Nuovi container al porto di Gioia Tauro con materiale per la guerra di Israele

Pressenza - Wednesday, April 29, 2026

Questa mattina 5 nuovi container a bordo della nave MSC Virginia sono entrati nel porto di Gioia Tauro, trasportando acciaio balistico diretto a Israele. L’allarme è scattato questa mattina all’alba quando la MSC Virginia ha fatto ingresso nel Medcenter Container Terminal, di proprietà del gruppo Aponte.

Da fonti Bnc (Bds National committee) e dalla campagna No Harbour for Genocide risulta che i container trasportino acciaio ad uso militare, partiti dall’India (acciaieria RL Steel) e diretti alle industrie belliche israeliane. Saranno trasbordati e ricaricati su altra nave diretta a Israele tra domani e dopodomani.

Anche questa nave, come le altre navi MSC in precedenza coinvolte nel traffico di acciaio balistico (MSC Marie Leslie, Siena, Danit e Vega), viaggia sulla linea di navigazione “Himalaya Express” della MSC. Anche questa è partita dal porto indiano di Nhava Sheva. La data di partenza è il 15 marzo 2026.

E anche il contenuto, secondo le fonti, è analogo a quello dei precedenti container fermati e ispezionati a Gioia Tauro e Cagliari: acciaio di grado militare, destinato quindi a fabbricare armi e proiettili. Mentre si aspetta una decisione sugli altri carichi, non ancora formalmente sequestrati, scatta quindi un nuovo allarme.

Ricapitolando le precedenti “puntate”: 8 container sono stati fermati e ispezionati nel mese scorso a Gioia Tauro, risultando dal tracciamento ancora in porto. I primi 5 container, sono arrivati a bordo della MSC Leslie e scaricati il 2 marzo. Gli altri 3 sono stati trasbordati dalla MSC Siena il 17 marzo. Dalla data dell’ispezione (18 marzo) non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale di una qualsiasi autorità. Per gli 11 container fermati a Cagliari si sa qualcosa di più: la risposta del Sottosegretario ai Trasporti Ferrante all’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Antonino Iaria (M5S) ha svelato che gli 11 container, fermati nel porto di Cagliari, sono stati identificati come contenenti materiale siderurgico dual-use. I container si trovano tuttora in custodia presso l’area portuale, in ammissione temporanea, in attesa delle determinazioni dell’UAMA, l’autorità nazionale competente a rilasciare autorizzazioni. “L’effettiva natura di tali beni e il loro utilizzatore finale potranno essere determinati soltanto quando e se il responsabile legale dell’operazione di transito presenterà una specifica istanza all’UAMA per ottenere la necessaria autorizzazione.” Insomma per la prima volta in Italia, si getta una luce sulla zona grigia e opaca dei transiti, che permette di aggirare facilmente la legge 185/90 (che pure dovrebbe normare anche il transito). 

L’European Legal Support Center ha intanto inviato una lettera/diffida alle autorità del porto di Gioia Tauro (come anche a Cagliari) chiedendo trasparenza sui risultati delle ispezioni: “Le autorità continuano a negare la piena trasparenza su ciò che è stato trovato, a chi fosse realmente destinato il carico e se fosse stato autorizzato a proseguire. Questo silenzio contribuisce a proteggere le reti logistiche, le aziende, gli assicuratori e le autorità statali che consentono il flusso di materiali legati ai crimini israeliani. Ma questo intervento dimostra che queste rotte possono essere smascherate, interrotte e contestate.”

Ora si aggiungono nuovi carichi. Ancora una volta sono stati allertati i lavoratori del porto, le Dogane e ogni Autorità, con il supporto del gruppo legale Elsc (European legal support center). Il coordinamento dei porti messo in piedi da Bds Italia gruppo embargo, è già entrato in azione e sta facendo tutto il possibile per coordinare la mobilitazione affinché anche questo acciaio non arrivi ad alimentare il genocidio e i crimini di guerra perpetrati dall’esercito israeliano.

Linda Maggiori