Frontiere-Filtro: L’Accoglienza nei Centri d’Italia (2026)

Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, June 9, 2026

GIORGIA MALAVENDA

È disponibile dal 28 aprile il nono rapporto sui centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in Italia basato su dati relativi al 2024, realizzato da ActionAid e Openpolis nell’ambito del progetto Centri d’Italia, ad oggi l’unica piattaforma di monitoraggio indipendente presente nel paese.

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Intitolato “La frontiera, ovunque”, il documento mira a smascherare le problematiche intrinseche del sistema di accoglienza odierno, ed è già dal titolo che si intuiscono le conclusioni a cui i dati registrati portano: il processo di selezione del migrante non si limita, infatti, alle sole frontiere fisiche lungo i confini nazionali ma si protrae lungo tutta la filiera dell’accoglienza, sottoforma di ostacoli legislativi, amministrativi e linguistici.

Tale prospettiva è oggi essenziale per spostare il focus del dibattito pubblico e politico sul tema dell’immigrazione dalle logiche di espulsione a ciò che avviene lungo il percorso di accoglienza e integrazione del migrante.

Siamo di fronte a una scelta di Governo che ha progressivamente spostato l’accoglienza da infrastruttura di tutela in un dispositivo di filtro, smistamento e contenimento.

L’emergenza prodotta

La narrativa emergenziale proposta nell’ultimo decennio ha portato a una proliferazione di decreti emergenziali sotto il governo attuale in nome di uno stato di emergenza (dichiarato dall’aprile 2023 all’aprile 2025), ma la chiave di lettura proposta dal rapporto dimostra come la persistenza di questo stato di precarietà non sia dovuto all’eccezionale incremento dei flussi migratori segnalato, ma sia piuttosto esito di una emergenza appositamente costruita, grazie allo smantellamento delle politiche di accoglienza.

È a partire dalla limitazione dell’operatività delle navi ONG di soccorso marittimo, imposto dal Decreto Piantedosi, che l’emergenza nasce. Con l’assegnazione dei porti lontani del Centro-Nord Italia per salvataggi avvenuti principalmente lungo la rotta del Mediterraneo centrale non solo si sottopongono persone a una situazione di precarietà per più tempo del necessario ma si tolgono risorse monetarie e temporali alle ONG dispiegate nelle missioni Search and Rescue 1.

Pur essendo l’obiettivo dichiarato di questa politica alleviare le pressioni sulle strutture di prima accoglienza nel Sud Italia, il rapporto mostra come proprio in questi centri rimangano costantemente disponibili più di 2.000 posti inutilizzati presso gli hotspot e CPA di Sicilia, Calabria e Puglia.

Questa prassi viene quindi smascherata come mero tentativo di ostacolare le missioni SAR e di criminalizzare la solidarietà e, non a caso, sono varie le sanzioni contro le navi umanitarie che sono state annullate sulla base dell’illegittimità di questa prassi, quali le sentenze dei tribunali di Salerno e Ragusa.

Ancora una volta, l’emergenza da eccezione si trasforma in una tecnica ordinaria di organizzazione dell’accoglienza.

Le frontiere interne

La centralità dei processi di filtro è resa ancora nota dalla crescente prevalenza delle strutture di prima accoglienza, quali hotspot, CPA e CAS, su quelle facenti parte del SAI per l’accoglienza secondaria.

Il report sottolinea due tendenze visibili dal 2023: la proliferazione di strutture hotspot, che passano da 4 a 11 nel 2024 con il triplicarsi dei posti disponibili, e il forte sbilanciamento del sistema verso i Centri di Accoglienza Straordinaria, che accolgono nel 2024 il 71,9% delle persone totali, dimostrando che il perno dell’intero sistema è ancora una volta rappresentato dall’accoglienza straordinaria.

Delle 6.024 strutture governative attive al 31 dicembre 2024, 520 registrano presenze che superano il 120% della capienza, con 12.904 persone coinvolte specialmente nei CAS di Lombardia, Lazio, Puglia e Veneto.

Nel Mezzogiorno prevalgono CAS di grandi dimensioni con una capienza media di 38 posti mentre nel Nord-Est, specialmente nel FVG, la capienza media si riduce a 11 posti grazie al peculiare modello di micro-accoglienza diffusa 2.

Passando all’analisi dello stato dell’accoglienza del SAI si osserva un tasso di turnover degli ospiti che diminuisce dal 35,5% registrato nel 2023 al 21,3% nel 2025, indicando un ricambio sempre più lento che contrasta l’entrata di nuovi beneficiari nel circolo, dunque pressando nuovamente sui centri dediti alla prima accoglienza.

A snaturare l’essenza dell’accoglienza è il peso di operatori for profit nella gestione dei centri governativi, che dal 2022 al 2024 si duplica arrivando a gestire più di 14mila posti, più di un decimo dei complessivi.

Ancora, lo schema di capitolato d’appalto vigente dal 2024 ostacola la fruizione dei servizi di mediazione linguistico-culturale e dei colloqui psicologici: insieme al ritiro implicito della domanda di protezione per assenza al colloquio e alla procedura accelerata di valutazione della domanda “tardiva” previste dal d.l. 145/2024, si compromettono non solo le tutele e i diritti degli ospitati, ma anche la capacità del sistema di rilevare e valutare adeguatamente le vulnerabilità personali che possono essere dietro a queste decisioni.

Oltre a queste fragilità il documento evidenzia anche le responsabilità di un’amministrazione precaria, lenta e intermittente che pone in essere ostacoli amministrativi nell’accesso alle questure e nella formalizzazione della domanda.

Forme di accoglienza non dignitose non risparmiano neanche i minori non accompagnati, portando a un allarmante numero di uscite per abbandono. L’introduzione da parte del d.l. 133/2023 della possibilità di collocare MSNA ultrasedicenni in centri di accoglienza per adulti, in sezioni specifiche, per un tempo massimo di 90 giorni, prorogabile di altri 60, ha legittimato ancora di più la prassi già esistente di inserimento di MSNA in centri per adulti.

Nonostante fosse stata intesa come misura eccezionale da applicare solo nei casi di indisponibilità temporanea di strutture dedicate, i casi critici sono diversi. Torino si dimostra prima per numero di MSNA transitati in centri per adulti e almeno 13 delle prefetture incluse nel rapporto dichiarano superamenti 3della soglia massima dei 150 giorni, dimostrando come il superamento dei limiti di legge non sia episodico e avvenga anche in territori con posti liberi nel circolo dedicato.

Ancora una volta il rapporto smaschera la riluttanza del Governo di porre l’accoglienza sul primo piano: l’incapacità della gestione del sistema è evidente dalla carenza di meccanismi di monitoraggio delle politiche sviluppate e dalla disomogeneità territoriale delle ispezioni presso i centri governativi, che lasciano nel 2024 l’80,9% delle strutture prive di alcun controllo.

Spesso i dati dichiarati dalle Prefetture e dalle autorità centrali non combaciano. Il Viminale afferma, infatti, di non registrare dati relativi ai centri di accoglienza provvisori né quelli relativi al tempo di accoglienza e alla sezione separata istituita per i MSNA nei centri adulti: una superficialità che ostacola il lavoro di reporting su una realtà altrimenti invisibile al comune cittadino.

Lo scenario 2026

L’ennesima stretta sull’immigrazione è ora rappresentata dal disegno di legge7 approvato il febbraio scorso dal CdM per l’attuazione del Patto UE sulla migrazione e asilo, nel quadro della riforma del CEAS adottata nel 2024 e ora in procinto di essere attuata.

Dei dieci testi introdotti, quello che desta più preoccupazioni è il Regolamento (UE) 2024/1348 (Regolamento Procedure) poiché amplia i casi di ricorso obbligatorio alla procedura accelerata di esame della domanda alla frontiera, con annesso allontanamento immediato e un massimo di dieci giorni per fare ricorso. L’infondatezza di una domanda si baserà quindi su meri criteri statistici, quali la provenienza da un paese d’origine sicuro e il possesso di una cittadinanza facente parte delle low-recognition-rate citizenships 4, tra le quali la venezuelana, la colombiana e ora quella siriana, nonostante le violenze etniche e confessionali ancora in corso.

La mancata valutazione delle specificità di una domanda di protezione in nome di queste logiche puramente statistiche smaschera nuovamente la superficialità del sistema che, pur di accelerare le procedure di frontiera, rinuncia a investigare su possibili profili di intersezionalità e vulnerabilità personale del migrante.

Con l’ennesimo atto emergenziale 5 in materia migratoria il discorso politico torna ancora una volta a focalizzarsi sulle procedure di rimpatrio, ricorrendo a prassi illecite e problematiche 6 che alimentano una politica carente e superficiale che pone lo sguardo alle frontiere esterne e non a quelle interne, facendo dell’accoglienza un sistema esclusivo.

  1. La politica dei porti lontani non arretra neanche di fronte alla morte, Sos Mediterranee (19 maggio 2026) ↩︎
  2. 3 Che cos’è l’accoglienza diffusa? ICS (25 maggio 2018) ↩︎
  3. Minore trattenuto in struttura per adulti: La Corte Europea dei Diritti Umani condanna l’Italia, ASGI (29 Aprile 2026) ↩︎
  4. Latest Asylum Trends: Recognition Rates, EUAA ↩︎
  5. Convertito in legge il DL 23/2026 su sicurezza e migrazione, IntegrazioneMigranti (24 aprile 2026) ↩︎
  6. I rimpatri volontari assistiti non siano strumenti di “remigrazione”. Un commento al decreto-legge 55/2026, UniPd Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” (22 maggio 2026) ↩︎