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Comunicato 5 marzo 2026 Comitato Emilia Romagna
Dopo la Regione Puglia anche la Regione Emilia-Romagna impugna la legge finanziaria che istituisce i LEP, voluti dal ministro Roberto Calderoli, con la Delibera del 2 marzo che propone avanti alla Consulta questione di legittimità costituzionale degli art.1 commi 706-711 e 3 Legge di bilancio 2025, riferendosi alla spesa e in particolare alla “missione 14: diritti sociali, politiche sociali, pari opportunità e disagio”. La Giunta regionale ha colto l’artificio contenuto nell’ultima legge di bilancio, compiendo l’unico atto consentito dall’ordinamento per opporsi: ricorso diretto alla Corte costituzionale. * L’art.1 viene ritenuto illegittimo in quanto istituisce il Livello essenziale di prestazione (Lep) in materia di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale per gli alunni e gli studenti con accertamento della condizione della disabilità in età evolutiva “senza una propedeutica istruttoria nonché senza intesa con le Regioni o, quantomeno, il parere delle stesse”; * l’ art.3 viene ritenuto illegittimo in quanto lo stanziamento per la “Missione 14” sia dimostrabilmente insufficiente e inadeguato. In sintesi, viene proposto ricorso al Giudice delle leggi a fronte di norme dal contenuto discriminatorio perché non supportate da norme di spesa che garantiscano uniformità dei diritti. Questa importantissima decisione coglie in pieno quanto da anni evidenziato dal Comitato E-R contro ogni autonomia differenziata e cioè il cortocircuito creato dalla legge Calderoli 86/2024 e dal ddl delega 1623/25 attualmente in discussione al Senato, riguardo ai Lep. Questi, per dettato costituzionale, vanno determinati e garantiti attraverso legge dello Stato; tuttavia con la legge di bilancio 2025, ne viene scaricato l’onere sostanzialmente sui bilanci regionali e comunali. Il Comitato ha più volte richiamato l’attenzione su questo snodo prodromico all’attuazione dell’autonomia differenziata (AD): senza previa determinazione dei LEP è incostituzionale qualunque trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni, tantomeno di intere materie. Il Comitato E-R dà quindi atto che gli impegni formalmente presi dalla Regione con apposito emendamento alla legge di spesa approvato il 23/12/2025 comincino a trasformarsi in concreti passaggi istituzionali. Questa decisione della Regione, fa emergere con forza la contraddizione nella quale si muove il progetto governativo di addivenire al più presto alla concretizzazione dell’AD ex art. 116 c.3 Cost.: il progetto si scontra in modo irreparabile con la scarsità di risorse o, peggio, con la mancanza di volontà politica di colmare i divari tra territori e tra condizioni soggettive. La Regione respinge quindi la finzione che possa determinarsi trasferimento di competenze sulla base di “autodefiniti” LEP privi di copertura generale; respinge la scelta di riversare gli oneri su bilanci regionali e comunali, poiché tutto ciò va in contrasto con i principi costituzionali. Il Comitato auspica che anche altre Regioni mostrino altrettanta sensibilità istituzionale, proponendo analoghi ricorsi a garanzia dell’uniformità e dell’effettività dei diritti di tutti i cittadini e di tutte le cittadine. Bologna 05/03/2026 Comitato regionale Emilia-Romagna contro ogni autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e l’Uguaglianza dei diritti.
Lettera aperta Conferenza Unificata
Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, riferendosi allo schema di intesa preliminare tra governo e regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 febbraio, ha parlato di “passo storico e decisivo”. Si fa concreta e incombente, dunque, l’attuazione di quella che è stata efficacemente definita “secessione dei ricchi”, che mina il principio dell’universalità e uguaglianza dei diritti sociali. Le quattro intese approvate concernono, come è noto, le cosiddette “materie non-LEP” (previdenza complementare, protezione civile, professioni e, per la sanità, il sistema tariffario di rimborso, remunerazione, compartecipazione degli assistiti, con poteri di riallocazione delle risorse). Ma attenta all’unità del Paese anche il disegno di legge delega AS 1623, presentato per la determinazione dei LEP in altre 12 materie. La disinvolta procedura seguita dal ministro elude o ignora la Sentenza 192/2024 della Consulta, emanata a seguito dei ricorsi avanzati avverso la Legge 86/2024, dopo la straordinaria mobilitazione popolare (1.300.000 firme raccolte per il referendum abrogativo), di cui i Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata sono stati protagonisti. La Corte Costituzionale, infatti, ha perimetrato in modo cogente la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia, stabilendo che non esistono materie per le quali non si individui l’esigenza di determinare i LEP; che la richiesta di autonomia debba essere dettagliatamente motivata, in ragione di specificità territoriali da illustrare tramite una rigorosa istruttoria; che solo il Parlamento ha titolo a definire i Lep. Noi riteniamo che la determinazione dei Lep richieda un’ampia partecipazione dei/delle cittadini/e – in Francia si parla, non a caso, di débat publique – che potrebbe essere promossa dalle Regioni, in collaborazione con i Comuni, e la conseguente elaborazione di materiali che potrebbero essere la base della deliberazione del Parlamento, in modo che i Lep siano effettivamente espressione dell’uguaglianza dei diritti su scala nazionale. Poiché pensiamo che la Conferenza Unificata – essendo rappresentativa di tutte le regioni italiane – dovrebbe essere il luogo in cui si possa svolgere un primo ma fondamentale esame degli effetti che le preintese potrebbero avere su tutte le regioni, auspichiamo che la discussione in Conferenza Unificata sia molto approfondita e che – se le preintese ledessero gli interessi anche solo di una regione – si pervenga ad un parere negativo. Poiché le preintese, così come sono formulate, minano i livelli di prestazione a garanzia dei diritti sociali – come si può vedere per quel che riguarda la sanità, o anche la previdenza complementare – ci auguriamo che i Presidenti di Regione in Conferenza Unificata esprimano parere negativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata e il Tavolo nazionale “No AD” hanno da sempre richiesto che i Consigli regionali – come è successo in Emilia-Romagna – si oppongano ad intraprendere l’iter della Autonomia differenziata. In particolare, in occasione della Conferenza Unificata, CHIEDONO che i Consigli regionali diano mandato al Presidente della Regione di respingere le quattro intese approvate in via preliminare, denunciandone le forti criticità e la non conformità ai rilievi mossi dalla Consulta, con particolare riguardo alla mancanza di indicatori capaci di fornire una comprovata giustificazione della maggiore autonomia richiesta. Distinti saluti Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Lettera aperta al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga
Illustrissimo Presidente, abbiamo ragione di ritenere che domani – in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost. La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto al dictat della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Sua sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e
L’Ordini dei Medici: “Con l’Autonomia differenziata si accentuano le disuguaglianze di salute”
Non basta la Costituzione a fermare il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli: nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha approvato le intese preliminari per l’Autonomia regionale differenziata (AD) firmate dal ministro su delega della presidente Meloni con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Ci dovranno essere ora il parere della Conferenza Unificata e poi il parere delle Camere con atti di indirizzo. Questa fase si conclude con il ritorno degli Schemi di intesa in Consiglio dei ministri, con il Governo che stilerà gli schemi di intesa definitiva e li invierà alle rispettive Regioni. Il percorso istituzionale prevede poi la fase delle approvazioni: la Regione deve approvare l’intesa definitiva e darne comunicazione al Governo, dopodiché il Consiglio dei ministri delibera l’intesa definitiva e un disegno di legge di approvazione dell’intesa entro 45 giorni. Il disegno di legge viene poi trasmesso alle Camere, con allegata l’intesa, per poi essere sottoposto alle Camere nel suo passaggio definitivo. Questa fase si conclude con l’approvazione delle Intese da parte del Parlamento, andando a completare il percorso di attribuzione (https://www.affariregionali.it/it/il-ministro/comunicati/autonomia-via-libera-in-cdm-agli-schemi-di-intesa-preliminare-con-le-4-regioni-esulta-calderoli-storica-prima-volta-ora-avanti-nel-percorso/). A parere del costituzionalista Massimo Villone i testi approvati disattendono chiaramente la sentenza n° 192/2024 della Corte costituzionale, soprattutto nella parte in cui la Consulta ha dato un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’Autonomia Differenziata. Massimo Villone, che non esclude il ritorno in Consulta per far valere l’elusione – che si mostra con piena evidenza – della sentenza 192/2024, sottolinea soprattutto l’incompatibilità dell’Autonomia Differenziata con la mancata previsione di risorse aggiuntive volte alla perequazione, “cui al contrario si aggiunge nei preaccordi la garanzia dello Stato di piena discrezionalità della Regione nell’allocazione di tutte le risorse disponibili. In specie, si dissolve in tal modo il servizio sanitario nazionale aprendo – come già in Lombardia – a vaste privatizzazioni” (M. Villone, “Autonomia regionale, ora serve un <<no>> da Fico”, la Repubblica – Napoli, 20 febbraio 2026). Le intese con Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte prevedono, infatti, che siano le Regioni a stabilire gli standard formativi che danno diritto a esercitare le professioni (escluse quelle sanitarie). Inoltre, le quattro regioni potranno fissare tariffe diverse da quelle nazionale per remunerare la sanità convenzionata, istituire fondi sanitari integrativi. A scendere in campo contro l’Autonomia Differenziata di Calderoli sono anche gli ordini dei medici, che denunciano il rischio che vengano accentuate in questo modo le prerogative regionali che potrebbe incrementare le diseguaglianze in sanità già da tempo presenti. A far sentire la propria voce sono i 106 Presidenti che compongono il Consiglio nazionale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che con una mozione approvata all’unanimità, chiedono di fare un passo indietro e di espungere, dagli schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, appena approvati dal Consiglio dei Ministri, la materia delle Professioni. E questo per garantire “omogeneità nel riconoscimento dei titoli abilitanti, anche in relazione alla mobilità internazionale dei professionisti”. A destare apprensione, anche le intese su “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”, per cui le Regioni potranno riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa su altri ambiti sanitari regionali, e “Protezione civile”. Il Consiglio nazionale Fnomceo esprime infatti “grande preoccupazione che, nel processo di attuazione delle norme sulla autonomia differenziata, si comprometta l’unicità del SSN, in assenza di una profonda revisione del Ministero della Salute quale garante di uguaglianza dei cittadini di fronte alla salute, ai sensi dell’art. 3 della Costituzione”. Il timore è quello che l’ulteriore accentuazione delle autonomie regionali in tema di tutela della salute sia un ulteriore fattore che potrebbe incrementare le diseguaglianze in sanità già da tempo presenti nel Paese che, in questi venti anni di sanità delle Regioni, non hanno trovato soluzioni adeguate. “Siamo convinti che, a fronte di ogni intervento sull’autonomia differenziata che incida sulla sanità, commenta il Presidente Filippo Anelli, sia necessario rafforzare il Ministero della Salute, restituendogli un ruolo importante di governance centrale. Questo per rispettare quel concetto di uguaglianza, formale e sostanziale, di tutti cittadini, previsto dall’articolo 3 della Costituzione. Un’uguaglianza richiamata, quando si parla di tutela della salute, diritto fondamentale di ogni individuo, all’articolo 32, laddove la Repubblica garantisce cure gratuite a chi non può permettersele, e che si è voluta realizzare attraverso l’istituzione del nostro Servizio sanitario nazionale”. Anche il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, Ha fortemente criticato i percorsi in atto di autonomia differenziata allargata all’ambito sanitario: “La sanità pubblica italiana, ha sottolineato Di Silverio, si fonda su un principio costituzionale imprescindibile: garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo di residenza, il diritto universale e uniforme alla tutela della salute. L’introduzione di ulteriori forme di autonomia regionale rischia invece di ampliare le disuguaglianze territoriali già oggi evidenti, creando un sistema sanitario sempre più frammentato e diseguale. Le Regioni promotrici giustificano tale scelta con l’obiettivo di migliorare efficienza e qualità dei servizi. Tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni dimostra che una maggiore autonomia, in assenza di un solido sistema di perequazione e di garanzie uniformi sui livelli essenziali di assistenza (LEA), finisce per rafforzare i divari esistenti tra territori, penalizzando soprattutto le aree più fragili del Paese” (https://www.anaao.it/content.php?cont=44789). Qui la mozione su Autonomia differenziata approvata dalla FNOMCEO: https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2026/02/Mozione-autonomia-differenziata-vers-finale.pdf. Giovanni Caprio
February 23, 2026
Pressenza
Comunicto Stampa 19 febbraio: l’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale
Come era stato annunciato nelle precedenti settimane, l’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale. Il 18 febbraio 2026 alle ore 16 sono state approvate in una riunione del Consiglio dei Ministri, cui hanno partecipato i Presidenti delle Regioni interessate, le intese che riguardano 3 materie “non Lep”: “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” sulle quali 4 regioni del Nord (Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria) potranno esercitare potestà legislativa esclusiva. Ad esse si aggiunge una quarta materia (“tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”). In attesa dei passaggi che dovranno essere compiuti – Conferenza unificata Stato Regioni Enti locali, che dovrà esprimere entro 60 gg un parere (non vincolante), poi un passaggio alle due Camere che formalizzeranno entro 90 gg una valutazione attraverso atti di indirizzo (anche essi non vincolanti) – il presidente del Consiglio o il ministro per gli Affari Regionali redigono un testo definitivo, che verrà controfirmato dal Presidente di Regione, deliberato in CdM e trasmesso alle Camere per il voto definitivo, a maggioranza assoluta dei componenti, con una probabile conclusione dell’iter entro il 2026. I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e il Tavolo NO AD hanno già espresso in varie sedi le nette critiche su queste procedure accelerate per realizzare l’autonomia differenziata, in modo da eludere il dettato della sentenza 192/24 della Corte. Per questo la nostra azione di contrasto non solo continua; ma con ancora maggior forza chiediamo alle Regioni (innanzitutto a quelle governate dal Centro Sinistra) che non sono state coinvolte in questa cruciale fase preliminare di far sentire la propria voce e di rivendicare i propri diritti, come fecero nell’estate del 2024 rispetto alla legge 86/24. Come ha perfettamente spiegato Marco Esposito in un articolo della newsletter del 18 febbraio, si rilevano nella procedura adottata con le 4 regioni, alcune precise deviazioni da quanto prescritto dalla sentenza della Consulta. Non possiamo pertanto che concordare con lui: “L’autonomia differenziata, ripetono spesso i suoi sostenitori, è scritta in Costituzione, al terzo comma dell’articolo 116. Vero. Ma la sua attuazione non può calpestare né gli altri principi costituzionali né i paletti definiti dalla Corte costituzionale”. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che Calderoli sta seguendo è al contrario quella di emarginare il Parlamento, chiamato ad esprimere pareri e alla fine a votare a favore o contro la legge di recezione. Insomma, il modello è quello delle procedure dei Trattati internazionali, o delle Intese con le confessioni religiose. Nel caso però delle Intese ex art. 116 terzo comma, non si tratta di istituzioni internazionali o religiose, si tratta delle competenze del Parlamento, competenze che esso devolve. Dunque, il Parlamento è soggetto e oggetto, per cui sono le Camere a dover essere il centro decisionale, mentre esse vengono spogliate finanche del potere di emendamento su materie legislative di sua competenza. Il Parlamento è umiliato, e per quanto il governo Meloni l’abbia ridotto a passacarte con il profluvio dei decreti legge e della fiducia a ripetizione, questo annullamento completo del ruolo del Parlamento è davvero scandaloso. Nel merito. Sul sito del Dipartimento Affari regionali, oltre al comunicato di vittoria del ministro Calderoli, oltre ai testi delle preintese, si trova una sola scheda di sintesi, perché esse sono una fotocopia dell’altra. Siccome la Corte costituzionale, sempre nella sentenza 192/2024 ha specificato, ripetutamente, che ogni funzione devoluta deve avere una sua ragione specifica, regione per regione, come è possibile che tutte e quattro le Regioni richiedano le stesse funzioni, sono forse le loro condizioni socio-economiche e istituzionali identiche? Evidentemente no. Ciò che si vuole è semplicemente demolire la Repubblica, la sua unità e indivisibilità nella garanzia dei diritti civili e sociali. D’altro canto basta scorrere l’elenco delle funzioni oppure leggere l’articolo 3 delle preintese sulla sanità per cogliere la gravità dell’attacco ai diritti sociali, dato che le Regioni potranno differenziate le tariffe dei rimborsi, creare fondi sanitari integrativi, assumere personale oltre quello stabilito nella ripartizione del piano sanitario nazionale, spostare addirittura poste del bilancio per capire che siamo al primo passaggio della secessione dei ricchi. Noi ci opporremo e chiediamo alle altre Regioni di respingere in Conferenza unificata il testo delle preintese, di attivarsi per ricorrere alla Corte costituzionale, di impegnarsi a una campagna di mobilitazione contro metodi e contenuti delle preintese. Alle forze parlamentari chiediamo di bloccare l’iter delle preintese fino a quando non si siano definite procedure che rispettino e rispecchino il ruolo centrale delle Camere. Alle organizzazioni politiche di far sentire la loro voce di protesta e di prepararsi alle elezioni del 2027 con il preciso intento di cancellare l’articolo 116 terzo comma della Costituzione così da tagliare alla radice la mala pianta della secessione e di elaborare una revisione complessiva del Titolo V, improvvidamente modificato nel 2001. Alle forze sindacali e associative di manifestare la loro opposizione e di avviare una campagna di controinformazione nei luoghi di lavoro e nei territori per difendere quel che resta delle garanzie dei diritti sociali, che devono divenire uno dei temi centrali delle mobilitazioni operaie e popolari. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO del 20 dicembre 2025 – 10 Presidi No Autonomia differenziata
I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, mentre tutto intorno tace, non cessano di esercitare la loro responsabilità: informare, denunciare, mobilitare per ostacolare e bloccare la folle corsa attraverso la quale il Governo e il ministro Calderoli – bruciando le tappe e sconfessando la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – stanno portando a compimento il progetto eversivo dell’ autonomia differenziata. Da Catania a Torino e Trieste in contemporanea, sotto le sedi dei Palazzi di 10 Regioni, si sono tenuti presidi, che si sono conclusi con la consegna di un documento che individua in maniera circostanziata le deviazioni e le vere e proprie inottemperanze che il Governo sta compiendo rispetto alla sentenza 192/24 della Consulta. In particolare:  le preintese, nel loro insieme, su materie non LEP, tra il Governo delle destre e il Veneto, la Lombardia, la Liguria e il Piemonte, perché la Corte costituzionale ha chiesto che si procedesse con la devoluzione di funzioni specificamente motivate territorio per territorio, mentre le preintese sono fatte con il ‘copia-incolla’;  la legge delega sui LEP, AS 1623, perché è per lo più una legge di ricognizione, e dunque fotografa la situazione attuale, legittimando così le estese e profonde disuguaglianze nell’erogazione dei servizi tra Regioni, che i LEP dovrebbero invece superare;  l’inserimento in legge di Bilancio di 6 articoli (123-128), che determinano i LEP su materie particolarmente importanti, dunque sovrapponendosi alla stessa legge delega. Infine, nei documenti presentati dai Comitati, si chiede che le Regioni si impegnino a ricorrere alla Corte Costituzionale rispetto alla determinazione dei LEP, che non saneranno ma sanciranno le differenze territoriali. In 4 capoluoghi di Regione, poi – a Roma, Milano, Torino, Napoli – sono state consegnate le firme raccolte nelle piazze e sui banchetti per chiedere ai presidenti delle Regioni di non procedere o di non intraprendere alcun passo verso l’autonomia regionale. A Roma i consiglieri di opposizione si sono impegnati per fare una seduta straordinaria sul tema. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti ringraziano tutti i soggetti del Tavolo NOAD che hanno contribuito alla riuscita delle iniziative e ricordano a tutte e tutti che il tempo di agire è ora. Il tempo di bloccare questo progetto scellerato, i cui effetti saranno devastanti per il Paese. L’azione di Comitati e Tavolo è quanto mai urgente: entro il 31 dicembre, verranno infatti ratificati definitivamente gli accordi di Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte per l’applicazione dell’Autonomia differenziata relativamente a Protezione Civile, Professioni (albi professionali, esami, compensi), Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica in materia sanitaria. E inoltre, la scorciatoia del collegamento alla legge di Bilancio del ddl Calderoli renderà il percorso di quel provvedimento più agevole e semplificato; al termine di esso potranno essere firmate le intese con le Regioni interessate ad acquisire potestà legislativa esclusiva sulle materie desiderate. Per fermare la folle corsa del ministro Calderoli verso la disgregazione della Repubblica, ci appelliamo alla vigilanza che la Corte ha affermato che avrebbe esercitato; alle forze politiche di opposizione, e contiamo sulla mobilitazione di sindacati, associazioni, movimenti, cittadine e cittadini che abbiano a cuore l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Comitati contro ogni AD, associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD CATANIA MILANO ROMA ROMA ROMA NAPOLI NAPOLI TRIESTE TORINO BOLOGNA BOLOGNA Intervento di Maria Longo Risposta di P. Calvano capogruppo PD in consiglio regionale Emilia Romagna GENOVA
COMUNICATO STAMPA del 17 dicembre 2025
Il 19 dicembre 2025 si terranno presìdi e iniziative in diverse Regioni: Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia (il 16 dicembre già in Lombardia e successivamente all’insediamento del Consiglio regionale anche in Puglia). Le iniziative vengono promosse dai Comitati contro ogni AD e da associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD   * per contestare l’illegittima accelerazione del Governo sull’Autonomia differenziata; * per chiedere alle Giunte regionali, in particolar modo a quelle di centrosinistra, che si impegnino a ricorrere alla Corte Costituzionale, qualora venissero approvati i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) nella legge di Bilancio o nella  legge delega, per scongiurare gli effetti discriminatori che essi provocherebbero; * per consegnare le firme dei cittadini e delle cittadine che hanno sottoscritto petizioni, affinché le Regioni non intraprendano alcun percorso volto ad ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, ai sensi dell’art. 116 c.3 Cost. Ai Presidenti dei Consigli Regionali verrà consegnato un documento – predisposto dagli organizzatori dei presidi e delle iniziative – che denuncia le violazioni alla sentenza 192/24 della Corte Costituzionale presenti nelle pre-intese su quattro materie, siglate dal ministro Calderoli il 18 e il 19 novembre scorso con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria. È necessario denunciare e contrastare questo spregio delle Istituzioni della Repubblica e dei nostri diritti, che rivelail vero obiettivo dell’autonomia differenziata, la secessione dei ricchi. Comitati contro ogni AD, associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD
Autonomia Differenziata: il mostro è in casa
In collegamento con Marina Boscaino, Portavoce nazionale dei Comitati per il ritiro di ogni Autonomia Differenziata, facciamo il punto sull'accelerazione del processo di attuazione del DDL Calderoli, a dispetto della Sentenza della Corte Costituzionale (192/2024) dello scorso anno, che smontava nella sostanza l'impianto del progetto, svuotandone di senso numerosi aspetti significativi. Nonostante questo, stiamo assistendo a un rapido rilancio del piano con la firma delle pre-intese su alcune materie tra il Governo e quattro regioni del nord (Veneto, Piemonte, Lombardia e Liguria) e con l'inserimento della definizione di alcuni LEP nella legge di Bilancio. Con Marina Boscaino analizziamo gli ultimi sviluppi della questione e lanciamo i prossimi appuntamenti di mobilitazione 
December 6, 2025
Radio Onda Rossa
Comunicato Stampa del 5 dicembre 2025
Il ministro Calderoli scalpita per l’Autonomia differenziata, e come sempre usa più vie per raggiungere la meta. Così il 18 e 19 novembre, ha sottoscritto con i Presidenti delle regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto 4 Accordi preliminari, le cosiddette pre-intese riguardanti 4 materie (Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica nella materia Tutela della salute); accordi che, illegittimamente, non tengono in alcuna considerazione quanto stabilito dalla sentenza 192/24 della Consulta. Non pago ha presentato un disegno di legge delega al Senato per la determinazione dei LEP, A.S. 1623, e contemporaneamente, vuole che il Parlamento, con la legge di bilancio 2026 definisca, con gli articoli 123-128, i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) relativi ad alcune funzioni concernenti Istruzione, Sanità, Assistenza nel settore sociale e per gli alunni con disabilità. Il ministro Calderoli, mentre chiede una delega al governo per definire i LEP, chiede che intanto, con il veicolo ultraveloce della legge di bilancio, vengano approvati LEP in materie molto importanti. Non ancora contento di queste vie plurime, il ministro Calderoli ha fatto dichiarare come collegati alla legge di bilancio la richiamata Delega al Governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (A.S. 1623) e i Disegni di legge di approvazione delle intese legge 26 giugno 2024, n. 86, così da precludere il ricorso al referendum abrogativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti apprezzano e sostengono le richieste di stralcio o di soppressione, presentate da AVS, FI-BP-PPE, M5S e Pd, degli artt. 123-128. Ben hanno fatto a dichiarare – il senatore Francesco Boccia: “Per quanto ci riguarda deve essere chiaro con i Lep dentro la manovra, la legge di bilancio non si approva. Quindi se sono disponibili a reggere un duro ostruzionismo del Pd siamo qui. Aspettiamo una risposta”; – il senatore Giuseppe De Cristofaro:“Calderoli e la destra vogliono approvare i LEP senza passare da una legge del Parlamento e senza nuovi stanziamenti”; – la senatrice Alessandra Maiorino:“il governo punta ad una approvazione fulminea, così da aggirare il dibattito che si sta avviando in commissione”. Noi sosterremo queste posizioni per impedire colpi di mano, per difendere i diritti sociali e l’unità della Repubblica. Esecutivo nazionale dei Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti
𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎 – 𝐌𝐄𝐓𝐓𝐄𝐓𝐄 𝐈𝐍 𝐀𝐆𝐄𝐍𝐃𝐀 – 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟒 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟕.𝟎𝟎 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟗.𝟑𝟎
𝘊𝘪𝘳𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘧𝘢𝘮𝘪𝘭𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘱𝘳𝘰𝘭𝘦𝘵𝘢𝘳𝘪𝘢 – 𝐕𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐌𝐨𝐧𝐳𝐚 𝟏𝟒𝟎, 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐆𝐨𝐫𝐥𝐚 𝐌𝐌 𝟏 – 𝐨 𝐓𝐮𝐫𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐘𝐨𝐮𝐭𝐮𝐛𝐞 https://www.youtube.com/@NoadogniAD/streams 𝐋’𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨? SÌ, secondo il Ministro Calderoli, il Governo nazionale e i Presidenti delle Regioni richiedenti – 𝐍𝐎 𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢/𝐞, 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 Intervengono: 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐚 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐚𝐧 – Presidente di Libertà e Giustizia, che conduce l’incontro; relatori: 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐚𝐢𝐧𝐨 – Portavoce dei Comitati contro ogni Autonomia differenziata, 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐂𝐚𝐛𝐢𝐝𝐝𝐮 – Professoressa di Diritto pubblico, Politecnico di Milano, 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐂𝐚𝐥𝐝𝐢𝐫𝐨𝐥𝐢 – Lombardia SiCura, 𝐑𝐢𝐭𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐢 per le Associazioni promotrici in Lombardia di tre azioni civiche e 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐕𝐢𝐥𝐥𝐨𝐧𝐞 – costituzionalista e Presidente del Coordinamento Democrazia Costituzionale