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CS 6 giugno 2026 Assemblea Pubblica Nazionale – “La nostra lotta, le nostre lotte”
Sono esattamente 7 anni che i Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti hanno abbandonato la lotta esclusivamente in difesa della scuola della Costituzione, minacciata dall’autonomia differenziata, per estenderla ai moltissimi, ulteriori aspetti della vita quotidiana che sono attaccati dal progetto scellerato; un progetto che nega l’uguale garanzia di diritti sociali e civili su tutto il territorio della Repubblica, sostenendo – al contrario – diritti diseguali, a seconda del certificato di residenza; laddove chi ha già tanto avrà di più, chi ha meno starà sempre peggio. Della Repubblica si è festeggiato il 2 giugno l’ottantesimo anniversario; una Repubblica minacciata dalla prepotenza tipica della maggioranza di destra che, indifferente alle prescrizioni della Corte Costituzionale, accelera, sotto la spinta del ministro leghista Calderoli, nel percorso verso la “secessione dei ricchi”. Sabato 6 giugno, dalle ore 9,30 alle 16,30, presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, al Maschio Angioino a Napoli, si terrà l’assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO Autonomia Differenziata: “La nostra lotta, le nostre lotte”. Un appuntamento che ha l’ambizione di lanciare il necessario allarme nei confronti della strategia del governo che – complice anche il silenzio dei media – sta tentando di portare a compimento il processo che provammo ad interrompere con il referendum 2 anni fa (con un milione e 300mila firme raccolte) e che, comunque, la sentenza 192/24 della Corte costituzionale ha in parte smontato. Nonostante la bocciatura della legge Calderoli, (86/2024), il governo Meloni-Calderoli va avanti. Infatti, presso le commissioni I Affari Costituzionali di Senato e Camera si trovano le 4 pre-intese siglate da Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte su 4 materie cosiddette non LEP (Protezione Civile, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica e Sanità, Previdenza integrativa), già precedentemente approvate dalla Conferenza Unificata, con il parere negativo di 6 regioni, guidate dal PD o dal M5S, e dell’Anci. Le commissioni – presso le quali si stanno svolgendo audizioni che, come nelle precedenti occasioni, rilevano pareri negativi da parte di giuristi, economisti, esponenti della società civile, sindacati – dovranno formulare un atto di indirizzo; quindi, verranno predisposte e firmate le Intese, che il Parlamento potrà emendare: ci auguriamo che vengano sotterrate attraverso una valanga di emendamenti. Contestualmente, al Senato l’AS 1623 è il testo che Calderoli ha predisposto per determinare i livelli essenziali delle prestazioni, prerequisito per poter attaccare anche le cosiddette materie LEP, come la scuola. Oltre al fatto che determinare i LEP non significa garantirli (atto che prevederebbe milioni di euro), numerosi sono gli elementi di incostituzionalità nei testi siglati con le regioni. Siamo certi che le regioni guidate dal PD e dal M5S, ricorrendo alla Corte costituzionale, si batteranno per impedire che le Intese, andando in porto, possano aggravare ulteriormente le disuguaglianze sociali e territoriali. A Napoli, la mattina si aprirà con gli interventi di Emiliano Brancaccio, Antonella Bundu, reduce dalla Flotilla, Marco Esposito, Pietro Spirito, Massimo Villone. Interverrà il Presidente della regione Emilia- Romagna Michele De Pascale. Il pomeriggio, con un’introduzione di Antonio Mazzeo, esponente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della lotta NO Ponte, prenderanno la parola esponenti di movimenti territoriali e studenteschi, sindacati, associazioni. Ed è proprio dal pomeriggio che l’iniziativa prende il nome e trova il proprio senso precipuo: qualora il progetto eversivo di autonomia differenziata si concretizzasse, tutte le lotte e tutti i movimenti – di qualsiasi cosa si occupino – verrebbero coinvolti. Il Sud del nostro Paese, i Sud di tutte le regioni, verrebbero definitivamente affossati, oggetto di politiche predatorie, senza speranza di emancipazione dalle proprie attuali condizioni. Da Napoli – una delle città del Sud che ha tirato la volata al trionfo del NO nel referendum sulla riforma della magistratura, un no che, vogliamo crederlo, parla anche di autonomia differenziata – parte una nuova fase della lotta dei Comitati e del Tavolo NOAD. Una fase di mobilitazione intensa, che avrà una significativa scadenza nelle elezioni del 2027: nei programmi dei partiti, o delle liste, che chiederanno il voto per battere le destre, proponiamo sia inserita l’abolizione del comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, strumento per minare l’unità della Repubblica. Nei prossimi mesi continueremo a contrastare il disegno della secessione dei ricchi con sit-in, assemblee, manifestazioni di piazza, incontri di informazione. Il nostro obiettivo è quello che hanno espresso milioni e milioni di cittadini/e con il referendum sulla giustizia: la Costituzione non si tocca, va rispettata e applicata. Il referendum sulla giustizia ha liquidato anche il disegno del premierato assoluto; ora tutti/e devono mobilitarsi per impedire che si realizzi la terza controriforma, quella dell’autonomia differenziata: difendiamo l’unità della Repubblica, cioè l’uguaglianza dei diritti sociali, civili e politici. Solo così potremo sperare di sconfiggere le politiche di discriminazione razziste verso i migranti, di suprematismo nordista, e le misure securitarie che distruggono le libertà civili di manifestare e di lottare per una società dove si affermi il valore supremo della pari dignità di ogni persona, dovunque risieda e da qualunque parte del mondo provenga. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Allarme per l’unità della Repubblica
Il voto referendario sulla magistratura ha detto con forza e chiarezza che la Costituzione non si tocca e non si deve toccare, a difesa dei diritti di libertà e sociali, e ha sostanzialmente cancellato dall’agenda politica il premierato. Giovani e Mezzogiorno, con il loro voto, hanno sconfitto Giorgia Meloni. Con questo voto referendario si sono cancellate due deforme della Costituzione. Tuttavia siamo allarmati. E vogliamo trasmettere il nostro allarme. C’è un’insidia che continua a minacciare il nostro Paese, l’Autonomia Differenziata; il ministro leghista Calderoli lavora in silenzio, ma con determinazione, portandola avanti: troppi – distratti – la considerano archiviata con la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale. La Consulta, ponendo dei paletti, certamente ha modificato la drammaticità della situazione precedente; però il Governo deliberatamente li ignora, e così – con le pre-Intese con quattro Regioni del Nord e con il ddl Calderoli sui LEP, attualmente in Senato – l’Autonomia differenziata ha ripreso il cammino; che va, invece, bloccato. Passo dopo passo, nell’indifferenza generale, si va avanti, assegnando diritti a chi già ne ha e – di conseguenza – negandoli a chi ne ha già pochi. Basta leggere anche solo superficialmente le parole del presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, uno dei potenziali beneficiari delle regalie di questa de-forma costituzionale, che istituzionalizza le diseguaglianze: “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […]. L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.” Ecco, come – con poche, ma inequivocabili parole – si dà voce a quello che il razzismo nostrano pensa da tempo, forse da sempre: che esista una parte “sana” (e quindi una malata) nel Paese. Come liberarsi di questa “palla al piede” che è il Meridione è presto detto: il federalismo secessionista consentirà alle regioni del Nord di unirsi alla “locomotiva europea”, per proteggere la propria industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. In linea di continuità con tali, sconcertanti affermazioni, il quotidiano “Libero”, il 24 marzo titolava l’esito referendario in modo inequivocabile: “Il no sfonda soprattutto tra i ceti improduttivi del Meridione e i giovani pro Pal”. Inefficienti e pure improduttivi, dunque. Ma non basta. Sulla scorta del “modello” (per modo di dire) di Roma Capitale, che impone un’ulteriore modifica della Carta, quella dell’art. 114, sponsorizzato convintamente dal sindaco Gualtieri, il sindaco Sala a Milano e a Venezia il segretario del PD, Martella, coadiuvato dall’ex presidente della Regione, Zaia, caldeggiano proposte analoghe. Ogni potentato locale rivendica più potere; ma non è la scissione dell’atomo, è la secessione dei ricchi: è la frammentazione progressiva delle istituzioni per spartirsi la torta del potere. E l’unità della Repubblica? E l’uguaglianza dei diritti di tutti/e i/le cittadini, ovunque risiedano? E il Mezzogiorno? In un mondo sconvolto dalle guerre e in un Paese segnato dalle diseguaglianze queste parole e questi provvedimenti significano una sola cosa: vadano avanti i potenti e i ricchi, che per di più rivendicano il merito di esserlo, mentre godono solo dei privilegi del potere e della ricchezza; gli altri si arrangino, se riescono. E, comunque, non disturbino il progetto della secessione. Però: il risultato del voto referendario ci racconta un’altra storia; ci parla di un altro progetto, quello del rispetto e dell’attuazione della Costituzione, fondata sull’antifascismo, sui diritti politici e sociali. Più bello, più socialmente responsabile, più democratico. Perché è un progetto di uguaglianza sostanziale. È un progetto popolare; che, con il referendum del 23 marzo, ha fondato la propria affermazione sul voto dei giovani e sul Meridione, inedito connubio e forza liberatrice. Ignorarlo sarebbe diabolico. Almeno quanto ignorare il fatto che quel voto del Sud è una condanna delle parole di Fontana, dei volgari commenti di “Libero” e – più in generale – dell’autonomia differenziata. E’ un voto che -superando stanchezza e delusione, frutti di un’oppressione antica – esprime e sprigiona energie nuove. È un voto contro le diseguaglianze e l’ingiustizia. Con i referendum del 2006, del 2016 e con quest’ultimo, cittadini e cittadine hanno inviato un messaggio forte e chiaro: la Costituzione non si tocca. Ma la Costituzione è già stata toccata nel 2001 con la deforma del suo Titolo V. Ed è stata violata al punto da contraddire i suoi principi fondamentali. Meloni e Calderoli ora vogliono far passare in quel varco le autonomie differenziate e, con pre-Intese e Intese, realizzare le secessioni regionali, che aggraveranno disuguaglianze sociali e territoriali. Sta a noi tutti/e impedire la realizzazione di questo disegno di frammentazione dell’unità della Repubblica. Si può riparare il danno del 2001, impedendo ora che prosegua il processo delle Intese e poi provvedendo a cancellare il comma 3 dell’articolo 116 e a ridefinire i rapporti tra i diversi livelli istituzionali secondo i principi del regionalismo cooperativo. Da tempo, pressoché inascoltati, gridiamo che la sentenza 192 della Corte Costituzionale non ha archiviato la questione; e che l’autonomia differenziata sta procedendo. Le prime due colonne del patto scellerato – controriforma del CSM e premierato, che tenevano coese le forze delle destre – sono state demolite; ora dobbiamo fronteggiare la rabbia degli sconfitti, che si accaniranno sul punto sopravvissuto del loro progetto, il più grave: l’autonomia differenziata, che non solo diversificherà i diritti delle persone sulla base del certificato di residenza, ma modificherà drammaticamente l’assetto istituzionale del Paese, mettendo in discussione la forma di Stato, la Repubblica democratica. Temiamo possa essere l’unica deforma che andrà avanti. È per questo che lanciamo un grido di allarme: presto le pre-Intese siglate dal Governo con Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte su 4 materie “non LEP” (nonostante la sentenza della Consulta) approderanno in un Parlamento defraudato della sua prerogativa istituzionale e costituzionale, trattato come un organo passacarte, prono al volere del Governo. E la legge Calderoli sui LEP, AS 1623, sta continuando il suo iter in Senato. Nulla è concluso, dunque; tutto continua sottotraccia, nel silenzio e nella disinformazione. Con questo nostro Allarme ci appelliamo a tutte le forze democratiche del Paese – dalle associazioni, ai sindacati, ai partiti politici – affinché assumano la responsabilità di non lasciare questo appello inascoltato. E per lanciarlo, organizzeremo un’Assemblea nazionale a Napoli il 6 giugno prossimo. Segnate la data, siate presenti. Auspichiamo che tutte /i coloro che hanno detto no al Referendum del 22- 23 marzo si mobilitino per bloccare il disegno dell’Autonomia differenziata, per dire alto e forte No alla secessione dei ricchi. Vi aspettiamo a Napoli. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
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