Tag - regionalizzazione

Comunicato 5 marzo 2026 Comitato Emilia Romagna
Dopo la Regione Puglia anche la Regione Emilia-Romagna impugna la legge finanziaria che istituisce i LEP, voluti dal ministro Roberto Calderoli, con la Delibera del 2 marzo che propone avanti alla Consulta questione di legittimità costituzionale degli art.1 commi 706-711 e 3 Legge di bilancio 2025, riferendosi alla spesa e in particolare alla “missione 14: diritti sociali, politiche sociali, pari opportunità e disagio”. La Giunta regionale ha colto l’artificio contenuto nell’ultima legge di bilancio, compiendo l’unico atto consentito dall’ordinamento per opporsi: ricorso diretto alla Corte costituzionale. * L’art.1 viene ritenuto illegittimo in quanto istituisce il Livello essenziale di prestazione (Lep) in materia di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale per gli alunni e gli studenti con accertamento della condizione della disabilità in età evolutiva “senza una propedeutica istruttoria nonché senza intesa con le Regioni o, quantomeno, il parere delle stesse”; * l’ art.3 viene ritenuto illegittimo in quanto lo stanziamento per la “Missione 14” sia dimostrabilmente insufficiente e inadeguato. In sintesi, viene proposto ricorso al Giudice delle leggi a fronte di norme dal contenuto discriminatorio perché non supportate da norme di spesa che garantiscano uniformità dei diritti. Questa importantissima decisione coglie in pieno quanto da anni evidenziato dal Comitato E-R contro ogni autonomia differenziata e cioè il cortocircuito creato dalla legge Calderoli 86/2024 e dal ddl delega 1623/25 attualmente in discussione al Senato, riguardo ai Lep. Questi, per dettato costituzionale, vanno determinati e garantiti attraverso legge dello Stato; tuttavia con la legge di bilancio 2025, ne viene scaricato l’onere sostanzialmente sui bilanci regionali e comunali. Il Comitato ha più volte richiamato l’attenzione su questo snodo prodromico all’attuazione dell’autonomia differenziata (AD): senza previa determinazione dei LEP è incostituzionale qualunque trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni, tantomeno di intere materie. Il Comitato E-R dà quindi atto che gli impegni formalmente presi dalla Regione con apposito emendamento alla legge di spesa approvato il 23/12/2025 comincino a trasformarsi in concreti passaggi istituzionali. Questa decisione della Regione, fa emergere con forza la contraddizione nella quale si muove il progetto governativo di addivenire al più presto alla concretizzazione dell’AD ex art. 116 c.3 Cost.: il progetto si scontra in modo irreparabile con la scarsità di risorse o, peggio, con la mancanza di volontà politica di colmare i divari tra territori e tra condizioni soggettive. La Regione respinge quindi la finzione che possa determinarsi trasferimento di competenze sulla base di “autodefiniti” LEP privi di copertura generale; respinge la scelta di riversare gli oneri su bilanci regionali e comunali, poiché tutto ciò va in contrasto con i principi costituzionali. Il Comitato auspica che anche altre Regioni mostrino altrettanta sensibilità istituzionale, proponendo analoghi ricorsi a garanzia dell’uniformità e dell’effettività dei diritti di tutti i cittadini e di tutte le cittadine. Bologna 05/03/2026 Comitato regionale Emilia-Romagna contro ogni autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e l’Uguaglianza dei diritti.
Lettera aperta Conferenza Unificata
Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, riferendosi allo schema di intesa preliminare tra governo e regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 febbraio, ha parlato di “passo storico e decisivo”. Si fa concreta e incombente, dunque, l’attuazione di quella che è stata efficacemente definita “secessione dei ricchi”, che mina il principio dell’universalità e uguaglianza dei diritti sociali. Le quattro intese approvate concernono, come è noto, le cosiddette “materie non-LEP” (previdenza complementare, protezione civile, professioni e, per la sanità, il sistema tariffario di rimborso, remunerazione, compartecipazione degli assistiti, con poteri di riallocazione delle risorse). Ma attenta all’unità del Paese anche il disegno di legge delega AS 1623, presentato per la determinazione dei LEP in altre 12 materie. La disinvolta procedura seguita dal ministro elude o ignora la Sentenza 192/2024 della Consulta, emanata a seguito dei ricorsi avanzati avverso la Legge 86/2024, dopo la straordinaria mobilitazione popolare (1.300.000 firme raccolte per il referendum abrogativo), di cui i Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata sono stati protagonisti. La Corte Costituzionale, infatti, ha perimetrato in modo cogente la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia, stabilendo che non esistono materie per le quali non si individui l’esigenza di determinare i LEP; che la richiesta di autonomia debba essere dettagliatamente motivata, in ragione di specificità territoriali da illustrare tramite una rigorosa istruttoria; che solo il Parlamento ha titolo a definire i Lep. Noi riteniamo che la determinazione dei Lep richieda un’ampia partecipazione dei/delle cittadini/e – in Francia si parla, non a caso, di débat publique – che potrebbe essere promossa dalle Regioni, in collaborazione con i Comuni, e la conseguente elaborazione di materiali che potrebbero essere la base della deliberazione del Parlamento, in modo che i Lep siano effettivamente espressione dell’uguaglianza dei diritti su scala nazionale. Poiché pensiamo che la Conferenza Unificata – essendo rappresentativa di tutte le regioni italiane – dovrebbe essere il luogo in cui si possa svolgere un primo ma fondamentale esame degli effetti che le preintese potrebbero avere su tutte le regioni, auspichiamo che la discussione in Conferenza Unificata sia molto approfondita e che – se le preintese ledessero gli interessi anche solo di una regione – si pervenga ad un parere negativo. Poiché le preintese, così come sono formulate, minano i livelli di prestazione a garanzia dei diritti sociali – come si può vedere per quel che riguarda la sanità, o anche la previdenza complementare – ci auguriamo che i Presidenti di Regione in Conferenza Unificata esprimano parere negativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata e il Tavolo nazionale “No AD” hanno da sempre richiesto che i Consigli regionali – come è successo in Emilia-Romagna – si oppongano ad intraprendere l’iter della Autonomia differenziata. In particolare, in occasione della Conferenza Unificata, CHIEDONO che i Consigli regionali diano mandato al Presidente della Regione di respingere le quattro intese approvate in via preliminare, denunciandone le forti criticità e la non conformità ai rilievi mossi dalla Consulta, con particolare riguardo alla mancanza di indicatori capaci di fornire una comprovata giustificazione della maggiore autonomia richiesta. Distinti saluti Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Lettera aperta al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga
Illustrissimo Presidente, abbiamo ragione di ritenere che domani – in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost. La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto al dictat della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Sua sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e
Comunicto Stampa 19 febbraio: l’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale
Come era stato annunciato nelle precedenti settimane, l’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale. Il 18 febbraio 2026 alle ore 16 sono state approvate in una riunione del Consiglio dei Ministri, cui hanno partecipato i Presidenti delle Regioni interessate, le intese che riguardano 3 materie “non Lep”: “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” sulle quali 4 regioni del Nord (Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria) potranno esercitare potestà legislativa esclusiva. Ad esse si aggiunge una quarta materia (“tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”). In attesa dei passaggi che dovranno essere compiuti – Conferenza unificata Stato Regioni Enti locali, che dovrà esprimere entro 60 gg un parere (non vincolante), poi un passaggio alle due Camere che formalizzeranno entro 90 gg una valutazione attraverso atti di indirizzo (anche essi non vincolanti) – il presidente del Consiglio o il ministro per gli Affari Regionali redigono un testo definitivo, che verrà controfirmato dal Presidente di Regione, deliberato in CdM e trasmesso alle Camere per il voto definitivo, a maggioranza assoluta dei componenti, con una probabile conclusione dell’iter entro il 2026. I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e il Tavolo NO AD hanno già espresso in varie sedi le nette critiche su queste procedure accelerate per realizzare l’autonomia differenziata, in modo da eludere il dettato della sentenza 192/24 della Corte. Per questo la nostra azione di contrasto non solo continua; ma con ancora maggior forza chiediamo alle Regioni (innanzitutto a quelle governate dal Centro Sinistra) che non sono state coinvolte in questa cruciale fase preliminare di far sentire la propria voce e di rivendicare i propri diritti, come fecero nell’estate del 2024 rispetto alla legge 86/24. Come ha perfettamente spiegato Marco Esposito in un articolo della newsletter del 18 febbraio, si rilevano nella procedura adottata con le 4 regioni, alcune precise deviazioni da quanto prescritto dalla sentenza della Consulta. Non possiamo pertanto che concordare con lui: “L’autonomia differenziata, ripetono spesso i suoi sostenitori, è scritta in Costituzione, al terzo comma dell’articolo 116. Vero. Ma la sua attuazione non può calpestare né gli altri principi costituzionali né i paletti definiti dalla Corte costituzionale”. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che Calderoli sta seguendo è al contrario quella di emarginare il Parlamento, chiamato ad esprimere pareri e alla fine a votare a favore o contro la legge di recezione. Insomma, il modello è quello delle procedure dei Trattati internazionali, o delle Intese con le confessioni religiose. Nel caso però delle Intese ex art. 116 terzo comma, non si tratta di istituzioni internazionali o religiose, si tratta delle competenze del Parlamento, competenze che esso devolve. Dunque, il Parlamento è soggetto e oggetto, per cui sono le Camere a dover essere il centro decisionale, mentre esse vengono spogliate finanche del potere di emendamento su materie legislative di sua competenza. Il Parlamento è umiliato, e per quanto il governo Meloni l’abbia ridotto a passacarte con il profluvio dei decreti legge e della fiducia a ripetizione, questo annullamento completo del ruolo del Parlamento è davvero scandaloso. Nel merito. Sul sito del Dipartimento Affari regionali, oltre al comunicato di vittoria del ministro Calderoli, oltre ai testi delle preintese, si trova una sola scheda di sintesi, perché esse sono una fotocopia dell’altra. Siccome la Corte costituzionale, sempre nella sentenza 192/2024 ha specificato, ripetutamente, che ogni funzione devoluta deve avere una sua ragione specifica, regione per regione, come è possibile che tutte e quattro le Regioni richiedano le stesse funzioni, sono forse le loro condizioni socio-economiche e istituzionali identiche? Evidentemente no. Ciò che si vuole è semplicemente demolire la Repubblica, la sua unità e indivisibilità nella garanzia dei diritti civili e sociali. D’altro canto basta scorrere l’elenco delle funzioni oppure leggere l’articolo 3 delle preintese sulla sanità per cogliere la gravità dell’attacco ai diritti sociali, dato che le Regioni potranno differenziate le tariffe dei rimborsi, creare fondi sanitari integrativi, assumere personale oltre quello stabilito nella ripartizione del piano sanitario nazionale, spostare addirittura poste del bilancio per capire che siamo al primo passaggio della secessione dei ricchi. Noi ci opporremo e chiediamo alle altre Regioni di respingere in Conferenza unificata il testo delle preintese, di attivarsi per ricorrere alla Corte costituzionale, di impegnarsi a una campagna di mobilitazione contro metodi e contenuti delle preintese. Alle forze parlamentari chiediamo di bloccare l’iter delle preintese fino a quando non si siano definite procedure che rispettino e rispecchino il ruolo centrale delle Camere. Alle organizzazioni politiche di far sentire la loro voce di protesta e di prepararsi alle elezioni del 2027 con il preciso intento di cancellare l’articolo 116 terzo comma della Costituzione così da tagliare alla radice la mala pianta della secessione e di elaborare una revisione complessiva del Titolo V, improvvidamente modificato nel 2001. Alle forze sindacali e associative di manifestare la loro opposizione e di avviare una campagna di controinformazione nei luoghi di lavoro e nei territori per difendere quel che resta delle garanzie dei diritti sociali, che devono divenire uno dei temi centrali delle mobilitazioni operaie e popolari. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO del 20 dicembre 2025 – 10 Presidi No Autonomia differenziata
I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, mentre tutto intorno tace, non cessano di esercitare la loro responsabilità: informare, denunciare, mobilitare per ostacolare e bloccare la folle corsa attraverso la quale il Governo e il ministro Calderoli – bruciando le tappe e sconfessando la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – stanno portando a compimento il progetto eversivo dell’ autonomia differenziata. Da Catania a Torino e Trieste in contemporanea, sotto le sedi dei Palazzi di 10 Regioni, si sono tenuti presidi, che si sono conclusi con la consegna di un documento che individua in maniera circostanziata le deviazioni e le vere e proprie inottemperanze che il Governo sta compiendo rispetto alla sentenza 192/24 della Consulta. In particolare:  le preintese, nel loro insieme, su materie non LEP, tra il Governo delle destre e il Veneto, la Lombardia, la Liguria e il Piemonte, perché la Corte costituzionale ha chiesto che si procedesse con la devoluzione di funzioni specificamente motivate territorio per territorio, mentre le preintese sono fatte con il ‘copia-incolla’;  la legge delega sui LEP, AS 1623, perché è per lo più una legge di ricognizione, e dunque fotografa la situazione attuale, legittimando così le estese e profonde disuguaglianze nell’erogazione dei servizi tra Regioni, che i LEP dovrebbero invece superare;  l’inserimento in legge di Bilancio di 6 articoli (123-128), che determinano i LEP su materie particolarmente importanti, dunque sovrapponendosi alla stessa legge delega. Infine, nei documenti presentati dai Comitati, si chiede che le Regioni si impegnino a ricorrere alla Corte Costituzionale rispetto alla determinazione dei LEP, che non saneranno ma sanciranno le differenze territoriali. In 4 capoluoghi di Regione, poi – a Roma, Milano, Torino, Napoli – sono state consegnate le firme raccolte nelle piazze e sui banchetti per chiedere ai presidenti delle Regioni di non procedere o di non intraprendere alcun passo verso l’autonomia regionale. A Roma i consiglieri di opposizione si sono impegnati per fare una seduta straordinaria sul tema. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti ringraziano tutti i soggetti del Tavolo NOAD che hanno contribuito alla riuscita delle iniziative e ricordano a tutte e tutti che il tempo di agire è ora. Il tempo di bloccare questo progetto scellerato, i cui effetti saranno devastanti per il Paese. L’azione di Comitati e Tavolo è quanto mai urgente: entro il 31 dicembre, verranno infatti ratificati definitivamente gli accordi di Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte per l’applicazione dell’Autonomia differenziata relativamente a Protezione Civile, Professioni (albi professionali, esami, compensi), Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica in materia sanitaria. E inoltre, la scorciatoia del collegamento alla legge di Bilancio del ddl Calderoli renderà il percorso di quel provvedimento più agevole e semplificato; al termine di esso potranno essere firmate le intese con le Regioni interessate ad acquisire potestà legislativa esclusiva sulle materie desiderate. Per fermare la folle corsa del ministro Calderoli verso la disgregazione della Repubblica, ci appelliamo alla vigilanza che la Corte ha affermato che avrebbe esercitato; alle forze politiche di opposizione, e contiamo sulla mobilitazione di sindacati, associazioni, movimenti, cittadine e cittadini che abbiano a cuore l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Comitati contro ogni AD, associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD CATANIA MILANO ROMA ROMA ROMA NAPOLI NAPOLI TRIESTE TORINO BOLOGNA BOLOGNA Intervento di Maria Longo Risposta di P. Calvano capogruppo PD in consiglio regionale Emilia Romagna GENOVA
COMUNICATO STAMPA del 17 dicembre 2025
Il 19 dicembre 2025 si terranno presìdi e iniziative in diverse Regioni: Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia (il 16 dicembre già in Lombardia e successivamente all’insediamento del Consiglio regionale anche in Puglia). Le iniziative vengono promosse dai Comitati contro ogni AD e da associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD   * per contestare l’illegittima accelerazione del Governo sull’Autonomia differenziata; * per chiedere alle Giunte regionali, in particolar modo a quelle di centrosinistra, che si impegnino a ricorrere alla Corte Costituzionale, qualora venissero approvati i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) nella legge di Bilancio o nella  legge delega, per scongiurare gli effetti discriminatori che essi provocherebbero; * per consegnare le firme dei cittadini e delle cittadine che hanno sottoscritto petizioni, affinché le Regioni non intraprendano alcun percorso volto ad ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, ai sensi dell’art. 116 c.3 Cost. Ai Presidenti dei Consigli Regionali verrà consegnato un documento – predisposto dagli organizzatori dei presidi e delle iniziative – che denuncia le violazioni alla sentenza 192/24 della Corte Costituzionale presenti nelle pre-intese su quattro materie, siglate dal ministro Calderoli il 18 e il 19 novembre scorso con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria. È necessario denunciare e contrastare questo spregio delle Istituzioni della Repubblica e dei nostri diritti, che rivelail vero obiettivo dell’autonomia differenziata, la secessione dei ricchi. Comitati contro ogni AD, associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD
Comunicato Stampa del 5 dicembre 2025
Il ministro Calderoli scalpita per l’Autonomia differenziata, e come sempre usa più vie per raggiungere la meta. Così il 18 e 19 novembre, ha sottoscritto con i Presidenti delle regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto 4 Accordi preliminari, le cosiddette pre-intese riguardanti 4 materie (Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica nella materia Tutela della salute); accordi che, illegittimamente, non tengono in alcuna considerazione quanto stabilito dalla sentenza 192/24 della Consulta. Non pago ha presentato un disegno di legge delega al Senato per la determinazione dei LEP, A.S. 1623, e contemporaneamente, vuole che il Parlamento, con la legge di bilancio 2026 definisca, con gli articoli 123-128, i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) relativi ad alcune funzioni concernenti Istruzione, Sanità, Assistenza nel settore sociale e per gli alunni con disabilità. Il ministro Calderoli, mentre chiede una delega al governo per definire i LEP, chiede che intanto, con il veicolo ultraveloce della legge di bilancio, vengano approvati LEP in materie molto importanti. Non ancora contento di queste vie plurime, il ministro Calderoli ha fatto dichiarare come collegati alla legge di bilancio la richiamata Delega al Governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (A.S. 1623) e i Disegni di legge di approvazione delle intese legge 26 giugno 2024, n. 86, così da precludere il ricorso al referendum abrogativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti apprezzano e sostengono le richieste di stralcio o di soppressione, presentate da AVS, FI-BP-PPE, M5S e Pd, degli artt. 123-128. Ben hanno fatto a dichiarare – il senatore Francesco Boccia: “Per quanto ci riguarda deve essere chiaro con i Lep dentro la manovra, la legge di bilancio non si approva. Quindi se sono disponibili a reggere un duro ostruzionismo del Pd siamo qui. Aspettiamo una risposta”; – il senatore Giuseppe De Cristofaro:“Calderoli e la destra vogliono approvare i LEP senza passare da una legge del Parlamento e senza nuovi stanziamenti”; – la senatrice Alessandra Maiorino:“il governo punta ad una approvazione fulminea, così da aggirare il dibattito che si sta avviando in commissione”. Noi sosterremo queste posizioni per impedire colpi di mano, per difendere i diritti sociali e l’unità della Repubblica. Esecutivo nazionale dei Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti
12 settembre 2025 Comunicato-appello dei Comitati per il ritiro di qualunque autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti
Mentre il superbo Occidente “democratico” cerca spasmodicamente un casus belli e si impegna a bruciare altri sei miliardi di euro in armi ipertecnologiche da inviare all’esausta Ucraina, le stesse fornite a Israele dai singoli governi delle nazioni europee, tra cui l’Italia, terzo paese in ordine di spesa a supportare l’atroce genocidio del popolo palestinese, la Lega riapre le ostilità sul fronte interno, vagheggiando nostalgicamente la Padania e raddoppiando gli sforzi per conseguirne l’antico e mai ripudiato obiettivo: la secessione. Il ministro degli affari regionali Calderoli, infatti, desideroso di presentarsi al raduno di Pontida, il prossimo 21 Settembre, nelle vesti di chi ha realizzato quello che di recente ha definito “un bel sogno”, cioè la frantumazione del paese di cui è paradossalmente al governo, spinge per ottenere l’autonomia differenziata almeno su quelle materie che arbitrariamente e in spregio alla sentenza 192/2024 della Consulta definisce “non-LEP”, cioè suscettibili di essere trasferite alle regioni immediatamente, senza la determinazione e quantificazione dei livelli essenziali delle prestazioni, attesi, peraltro, dal 2001, che comunque non servirebbero né basterebbero a sortire effetti perequativi o ad arginare il tracollo sociale delle regioni ordinarie. In realtà, come abbiamo sempre sostenuto, non esistono materie prive di ricadute sui diritti sociali e civili, e la Corte Costituzionale, che pure ha dichiarato inammissibile il Referendum per il quale erano state raccolte 1.300.000 firme, lo ha chiarito in modo definitivo. Allo stesso modo, la Corte ha specificato che non è possibile trasferire alle regioni intere “materie”, cioè interi comparti con tutte le loro complesse articolazioni, ma solo alcune “funzioni”, e sempre che la devoluzione trovi una giustificazione nella certificata implementazione dell’efficienza amministrativa erga omnes. Protezione civile, professioni non regolate da un albo e previdenza complementare e integrativa: ecco quel che Calderoli vorrebbe scorporare e gestire a livello regionale. Basterebbe richiamare alla memoria il recentissimo intervento delle numerose unità di volontari nazionali e dei ben 6 canadair risultati appena sufficienti a spegnere gli incendi appiccati sul Vesuvio per smentire platealmente le sue semplicistiche previsioni, e per additare i gravi pericoli insiti nel delirio autarchico dei “governatori” regionali. Ma c’è di più. Anche la Sanità rischia di essere oggetto della trattativa di questi giorni, con il pretesto dell’esistenza dei Lea, quei “livelli essenziali di assistenza” che non hanno mai impedito discriminazione, viaggi della speranza e fenomeni di erosione dell’uniformità del diritto alla salute, specie al sud, come dimostrano ampiamente i dossier GIMBE e il Rapporto sulla sussidiarietà del 2023/2024. L’obiettivo è quello di attrarre personale medico e paramedico con l’offerta di contratti più vantaggiosi, anche in Veneto, dove fa paura la concorrenza salariale della Svizzera. La Scuola, invece, altra materia sulla cui regionalizzazione la Consulta ha posto intransigentemente il veto, per la funzione unitaria e identitaria cruciale che essa assolve, viene invece lottizzata, asservita e privatizzata nel disegno di legge-delega approvato il 19 maggio scorso. In 9 mesi, abbozzati i LEP sulla base di criteri fallaci e non verificabili per simulare l’ottemperanza alle prescrizioni della 192/2024, e sempre esautorando quel Parlamento che la Consulta ha individuato come unica sede legittima per stabilire i diritti da tutelare e le relative coperture finanziarie, il ministro conta di chiudere la partita. Se ciò accadrà, i diritti saranno tarati sulla residenza e sul reddito, il paese sarà smembrato, il Sud spacciato. I Comitati per il ritiro di qualunque autonomia differenziata, dunque, ricordando che il modello prevaricatorio e competitivo sotteso all’autonomia differenziata non è che la riproduzione, in scala minore, del paradigma coloniale, suprematista e imperialista che infligge sofferenze indicibili ai popoli designati e dipinti di volta in volta come “nemici” a livello internazionale, chiedono agli esponenti politici già schierati chiaramente contro il progetto eversivo leghista, condiviso anche da una parte di quel centrosinistra che in modo pedestre e collusivo modificò il Titolo V allo scopo di intercettare consensi ormai rivolti alla Lega, di intraprendere ogni azione istituzionale utile a bloccare l’iter della nuova legge. Ai candidati e alle candidate alle prossime elezioni regionali che si presentano nelle liste di partiti popolari o di coalizioni antiliberiste e pacifiste, invece, chiedono di collocare il contrasto all’autonomia differenziata al vertice del proprio programma elettorale, e di farsi forti dell’appoggio di quel popolo che, per quanto defraudato della sua sovranità dal commissariamento delle democrazie, resta vigile e solidale, e impara dai palestinesi che la resistenza non è mai vana, mai perdente, mai infruttuosa. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti
L’INGANNO DEI LEP – Livelli Essenziali delle Prestazioni
A questo link trovate – in aggiornamento – i materiali, le relazioni e gli interventi del seminario mercoledì 2 luglio ore 18.00 introduce Marina Boscaino – Comitati contro ogni autonomia differenziata e Tavolo No AD ne discutiamo con Ivan Cavicchi – filosofo della medicina e sociologo Vincenzo Tondi della Mura – ordinario di diritto costituzionale Unisalento Pasquale Tridico – gruppo della Sinistra al Parlamento europeo – GUE/NGL presiedono Loretta Mussi – esecutivo nazionale No AD Maria Teresa Capozza – esecutivo nazionale No AD In diretta sul canale youtube live https://www.youtube.com/@NoadogniAD/streams per informazioni noaogniad@gmail.com – https://perilritirodiqualunqueautonomiadifferenziata.home.blog/
𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨
𝟏𝟏 𝐠𝐢𝐮 𝟐𝟓. 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨. 𝐃𝐨𝐩𝐨 𝐑𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦. 𝐎𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥’𝐀𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐚 https://www.youtube.com/live/VkxGoWHD8Hs