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Comunicato 5 marzo 2026 Comitato Emilia Romagna
Dopo la Regione Puglia anche la Regione Emilia-Romagna impugna la legge finanziaria che istituisce i LEP, voluti dal ministro Roberto Calderoli, con la Delibera del 2 marzo che propone avanti alla Consulta questione di legittimità costituzionale degli art.1 commi 706-711 e 3 Legge di bilancio 2025, riferendosi alla spesa e in particolare alla “missione 14: diritti sociali, politiche sociali, pari opportunità e disagio”. La Giunta regionale ha colto l’artificio contenuto nell’ultima legge di bilancio, compiendo l’unico atto consentito dall’ordinamento per opporsi: ricorso diretto alla Corte costituzionale. * L’art.1 viene ritenuto illegittimo in quanto istituisce il Livello essenziale di prestazione (Lep) in materia di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale per gli alunni e gli studenti con accertamento della condizione della disabilità in età evolutiva “senza una propedeutica istruttoria nonché senza intesa con le Regioni o, quantomeno, il parere delle stesse”; * l’ art.3 viene ritenuto illegittimo in quanto lo stanziamento per la “Missione 14” sia dimostrabilmente insufficiente e inadeguato. In sintesi, viene proposto ricorso al Giudice delle leggi a fronte di norme dal contenuto discriminatorio perché non supportate da norme di spesa che garantiscano uniformità dei diritti. Questa importantissima decisione coglie in pieno quanto da anni evidenziato dal Comitato E-R contro ogni autonomia differenziata e cioè il cortocircuito creato dalla legge Calderoli 86/2024 e dal ddl delega 1623/25 attualmente in discussione al Senato, riguardo ai Lep. Questi, per dettato costituzionale, vanno determinati e garantiti attraverso legge dello Stato; tuttavia con la legge di bilancio 2025, ne viene scaricato l’onere sostanzialmente sui bilanci regionali e comunali. Il Comitato ha più volte richiamato l’attenzione su questo snodo prodromico all’attuazione dell’autonomia differenziata (AD): senza previa determinazione dei LEP è incostituzionale qualunque trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni, tantomeno di intere materie. Il Comitato E-R dà quindi atto che gli impegni formalmente presi dalla Regione con apposito emendamento alla legge di spesa approvato il 23/12/2025 comincino a trasformarsi in concreti passaggi istituzionali. Questa decisione della Regione, fa emergere con forza la contraddizione nella quale si muove il progetto governativo di addivenire al più presto alla concretizzazione dell’AD ex art. 116 c.3 Cost.: il progetto si scontra in modo irreparabile con la scarsità di risorse o, peggio, con la mancanza di volontà politica di colmare i divari tra territori e tra condizioni soggettive. La Regione respinge quindi la finzione che possa determinarsi trasferimento di competenze sulla base di “autodefiniti” LEP privi di copertura generale; respinge la scelta di riversare gli oneri su bilanci regionali e comunali, poiché tutto ciò va in contrasto con i principi costituzionali. Il Comitato auspica che anche altre Regioni mostrino altrettanta sensibilità istituzionale, proponendo analoghi ricorsi a garanzia dell’uniformità e dell’effettività dei diritti di tutti i cittadini e di tutte le cittadine. Bologna 05/03/2026 Comitato regionale Emilia-Romagna contro ogni autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e l’Uguaglianza dei diritti.
COMUNICATO 2 marzo 2026 – Roma Capitale
Il governo Meloni, un governo di destra, ha deciso, con l’appoggio del PD, la presentazione alle Camere di un ddl di revisione dell’art. 114 della Costituzione per dare poteri legislativi al Comune di Roma, elevata tra gli enti costitutivi della Repubblica. Sarà attribuita all’Assemblea capitolina potestà legislativa concorrente sulle seguenti materie: ‘trasporto pubblico locale, polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa’.  Da tempo – grazie anche alla vigilanza che l’associazione Carte in Regola ha esercitato su questo ennesimo affronto alla Carta – sottolineiamo come Roma capitale sarà il primo ente istituzionale a fruire dell’autonomia differenziata. Il ddl di revisione dell’art. 114 Cost. ha, dunque, a nostro avviso, anche una finalità tutta politica: aprire il varco all’autonomia differenziata su scala nazionale. Alla fine di luglio, il via libera del Consiglio dei Ministri al ddl, suggerì al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di parlare di una “riforma storica” e di appellarsi ad un “atteggiamento bipartisan”. Detto fatto; come le ciliegie, una tira l’altra. E quindi – mentre il centro destra ratifica le preintese con Veneto, Liguria, Piemonte e Lombardia su 4 materie “non Lep”; mentre il testo del cosiddetto ddl Calderoli sulla determinazione dei Lep AS1623 continua il suo iter al Senato – il fuoco presunto “amico” sferra un ulteriore attacco. Dopo una serie di incontri tra Giorgia Meloni, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e Roberto Gualtieri è stato raggiunto l’accordo per emendare il testo su “Roma capitale”. Nella serata del 27 febbraio è stata definitivamente approvata la formulazione al ddl di riforma costituzionale (l’ennesima!) dell’art. 114, inserendo il seguente emendamento: “la legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane specifiche e ulteriori funzioni amministrative sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. Per ricapitolare, il centro destra – anche in violazione, come abbiamo più volte ripetuto, della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – porta avanti l’autonomia differenziata; non basta: il centro destra, con il consenso del PD, differenzia a sua volta Roma città metropolitana; non basta ancora: le grandi città metropolitane (i capoluoghi di quelle regioni che hanno maggiormente spinto per l’autonomia differenziata e che ambiscono a rimanere attaccate alla “locomotiva europea”, ma non solo), pretendono di rimanere al passo con la Capitale (che un po’ ladrona pur sempre è…) e quindi non rinunciano (sempre con l’assenso del PD) a esigere a loro volta poteri amministrativi differenziati rispetto al resto del territorio, contrattando con lo Stato poteri amministrativi di competenza statale. Un mosaico indecente, una frammentazione addirittura a tre livelli differenti (ma chi sa ancora dove saranno in grado di arrivare), che sottolinea un unico esplicito punto di convergenza e di interesse, comune, ahimè, ai partiti della maggioranza ma, a quanto pare, non solo a loro: gestire potere. Zaia sogna Venezia Città-Stato, Sala vuole che Milano sia sempre più città globale e tutte le città metropolitane mirano a divenire metropoli inserite nei circuiti economici mondiali, dove si concentreranno ricchezza e potere, esasperando ancor più squilibri territoriali e disuguaglianze sociali. Questa frenesia appropriativa viaggia a marce forzate e rapidissime, secondo il progetto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: concludere l’ennesima procedura di revisione costituzionale entro la fine del mandato governativo, confidando nell’approvazione per via parlamentare. La decentralizzazione del potere va incontro alle esigenze dei cacicchi locali, i sedicenti “governatori” (sia regionali, che comunali) che – in ossequio a tali esigenze, stanno letteralmente distruggendo le istituzioni della Repubblica – e, con esse, l’uguaglianza dei diritti sociali, politici e civili. Chiediamo quindi alla segretaria del maggior partito dell’opposizione: dobbiamo fidarci delle parole o dobbiamo guardare ai fatti? Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Lettera aperta Conferenza Unificata
Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, riferendosi allo schema di intesa preliminare tra governo e regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 febbraio, ha parlato di “passo storico e decisivo”. Si fa concreta e incombente, dunque, l’attuazione di quella che è stata efficacemente definita “secessione dei ricchi”, che mina il principio dell’universalità e uguaglianza dei diritti sociali. Le quattro intese approvate concernono, come è noto, le cosiddette “materie non-LEP” (previdenza complementare, protezione civile, professioni e, per la sanità, il sistema tariffario di rimborso, remunerazione, compartecipazione degli assistiti, con poteri di riallocazione delle risorse). Ma attenta all’unità del Paese anche il disegno di legge delega AS 1623, presentato per la determinazione dei LEP in altre 12 materie. La disinvolta procedura seguita dal ministro elude o ignora la Sentenza 192/2024 della Consulta, emanata a seguito dei ricorsi avanzati avverso la Legge 86/2024, dopo la straordinaria mobilitazione popolare (1.300.000 firme raccolte per il referendum abrogativo), di cui i Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata sono stati protagonisti. La Corte Costituzionale, infatti, ha perimetrato in modo cogente la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia, stabilendo che non esistono materie per le quali non si individui l’esigenza di determinare i LEP; che la richiesta di autonomia debba essere dettagliatamente motivata, in ragione di specificità territoriali da illustrare tramite una rigorosa istruttoria; che solo il Parlamento ha titolo a definire i Lep. Noi riteniamo che la determinazione dei Lep richieda un’ampia partecipazione dei/delle cittadini/e – in Francia si parla, non a caso, di débat publique – che potrebbe essere promossa dalle Regioni, in collaborazione con i Comuni, e la conseguente elaborazione di materiali che potrebbero essere la base della deliberazione del Parlamento, in modo che i Lep siano effettivamente espressione dell’uguaglianza dei diritti su scala nazionale. Poiché pensiamo che la Conferenza Unificata – essendo rappresentativa di tutte le regioni italiane – dovrebbe essere il luogo in cui si possa svolgere un primo ma fondamentale esame degli effetti che le preintese potrebbero avere su tutte le regioni, auspichiamo che la discussione in Conferenza Unificata sia molto approfondita e che – se le preintese ledessero gli interessi anche solo di una regione – si pervenga ad un parere negativo. Poiché le preintese, così come sono formulate, minano i livelli di prestazione a garanzia dei diritti sociali – come si può vedere per quel che riguarda la sanità, o anche la previdenza complementare – ci auguriamo che i Presidenti di Regione in Conferenza Unificata esprimano parere negativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata e il Tavolo nazionale “No AD” hanno da sempre richiesto che i Consigli regionali – come è successo in Emilia-Romagna – si oppongano ad intraprendere l’iter della Autonomia differenziata. In particolare, in occasione della Conferenza Unificata, CHIEDONO che i Consigli regionali diano mandato al Presidente della Regione di respingere le quattro intese approvate in via preliminare, denunciandone le forti criticità e la non conformità ai rilievi mossi dalla Consulta, con particolare riguardo alla mancanza di indicatori capaci di fornire una comprovata giustificazione della maggiore autonomia richiesta. Distinti saluti Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Lettera aperta al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga
Illustrissimo Presidente, abbiamo ragione di ritenere che domani – in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost. La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto al dictat della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Sua sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e
Comunicto Stampa 19 febbraio: l’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale
Come era stato annunciato nelle precedenti settimane, l’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale. Il 18 febbraio 2026 alle ore 16 sono state approvate in una riunione del Consiglio dei Ministri, cui hanno partecipato i Presidenti delle Regioni interessate, le intese che riguardano 3 materie “non Lep”: “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” sulle quali 4 regioni del Nord (Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria) potranno esercitare potestà legislativa esclusiva. Ad esse si aggiunge una quarta materia (“tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”). In attesa dei passaggi che dovranno essere compiuti – Conferenza unificata Stato Regioni Enti locali, che dovrà esprimere entro 60 gg un parere (non vincolante), poi un passaggio alle due Camere che formalizzeranno entro 90 gg una valutazione attraverso atti di indirizzo (anche essi non vincolanti) – il presidente del Consiglio o il ministro per gli Affari Regionali redigono un testo definitivo, che verrà controfirmato dal Presidente di Regione, deliberato in CdM e trasmesso alle Camere per il voto definitivo, a maggioranza assoluta dei componenti, con una probabile conclusione dell’iter entro il 2026. I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e il Tavolo NO AD hanno già espresso in varie sedi le nette critiche su queste procedure accelerate per realizzare l’autonomia differenziata, in modo da eludere il dettato della sentenza 192/24 della Corte. Per questo la nostra azione di contrasto non solo continua; ma con ancora maggior forza chiediamo alle Regioni (innanzitutto a quelle governate dal Centro Sinistra) che non sono state coinvolte in questa cruciale fase preliminare di far sentire la propria voce e di rivendicare i propri diritti, come fecero nell’estate del 2024 rispetto alla legge 86/24. Come ha perfettamente spiegato Marco Esposito in un articolo della newsletter del 18 febbraio, si rilevano nella procedura adottata con le 4 regioni, alcune precise deviazioni da quanto prescritto dalla sentenza della Consulta. Non possiamo pertanto che concordare con lui: “L’autonomia differenziata, ripetono spesso i suoi sostenitori, è scritta in Costituzione, al terzo comma dell’articolo 116. Vero. Ma la sua attuazione non può calpestare né gli altri principi costituzionali né i paletti definiti dalla Corte costituzionale”. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che Calderoli sta seguendo è al contrario quella di emarginare il Parlamento, chiamato ad esprimere pareri e alla fine a votare a favore o contro la legge di recezione. Insomma, il modello è quello delle procedure dei Trattati internazionali, o delle Intese con le confessioni religiose. Nel caso però delle Intese ex art. 116 terzo comma, non si tratta di istituzioni internazionali o religiose, si tratta delle competenze del Parlamento, competenze che esso devolve. Dunque, il Parlamento è soggetto e oggetto, per cui sono le Camere a dover essere il centro decisionale, mentre esse vengono spogliate finanche del potere di emendamento su materie legislative di sua competenza. Il Parlamento è umiliato, e per quanto il governo Meloni l’abbia ridotto a passacarte con il profluvio dei decreti legge e della fiducia a ripetizione, questo annullamento completo del ruolo del Parlamento è davvero scandaloso. Nel merito. Sul sito del Dipartimento Affari regionali, oltre al comunicato di vittoria del ministro Calderoli, oltre ai testi delle preintese, si trova una sola scheda di sintesi, perché esse sono una fotocopia dell’altra. Siccome la Corte costituzionale, sempre nella sentenza 192/2024 ha specificato, ripetutamente, che ogni funzione devoluta deve avere una sua ragione specifica, regione per regione, come è possibile che tutte e quattro le Regioni richiedano le stesse funzioni, sono forse le loro condizioni socio-economiche e istituzionali identiche? Evidentemente no. Ciò che si vuole è semplicemente demolire la Repubblica, la sua unità e indivisibilità nella garanzia dei diritti civili e sociali. D’altro canto basta scorrere l’elenco delle funzioni oppure leggere l’articolo 3 delle preintese sulla sanità per cogliere la gravità dell’attacco ai diritti sociali, dato che le Regioni potranno differenziate le tariffe dei rimborsi, creare fondi sanitari integrativi, assumere personale oltre quello stabilito nella ripartizione del piano sanitario nazionale, spostare addirittura poste del bilancio per capire che siamo al primo passaggio della secessione dei ricchi. Noi ci opporremo e chiediamo alle altre Regioni di respingere in Conferenza unificata il testo delle preintese, di attivarsi per ricorrere alla Corte costituzionale, di impegnarsi a una campagna di mobilitazione contro metodi e contenuti delle preintese. Alle forze parlamentari chiediamo di bloccare l’iter delle preintese fino a quando non si siano definite procedure che rispettino e rispecchino il ruolo centrale delle Camere. Alle organizzazioni politiche di far sentire la loro voce di protesta e di prepararsi alle elezioni del 2027 con il preciso intento di cancellare l’articolo 116 terzo comma della Costituzione così da tagliare alla radice la mala pianta della secessione e di elaborare una revisione complessiva del Titolo V, improvvidamente modificato nel 2001. Alle forze sindacali e associative di manifestare la loro opposizione e di avviare una campagna di controinformazione nei luoghi di lavoro e nei territori per difendere quel che resta delle garanzie dei diritti sociali, che devono divenire uno dei temi centrali delle mobilitazioni operaie e popolari. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢
L’Appello: 𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎𝐒𝐂𝐑𝐈𝐕𝐄𝐑𝐄: scrivere a: info@carteinregola.it con 𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎: 𝐀𝐏𝐏𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐃𝐈𝐁𝐀𝐓𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐑𝐈𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀 𝐑𝐎𝐌𝐀 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 specificando l’eventuale qualifica da indicare insieme al nome del sottoscrittore/trice. Trenta associazioni e comitati e decine di esponenti del mondo civico, accademico, culturale, di Roma e non solo, chiedono al Sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana Gualtieri, al Presidente della Regione Lazio Rocca, ai Presidenti dei Municipi e a tutte le istituzioni e le forze politiche, di impegnarsi 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐫𝐨𝐟𝐢, riportando il progetto della governance all’ambito metropolitano. https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/
COMUNICATO del 30 dicembre 2025 – raccolta firme Referendum Magistratura
I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti prendono atto dell’intenzione del Governo – manifestata più volte dal ministro della Giustizia e fatta propria dalla Presidente del Consiglio – di procedere al referendum costituzionale restringendo i tempi previsti. I Comitati ribadiscono la ferma opposizione alla c.d. riforma, il cui scopo (neppure tanto implicito) ė quello di “ridimensionare “ la Magistratura. Tale opposizione si sostanzia su una serie di elementi, di cui indichiamo quelli particolarmente significativi: * duplicazione del CSM, relegandolo ad un ruolo meramente burocratico col conseguente depotenziamento del potere giurisdizionale rispetto agli altri poteri dello Stato; * separazione del PM dagli organi giudicanti andando ad incidere sulla formazione e sulla cultura della giurisdizione con rischi facilmente rappresentabili: il PM diventerà l’organo dell’accusa, perdendo l’imparzialità che caratterizza la giurisdizione nel suo complesso, con riflessi negativi anche sul giudizio. Conseguenza ineluttabile sarà la sottoposizione del PM all’esecutivo; * sorteggio secco per la determinazione della componente togata dei due CSM e dell’Alta Corte. Ciò significa che deciderà la sorte – e non il dibattito e l’elezione – la formazione di un organo costituzionale. Avanziamo una provocazione: perché non procedere nello stesso modo per la formazione delle Camere? Sorteggio tra cittadine/i iscritti nelle liste elettorali, INCENSURATI! Non sono che alcuni dei motivi per non confermare la c.d. riforma. I Comitati, pertanto, sostengono e sponsorizzano con forza la necessità di opporsi all’inaudita forzatura costituzionale, potenziando la raccolta-firme di recente promossa, diretta all’esercizio del diritto previsto dall’art. 138 Cost., che riconosce il popolo sovrano quale soggetto potenzialmente promotore di referendum (oppositivo per noi, nel caso concreto), al pari di una determinata percentuale di parlamentari e di cinque Consigli regionali. Rivendichiamo pertanto il tempo costituzionalmente garantito ed il rispetto delle nostre prerogative. Infine, una valutazione legata alla nostra lotta contro l’autonomia differenziata: quella della magistratura sarebbe la prima delle tre riforme cardine del patto di governo ad essere attuata. L’autonomia differenziata arranca dopo la sentenza 192/24 Corte Cost. parzialmente demolitoria; il premierato rischia, tanto che è possibile venga aggirato con una riforma pessima della legge elettorale. Impedire tale attuazione rappresenterebbe il primo passo per scardinare il patto scellerato su cui si fonda l’alleanza di governo tra le 3 forze di maggioranza, ciascuna sponsor di una delle 3 iniziative eversive della Costituzione repubblicana, fondata sull’antifascismo. I Comitati ribadiscono pertanto il proprio NO alla riforma contro la Magistratura ed invitano al massimo impegno per la raccolta delle firme. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD Qui il link per firmare
COMUNICATO del 20 dicembre 2025 – 10 Presidi No Autonomia differenziata
I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, mentre tutto intorno tace, non cessano di esercitare la loro responsabilità: informare, denunciare, mobilitare per ostacolare e bloccare la folle corsa attraverso la quale il Governo e il ministro Calderoli – bruciando le tappe e sconfessando la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – stanno portando a compimento il progetto eversivo dell’ autonomia differenziata. Da Catania a Torino e Trieste in contemporanea, sotto le sedi dei Palazzi di 10 Regioni, si sono tenuti presidi, che si sono conclusi con la consegna di un documento che individua in maniera circostanziata le deviazioni e le vere e proprie inottemperanze che il Governo sta compiendo rispetto alla sentenza 192/24 della Consulta. In particolare:  le preintese, nel loro insieme, su materie non LEP, tra il Governo delle destre e il Veneto, la Lombardia, la Liguria e il Piemonte, perché la Corte costituzionale ha chiesto che si procedesse con la devoluzione di funzioni specificamente motivate territorio per territorio, mentre le preintese sono fatte con il ‘copia-incolla’;  la legge delega sui LEP, AS 1623, perché è per lo più una legge di ricognizione, e dunque fotografa la situazione attuale, legittimando così le estese e profonde disuguaglianze nell’erogazione dei servizi tra Regioni, che i LEP dovrebbero invece superare;  l’inserimento in legge di Bilancio di 6 articoli (123-128), che determinano i LEP su materie particolarmente importanti, dunque sovrapponendosi alla stessa legge delega. Infine, nei documenti presentati dai Comitati, si chiede che le Regioni si impegnino a ricorrere alla Corte Costituzionale rispetto alla determinazione dei LEP, che non saneranno ma sanciranno le differenze territoriali. In 4 capoluoghi di Regione, poi – a Roma, Milano, Torino, Napoli – sono state consegnate le firme raccolte nelle piazze e sui banchetti per chiedere ai presidenti delle Regioni di non procedere o di non intraprendere alcun passo verso l’autonomia regionale. A Roma i consiglieri di opposizione si sono impegnati per fare una seduta straordinaria sul tema. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti ringraziano tutti i soggetti del Tavolo NOAD che hanno contribuito alla riuscita delle iniziative e ricordano a tutte e tutti che il tempo di agire è ora. Il tempo di bloccare questo progetto scellerato, i cui effetti saranno devastanti per il Paese. L’azione di Comitati e Tavolo è quanto mai urgente: entro il 31 dicembre, verranno infatti ratificati definitivamente gli accordi di Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte per l’applicazione dell’Autonomia differenziata relativamente a Protezione Civile, Professioni (albi professionali, esami, compensi), Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica in materia sanitaria. E inoltre, la scorciatoia del collegamento alla legge di Bilancio del ddl Calderoli renderà il percorso di quel provvedimento più agevole e semplificato; al termine di esso potranno essere firmate le intese con le Regioni interessate ad acquisire potestà legislativa esclusiva sulle materie desiderate. Per fermare la folle corsa del ministro Calderoli verso la disgregazione della Repubblica, ci appelliamo alla vigilanza che la Corte ha affermato che avrebbe esercitato; alle forze politiche di opposizione, e contiamo sulla mobilitazione di sindacati, associazioni, movimenti, cittadine e cittadini che abbiano a cuore l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Comitati contro ogni AD, associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD CATANIA MILANO ROMA ROMA ROMA NAPOLI NAPOLI TRIESTE TORINO BOLOGNA BOLOGNA Intervento di Maria Longo Risposta di P. Calvano capogruppo PD in consiglio regionale Emilia Romagna GENOVA