
Le frontiere interne dell’UE tra libera circolazione e controllo dei confini: il caso di Ventimiglia
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Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione
Dipartimento di Scienze politiche
Corso di laurea di Relazioni internazionali e sicurezza globale
Le frontiere interne dell’UE tra libera circolazione e controllo dei confini: il caso di Ventimiglia
Tesi di laurea magistrale di Giulia Esposito (2024-2025)
Scarica l’elaboratoIntroduzione
A partire dal secondo dopoguerra si è registrato, a livello globale, un aumento significativo dei movimenti migratori, che ha riguardato sia il volume che le destinazioni (Ambrosini, 2005).
Il numero di migranti internazionali è quasi raddoppiato tra il 1990 e il 2024, raggiungendo una stima di 304 milioni di persone, di cui circa 94 milioni residenti in Europa (ONU, 2025).
Questo incremento della mobilità internazionale ha generato una crisi dei dispositivi di controllo migratorio dell’Unione europea, che si è manifestata in particolar modo a partire dal 2015, mettendo in evidenza le contraddizioni del progetto europeo di libera circolazione.
Il punto di partenza di questo lavoro è un interrogativo centrale: in che modo le trasformazioni dei confini europei, intesi come dispositivi mobili e selettivi, influiscono sulle traiettorie dei movimenti migratori e, più nello specifico, come si manifestano gli effetti della reintroduzione di controlli sistematici lungo la frontiera italo-francese a Ventimiglia?
Per rispondere a questa domanda, la tesi integra un approccio interdisciplinare che combina prospettive giuridiche, politologiche e sociologiche con un esperienza di ricerca condotta sul campo nel comune di Ventimiglia dal 20 al 23 marzo 2025.
La ricostruzione normativa consente di comprendere l’evoluzione del diritto internazionale e dell’Unione europea in materia di migrazione e asilo, mentre l’analisi teorica offre strumenti interpretativi per leggere le trasformazioni dei confini come fenomeni non soltanto giuridico-territoriali, ma anche sociali e biopolitici.
Il materiale raccolto sul campo, che comprende osservazione diretta, fotografie scattate durante la permanenza e due interviste semi-strutturate, svolge una funzione qualitativa ed esemplificativa: non mira a costituire un’analisi empirica sistematica, ma è utile ad integrare e arricchire la letteratura scientifica prodotta sull’argomento, oltre che ad indirizzare la ricerca.
Il lavoro si articola in tre capitoli. Il primo capitolo ricostruisce il quadro giuridico internazionale e dell’Unione europea in materia di migrazione e asilo, partendo dalle radici storico-filosofiche dell’ospitalità per poi analizzare la nascita e l’evoluzione del sistema internazionale di protezione dei rifugiati, l’evoluzione della categoria giuridica di rifugiato e le attuali pratiche di determinazione dello status.
Il capitolo mette in evidenza come la distinzione tra migranti economici e migranti forzati risulti sempre meno adeguata a descrivere le motivazioni complesse delle migrazioni contemporanee e come i processi di selezione realizzati attraverso categorie legali e burocratiche contribuiscano a creare vulnerabilità e disparità di accesso alla protezione (Di Cesare, 2017).
Il capitolo si conclude con l’analisi del sistema europeo comune d’asilo e delle recenti politiche migratorie adottate dall’Unione europea per quanto concerne i confini interni ed esterni. Viene approfondita in questo punto la dimensione della deterritorializzazione ed esternalizzazione/militarizzazione delle frontiere europee, mostrando come la governance migratoria si estenda oltre i confini dell’Unione, attraverso accordi con Paesi terzi e strategie di controllo e disciplinamento indirette (Ambrosini, 2020).
Il secondo capitolo esamina la tensione tra il principio di libera circolazione all’interno dell’UE e il rafforzamento dei controlli alle frontiere interne. Attraverso il quadro teorico dei border studies, il capitolo interpreta il confine non solo come limite territoriale, ma come dispositivo regolativo e simbolico, capace di operare selezioni sui flussi globali, generando una proliferazione ed un’eterogeneizzazione delle sue funzioni. Si analizzano gli effetti del ripristino sistematico e prolungato dei controlli nello spazio Schengen con particolare attenzione alla frontiera italo-francese.
Attraverso l’analisi dei dispositivi confinari utilizzati su questa frontiera si mette in luce la persistenza di respingimenti illegali e l’adozione di procedure come la “finzione di non-ingresso,” che mirano a rendere le frontiere interne equivalenti a quelle esterne, risultando nella limitazione dei diritti fondamentali dei migranti (Santomauro, 2022).
Infine, il capitolo affronta i processi di costruzione della cittadinanza europea, che viene interpretata attraverso il concetto di “macchina delle differenze” (Isin, 2008), la quale istituisce una stratificazione civica (Morris 2003) all’interno dello spazio europeo, stabilendo un accesso differenziato ai diritti tra cittadini a pieno titolo, migranti regolari, richiedenti asilo e migranti irregolari.
Molteplici sono gli approcci teorici introdotti in questa sezione. L’inclusione differenziale (Mezzadra, 2005) e l’inclusione attraverso illegalizzazione (De Genova, 2002) mostrano come i confini integrino i migranti nel mercato del lavoro in condizioni di subordinazione e precarietà.
L’autonomia delle migrazioni (De Genova, 2017; Mezzadra, 2011) 1 interpreta i movimenti dei migranti come forza attiva, superando la tesi della loro vittimizzazione passiva ed evidenziando strategie di autodeterminazione come la scelta di percorsi non tracciati o l’elusione dei sistemi di identificazione biometrica.
Il concetto di temporalità dei confini (Mezzadra & Neilson, 2014; Bacchini & Daminelli, 2024) mette in evidenza la capacità del dispositivo confinario di incidere non solo sulla dimensione spaziale, ma anche sulla temporalità dei migranti, frammentando le loro traiettorie di viaggio con lunghe attese e brusche accelerazioni.
Infine, viene introdotto l’approccio teorico del campo di battaglia (Ambrosini, 2021) attraverso cui si interpretano le interazioni tra istituzioni, migranti, reti di solidarietà e reti anti-migranti in grado di modificare e plasmare le politiche migratorie.
Il terzo capitolo è dedicato al caso di Ventimiglia, che viene analizzato attraverso ricerche etnografiche realizzate in periodi differenti da vari autori, interpretate alla luce dell’esperienza diretta sul campo maturata durante la permanenza nel territorio, che ha consentito di osservare, partecipare, interrogare e ascoltare soggetti direttamente inseriti in questo contesto.
Viene esaminato il processo di frontierizzazione (Cuttitta, 2015) che ha investito la città in seguito alla reintroduzione dei controlli da parte della Francia nel 2015, che ha bloccato migliaia di persone dirette verso l’Europa continentale.
La frontiera di Ventimiglia è analizzata attraverso l’approccio teorico del campo di battaglia(Ambrosini, 2021), con particolare interesse verso il ruolo della solidarietà informale e delle strategie di resistenza e autodeterminazione messe in atto dai migranti.
Si esamina poi la strategia di marginalizzazione e invisibilizzazione dei migranti, adottata dalle istituzioni per tutelare l’economia turistica della città (Bonnin, 2017).
Parte di tale strategia consiste nello sgombero dei campi informali e la creazione di strutture come il Campo Roja, situato in un’area isolata e periferica della città.
Il capitolo si conclude con l’analisi delle morti e delle condizioni di estrema vulnerabilità e ricattabilità prodotte dalla frontiera, lette alla luce del concetto di necropolitica (Mbembe, 2016) e di infravita (Fassin & Defossez, 2025).
- Autonomia delle migrazioni. Lineamenti di un approccio teorico, Euronomade, Sandro Mezzadra 2017 ↩︎