Adesso chiudiamo la Stretto di Messina spa

Pressenza - Thursday, June 11, 2026
Il piano giudiziario ci interessa fino a un certo punto. Non ci ritroviamo nel giustizialismo e, soprattutto, pensiamo che le lotte politiche non si vincano nelle aule di tribunale. I procedimenti giudiziari possono contribuire ad accertare responsabilità, rallentare processi decisionali o riparare torti, ma una questione politica può trovare soluzione soltanto sul terreno della politica. E se guardiamo a quella rete di interessi materiali e assetti di potere consolidati, che denunciamo da anni e che l’inchiesta oggi sembra confermare ed esporre pubblicamente, questa lotta politica prende la forma di una rivendicazione ben precisa: chiudere la Stretto di Messina SpA. Questo non basterebbe, da solo, a cancellare definitivamente la minaccia del ponte, ma interromperebbe quella continuità amministrativa, istituzionale e politica che consente al progetto di sopravvivere da decenni, anche in assenza della fatidica prima pietra, attraversando governi di diverso colore e senza mai essere realmente accantonato. Un progetto che sopravvive per l’esistenza di un blocco sociale che si nutre del ponte – non soltanto della sua eventuale realizzazione, ma anche della sua interminabile progettazione e dei continui rinvii che alimentano costi, incarichi, compensi, relazioni e interessi – e di cui fanno parte, in forme e con ruoli diversi, vari attori della governance tecnico-politica dell’opera, a cominciare dalla società concessionaria. Mai come adesso sembra crollare la rappresentazione, spesso evocata, di una governance orientata esclusivamente all’interesse pubblico per il solo fatto di essere collocata entro strutture pubbliche. Al contrario, e al di là delle eventuali responsabilità penali che verranno accertate dalla magistratura, si intravedono dinamiche di carriera, reti di relazioni e interessi convergenti: un blocco sociale, appunto, che guarda al ponte come a un meccanismo di governo (e saccheggio) del territorio, ben più che a una infrastruttura da costruire. E dove, fatalmente, possono finire con il trovare terreno fertile anche dinamiche corruttive – come del resto la storia delle grandi opere insegna. Ecco perché crediamo che le vicende di queste ore non bastino a mettere la parola “fine”, ma al contrario ci richiamano alle nostre responsabilità. Non deleghiamo la nostra lotta, né all’ambito partitico-istituzionale né a quello giudiziario. La lotta è delle persone che abitano i territori dello Stretto, dei Sud, e di chi ci accompagna in solidarietà. 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝟖 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐚 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐢𝐧𝐚, 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐧 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐢𝐧𝐚 𝐒𝐩𝐀. Assemblea NO ponte

Redazione Sicilia