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Lettera aperta Conferenza Unificata
Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, riferendosi allo schema di intesa preliminare tra governo e regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 febbraio, ha parlato di “passo storico e decisivo”. Si fa concreta e incombente, dunque, l’attuazione di quella che è stata efficacemente definita “secessione dei ricchi”, che mina il principio dell’universalità e uguaglianza dei diritti sociali. Le quattro intese approvate concernono, come è noto, le cosiddette “materie non-LEP” (previdenza complementare, protezione civile, professioni e, per la sanità, il sistema tariffario di rimborso, remunerazione, compartecipazione degli assistiti, con poteri di riallocazione delle risorse). Ma attenta all’unità del Paese anche il disegno di legge delega AS 1623, presentato per la determinazione dei LEP in altre 12 materie. La disinvolta procedura seguita dal ministro elude o ignora la Sentenza 192/2024 della Consulta, emanata a seguito dei ricorsi avanzati avverso la Legge 86/2024, dopo la straordinaria mobilitazione popolare (1.300.000 firme raccolte per il referendum abrogativo), di cui i Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata sono stati protagonisti. La Corte Costituzionale, infatti, ha perimetrato in modo cogente la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia, stabilendo che non esistono materie per le quali non si individui l’esigenza di determinare i LEP; che la richiesta di autonomia debba essere dettagliatamente motivata, in ragione di specificità territoriali da illustrare tramite una rigorosa istruttoria; che solo il Parlamento ha titolo a definire i Lep. Noi riteniamo che la determinazione dei Lep richieda un’ampia partecipazione dei/delle cittadini/e – in Francia si parla, non a caso, di débat publique – che potrebbe essere promossa dalle Regioni, in collaborazione con i Comuni, e la conseguente elaborazione di materiali che potrebbero essere la base della deliberazione del Parlamento, in modo che i Lep siano effettivamente espressione dell’uguaglianza dei diritti su scala nazionale. Poiché pensiamo che la Conferenza Unificata – essendo rappresentativa di tutte le regioni italiane – dovrebbe essere il luogo in cui si possa svolgere un primo ma fondamentale esame degli effetti che le preintese potrebbero avere su tutte le regioni, auspichiamo che la discussione in Conferenza Unificata sia molto approfondita e che – se le preintese ledessero gli interessi anche solo di una regione – si pervenga ad un parere negativo. Poiché le preintese, così come sono formulate, minano i livelli di prestazione a garanzia dei diritti sociali – come si può vedere per quel che riguarda la sanità, o anche la previdenza complementare – ci auguriamo che i Presidenti di Regione in Conferenza Unificata esprimano parere negativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata e il Tavolo nazionale “No AD” hanno da sempre richiesto che i Consigli regionali – come è successo in Emilia-Romagna – si oppongano ad intraprendere l’iter della Autonomia differenziata. In particolare, in occasione della Conferenza Unificata, CHIEDONO che i Consigli regionali diano mandato al Presidente della Regione di respingere le quattro intese approvate in via preliminare, denunciandone le forti criticità e la non conformità ai rilievi mossi dalla Consulta, con particolare riguardo alla mancanza di indicatori capaci di fornire una comprovata giustificazione della maggiore autonomia richiesta. Distinti saluti Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Lettera aperta al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga
Illustrissimo Presidente, abbiamo ragione di ritenere che domani – in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost. La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto al dictat della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Sua sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e
𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢
L’Appello: 𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎𝐒𝐂𝐑𝐈𝐕𝐄𝐑𝐄: scrivere a: info@carteinregola.it con 𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎: 𝐀𝐏𝐏𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐃𝐈𝐁𝐀𝐓𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐑𝐈𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀 𝐑𝐎𝐌𝐀 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 specificando l’eventuale qualifica da indicare insieme al nome del sottoscrittore/trice. Trenta associazioni e comitati e decine di esponenti del mondo civico, accademico, culturale, di Roma e non solo, chiedono al Sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana Gualtieri, al Presidente della Regione Lazio Rocca, ai Presidenti dei Municipi e a tutte le istituzioni e le forze politiche, di impegnarsi 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐫𝐨𝐟𝐢, riportando il progetto della governance all’ambito metropolitano. https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/
COMUNICATO del 30 dicembre 2025 – raccolta firme Referendum Magistratura
I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti prendono atto dell’intenzione del Governo – manifestata più volte dal ministro della Giustizia e fatta propria dalla Presidente del Consiglio – di procedere al referendum costituzionale restringendo i tempi previsti. I Comitati ribadiscono la ferma opposizione alla c.d. riforma, il cui scopo (neppure tanto implicito) ė quello di “ridimensionare “ la Magistratura. Tale opposizione si sostanzia su una serie di elementi, di cui indichiamo quelli particolarmente significativi: * duplicazione del CSM, relegandolo ad un ruolo meramente burocratico col conseguente depotenziamento del potere giurisdizionale rispetto agli altri poteri dello Stato; * separazione del PM dagli organi giudicanti andando ad incidere sulla formazione e sulla cultura della giurisdizione con rischi facilmente rappresentabili: il PM diventerà l’organo dell’accusa, perdendo l’imparzialità che caratterizza la giurisdizione nel suo complesso, con riflessi negativi anche sul giudizio. Conseguenza ineluttabile sarà la sottoposizione del PM all’esecutivo; * sorteggio secco per la determinazione della componente togata dei due CSM e dell’Alta Corte. Ciò significa che deciderà la sorte – e non il dibattito e l’elezione – la formazione di un organo costituzionale. Avanziamo una provocazione: perché non procedere nello stesso modo per la formazione delle Camere? Sorteggio tra cittadine/i iscritti nelle liste elettorali, INCENSURATI! Non sono che alcuni dei motivi per non confermare la c.d. riforma. I Comitati, pertanto, sostengono e sponsorizzano con forza la necessità di opporsi all’inaudita forzatura costituzionale, potenziando la raccolta-firme di recente promossa, diretta all’esercizio del diritto previsto dall’art. 138 Cost., che riconosce il popolo sovrano quale soggetto potenzialmente promotore di referendum (oppositivo per noi, nel caso concreto), al pari di una determinata percentuale di parlamentari e di cinque Consigli regionali. Rivendichiamo pertanto il tempo costituzionalmente garantito ed il rispetto delle nostre prerogative. Infine, una valutazione legata alla nostra lotta contro l’autonomia differenziata: quella della magistratura sarebbe la prima delle tre riforme cardine del patto di governo ad essere attuata. L’autonomia differenziata arranca dopo la sentenza 192/24 Corte Cost. parzialmente demolitoria; il premierato rischia, tanto che è possibile venga aggirato con una riforma pessima della legge elettorale. Impedire tale attuazione rappresenterebbe il primo passo per scardinare il patto scellerato su cui si fonda l’alleanza di governo tra le 3 forze di maggioranza, ciascuna sponsor di una delle 3 iniziative eversive della Costituzione repubblicana, fondata sull’antifascismo. I Comitati ribadiscono pertanto il proprio NO alla riforma contro la Magistratura ed invitano al massimo impegno per la raccolta delle firme. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD Qui il link per firmare
𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎 – 𝐌𝐄𝐓𝐓𝐄𝐓𝐄 𝐈𝐍 𝐀𝐆𝐄𝐍𝐃𝐀 – 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟒 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟕.𝟎𝟎 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟗.𝟑𝟎
𝘊𝘪𝘳𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘧𝘢𝘮𝘪𝘭𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘱𝘳𝘰𝘭𝘦𝘵𝘢𝘳𝘪𝘢 – 𝐕𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐌𝐨𝐧𝐳𝐚 𝟏𝟒𝟎, 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐆𝐨𝐫𝐥𝐚 𝐌𝐌 𝟏 – 𝐨 𝐓𝐮𝐫𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐘𝐨𝐮𝐭𝐮𝐛𝐞 https://www.youtube.com/@NoadogniAD/streams 𝐋’𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨? SÌ, secondo il Ministro Calderoli, il Governo nazionale e i Presidenti delle Regioni richiedenti – 𝐍𝐎 𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢/𝐞, 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 Intervengono: 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐚 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐚𝐧 – Presidente di Libertà e Giustizia, che conduce l’incontro; relatori: 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐚𝐢𝐧𝐨 – Portavoce dei Comitati contro ogni Autonomia differenziata, 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐂𝐚𝐛𝐢𝐝𝐝𝐮 – Professoressa di Diritto pubblico, Politecnico di Milano, 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐂𝐚𝐥𝐝𝐢𝐫𝐨𝐥𝐢 – Lombardia SiCura, 𝐑𝐢𝐭𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐢 per le Associazioni promotrici in Lombardia di tre azioni civiche e 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐕𝐢𝐥𝐥𝐨𝐧𝐞 – costituzionalista e Presidente del Coordinamento Democrazia Costituzionale
Comunicato 30 settembre Appello per Gaza
In una settimana, dopo la pubblicazione dell’Appello (apri) promosso da un gruppo di docenti di tutta Italia, rivolto  a tutti i sindacati, movimenti e associazioni, per uno sciopero generale per Gaza e per la rottura di tutte le relazioni con Israele, abbiamo avuto un vasto sostegno di cittadine e cittadini, militanti sindacali e di movimento. In Italia il grande movimento per la Palestina, che superi sigle e appartenenze, chiede che non si interrompa la mobilitazione. La risposta positiva non è solo nei numeri, ma anche nelle decine e decine di commenti che molti lasciano, nei quali si riflette l’aspirazione, dimostrata nella grande mobilitazione del 22 settembre, a percorrere una strada comune, che incida davvero sulla situazione, interrompendo l’orrore. Inoltre, si sono moltiplicate le dichiarazioni di sciopero qualora la Flotilla venisse attaccata. Ma se – come ovviamente ci auguriamo – la Flotilla dovesse rimanere incolume e portare a termine la sua missione – sarebbe meno urgente fermare il genocidio attraverso una mobilitazione straordinaria? Auspichiamo la proclamazione di uno sciopero generale nello stesso giorno da parte di tutti i sindacati in modo da permettere la partecipazione di ogni lavoratore e lavoratrice, studente e studentessa, insegnante, famiglia, associazione, movimento, così da poter avere la massima visibilità ed il massimo impatto per esprimere sia il nostro sostegno al popolo di Gaza e alla Flotilla, sia la nostra richiesta all’Esecutivo di isolare politicamente, militarmente ed economicamente il governo israeliano. Rilanciamo perciò l’Appello che sottoponiamo alla firma: è il momento di moltiplicarne la diffusione attraverso tutti i canali che possiamo percorrere.  La forza collettiva di tutte e tutti è ora impellente e necessaria. Il genocidio va fermato. Esecutivo nazionale dei Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti 
12 settembre 2025 Comunicato-appello dei Comitati per il ritiro di qualunque autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti
Mentre il superbo Occidente “democratico” cerca spasmodicamente un casus belli e si impegna a bruciare altri sei miliardi di euro in armi ipertecnologiche da inviare all’esausta Ucraina, le stesse fornite a Israele dai singoli governi delle nazioni europee, tra cui l’Italia, terzo paese in ordine di spesa a supportare l’atroce genocidio del popolo palestinese, la Lega riapre le ostilità sul fronte interno, vagheggiando nostalgicamente la Padania e raddoppiando gli sforzi per conseguirne l’antico e mai ripudiato obiettivo: la secessione. Il ministro degli affari regionali Calderoli, infatti, desideroso di presentarsi al raduno di Pontida, il prossimo 21 Settembre, nelle vesti di chi ha realizzato quello che di recente ha definito “un bel sogno”, cioè la frantumazione del paese di cui è paradossalmente al governo, spinge per ottenere l’autonomia differenziata almeno su quelle materie che arbitrariamente e in spregio alla sentenza 192/2024 della Consulta definisce “non-LEP”, cioè suscettibili di essere trasferite alle regioni immediatamente, senza la determinazione e quantificazione dei livelli essenziali delle prestazioni, attesi, peraltro, dal 2001, che comunque non servirebbero né basterebbero a sortire effetti perequativi o ad arginare il tracollo sociale delle regioni ordinarie. In realtà, come abbiamo sempre sostenuto, non esistono materie prive di ricadute sui diritti sociali e civili, e la Corte Costituzionale, che pure ha dichiarato inammissibile il Referendum per il quale erano state raccolte 1.300.000 firme, lo ha chiarito in modo definitivo. Allo stesso modo, la Corte ha specificato che non è possibile trasferire alle regioni intere “materie”, cioè interi comparti con tutte le loro complesse articolazioni, ma solo alcune “funzioni”, e sempre che la devoluzione trovi una giustificazione nella certificata implementazione dell’efficienza amministrativa erga omnes. Protezione civile, professioni non regolate da un albo e previdenza complementare e integrativa: ecco quel che Calderoli vorrebbe scorporare e gestire a livello regionale. Basterebbe richiamare alla memoria il recentissimo intervento delle numerose unità di volontari nazionali e dei ben 6 canadair risultati appena sufficienti a spegnere gli incendi appiccati sul Vesuvio per smentire platealmente le sue semplicistiche previsioni, e per additare i gravi pericoli insiti nel delirio autarchico dei “governatori” regionali. Ma c’è di più. Anche la Sanità rischia di essere oggetto della trattativa di questi giorni, con il pretesto dell’esistenza dei Lea, quei “livelli essenziali di assistenza” che non hanno mai impedito discriminazione, viaggi della speranza e fenomeni di erosione dell’uniformità del diritto alla salute, specie al sud, come dimostrano ampiamente i dossier GIMBE e il Rapporto sulla sussidiarietà del 2023/2024. L’obiettivo è quello di attrarre personale medico e paramedico con l’offerta di contratti più vantaggiosi, anche in Veneto, dove fa paura la concorrenza salariale della Svizzera. La Scuola, invece, altra materia sulla cui regionalizzazione la Consulta ha posto intransigentemente il veto, per la funzione unitaria e identitaria cruciale che essa assolve, viene invece lottizzata, asservita e privatizzata nel disegno di legge-delega approvato il 19 maggio scorso. In 9 mesi, abbozzati i LEP sulla base di criteri fallaci e non verificabili per simulare l’ottemperanza alle prescrizioni della 192/2024, e sempre esautorando quel Parlamento che la Consulta ha individuato come unica sede legittima per stabilire i diritti da tutelare e le relative coperture finanziarie, il ministro conta di chiudere la partita. Se ciò accadrà, i diritti saranno tarati sulla residenza e sul reddito, il paese sarà smembrato, il Sud spacciato. I Comitati per il ritiro di qualunque autonomia differenziata, dunque, ricordando che il modello prevaricatorio e competitivo sotteso all’autonomia differenziata non è che la riproduzione, in scala minore, del paradigma coloniale, suprematista e imperialista che infligge sofferenze indicibili ai popoli designati e dipinti di volta in volta come “nemici” a livello internazionale, chiedono agli esponenti politici già schierati chiaramente contro il progetto eversivo leghista, condiviso anche da una parte di quel centrosinistra che in modo pedestre e collusivo modificò il Titolo V allo scopo di intercettare consensi ormai rivolti alla Lega, di intraprendere ogni azione istituzionale utile a bloccare l’iter della nuova legge. Ai candidati e alle candidate alle prossime elezioni regionali che si presentano nelle liste di partiti popolari o di coalizioni antiliberiste e pacifiste, invece, chiedono di collocare il contrasto all’autonomia differenziata al vertice del proprio programma elettorale, e di farsi forti dell’appoggio di quel popolo che, per quanto defraudato della sua sovranità dal commissariamento delle democrazie, resta vigile e solidale, e impara dai palestinesi che la resistenza non è mai vana, mai perdente, mai infruttuosa. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti
No al Piano-Casa mercatista. Appello per una radicale svolta urbanistica nel Paese
Nel condividere l’appello “Per una radicale svolta urbanistica a Milano e in Italia”, sottoscritto da più di 200 docenti universitari di tutta Italia (tra cui urbanisti, architetti, giuristi, sociologi, antropologi, filosofi), la nostra Agenzia – a sostegno dell’iniziativa – rilancia quanto già pubblicato sulle pagini del ‘Forum Nazionale-Salvare il Paesaggio’: « Dopo le inchieste e lo scandalo di questi mesi, si chiede di fermare i progetti in corso a Milano, di modificare le politiche che guidano l’urbanistica in base a un quadro strategico di gestione pubblica e di riformare le leggi nazionali al fine di tutelare l’interesse degli abitanti e la qualità ambientale e sociale dei luoghi dall’eccessiva rapacità degli investitori, ripristinando l’effettiva capacità delle istituzioni di governare i processi di trasformazione dei territori »[accì] ___________________   I fatti gravissimi emersi dalle indagini della Procura di Milano sullo sviluppo urbano degli ultimi anni sono preoccupanti sia per le fattispecie emerse sia per le reazioni della politica e delle istituzioni milanesi e nazionali. Quali che siano le responsabilità civili e penali dei molti indagati, che saranno accertate nel corso dei processi, e fatti salvi eventuali altri fatti che potranno emergere, è sempre più evidente che la trasformazione della città è stata governata in modo opaco, al di fuori delle regole democratiche e forzando le leggi urbanistiche. A questo esito si è arrivati sia attraverso il depotenziamento delle norme a garanzia dell’interesse pubblico – che avrebbero potuto ostacolare la rapida realizzazione degli interventi e il massimo profitto degli investitori – sia attraverso l’aggiramento delle Leggi stesse e la creazione di norme ad hoc. Nonostante le evidenze scaturite dalle inchieste, il Sindaco di Milano, la Giunta e una grande parte della classe dirigente locale e nazionale hanno espresso la sostanziale volontà di assicurare il proseguimento delle operazioni immobiliari e urbanistiche nate in questo contesto, sottoposte a procedure di approvazione nella migliore delle ipotesi poco ortodosse, in alcuni forse addirittura illegali. Ancora una volta si ribadisce che “Milano non si ferma”, e che il modello di sviluppo che rappresenta è immodificabile ed è giusto estenderlo all’intero territorio italiano. Una continuità che non solo compromette il rispetto della legalità, il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche e la redistribuzione della ricchezza, ma danneggia l’ambiente, la qualità urbana e la vita degli abitanti. A Milano si è considerato normale trasformare la città per frammenti, senza un quadro strategico di visione e gestione pubblica (al di fuori della visione d’insieme della città che spetterebbe al Piano POI CANC): si è costruito all’interno degli isolati e nei cortili edifici di dimensioni incongrue, spesso al posto di laboratori, parcheggi, piccole residenze, giardini o aree che la natura aveva riconquistato. Si è rinunciato a una larga parte degli oneri di urbanizzazione e dei servizi dovuti (gli standard), che tali interventi avrebbero richiesto, e contemporaneamente è stata attuata una privatizzazione strisciante dei servizi e delle strutture pubbliche, come case, piscine e centri sportivi. Anche le grandi aree di trasformazione – come gli scali ferroviari e le aree industriali di Bovisa e Rogoredo – stanno prendendo forma al di fuori della visione d’insieme della città che spetterebbe al Piano. Nel frattempo, il consumo di suolo verde e agricolo continua, come dimostrano ogni anno i dati ISPRA. Molti studi e ricerche, con analisi rigorose e documentate, dimostrano come la sostituzione dell’urbanistica con queste forme improprie di rigenerazione urbana – praticate a Milano e imitate in molte altre città italiane – abbia prodotto un’economia sproporzionatamente favorevole alla rendita e alla concentrazione della ricchezza. Questo processo ha aggravato le disuguaglianze sociali e i divari territoriali, ha indebolito la capacità di intervenire sui gravi e urgenti problemi della città, compromettendo sensibilmente la qualità della vita, a partire dal diritto all’abitare e dalla salute dei cittadini. Alla luce di tali considerazioni proponiamo che questa sia l’occasione per un serio riesame delle scelte politiche e tecniche che guidano l’urbanistica milanese e, sempre più frequentemente, l’urbanistica del paese. Per tali ragioni chiediamo all’amministrazione milanese e alle istituzioni politiche e di governo di fermare i grandi e medi progetti in corso per imprimere una direzione diversa, trasparente e democratica, alla trasformazione di quelle aree e della città in generale: da quelli dichiarati prioritari come la vendita dello stadio Meazza a San Siro, allo sviluppo per parti incoerenti degli ex scali ferroviari, a quelli avviati e controversi come la BEIC-Biblioteca Europea, la Goccia della Bovisa, il nuovo centro commerciale in piazzale Loreto e l’edificazione di grandi volumi sui binari della stazione Cadorna (FILI). È urgente e necessario aprire una discussione effettiva e democratica che tenga conto delle critiche politiche e civili, dei bisogni abitativi, sociali e ambientali espressi dalla popolazione milanese in questi anni, sin qui del tutto elusi, per decidere quali di questi progetti debbano andare avanti e in che modo. Nello specifico, chiediamo che il Piano Casa sia radicalmente rivisto favorendo l’Edilizia Residenziale Pubblica piuttosto che quella Sociale (che a Milano si configura come una fascia dell’edilizia di mercato), la realizzazione di studentati pubblici e davvero accessibili, e che il Piano di Governo del Territorio in corso di elaborazione sia elaborato secondo priorità, obiettivi e principi di equità e redistribuzione materiale delle risorse. Chiediamo, soprattutto, che le pressioni per deregolamentare la normativa urbanistica nazionale e il Testo unico dell’Edilizia attraverso la legge sulla Rigenerazione urbana e il nuovo Testo Unico siano respinte: crediamo, infatti, che esista attualmente una grande necessità di adeguare le regole al nuovo contesto globale, ma nel senso opposto a quello auspicato e formalizzato nelle bozze di legge elaborate in questi anni. Bisogna proporre nuove forme di pianificazione in grado di far fronte agli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, di tutelare l’interesse degli abitanti e la qualità ambientale e sociale dei luoghi dall’eccessiva rapacità degli investitori. Occorre ripristinare l’effettiva capacità degli enti pubblici di governare i processi di trasformazione dei territori e di vincolare le istituzioni pubbliche alla trasparenza e al mandato degli elettori. È fondamentale una riforma organica della legge nazionale per bloccare il consumo di suolo e per rimuovere dai piani le previsioni non attuate o senza inizio delle procedure da cinque anni. Serve una nuova urbanistica tesa alla giustizia spaziale e al riequilibrio territoriale, una nuova cultura civile e una vera sensibilità ambientale, per Milano, per le città e i territori del Paese. > Le firme: > Ilaria Agostini – Università di Bologna > Alfredo Alietti- Università di Ferrara > Luca Alteri, Università di Roma, Sapienza > Mariella Annese – Politecnico di Bari > Pierpaolo Ascari, Università di Bologna > Arianna Azzellino – Politecnico di Milano > Daniele Balicco – Università Roma Tre > Angela Barbanente – Politecnico di Bari > Filippo Barbera – Università di Torino > Alessandro Barile – Università di Roma > Matteo Basso – Università Iuav di Venezia > Emanuela Beacco – avvocato > Luca Beltrami Gadola – direttore Arcipelago Milano > Auretta Benedetti – università Bicocca > Tomà Berlanda – università di Torino > Alessandro Bertante NABA Milano > Paolo Berdini – Università Tor Vergata di Roma > Alberto Bertagna – università di Genova > Piero Bevilacqua – Università La Sapienza di Roma > Roberto Biscardini – Politecnico di Milano > Stefano Bocchi – Università degli studi di Milano > Paola Bonora – Università di Bologna > Paolo Borioni – Università La Sapienza di Roma > Gianni Bottalico – già presidente ACLI > Sergio Brenna – Politecnico di Milano > Paola Giuseppina Briata – Politecnico di Milano > Grazia Brunetta – Politecnico di Torino > Emma Buondonno – Università Federico II di Napoli > Roberto Budini Gattai – Università di Firenze > Alberto Budoni – Università la Sapienza di Roma > Ilaria Bussoni – Università di Padova > Francesca Cangelli – Università di Foggia > Michel Carlana – Università IUAV di Venezia > Davide Caselli – Università di Bergamo > Mimmo Cangiano – Università di Venezia > Renato Capozzi – Università Federico II di Napoli > Giovanni Carrosio – Università di Trieste > Gianfranco Cartei – Università di Firenze > Arianna Catenacci – Politecnico di Milano > Giovanni Caudo – Università di Roma Tre > Bibo Cecchini – Università di Sassari > Filippo Celata – Università di Roma La Sapienza > Carlo Cellamare – Università La Sapienza di Roma > Floriana Cerniglia – Università Cattolica di Milano > Claudia Cassatella – Politecnico di Torino > Francesco Chiodelli – Università di Torino > Francesca Cognetti – Politecnico di Milano > Laura Colini – Università IUAV di Venezia > Andrea Comboni – Università di Trento > Grazia Concilio – Politecnico di Milano > Giancarlo Consonni, Politecnico di Milano > Francesca Conti- Università di Roma La Sapienza > Alessandro Coppola – Politecnico di Milano > Giorgiomaria Cornelio Università Iuav di Venezia > Elisa Cristiana Cattaneo – Politecnico di Milano > Pierre Alain Croset, Politecnico di Milano > Joselle Dagnes – Università di Torino > Senzio Sergio D’Agata, Università Bicocca > Concetta D’Angeli – Università di Pisa > Alessandro Dama – Politecnico di Milano > Lidia De Candia – Università di Sassari > Francesco De Cristofaro – Università di Napoli Federico II > Silvia De Laude – Università di Roma La Sapienza > Sabina De Luca – Forum Uguaglianze e Diversità > Vezio De Lucia – Università la Sapienza di Roma > Antonio De Rossi – Politecnico di Torino > Lorenzo degli Esposti – Università di Genova > Alessandro Del Piano – urbanista > Antonio Di Gennaro – agronomo > Veronica Dini – avvocato > Martino Doimo, Università Iuav di Venezia > Luigi de Falco – Presidente Italia Nostra Napoli > Paula de Jesus – LABUR – Laboratorio Urbanistica > Paolo De Nardis – Università La Sapienza- Roma > Giuseppe Episcopo – Università Roma Tre > Antonio Esposito – Università di Bologna > Romeo Farinella – Università di Ferrara > Davide Tommaso Ferrando – Università di Bolzano > Francesco Saverio Fera – Università di Bologna > Marco Ferrari – Università Iuav di Venezia > Cristiana Fiamingo – Università degli Studi di Milano > Pierfrancesco Fiore – Università di Salerno > Daniel Andrew Finch-Race – Università di Bologna > Mattia Fiore – Università di Bologna > Gianfranco Franz -Università di Ferrara > Alessia Franzese – Università Iuav di Venezia > Laura Fregolent – Università Iuav di Venezia > Emanuele Frixa – Università di Bologna > Andrea Fumagalli – Università di Pavia > Sara Gandini – IEO > Emanuele Garbin, Università Iuav di Venezia > Giuseppe Garzia – Università di Bologna > Francesco Gastaldi – Università Iuav di Venezia > Dario Gentili – Università Roma Tre > Maria Cristina Gibelli – Politecnico di Milano > Daniele Giglioli – Università di Trento > Roberto Gigliotti – Università di Bolzano > Corrado Giuliano – avvocato > Simone Gobbo, Università Iuav di Venezia > Giorgio Goggi – Politecnico di Milano > Paolo Gomarasca – Università Cattolica di Milano > Francesca Governa – Politecnico di Torino > Elena Granata – Politecnico di Milano > Claudio Greppi – Università di Siena > Massimiliano Guareschi – Università Bicocca > Giovanna Iacovone – Università della Basilicata > Carlo Iannello – Università di Napoli Federico II > Giovanni Laino – Università di Napoli Federico II > Arturo Sergio Lanzani – Politecnico di Milano > Tommaso Listo – Politecnico di Torino > Antonio Longo – Politecnico di Milano > Francesca Leder – Università di Ferrara > Alberto Lucarelli – Università di Napoli Federico II > Sabrina Lucarelli – Direttivo Riabitare l’Italia > Stefano Lucarelli – Università di Bergamo > Giovanni Maciocco – Università di Sassari > Paolo Maddalena – Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale > Roberto Mancini – Università di Macerata > Sara Marini – Università Iuav di Venezia > Costanza Margiotta – Università di Padova > Sergio Marotta – Università Suor Orsola Benincasa > Anna Marson- Università Iuav di Venezia > Gianni Mastrolonardo – Università di Firenze > Alfio Mastropaolo – Università di Torino > Clara Mattei – New School for Social Research, NY > Ugo Mattei, Università di Torino > Arturo Mazzarella – università di Roma > Eugenio Mazzarella – Università di Napoli Federico II > Francesco Memo – scrittore > Livia Mercati- Università di Perugia > Carlo Moccia – Politecnico di Bari > Tomaso Montanari – università per stranieri di Siena > Raul Mordenti (Università di Roma Tor Vergata) > Cristina Morini – Effimera > Andrea Morniroli – Economia Fondamentale > Stefano Munarin – Università Iuav di Venezia > Francesco Musco – Università Iuav di Venezia > Mario Angelo Neve – Università di Bologna > Elena Ostanel – Università Iuav di Venezia > Sergio Pace – Politecnico di Torino > Daniela Padoan – Presidente di Giustizia e Libertà > Francesco Pallante – Università di Torino > Pancho Pardi – Università di Firenze > Marco Parisi – Università del Molise > Rita Paris- direttore Parco Archeologico dell’Appia Antica > Rossano Pazzagli – Università del Molise > Agostino Petrillo – Politecnico di Milano > Marco Peverini – Politecnico di Milano > Massimo Pica Ciamarra – Università di Napoli Federico II, International > Academy of Architecture, > Emanuele Piccardo – Università di Genova > Vanessa Pietrantonio – Università di Bologna > Paolo Pileri- Politecnico di Milano > Valeria Pinto – Università di Napoli Federico II > Michelangelo Pivetta, Università di Firenze > Pierluigi Portaluri – Università del Salento > Alessandro Portelli – Università di Roma La Sapienza > Stefano Portelli – Università di Roma Tre > Geminello Preterossi – Università di Salerno > Matteo Proto- Università di Bologna > Gabriella Pultrone – Università Mediterranea di Reggio Calabria > Carlo Quintelli – Università di Parma > Federico Rahola – Università di Genova > Gundula Rakowitz – Università Iuav di Venezia > Cristina Renzoni – Politecnico di Milano > Laura Rescia – Università di Torino > Francesco Rispoli – Università di Napoli Federico II > Aurora Riviezzo – Politecnico di Torino > Luisa Rossi – Università degli studi di Parma > Ugo Rossi – Gran Sasso Science Institute dell’Aquila > Renzo Luigi Rosso – CNR – IRPI, Politecnico di Milano > Luca Ruali – Università Iuav di Venezia > Lorenzo Sacconi – Università Statale di Milano > Laura Saija – Università di Catania > Angelo Salento – Università del Salento > Isaia Sales – Università Suor Orsola Benincasa > Carlo Salone – Università di Torino > Battista Sangineto – Università della Calabria > Giuseppe Scaglione – Università di Trento > Enzo Scandurra – Università di Roma > Giuseppe Scandurra – Università di Ferrara > Andrea Schiavone – LABUR – Laboratorio Urbanistica > Rocco Sciarrone – università di Torino > Giovanni Semi – Politecnico di Torino > Salvatore Settis – Scuola Normale Superiore, Università di Pisa > Luca Skansi – Politecnico di Milano > Paolo Sordi (Università eCampus; Università di Roma Tor Vergata) > Laura Tedesco – Università Iuav di Venezia > Fabio Terribile – Università di Napoli Federico II > Vincenzo Tondi della Mura – Università del Salento > Graziella Tonon – Politecnico di Milano > Simone Tosi – Università Bicocca > Lucia Tozzi – Università di Bologna > Francesco Trane – Università di Ferrara > Maria Cristina Treu, Politecnico di Milano > Simone Tulumello – università di Lisbona > Paolo Urbani – Università La Sapienza di Roma > Sergio Vacca – Università di Sassari > Giorgio Vacchiano – Università Statale Milano > Pietro Valle – Politecnico di Milano > Francesco Vallerani – Università Ca Foscari di Venezia > Daniele Vannetiello – Università di Bologna > Mauro Varotto – Università di Padova > Matteo Vegetti – Università di Mendrisio > Sergio Vellante – Università della Campania Luigi Vanvitelli > Massimo Venturi Ferriolo – Politecnico di Milano > Gianfranco Viesti – Università di Bari > Marco Vigliotti – Università La Sapienza di Roma > Tiziana Villani – Università La Sapienza di Roma > Federica Visconti – Università di Napoli > Chiara Visintin – Biblioteca Arcivio Emilio Sereni > Daniele Vitale – Politecnico di Milano > Alessandro Volpi- Università di Pisa > Federico Zanfi – Politecnico di Milano > Alberto Ziparo – università di Firenze > Iacopo Zetti – università di Firenze Redazione Italia
September 4, 2025
Pressenza
Comunicato 28 agosto 2025 – Sostegno a la Global Sumud Flottilla
I Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti sostengono e invitano a supportare la Global Sumud Flottilla, una grande missione umanitaria civile promossa dai popoli per il popolo palestinese vittima di genocidio, che vede coinvolti 44 paesi, centinaia di attiviste/i e numerose navi, in partenza dalla Spagna, dall’Italia e dalla Tunisia in questi giorni. Di fronte ai vergognosi tentennamenti, ai balbettii penosi, alle promesse dilatorie, ai doppi standard morali e politici, alle dichiarazioni roboanti ma vuote di governi che, come quello Meloni, sono complici dell’entità sionista, alla quale si continua a dare appoggio militare e diplomatico e giustificazione ideologica, i popoli esercitano, con iniziative spontanee, dal basso, quella sovranità che anche i Comitati richiamano e rivendicano da quando si sono costituiti, per affermare l’uguaglianza e per salvaguardare un modello di convivenza basato sulla solidarietà e sul rispetto, non sulla sopraffazione e su istanze a vario titolo colonialistiche e suprematiste. Più di 40 tonnellate di cibo sono state raccolte in 48 ore al porto di Genova. Lo stesso è accaduto altrove, mentre molti lavoratori dei porti si sono rifiutati di caricare sulle navi armi destinate a Israele e al suo progetto di sterminio, che ormai si compie in modo scoperto e senza pudore. Auspichiamo che le navi, protette da quel diritto internazionale, già più volte calpestato e vilipeso, arrivino a Gaza e spezzino il blocco criminale che sta decimando i palestinesi, decisi tuttavia a non abbandonare la propria terra. Seguiremo il viaggio della solidarietà con trepidazione e vigilanza attiva, e intanto continueremo a pretendere che il governo interrompa ogni rapporto commerciale, militare e diplomatico ed ogni forma di collaborazione scientifica e accademica con Israele. Soffieremo vento di umanità nelle vele della Global Sumud Flottilla. Vogliamo raccogliere, così, il testamento del giornalista Anas Al-Shafir, che, morendo sotto un fuoco che ha ucciso più di 240 reporter, ci ha raccomandato di non abbandonare la Palestina, “cuore pulsante di ogni persona libera”. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti