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Allarme per l’unità della Repubblica
Il voto referendario sulla magistratura ha detto con forza e chiarezza che la Costituzione non si tocca e non si deve toccare, a difesa dei diritti di libertà e sociali, e ha sostanzialmente cancellato dall’agenda politica il premierato. Giovani e Mezzogiorno, con il loro voto, hanno sconfitto Giorgia Meloni. Con questo voto referendario si sono cancellate due deforme della Costituzione. Tuttavia siamo allarmati. E vogliamo trasmettere il nostro allarme. C’è un’insidia che continua a minacciare il nostro Paese, l’Autonomia Differenziata; il ministro leghista Calderoli lavora in silenzio, ma con determinazione, portandola avanti: troppi – distratti – la considerano archiviata con la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale. La Consulta, ponendo dei paletti, certamente ha modificato la drammaticità della situazione precedente; però il Governo deliberatamente li ignora, e così – con le pre-Intese con quattro Regioni del Nord e con il ddl Calderoli sui LEP, attualmente in Senato – l’Autonomia differenziata ha ripreso il cammino; che va, invece, bloccato. Passo dopo passo, nell’indifferenza generale, si va avanti, assegnando diritti a chi già ne ha e – di conseguenza – negandoli a chi ne ha già pochi. Basta leggere anche solo superficialmente le parole del presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, uno dei potenziali beneficiari delle regalie di questa de-forma costituzionale, che istituzionalizza le diseguaglianze: “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […]. L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.” Ecco, come – con poche, ma inequivocabili parole – si dà voce a quello che il razzismo nostrano pensa da tempo, forse da sempre: che esista una parte “sana” (e quindi una malata) nel Paese. Come liberarsi di questa “palla al piede” che è il Meridione è presto detto: il federalismo secessionista consentirà alle regioni del Nord di unirsi alla “locomotiva europea”, per proteggere la propria industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. In linea di continuità con tali, sconcertanti affermazioni, il quotidiano “Libero”, il 24 marzo titolava l’esito referendario in modo inequivocabile: “Il no sfonda soprattutto tra i ceti improduttivi del Meridione e i giovani pro Pal”. Inefficienti e pure improduttivi, dunque. Ma non basta. Sulla scorta del “modello” (per modo di dire) di Roma Capitale, che impone un’ulteriore modifica della Carta, quella dell’art. 114, sponsorizzato convintamente dal sindaco Gualtieri, il sindaco Sala a Milano e a Venezia il segretario del PD, Martella, coadiuvato dall’ex presidente della Regione, Zaia, caldeggiano proposte analoghe. Ogni potentato locale rivendica più potere; ma non è la scissione dell’atomo, è la secessione dei ricchi: è la frammentazione progressiva delle istituzioni per spartirsi la torta del potere. E l’unità della Repubblica? E l’uguaglianza dei diritti di tutti/e i/le cittadini, ovunque risiedano? E il Mezzogiorno? In un mondo sconvolto dalle guerre e in un Paese segnato dalle diseguaglianze queste parole e questi provvedimenti significano una sola cosa: vadano avanti i potenti e i ricchi, che per di più rivendicano il merito di esserlo, mentre godono solo dei privilegi del potere e della ricchezza; gli altri si arrangino, se riescono. E, comunque, non disturbino il progetto della secessione. Però: il risultato del voto referendario ci racconta un’altra storia; ci parla di un altro progetto, quello del rispetto e dell’attuazione della Costituzione, fondata sull’antifascismo, sui diritti politici e sociali. Più bello, più socialmente responsabile, più democratico. Perché è un progetto di uguaglianza sostanziale. È un progetto popolare; che, con il referendum del 23 marzo, ha fondato la propria affermazione sul voto dei giovani e sul Meridione, inedito connubio e forza liberatrice. Ignorarlo sarebbe diabolico. Almeno quanto ignorare il fatto che quel voto del Sud è una condanna delle parole di Fontana, dei volgari commenti di “Libero” e – più in generale – dell’autonomia differenziata. E’ un voto che -superando stanchezza e delusione, frutti di un’oppressione antica – esprime e sprigiona energie nuove. È un voto contro le diseguaglianze e l’ingiustizia. Con i referendum del 2006, del 2016 e con quest’ultimo, cittadini e cittadine hanno inviato un messaggio forte e chiaro: la Costituzione non si tocca. Ma la Costituzione è già stata toccata nel 2001 con la deforma del suo Titolo V. Ed è stata violata al punto da contraddire i suoi principi fondamentali. Meloni e Calderoli ora vogliono far passare in quel varco le autonomie differenziate e, con pre-Intese e Intese, realizzare le secessioni regionali, che aggraveranno disuguaglianze sociali e territoriali. Sta a noi tutti/e impedire la realizzazione di questo disegno di frammentazione dell’unità della Repubblica. Si può riparare il danno del 2001, impedendo ora che prosegua il processo delle Intese e poi provvedendo a cancellare il comma 3 dell’articolo 116 e a ridefinire i rapporti tra i diversi livelli istituzionali secondo i principi del regionalismo cooperativo. Da tempo, pressoché inascoltati, gridiamo che la sentenza 192 della Corte Costituzionale non ha archiviato la questione; e che l’autonomia differenziata sta procedendo. Le prime due colonne del patto scellerato – controriforma del CSM e premierato, che tenevano coese le forze delle destre – sono state demolite; ora dobbiamo fronteggiare la rabbia degli sconfitti, che si accaniranno sul punto sopravvissuto del loro progetto, il più grave: l’autonomia differenziata, che non solo diversificherà i diritti delle persone sulla base del certificato di residenza, ma modificherà drammaticamente l’assetto istituzionale del Paese, mettendo in discussione la forma di Stato, la Repubblica democratica. Temiamo possa essere l’unica deforma che andrà avanti. È per questo che lanciamo un grido di allarme: presto le pre-Intese siglate dal Governo con Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte su 4 materie “non LEP” (nonostante la sentenza della Consulta) approderanno in un Parlamento defraudato della sua prerogativa istituzionale e costituzionale, trattato come un organo passacarte, prono al volere del Governo. E la legge Calderoli sui LEP, AS 1623, sta continuando il suo iter in Senato. Nulla è concluso, dunque; tutto continua sottotraccia, nel silenzio e nella disinformazione. Con questo nostro Allarme ci appelliamo a tutte le forze democratiche del Paese – dalle associazioni, ai sindacati, ai partiti politici – affinché assumano la responsabilità di non lasciare questo appello inascoltato. E per lanciarlo, organizzeremo un’Assemblea nazionale a Napoli il 6 giugno prossimo. Segnate la data, siate presenti. Auspichiamo che tutte /i coloro che hanno detto no al Referendum del 22- 23 marzo si mobilitino per bloccare il disegno dell’Autonomia differenziata, per dire alto e forte No alla secessione dei ricchi. Vi aspettiamo a Napoli. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Solidarietà agli attivisti di Pax Christi fermati a Roma dalla polizia
Il fermo degli attivisti e delle attiviste di Pax Christi a Roma, avvenuto domenica 12 aprile, come scrive Peacelink, ci riporta indietro nel tempo, quando, nel continente latino-americano, venivano rapiti e uccisi preti e attivisti cattolici di base per mano dei battaglioni della morte legati ai latifondisti e alle dittature locali. E quei regimi dittatoriali erano espressione degli interessi statunitensi. Con le debite differenziazioni, contestualizzando gli avvenimenti e con tutte le cautele del caso, ancora oggi una parte forse minoritaria del cattolicesimo viene vista come nemica dell’ordine costituito, perché schierata, con istanze radicali, contro le disuguaglianze e la guerra. A margine dell’Assemblea nazionale di Pax Christi a Roma, un gruppo di attivisti e attiviste è stato fermato prima di arrivare in piazza San Pietro, dove avrebbe partecipato ad una preghiera per la pace convocata dal Papa. Forse per il Governo Meloni e i suoi ministri erano lo striscione o le magliette che riportavano il testo de l’art. 11 della Costituzione a rappresentare una minaccia per l’ordine? O semplicemente ricordare che la guerra viene alimentata dalla produzione e dall’invio di armi equivale a una minaccia contro gli interessi nazionali rappresentati magari dall’export di armi made in Italy? Chi ci conosce sa bene la nostra critica storicamente fondata a come i principi costituzionali più avanzati siano stati aggirati nel corso degli anni, vale per il ripudio della guerra come per i principi che attestano la necessità di puntare sullo stato sociale. Del resto, il ripudio della guerra non ha impedito al nostro Paese di partecipare direttamente a vari conflitti o a sostenerli politicamente e dalle retrovie, aggirando la legge 185/1990 che proprio da Pax Christi e dal suo presidente don Tonino Bello fu voluta. Eppure, evocare certi principi sembra ancora oggi un atto sovversivo, in aperta violazione dell’ordine pubblico, come se una marcia nonviolenta di cattolici potesse rappresentare qualche minaccia. Attivisti e attiviste di Pax Christi hanno riportato queste notizie preoccupanti, evidenziando come proprio il ripudio della guerra sia considerato alla stregua di un “intento politico”, giudicato altamente pericoloso per l’ordine pubblico. L’episodio dovrebbe far riflettere, tra l’altro, sulla gestione dell’ordine pubblico nelle nostre città, su come la economia di guerra abbia influenzato anche il legislatore tra pacchetti sicurezza, che oggi vengono bocciati da CSM (leggi qui la notizia), e intenti repressivi che colpiscono ormai tutte le forme di dissenso. Per questi motivi, ci pare molto preoccupante il fermo degli attivisti e delle attiviste di Pax Christi, come anche la repressione scatenata da qualche maglietta con stampate delle frasi che dovrebbero rappresentare il faro guida dell’operato delle forze dell’ordine. Al contempo, potremmo anche dedurre che in tempi di guerra sta diventando un pericoloso ostacolo denunciare guerre, genocidi, commerci di armi, ingiustizie sociali ed economiche. Forse tanto sdegno dovrebbe indurci a guardare con maggiore preoccupazione al restringersi degli spazi di libertà e di democrazia nel nostro Paese, al ritorno alla leva che si accompagnerà ad un’incessante propaganda di guerra. Esprimiamo, dunque, la nostra solidarietà agli attivisti e alle attiviste di Pax Christi, nella consapevolezza che questo episodio non arresti la protesta, e il contrasto alla guerra e ai processi di militarizzazione. Di seguito la maglietta accusata di essere uno “slogan politico” dalla polizia. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Come va ad L38Squat?
“Come va a L38Squat?”TUTT’APPO’ Allx compagnxA chi ci vuole bene A un mese dall’ultimatum di ATER per lo sgombero del sesto ponte rispondiamo pubblicamente alle domande affettuose che riceviamo ogni giorno. Qui a L38Squat stiamo bene, la stanchezza c’è ma l’energia che si è generata con la solidarietà e la vita collettiva è una vera … Leggi tutto "Come va ad L38Squat?"
April 6, 2026
L38Squat
Auguriamo a tutti un felice 4 aprile!
Rêber Apo ha creato grandi valori per tutti i popoli e per l’umanità, in particolare per il popolo curdo e per le donne, e attraverso questi valori ha iscritto il suo nome nella nobile storia dell’umanità.Ha risollevato il popolo curdo, la cui esistenza era stata negata e che è stato sottoposto a un genocidio, donandogli consapevolezza, spirito e identità, e trasformandolo in un popolo la cui esistenza non può più essere negata. Questo risultato, naturalmente, è stato raggiunto attraverso grandi sforzi, lavoro e impegno. Rêber Apo ha ottenuto questi traguardi lavorando, faticando, creando e lottando nelle condizioni più difficili e in un ambiente privo di risorse. Ha dedicato ogni minuto della sua intera vita a questa causa. Persino durante i 27 anni di prigionia a Imrali, ha mantenuto lo stesso approccio. In tal modo, ha sventato la più grande cospirazione della storia e la più dura condanna al carcere che gli fosse mai stata inflitta. Grazie al profondo sviluppo che ha raggiunto in ambito storico, sociale e intellettuale, è riuscito a coltivare la mentalità di un essere umano libero anche nelle più dure condizioni di prigionia della storia. Ha sviluppato un nuovo pensiero e un nuovo paradigma che libereranno l’umanità. Il popolo curdo ha sperimentato una nuova illuminazione attraverso la nuova ideologia e il nuovo paradigma sviluppati da Rêber Apo. Grazie a questa illuminazione a livello di coscienza e ideologia, il popolo curdo è diventato un popolo rispettato in tutto il mondo, traendo forza dal proprio dinamismo e la cui lotta funge da esempio. Questa è senza dubbio la posizione più onorevole e stimata per un popolo. Per questo motivo, il popolo curdo considera Rêber Apo come il proprio leader, ritiene la sua esistenza e la sua libertà come proprie e lo nutre un grande affetto. In particolare, le donne nutrono una profonda passione, amore e devozione per la lotta di Rêber Apo. Perché Rêber Apo ha fatto più per le donne di quanto abbiano fatto tutti gli altri leader della storia. Rêber Apo ha rifiutato l’ordine patriarcale esistente e ha adottato la libertà delle donne come principio fondamentale di vita. Ha posto agli uomini il compito di riconsiderare radicalmente se stessi, di mettere in discussione le proprie posizioni e di intraprendere una profonda trasformazione e un cambiamento basati sulla libertà delle donne. Per questo motivo, le donne vedono Rêber Apo come una figura molto vicina a loro e considerano la sua libertà come la propria. Rêber Apo ha reso un grande servizio a tutti i popoli e all’umanità attraverso il paradigma democratico, ecologico e di liberazione delle donne che ha sviluppato. Ha criticato il nazionalismo, il sessismo, il tribalismo e il settarismo, e ha fatto della convivenza paritaria dei popoli il suo principio guida. Egli ha considerato e adottato l’internazionalismo come il principio più fondamentale. Sviluppando i concetti di modernità democratica e di nazione democratica in opposizione allo Stato e alla mentalità di potenza, ha trovato una soluzione alla millenaria ricerca dell’umanità di una vita democratica e libera. Oggi in un periodo in cui la terza guerra mondiale si intensifica, Rêber Apo lancia l’«Appello per la pace e la società democratica» proponendo un nuovo modello di soluzione alternativo per l’umanità. Con questo appello storico e il nuovo manifesto che ha elaborato, ha aperto la strada a una convivenza pacifica tra i popoli attraverso un approccio di integrazione democratica, in opposizione alle politiche bellicose delle potenze egemoniche che contrappongono i popoli gli uni agli altri. Questo appello storico, lanciato da Rêber Apo, è stato accolto con favore dai popoli e dalle forze democratiche rivoluzionarie, in particolare dal popolo curdo e dalle donne. È assolutamente evidente che il successo di questo processo porterà grandi benefici al popolo curdo, alle donne, ai popoli e all’umanità intera. Ancora una volta, celebriamo il 4 aprile, compleanno di Rêber Apo, che riveste grande importanza per il nostro popolo, per le donne, per i popoli e per l’umanità, e invitiamo tutti a celebrare il 4 aprile con entusiasmo piantando alberi, come proposto da Rêber Apo. Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK
April 3, 2026
UIKI ONLUS
Auguriamo a tutti un felice 4 aprile!
Rêber Apo ha creato grandi valori per tutti i popoli e per l’umanità, in particolare per il popolo curdo e per le donne, e attraverso questi valori ha iscritto il suo nome nella nobile storia dell’umanità.Ha risollevato il popolo curdo, la cui esistenza era stata negata e che è stato sottoposto a un genocidio, donandogli consapevolezza, spirito e identità, e trasformandolo in un popolo la cui esistenza non può più essere negata. Questo risultato, naturalmente, è stato raggiunto attraverso grandi sforzi, lavoro e impegno. Rêber Apo ha ottenuto questi traguardi lavorando, faticando, creando e lottando nelle condizioni più difficili e in un ambiente privo di risorse. Ha dedicato ogni minuto della sua intera vita a questa causa. Persino durante i 27 anni di prigionia a Imrali, ha mantenuto lo stesso approccio. In tal modo, ha sventato la più grande cospirazione della storia e la più dura condanna al carcere che gli fosse mai stata inflitta. Grazie al profondo sviluppo che ha raggiunto in ambito storico, sociale e intellettuale, è riuscito a coltivare la mentalità di un essere umano libero anche nelle più dure condizioni di prigionia della storia. Ha sviluppato un nuovo pensiero e un nuovo paradigma che libereranno l’umanità. Il popolo curdo ha sperimentato una nuova illuminazione attraverso la nuova ideologia e il nuovo paradigma sviluppati da Rêber Apo. Grazie a questa illuminazione a livello di coscienza e ideologia, il popolo curdo è diventato un popolo rispettato in tutto il mondo, traendo forza dal proprio dinamismo e la cui lotta funge da esempio. Questa è senza dubbio la posizione più onorevole e stimata per un popolo. Per questo motivo, il popolo curdo considera Rêber Apo come il proprio leader, ritiene la sua esistenza e la sua libertà come proprie e lo nutre un grande affetto. In particolare, le donne nutrono una profonda passione, amore e devozione per la lotta di Rêber Apo. Perché Rêber Apo ha fatto più per le donne di quanto abbiano fatto tutti gli altri leader della storia. Rêber Apo ha rifiutato l’ordine patriarcale esistente e ha adottato la libertà delle donne come principio fondamentale di vita. Ha posto agli uomini il compito di riconsiderare radicalmente se stessi, di mettere in discussione le proprie posizioni e di intraprendere una profonda trasformazione e un cambiamento basati sulla libertà delle donne. Per questo motivo, le donne vedono Rêber Apo come una figura molto vicina a loro e considerano la sua libertà come la propria. Rêber Apo ha reso un grande servizio a tutti i popoli e all’umanità attraverso il paradigma democratico, ecologico e di liberazione delle donne che ha sviluppato. Ha criticato il nazionalismo, il sessismo, il tribalismo e il settarismo, e ha fatto della convivenza paritaria dei popoli il suo principio guida. Egli ha considerato e adottato l’internazionalismo come il principio più fondamentale. Sviluppando i concetti di modernità democratica e di nazione democratica in opposizione allo Stato e alla mentalità di potenza, ha trovato una soluzione alla millenaria ricerca dell’umanità di una vita democratica e libera. Oggi in un periodo in cui la terza guerra mondiale si intensifica, Rêber Apo lancia l’«Appello per la pace e la società democratica» proponendo un nuovo modello di soluzione alternativo per l’umanità. Con questo appello storico e il nuovo manifesto che ha elaborato, ha aperto la strada a una convivenza pacifica tra i popoli attraverso un approccio di integrazione democratica, in opposizione alle politiche bellicose delle potenze egemoniche che contrappongono i popoli gli uni agli altri. Questo appello storico, lanciato da Rêber Apo, è stato accolto con favore dai popoli e dalle forze democratiche rivoluzionarie, in particolare dal popolo curdo e dalle donne. È assolutamente evidente che il successo di questo processo porterà grandi benefici al popolo curdo, alle donne, ai popoli e all’umanità intera. Ancora una volta, celebriamo il 4 aprile, compleanno di Rêber Apo, che riveste grande importanza per il nostro popolo, per le donne, per i popoli e per l’umanità, e invitiamo tutti a celebrare il 4 aprile con entusiasmo piantando alberi, come proposto da Rêber Apo. Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK L'articolo Auguriamo a tutti un felice 4 aprile! proviene da Retekurdistan.it.
April 3, 2026
Retekurdistan.it
Al via la campagna di BDS Italia insieme alla nostra campagna contro le banche complici dei crimini di Israele
BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale “Banche Complici”, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas – tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in un recente documento, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione – attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti – di capitale proprio o dei clienti – in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente. I due obiettivi principali della Campagna BDS Italia Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. Per contatti stampa: BDS Italia – gruppo di lavoro Embargo Militare/Banche complici: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com Segreteria Campagna di pressione “Banche armate”: campagnabanchearmate@gmail.com Per contatti BDS Italia: BDS Italia Comunicazione: bdscomunicazione@gmail.com
Lettera aperta al Presidente della Conferenza Unificata, al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, al Presidente dell’ANCI, al Presidente f.f. dell’UP
L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia differenziata. Illustrissimi, abbiamo ragione di ritenere che giovedì 2 aprile – in sede di Conferenza Unificata – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost.  La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto alle prescrizioni della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Vostra sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD