Comunicato Stampa 15 ottobre 26 – Approvati gli schemi d’Intesa – Contro l’Autonomia differenziata la mobilitazione continua
La presidente del consiglio, Giorgia Meloni, è disposta a tutto, pur di arrivare
a goal su ciò che ha sostituito (necessità fa virtù…) il suo progetto sul
premierato; ovvero, la legge elettorale, che di fatto è una sorta di premierato
assoluto sotto mentite spoglie.
Per ottenere questo risultato, Meloni sacrifica – non è una novità – il Sud e le
classi meno agiate. Dando entrambi in pasto ai poteri forti e a coloro che
beneficeranno della realizzazione del progetto eversivo dell’autonomia
differenziata.
Il Consiglio dei ministri, infatti, su proposta del Ministro per gli Affari
Regionali e le Autonomie – Roberto Calderoli – ha approvato, in via definitiva,
gli Schemi di intesa tra il Governo e le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e
Veneto per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di
autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle
materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e
integrativa” e – udite udite! – nella materia “tutela della salute –
coordinamento della finanza pubblica”.
Ora saranno presentati disegni di legge, con allegate le intese sottoscritte dai
Presidenti relative a ciascuna regione.
Un pacchetto per ogni Regione, nonostante – come abbiamo detto e ripetuto in
audizione, insieme ad altri ed altre – i testi delle preintese siano
sostanzialmente identici. Il che evidenzia in maniera plateale che questa
autonomia differenziata e differenziante non fa leva su oggettive condizioni e
bisogni peculiari delle regioni, ma semplicemente crea nuovi privilegi e nuove
disuguaglianze, usando il nuovo potere legislativo dei sedicenti “governatori”.
Dopo il parere della Conferenza unificata – dove però i Comuni, oltre alle
Regioni governate dall’attuale opposizione parlamentare, si sono detti contrari
-, dopo gli atti di indirizzo approvati dalle Camere e dopo l’approvazione delle
Regioni interessate, il passaggio in Consiglio dei ministri rappresenta il
penultimo atto, prima del definitivo approdo alle Camere, dove speriamo si dia
battaglia fino in fondo, per arginare questo progetto eversivo. Che rischia di
passare senza che la maggior parte dei cittadini e delle cittadine sappia cosa
si sta concretizzando sulle loro teste e rigorosamente a spese loro. Un percorso
paludato, purtroppo sottovalutato da tanti soggetti che, ogni giorno, si
spendono per i diritti sociali e civili, ma che non hanno compreso gli effetti
devastanti che l’autonomia differenziata determinerà in termini di
diseguaglianze.
Accogliamo con speranza le dichiarazioni dei presidenti di Puglia e Campania,
Decaro e Fico; attendiamo con ansia i pronunciamenti dei presidenti delle altre
regioni di centro sinistra; riponiamo fiducia negli amministratori locali,
sindaci e sindache che non solo conoscono perfettamente i reali bisogni dei
propri territori, ma si sono più volte schierati/e – in particolare al Sud –
contro “la secessione dei ricchi”.
Invitiamo tutte/i coloro che quotidianamente si spendono per contrastare
iniquità a valutare il fatto che la differenziazione dei diritti sulla base del
certificato di residenza andrà ad incidere in modo drammatico su chi già patisce
ingiustizie e ha di meno; nonché sulle loro lotte: autonomia differenziata
significa per sua stessa natura indebolimento del conflitto.
Invitiamo il Campo Largo a inserire nel nascente programma di coalizione la
cancellazione del comma 3 dell’art 116 e una rivisitazione del Titolo V della
Costituzione.
La mobilitazione contro l’autonomia differenziata, un processo giunto purtroppo
quasi al traguardo, non può attendere. E’ una questione di responsabilità:
preservare l’unità della Repubblica – attaccata violentemente dai provvedimenti
del Governo, anche sacrificando tutti I Sud del Paese – equivale a garantire
l’uguaglianza dei diritti.
Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei
diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD