia, a margine del 77° Congresso Mondiale dei Media. I giornalisti palestinesi che rappresenteranno i loro colleghi sul campo sono: i fotografi Mohammed Salem, Fatima Shubeir e Mohammed Al-Baba. Sono stati scelti per ritirare il premio a nome di tutti i loro colleghi di Gaza.
Palestina Anima Mundi
Il 19 giugno, più di cento piazze italiane, in solidarietà con la Palestina e con il diritto del suo popolo alla libertà e indipendenza, si incontreranno in un collegamento online con Francesca Albanese, per la presentazione del suo ultimo libro La luce del risveglio. Una nuova rete sta nascendo, che si batte per una per una pace giusta e per la fine dell’occupazione israeliana. Le associazioni interessate a farne parte possono contattare il comitato organizzatore al seguente indirizzo di posta elettronica: presidiopalestinaca@gmail.com