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22 luglio 2026 – Ci siamo stati, nonostante tutto, e ci saremo
Ci siamo stati, nonostante tutto. Ci siamo stati, nonostante le mille furbizie ed i colpi di mano che un governo, incurante della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale e – ancor di più – della vita dei e delle cittadini/e di questo Paese, ha inferto alla Repubblica. Un tempo c’era il “prima gli italiani”; ora la parola d’ordine della destra è prima i veneti, i liguri, i piemontesi e i lombardi (ricchi). Dopo – come sempre – i fanalini di coda del (loro) interesse, nonostante i proclami: i meridionali e le classi popolari. Con una visione proprietaria del Paese e delle istituzioni e pur di mantenere parallelamente in piedi il percorso della legge elettorale e dell’approvazione delle Intese preliminari stipulate tra Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte e Governo, in tempi contingentatissimi e bloccando – con un uso spregiudicato dei regolamenti parlamentari – qualsiasi reazione dell’opposizione, sono state approvate anche alla Camera le Risoluzioni per consegnare alla potestà legislativa di quelle Regioni professioni, previdenza complementare, protezione civile e sanità. Ci siamo stati a Roma e a Milano (dove si è manifestato sotto il Palazzo della Regione), nonostante le temperature infernali; ci siamo stati, nonostante la data – il 21 luglio – equivalga a vacanze. Il presidio che si è tenuto a Roma tra piazza Capranica e piazza Montecitorio ha avuto il significato di questa resistenza, che dura da 8 anni: un no alla prevaricazione, alla violenza istituzionale, all’indifferenza nei confronti non solo della sentenza della Corte Costituzionale, ma – al tempo stesso – degli innumerevoli pronunciamenti – tra cui Ufficio Parlamentare di Bilancio, Banca di Italia, CGIL, Gimbe, Svimez e molti altri qualificatissimi esperti, costituzionalisti ed economisti, oltre, naturalmente, a noi dei Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata – che hanno dimostrato – dati, calcoli, ragionamenti, leggi alla mano – che l’approvazione delle Intese preliminari porterà ad un peggioramento delle condizioni dei più, alla perdita dell’uguaglianza dei diritti e alla distruzione dell’unità della Repubblica: la “secessione dei ricchi”, come l’ha chiamata nel 2018, all’inizio di questa storia – triste e scandalosa – Gianfranco Viesti. Loro, le destre al governo, non hanno necessità di dimostrare niente, usano il potere per randellare la Costituzione come fa il ministro Calderoli che in Aula, il 20 luglio si è spinto a giustificare il suo secessionismo puro, sciorinando tutto il repertorio, dalla questione settentrionale al residuo fiscale, dal Titolo V voluto dalle ‘sinistre’ ai paragoni sprezzanti tra il Veneto e la Campania. Per chi si candida a governare il Paese nella prossima legislatura, il nostro auspicio e la nostra nell’opposizione. Il presidio di Roma è stato attraversato dagli interventi di parlamentari del M5S, PD e AVS: davanti ad una situazione così drammatica, è necessario dialogare tra piazza e istituzioni. Proprio per questo, i Comitati plaudono alle dichiarazioni dei presidenti delle Regioni Puglia e Campania, che hanno annunciato il ricorso alla Consulta; invitano – fiduciosi nel presidente De Pascale, con cui già da tempo dialogano fruttuosamente – il presidente stesso e la Regione Emilia-Romagna ad unirsi ad esse, così come le altre Regioni governate da Pd e M5S. Alla prepotenza, all’aggressività, all’arbitrio si può rispondere con un’unica voce, convergente nei principi della Carta Costituzionale. Dei quali la maggioranza, in questa come in altre occasioni, sta facendo carta straccia. Ma noi ci siamo stati e ci saremo. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD Milano chiama Roma: interviste dai presidi – 21 luglio 2026
Comunicato Stampa 18 luglio 2026 – Tutti in piazza Montecitorio, martedì 21 luglio ore 16,30
Un governo autoritario, in cui vige la logica dello scambio e del ricatto reciproco, sta producendo l’ennesima forzatura; incurante non solo, come diciamo da più di un anno, della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale; ma di tutta una letterale valanga di critiche che gli sono cadute addosso a proposito dell’approvazione delle intese per 4 regioni (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto) su 3 materie non Lep – protezione civile, professioni, previdenza complementare – e una, la sanità, che richiede la definizione dei livelli essenziali di prestazione (LEP) fatti coincidere arbitrariamente con I livelli essenziali di assistenza (LEA), che come è ben noto aggravano le disparità territoriali. L’Aula di Palazzo Madama ha mosso un passo importante nella realizzazione del progetto eversivo dell’unità della Repubblica e dell’uguaglianza dei diritti nella giornata di giovedì 16 luglio, approvando le relative Risoluzioni e sostanzialmente impedendo qualsiasi mossa delle opposizioni, che avevano preparato ben 800 ordini del giorno e presentato comuni Risoluzioni chiedendo il ritiro delle Intese preliminari. Ora tocca alla Camera. È ancora una volta il momento di scendere in piazza: martedì 21 luglio le Risoluzioni di maggioranza approderanno in Aula e verranno votate. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata indicono un presidio – dalle ore 16,30 alle ore 20,30 – in piazza Montecitorio, cui aderiscono – tra gli altri – la Cgil Roma e Lazio, Cobas, Usb, e a cui prenderanno parte i/le deputate/i delle opposizioni. Chi abbia pensato che l’autonomia fosse diventata un problema superato e risolto ha sbagliato; chi ha raccolto le firme per un referendum che la Consulta ha bocciato, sulla base degli interventi demolitori che la Corte aveva operato sulla legge 86/24 come chi ha firmato per quella raccolta, tutti devono sapere che l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti stanno subendo un pesantissimo attacco, merce di scambio di un governo spregiudicato che vuole introdurre surrettiziamente il premierato assoluto con la nuova legge elettorale e legittimare le disuguaglianze sociali e le disparità territoriali con l’autonomia differenziata. Plaudiamo alla condotta delle opposizioni in Senato, che hanno messo in campo un tentativo di resistenza neutralizzato dalla prevaricazione di un uso spregiudicato dei margini concessi dal regolamento; così come plaudiamo alle dichiarazioni del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, rivolte alle forze politiche del Consiglio Regionale: “La vera minaccia è nel futuro, e ha un nome preciso: autonomia differenziata. Stiamo correndo verso un baratro con lo sguardo rivolto all’indietro, litigando su chi guida mentre l’automobile sta per andare a sbattere. Se le preintese (accordi tra Stato e Regioni) verranno approvate così come sono scritte, sarà la fine della sanità pubblica per come la conosciamo, soprattutto nei territori più fragili. Il Mezzogiorno per primo. Non è autonomia, è secessione a rate: perché non sposta soltanto competenze, sposta risorse di mobilità passiva e professionisti, dal Sud verso il Nord, un’emorragia silenziosa che svuoterà i nostri ospedali proprio mentre lottiamo per accorciare le liste d’attesa. Rischiamo di trasformare il Sud in terra da cui i medici partono, non in terra dove i pazienti guariscono. Un disastro di questa portata si ferma solo con un fronte meridionale unito, che parli con una voce sola: tutta la classe politica del Mezzogiorno, senza distinzione di schieramento, risponderà domani di questo passaggio se lascerà travolgere la sanità del Sud. Non è una battaglia di parte, è una battaglia di sopravvivenza. Per questo mi rivolgo a tutte le forze civili e politiche pugliesi: fermiamo insieme questo disegno, prima che diventi irreversibile». E’ necessario mobilitarsi e moltiplicare le azioni a ogni livello, territoriale e nazionale, e in ogni ambito, sociale, politico e istituzionale, affinché questo progetto distruttivo dell’unità della Repubblica non vada in porto. Tutti in piazza Montecitorio, martedì 21 ore 16,30. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Comunicato Stampa 16 luglio 2026 – Intese preliminari sull’autonomia differenziata
Oggi il Senato ha approvato le Risoluzioni della maggioranza di destra che consente al Governo Meloni-Calderoli di proseguire l’iter della devoluzione delle competenze legislative alle Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria della materie relative alla protezione civile, professioni, previdenza complementare integrativa e sanità, in spregio alla sentenza della Corte costituzionale 192/2024. La Corte costituzionale aveva esplicitamente negato la possibilità di devolvere ‘materie’ e posto come condizione necessaria la determinazione di singole funzioni, motivate in virtù delle differenti esigenze territoriali. Le Intese preliminari sono una fotocopia una dell’altra: possibile che le quattro Regioni, così diverse per popolazione, strutture produttive, conformazione territoriale abbiano istanze di devoluzione delle stesse materie? Dov’è la differenziazione che è richiesta addirittura dall’articolo 116 terzo comma, e richiamata dalla sentenza 192/2024 della Corte costituzionale? Inoltre, la sentenza 192/2024 aveva evocato la questione del ruolo del Parlamento nella determinazione delle Intese sottolineando la necessità che esso avesse un ruolo centrale, dato che ad essere devolute sono le sue competenze legislative. Infine, la Corte costituzionale aveva richiamato con forza la questione delle risorse finanziarie, infatti la devoluzione di materie comporta alterazioni delle ‘poste’ di bilancio causando squilibri tra le diverse Regioni. Nessuna di queste disposizioni della sentenza 192/2024 della Corte costituzionale è stata rispettata. È necessario richiamare anche che l’Ufficio Parlamentare del Bilancio, la Banca d’Italia e perfino la Ragioneria Generale dello Stato, nel corso delle audizioni, hanno fortemente criticato le Intese preliminari; dunque non solo il mondo accademico o esponenti della SVIMEZ o di GIMBE oppure Marco Esposito e Gianfranco Viesti hanno fatto rilevare la gravità della devoluzione di queste materie, perché foriera di nuovi squilibri e di aggravamento dei divari territoriali tra Nord e Sud. La devoluzione di materie come le professioni, o la previdenza complementare accentueranno le differenze tra territori e addirittura tra lavoratori degli stessi settori produttivi, infatti ci saranno Regioni che potranno, avendo più risorse, ampliare l’offerta formativa o incentivare la previdenza integrativa, che già grave di per sé, ora vedrà differenze tra i lavoratori perché alcuni godranno di incentivi e altri no, pur avendo lo stesso contratto di lavoro. Gravissima è poi l’equiparazione tra Livelli di assistenza sanitaria (LEA) e Livelli essenziali di prestazione (LEP), che consente fin d’ora di devolvere le competenze legislative in materia dei servizi sanitari, perché emerge dagli stessi Rapporti e Relazioni ufficiali – dalla Corte dei Conti ai documenti finanziari dello stesso Governo – che i LEA non hanno fin qui garantito la fruizione in maniera ugualitaria dei servizi sanitari sull’intero territorio nazionale. Basta richiamare la mobilità sanitaria, la spesa sanitaria privata o le liste d’attesa: i LEA non sono i LEP, non garantiscono il diritto alla salute di tutti/e, sono decisi da organismi burocratici, mentre né il Parlamento né le istituzioni territoriali né le associazioni professionali o di ricerca come GIMBE hanno mai avuto la possibilità di far ascoltare la loro voce nella definizione dei livelli necessari dei servizi sanitari. Il Parlamento, secondo le procedure della legge Calderoli, 86/2024, è ridotto al ruolo di ‘passacarte’ e per questo la legge è criticata dalla Corte costituzionale, che, implicitamente, aveva sollecitato una revisione delle procedure per renderlo centrale nell’iter delle Intese. Il voto odierno sulle Risoluzioni delle Intese preliminare dimostra l’assoluto disprezzo del Parlamento, basta infatti pensare che alle opposizioni sono state concesse solo poche ore per presentare le loro Risoluzioni e che in Aula la discussione e il voto si sono svolte in 24 ore, e si sta parlando di atti che modificheranno la forma dello Stato, passando da un regionalismo cooperativo come prescritto dall’articolo 5 a un regionalismo competitivo, come vogliono le forze della destra in modo da giungere alla ‘secessione dei ricchi’. E la Camera è convocata lunedì 20 luglio per approvare a sua volta le Risoluzioni nel giro, anche in questa sede, di 24 ore: è evidente il disegno di impedire la mobilitazione dell’opinione pubblica e dei movimenti territoriali. Le opposizioni parlamentari hanno svolto con determinazione la loro battaglia chiedendo il ritiro delle Intese preliminari e hanno ben argomentato le loro critiche per denunciare che le Intese sull’Autonomia differenziata romperanno l’unità della Repubblica, che garantisce la fruizione dei diritti fondamentali, sociali e civili, ovunque si risieda, senza discriminazioni territoriali né differenziazioni tra nativi e non. Lo scambio scellerato tra i partiti di destra, tra la presidente Meloni e il vicepresidente e segretario della Lega Salvini, tra Legge elettorale e Autonomia differenziata va avanti, nonostante la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze: il potere è un collante forte ed è quello che tiene insieme la maggioranza di governo di destra. I Comitati contro ogni autonomia differenziata e il Tavolo no Ad denunciano questo assalto alla Repubblica e continueranno le loro mobilitazioni per contrastare questo scellerato disegno di rottura dell’unità della Repubblica e impedire la secessione di ricchi. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Comunicato Stampa 14 luglio 2026 – Legge elettorale e Autonomia differenziata vengono discusse in pienaestate per evitare iniziative pubbliche di contrasto e denuncia
Per portare a compimento il patto tra componenti  del Governo – che prevede la definizione in tempi brevi della legge elettorale merce di scambio con la realizzazione della prima fase dell’Autonomia differenziata – si assiste in queste ore ad una drammatica, antidemocratica e altrimenti ingiustificata accelerazione delle Risoluzioni che consentono al Governo di giungere alle Intese. È accaduto che ieri – in data 13 luglio 2026 alle ore 17,50 – si sia riunita la prima  Commissione permanente Affari Costituzionali, in cui è stata indicata una tempistica letteralmente dall’oggi al domani per l’iter  delle Intese. Il presidente Andrea De Priamo, dopo aver ricordato che con l’audizione dei ministri Musumeci e Schillaci si intende concluso il ciclo delle audizioni, sottolinea che i relatori presenteranno il 14 luglio le quattro proposte (identiche) di risoluzione, una per ciascuna delle 4 Regioni (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), presentazione che sarà immediatamente seguita a partire da mercoledì 15 luglio, dalla discussione in Assemblea degli Atti di indirizzo. Di fronte a questo, il senatore Andrea Giorgis (PD-IDP), nel preannunciare l’intendimento del suo Gruppo di presentare proposte di risoluzione alternative a quelle dei relatori, ha chiesto di poter disporre di un termine di almeno ventiquattro ore: “manifestando forte perplessità per il mancato coinvolgimento delle Commissioni di settore su tematiche di estrema rilevanza, quali la protezione civile e la sanità, chiede che – analogamente a quanto previsto presso l’altro ramo del Parlamento – sugli schemi di intesa preliminare venga acquisito quanto meno il parere della 5ª Commissione.”   Il Presidente ha rigettato questa ultima richiesta, ribadendo che la scadenza resta nei tempi brevissimi, addirittura inferiori alle 24 ore (essendo fissata per la data odierna di  martedì 14 luglio alle ore 14,00). Tutto ciò per rispettare le scadenze ravvicinate del 14 e del 15 luglio. Non è un caso che Legge elettorale e Autonomia differenziata vengano discusse in piena estate per evitare iniziative pubbliche di contrasto e denuncia. I Comitati e il Tavolo No Autonomia differenziata denunciano con forza e sdegno il ritmo incalzante di questa procedura, autoritario e privato di qualsiasi confronto e discussione e continueranno la loro azione di denuncia e mobilitazione contro la secessione dei ricchi. Chiediamo ai parlamentari delle forze di opposizione, quando il governo presenterà il Disegno di legge per l’approvazione delle Intese, di proporre una pioggia di emendamenti, per fermare l’iter di approvazione delle intese, e di denunciare con ogni mezzo a disposizione, anche fuori dalle aule istituzionali, gli intenti separatisti e le loro ricadute; perché istituzioni e piazza in questa fase devono procedere coese e convergenti; ai Consiglieri di opposizione delle Regioni che hannoavviato le Intese di usare tutti i mezzi istituzionali per bloccarne l’iter, quando arriveranno nei Consigli; a sindacati e associazioni di mobilitare i propri iscritti e iscritte, insistendo sulla trasversale pericolosità dell’AD, che nega il diritto a un lavoro equamente retribuito e parimenti sicuro, e il diritto a potersi avvalere di una legislazione uniforme in caso di contenzioso; a tutte le forze che si candideranno alle elezioni del 2027 che nel programma sia inserita la cancellazione del c. 3 dell’art. 116, unico atto che impedirebbe in futuro di accedere a forme di autonomia differenziata.    Infine, chiediamo di prolungare quanto più possibile la discussione e il voto sulle Risoluzioni così da rendere pubblicamente evidente le forzature del ministro Calderoli, che sordo perfino ai rilievi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e della Ragioneria Generale dello Stato vuole giungere alle Intese prima delle elezioni del 2027. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
“La nostra lotta, Le nostre lotte” – Assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO Autonomia Differenziata
𝐐𝐮𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢. Il ministro Roberto Calderoli non si ferma, il 13 luglio si passa alla discussione in plenaria. La Lega vuole ottenere il risultato entro la legislatura. Abbiamo bisogno della collaborazione di tutte e di tutti!
RESOCONTO E CONCLUSIONI DELL’ASSEMBLEA DI NAPOLI DEI COMITATIPER IL RITIRO DI OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA, L’UNITA’ DELLAREPUBBLICA, L’UGUAGLIANZA DEI DIRITTI E DEL TAVOLO NOAD
Arrivati da 20 province di tutta Italia, a titolo individuale o in rappresentanza di 33 tra associazioni, partiti, sindacati, più di 100 partecipanti si sono riuniti, sabato 6 giugno 2026, al Maschio Angioino di Napoli, per partecipare all’Assemblea nazionale del Tavolo NO-AD e dei Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Dal luglio 2019, anno della nascita dei comitati, essi continuano a lavorare sulla formazione, informazione, mobilitazione rispetto al progetto eversivo dei vari governi da allora succedutisi: l’autonomia differenziata; o – come è meglio conosciuta – la “secessione dei ricchi” o Spacca Italia. Una risposta eloquente a quanti, pochi giorni prima, mentre celebravano liturgicamente la Repubblica, hanno continuato e continueranno a picconarne l’esistenza, minandone le fondamenta: i principi di uguaglianza, solidarietà, autonomia prevista dall’art. 5, attraverso l’azione concentrica delle Intese preliminari di Veneto, Piemonte, Lombardia e Liguria su 4 materie e dell’AS 1623, la legge Calderoli, per la determinazione dei LEP. Le Intese preliminari individuano, qualora venissero ratificate definitivamente, il primo passo concreto – dopo la Riforma del Titolo V, nel 2001, e le sue conseguenze – verso lo smembramento della Repubblica. Per fare questo, il ministro Calderoli e il governo non esitano a forzare, disattendere, violare la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale. L’assemblea napoletana ha saputo elaborare un programma di interventi e strategie all’altezza della minaccia di dissoluzione incombente sul Paese e sulla sua Carta costituzionale. I lavori sono stati preceduti da due interventi. Il primo di Dianella Pez (a nome dei Comitati), nell’ideale comunanza di aspirazioni con la contemporanea manifestazione di Aviano (FVG), intitolata “Contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari”. Il secondo di Carmen D’Anzi, Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Potenza, che ha invitato, dati alla mano, a riflettere sui troppi ostacoli al diritto alla salute e alla cura dei carcerati. La volontà di stare insieme su uno scopo – quello di fermare la de-forma eversiva – ha messo in campo prospettive plurali che hanno ampliato la strumentazione analitica e operativa dei Comitati e, dunque, della lotta dal basso. Le preoccupanti dinamiche demografiche, riflesso e al contempo supporto delle istanze autonomistiche, che condannano il Sud e il paese a una desertificazione programmata; la crisi produttiva e del welfare, di un Nord che millanta efficienza mentre si alimentano la speculazione edilizia e lo sfruttamento sfrenato dei rider, degli operai dell’edilizia, della filiera del lusso; il collasso ecologico, accelerato dalle miopi politiche estrattivistiche; la funzionalità dell’autonomia differenziata alla militarizzazione dei territori e all’accentramento dei poteri nelle mani di un ceto affaristico senza scrupoli; la prova che autonomia non è sinonimo di “prossimità” ai bisogni dei cittadini, ma deriva di potere e lottizzazione del territorio; l’illogicità di alcune richieste, come quella relativa alla protezione civile; la consapevolezza che la divergenza territoriale è l’altra faccia del capitalismo concentrazionario; la disambiguazione di proclami e documentazioni esibite dal Governo come risposta attendibile alle condizioni poste dalla Corte costituzionale nella sentenza 192, come è il caso delle relazioni che ciascuna regione ha allegato alla propria Intesa preliminare- fotocopia, di cui in audizione il ministro Calderoli ha millantato la peculiarità, smentita dai fatti; la necessità che i bisogni delle cittadine e dei cittadini vengano sondati direttamente sui territori e non individuati dalle tecno-burocrazie. Questo e molto altro hanno chiaramente dimostrato le relazioni di Massimo Villone, Marco Esposito, Emiliano Brancaccio, Pietro Spirito. D’altra parte, la relazione di Antonio Mazzeo e altri interventi hanno evidenziato come la scelta del riarmo, a livello nazionale e di Unione Europea, porti a una militarizzazione del sistema economico e dell’intera società. Dal Ponte di Messina, alle grandi vie di trasporto e della distribuzione dell’energia, alle tecnologie dual use, alle misure securitarie: tutto converge verso la militarizzazione, per la quale è necessario un riassetto complessivo delle istituzioni con la differenziazione dei territori, accentrando i poteri nei Presidenti di regioni, legittimando il loro ruolo di ‘governatori’. Antonella Bundu ha poi insistito sulla necessità di una reale connessione delle lotte del Nord con quelle del Sud, espressioni delle esigenze popolari di pace, di uguaglianza dei diritti, di difesa delle libertà civili, di superamento delle disuguaglianze sociali e dei divari territoriali. A metà dei lavori è stato letto un saluto del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ed è stato proiettato un gradito, importante messaggio del presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che, fra l’altro, ha già fatto ricorso alla Consulta contro alcune norme discriminatorie della legge di Bilancio. Il pomeriggio – attraverso gli interventi di associazioni, sindacati, partiti – ha reso ancora più concreto il grido di allarme emerso dall’assemblea: è necessario smascherare l’operazione che il governo sta portando avanti in maniera silente, anche con la complicità dei media main stream; cui si aggiunge il percorso della revisione costituzionale dell’art. 114, con la potestà legislativa concorrente che Roma Capitale acquisirà, aprendo il varco ad analoghe iniziative già in procinto di coinvolgere Milano e Venezia. Alla frantumazione, a quanto pare, non c’è mai fine. Nessun passo può essere accettato né sottovalutato. È stata infine disvelata la menzogna del decentramento felice e della retorica del maggiore “merito” del Settentrione. Tutti gli strumenti – parlamentari, giuridici, di mobilitazione – devono essere messi in campo nelle prossime settimane, per fermare ancora una volta il progetto eversivo del governo. Sette anni di lotte ci dicono chiaramente che “è valsa la pena” svolgere il lavoro che Comitati e Tavolo hanno fatto: più che mai, vale la pena rilanciarlo per impedire che la Repubblica democratica sia stravolta in una serie di piccoli Stati autoritari gestiti da “Governatori”, che rispondono agli interessi di classe degli imprenditori del Nord. Non è il popolo del Nord, non sono i cittadini settentrionali a spingere per l’autonomia differenziata; è la classe imprenditoriale, in particolare quella industriale e dei servizi high- tech, a insistere per dar vita a istituzioni regionali con poteri legislativi e amministrativi differenziati, che rispondano direttamente alle loro esigenze produttive. Tutto ciò costituisce il fondamento di classe e antipopolare dell’autonomia differenziata; che evidentemente risponde agli interessi economici di un ceto, quello degli industriali. A Napoli si è discussa la questione meridionale, che rimane irrisolta, come argomentato da Maria Teresa Capozza e Loretta Mussi in un documento predisposto, per conto dell’Esecutivo dei Comitati. Le industrie del Nord – oltre ad aver sempre goduto di sovvenzioni finanziarie, incentivi economici e sgravi fiscali pubblici – hanno, prima, sfruttato il Mezzogiorno come mercato di sbocco delle proprie merci, per avere manodopera a basso costo con le possenti migrazioni interne, per disporre di beni intermedi per la produzione di acciaio e chimica di base; e poi come discarica degli scarti inquinanti, che hanno devastato territori agricoli di alto valore e provocato malattie letali (la “Terra dei fuochi” docet). Le classi dirigenti industriali e finanziarie e quelle politiche ‒ governo Meloni e Commissione UE ‒ hanno un preciso disegno per il Mezzogiorno: hub per l’energia delle industrie del Nord Italia e dell’Unione Europea; snodo logistico per la sua collocazione al centro del Mediterraneo, che abbisogna di corridoi infrastrutturali per esportare e importare dall’Africa e dal Medioriente (come dimostra il Ponte sullo Stretto). Al Mezzogiorno, oggi come ieri, è riservato dalle classi dirigenti un destino da ZES, cioè zona emarginata speciale. Dall’assemblea è emersa la volontà di rigettare la visione redistributiva dei diritti sociali e fare, invece, di tali diritti, i criteri o gli obiettivi su cui parametrare la riallocazione delle risorse: un ribaltamento di prospettiva che non piacerà ai pochi, ma servirà ai tanti. Per arrivare a questo ambizioso traguardo, occorre intraprendere ed intersecare azioni congiunte di lotta e pressione: ➢ chiedere ai parlamentari delle forze di opposizione di presentare una pioggia di emendamenti, per fermare l’iter di approvazione delle intese, e di denunciare con ogni mezzo a disposizione, anche fuori dalle aule istituzionali, gli intenti separatisti e le loro ricadute; perché istituzioni e piazza in questa fase devono procedere coese e convergenti; ➢ sollecitare le Regioni guidate dal PD e dal M5S affinché si preparino tempestivamente ad impugnare le Intese, predisponendo e pubblicizzando – ancor prima della conclusione dell’iter di approvazione – i testi dei ricorsi da formalizzare poi in via diretta alla Corte costituzionale. Sia perché il governo abbia contezza che alla propria arbitraria accelerazione si risponderà in maniera immediata ed efficace. Sia perché i cittadini e le cittadine possano condividere, arricchire e discutere le ragioni e le modalità di difesa dei propri diritti; ➢ chiedere ai Consiglieri di opposizione delle Regioni che hanno avviato le Intese di usare tuti i mezzi istituzionali per bloccare l’iter delle Intese stesse, quando arriveranno nei Consigli; ➢ chiedere ai consiglieri comunali del Pd, del Movimento 5 stelle e di AVS di proporre risoluzioni o ordini del giorno, come quella presentata al comune di Firenze (mozione Palagi), per schierare i Comuni contro il neo-centralismo regionale, che si accentuerà con l’AD, facendosi promotori di incontri sulle quattro materie oggetto delle Intese preliminari; ➢ sollecitare sindacati e associazioni, con un appello ai direttivi, affinché mobilitino i propri iscritti e iscritte, insistendo sulla trasversale pericolosità dell’AD, che nega il diritto a un lavoro equamente retribuito e parimenti sicuro, e il diritto a potersi avvalere di una legislazione uniforme in caso di contenzioso. Ancora, sulla scia di quanto avvenuto in occasione della raccolta firme per il referendum abrogativo della legge 86/24, che organizzino dappertutto l’informazione e la mobilitazione per il ritiro delle pre-Intese, per il NO alla loro ratifica e per l’interruzione del percorso dell’AS 1623 (Legge Calderoli); ➢ mettere in luce i nessi, facendo leva su di essi, per collegare le lotte, dando vita ad una nuova forma di mutualismo e di cooperazione tra movimenti: la guerra, il riarmo, le politiche ambientali, la precarizzazione del lavoro non sono estranee all’autonomia differenziata e viceversa; ➢ ai gruppi parlamentari di opposizione, chiedere di continuare la loro attività di contrasto delle Intese, e di cooperare con i Comitati, con il Tavolo No AD, con i costituzionalisti e gli economisti per organizzare incontri di riflessione sul Titolo V, che necessita non solo della cancellazione del comma 3 dell’articolo 116, ma di una ridefinizione complessiva, guidata dai principi del regionalismo cooperativo, come prescritto dagli articoli 2, 3 e 5 della Costituzione; ➢ a tutte le forze che si candideranno alle elezioni del 2027, chiedere che nel programma sia inserita la cancellazione del c. 3 dell’art. 116, unico atto che impedirebbe in futuro di accedere a forme di autonomia differenziata. Non sarà vano attuare questo capillare intervento, perché i Comitati sanno che 1.300.000 firme sono state apposte per abrogare la legge “SpaccaItalia”, e che 15 milioni di “no” hanno bocciato la riforma della magistratura, non solo perché alterava gli equilibri tra i poteri dello Stato, ma perché era la contropartita dell’autonomia differenziata e del premierato, nel patto privato siglato tra le destre al governo. I Comitati e il Tavolo NOAD, consapevoli del ruolo che hanno avuto in questi anni nel dar vita e sostenere la formazione, l’informazione e la mobilitazione, e nel costruire l’unità necessaria a fermare l’AD, proseguiranno nelle loro azioni; si impegnano pertanto a consolidare e a estendere i rapporti con le associazioni, i sindacati e i movimenti territoriali e le forze politiche, affinché sempre più la ‘mia lotta’ diventi la ‘nostra lotta’; per una società in cui si affermino i diritti sociali, civili e politici di tutte le persone, dovunque risiedano e da dovunque provengano. Organizzeranno in tutte le città e le Regioni e a livello nazionale iniziative di piazza e assemblee, seguendo l’evoluzione della situazione. Nel complesso, le due strade che il Governo sta portando avanti prefigurano un regionalismo separatista, ponendosi sulla via di vere e proprie secessioni; mentre la Costituzione, con gli articoli 5 e 3, indica la strada per costruire un regionalismo cooperativo, per garantire l’unità della Repubblica, che sta a significare l’uguaglianza dei diritti sociali, politici e civili. Esiste un popolo che resiste. Con questo popolo bisogna camminare e lottare; perché non c’è alternativa alla costruzione di un’alternativa. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
CS 6 giugno 2026 Assemblea Pubblica Nazionale – “La nostra lotta, le nostre lotte”
Sono esattamente 7 anni che i Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti hanno abbandonato la lotta esclusivamente in difesa della scuola della Costituzione, minacciata dall’autonomia differenziata, per estenderla ai moltissimi, ulteriori aspetti della vita quotidiana che sono attaccati dal progetto scellerato; un progetto che nega l’uguale garanzia di diritti sociali e civili su tutto il territorio della Repubblica, sostenendo – al contrario – diritti diseguali, a seconda del certificato di residenza; laddove chi ha già tanto avrà di più, chi ha meno starà sempre peggio. Della Repubblica si è festeggiato il 2 giugno l’ottantesimo anniversario; una Repubblica minacciata dalla prepotenza tipica della maggioranza di destra che, indifferente alle prescrizioni della Corte Costituzionale, accelera, sotto la spinta del ministro leghista Calderoli, nel percorso verso la “secessione dei ricchi”. Sabato 6 giugno, dalle ore 9,30 alle 16,30, presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, al Maschio Angioino a Napoli, si terrà l’assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO Autonomia Differenziata: “La nostra lotta, le nostre lotte”. Un appuntamento che ha l’ambizione di lanciare il necessario allarme nei confronti della strategia del governo che – complice anche il silenzio dei media – sta tentando di portare a compimento il processo che provammo ad interrompere con il referendum 2 anni fa (con un milione e 300mila firme raccolte) e che, comunque, la sentenza 192/24 della Corte costituzionale ha in parte smontato. Nonostante la bocciatura della legge Calderoli, (86/2024), il governo Meloni-Calderoli va avanti. Infatti, presso le commissioni I Affari Costituzionali di Senato e Camera si trovano le 4 pre-intese siglate da Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte su 4 materie cosiddette non LEP (Protezione Civile, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica e Sanità, Previdenza integrativa), già precedentemente approvate dalla Conferenza Unificata, con il parere negativo di 6 regioni, guidate dal PD o dal M5S, e dell’Anci. Le commissioni – presso le quali si stanno svolgendo audizioni che, come nelle precedenti occasioni, rilevano pareri negativi da parte di giuristi, economisti, esponenti della società civile, sindacati – dovranno formulare un atto di indirizzo; quindi, verranno predisposte e firmate le Intese, che il Parlamento potrà emendare: ci auguriamo che vengano sotterrate attraverso una valanga di emendamenti. Contestualmente, al Senato l’AS 1623 è il testo che Calderoli ha predisposto per determinare i livelli essenziali delle prestazioni, prerequisito per poter attaccare anche le cosiddette materie LEP, come la scuola. Oltre al fatto che determinare i LEP non significa garantirli (atto che prevederebbe milioni di euro), numerosi sono gli elementi di incostituzionalità nei testi siglati con le regioni. Siamo certi che le regioni guidate dal PD e dal M5S, ricorrendo alla Corte costituzionale, si batteranno per impedire che le Intese, andando in porto, possano aggravare ulteriormente le disuguaglianze sociali e territoriali. A Napoli, la mattina si aprirà con gli interventi di Emiliano Brancaccio, Antonella Bundu, reduce dalla Flotilla, Marco Esposito, Pietro Spirito, Massimo Villone. Interverrà il Presidente della regione Emilia- Romagna Michele De Pascale. Il pomeriggio, con un’introduzione di Antonio Mazzeo, esponente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della lotta NO Ponte, prenderanno la parola esponenti di movimenti territoriali e studenteschi, sindacati, associazioni. Ed è proprio dal pomeriggio che l’iniziativa prende il nome e trova il proprio senso precipuo: qualora il progetto eversivo di autonomia differenziata si concretizzasse, tutte le lotte e tutti i movimenti – di qualsiasi cosa si occupino – verrebbero coinvolti. Il Sud del nostro Paese, i Sud di tutte le regioni, verrebbero definitivamente affossati, oggetto di politiche predatorie, senza speranza di emancipazione dalle proprie attuali condizioni. Da Napoli – una delle città del Sud che ha tirato la volata al trionfo del NO nel referendum sulla riforma della magistratura, un no che, vogliamo crederlo, parla anche di autonomia differenziata – parte una nuova fase della lotta dei Comitati e del Tavolo NOAD. Una fase di mobilitazione intensa, che avrà una significativa scadenza nelle elezioni del 2027: nei programmi dei partiti, o delle liste, che chiederanno il voto per battere le destre, proponiamo sia inserita l’abolizione del comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, strumento per minare l’unità della Repubblica. Nei prossimi mesi continueremo a contrastare il disegno della secessione dei ricchi con sit-in, assemblee, manifestazioni di piazza, incontri di informazione. Il nostro obiettivo è quello che hanno espresso milioni e milioni di cittadini/e con il referendum sulla giustizia: la Costituzione non si tocca, va rispettata e applicata. Il referendum sulla giustizia ha liquidato anche il disegno del premierato assoluto; ora tutti/e devono mobilitarsi per impedire che si realizzi la terza controriforma, quella dell’autonomia differenziata: difendiamo l’unità della Repubblica, cioè l’uguaglianza dei diritti sociali, civili e politici. Solo così potremo sperare di sconfiggere le politiche di discriminazione razziste verso i migranti, di suprematismo nordista, e le misure securitarie che distruggono le libertà civili di manifestare e di lottare per una società dove si affermi il valore supremo della pari dignità di ogni persona, dovunque risieda e da qualunque parte del mondo provenga. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
CS 14 maggio 2026 – Dalla commissione Affari Costituzionali iniziano le procedure sull’autonomia differenziata presso le Camere
I Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti avevano già lanciato un grido d’allarme quando il ministro Calderoli aveva trasmesso alle Camere lo schema delle preintese con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per devolvere loro la potestà legislativa in quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità. Il ministro leghista Calderoli – come suo costume – spinge sull’acceleratore per siglare le Intese, che porteranno a prime forme di una secessione che parte da qui e si articolerà materia per materia, ambito per ambito, fino alla disgregazione dell’unità della Repubblica. Sta avvenendo un baratto vergognoso nella maggioranza del governo Meloni: la Lega appoggia lo scempio della legge elettorale maggioritaria e FdI dà il via libera ai processi di regionalismo competitivo e conflittuale. I tempi sono dettati dal Governo al Parlamento. Entro luglio, infatti, dovranno essere licenziati gli atti di indirizzo delle Camere – a cui, peraltro, il Governo non è tenuto ad attenersi; poi Governo e Regioni predisporranno le intese, una per ciascuna regione; infine, il disegno di legge, con allegate le Intese, sarà inviato alle Camere. Il Parlamento avrà una grande responsabilità e possibilità di intervento alla luce della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale: potrà emendare il ddl e sarà la regione, eventualmente insoddisfatta, a dover riprendere il negoziato col Governo. Si creerà uno spazio politico di lotta che non sarà lasciato vuoto e soprattutto un tempo utile a portare la discussione pubblica sui territori. Di che materie trattano le preintese? A sentire il ministro Calderoli, di materie che non toccano i livelli essenziali di prestazione (LEP) relativi ai diritti sociali e civili; altro discorso per la sanità, materia inequivocabilmente fondamentale, coinvolgendo il diritto alla salute: essa viene devoluta perché regolata dai livelli essenziali di assistenza (LEA). Come spesso accade le iniziative legislative del ministro Calderoli generano una grande confusione normativa; infatti, mentre al Senato è in discussione il ddl sui LEP (AS 1623), contemporaneamente, con queste preintese, si devolvono alle Regioni importanti competenze nella sanità, materia che – invece – richiederebbe una ridefinizione politica democratica dei suoi livelli di prestazione, regolati oggi da misure amministrative. Un altro passo avanti verso il suo definitivo smembramento e la differenziazione del diritto alla salute sulla base del certificato di residenza. Lo schema delle quattro preintese è illegittimo: mentre lo stesso articolo 116, terzo comma, pone come condizione necessaria della devoluzione l’individuazione di ragioni specifiche della differenziazione, le preintese prevedono per le quattro Regioni la devoluzione delle stesse identiche quattro materie. Sono il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, il Veneto Regioni identiche per popolazione, livelli produttivi, caratteristiche socio-economiche? La Corte Costituzionale, nella sentenza 192/2024, ha ribadito che occorrono, per procedere con la devoluzione, motivazioni e analisi specifiche funzione per funzione e territorio per territorio e ha esplicitamente ribadito che non si possono e non si devono trasferire materie, ma singole funzioni. Invece, con le preintese, si vogliono predisporre trasferimenti di competenze relative ad ambiti legislativi complessivi come la gestione della previdenza complementare, che attiene al diritto alla pensione e alla gestione del risparmio (materie di rango costituzionale!); la determinazione differenziata per territorio delle tariffe sanitarie, che tocca l’art. 32 della Costituzione; il riconoscimento delle qualifiche estere e la formazione professionale, che sono ambiti disciplinati a livello nazionale e di Unione europea; infine, la protezione civile, materia che può riguardare addirittura l’esercizio della libertà di movimento. I Comitati contro ogni autonomia differenziata hanno indetto, per il 6 giugno, un’assemblea nazionale a Napoli nella sede della Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria – v. Vittorio Emanuele III, 310 – Castel Nuovo (Maschio Angioino) per mobilitare le forze associative, sindacali e politiche. E’ necessario denunciare la “secessione dei ricchi”, perseguita attraverso l’AS 1623 e le Intese, e organizzare mobilitazioni e iniziative per contrastare e battere questo disegno di ulteriore divisione territoriale e sociale del Paese; per impedire la rottura dell’unità della Repubblica, a difesa dei diritti sociali e civili, e dell’uguaglianza tra tutti/e i/le cittadini/e. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l ’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Autonomia differenziata: NO alle preintese
Mentre il 25 aprile festeggiamo l’Anniversario della Liberazione dal nazifascismo e ci accingiamo a celebrare l’80° anniversario della Repubblica, il governo di destra di Meloni – su impulso del ministro leghista Calderoli e con la chiara volontà, dopo il flop referendario, di portare a casa almeno un risultato – sta tentando di spaccare l’unità della Repubblica nata dalla Resistenza. A tappe forzate Meloni e Calderoli vogliono giungere a siglare le Intese sull’autonomia differenziata con quattro regioni del Nord. Le preintese stipulate dal Governo con Liguria, Piemonte, Veneto e Lombardia, sono già passate per la Conferenza Unificata, che si è espressa a favore solo con i voti delle destre, mentre le regioni guidate dal PD e dal Movimento 5Stelle hanno votato no, così come l’ANCI, in rappresentanza dei Comuni. Questi accordi investono ambiti cruciali come sanità, professioni, protezione civile e previdenza integrativa, incidendo direttamente sulla qualità dei servizi e sull’accesso ai diritti essenziali per i cittadini e le cittadine. Le pre-intese sono ora state trasmesse alle Commissioni parlamentari, chiamate entro 90 giorni a pronunciarsi con atti di indirizzo. Solo dopo questo passaggio, potranno essere rese definitive e approvate dai rispettivi Consigli regionali e dal Parlamento; Parlamento ridotto a passacarte, tanto che non potrà neppure emendare le Intese, frutto dell’accordo tra Governo e (sedicenti) Governatori. I Comitati e il Tavolo NOAD annunciano una forte mobilitazione politica e sociale al fine di ottenere dalle Commissioni parlamentari un atto di indirizzo che rigetti le pre-intese, perché: * violano il principio di uguaglianza e l’unità della Repubblica sanciti dalla Costituzione; infatti, moltiplicano le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai diritti fondamentali; * violano il principio di specificità delle funzioni per singola regione che la Corte Costituzionale aveva indicato (Sent. 192/24) come presupposto di legittimità per ogni differente autonomia. Le pre-intese sono infatti identiche per tutt’e quattro le Regioni, segno evidente di un impianto standardizzato e tutt’altro che specifico ad una singola regione; * violano il principio di sussidiarietà: se una funzione può essere meglio svolta a livello regionale anziché a livello statale, ciò deve avvenire a parità di poteri fra tutte le regioni e non con poteri differenziati di alcune rispetto ad altre. Anche questo principio è dunque palesemente violato; * frammentano lo Stato e il diritto: si creano sistemi normativi e amministrativi diversi per le stesse materie, con un’Italia a più velocità e diritti diseguali e poteri diversi da regione a regione; * stravolgono il modello costituzionale di regionalismo: si abbandona la cooperazione e la solidarietà tra territori, per inseguire una logica di competizione tra Regioni, in aperto contrasto con gli articoli 3 e 5 della Costituzione; * colpiscono i diritti sociali fondamentali: sanità e servizi sociali, per esempio, diventano diritti “a geometria variabile”, invece di essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale; * consolidano le disuguaglianze esistenti: l’uso della spesa storica cristallizza i divari tra Nord e Sud invece di ridurli, tradendo il principio di uguaglianza sostanziale. Da tempo denunciamo, infine, che con il ddl Calderoli sui LEP (livelli essenziali delle prestazioni) si perpetuano e legittimano le disuguaglianze sociale e territoriali. Di tutto ciò e di molto altro parleremo a Napoli, il 6 giugno: una tappa fondamentale per creare connessioni, stringere legami, condividere azioni rispetto a un’emergenza su cui pochi sono allertati. Ripetiamo il nostro accorato appello: non permettiamo che il Governo – con il disegno di autonomie differenziate e con la secessione dei ricchi – distrugga le basi che reggono la Repubblica: difendiamo le libertà e i diritti sanciti nella Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista. Buon 25 aprile a tutte e tutti. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD