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La fame le guerre e le elezioni
Il Programma Alimentare Mondiale (PAM), uno dei principali fornitori di aiuti alimentari nella Striscia di Gaza, ha dichiarato di essere costretto a “ridurre significativamente l’assistenza salvavita” nei territori palestinesi a causa di una carenza di fondi *. A seguito di questi tagli, il numero di persone che ricevono aiuti dall’agenzia delle Nazioni Unite diminuirà di circa un terzo, passando da 1,6 milioni a 1,1 milioni. Tra le conseguenze immediate vi è la riduzione del numero di pasti caldi forniti dalle mense comunitarie, da 250.000 a 150.000 al giorno. Fonti degli ospedali di Gaza hanno denunciato che nella giornata di lunedì quattro palestinesi, tra cui due bambini, sono stati uccisi in raid aerei israeliani su Gaza Città e Khan Younis e l’ospedale Al-Shifa ha riferito che una persona è stata uccisa e altre ferite in un attacco di droni israeliani nella zona di Al-Jalaa, a nord di Gaza Città e altre che un palestinese è stato ucciso in un attacco di droni israeliani, che lo avevano preso di mira nel quartiere di Sheikh Radwan, dove Abdullah Al-Zaytawi, un prigioniero rilasciato e deportato a Gaza, è stato ucciso in un raid aereo israeliano. Una persona è stata uccisa in un attacco di droni israeliani nella zona di Qizan Rashwan, a sud di Khan Younis. Nella zona di Al-Sudaniyya, a ovest della costa di Gaza, sono stati segnalati colpi d’arma da fuoco provenienti da cannoniere marine israeliane e una persona è rimasta ferita da colpi d’arma da fuoco israeliani nel campo profughi di Jabalia. Cisgiordania Lunedì scorso sono stati registrati 46 attacchi contro città e villaggi dei nativi. Le incursioni più gravi dei militari sono avvenute a Nablus e Aqaba, a nord di Toubas. A nord di Ramallah i coloni ebrei israeliani hanno rubato i raccolti di olive dai terreni nelle zone agricole orientali vicino alla città di Sinjil e incendiato veicoli e alberi nel villaggio di Turmus Ayya. Le forze dell’esercito di occupazione hanno demolito strutture agricole, sradicato centinaia di alberi da frutto e spianato aree di terreno agricolo con i bulldozer nel villaggio di Shuyukh al-Arroub, a nord di El-Khalil. Inoltre hanno arrestato Musab Rabai e due attivisti stranieri nel villaggio di Tuwana a Masafer Yatta, dopo che un colono e il suo bestiame si erano introdotti illegalmente nella proprietà dell’attivista palestinese. Qusra Sono passati due mesi e 9 giorni dall’inizio dell’assedio, da parte dei coloni e dell’esercito israeliano, che costringe gli 11 componenti di tre famiglie palestinesi di Qusra non uscire da casa, né rientrarvi. L’esercito di occupazione israeliano ha compiuto un’irruzione in un’abitazione a Qusra, a sud di Nablus. La casa è stata occupata dai soldati e trasformata in una base militare. La famiglia palestinese è stata cacciata ed ha passato la notte in una tenda lì vicino. In un altro attacco, a Beita, a sud di Nablus, i coloni hanno fatto irruzione in casa di una famiglia palestinese, hanno interrotto l’erogazione di energia elettrica. Siria Oltre che per la creazione di una base sul “monte degli arabi”, attrezzata per lo spionaggio su vaste aree della Siria meridionale, il governo israeliano sta lavorando per destabilizzare la Siria con l’innesco di una rivolta indipendentista drusa. Alcuni esponenti drusi di Suwayda hanno recentemente annunciato pubblicamente la possibilità di un’imminente operazione per riconquistare gli altri villaggi drusi. Un elicottero israeliano è recentemente atterrato a Suwayda e ha consegnato ingenti quantità di armi e munizioni alle milizie druse affiliate a Tel Aviv, che nel frattempo ha intensificato l’attività di intelligence aerea su Suwayda e aree circostanti è aumentata e i coli degli aerei da ricognizione su Damasco e nel sud della Siria. Tutto ciò fa supporre che un attacco di milizie druse ed esercito israeliano insieme contro le forze di sicurezza siriane potrebbe essere imminente. Yemen Cinquantatré reclute sono state uccise e oltre 200 ferite in un attacco missilistico degli Houthi contro il centro di addestramento della provincia di Shabwa. È il massacro più atroce in questa guerra civile yemenita, che si combatte in tutte le province del paese, ma con particolare accanimento nella regione a sud ovest, che si affaccia sul mar Rosso, per il controllo di Bab el-Mandab, e in cui, con il pretesto di difendere l’integrità e la sicurezza dell’Arabia Saudita, potrebbe intervenire l’Egitto di al-Sisi. I dati sul traffico aereo infatti hanno rivelato la presenza di due aerei da trasporto militare dell’aeronautica egiziana nello spazio aereo saudita. Il ministro degli esteri russo, Lavrov, che nei giorni scorsi era stato a Teheran, lunedì si è incontrato con l’omologo saudita e ha avanzato un piano russo per avvicinare le posizioni di Teheran e Riad ed evitare una guerra tra i due paesi. Iran Lunedì mattina i guardiani della rivoluzione hanno annunciato di aver abbattuto un sofisticato drone statunitense sopra lo stretto di Hormuz. Nel frattempo il capo della Casa Bianca proclamava: “Abbiamo distrutto i radar e i sistemi di difesa aerea iraniani e l’Iran ha perso i suoi leader. Non so con chi negoziare in Iran dopo l’uccisione dei leader di primo e secondo livello e la perdita di metà dei leader di terzo livello. I leader iraniani rimasti hanno chiesto la cessazione degli attacchi e hanno posto come garanzia che non avrebbero subito la stessa sorte dei leader uccisi. Possiamo interrompere le operazioni militari ora, con la garanzia che l’Iran non si doterà di armi nucleari. La guerra finirà molto presto e poi i prezzi del petrolio subiranno il crollo più drastico. I prezzi del petrolio continueranno a scendere a causa dell’eccesso di offerta sui mercati”. E a quanto riferito dalla stampa statunitense, lunedì, cioè il giorno dopo che Trump ha dichiarato il proprio sostegno per lui alle prossime elezioni della Knesset, previste per la prossima settimana, in una base aerea militare israeliana Netanyahu ha incontrato il Segretario alla guerra degli USA, Pete Hegseth. Il delirante discorso di Trump e la visita ‘a sorpresa’ di Hegseth a Netanyahu sono un segnale allarmante: la minacciosa avvisaglia di un devastante attacco missilistico alle basi nucleari iraniane e dell’uso della bomba MOAB, detta ‘la madre di tutte le bombe’. * WPF / World Food Programme – Funding cuts force WFP to drastically reduce lifesaving assistance in Gaza ANBAMED
October 21, 2026
Pressenza
“I palestinesi sono i tuoi occhi” va in scena oggi, in tutto il mondo
LA LETTURA TEATRALE DEI SEI TESTI INEDITI SCRITTI DAGLI AUTORI GAZAWI DELLA COMPAGNIA TEATRALE ITALO-PALESTINESE ANQA, NATA NEL 2023 SU IMPULSO DI PROGETTO REC.PALESTINA, COINVOLGE I GRUPPI DI RECITANTI ESPETTATORI CONTEMPORANEAMENTE IN PALESTINA, A GAZA E IN CISGIORDANIA, IN GIORDANIA, E IN 124 LOCALITÀ ITALIANE. La messa in scena è stata programmata per oggi, 15 ottobre, perché è una ricorrenza emblematica, come spiegano i membri di Anqa nel sito del gruppo teatrale: “Quel giorno del 2023, mentre a Milano sarebbero dovute iniziare le prove di una tournée italiana che non ebbe mai luogo, arrivò la notizia della morte di Abraham Saidam, un giovane interprete ucciso dai bombardamenti israeliani. Per onorarne la memoria e trasformare il dolore in resistenza culturale, il 15 ottobre 2026 andrà in scena I palestinesi sono i tuoi occhi, una lettura teatrale diffusa che coinvolgerà simultaneamente teatri, associazioni, librerie e scuole in Italia, Europa, Giordania e Gaza. Un coro di voci per rompere il silenzio e abbattere le barriere dell’indifferenza”.   Durante la mattinata il global reading è stato proposto in alcune scuole e nel tardo pomeriggio e nella serata va in scena in tanti luoghi. Dal Piemonte al Friuli – Venezia Giulia, dalla Valle d’Aosta alla Calabria, in Sardegna e Sicilia… in ogni regione italiana viene rappresentato da attori palestinesi e italiani in molti teatri e centri sociali, in tante biblioteche e sale convegni, inoltre in alcune piazze, come a Brescia durante lo svolgimento del Presidio Permanente per la Palestina, e persino nelle carceri, come alla Casa di Reclusione Milano-Bollate. Inoltre, nell’arco della stessa giornata, va in scena in numerose altre sedi in Europa, Africa, Asia, Americhe e Oceania: Argentina, Belgio, Canada, Cile, Cipro, Colombia, Corea del Sud, Germania, Grecia, Indonesia, Irlanda, Irlanda del Nord, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Pakistan, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Sudafrica, Svezia, Svizzera e Turchia. L’elenco delle sedi con indicazione degli orari degli spettacoli è pubblicato sul sito di Anqa: https://www.anqa.group/it/venues   Maddalena Brunasti
October 15, 2026
Pressenza
Civili uccisi nella Striscia di Gaza e aggrediti e arrestati in Cisgiordania
La Striscia di Gaza, dove oggi è stato ucciso un bimbo di 4 anni e ieri sono state stati uccise 5 persone, è stata dichiarata inabitabile. In Cisgiordania sono stati fermati alcuni attivisti di associazioni internazionali che documentavano le aggressioni dei civili palestinesi. Stamattina il piccolo Ossama Ahmed Abed è stato colpito da un cecchino israeliano a Zawaydeh, nel centro della Striscia di Gaza e due palestinesi sono stati feriti dalle pallottole sparate dai soldati israeliani di stanza nel quartiere Amal di Khan Younis. Ieri in diversi attacchi dell’esercito israeliano sono stati uccisi 5 palestinesi e feriti altri 18. Nella serata di lunedì 12 ottobre le forze armate israeliane hanno aperto il fuoco a est di Deir al-Balah, l’artiglieria ha bombardato l’area vicino a via al-Shaymaa, a nord di Beit Lahia e un bambino è stato ferito dal fuoco israeliano nella zona di al-Maslakh, a sud di Khan Younis. Mentre l’esercito israeliano demoliva edifici residenziali a est del campo profughi di Jabalia, un funzionario dell’UNRWA ha dichiarato: “Gaza sta diventando inabitabile“. Il direttore del Dipartimento Sanità dell’United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNWRA), Akihiro Seita, ha avvertito che le condizioni di vita a Gaza sono collassate e che la Striscia sta diventando inabitabile a causa delle estese operazioni militari israeliane: “La guerra iniziata nell’ottobre 2013 ha causato la morte di oltre 74.000 persone, mentre la ricostruzione procede a rilento a causa dei continui attacchi e del fatto che ampie aree rimangono occupate anche dopo l’accordo. Secondo le stime, l’esercito israeliano controlla circa il 70% del territorio di Gaza. Questo ha costretto quasi due milioni di persone a vivere nel restante 30% della Striscia, la maggior parte in tende. Gaza soffre anche di una cronica carenza di forniture mediche a causa delle restrizioni al loro ingresso, con un continuo deterioramento delle condizioni sanitarie e la diffusione di malattie della pelle e altre malattie infettive”. Contemporaneamente in Cisgiordania le truppe dell’esercito di occupazione hanno invaso la città di El-Bira, devastando le infrastrutture urbane e terrorizzando la popolazione. Altri centri attaccati sono stati Toubas, Tulkarem e diversi villaggi della cintura di Ramallah. A Qusra, dove sono passati due mesi e 4 giorni dall’inizio dell’assedio da parte dei coloni e dell’esercito israeliano, tre famiglie palestinesi, 11 persone, non possono né uscire da casa, né rientrarvi. Niente scuola e niente lavoro. E c’è un altro caso di una famiglia nativa assediata da coloni e soldati: a Masafer Yatta da 8 giorni i coloni israeliani impongono un rigido assedio a 7 palestinesi, tra cui 4 bambini, membri della famiglia di Youssef Shanaran. Il padre è riuscito a lasciare la casa scortato dai soldati, per acquistare viveri, ma non riesce a tornarvi. La procedura di collegamento tra l’amministrazione comunale locale e l’esercito si è inceppata. I militari non autorizzano il ritorno di Youssef Shanaran alla sua casa vicino alla moglie e 4 figli minori. Intanto proseguono senza freni gli attacchi dei coloni contro i contadini palestinesi nella stagione del raccolto delle olive. Ieri sono state registrate 37 aggressioni. Anche i soldati fanno la loro parte: 200 ulivi sono stati sradicati dai bulldozer militari dell’esercito nel villaggio Laban Sharqyia, vicino a Nablus. L’operazione è avvenuta prima che i contadini nativi potessero raccogliere i frutti del lavoro di un anno. Tre attivisti internazionalisti sono stati arrestati dall’esercito israeliano con l’accusa di aver fotografato i soldati mentre stavano attaccando i contadini palestinesi che tentavano di difendersi dai coloni aggressori. Un’attivista – secondo il comunicato dell’esercito – è di nazionalità francese. Non sono state fornite le nazionalità degli altri due attivisti volontari che sostengono i contadini palestinesi nella loro resistenza non violenta contro gli attacchi di coloni e esercito. Israele non vuole testimoni ai suoi crimini contro i civili palestinesi. ANBAMED
October 13, 2026
Pressenza
Mentre tutto il mondo vede ‘Naza’ e ‘The Bibi files’, a Gaza, in Cisgiordania e… in EAU e Irlanda
Stamattina, martedì, nella Striscia di Gaza centrale le forze di occupazione israeliane hanno ucciso il giovane Ahmed Abu Mour. Il ragazzo è stato colpito a Deir al-Balah, mentre si trovava in una strada, via Salah al-Din. Un altro palestinese oggi è stato ucciso e altri sono rimasti feriti dopo che aerei da guerra israeliani hanno colpito un condominio nel quartiere di al-Nasr, a ovest di Gaza City. E ieri un palestinese è rimasto ucciso e diversi altri sono stati feriti in un bombardamento israeliano che ha colpito il tetto di un’abitazione che ospita sfollati in un quartiere nella parte settentrionale della città. Durante la giornata di ieri, gli ospedali della Striscia di Gaza hanno accolto 4 corpi di persone uccise e 19 feriti mentre l’ospedale Kamal Adwan, nel nord della Striscia, veniva evacuato, una precauzione che si è resa necessaria a causa dell’avanzamento dei carri armati israeliani e degli spari indirizzati verso la struttura sanitaria. E oggi, mostrando le immagini satellitari effettuale lunedì 28 scorso e riportando la notizia diramata da Anadolu, il MEMO / Middle East Monitor riferisce che l’ufficio stampa del governo palestinese ha dichiarato che, commettendo 5˙147 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza in vigore dal 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso 1˙421 palestinesi. Inoltre, che le autorità palestinesi hanno avvertito “Le condizioni umanitarie e di soccorso nella Striscia di Gaza sono diventate pericolose e catastrofiche, esponendo centinaia di migliaia di palestinesi sfollati a conseguenze mortali” e, respingendo le affermazioni israeliane secondo cui a Gaza sarebbero stati consentiti ingenti rifornimenti, informato che: “Israele ha permesso l’ingresso nell’enclave solo al 35% del numero concordato di camion che trasportavano aiuti umanitari, soccorsi e materiali per la ricostruzione. Solo 72.826 dei 210.600 camion per aiuti umanitari, soccorsi e materiali per la ricostruzione che avrebbero dovuto entrare in base all’accordo. Solo 13.785 persone sono riuscite a lasciare o entrare nell’enclave, su un totale previsto di 35.000, il che rappresenta un tasso di conformità non superiore al 39%” – Gaza authorities report over 5,100 Israeli ceasefire violations, warn of ‘imminent catastrophe’ as winter approaches INTANTO IN CISGIORDANIA… A Gerusalemme, con il pretesto di celebrare la Festa ebraica dei Tabernacoli, che è iniziata il 26 settembre e si concluderà il 2 ottobre, quasi 2 mila coloni israeliani guidati dai ministri Ben Gvir e Katz hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa, mentre ai fedeli musulmani veniva vietato l’ingresso nei luoghi di culto islamici. Lo stesso scenario si è ripetuto nella moschea Ibrahimia di El-Khalil. Dopo un mese e 21 giorni dall’inizio dell’assedio delle tre famiglie palestinesi di Qusra, nel cuore della notte i coloni israeliani hanno iniziato a lanciare pietre contro le finestre delle case e sparato proiettili in aria mentre, con un megafono, minacciavano i nativi di deportazione: “Andatevene e salvate la pelle! Non c’è posto per voi in questa nostra terra”. Un giovane è stato colpito da pallottole sparate dai militari israeliani nel campo profughi di Qabatia e i coloni hanno dato alle fiamme due case a Jaloud, a sud di Nablus. Inoltre i coloni hanno incendiato i raccolti nelle zone rurali di Salfit e, dopo averle attaccate mentre erano impegnate nella raccolta delle olive, hanno derubato numerose famiglie palestinesi di tutto il raccolto mentre, per impedire ai contadini di inseguire i ladri e tentare di recuperare la refurtiva, i soldati hanno protetto gli aggressori e lanciato lacrimogeni contro gli agricoltori. LA VISITA LAMPO DI NETANYAHU NEGLI EMIRATI ARABI Bibi non si fida più di nessuno… e per coprirsi il fianco dallo scandalo della mancata allerta dei servizi e dell’esercito prima del 7 ottobre 2023 domenica ha compiuto un viaggio ‘improvvisato’ ad Abu Dhabi. In previsione delle elezioni, è andato ad incontrare Mohammed bin Zayed Al Nahyan per elemosinare una dichiarazione che smentisca la telefonata tra i due prima del 7 ottobre. Ha bisogno di sostenere le sue quotazioni nei sondaggi, che al momento lo danno per perdente. L’agenzia di stampa ufficiale degli Emirati Arabi Uniti ha riferito che domenica scorsa il presidente ha ricevuto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il quotidiano israeliano Haaretz ha riportato che, durante questa visita negli Emirati Arabi Uniti, i due si sarebbero incontrati all’aeroporto e intrattenuti per circa un’ora, in cui Netanyahu avrebbe chiesto a Mohammed bin Zayed di smentire la notizia divulgata da Haaretz secondo cui prima del 7 ottobre 2023 il presidente emiratino lo avrebbe avvertito – in una telefonata di 45 minuti – di un imminente attacco di Hamas. L’articolo inoltre riferisce che Netanyahu avrebbe chiesto a Mohammed bin Zayed di negare qualsiasi dettaglio riguardante il periodo precedente all’attacco del 7 ottobre che potesse metterlo in imbarazzo e gli avrebbe richiesto supporto morale. Le notizie relative agli avvertimenti dati a Netanyahu prima degli eventi del 7 ottobre 2023 riguardano anche quello del capo del servizio di sicurezza egiziano, Kamel, che alla fine di settembre 2023 a Tel Aviv aveva parlato con uomini dell’ufficio di Netanyahu, che però decise di non trasmettere l’informazione ricevuta ai vertici delle forze di sicurezza. LA PARTITA DI CALCIO IRLANDA-ISRAELE La decisione di disputare la sfida sportiva a Debrecen è arrivata dopo una lunga discussione interna alla squadra irlandese, che alla vigilia dell’incontro ha votato nello spogliatoio. Il portiere irlandese Gavin Bazunu, rimasto fermo sulle sue posizioni, si è rifiutato di giocare a questa e alla prossima partita contro la nazionale israeliana. Alla partita di Nations League, finita nella sconfitta, 3 a zero, per la nazione ospitante, tutti i calciatori irlandesi hanno deciso di ‘scendere in campo’ accompagnando la scelta con una serie di gesti simbolici che esprimevano la loro protesta contro quanto sta avvenendo a Gaza. In segno di lutto per le vittime hanno giocato indossando la fascia nera al braccio. Durante il canto dell’inno israeliano hanno tenuto il capo chino. Prima del fischio d’inizio non ci sono state strette di mano e i due capitani non si sono salutati e scambiati i rispettivi gagliardetti. ANBAMED
September 29, 2026
Pressenza
La vita quotidiana a Gaza, prima… e dopo
All’incontro in svolgimento sabato prossimo, 26 settembre, a Trieste saranno in esposizione le fotografie di Mohammed Lulu, attualmente a Gaza. L’iniziativa è organizzato dall’Associazione culturale Tina Modotti e la sezione triestina di Assopace Palestina. Vi parteciperanno alcuni medici recentemente stati a Gaza e giovani palestinesi che frequentano gli atenei italiani, * Maram Othman, dottoranda presso l’Università di Trieste; * Ameer Alzerei e Amjad Sulaiman, studenti di Gaza presso l’Università di Trieste; * Kholoud Jarada, studentessa di Gaza presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli; * Sarah Lulu, studentessa di Gaza presso il Collegio del Mondo Unito. Interverranno: * Roberta Altin, docente di antropologia culturale presso l’Università di Trieste; * Patrizia Benvenuti, ex-funzionaria UNICEF rientrata da Gaza da qualche mese; * Raffaele Oriani, giornalista e scrittore; e, in collegamento online, Gianna Urizio, giornalista e attivista di Gazzella odv e una cooperante esperta di economia dello sviluppo che lavora a Gaza e in Cisgiordania. GAZA PRIMA E DOPO TESTIMONIANZE SU ISTRUZIONE, SANITÀ, ECONOMIA E VITA QUOTIDIANA sabato 26 settembre, a Trieste h 18:15 – Casa del popolo “Antonio Gramsci” (via Ponziana 14 / 1° piano) Redazione Friuli Venezia Giulia
September 22, 2026
Pressenza
Usa e Israele: accordi per un genocidio
Ancora bombe. Ancora morti. Tutto deciso a tavolino. Miliardi di dollari in ordigni devastanti per migliaia e migliaia di corpi evaporati, persi sotto le macerie, smembrati, irriconoscibili. Corpi che diventano pasto per cani e gatti randagi. E bambini e bambine. A migliaia. Orfani, mutilati, traumatizzati a vita. E medici, infermieri, personale delle ambulanze che diventano obiettivi strategici perché per Israele una sanità palestinese al collasso diventa essa stessa un’arma di distruzione di massa. E ancora scuole rase al suolo, docenti, studentesse e studenti assassinati perché tutta la ricchezza culturale e il futuro del popolo palestinese vengano cancellati una volta per tutte. L’amministrazione Trump, con la complicità codarda di tutte le “potenze” del vecchio continente, consegna all’entità sionista genocida l’ennesima proroga della licenza di sterminare la gente di Palestina. E tutto questo succede nel silenzio colpevole della stampa mentre tre anni di tempo sembrano aver normalizzato un genocidio che vediamo in diretta praticamente ogni giorno. È arrivato il momento di riempire nuovamente le piazze, di parlare di Palestina nelle scuole e in ogni luogo di socialità. Dobbiamo riprendere il lavoro da dove lo avevamo lasciato per spezzare le catene di questo eterno presente apparentemente immutabile. Come Osservatorio abbiamo lanciato la campagna per le attività da portare in classe a partire dal primo giorno di scuola (clicca qui). Ovviamente questo non basta. È necessario ripopolare lo spazio del dissenso coi nostri corpi. Da subito. Per non dimenticare Gaza. Mai. Fonte:https://it.euronews.com/2026/09/16/stati-uniti-pronti-a-inviare-bombe-a-israele-con-accordo-per-gli-armamenti-da-28-miliardi- Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
September 20, 2026
Pressenza
La strategia militare-elettorale di Netanyahu e il ‘progetto’ coloniale
IL BILANCIO DELLE VITTIME NELLA STRISCIA DI GAZA È SALITO A 73˙786 PALESTINESI UCCISI E 174˙771 FERITI. UN’INCHIESTA DI B’TSELEM DIMOSTRA CHE ISRAELE STA ATTUANDO UN “PIANO DI ELIMINAZIONE” DEI PALESTINESI IN CISGIORDANIA. I dati divulgati oggi da fonti mediche riferiscono che le vittime dell’assedio cominciato il 7 ottobre 2023 sono stimate a 73˙786 morti e 174˙771 feriti e dall’entrata in vigore del falso cessate il fuoco (11 ottobre 2025), sono stati uccisi 1˙372 e feriti 4˙659 palestinesi. Ieri sera, lunedì, un palestinese è stato ucciso e altri sono stati feriti in un raid aereo israeliano nella zona di al-Safatawi, a nord di Gaza City. Un veicolo in movimento è stato preso di mira nei pressi di un supermercato. Nella Striscia di Gaza il primo ministro israeliano (ricercato a livello internazionale per crimini di guerra) sta attuando una “strategia fuori controllo”, continuando a bombardare e distruggere interi quartieri, al fine di presentare all’opinione pubblica israeliana un’immagine di “determinazione e vittoria schiacciante”. Questa escalation è uno strumento chiave nella propaganda elettorale: una tattica di pressione per placare i suoi sostenitori di estrema destra e garantire la coesione della coalizione al governo. E ieri, in coincidenza con le festività ebraiche, in Cisgiordania le aggressioni dei coloni hanno avuto un’impennata: oltre 54 attacchi alle proprietà palestinesi, con lancio di pietre contro le case di notte, incendio di raccolti, sradicamento di ulivi e alberi da frutta, occupazione di terre e insediamento di nuovi avamposti coloniali. Inoltre nella giornata di ieri sono state svolte 33 operazioni di invasione di città e villaggi palestinesi da parte dell’esercito, con rastrellamenti che hanno portato dietro le sbarre oltre 60 palestinesi. Il Ministero della Salute palestinese ha annunciato stamattina, martedì 15 settembre, l’uccisione di Ziad Muhammad Jaber (54 anni), colpito con colpi d’arma da fuoco dalle forze di occupazione israeliane nella zona di Umm al-Sharayet, nella città di Al-Bireh, e a un mese e 7 giorni dall’inizio dell’assedio, il sindaco di Qusra, Abdul-Azim Wadi, ha dichiarato che l’isolamento imposto alle 3 famiglie palestinesi e agli abitanti della zona rimane in vigore, sottolineando che le forze di occupazione impediscono anche il completamento della costruzione di 18 case attualmente in fase di realizzazione. Wadi ha spiegato che l’arrivo di cibo e beni di prima necessità alle famiglie è intermittente e richiede un preventivo coordinamento con le autorità di occupazione. Ottenere le autorizzazioni può richiedere fino a tre giorni, rendendo difficile garantire il sostentamento quotidiano dei residenti. Ha aggiunto che le misure di assedio hanno avuto un impatto negativo sulla vita dei membri delle famiglie, ostacolando il loro accesso a scuole e luoghi di lavoro, nonché impedendo loro di muoversi liberamente, di far visita ai parenti e di partecipare a eventi sociali. L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha presentato il rapporto The Elimination Project in cui dimostra che Israele mira a consolidare la propria presenza e sovranità in Cisgiordania attraverso una serie di politiche e misure che minano la capacità dei palestinesi di mantenere la propria “esistenza come comunità nella loro patria”. L’inchiesta dimostra che questo piano coloniale viene attuato in Cisgiordania attraverso 5 meccanismi principali: “violenza e diffusione del terrore, imposizione di restrizioni alla libertà di movimento, impatto sui mezzi di sussistenza e sull’economia, indebolimento della vita sociale e politica e appropriazione indebita di terre”. L’organizzazione ha spiegato che “la cancellazione non si limita all’uccisione o allo sfollamento, ma include anche lo smantellamento delle condizioni che consentono ai palestinesi di vivere sulla propria terra, impedendo loro l’accesso alla terra e ai mezzi di sussistenza, limitando la loro libertà di movimento, indebolendo le loro istituzioni sociali e politiche e riducendo la loro capacità di pianificare il futuro”. Osservando che “dalla fine del 2022 è iniziata una nuova fase nella politica israeliana in Cisgiordania, una politica basata sul controllo, la violenza e l’espropriazione, che viene attuata apertamente, chiaramente e a un ritmo sempre più violento e accelerato”, rileva che “Le comunità palestinesi vengono sfollate, l’economia è sull’orlo del collasso e milioni di persone vivono nel costante timore della violenza dell’esercito israeliano o dei coloni”. ANBAMED
September 15, 2026
Pressenza
Guerra incessante a Gaza e in Cisgiordania ed escalation in Libano, Yemen e Iran
Bombardamenti, raid, attacchi con droni e sparatorie dell’IDF in numerose località nella Striscia di Gaza. Incendi devastanti appiccati in Cisgiordania dai coloni israeliani. In Libano continuano l’offensiva militare e le distruzioni dell’esercito israeliano. Nel Mar Rosso settentrionale una petroliera saudita colpita da un missile lanciato dal gruppo Houthi Ansaru Allah. Gli USA hanno annunciato di colpire l’Iran con l’operazione Economic Outcast e attacchi aerei allo Stretto di Hormuz e nelle aree confinanti. STRISCIA DI GAZA Otto palestinesi, tra cui due bambini, sono stati assassinati e altri sono rimasti feriti, ieri lunedì 24 agosto, a seguito di diversi attacchi israeliani alla luce delle continue violazioni israeliane della falsa tregua. I raid israeliani hanno distrutto la moschea di Abu Salim nella città di Deir al-Balah. Le forze di occupazione hanno lanciato bombardamenti di artiglieria vicino alle aree sotto la loro occupazione ad est del campo di Maghazi. La protezione civile ha annunciato che un bambino è stato ucciso e sua madre e sua sorella sono rimaste ferite in seguito ad un attacco aereo israeliano che ha preso di mira una casa vicina alla loro nel campo profughi di Bureij. Da parte sua, una fonte dell’ospedale Nasser ha affermato che un raid lanciato dall’occupazione israeliana a ovest della città di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, ha provocato la morte di un palestinese e il ferimento di altre persone. Una fonte medica dell’ospedale Nasser ha riferito all’agenzia Anadolu che il corpo della bambina Amal Nashaat Abu Khater (10 anni) era arrivato, insieme a due feriti, a seguito degli spari israeliani che avevano preso di mira le case e le tende degli sfollati. Testimoni oculari hanno affermato che i veicoli dell’esercito israeliano hanno aperto pesantemente il fuoco verso l’area di Al-Satar Al-Gharbi nel centro della città, ferendo 3 palestinesi con ferite diverse. Nella Striscia di Gaza centrale, i fratelli palestinesi Mohammed Abdel Nasser Abu Asad (27 anni) e Ibrahim Abdel Nasser Abu Asad (24 anni) sono stati uccisi e altri feriti in un attacco di droni israeliani contro una tenda adibita a rifugio per sfollati vicino all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah. Una fonte medica dell’ospedale Nasser di Khan Younis ha riferito che due palestinesi sono morti oggi a causa delle ferite riportate in due distinti attacchi israeliani sulla città, avvenuti domenica e mercoledì scorsi. Inoltre, il palestinese Mahmoud Hosni Abu Shar è morto per le ferite riportate in un raid aereo israeliano che ha colpito un caffè all’interno del porto di Gaza City mercoledì, uccidendo otto palestinesi e ferendone altri 14, secondo una fonte medica dell’ospedale Al-Shifa. CISGIORDANIA Le squadre della Protezione Civile palestinese e i mezzi dei vigili del fuoco hanno lavorato instancabilmente, nel villaggio di Ain Sina (vicino Ramallah), per spegnere i vasti incendi appiccati dai coloni presso la fabbrica di alluminio e nei terreni circostanti, provocando un disastro industriale e ambientale nella zona. Nostri contatti in loco hanno confermato che l’attacco ha rappresentato una pericolosa e senza precedenti escalation, con i coloni che hanno utilizzato attrezzature sofisticate per garantire la massima distruzione. Secondo testimoni oculari e il capo del consiglio del villaggio, l’incendio è iniziato con un singolo colono che si aggirava nella zona fingendo di pascolare le pecore fin dal mattino. Una volta che le fiamme hanno raggiunto le vicinanze dell’ingresso principale della fabbrica, dove sono immagazzinati materiali altamente infiammabili, circa altri 20 coloni si sono uniti a lui, scortati dai soldati. Gli aggressori hanno portato con sé delle pompe ad aria compressa, che hanno deliberatamente utilizzato per intensificare l’incendio e dirigere le fiamme verso l’impianto industriale, in un chiaro tentativo di paralizzare le restanti infrastrutture economiche della zona. Nonostante i tentativi dell’esercito di occupazione israeliano di ostacolare l’arrivo delle squadre di protezione civile palestinesi, i vigili del fuoco sono riusciti infine a domare l’incendio e a impedirgli di raggiungere il cuore del centro economico che dà lavoro più di 60 famiglie. LIBANO Le autorità libanesi hanno annunciato l’uccisione di due giovani in un raid aereo israeliano, in concomitanza con gli attacchi israeliani che hanno colpito diverse città nel Libano meridionale. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale libanese, i due giovani sono stati uccisi quando la loro motocicletta è stata colpita da un drone israeliano nella zona di Doha Kfar Rumman. L’agenzia ha anche riferito che le squadre di soccorso hanno recuperato ieri – lunedì 24 agosto – i corpi di Hussein Shukrun e Ahmed Roumani, entrambi diciassettenni, precisando che i due erano originari della città di Deir Zahrani e risultavano dispersi dall’attacco di domenica 23 agosto. Le forze di occupazione israeliane continuano le loro operazioni militari in diverse zone del Libano meridionale. I loro attacchi hanno incluso la distruzione di proprietà e infrastrutture urbane. Le forze israeliane di stanza nella città di Khiam hanno condotto estese operazioni di demolizione di case, compresa una scuola. Inoltre, hanno appiccato il fuoco a campi agricoli e proprietà, provocando la propagazione degli incendi in diverse aree della città. Dalla zona si levava del denso fumo e si sono udite diverse esplosioni. YEMEN / ARABIA SAUDITA Il gruppo Houthi Ansaru Allah ha annunciato di aver preso di mira una petroliera saudita al largo della costa di Yanbu, nel Mar Rosso settentrionale. Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha dichiarato che la nave “Amzan” è stata colpita da un missile balistico, indicando che l’operazione rientra nel quadro del rafforzamento del blocco marittimo contro l’Arabia Saudita. Da parte sua, la Saudi National Shipping Company ha dichiarato che la petroliera “Amzan” è stata coinvolta oggi in un incidente di sicurezza nel Mar Rosso, senza che si siano registrati feriti. La compagnia ha confermato di mantenere un contatto costante con la nave e di coordinarsi strettamente con le autorità competenti e le parti interessate del settore marittimo, monitorando attentamente gli sviluppi. Il porto di Yanbu è il principale porto petrolifero dell’Arabia Saudita sul Mar Rosso, dove ogni giorno vengono caricati milioni di barili, ed è diventato la principale via di esportazione del petrolio dal regno, evitando lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale l’Iran impone restrizioni di transito. IRAN / USA Il Segretario del Tesoro statunitense, Scott Bisnett, ha annunciato che Washington ha lanciato l’operazione “Economic Outcast”, mirata contro l’Iran e i suoi sostenitori. Il Segretario alla guerra statunitense, Pete Higgseth, ha affermato di non escludere nuovi attacchi aerei contro l’Iran “ovunque, sia nello Stretto di Hormuz che nelle vicinanze dell’Iran”. Media Usa hanno citato esponenti della Casa Bianca, secondo i quali le sanzioni potrebbero spianare la strada a un’azione militare contro l’Iran dopo le elezioni del Congresso, quando un ritorno alla guerra potrebbe essere possibile. Il ministro dell’Economia iraniano ha dichiarato che Teheran ha programmi per contrastare le sanzioni, sottolineando che Washington non può raggiungere i suoi obiettivi paralizzando l’economia del paese. Il presidente iraniano ha ribadito al capo dell’esercito pakistano la disponibilità di Teheran a qualsiasi cooperazione economica, politica e di sicurezza con i paesi islamici e gli stati confinanti.   ANBAMED
August 25, 2026
Pressenza
Le notizie del giorno da Iran, Yemen, Siria, Gaza e Cisgiordania: un ‘bollettino di guerra’
Ieri, lunedì 17 agosto, è scaduto il termine di 60 giorni dalla firma del Memorandum d’Intesa tra Teheran e Washington, ma non c’è nessuna tregua, anzi… Intanto si è inasprito il conflitto armato in Yemen e Israele ha bombardato la Siria e lanciato un attacco nella zona della linea gialla a nord della Striscia di Gaza, mentre in Cisgiordania oggi per il decimo giorno consecutivo la città di Qusra è assediata dai coloni sionisti fiancheggiati dall’esercito di occupazione israeliano. GAZA – Dopo l’attacco compiuto dell’IDF nella serata di ieri, il Ministero della Salute palestinese ha riferito che negli ospedali della Striscia sono stati soccorsi 18 feriti e sono stati portati cinque corpi: due di palestinesi deceduti di recente e tre recuperati da sotto le macerie. L’offensiva è stata effettuata mentre l’inviato speciale della Casa Bianca, Koshner, si stava incontrando con il criminale di guerra ricercato dalla Corte penale Internazionale, Netanyahu, per discutere dell’applicazione della seconda fase dell’accordo di Sharm Sheikh, del 10 ottobre 2025, noto ipocritamente come il piano di pace di Trump. Da quella data sono stati uccisi dall’esercito israeliano di occupazione 1˙266 palestinesi e feriti altri 4˙198. Il giorno prima dell’attacco e dell’incontro con il premier israeliano, Koshner si era incontrato al Cairo con il nuovo dirigente di Hamas, Al-Hayya, che ha espresso la disponibilità del movimento palestinese a consegnare le armi, ma ha chiesto alla Casa Bianca maggiori pressioni all’alleato Israele per il ritiro delle sue truppe, come previsto dall’accordo. Netanyahu ha dichiarato che non ci sarà nessun ritiro israeliano fino al disarmo totale di Hamas. CISGIORDANIA – Oggi, martedì 18 agosto, per il decimo giorno consecutivo, i coloni ebrei israeliani hanno continuato l’assedio di diverse abitazioni nella città di Qusra, a sud di Nablus, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano, nel tentativo di impadronirsene e imporre un fatto compiuto nella zona. Nostri contatti a Qusra hanno riferito che i coloni sono dislocati in tutta la zona e si muovono liberamente, l’area è stata dichiarata ‘zona militare chiusa’ e che le forze di occupazione e alcuni coloni continuano ad assediare tre case nella zona di Ras al-Ain, impedendo alle famiglie di entrare o uscire dalle proprie abitazioni. La violenza perpetrata dai coloni ebrei nella Cisgiordania occupata è in aumento. Gli aggressori si sentono incoraggiati dalle politiche del governo del primo ministro di destra Benjamin Netanyahu, il quale ha promosso una massiccia campagna di espansione degli insediamenti nel territorio. Le Nazioni Unite, che ai sensi del diritto internazionale considerano tali insediamenti illegali, hanno riferito che i coloni hanno intrappolato circa 15 palestinesi, tra cui due bambini all’interno delle loro abitazioni a Qusra, senza acqua corrente né elettricità. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver schierato forze nella zona nel tentativo di controllare i coloni e garantire la sicurezza dei residenti. Tuttavia, a 10 giorni dall’inizio dell’assedio, i coloni sono ancora all’esterno e le famiglie hanno ancora paura di uscire di casa. L’esercito in realtà protegge i coloni e vieta l’ingresso di cibo e acqua ai palestinesi assediati e ha bloccato il tentativo del comune di Qusra di ristabilire le condotte dell’acqua e la linea elettrica, sabotate dai coloni. In un primo momento, l’esercito aveva ordinato alle famiglie palestinesi di evacuare le loro casa, ma poi, dopo la protesta dell’ambasciata USA per la presenza di cittadini con nazionalità statunitense, ha ritirato l’ordine. Il cittadino palestinese e statunitense Luay Abu Rida, che è riuscito a raggiungere la propria abitazione ieri, di ritorno dagli Stati Uniti, accompagnato da una delegazione consolare USA, ha dichiarato “I coloni non dovrebbero essere qui”, la sua casa si trova in un’area che gli accordi di Oslo israelo-palestinesi degli anni ’90 hanno posto sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. Gli abitanti della città hanno riferito che il fratello e un nipote di Abu Rida, che si trovavano nella casa per proteggerla, dopo che i coloni l’avevano assediata sono rimasti senza acqua corrente né elettricità. SIRIA – Israele torna a minacciare Siria. Un bombardamento con 4 raid aerei sull’aeroporto militare di Abou Zohour, vicino ad Idlib, nel nord del paese al confine con la Turchia. Il governo di Damasco non si pronuncia, ma i media parlano di un attacco israeliano, per ridurre le capacità dell’aeronautica siriana, soprattutto dopo l’accordo con Russia sulla gestione delle basi militari nel nord del paese. L’attacco ha colpito le piste di atterraggio e decollo, senza causare vittime. YEMEN – È una guerra per procura. Il territorio del paese martoriato è il ‘terreno di prova’ dello scontro Teheran-Riad. Lunedì 17 agosto le Forze di Resistenza Nazionale yemenite, allineate al governo, hanno annunciato che il gruppo Houthi aveva lanciato cinque missili balistici verso lo Stretto di Bab al-Mandab, nel sud-ovest del Paese. L’esercito yemenita ha inoltre segnalato il lancio di due missili balistici da parte degli Houthi, diretti verso la città di Mocha, nel sud-ovest, e verso il Mar Rosso. Il portavoce militare del gruppo Ansar Allah (Houthi), Yahya Saree, ha riferito che una nave da sbarco militare saudita e quattro imbarcazioni militari di scorta sono state colpite da diversi missili balistici nel Mar Rosso, al largo della costa di Mocha. Invece le autorità saudite non hanno ancora rilasciato alcuna conferma. IRAN – Ieri, lunedì 17 agosto, è scaduto il termine di 60 giorni dalla firma del Memorandum d’Intesa tra Teheran e Washington. Le farneticazioni di Trump non si fermano. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che l’Iran è lontano dalla conclusione dell’accordo che lui ritiene necessario: lasciando intendere che il suo Paese non intende prorogare il memorandum d’intesa, ha detto che gli iraniani “non vogliono arrendersi” e, ribadendo la possibilità di “dichiarare Hormuz territorio statunitense” e definendo l’idea “ottima”, ha affermato che gli Stati Uniti stanno rafforzando il controllo sullo Stretto di Hormuz attraverso un blocco navale. Negando l’esistenza di qualsiasi negoziato con Washington, il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha definito le dichiarazioni di Trump sui “colloqui segreti con le Guardie Rivoluzionarie” come “deliri derivanti dalla debolezza e dalla sconfitta in guerra”. E il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha affermato che il suo Paese è determinato a proseguire il processo per stabilire un passaggio sicuro per le navi attraverso lo Stretto di Hormuz con il Sultanato dell’Oman. ANBAMED
August 18, 2026
Pressenza
Giornalisti palestinesi uccisi a Gaza e minorenni israeliani arruolati nelle milizie di coloni
“L’immagine è presente, la penna è presente, la voce è presente e i volti sono presenti, nonostante tutte le perdite, il dolore e la stanchezza”: questo il testo del cartello che ieri i giornalisti hanno esposto dove un anno fa venivano assassinati Anas Al-Sharif, corrispondente di Al-Jazeera, i reporter Mohammed Al-Khalidi e Mohammed Qariqa e i cameramen Mohammed Noufal, Ibrahim Zahere e Mo’men Aliwa. Il 10 agosto 2025 un raid aereo israeliano ha bersagliato la tenda adibita a postazione stampa di fronte all’ospedale Al-Shifa di Gaza City, colpendo l’obiettivo mentre i sei giornalisti stavano svolgendo il proprio lavoro. Filmati d’archivio mostrano che il drone israeliano ha sparato il missile pochi istanti dopo che nella tenda erano rientrati Qariqa e Zahere, che avevano appena trasmesso una diretta a cui erano presenti anche Al-Sharif, Nawfal e Aliwa. Nato nel 1996 nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, Anas al-Sharif è stato una delle figure di spicco del giornalismo palestinese a Gaza. Ha trasmesso immagini di bombardamenti, sfollamenti e fame da ospedali, strade e rifugi nonostante sapesse di essere nel ‘mirino’ dell’IDF, pubblicamente minacciato da alti ufficiali israeliani. Poco prima di venire assassinato aveva scritto: “Queste minacce sono continue e persistenti, compresi i tentativi di intimidamento da parte dell’esercito di occupazione per impedirmi di trasmettere queste immagini. Ma questo è il mio dovere, e sto diffondendo le immagini con la massima professionalità e credibilità”. Con bombardamenti mirati, dall’ottobre 2023 a oggi a Gaza Israele ha ucciso 262 giornalisti, per la maggior parte palestinesi. Di altri 3 non si sa più nulla da quando sono ‘spariti’, inghiottiti nei campi di concentramento israeliano nel deserto del Negev. E oggi, all’alba, le forze di occupazione israeliane hanno demolito la casa del contadino palestinese Farouq Ramadan, ucciso nel suo terreno nei pressi del villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus, dove era stato attaccato dai coloni ebrei israeliani armati e, riuscito a strappare il mitra dalle mani di uno dei suoi aggressori, aveva colpito a morte due soldati intervenuti a supporto dei coloni. Questa sparatoria, in cui sono stati uccisi anche Farouq Ramadan e suoi 3 cugini, è stata oggetto di molte polemiche e uno scandaloso servizio del giornalista RAI Giovan Battista Brunori che mostrava l’attacco terroristico palestinese definendo i coloni armati degli ‘escursionisti’. Un nostro contatto a Tell ha riferito che prima delle squadre del genio militare sono intervenute le forze israeliane supportate da decine di veicoli militari. Le truppe hanno fatto irruzione nel villaggio e costretto decine di famiglie palestinesi ad evacuare le proprie abitazioni, quindi circondato l’area intorno alla costruzione, un edificio di tre piani, che hanno minato e fatto esplodere. GAZA – Saba Naeem Abdullah al-Hashash, tredicenne, è deceduta ieri a causa delle ferite riportate in seguito ai colpi di artiglieria israeliana nella zona di al-Mawasi, a Khan Younis. Diversi civili palestinesi sono rimasti feriti dai colpi di artiglieria israeliana a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Nostri contatti locali hanno riferito che l’artiglieria israeliana ha bombardato diverse aree di Khan Younis, al-Bureij e Beit Lahia. Veicoli militari israeliani hanno aperto il fuoco anche nella zona di Qizan Rashwan, a sud di Khan Younis. Secondo i rapporti del ministero della sanità, il numero totale di palestinesi uccisi dall’11 ottobre, data dell’accordo di Sharm Sheikh, è salito a 1.259, con 4.139 feriti e 807 corpi recuperati da sotto le macerie. EMERGENZA UMANITARIA – Il sistema di trasporto e spedizione nella Striscia di Gaza è stato completamente paralizzato dalla distruzione, da parte di Israele, delle infrastrutture stradali e di stoccaggio, dagli attacchi contro gli autisti e dal blocco dell’ingresso di pezzi di ricambio. L’Organizzazione euro-mediterranea per i Diritti Umani, che ha sede a Ginevra, ha affermato che Israele sta attuando “una politica vendicativa volta a smantellare la catena di approvvigionamento, dal momento in cui anche le poche merci e aiuti che entrano attraverso i valichi non è possibile trasferirle all’interno per essere distribuite alla popolazione”. Prima dell’invasione israeliana, nella Striscia operava una flotta di circa 1.200 camion, che coprivano i bisogni della popolazione in termini di cibo, medicine, carburante, foraggio, materiali da costruzione e altri beni di prima necessità. Solo circa 400 camion sono sopravvissuti ai bombardamenti e alla distruzione israeliani, di cui circa 100 si sono guastati a causa dell’impedimento dell’ingresso di pezzi di ricambio, pneumatici, oli e batterie, così che il numero di camion attualmente operativi è solo di circa 300, ovvero il 25% della dimensione della flotta precedente. CISGIORDANIA – Ieri, lunedì 10 agosto, le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti contro 25 palestinesi, tra cui nel governatorato di El-Khalil (Hebron) un giornalista del campo di Al-Fawwar, e in concomitanza alla dichiarazione del villaggio di Al-Taybeh “zona militare chiusa” hanno effettuato raid e demolito due case. Nostri contatti locali hanno riferito che a Taybeh i coloni insediati nei terreni della comunità di Ka’abneh hanno attaccato attivisti internazionali per la solidarietà e che venerdì il villaggio è stato anche teatro di un attacco da parte dei coloni contro i suoi abitanti. I palestinesi della zona vivono in uno stato di paura e apprensione, poiché la scena di giovani coloni che assaltano i loro villaggi, supportati dall’esercito, diventa sempre più frequente. Questa operazione sistematica mira a stringere la morsa intorno a loro e a costringerli ad abbandonare le loro terre, nell’ambito di una continua espansione degli insediamenti volta a modificare la composizione demografica della Cisgiordania, con una sostituzione etnica, cacciando i nativi. Un residente, che per timore di ritorsioni ha preferito rimanere anonimo, ha espresso il timore che “l’occupazione ci ucciderà o ci costringerà a lasciare le nostre case, come ha fatto con le nostre famiglie”, una scena che riflette la realtà quotidiana di paura e oppressione vissuta dai palestinesi nella zona. Il ruolo dei coloni è combinato con le attività militari, con l’obiettivo di deportare coercitivamente la popolazione nativa. I testimoni palestinesi intervistati hanno confermato che i coloni arrivano armati e scortati dall’esercito. Un’indagine ha rivelato una rete organizzata che persegue gli obiettivi degli insediamenti nella città di Deir Jarir e nelle aree circostanti a nord-est di Ramallah. MINORENNI ARRUOLATI NELLE MILIZIE DEI COLONI – Un rinomato leader, considerato il padre spirituale del movimento dei “giovani coloni delle colline” e risiede su una collina che domina migliaia di dunam, recluta minorenni per compiere atti di intimidazione che hanno costretto gli abitanti della città di Yanoun alla deportazione forzata. Per quanto riguarda la provenienza di questi ragazzi, un’inchiesta spiega che sono adolescenti “ribelli contro le loro famiglie” o “affetti da difficoltà di apprendimento”. Il Ministero dell’Istruzione israeliano ha istituito per loro un programma chiamato Terapia nella Natura, che prevede il loro impiego sulle montagne della Cisgiordania. In seguito, il Ministero della Difesa israeliano ha adottato un altro programma chiamato Forza del Cuore, che mira a valorizzare le potenzialità di questi ragazzi e a fornire loro supporto educativo e terapeutico, arruolandoli nelle milizie che attaccano i villaggi palestinesi. L’inchiesta documenta un addestramento militare estenuante dei minorenni tra le colline e le valli della Cisgiordania, comprese esercitazioni di attacco e controllo, guidate da un ufficiale dell’esercito israeliano che pubblica video, diffusi sui suoi profili personali, in cui appare in uniforme militare e si vanta apertamente, dalla cima delle colline, di ciò che sta facendo, invitando gli altri a non “perdere l’occasione” e a partecipare a “questa missione”. Le dichiarazioni di alcuni leader dei coloni confermano che stanno lavorando per preparare una generazione che “formerà un esercito più capace di controllare il territorio ed espellere chiunque non sia uno di loro”, rivelando una strategia a lungo termine volta a consolidare il controllo dei coloni attraverso successive generazioni di minori addestrati militarmente. Gli osservatori dei diritti umani sottolineano che questi programmi offrono protezione legale ai minorenni di fronte agli organismi internazionali, poiché la loro giovane età viene sfruttata come scudo per eludere le proprie responsabilità. Nel frattempo, l’intero sistema israeliano è responsabile dell’organizzazione e della direzione di questa violenza, ponendo questi ragazzi in prima linea negli attacchi contro i nativi palestinesi. ANBAMED
August 11, 2026
Pressenza