Prorogata la detenzione a Bengasi dei 10 membri del Convoglio di Terra detenuti in Libia: rilasciasciateli!
La Global Sumud Flotilla (GSF) esprime profonda preoccupazione sul piano
diplomatico e legale a seguito delle informazioni secondo cui la detenzione di
10 volontari umanitari del Convoglio Terrestre Global Sumud a Bengasi sarebbe
stata prorogata di ulteriori 30 giorni. I volontari sono attualmente trattenuti
dall’Agenzia di Sicurezza Interna dell’Est (ISA), un potente organismo di
sicurezza che opera sotto l’autorità de facto delle Forze Armate Arabe Libiche
(LAAF) nella Libia orientale.
Secondo le informazioni trasmesse attraverso canali diplomatici, questa presunta
proroga solleva gravi interrogativi sulla gestione della procedura preliminare e
sulla mancanza delle più basilari garanzie procedurali. La GSF non ha ancora
ricevuto una conferma ufficiale scritta dell’ordine di proroga e sta richiedendo
con urgenza la relativa documentazione legale. La decisione sarebbe stata
adottata senza un’adeguata notifica alle famiglie o ai rappresentanti legali dei
detenuti e fa seguito a una precedente comparizione davanti al pubblico
ministero avvenuta senza che le famiglie o i loro rappresentanti ne fossero
informati.
Non si tratta di una semplice questione procedurale. Si tratta della continua
detenzione di civili disarmati, tra cui medici, che partecipavano a una missione
umanitaria volta a rompere l’assedio di Gaza e a consegnare aiuti al popolo
palestinese. L’utilizzo di procedure legali opache per prolungarne la detenzione
non fa che aggravare la responsabilità politica di coloro che li stanno
trattenendo.
Sebbene fonti diplomatiche indichino che i volontari ricevano beni essenziali,
compresi cibo e accesso alle docce, la GSF sottolinea che condizioni materiali
di base non rendono legittima una detenzione. La mancanza di comunicazioni
consolari regolari, di chiarezza giuridica e di documentazione ufficiale
relativa alla presunta proroga di 30 giorni configura una grave violazione dei
diritti umani fondamentali.
I governi dei Paesi di cui i detenuti sono cittadini non possono più trattare
questa vicenda come una semplice pratica consolare da gestire in silenzio.
Devono agire pubblicamente, con urgenza e in modo coordinato, per ottenere il
rilascio e il rimpatrio di questi civili non violenti – professionisti del
settore sanitario, operatori umanitari, un regista e un giornalista – arrestati
dopo aver tentato di portare aiuti umanitari a Gaza.
Ogni ulteriore giorno di detenzione aumenta la responsabilità politica delle
autorità che li trattengono e dei governi che dispongono degli strumenti
diplomatici necessari per intervenire.
Global Sumud Flotilla