Lettera aperta Conferenza Unificata

Per il ritiro di ogni autonomia differenziata - Monday, March 2, 2026

Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, riferendosi allo schema di intesa preliminare tra governo e
regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 febbraio, ha parlato
di “passo storico e decisivo”. Si fa concreta e incombente, dunque, l’attuazione di quella che è stata efficacemente
definita “secessione dei ricchi”, che mina il principio dell’universalità e uguaglianza dei diritti sociali.
Le quattro intese approvate concernono, come è noto, le cosiddette “materie non-LEP” (previdenza complementare,
protezione civile, professioni e, per la sanità, il sistema tariffario di rimborso, remunerazione, compartecipazione degli
assistiti, con poteri di riallocazione delle risorse). Ma attenta all’unità del Paese anche il disegno di legge delega AS
1623, presentato per la determinazione dei LEP in altre 12 materie. La disinvolta procedura seguita dal ministro elude o
ignora la Sentenza 192/2024 della Consulta, emanata a seguito dei ricorsi avanzati avverso la Legge 86/2024, dopo la
straordinaria mobilitazione popolare (1.300.000 firme raccolte per il referendum abrogativo), di cui i Comitati per il
ritiro di ogni Autonomia differenziata sono stati protagonisti.
La Corte Costituzionale, infatti, ha perimetrato in modo cogente la richiesta di ulteriori e particolari forme di
autonomia, stabilendo che non esistono materie per le quali non si individui l’esigenza di determinare i LEP; che la
richiesta di autonomia debba essere dettagliatamente motivata, in ragione di specificità territoriali da illustrare tramite
una rigorosa istruttoria; che solo il Parlamento ha titolo a definire i Lep.
Noi riteniamo che la determinazione dei Lep richieda un’ampia partecipazione dei/delle cittadini/e – in Francia si parla,
non a caso, di débat publique – che potrebbe essere promossa dalle Regioni, in collaborazione con i Comuni, e la
conseguente elaborazione di materiali che potrebbero essere la base della deliberazione del Parlamento, in modo che i
Lep siano effettivamente espressione dell’uguaglianza dei diritti su scala nazionale.
Poiché pensiamo che la Conferenza Unificata – essendo rappresentativa di tutte le regioni italiane – dovrebbe essere il
luogo in cui si possa svolgere un primo ma fondamentale esame degli effetti che le preintese potrebbero avere su tutte le
regioni, auspichiamo che la discussione in Conferenza Unificata sia molto approfondita e che – se le preintese ledessero
gli interessi anche solo di una regione – si pervenga ad un parere negativo. Poiché le preintese, così come sono
formulate, minano i livelli di prestazione a garanzia dei diritti sociali – come si può vedere per quel che riguarda la
sanità, o anche la previdenza complementare – ci auguriamo che i Presidenti di Regione in Conferenza Unificata
esprimano parere negativo.
I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata e il Tavolo nazionale “No AD” hanno da sempre richiesto che i
Consigli regionali – come è successo in Emilia-Romagna – si oppongano ad intraprendere l’iter della Autonomia
differenziata.
In particolare, in occasione della Conferenza Unificata,


CHIEDONO


che i Consigli regionali diano mandato al Presidente della Regione di respingere le quattro intese approvate in
via preliminare, denunciandone le forti criticità e la non conformità ai rilievi mossi dalla Consulta, con particolare
riguardo alla mancanza di indicatori capaci di fornire una comprovata giustificazione della maggiore autonomia
richiesta.
Distinti saluti

Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD