Tag - gaza e cisgiordania

Cisgiordania, Gaza e Libano: persecuzioni, attacchi e omicidi continuano, incessantemente
Ieri, lunedì 1° giugno 2026, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nell’Università di Al-Quds ad Abu Dis, a sud-est di Gerusalemme occupata, terrorizzando studenti e personale. Diversi veicoli militari sono entrati nel campus universitario, dove soldati pesantemente armati sono scesi, hanno fermato alcuni studenti e condotto interrogatori sul posto prima di ritirarsi. Nel post pubblicato da Palestine International Broadcast nella stessa giornata è riferito: > Le forze di occupazione israeliane hanno assaltato oggi l’istituto educativo > sovrano dell’Università Al-Quds ad Abu Dis. > Hanno interrogato gli studenti nel campus. > Qual era il messaggio? Umiliazione. Intimidazione. Il messaggio è chiaro: > nessuno spazio palestinese, nemmeno un’università, è off limits per chi > occupa. Nei giorni precedenti l’International Middle East Media Center segnalava che recentemente in Cisgiordania dei gruppi di coloni israeliani si accaniscono sui bimbi e ragazzi palestinesi mentre si recano a scuola. Domenica scorsa, la Commissione ministeriale legislativa israeliana ha approvato una bozza di legge relativa alla chiamata alla preghiera (Adhan), presentata dal partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere Ebraico) guidato dal ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir. La bozza di legge stabilisce che non è consentito installare o utilizzare impianti audio in nessuna moschea senza un’apposita autorizzazione, la cui concessione dipenderà dall’intensità del “rumore” e dalla vicinanza della moschea alle zone residenziali. La bozza di legge autorizza inoltre gli agenti di polizia a imporre l’immediata interruzione dell’Adhan e a confiscare gli altoparlanti. In una testimonianza che documenta alcune delle scene più orribili di brutalità sistematica dei tempi moderni, il chirurgo britannico Nick Maynard, professore all’Università di Oxford, ha rivelato dettagli strazianti di ciò a cui ha assistito durante il suo lavoro di volontariato negli ospedali della Striscia di Gaza. In una lunga intervista con il giornalista americano Tucker Carlson (video sotto), Maynard ha parlato di una politica deliberata volta a colpire bambini affamati e personale medico, nel silenzio e nella complicità dei governi e dei media occidentali. Le atrocità non si limitarono all’uccisione di bambini da parte di cecchini israeliani, ma si estesero alla distruzione delle infrastrutture sanitarie attraverso l’eliminazione sistematica del personale medico. Maynard ha rivelato l’esecuzione di un giovane chirurgo plastico e di sua madre, a cui furono legate le mani e sparato alla testa e parla del rapimento di un gran numero di medici e del loro trasferimento nelle prigioni israeliane, dove furono sottoposti alle più efferate forme di tortura. La Protezione Civile nella Striscia di Gaza si è trasformata in un’istituzione morente a causa dei bombardamenti israeliani che la prendono di mira, distruggendo circa il 90% dei suoi veicoli e delle sue attrezzature, in un contesto di forte aumento della domanda di servizi a seguito dell’intensificarsi dei ripetuti e sistematici attacchi israeliani contro i civili e della propagazione degli incendi nei sovraffollati campi per sfollati. Dal cessate il fuoco, gli attacchi israeliani hanno provocato circa un migliaio di uccisi, mentre circa 700.000 sfollati vivono all’interno del governatorato di Khan Yunis e Rafah, trasformando questa stretta area geografica in una delle zone più densamente popolate al mondo in condizioni catastrofiche. Nella mattinata di oggi, 2 giugno, nella Striscia di Gaza centrale un giovane è stato ucciso e un altro ferito quando le forze israeliane hanno preso di mira una bicicletta; un palestinese ucciso e un altro ferito stamattina in un attacco aereo israeliano a Zawaydeh e un bambino palestinese è rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco sparati da un drone israeliano a sud-est del campo profughi di Bureij. Cannoniere navali israeliane hanno sparato diversi colpi al largo di Gaza City, per costringere i pescatori a ritornare indietro. L’esercito israeliano ha inoltre condotto operazioni di demolizione nelle aree nord-orientali di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Le forze di occupazione israeliane hanno incendiato decine di case e proprietà appartenenti a cittadini nelle zone orientali del campo di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Elicotteri Apache hanno lanciato bombe incendiarie, per creare la terra bruciata e costringere la popolazione alla deportazione. Intanto a New York in un dibattito surreale sull’aggressione israeliana contro il Libano il rappresentante francese ha affermato che l’avanzata verso Beirut dell’esercito israeliano è “un errore strategico”. Al centro dell’attenzione vi è sempre Israele e gli interessi dell’occidente capitalistico, non i morti e i diritti delle popolazioni sottoposte ai bombardamenti. Oggi e domani si terranno le trattative tra gli ambasciatori libanese e israeliano a Washington. Una trattativa umiliante per il presidente Aoun e il governo Salam. Trump ha annunciato una nuova falsa tregua e, dopo una telefonata al criminale di guerra ricercato, Netanyahu, ha annunciato che “Israele e Hezbollah hanno raggiunto un accordo per la fine delle ostilità”. Falso. Un accordo che si trova soltanto nella sua testa non nella realtà. Washington e Tel Aviv pretendono la fine delle operazioni di Hezbollah contro gli insediamenti israeliani, in cambio di bloccare l’offensiva contro la capitale Beirut. Nessun cessate il fuoco nel sud e nessun ritiro. Condizioni che certamente il presidente del parlamento libanese Berri, che ha mediato nelle trattative con Hezbollah, aveva respinto. Gli attacchi militari israeliani sono continuati anche stamattina malgrado le farneticazioni del presidente col ciuffo. Caccia israeliani hanno colpito, all’alba, la cittadina di Tabnine. Minacce di deportazione per la popolazione di Sour (Tiro) e Saida (Sidone). ANBAMED
June 2, 2026
Pressenza
A Gaza, in Cisgiordania e in Libano la guerra continua…
Nella notte tra l’11 e il 12 maggio l’esercito israeliano ha distrutto con la dinamite diverse abitazioni, già diroccate, ad est di Gaza città. Bombardamenti all’alba di oggi su Khan Younis e Rafah. Secondo i nostri contatti a Gaza, sono stati uccisi stamattina, in due attacchi diversi, 4 civili tra i quali un bambino di 7 anni. Il rapporto del ministero della sanità informa che ieri sono stati uccisi 3 civili e feriti altri 16, secondo i dati forniti dagli ospedali. Un giovane, Ayman Rafiq Muhammad al-Hashlamoun, di 30 anni, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze di occupazione israeliane in Cisgiordania durante un raid nel campo profughi di Qalandia, a nord di Gerusalemme occupata. Le truppe israeliane hanno fatto irruzione nell’istituto di formazione professionale di fronte al campo, lanciando gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili veri. Questo ha provocato il ferimento di al-Hashlamoun alla testa. I soccorritori palestinesi non sono riusciti a raggiungerlo in tempo e il giovane è stato dichiarato morto. Inoltre la Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che nell’intervento è stata prestata assistenza a un ragazzo di 15 anni ferito da un proiettile di gomma. Poi il corpo del ragazzo ucciso è stato sequestrato dalle truppe israeliane che in seguito, durante il raid al perimetro dell’istituto, hanno sparato proiettili veri contro i giornalisti e compiuto un rastrellamento di diversi giovani all’interno del campo. Nella serata di lunedì 11 maggio inoltre le forze di occupazione israeliane hanno iniziato la demolizione di decine di strutture industriali e commerciali nella zona di Al-Mushtal, ad Al-Eizariya, a sud-est di Gerusalemme occupata. La devastazione riguarda 50 strutture delle quali 20 sono state distrutte e le operazioni di demolizione con i bulldozer proseguono. I proprietari sono stati avvisati soltanto verbalmente. Loro hanno fatto ricorso e l’udienza è stata fissata per metà maggio, ma l’esercito ha anticipato le demolizioni, rendendo vacua la falsa procedura giudiziaria israeliana. Un vero e proprio apartheid giuridico. L’operazione mira a usare i terreni dei palestinesi per il progetto coloniale denominato E1, un mega insediamento ebraico che cancellerà ogni collegamento diretto tra nord e sud della Cisgiordania. Distruggere l’economia palestinese per costringere la popolazione alla deportazione. Dalla mezzanotte dell’11 maggio l’esercito di occupazione israeliano ha effettuato circa 40 raid contro villaggi nel Libano meridionale, in concomitanza con il proseguimento dei bombardamenti di artiglieria e delle operazioni di demolizione e bombardamento di abitazioni nelle città meridionali. Il portavoce militare israeliano ha lanciato ieri minacce alla popolazione di 9 villaggi libanesi di abbandonare le case e allontanarsi di almeno un km. Un’ora dopo è stato scatenato l’inferno. L’esercito israeliano ha preso di mira un salone per le cerimonie. Le squadre della Protezione Civile, accompagnate dall’esercito libanese, sono riuscite a recuperare i corpi dei due uccisi, Rida Ali Jaber e suo figlio Mahdi di 7 anni, caduti per il raid aereo nella città di Kfar Tibnit. Il governo libanese ha annunciato di aver preparato un dossier sui crimini di guerra compiuti da Israele, da presentare al consiglio di sicurezza e alla corte penale internazionale. Entro questa settimana si dovrebbe tenere l’incontro a Washington tra le due delegazioni libanese e israeliana, per il cessate il fuoco. Non è stata ancora fissata la data. Netanyahu ha già informato che le operazioni militari in Libano cesseranno soltanto dopo il disarmo di Hezbollah. Obiettivo che non è stato raggiunto dalle aggressioni israeliane in 40 anni e che Tel Aviv vuole addossare al governo libanese, per innescare una guerra civile libanese. L’empasse israeliana riguarda anche l’alto costo che viene pagato per mantenere le proprie truppe in Libano. La resistenza libanese ha continuato a prendere di mira le truppe degli invasori, con droni e razzi di artiglieria, causando morti e feriti, che l’esercito di Tel Aviv non rende note se non dopo un certo periodo di tempo. UNA GIORNATA ‘SPECIALE’ PER I GIORNALISTI Ieri, 11 maggio, era il 4° anniversario dell’assassinio mirato della giornalista palestinese e cittadina statunitense Shireen Abu Aqileh da parte dell’esercito israeliano. Un assassinio impunito. L’indagine sul suo assassinio langue nei meandri della giustizia USA, sebbene le inchieste giornalistiche abbiano individuato il nome dell’esecutore dell’ordine di assassinio, un cecchino delle truppe scelte, Alon Scagio, che ha sparato con un fucile di precisione con cannocchiali dopo aver individuato la giubba della giornalista con la scritta Press e l’ha colpita al collo. Nello stesso giorno a Bruxelles si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Shireen Abu Aqileh 2026 “Per il coraggio e l’impegno delle giornaliste” promosso dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e l’Unione Internazionale della Stampa Francofona (UPF). Il riconoscimento è stato assegnato a Zareefa Abou Qoura, una giornalista palestinese che ha ampiamente trattato l’impatto della guerra sul popolo palestinese. Ha raccontato la vita quotidiana degli abitanti di Gaza, come gli attacchi ai centri di distribuzione alimentare, e ha svolto inchieste sulle torture inflitte ai medici palestinesi nei centri di detenzione israeliani e sull’uso di cani poliziotto come armi contro i civili. Inoltre, il più alto riconoscimento professionale internazionale per un fotoreporter, il prestigioso Premio Pulitzer per la fotografia di cronaca, è stato conferito al palestinese Saher al-Gharra, collaboratore per il New York Times [autore della fotografia in testa a questo articolo] che ha immortalato i dettagli di due anni di devastante invasione israeliana nella Striscia di Gaza trasformando la sofferenza umana in testimonianze visive che hanno scosso le coscienze del mondo. ANBAMED
May 12, 2026
Pressenza