
Il Primo Maggio degli invisibili
Comune-info - Tuesday, April 28, 2026
Un’assemblea promossa con lavoratori e lavoratrici dalla Rete vesuviana solidaleIl Primo Maggio non è una festa per tutti. Per molti è un giorno come un altro. Un giorno di lavoro nero, di attese, di porte chiuse. Un giorno nel quale i diritti esistono solo nei discorsi ufficiali, mentre nella realtà quotidiana vengono negati pezzo dopo pezzo.
È da qui che nasce la nostra mobilitazione. Dalle storie che attraversano ogni giorno i nostri sportelli. Storie che non fanno notizia, ma che raccontano con precisione dove si è spezzato il legame tra legalità e giustizia sociale.
Incontriamo persone richiedenti asilo regolarmente presenti in Italia, con documenti validi, con la volontà concreta di lavorare. Non stiamo parlando di marginalità inevitabile, ma di esclusione prodotta. Persone che potrebbero avere un contratto, che a volte trovano anche un datore di lavoro disponibile, ma che restano intrappolate in un sistema che rende la regolarità impraticabile. Perché oggi, nel 2026, può bastare non avere un conto corrente per essere spinti nel lavoro nero. Sembra assurdo, ma è ciò che accade. Senza conto corrente non si firma un contratto, non si affitta una casa, non si costruisce autonomia. Eppure questo diritto viene negato sistematicamente con una motivazione che non ha base legale: la mancanza della residenza anagrafica.
Le norme esistono, sono chiare, ma vengono ignorate nella pratica quotidiana. E quando un diritto riconosciuto non viene applicato, non siamo più di fronte a una disfunzione: siamo di fronte a una scelta politica, anche se non dichiarata. Una scelta che produce irregolarità. Una scelta che alimenta lo sfruttamento. Una scelta che costruisce lavoratori invisibili.
Abbiamo visto persone respinte più volte agli sportelli, umiliate da richieste arbitrarie, costrette a rinunciare. Abbiamo visto nascere persino un mercato parallelo, dove aprire un conto corrente diventa un servizio da comprare, l’ennesimo costo imposto a chi è già vulnerabile.
Il 26 gennaio abbiamo accompagnato due persone in un ufficio postale. Anche lì, inizialmente, il rifiuto. Poi la discussione, le normative mostrate, l’intervento della direzione. Alla fine, le pratiche avviate. Oggi, 20 aprile 2026, quei conti non esistono ancora. Esistono però le conseguenze: due persone costrette a lavorare in nero, senza contratto, senza diritti, senza possibilità di uscire da una precarietà che non hanno scelto.
Eppure, prima di arrivare fin qui, abbiamo provato un’altra strada. Abbiamo chiesto un confronto. Abbiamo provato ad aprire un dialogo con gli uffici postali del territorio. Abbiamo proposto un tavolo per affrontare insieme questa situazione, portando dati, testimonianze, casi concreti. Non abbiamo ricevuto risposta. Nessuna apertura. Nessuna disponibilità. Nessun ascolto. E in questo silenzio non è stata ignorata solo la nostra voce, ma soprattutto quella dei lavoratori invisibili. Persone che ogni giorno vivono queste contraddizioni sulla propria pelle e che continuano a restare fuori da ogni spazio di confronto. Questo è il punto politico. Lo sfruttamento non è solo il risultato di comportamenti illegali individuali. È spesso il prodotto di un sistema che blocca l’accesso ai diritti fondamentali e poi lascia che il mercato nero faccia il resto.
E allora il Primo Maggio non può essere solo celebrazione. Deve essere denuncia. Saremo in presidio per rompere questa ipocrisia. Per dire che non esiste lavoro dignitoso senza accesso reale ai diritti, la legalità non può essere selettiva, chi è regolare non può essere trattato come irregolare.
Saremo in presidio – in piazza Municipio a Napoli – per i lavoratori invisibili. Per chi è intrappolato tra norme giuste e pratiche ingiuste. Per chi continua a credere in un futuro dignitoso, nonostante tutto. Perché finché anche una sola persona viene esclusa dai diritti, il Primo Maggio non è una festa. È una lotta.
APPUNTAMENTO: NAPOLI, 1 MAGGIO:
Rete vesuviana SolidaleDownloadVERSO IL 1 MAGGIO:
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