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RESOCONTO E CONCLUSIONI DELL’ASSEMBLEA DI NAPOLI DEI COMITATIPER IL RITIRO DI OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA, L’UNITA’ DELLAREPUBBLICA, L’UGUAGLIANZA DEI DIRITTI E DEL TAVOLO NOAD
Arrivati da 20 province di tutta Italia, a titolo individuale o in rappresentanza di 33 tra associazioni, partiti, sindacati, più di 100 partecipanti si sono riuniti, sabato 6 giugno 2026, al Maschio Angioino di Napoli, per partecipare all’Assemblea nazionale del Tavolo NO-AD e dei Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Dal luglio 2019, anno della nascita dei comitati, essi continuano a lavorare sulla formazione, informazione, mobilitazione rispetto al progetto eversivo dei vari governi da allora succedutisi: l’autonomia differenziata; o – come è meglio conosciuta – la “secessione dei ricchi” o Spacca Italia. Una risposta eloquente a quanti, pochi giorni prima, mentre celebravano liturgicamente la Repubblica, hanno continuato e continueranno a picconarne l’esistenza, minandone le fondamenta: i principi di uguaglianza, solidarietà, autonomia prevista dall’art. 5, attraverso l’azione concentrica delle Intese preliminari di Veneto, Piemonte, Lombardia e Liguria su 4 materie e dell’AS 1623, la legge Calderoli, per la determinazione dei LEP. Le Intese preliminari individuano, qualora venissero ratificate definitivamente, il primo passo concreto – dopo la Riforma del Titolo V, nel 2001, e le sue conseguenze – verso lo smembramento della Repubblica. Per fare questo, il ministro Calderoli e il governo non esitano a forzare, disattendere, violare la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale. L’assemblea napoletana ha saputo elaborare un programma di interventi e strategie all’altezza della minaccia di dissoluzione incombente sul Paese e sulla sua Carta costituzionale. I lavori sono stati preceduti da due interventi. Il primo di Dianella Pez (a nome dei Comitati), nell’ideale comunanza di aspirazioni con la contemporanea manifestazione di Aviano (FVG), intitolata “Contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari”. Il secondo di Carmen D’Anzi, Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Potenza, che ha invitato, dati alla mano, a riflettere sui troppi ostacoli al diritto alla salute e alla cura dei carcerati. La volontà di stare insieme su uno scopo – quello di fermare la de-forma eversiva – ha messo in campo prospettive plurali che hanno ampliato la strumentazione analitica e operativa dei Comitati e, dunque, della lotta dal basso. Le preoccupanti dinamiche demografiche, riflesso e al contempo supporto delle istanze autonomistiche, che condannano il Sud e il paese a una desertificazione programmata; la crisi produttiva e del welfare, di un Nord che millanta efficienza mentre si alimentano la speculazione edilizia e lo sfruttamento sfrenato dei rider, degli operai dell’edilizia, della filiera del lusso; il collasso ecologico, accelerato dalle miopi politiche estrattivistiche; la funzionalità dell’autonomia differenziata alla militarizzazione dei territori e all’accentramento dei poteri nelle mani di un ceto affaristico senza scrupoli; la prova che autonomia non è sinonimo di “prossimità” ai bisogni dei cittadini, ma deriva di potere e lottizzazione del territorio; l’illogicità di alcune richieste, come quella relativa alla protezione civile; la consapevolezza che la divergenza territoriale è l’altra faccia del capitalismo concentrazionario; la disambiguazione di proclami e documentazioni esibite dal Governo come risposta attendibile alle condizioni poste dalla Corte costituzionale nella sentenza 192, come è il caso delle relazioni che ciascuna regione ha allegato alla propria Intesa preliminare- fotocopia, di cui in audizione il ministro Calderoli ha millantato la peculiarità, smentita dai fatti; la necessità che i bisogni delle cittadine e dei cittadini vengano sondati direttamente sui territori e non individuati dalle tecno-burocrazie. Questo e molto altro hanno chiaramente dimostrato le relazioni di Massimo Villone, Marco Esposito, Emiliano Brancaccio, Pietro Spirito. D’altra parte, la relazione di Antonio Mazzeo e altri interventi hanno evidenziato come la scelta del riarmo, a livello nazionale e di Unione Europea, porti a una militarizzazione del sistema economico e dell’intera società. Dal Ponte di Messina, alle grandi vie di trasporto e della distribuzione dell’energia, alle tecnologie dual use, alle misure securitarie: tutto converge verso la militarizzazione, per la quale è necessario un riassetto complessivo delle istituzioni con la differenziazione dei territori, accentrando i poteri nei Presidenti di regioni, legittimando il loro ruolo di ‘governatori’. Antonella Bundu ha poi insistito sulla necessità di una reale connessione delle lotte del Nord con quelle del Sud, espressioni delle esigenze popolari di pace, di uguaglianza dei diritti, di difesa delle libertà civili, di superamento delle disuguaglianze sociali e dei divari territoriali. A metà dei lavori è stato letto un saluto del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ed è stato proiettato un gradito, importante messaggio del presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, che, fra l’altro, ha già fatto ricorso alla Consulta contro alcune norme discriminatorie della legge di Bilancio. Il pomeriggio – attraverso gli interventi di associazioni, sindacati, partiti – ha reso ancora più concreto il grido di allarme emerso dall’assemblea: è necessario smascherare l’operazione che il governo sta portando avanti in maniera silente, anche con la complicità dei media main stream; cui si aggiunge il percorso della revisione costituzionale dell’art. 114, con la potestà legislativa concorrente che Roma Capitale acquisirà, aprendo il varco ad analoghe iniziative già in procinto di coinvolgere Milano e Venezia. Alla frantumazione, a quanto pare, non c’è mai fine. Nessun passo può essere accettato né sottovalutato. È stata infine disvelata la menzogna del decentramento felice e della retorica del maggiore “merito” del Settentrione. Tutti gli strumenti – parlamentari, giuridici, di mobilitazione – devono essere messi in campo nelle prossime settimane, per fermare ancora una volta il progetto eversivo del governo. Sette anni di lotte ci dicono chiaramente che “è valsa la pena” svolgere il lavoro che Comitati e Tavolo hanno fatto: più che mai, vale la pena rilanciarlo per impedire che la Repubblica democratica sia stravolta in una serie di piccoli Stati autoritari gestiti da “Governatori”, che rispondono agli interessi di classe degli imprenditori del Nord. Non è il popolo del Nord, non sono i cittadini settentrionali a spingere per l’autonomia differenziata; è la classe imprenditoriale, in particolare quella industriale e dei servizi high- tech, a insistere per dar vita a istituzioni regionali con poteri legislativi e amministrativi differenziati, che rispondano direttamente alle loro esigenze produttive. Tutto ciò costituisce il fondamento di classe e antipopolare dell’autonomia differenziata; che evidentemente risponde agli interessi economici di un ceto, quello degli industriali. A Napoli si è discussa la questione meridionale, che rimane irrisolta, come argomentato da Maria Teresa Capozza e Loretta Mussi in un documento predisposto, per conto dell’Esecutivo dei Comitati. Le industrie del Nord – oltre ad aver sempre goduto di sovvenzioni finanziarie, incentivi economici e sgravi fiscali pubblici – hanno, prima, sfruttato il Mezzogiorno come mercato di sbocco delle proprie merci, per avere manodopera a basso costo con le possenti migrazioni interne, per disporre di beni intermedi per la produzione di acciaio e chimica di base; e poi come discarica degli scarti inquinanti, che hanno devastato territori agricoli di alto valore e provocato malattie letali (la “Terra dei fuochi” docet). Le classi dirigenti industriali e finanziarie e quelle politiche ‒ governo Meloni e Commissione UE ‒ hanno un preciso disegno per il Mezzogiorno: hub per l’energia delle industrie del Nord Italia e dell’Unione Europea; snodo logistico per la sua collocazione al centro del Mediterraneo, che abbisogna di corridoi infrastrutturali per esportare e importare dall’Africa e dal Medioriente (come dimostra il Ponte sullo Stretto). Al Mezzogiorno, oggi come ieri, è riservato dalle classi dirigenti un destino da ZES, cioè zona emarginata speciale. Dall’assemblea è emersa la volontà di rigettare la visione redistributiva dei diritti sociali e fare, invece, di tali diritti, i criteri o gli obiettivi su cui parametrare la riallocazione delle risorse: un ribaltamento di prospettiva che non piacerà ai pochi, ma servirà ai tanti. Per arrivare a questo ambizioso traguardo, occorre intraprendere ed intersecare azioni congiunte di lotta e pressione: ➢ chiedere ai parlamentari delle forze di opposizione di presentare una pioggia di emendamenti, per fermare l’iter di approvazione delle intese, e di denunciare con ogni mezzo a disposizione, anche fuori dalle aule istituzionali, gli intenti separatisti e le loro ricadute; perché istituzioni e piazza in questa fase devono procedere coese e convergenti; ➢ sollecitare le Regioni guidate dal PD e dal M5S affinché si preparino tempestivamente ad impugnare le Intese, predisponendo e pubblicizzando – ancor prima della conclusione dell’iter di approvazione – i testi dei ricorsi da formalizzare poi in via diretta alla Corte costituzionale. Sia perché il governo abbia contezza che alla propria arbitraria accelerazione si risponderà in maniera immediata ed efficace. Sia perché i cittadini e le cittadine possano condividere, arricchire e discutere le ragioni e le modalità di difesa dei propri diritti; ➢ chiedere ai Consiglieri di opposizione delle Regioni che hanno avviato le Intese di usare tuti i mezzi istituzionali per bloccare l’iter delle Intese stesse, quando arriveranno nei Consigli; ➢ chiedere ai consiglieri comunali del Pd, del Movimento 5 stelle e di AVS di proporre risoluzioni o ordini del giorno, come quella presentata al comune di Firenze (mozione Palagi), per schierare i Comuni contro il neo-centralismo regionale, che si accentuerà con l’AD, facendosi promotori di incontri sulle quattro materie oggetto delle Intese preliminari; ➢ sollecitare sindacati e associazioni, con un appello ai direttivi, affinché mobilitino i propri iscritti e iscritte, insistendo sulla trasversale pericolosità dell’AD, che nega il diritto a un lavoro equamente retribuito e parimenti sicuro, e il diritto a potersi avvalere di una legislazione uniforme in caso di contenzioso. Ancora, sulla scia di quanto avvenuto in occasione della raccolta firme per il referendum abrogativo della legge 86/24, che organizzino dappertutto l’informazione e la mobilitazione per il ritiro delle pre-Intese, per il NO alla loro ratifica e per l’interruzione del percorso dell’AS 1623 (Legge Calderoli); ➢ mettere in luce i nessi, facendo leva su di essi, per collegare le lotte, dando vita ad una nuova forma di mutualismo e di cooperazione tra movimenti: la guerra, il riarmo, le politiche ambientali, la precarizzazione del lavoro non sono estranee all’autonomia differenziata e viceversa; ➢ ai gruppi parlamentari di opposizione, chiedere di continuare la loro attività di contrasto delle Intese, e di cooperare con i Comitati, con il Tavolo No AD, con i costituzionalisti e gli economisti per organizzare incontri di riflessione sul Titolo V, che necessita non solo della cancellazione del comma 3 dell’articolo 116, ma di una ridefinizione complessiva, guidata dai principi del regionalismo cooperativo, come prescritto dagli articoli 2, 3 e 5 della Costituzione; ➢ a tutte le forze che si candideranno alle elezioni del 2027, chiedere che nel programma sia inserita la cancellazione del c. 3 dell’art. 116, unico atto che impedirebbe in futuro di accedere a forme di autonomia differenziata. Non sarà vano attuare questo capillare intervento, perché i Comitati sanno che 1.300.000 firme sono state apposte per abrogare la legge “SpaccaItalia”, e che 15 milioni di “no” hanno bocciato la riforma della magistratura, non solo perché alterava gli equilibri tra i poteri dello Stato, ma perché era la contropartita dell’autonomia differenziata e del premierato, nel patto privato siglato tra le destre al governo. I Comitati e il Tavolo NOAD, consapevoli del ruolo che hanno avuto in questi anni nel dar vita e sostenere la formazione, l’informazione e la mobilitazione, e nel costruire l’unità necessaria a fermare l’AD, proseguiranno nelle loro azioni; si impegnano pertanto a consolidare e a estendere i rapporti con le associazioni, i sindacati e i movimenti territoriali e le forze politiche, affinché sempre più la ‘mia lotta’ diventi la ‘nostra lotta’; per una società in cui si affermino i diritti sociali, civili e politici di tutte le persone, dovunque risiedano e da dovunque provengano. Organizzeranno in tutte le città e le Regioni e a livello nazionale iniziative di piazza e assemblee, seguendo l’evoluzione della situazione. Nel complesso, le due strade che il Governo sta portando avanti prefigurano un regionalismo separatista, ponendosi sulla via di vere e proprie secessioni; mentre la Costituzione, con gli articoli 5 e 3, indica la strada per costruire un regionalismo cooperativo, per garantire l’unità della Repubblica, che sta a significare l’uguaglianza dei diritti sociali, politici e civili. Esiste un popolo che resiste. Con questo popolo bisogna camminare e lottare; perché non c’è alternativa alla costruzione di un’alternativa. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
CS 6 giugno 2026 Assemblea Pubblica Nazionale – “La nostra lotta, le nostre lotte”
Sono esattamente 7 anni che i Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti hanno abbandonato la lotta esclusivamente in difesa della scuola della Costituzione, minacciata dall’autonomia differenziata, per estenderla ai moltissimi, ulteriori aspetti della vita quotidiana che sono attaccati dal progetto scellerato; un progetto che nega l’uguale garanzia di diritti sociali e civili su tutto il territorio della Repubblica, sostenendo – al contrario – diritti diseguali, a seconda del certificato di residenza; laddove chi ha già tanto avrà di più, chi ha meno starà sempre peggio. Della Repubblica si è festeggiato il 2 giugno l’ottantesimo anniversario; una Repubblica minacciata dalla prepotenza tipica della maggioranza di destra che, indifferente alle prescrizioni della Corte Costituzionale, accelera, sotto la spinta del ministro leghista Calderoli, nel percorso verso la “secessione dei ricchi”. Sabato 6 giugno, dalle ore 9,30 alle 16,30, presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, al Maschio Angioino a Napoli, si terrà l’assemblea nazionale dei Comitati e del Tavolo NO Autonomia Differenziata: “La nostra lotta, le nostre lotte”. Un appuntamento che ha l’ambizione di lanciare il necessario allarme nei confronti della strategia del governo che – complice anche il silenzio dei media – sta tentando di portare a compimento il processo che provammo ad interrompere con il referendum 2 anni fa (con un milione e 300mila firme raccolte) e che, comunque, la sentenza 192/24 della Corte costituzionale ha in parte smontato. Nonostante la bocciatura della legge Calderoli, (86/2024), il governo Meloni-Calderoli va avanti. Infatti, presso le commissioni I Affari Costituzionali di Senato e Camera si trovano le 4 pre-intese siglate da Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte su 4 materie cosiddette non LEP (Protezione Civile, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica e Sanità, Previdenza integrativa), già precedentemente approvate dalla Conferenza Unificata, con il parere negativo di 6 regioni, guidate dal PD o dal M5S, e dell’Anci. Le commissioni – presso le quali si stanno svolgendo audizioni che, come nelle precedenti occasioni, rilevano pareri negativi da parte di giuristi, economisti, esponenti della società civile, sindacati – dovranno formulare un atto di indirizzo; quindi, verranno predisposte e firmate le Intese, che il Parlamento potrà emendare: ci auguriamo che vengano sotterrate attraverso una valanga di emendamenti. Contestualmente, al Senato l’AS 1623 è il testo che Calderoli ha predisposto per determinare i livelli essenziali delle prestazioni, prerequisito per poter attaccare anche le cosiddette materie LEP, come la scuola. Oltre al fatto che determinare i LEP non significa garantirli (atto che prevederebbe milioni di euro), numerosi sono gli elementi di incostituzionalità nei testi siglati con le regioni. Siamo certi che le regioni guidate dal PD e dal M5S, ricorrendo alla Corte costituzionale, si batteranno per impedire che le Intese, andando in porto, possano aggravare ulteriormente le disuguaglianze sociali e territoriali. A Napoli, la mattina si aprirà con gli interventi di Emiliano Brancaccio, Antonella Bundu, reduce dalla Flotilla, Marco Esposito, Pietro Spirito, Massimo Villone. Interverrà il Presidente della regione Emilia- Romagna Michele De Pascale. Il pomeriggio, con un’introduzione di Antonio Mazzeo, esponente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e della lotta NO Ponte, prenderanno la parola esponenti di movimenti territoriali e studenteschi, sindacati, associazioni. Ed è proprio dal pomeriggio che l’iniziativa prende il nome e trova il proprio senso precipuo: qualora il progetto eversivo di autonomia differenziata si concretizzasse, tutte le lotte e tutti i movimenti – di qualsiasi cosa si occupino – verrebbero coinvolti. Il Sud del nostro Paese, i Sud di tutte le regioni, verrebbero definitivamente affossati, oggetto di politiche predatorie, senza speranza di emancipazione dalle proprie attuali condizioni. Da Napoli – una delle città del Sud che ha tirato la volata al trionfo del NO nel referendum sulla riforma della magistratura, un no che, vogliamo crederlo, parla anche di autonomia differenziata – parte una nuova fase della lotta dei Comitati e del Tavolo NOAD. Una fase di mobilitazione intensa, che avrà una significativa scadenza nelle elezioni del 2027: nei programmi dei partiti, o delle liste, che chiederanno il voto per battere le destre, proponiamo sia inserita l’abolizione del comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, strumento per minare l’unità della Repubblica. Nei prossimi mesi continueremo a contrastare il disegno della secessione dei ricchi con sit-in, assemblee, manifestazioni di piazza, incontri di informazione. Il nostro obiettivo è quello che hanno espresso milioni e milioni di cittadini/e con il referendum sulla giustizia: la Costituzione non si tocca, va rispettata e applicata. Il referendum sulla giustizia ha liquidato anche il disegno del premierato assoluto; ora tutti/e devono mobilitarsi per impedire che si realizzi la terza controriforma, quella dell’autonomia differenziata: difendiamo l’unità della Repubblica, cioè l’uguaglianza dei diritti sociali, civili e politici. Solo così potremo sperare di sconfiggere le politiche di discriminazione razziste verso i migranti, di suprematismo nordista, e le misure securitarie che distruggono le libertà civili di manifestare e di lottare per una società dove si affermi il valore supremo della pari dignità di ogni persona, dovunque risieda e da qualunque parte del mondo provenga. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
La Lettera/appello della società civile alle istituzioni affinchè non sia approvata la modifica costituzionale in materia di Roma Capitale
36 associazioni e comitati, insieme a più di 60 esponenti del mondo civico, accademico, culturale, hanno inviato un appello ai parlamentari e a tutte le istituzioni coinvolte*  per chiedere di impegnarsi  per approvare una legge ordinaria per la Capitale che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e  di non dare seguito al Disegno di legge “Modifica dell’articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale”, approvato in prima lettura alla Camera dei deputati il 29 aprile scorso[1]. Un Disegno di Legge   che intende conferire a Roma i poteri legislativi di una Regione per 11 materie, limitandone l’ambito al solo perimetro comunale, senza alcuna informazione e  confronto con la cittadinanza. Noi  firmatarie e firmatari della lettera, che nel gennaio scorso avevamo già inviato un appello[2]  al Sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana Gualtieri,  al Presidente della Regione Lazio Rocca,  ai Presidenti dei Municipi e a istituzioni e partiti,  manifestando una  forte contrarietà alla   modifica costituzionale,   ancora una volta chiediamo  a tutte le forze politiche e a tutti i livelli istituzionali di  fermare il processo in corso, e di  non dare alcun contributo “costruttivo”  per modificare la Costituzione Italiana. Siamo convinti che Roma abbia  il diritto ad avere riconosciute le peculiarità come Capitale e conseguentemente anche strumenti più adeguati per affrontare la complessità delle tante  problematiche la rendono unica nel panorama nazionale. Ma riteniamo che questo possa e debba avvenire  con una legge ordinaria, che assegni  più risorse finanziarie, strutture tecniche-amministrative più adeguate a livello di presenze e profili professionali, più autonomia amministrativa e una diversa organizzazione di Comune, Città metropolitana, Municipi, con una ridistribuzione delle competenze per gli ambiti di  area vasta e di prossimità. Una legge, quindi, a nostro avviso imprescindibile,  senza la quale l’attività dell’amministrazione comunale, oltre a risultare assai più onerosa, rischierebbe di risultare inadempiente rispetto alle maggiori competenze attribuite. Il Disegno di legge costituzionale Meloni – Casellati – Calderoli attribuisce al Comune di Roma poteri legislativi su alcune   materie attualmente concorrenti Stato/Regione che diventerebbero  concorrenti Stato/Roma Capitale:  governo del territorio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali, e su alcune delle cosiddette “materie residuali”, allo stato attuale di esclusiva competenza legislativa della Regione, che diventerebbero  di esclusiva competenza di Roma Capitale: trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; commercio; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale. Queste le principali criticità che vogliamo evidenziare: 1)     Il definitivo abbandono della prospettiva della Città metropolitana e di una governance di area vasta  – Dal 2014  attendiamo  la attuazione compiuta  della Città metropolitana di Roma, con  la pianificazione e la gestione di ambiti quali urbanistica,  trasporto pubblico locale, commercio, turismo, servizi e politiche sociali. Tutte materie che con il DDL costituzionale sarebbero  confinate nel perimetro comunale, con l’esclusione,  di fatto, di tutte quelle cittadine e  cittadini romani che vivono nei comuni contermini, in molti casi  espulsi dalla città per difficoltà abitative, ma che lavorano e ogni giorno si spostano nella Capitale  2)    l’accentramento di poteri legislativi nelle istituzioni comunali, l’Assemblea Capitolina e lo stesso  Sindaco,  accentramento che  senza  i contrappesi del confronto con l’amministrazione regionale,  rischia di attribuire uno smisurato potere decisionale su materie fondamentali per lo sviluppo della città – a partire dall’urbanistica – alle maggioranze politiche capitoline del momento. 3)    la mancanza di chiarezza  nei contenuti e nella tempistica rispetto a  un effettivo decentramento ai Municipi  E, soprattutto,  la totale mancanza di informazione e di dibattito pubblico su un provvedimento  che avrà ricadute concrete sulla vita della cittadinanza  e di cui la cittadinanza  non sa nulla,   concordato tra  vertici istituzionali senza alcun confronto democratico né coinvolgimento  dei Municipi, che pure avrebbero potuto e dovuto diventare le sedi della condivisione  e della partecipazione delle proposte. Un tema ridotto a slogan da campagna elettorale, ma che evidentemente non merita spiegazioni, neppure  alle elettrici e agli elettori che già si cominciano  a convocare negli incontri in vista delle prossime elezioni comunali e politiche. Infine  manifestiamo la nostra ferma contrarietà   all’inserimento del  comma, che prevede che  “La legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane ulteriori e specifiche funzioni amministrative”: inserimento che ci appare per certi versi inutile, dato che per attribuire specifiche funzioni amministrative non sono necessari  interventi  costituzionali, per altri versi preoccupante, nel caso che  preluda  al conferimento di poteri analoghi a quelli di Roma Capitale ad altre città italiane, oltretutto facendo venir meno tutta l’impalcatura retorica e normativa basata  sulla specificità  della Capitale. Considerando che la modifica costituzionale dovrà essere  adottata da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e approvata con una maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione, e che in caso contrario la legge potrà essere sottoposta a referendum popolare, chiediamo alle donne e agli uomini eletti in Parlamento dalle cittadine e dai  cittadini di impegnarsi  per approvare una legge ordinaria per la Capitale che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e  di non rendersi complici di questo ennesimo stravolgimento della Costituzione, che ancora una volta va nella direzione  della  dissoluzione di quell’equilibrio di poteri che solo può garantire le nostre fondamenta democratiche, la tutela del patrimonio collettivo e l’uguaglianza dei diritti di tutte e di tutti. Associazione Carteinregola ARCI Roma Associazione Artù Associazione A Sud Associazione Aspettare Stanca Associazione Bianchi Bandinelli Associazione Da Sud Associazione di Quartiere Fontana Candida Associazione  IL MIO AMICO ALBERO ODV Associazione Insieme per la Curtis Draconis Associazione Mare libero litorale romano Associazione Per Roma Associazione Progetto Celio Associazione Roma Ricerca Roma Associazione Simbolo Associazione Tavoli del Porto Associazione Villa Certosa OdV Casa dei Diritti Sociali CRED (Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia) CILD (Centro di iniziativa per la Legalità Democratica) Cittadinanzattiva Lazio Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti Comitato Parchi Colombo OdV Comitato per la difesa della pineta di Villa Massimo Comitato per il Progetto Urbano San Lorenzo e la Salvaguardia del Territorio Comitato Stadio Flaminio Comitato Villa Blanc Corviale Domani Diario Romano Forum Disuguaglianze Diversità Italia Nostra Roma Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio Urban Experience Aps VAS (Verdi Ambiente e Società) onlus WWF Roma e Area Metropolitana Ilaria Agostini, ricercatrice di urbanistica Università di Bologna Alessandro Albanesi, Presidente AGS Ella Baffoni, giornalista Paolo Berdini, urbanista Piero Bevilacqua, storico Paola Bonora, già docente ordinaria di Geografia Università di Bologna Rita Campioni, già insegnante Lucio Carbonara, urbanista Giulio Cederna, ricercatore Filippo Celata, docente  di Geografia economica, Università di Roma La Sapienza Carlo Cellamare, docente di  Urbanistica, Università di Roma La Sapienza Danilo Chirico, giornalista e scrittore Lucio Contardi, urbanista Silvano Curcio, Docente di Management dei patrimoni immobiliari e urbani, Università di Roma La Sapienza Ernesto D’Albergo Professore di Sociologia politica, Università di Roma, Sapienza Vezio De Lucia, urbanista Stefano Deliperi,  presidente Gruppo d’Intervento Giuridico Giuseppe De Marzo, economista, attivista, giornalista e scrittore Mirella Di Giovine, architetto, Università di Roma La Sapienza Marco Esposito, giornalista Anna Falcone, giurista e attivista Roberto Federici , già insegnante Sarah Gainsforth, giornalista Pietro Garau, urbanista Elena Granaglia emerita  Professoressa di Scienza delle Finanze al Dipartimento di Giurisprudenza di Roma3 Maria Pia Guermandi, coordinatrice Emergenza cultura Clara Habte, giornalista Visenta Iannicelli, già dirigente di Roma Capitale Carlo Infante, docente di Performing Media per l’innovazione territoriale – Università Mercatorum Maria Ioannilli, già docente di Tecnica Urbanistica, Università di Roma Tor Vergata Franco La Torre Susanna Le Pera, già responsabile del Servizio Carta per la Qualità di Roma Capitale Maria Cristina Lattanzi, consigliere Italia Nostra Roma Giuseppe Libutti, Avvocato Paola Loche, Naturalista Paolo Maddalena, vice Presidente emerito della Corte Costituzionale Fabio Marcelli, giurista internazionale Guido Maria Marinelli, già docente, attivista ambientale Clarice Marsano, architetto, già Ministero Beni Culturali Marina Montacutelli, storica Tomaso Montanari, storico dell’arte Marco Miccoli, vicepresidente nazionale Anppia Loretta Mussi, medico Rosanna Oliva De Conciliis, attivista per i diritti civili e. per la  parità Giorgio Osti portavoce del Coordinamento delle Associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano di Roma Capitale Pancho Pardi, già Professore di Urbanistica Università di Firenze, ex Senatore Rita Paris, già Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica Massimo Pasquini, già segretario nazionale Unione Inquilini Thaya Passarelli, Rosario Pavia, urbanista Barbara Pizzo,  professoressa Associata di Urbanistica  Università di Roma La Sapienza Enrico Puccini, Osservatorio Casa Roma Christian Raimo, insegnante scrittore Daniela Rizzo, archeologa, già Ministero Beni Culturali Paolo Salonia, già Dirigente di Ricerca CNR, Consigliere ICOMOS Italia e Vicepresidente Italia Nostra Roma. Enzo Scandurra, urbanista Maria Spina, architetto Pietro Spirito, economista dei trasporti Giancarlo Storto, urbanista Riccardo Troisi, Ricercatore Università di Tor Vergata, economista, ReOrient, Centro studi Fairwatch,Ries, Next, tra i fondatori di comune-info.net Walter Tucci, giurista e costituzionalista Massimo Villone, Professore emerito di diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli Vincenzo Vita, giornalista e saggista Roma, 21 maggio 2026 (*). La lettera è stata consegnata il 21 maggio malla Segreteria del Sindaco Gualtieri, alla Presidente dell’Assemblea Capitolina Celli e ai capigruppo capitolini, e inviata via email a senatori, presidenti dei gruppi della Camera, al presidente della Regione Lazio Rocca, al presidente Aurigemma e ai consiglieri regionali, ai consiglieri capitolini, ai Presidenti di Municipio e ai Presidenti dei consigli municipali. Vai a Roma Capitale,  Roma Città Metropolitana, Decentramento Municipi cronologia e materiali vai al DDL costituzionale approvato dalla Camera il 29 -4 -2026 -------------------------------------------------------------------------------- [1] Il Disegno di legge ha ottenuto i voti favorevoli della maggioranza e di Azione,  i voti contrari di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle e l’astensione dei parlamentari del Partito Democratico e di Italia Viva. [2] vedi L’Appello: Poteri di Roma Capitale, l’altra riforma costituzionale che avanza senza nessun coinvolgimento dei cittadini del  20 gennaio 2026 https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/ FacebookEmailCondividi NAVIGAZIONE ARTICOLI
CS 14 maggio 2026 – Dalla commissione Affari Costituzionali iniziano le procedure sull’autonomia differenziata presso le Camere
I Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti avevano già lanciato un grido d’allarme quando il ministro Calderoli aveva trasmesso alle Camere lo schema delle preintese con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per devolvere loro la potestà legislativa in quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità. Il ministro leghista Calderoli – come suo costume – spinge sull’acceleratore per siglare le Intese, che porteranno a prime forme di una secessione che parte da qui e si articolerà materia per materia, ambito per ambito, fino alla disgregazione dell’unità della Repubblica. Sta avvenendo un baratto vergognoso nella maggioranza del governo Meloni: la Lega appoggia lo scempio della legge elettorale maggioritaria e FdI dà il via libera ai processi di regionalismo competitivo e conflittuale. I tempi sono dettati dal Governo al Parlamento. Entro luglio, infatti, dovranno essere licenziati gli atti di indirizzo delle Camere – a cui, peraltro, il Governo non è tenuto ad attenersi; poi Governo e Regioni predisporranno le intese, una per ciascuna regione; infine, il disegno di legge, con allegate le Intese, sarà inviato alle Camere. Il Parlamento avrà una grande responsabilità e possibilità di intervento alla luce della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale: potrà emendare il ddl e sarà la regione, eventualmente insoddisfatta, a dover riprendere il negoziato col Governo. Si creerà uno spazio politico di lotta che non sarà lasciato vuoto e soprattutto un tempo utile a portare la discussione pubblica sui territori. Di che materie trattano le preintese? A sentire il ministro Calderoli, di materie che non toccano i livelli essenziali di prestazione (LEP) relativi ai diritti sociali e civili; altro discorso per la sanità, materia inequivocabilmente fondamentale, coinvolgendo il diritto alla salute: essa viene devoluta perché regolata dai livelli essenziali di assistenza (LEA). Come spesso accade le iniziative legislative del ministro Calderoli generano una grande confusione normativa; infatti, mentre al Senato è in discussione il ddl sui LEP (AS 1623), contemporaneamente, con queste preintese, si devolvono alle Regioni importanti competenze nella sanità, materia che – invece – richiederebbe una ridefinizione politica democratica dei suoi livelli di prestazione, regolati oggi da misure amministrative. Un altro passo avanti verso il suo definitivo smembramento e la differenziazione del diritto alla salute sulla base del certificato di residenza. Lo schema delle quattro preintese è illegittimo: mentre lo stesso articolo 116, terzo comma, pone come condizione necessaria della devoluzione l’individuazione di ragioni specifiche della differenziazione, le preintese prevedono per le quattro Regioni la devoluzione delle stesse identiche quattro materie. Sono il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, il Veneto Regioni identiche per popolazione, livelli produttivi, caratteristiche socio-economiche? La Corte Costituzionale, nella sentenza 192/2024, ha ribadito che occorrono, per procedere con la devoluzione, motivazioni e analisi specifiche funzione per funzione e territorio per territorio e ha esplicitamente ribadito che non si possono e non si devono trasferire materie, ma singole funzioni. Invece, con le preintese, si vogliono predisporre trasferimenti di competenze relative ad ambiti legislativi complessivi come la gestione della previdenza complementare, che attiene al diritto alla pensione e alla gestione del risparmio (materie di rango costituzionale!); la determinazione differenziata per territorio delle tariffe sanitarie, che tocca l’art. 32 della Costituzione; il riconoscimento delle qualifiche estere e la formazione professionale, che sono ambiti disciplinati a livello nazionale e di Unione europea; infine, la protezione civile, materia che può riguardare addirittura l’esercizio della libertà di movimento. I Comitati contro ogni autonomia differenziata hanno indetto, per il 6 giugno, un’assemblea nazionale a Napoli nella sede della Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria – v. Vittorio Emanuele III, 310 – Castel Nuovo (Maschio Angioino) per mobilitare le forze associative, sindacali e politiche. E’ necessario denunciare la “secessione dei ricchi”, perseguita attraverso l’AS 1623 e le Intese, e organizzare mobilitazioni e iniziative per contrastare e battere questo disegno di ulteriore divisione territoriale e sociale del Paese; per impedire la rottura dell’unità della Repubblica, a difesa dei diritti sociali e civili, e dell’uguaglianza tra tutti/e i/le cittadini/e. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l ’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Autonomia differenziata: NO alle preintese
Mentre il 25 aprile festeggiamo l’Anniversario della Liberazione dal nazifascismo e ci accingiamo a celebrare l’80° anniversario della Repubblica, il governo di destra di Meloni – su impulso del ministro leghista Calderoli e con la chiara volontà, dopo il flop referendario, di portare a casa almeno un risultato – sta tentando di spaccare l’unità della Repubblica nata dalla Resistenza. A tappe forzate Meloni e Calderoli vogliono giungere a siglare le Intese sull’autonomia differenziata con quattro regioni del Nord. Le preintese stipulate dal Governo con Liguria, Piemonte, Veneto e Lombardia, sono già passate per la Conferenza Unificata, che si è espressa a favore solo con i voti delle destre, mentre le regioni guidate dal PD e dal Movimento 5Stelle hanno votato no, così come l’ANCI, in rappresentanza dei Comuni. Questi accordi investono ambiti cruciali come sanità, professioni, protezione civile e previdenza integrativa, incidendo direttamente sulla qualità dei servizi e sull’accesso ai diritti essenziali per i cittadini e le cittadine. Le pre-intese sono ora state trasmesse alle Commissioni parlamentari, chiamate entro 90 giorni a pronunciarsi con atti di indirizzo. Solo dopo questo passaggio, potranno essere rese definitive e approvate dai rispettivi Consigli regionali e dal Parlamento; Parlamento ridotto a passacarte, tanto che non potrà neppure emendare le Intese, frutto dell’accordo tra Governo e (sedicenti) Governatori. I Comitati e il Tavolo NOAD annunciano una forte mobilitazione politica e sociale al fine di ottenere dalle Commissioni parlamentari un atto di indirizzo che rigetti le pre-intese, perché: * violano il principio di uguaglianza e l’unità della Repubblica sanciti dalla Costituzione; infatti, moltiplicano le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai diritti fondamentali; * violano il principio di specificità delle funzioni per singola regione che la Corte Costituzionale aveva indicato (Sent. 192/24) come presupposto di legittimità per ogni differente autonomia. Le pre-intese sono infatti identiche per tutt’e quattro le Regioni, segno evidente di un impianto standardizzato e tutt’altro che specifico ad una singola regione; * violano il principio di sussidiarietà: se una funzione può essere meglio svolta a livello regionale anziché a livello statale, ciò deve avvenire a parità di poteri fra tutte le regioni e non con poteri differenziati di alcune rispetto ad altre. Anche questo principio è dunque palesemente violato; * frammentano lo Stato e il diritto: si creano sistemi normativi e amministrativi diversi per le stesse materie, con un’Italia a più velocità e diritti diseguali e poteri diversi da regione a regione; * stravolgono il modello costituzionale di regionalismo: si abbandona la cooperazione e la solidarietà tra territori, per inseguire una logica di competizione tra Regioni, in aperto contrasto con gli articoli 3 e 5 della Costituzione; * colpiscono i diritti sociali fondamentali: sanità e servizi sociali, per esempio, diventano diritti “a geometria variabile”, invece di essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale; * consolidano le disuguaglianze esistenti: l’uso della spesa storica cristallizza i divari tra Nord e Sud invece di ridurli, tradendo il principio di uguaglianza sostanziale. Da tempo denunciamo, infine, che con il ddl Calderoli sui LEP (livelli essenziali delle prestazioni) si perpetuano e legittimano le disuguaglianze sociale e territoriali. Di tutto ciò e di molto altro parleremo a Napoli, il 6 giugno: una tappa fondamentale per creare connessioni, stringere legami, condividere azioni rispetto a un’emergenza su cui pochi sono allertati. Ripetiamo il nostro accorato appello: non permettiamo che il Governo – con il disegno di autonomie differenziate e con la secessione dei ricchi – distrugga le basi che reggono la Repubblica: difendiamo le libertà e i diritti sanciti nella Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista. Buon 25 aprile a tutte e tutti. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Lettera aperta al Presidente della Conferenza Unificata, al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, al Presidente dell’ANCI, al Presidente f.f. dell’UP
L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia differenziata. Illustrissimi, abbiamo ragione di ritenere che giovedì 2 aprile – in sede di Conferenza Unificata – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost.  La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto alle prescrizioni della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Vostra sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO 26 marzo 2026 – la Lega razzista rilancia e raddoppia
SUL CORRIERE DELLA SERA DI GIOVEDÌ 26 MARZO, IL LEGHISTA FONTANA HA SVELATO IL SUO RAZZISMO BASATO SUL ‘MODO DI PENSARE’: IL NORD “È L’AREA PIÙ MODERNA E FUNZIONALE CHE TRAINA IL RESTO DELL’ITALIA”. Il ‘modo di pensare’ sbagliato è quello dei cittadini e delle cittadine residenti nel Meridione che hanno la colpa di aver votato in massa a difesa della Costituzione e contro la manomissione di istituti di garanzia come il Consiglio Superiore della Magistratura. Dunque, il Meridione va punito con la secessione del Settentrione. “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […] L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.“ Insomma, il Meridione è una “palla al piede” e in più difende la Costituzione, allora non basta più l’autonomia differenziata; no, serve il federalismo secessionista, così le Regioni del Nord potranno unirsi alla Baviera per proteggere l’industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. Mai era stato così chiaro il disegno secessionista motivato dalla difesa dei padroni, degli imprenditori del Nord avanzato, quel Nord dove si sfruttano senza pietà i lavoratori e le lavoratrici delle industrie del lusso e della logistica, come dimostrano le inchieste sul Lavoro e gli Appalti del pubblico ministero milanese dott. Storari. Fontana vergogna! È evidente che la lezione del Referendum non è stata affatto compresa anzi, nel desiderio di schiacciare e delegittimare la grande vittoria del No, la Lega non solo rilancia con ancora più forza l’Autonomia differenziata, ma addirittura raddoppia, incitando ad ampliare ancor più il processo eversivo dell’Unità nazionale. Chiediamo a tutte le forze politiche, sindacali e associative che hanno tenacemente lottato per la difesa della Costituzione di reagire immediatamente con dichiarazioni, prese di posizione, interrogazioni parlamentari … in merito alle incredibili e razziste dichiarazioni del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e di chiederne le dimissioni. Tutti e tutte insieme dobbiamo impedire che l’Autonomia differenziata vada avanti e bloccare l’iter delle Intese. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO 24 marzo 2026 – Ha vinto la Costituzione
Una straordinaria partecipazione messa in campo, in uno slancio di orgoglio repubblicano, ha azzoppato una delle tre gambe sulle quali il Governo ha fondato il suo progetto di devastazione della Carta costituzionale. Questo ci rende felici e ci fa ben sperare. Fandonie e ricostruzioni capziose, Fedez, Garlasco, la famiglia nel bosco, stupratori e pedofili in libertà, occupazione degli spazi di comunicazione, non sono stati sufficienti per accreditare la prima “riforma epocale” del Governo: la riforma della Magistratura. Nei 7 anni della nostra esistenza e della perseveranza della nostra lotta i Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti hanno sottolineato come autonomia differenziata, premierato e contro-riforma della Magistratura siano stati i cardini di un patto scellerato tra le forze per cancellare gli istituti fondamentali della Costituzione. E invece cittadine e cittadini hanno deciso diversamente: stop al tentativo di sovvertire il principio dell’equilibrio dei poteri e dell’autonomia della Magistratura. I cittadini e le cittadine hanno rifiutato l’imposizione al Parlamento di un testo raffazzonato e pieno di sbavature, che avrebbe avviato l’operazione di scardinamento, avrebbe segnato un primo passo pericoloso e grave verso la sottomissione della Magistratura al potere Esecutivo, ridimensionando il ruolo del Presidente della Repubblica, depotenziando il CSM. Dopo i fallimenti delle bicamerali, quando i cittadini e le cittadine sono stati chiamati/e ad esprimere il voto sulle riforme costituzionali, nel 2006 e nel 2016, hanno detto NO e anche oggi nel 2026 i cittadini e le cittadine hanno detto la Costituzione non si tocca. Si è rafforzato, così, il legame profondo che lega il popolo italiano alla sua Carta fondamentale. Ripartiamo da questa consapevolezza; godiamoci qualche ora per rallegrarci della vittoria, ringraziando tutti e tutte coloro che – donne e uomini dei Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, impegnati nel Comitato per il NO della società civile e nel No sociale – hanno fatto la propria parte per difendere la Costituzione repubblicana dall’ennesimo attacco concepito dal Palazzo; e poi impegniamoci ancora di più per affermare le nostre ragioni, bloccando il percorso dell’Autonomia Differenziata, che il Governo vuol far procedere nonostante la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale. Approfittiamo di questo importante momento – e delle inevitabili discussioni che scatenerà nella fragile coalizione che ha sostenuto il sì – per far ripartire le battaglie sui diritti universali, così come la Carta li esprime e li garantisce, e per pretendere l’effettivo ripudio della guerra, come previsto dall’art. 11. La vittoria del NO esprime una disponibilità e una volontà di mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici, delle giovani e dei giovani, contro la guerra, contro la rimozione dei diritti e delle conquiste, contro l’Autonomia differenziata. Una volontà che si era già espressa in autunno contro il genocidio a Gaza. I dirigenti delle grandi organizzazioni dei lavoratori e delle lavoratrici di questo Paese hanno la responsabilità di raccogliere subito questa forza, di mobilitarla per portare nelle piazze il NO che si è espresso nel voto, per lo Stop immediato all’AD, per il rifiuto di qualunque coinvolgimento dell’Italia nella guerra, per il ritiro del progetto di contro- riforma della sanità e della scuola. Noi ci siamo: crediamo nell’unità e nella possibilità di individuare spazi di lotta comune. La vittoria del NO ha rivendicato la nostra storia, la nostra identità repubblicana: un mandato che ci è stato assegnato da quanti/e ci hanno liberato, a prezzo della propria vita, dal nazifascismo, consegnandoci – attraverso la Costituzione del ’48 – l’impegno a garantire “diritti inviolabili e doveri inderogabili” di tutte le persone. Una responsabilità che – insieme a chi non arretra davanti ai principi della Carta; che, al contrario, vede nella loro realizzazione l’obiettivo imprescindibile – occorre esercitare senza tentennamenti e con intransigenza. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
“Occupied Territories” – Libano: una guerra che Israele non ha mai smesso
“È passato meno di un anno e mezzo dall’ultimo conflitto, seguito da una tregua mai rispettata, ed ora una nuova guerra in tre settimane ha già lasciato più di un milione di persone senza casa”, esordisce Fabio Bucciarelli, fotoreporter che per 10 anni ha documentato la realtà quotidiana in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Libano con tanti ‘scatti’, 100 in esposizione a Vinovo fino al 3 maggio prossimo. Nella pagina oggi online su Il mondo in cui viviamo, Fabio Bucciarelli spiega: > Dopo più di un anno sono tornato in Libano. > > Era l’ottobre del 2024, quando, a seguito del genocidio di Gaza e > dell’uccisione di Hassan Nasrallah, Israele bombardava il paese, causando > migliaia di morti civili e oltre un milione di sfollati. > > Il primo giorno che sono arrivato, dopo aver preso l’accredito stampa, sono > stato in un cimitero temporaneo a Dahieh, quartiere sciita della città > considerato una roccaforte di Hezbollah. Il cimitero provvisorio, tra terra e > fango, dedicato ai martiri in attesa di una sepoltura migliore, quel giorno ha > accolto quattro vittime: Mohamed Serri, giornalista della televisione > Al-Manar, sua moglie, un combattente e un paramedico. > > A causa dei continui bombardamenti israeliani, delle incursioni terrestri e > degli ordini di evacuazione, molte persone hanno trovato rifugio in scuole > trasformate in centri di accoglienza, lungo il lungomare della città o nello > stadio adattato a shelter temporaneo. In questi giorni, le piogge torrenziali > peggiorano ulteriormente le condizioni dei profughi interni, costretti a > vivere nelle tende. > > Gli attacchi si sono intensificati, provocando numerose vittime e la > distruzione di infrastrutture civili, con oltre un milione di persone che, > secondo le stime, sono state sfollate. > > Oggi la guerra è tornata, con la stessa violenza ma con una nuova maschera. > Dopo l’attacco americano e israeliano all’Iran e la risposta di Hezbollah, che > ha lanciato razzi verso Israele in supporto alla Repubblica Islamica, il > Libano è di nuovo ostaggio di un conflitto che sembra ripetersi come un > copione già scritto. > > I bombardamenti israeliani colpiscono ovunque, dalla capitale al sud. Gli > ordini di evacuazione si moltiplicano e arrivano fino al fiume Litani, nella > parte meridionale del paese che molti in Israele auspicano come nuovo confine, > o almeno come zona cuscinetto. Il rischio è quello di un nuovo massacro in > stile Gaza: distruzione sistematica, bombe per abbattere edifici e > infrastrutture, preparare il terreno all’invasione di terra e nuovi territori > occupati. > > Nemmeno la resilienza delle persone è cambiata, né la resistenza dei > combattenti che, come fantasmi, cercano di fermare l’avanzata dell’IDF. Poco o > nulla si sa di Hezbollah: non ci sono fotografie recenti, non si conosce il > numero delle vittime, nè chiaramente i loro nascondigli o strategia. > > Dal 2 marzo, questa nuova offensiva israeliana ha già causato più di mille > vittime e costretto ancora una volta oltre un milione di persone a lasciare le > proprie case. Oggi, in Libano, circa una persona su cinque è sfollata, il 20% > della popolazione. > > Come in un film già visto, la guerra continua senza fine, alimentata solo > dalla necessità di combattere e di seminare il caos in un paese, dove lo > spettro della guerra civile non è mai scomparso. In occasione dell’esposizione della collezione Occupied Territories a Le Gallerie del Museo Storico del Trentino, il direttore dell’Atlante delle Guerre e dei conflitti nel mondo, Raffaele Crocco, ha commentato: «Questa mostra vuole essere un grido d’allarme. Vicino a noi, poche centinaia di chilometri al di là del mare, si sta consumando una tragedia che ha pochi precedenti, per ferocia e determinazione di chi vuole uccidere. Nel vicino Oriente, Israele ha deciso l’annientamento di un popolo e, contemporaneamente, ha avviato una politica di aggressione in nome di una ipotetica “pace duratura”, da realizzare con la sconfitta definitiva e totale dei nemici: l’Iran e Hezbollah. Quello che si deve fare è documentare il massacro, raccontare il crimine. Fabio Bucciarelli lo ha fatto. È sceso all’inferno per raccontarci cosa accade con le sue foto». Dopo la presentazione nel 2025 a Sarajevo e l’esposizione a Modena e a Trento, fino al 3 maggio 2026 la collezione è in mostra al Castello Della Rovere di Vinovo. “Le immagini prendono vita lungo un percorso fatto di cinquanta steli in ferro che sorreggono le foto, creando una sorta di costruzione fisica che guida i passi dei visitatori tra le sale del castello – spiega la recensione su GUIDA TORINO – Questa scelta di allestimento, curato da Lejla Hodzic, trasforma la visita in una camminata lenta dove ogni scatto – dal ritratto intimo alla scena di strada – aiuta a capire la frammentazione dello spazio e la perdita della libertà di movimento. Le fotografie, nate originariamente per un libro edito da Dario Cimorelli, si allontanano dalla fretta della cronaca per restituire un racconto umano e complesso. Si scoprono così le vite di persone che resistono alla cancellazione della propria identità in un mondo che sembra essersi fermato in un’attesa infinita”. Occupied Territories: Stories from The West Bank, Gaza, and Lebanon – antologia di 100 fotografie di Fabio Bucciarelli, edita con prefazione di Fabio Tonacci, inviato di la Repubblica, a cura di Elena Caldara, Dario Fanelli, Laura G. Maggioni, Daniela Meda e Joan Roig nel 2025 stampata in 1˙300 copie e pubblicata da Dario Cimorelli Editore.   OCCUPIED TERRITORIES STORIES FROM THE WEST BANK, GAZA, AND LEBANON Castello della Rovere – Vinovo (TO) sabato e domenica e festivi, fino al 3 maggio 2026 sabato 15-18.30; domenica 10.30-12.30 e 15-18.30 aperture straordinarie: 6 aprile, 25 aprile 1° maggio orario 10.30-12.30 e 15-18.30       Maddalena Brunasti
March 23, 2026
Pressenza