Uniti contro il Regolamento UE sulle deportazioni

Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, March 3, 2026

Oltre 90 organizzazioni europee chiedono ai legislatori dell’UE di respingere il regolamento UE sulle espulsioni (noto come “Regolamento sui rimpatri” 1).

In una dichiarazione congiunta 2, denunciano i rischi e i danni che questa legge comporterebbe per milioni di persone in tutta Europa: dalle retate contro gli immigrati al profiling razziale, fino agli obblighi di segnalazione che coinvolgerebbero anche i servizi pubblici 3. Molte di queste preoccupazioni sono state ribadite da 16 esperti ONU per i diritti umani in una lettera inviata alle istituzioni europee 4.

Firma la petizione: Dire no alle deportazioni di massa in Europa

Come sottolinea la petizione pubblicata da WeMove Europe, un’organizzazione indipendente di cittadini europei che si batte per trasformare le politiche dell’Unione Europea: “Il regolamento distruggerebbe le famiglie, aumenterebbe le detenzioni e trasformerebbe la migrazione in un business per società private di sicurezza e sorveglianza”.

«Tutte e tutti noi vogliamo vivere in sicurezza e contribuire alle nostre comunità. Chiediamo all’UE di scegliere cura, dignità e diritti – non paura e profitto».

Cosa prevede il regolamento

Il progetto di regolamento:

  • Amplia ed estende la detenzione di persone senza documenti, inclusi minori, riducendo le garanzie procedurali
  • Consente agli Stati membri di istituire centri di espulsione poco trasparenti fuori dall’UE
  • Obbliga gli Stati membri ad adottare “misure di individuazione” ampie e indefinite, trasformando potenzialmente spazi quotidiani, servizi pubblici e interazioni comunitarie in strumenti di controllo dell’immigrazione

Lo scorso dicembre, il Consiglio dell’UE ha introdotto un nuovo articolo che autorizza perquisizioni in abitazioni private e altri “locali pertinenti”, comprese le strutture gestite da organizzazioni di beneficenza e le case di cittadini sospettati di ospitare persone senza documenti 5.

Un comunicato congiunto pubblicato da PICUM e da oltre 90 organizzazioni avverte che il regolamento: abilita raid domiciliari senza mandato, controlli in spazi pubblici e obblighi di segnalazione nei servizi; spinge le persone vulnerabili a evitare servizi essenziali come sanità, istruzione e assistenza sociale per paura di essere individuate e segnalate; normalizza una sorveglianza generalizzata, consolidando un sistema punitivo basato su sospetto e controllo, piuttosto che su diritti e protezione.

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Le organizzazioni denunciano anche che il regolamento distrugge la fiducia tra operatori dei servizi pubblici e comunità, alimentando discriminazione, isolamento e marginalizzazione.

Le retate e le misure di individuazione scoraggiano l’accesso a servizi essenziali, intrappolano le persone nella violenza e nello sfruttamento e rompono i legami sociali.

“Milioni di noi – sottolineano gli attivisti – assistono alle scene che arrivano dagli Stati Uniti: agenti che trascinano le persone fuori dalle loro case all’alba, famiglie spezzate… Ora immagina questa scena nella tua strada. Possiamo fermare tutto questo. Ma solo se agiamo adesso”.

«Chiediamo ai responsabili politici, alle autorità pubbliche, ai lavoratori dei servizi pubblici, alle organizzazioni della società civile e alle comunità di tutta Europa di rifiutare ogni forma di individuazione», ribadiscono le organizzazioni.

  1. Article 6, Proposal for a Regulation of the European Parliament and the Council, establishing a common system for the return of third-country nationals staying illegally in the Union, and repealing Directive 2008/115/EC of the European Parliament and the Council, Council Directive 2001/40/EC and Council Decision 2004/191/EC ↩︎
  2. Leggi la dichiarazione in eng-fra-ita-esp ↩︎
  3. Perché il regolamento UE sui rimpatri va respinto. Appello delle associazioni alle istituzioni europee, Asgi (settembre 2025) ↩︎
  4. Leggi la lettera ↩︎
  5. Articolo 23(a), “Misure investigative”, Orientamento generale del Consiglio sulla proposta di regolamento sui rimpatri ↩︎