
Prorogata la detenzione a Bengasi dei 10 membri del Convoglio di Terra detenuti in Libia: rilasciasciateli!
Pressenza - Friday, June 12, 2026La Global Sumud Flotilla (GSF) esprime profonda preoccupazione sul piano diplomatico e legale a seguito delle informazioni secondo cui la detenzione di 10 volontari umanitari del Convoglio Terrestre Global Sumud a Bengasi sarebbe stata prorogata di ulteriori 30 giorni. I volontari sono attualmente trattenuti dall’Agenzia di Sicurezza Interna dell’Est (ISA), un potente organismo di sicurezza che opera sotto l’autorità de facto delle Forze Armate Arabe Libiche (LAAF) nella Libia orientale.
Secondo le informazioni trasmesse attraverso canali diplomatici, questa presunta proroga solleva gravi interrogativi sulla gestione della procedura preliminare e sulla mancanza delle più basilari garanzie procedurali. La GSF non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale scritta dell’ordine di proroga e sta richiedendo con urgenza la relativa documentazione legale. La decisione sarebbe stata adottata senza un’adeguata notifica alle famiglie o ai rappresentanti legali dei detenuti e fa seguito a una precedente comparizione davanti al pubblico ministero avvenuta senza che le famiglie o i loro rappresentanti ne fossero informati.
Non si tratta di una semplice questione procedurale. Si tratta della continua detenzione di civili disarmati, tra cui medici, che partecipavano a una missione umanitaria volta a rompere l’assedio di Gaza e a consegnare aiuti al popolo palestinese. L’utilizzo di procedure legali opache per prolungarne la detenzione non fa che aggravare la responsabilità politica di coloro che li stanno trattenendo.
Sebbene fonti diplomatiche indichino che i volontari ricevano beni essenziali, compresi cibo e accesso alle docce, la GSF sottolinea che condizioni materiali di base non rendono legittima una detenzione. La mancanza di comunicazioni consolari regolari, di chiarezza giuridica e di documentazione ufficiale relativa alla presunta proroga di 30 giorni configura una grave violazione dei diritti umani fondamentali.
I governi dei Paesi di cui i detenuti sono cittadini non possono più trattare questa vicenda come una semplice pratica consolare da gestire in silenzio. Devono agire pubblicamente, con urgenza e in modo coordinato, per ottenere il rilascio e il rimpatrio di questi civili non violenti – professionisti del settore sanitario, operatori umanitari, un regista e un giornalista – arrestati dopo aver tentato di portare aiuti umanitari a Gaza.
Ogni ulteriore giorno di detenzione aumenta la responsabilità politica delle autorità che li trattengono e dei governi che dispongono degli strumenti diplomatici necessari per intervenire.