Source - Per il ritiro di ogni autonomia differenziata

Allarme per l’unità della Repubblica
Il voto referendario sulla magistratura ha detto con forza e chiarezza che la Costituzione non si tocca e non si deve toccare, a difesa dei diritti di libertà e sociali, e ha sostanzialmente cancellato dall’agenda politica il premierato. Giovani e Mezzogiorno, con il loro voto, hanno sconfitto Giorgia Meloni. Con questo voto referendario si sono cancellate due deforme della Costituzione. Tuttavia siamo allarmati. E vogliamo trasmettere il nostro allarme. C’è un’insidia che continua a minacciare il nostro Paese, l’Autonomia Differenziata; il ministro leghista Calderoli lavora in silenzio, ma con determinazione, portandola avanti: troppi – distratti – la considerano archiviata con la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale. La Consulta, ponendo dei paletti, certamente ha modificato la drammaticità della situazione precedente; però il Governo deliberatamente li ignora, e così – con le pre-Intese con quattro Regioni del Nord e con il ddl Calderoli sui LEP, attualmente in Senato – l’Autonomia differenziata ha ripreso il cammino; che va, invece, bloccato. Passo dopo passo, nell’indifferenza generale, si va avanti, assegnando diritti a chi già ne ha e – di conseguenza – negandoli a chi ne ha già pochi. Basta leggere anche solo superficialmente le parole del presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, uno dei potenziali beneficiari delle regalie di questa de-forma costituzionale, che istituzionalizza le diseguaglianze: “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […]. L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.” Ecco, come – con poche, ma inequivocabili parole – si dà voce a quello che il razzismo nostrano pensa da tempo, forse da sempre: che esista una parte “sana” (e quindi una malata) nel Paese. Come liberarsi di questa “palla al piede” che è il Meridione è presto detto: il federalismo secessionista consentirà alle regioni del Nord di unirsi alla “locomotiva europea”, per proteggere la propria industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. In linea di continuità con tali, sconcertanti affermazioni, il quotidiano “Libero”, il 24 marzo titolava l’esito referendario in modo inequivocabile: “Il no sfonda soprattutto tra i ceti improduttivi del Meridione e i giovani pro Pal”. Inefficienti e pure improduttivi, dunque. Ma non basta. Sulla scorta del “modello” (per modo di dire) di Roma Capitale, che impone un’ulteriore modifica della Carta, quella dell’art. 114, sponsorizzato convintamente dal sindaco Gualtieri, il sindaco Sala a Milano e a Venezia il segretario del PD, Martella, coadiuvato dall’ex presidente della Regione, Zaia, caldeggiano proposte analoghe. Ogni potentato locale rivendica più potere; ma non è la scissione dell’atomo, è la secessione dei ricchi: è la frammentazione progressiva delle istituzioni per spartirsi la torta del potere. E l’unità della Repubblica? E l’uguaglianza dei diritti di tutti/e i/le cittadini, ovunque risiedano? E il Mezzogiorno? In un mondo sconvolto dalle guerre e in un Paese segnato dalle diseguaglianze queste parole e questi provvedimenti significano una sola cosa: vadano avanti i potenti e i ricchi, che per di più rivendicano il merito di esserlo, mentre godono solo dei privilegi del potere e della ricchezza; gli altri si arrangino, se riescono. E, comunque, non disturbino il progetto della secessione. Però: il risultato del voto referendario ci racconta un’altra storia; ci parla di un altro progetto, quello del rispetto e dell’attuazione della Costituzione, fondata sull’antifascismo, sui diritti politici e sociali. Più bello, più socialmente responsabile, più democratico. Perché è un progetto di uguaglianza sostanziale. È un progetto popolare; che, con il referendum del 23 marzo, ha fondato la propria affermazione sul voto dei giovani e sul Meridione, inedito connubio e forza liberatrice. Ignorarlo sarebbe diabolico. Almeno quanto ignorare il fatto che quel voto del Sud è una condanna delle parole di Fontana, dei volgari commenti di “Libero” e – più in generale – dell’autonomia differenziata. E’ un voto che -superando stanchezza e delusione, frutti di un’oppressione antica – esprime e sprigiona energie nuove. È un voto contro le diseguaglianze e l’ingiustizia. Con i referendum del 2006, del 2016 e con quest’ultimo, cittadini e cittadine hanno inviato un messaggio forte e chiaro: la Costituzione non si tocca. Ma la Costituzione è già stata toccata nel 2001 con la deforma del suo Titolo V. Ed è stata violata al punto da contraddire i suoi principi fondamentali. Meloni e Calderoli ora vogliono far passare in quel varco le autonomie differenziate e, con pre-Intese e Intese, realizzare le secessioni regionali, che aggraveranno disuguaglianze sociali e territoriali. Sta a noi tutti/e impedire la realizzazione di questo disegno di frammentazione dell’unità della Repubblica. Si può riparare il danno del 2001, impedendo ora che prosegua il processo delle Intese e poi provvedendo a cancellare il comma 3 dell’articolo 116 e a ridefinire i rapporti tra i diversi livelli istituzionali secondo i principi del regionalismo cooperativo. Da tempo, pressoché inascoltati, gridiamo che la sentenza 192 della Corte Costituzionale non ha archiviato la questione; e che l’autonomia differenziata sta procedendo. Le prime due colonne del patto scellerato – controriforma del CSM e premierato, che tenevano coese le forze delle destre – sono state demolite; ora dobbiamo fronteggiare la rabbia degli sconfitti, che si accaniranno sul punto sopravvissuto del loro progetto, il più grave: l’autonomia differenziata, che non solo diversificherà i diritti delle persone sulla base del certificato di residenza, ma modificherà drammaticamente l’assetto istituzionale del Paese, mettendo in discussione la forma di Stato, la Repubblica democratica. Temiamo possa essere l’unica deforma che andrà avanti. È per questo che lanciamo un grido di allarme: presto le pre-Intese siglate dal Governo con Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte su 4 materie “non LEP” (nonostante la sentenza della Consulta) approderanno in un Parlamento defraudato della sua prerogativa istituzionale e costituzionale, trattato come un organo passacarte, prono al volere del Governo. E la legge Calderoli sui LEP, AS 1623, sta continuando il suo iter in Senato. Nulla è concluso, dunque; tutto continua sottotraccia, nel silenzio e nella disinformazione. Con questo nostro Allarme ci appelliamo a tutte le forze democratiche del Paese – dalle associazioni, ai sindacati, ai partiti politici – affinché assumano la responsabilità di non lasciare questo appello inascoltato. E per lanciarlo, organizzeremo un’Assemblea nazionale a Napoli il 6 giugno prossimo. Segnate la data, siate presenti. Auspichiamo che tutte /i coloro che hanno detto no al Referendum del 22- 23 marzo si mobilitino per bloccare il disegno dell’Autonomia differenziata, per dire alto e forte No alla secessione dei ricchi. Vi aspettiamo a Napoli. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO 4 aprile 2026 – Conferenza Unificata e preintese
Poco più di una settimana dopo il voto referendario – che, con la vittoria del NO, ha dimostrato il legame profondo tra cittadini/e e Costituzione – il ministro Calderoli ha portato in Conferenza Unificata le preintese del Governo con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per realizzare il disegno dell’Autonomia differenziata; per realizzare, cioè, la “secessione dei ricchi”. Sì, perché di questo si tratta. Qualche giorno prima, infatti, il presidente leghista della Lombardia, Fontana, aveva affermato a chiare lettere che “c’è una parte del paese che si distingue per modo di pensare e di agire […]. E’ l’area più moderna e funzionale che traina il resto d’Italia”; per questo è necessaria l’autonomia differenziata: per liberarsi della zavorra rappresentata dal resto dell’Italia. A suo sostegno si è schierato qualche giorno dopo il professor Marco Fortis che – su “Il Sole24 ore” del 26 marzo – ha scritto che il SÌ ha vinto nelle regioni e province più produttive; dunque, è giusto che esse proseguano a differenziarsi dalle altre. Non sono parole casuali: una parte del Paese – e, in questa, una parte consistente ed influente del settore imprenditoriale – ritiene che i presunti “meriti” vadano riconosciuti e valorizzati. Come? Individuando diritti diversificati, che privilegino maggiormente alcune aree rispetto ad altre: una “secessione dei ricchi”, appunto. A proposito di premi: per ripagare le Regioni e le Province, che in Conferenza Unificata hanno votato a favore delle preintese, “il Governo ha accolto la possibilità di avviare contestualmente all’Autonomia un percorso con tempi certi per l’uscita dai piani di rientro in ambito sanitario”, come si legge nel comunicato del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri: uno scambio vergognoso, per distruggere l’unità della Repubblica sancita dall’art. 5 della Costituzione. Nella Conferenza Unificata, la maggioranza delle Regioni si è pronunciata a favore, con il voto contrario di quelle guidate dal PD e dal M5S e con il dissenso dell’ANCI, a nome dei Comuni. Questo voto contrario, apprezzabile, non fermerà purtroppo l’iter delle preintese; infatti, il ministro Calderoli – acquisito l’ok della maggioranza della Conferenza – le porterà in Parlamento, che avrà 90 giorni per dare il suo parere. Si badi: il suo parere; il Parlamento sarà infatti ulteriormente spogliato delle sue competenze legislative e avrà solo la possibilità di dare un “parere”; conclusa la procedura prevista, poi, potrà pronunciarsi con un sì o con un no. Prendere o lasciare. Per questo la Corte Costituzionale, nella sentenza 192/2024, aveva sollecitato Governo e Parlamento a rivedere i termini per il raggiungimento degli accordi tra Governo e Regioni, assegnando al Parlamento un ruolo centrale. Purtroppo, nessun gruppo politico ha presentato finora una proposta di legge in tal senso. Bene la Regione Puglia, che ha attivato la Corte costituzionale sui LEP; bene il voto contrario delle Regioni a guida PD e M5 in Conferenza Unificata. Ma non basta: dobbiamo impedire che si attui l’unica de-forma costituzionale rimasta in campo, quella dell’Autonomia differenziata. Sarebbe davvero paradossale che, dopo il voto referendario, che ha sancito ancora una volta che “la Costituzione non si tocca”, venisse attuato il c.3 dell’art 116, così come revisionato, insieme all’intero Titolo V, dal governo di centrosinistra nel 2001. Le posizioni sono ora cambiate: tutte le forze di opposizione hanno maturato un giudizio negativo sulla perversa revisione costituzionale del 2001. Non solo: le forze sindacali e associative, i cittadini e le cittadine del Meridione hanno votato No al recente referendum sulla magistratura, mossi anche dal rifiuto dell’autonomia differenziata. Ora è tempo di agire, ricorrendo da parte delle Regioni alla Corte Costituzionale; promuovendo in Parlamento atti capaci di contrastare il disegno Calderoli; mobilitandosi nel paese per denunciare la “secessione dei ricchi”. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica e Tavolo No AD
Lettera aperta al Presidente della Conferenza Unificata, al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, al Presidente dell’ANCI, al Presidente f.f. dell’UP
L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia differenziata. Illustrissimi, abbiamo ragione di ritenere che giovedì 2 aprile – in sede di Conferenza Unificata – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost.  La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto alle prescrizioni della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Vostra sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO 26 marzo 2026 – la Lega razzista rilancia e raddoppia
SUL CORRIERE DELLA SERA DI GIOVEDÌ 26 MARZO, IL LEGHISTA FONTANA HA SVELATO IL SUO RAZZISMO BASATO SUL ‘MODO DI PENSARE’: IL NORD “È L’AREA PIÙ MODERNA E FUNZIONALE CHE TRAINA IL RESTO DELL’ITALIA”. Il ‘modo di pensare’ sbagliato è quello dei cittadini e delle cittadine residenti nel Meridione che hanno la colpa di aver votato in massa a difesa della Costituzione e contro la manomissione di istituti di garanzia come il Consiglio Superiore della Magistratura. Dunque, il Meridione va punito con la secessione del Settentrione. “Bisogna trovare il modo di mettere il Nord, che è la parte sana e produttiva del Paese, in grado di competere con le Regioni europee più avanzate […] L’Autonomia è solo un primo passo, il nodo di fondo è che bisogna cambiare la forma dello Stato in senso federale.“ Insomma, il Meridione è una “palla al piede” e in più difende la Costituzione, allora non basta più l’autonomia differenziata; no, serve il federalismo secessionista, così le Regioni del Nord potranno unirsi alla Baviera per proteggere l’industria, “per esempio a cominciare dall’automotive”. Mai era stato così chiaro il disegno secessionista motivato dalla difesa dei padroni, degli imprenditori del Nord avanzato, quel Nord dove si sfruttano senza pietà i lavoratori e le lavoratrici delle industrie del lusso e della logistica, come dimostrano le inchieste sul Lavoro e gli Appalti del pubblico ministero milanese dott. Storari. Fontana vergogna! È evidente che la lezione del Referendum non è stata affatto compresa anzi, nel desiderio di schiacciare e delegittimare la grande vittoria del No, la Lega non solo rilancia con ancora più forza l’Autonomia differenziata, ma addirittura raddoppia, incitando ad ampliare ancor più il processo eversivo dell’Unità nazionale. Chiediamo a tutte le forze politiche, sindacali e associative che hanno tenacemente lottato per la difesa della Costituzione di reagire immediatamente con dichiarazioni, prese di posizione, interrogazioni parlamentari … in merito alle incredibili e razziste dichiarazioni del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana e di chiederne le dimissioni. Tutti e tutte insieme dobbiamo impedire che l’Autonomia differenziata vada avanti e bloccare l’iter delle Intese. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
COMUNICATO 24 marzo 2026 – Ha vinto la Costituzione
Una straordinaria partecipazione messa in campo, in uno slancio di orgoglio repubblicano, ha azzoppato una delle tre gambe sulle quali il Governo ha fondato il suo progetto di devastazione della Carta costituzionale. Questo ci rende felici e ci fa ben sperare. Fandonie e ricostruzioni capziose, Fedez, Garlasco, la famiglia nel bosco, stupratori e pedofili in libertà, occupazione degli spazi di comunicazione, non sono stati sufficienti per accreditare la prima “riforma epocale” del Governo: la riforma della Magistratura. Nei 7 anni della nostra esistenza e della perseveranza della nostra lotta i Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti hanno sottolineato come autonomia differenziata, premierato e contro-riforma della Magistratura siano stati i cardini di un patto scellerato tra le forze per cancellare gli istituti fondamentali della Costituzione. E invece cittadine e cittadini hanno deciso diversamente: stop al tentativo di sovvertire il principio dell’equilibrio dei poteri e dell’autonomia della Magistratura. I cittadini e le cittadine hanno rifiutato l’imposizione al Parlamento di un testo raffazzonato e pieno di sbavature, che avrebbe avviato l’operazione di scardinamento, avrebbe segnato un primo passo pericoloso e grave verso la sottomissione della Magistratura al potere Esecutivo, ridimensionando il ruolo del Presidente della Repubblica, depotenziando il CSM. Dopo i fallimenti delle bicamerali, quando i cittadini e le cittadine sono stati chiamati/e ad esprimere il voto sulle riforme costituzionali, nel 2006 e nel 2016, hanno detto NO e anche oggi nel 2026 i cittadini e le cittadine hanno detto la Costituzione non si tocca. Si è rafforzato, così, il legame profondo che lega il popolo italiano alla sua Carta fondamentale. Ripartiamo da questa consapevolezza; godiamoci qualche ora per rallegrarci della vittoria, ringraziando tutti e tutte coloro che – donne e uomini dei Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia Differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, impegnati nel Comitato per il NO della società civile e nel No sociale – hanno fatto la propria parte per difendere la Costituzione repubblicana dall’ennesimo attacco concepito dal Palazzo; e poi impegniamoci ancora di più per affermare le nostre ragioni, bloccando il percorso dell’Autonomia Differenziata, che il Governo vuol far procedere nonostante la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale. Approfittiamo di questo importante momento – e delle inevitabili discussioni che scatenerà nella fragile coalizione che ha sostenuto il sì – per far ripartire le battaglie sui diritti universali, così come la Carta li esprime e li garantisce, e per pretendere l’effettivo ripudio della guerra, come previsto dall’art. 11. La vittoria del NO esprime una disponibilità e una volontà di mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici, delle giovani e dei giovani, contro la guerra, contro la rimozione dei diritti e delle conquiste, contro l’Autonomia differenziata. Una volontà che si era già espressa in autunno contro il genocidio a Gaza. I dirigenti delle grandi organizzazioni dei lavoratori e delle lavoratrici di questo Paese hanno la responsabilità di raccogliere subito questa forza, di mobilitarla per portare nelle piazze il NO che si è espresso nel voto, per lo Stop immediato all’AD, per il rifiuto di qualunque coinvolgimento dell’Italia nella guerra, per il ritiro del progetto di contro- riforma della sanità e della scuola. Noi ci siamo: crediamo nell’unità e nella possibilità di individuare spazi di lotta comune. La vittoria del NO ha rivendicato la nostra storia, la nostra identità repubblicana: un mandato che ci è stato assegnato da quanti/e ci hanno liberato, a prezzo della propria vita, dal nazifascismo, consegnandoci – attraverso la Costituzione del ’48 – l’impegno a garantire “diritti inviolabili e doveri inderogabili” di tutte le persone. Una responsabilità che – insieme a chi non arretra davanti ai principi della Carta; che, al contrario, vede nella loro realizzazione l’obiettivo imprescindibile – occorre esercitare senza tentennamenti e con intransigenza. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Comunicato 5 marzo 2026 Comitato Emilia Romagna
Dopo la Regione Puglia anche la Regione Emilia-Romagna impugna la legge finanziaria che istituisce i LEP, voluti dal ministro Roberto Calderoli, con la Delibera del 2 marzo che propone avanti alla Consulta questione di legittimità costituzionale degli art.1 commi 706-711 e 3 Legge di bilancio 2025, riferendosi alla spesa e in particolare alla “missione 14: diritti sociali, politiche sociali, pari opportunità e disagio”. La Giunta regionale ha colto l’artificio contenuto nell’ultima legge di bilancio, compiendo l’unico atto consentito dall’ordinamento per opporsi: ricorso diretto alla Corte costituzionale. * L’art.1 viene ritenuto illegittimo in quanto istituisce il Livello essenziale di prestazione (Lep) in materia di assistenza all’autonomia e alla comunicazione personale per gli alunni e gli studenti con accertamento della condizione della disabilità in età evolutiva “senza una propedeutica istruttoria nonché senza intesa con le Regioni o, quantomeno, il parere delle stesse”; * l’ art.3 viene ritenuto illegittimo in quanto lo stanziamento per la “Missione 14” sia dimostrabilmente insufficiente e inadeguato. In sintesi, viene proposto ricorso al Giudice delle leggi a fronte di norme dal contenuto discriminatorio perché non supportate da norme di spesa che garantiscano uniformità dei diritti. Questa importantissima decisione coglie in pieno quanto da anni evidenziato dal Comitato E-R contro ogni autonomia differenziata e cioè il cortocircuito creato dalla legge Calderoli 86/2024 e dal ddl delega 1623/25 attualmente in discussione al Senato, riguardo ai Lep. Questi, per dettato costituzionale, vanno determinati e garantiti attraverso legge dello Stato; tuttavia con la legge di bilancio 2025, ne viene scaricato l’onere sostanzialmente sui bilanci regionali e comunali. Il Comitato ha più volte richiamato l’attenzione su questo snodo prodromico all’attuazione dell’autonomia differenziata (AD): senza previa determinazione dei LEP è incostituzionale qualunque trasferimento di funzioni dallo Stato alle Regioni, tantomeno di intere materie. Il Comitato E-R dà quindi atto che gli impegni formalmente presi dalla Regione con apposito emendamento alla legge di spesa approvato il 23/12/2025 comincino a trasformarsi in concreti passaggi istituzionali. Questa decisione della Regione, fa emergere con forza la contraddizione nella quale si muove il progetto governativo di addivenire al più presto alla concretizzazione dell’AD ex art. 116 c.3 Cost.: il progetto si scontra in modo irreparabile con la scarsità di risorse o, peggio, con la mancanza di volontà politica di colmare i divari tra territori e tra condizioni soggettive. La Regione respinge quindi la finzione che possa determinarsi trasferimento di competenze sulla base di “autodefiniti” LEP privi di copertura generale; respinge la scelta di riversare gli oneri su bilanci regionali e comunali, poiché tutto ciò va in contrasto con i principi costituzionali. Il Comitato auspica che anche altre Regioni mostrino altrettanta sensibilità istituzionale, proponendo analoghi ricorsi a garanzia dell’uniformità e dell’effettività dei diritti di tutti i cittadini e di tutte le cittadine. Bologna 05/03/2026 Comitato regionale Emilia-Romagna contro ogni autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e l’Uguaglianza dei diritti.
COMUNICATO 2 marzo 2026 – Roma Capitale
Il governo Meloni, un governo di destra, ha deciso, con l’appoggio del PD, la presentazione alle Camere di un ddl di revisione dell’art. 114 della Costituzione per dare poteri legislativi al Comune di Roma, elevata tra gli enti costitutivi della Repubblica. Sarà attribuita all’Assemblea capitolina potestà legislativa concorrente sulle seguenti materie: ‘trasporto pubblico locale, polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa’.  Da tempo – grazie anche alla vigilanza che l’associazione Carte in Regola ha esercitato su questo ennesimo affronto alla Carta – sottolineiamo come Roma capitale sarà il primo ente istituzionale a fruire dell’autonomia differenziata. Il ddl di revisione dell’art. 114 Cost. ha, dunque, a nostro avviso, anche una finalità tutta politica: aprire il varco all’autonomia differenziata su scala nazionale. Alla fine di luglio, il via libera del Consiglio dei Ministri al ddl, suggerì al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di parlare di una “riforma storica” e di appellarsi ad un “atteggiamento bipartisan”. Detto fatto; come le ciliegie, una tira l’altra. E quindi – mentre il centro destra ratifica le preintese con Veneto, Liguria, Piemonte e Lombardia su 4 materie “non Lep”; mentre il testo del cosiddetto ddl Calderoli sulla determinazione dei Lep AS1623 continua il suo iter al Senato – il fuoco presunto “amico” sferra un ulteriore attacco. Dopo una serie di incontri tra Giorgia Meloni, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e Roberto Gualtieri è stato raggiunto l’accordo per emendare il testo su “Roma capitale”. Nella serata del 27 febbraio è stata definitivamente approvata la formulazione al ddl di riforma costituzionale (l’ennesima!) dell’art. 114, inserendo il seguente emendamento: “la legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane specifiche e ulteriori funzioni amministrative sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. Per ricapitolare, il centro destra – anche in violazione, come abbiamo più volte ripetuto, della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – porta avanti l’autonomia differenziata; non basta: il centro destra, con il consenso del PD, differenzia a sua volta Roma città metropolitana; non basta ancora: le grandi città metropolitane (i capoluoghi di quelle regioni che hanno maggiormente spinto per l’autonomia differenziata e che ambiscono a rimanere attaccate alla “locomotiva europea”, ma non solo), pretendono di rimanere al passo con la Capitale (che un po’ ladrona pur sempre è…) e quindi non rinunciano (sempre con l’assenso del PD) a esigere a loro volta poteri amministrativi differenziati rispetto al resto del territorio, contrattando con lo Stato poteri amministrativi di competenza statale. Un mosaico indecente, una frammentazione addirittura a tre livelli differenti (ma chi sa ancora dove saranno in grado di arrivare), che sottolinea un unico esplicito punto di convergenza e di interesse, comune, ahimè, ai partiti della maggioranza ma, a quanto pare, non solo a loro: gestire potere. Zaia sogna Venezia Città-Stato, Sala vuole che Milano sia sempre più città globale e tutte le città metropolitane mirano a divenire metropoli inserite nei circuiti economici mondiali, dove si concentreranno ricchezza e potere, esasperando ancor più squilibri territoriali e disuguaglianze sociali. Questa frenesia appropriativa viaggia a marce forzate e rapidissime, secondo il progetto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: concludere l’ennesima procedura di revisione costituzionale entro la fine del mandato governativo, confidando nell’approvazione per via parlamentare. La decentralizzazione del potere va incontro alle esigenze dei cacicchi locali, i sedicenti “governatori” (sia regionali, che comunali) che – in ossequio a tali esigenze, stanno letteralmente distruggendo le istituzioni della Repubblica – e, con esse, l’uguaglianza dei diritti sociali, politici e civili. Chiediamo quindi alla segretaria del maggior partito dell’opposizione: dobbiamo fidarci delle parole o dobbiamo guardare ai fatti? Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Il LIBRO Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli – 30 interventi per il NO
IL LIBRO E’ SCARICABILE GRATUITAMENTE CLICCANDO QUI In calce il sommario e la presentazione Progetto editoriale del gruppo di lavoro dell’Associazione  Carteinregola  a cura di Anna Maria Bianchi, Isabella Pierantoni, Daniela Rizzo – Interviste di Anna Maria Bianchi, Daniela Rizzo, Pietro Spirito e Giancarlo Storto. SOMMARIO Premessa * Riforma della magistratura, siamo quelli del NO – sintesi dei motivi per votare NO alla riforma costituzionale * Perché questo libro e perché Carteinregola è per  il NO  – Anna Maria Bianchi, Presidente Carteinregola * La scheda – come funziona la magistratura  oggi * La giustizia e la magistratura italiana in numeri   Le interviste * Come la Costituzione garantisce la separazione dei poteri,  l’autonomia della magistratura e i diritti dei cittadini –  Francesco Pallante, costituzionalista * La crisi della democrazia e gli effetti sull’autonomia del potere giudiziario – Gaetano Azzariti, costituzionalista * La Riforma costituzionale affronta i problemi della giustizia? Emilio Ricci, avvocato penalista, vicepresidente ANPI nazionale   * Una riforma della giustizia? Anastasia Ascenzi, tecnica di amministrazione del Tribunale di Roma * Con la riforma i giudici dipenderanno dalla politica? Enrico Grosso, Presidente del Comitato Giusto dire No * Con la separazione delle carriere finalmente difensore e PM saranno uguali davanti al Giudice? Giovanni Salvi, già Procuratore generale della Repubblica * Il sorteggio dei membri del CSM metterà fine alle correnti della magistratura? Silvia Albano, magistrata, Presidente di Magistratura Democratica * Una nuova Alta Corte Disciplinare che sostituisce le funzioni disciplinari dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura, garantirà più rigore e trasparenza? Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’Appello di Roma   * Perché i magistrati europei di MEDEL esprimono preoccupazione per la riforma? Mariarosaria Guglielmi, magistrata e presidente di MEDEL (Magistrats Européens pour la democratie e les libertés) * Quale libertà di espressione per i magistrati? – Rocco Maruotti, PM e Segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati * Errore giudiziario e  responsabilità dei magistrati – Giuseppe Cascini Procuratore aggiunto presso la Procura di Roma * Il CSM  fra politica e magistratura – Marco Patarnello, sostituto procuratore generale della Cassazione * Riforma della magistratura, ricordiamoci della storia  Benedetta Tobagi, storica e  scrittrice * Riflessioni di un ex togato  – Giancarlo De Cataldo  ex magistrato, scrittore e sceneggiatore * La controriforma della Corte dei conti, un ulteriore tassello del progressivo e sistematico indebolimento delle istituzioni di garanzia e di controllo Maria Teresa Pòlito, Presidente aggiunto onorario della Corte dei conti * Riforma della magistratura, quali rischi per la lotta alla criminalità organizzata? Franco Roberti, già procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo * Perché la maggioranza decide di cominciare il percorso delle riforme dalla giustizia – Marco Esposito,  giornalista e saggista  * «Riforma» della giustizia, quale «par condicio»? –  Vincenzo Vita,giornalista e saggista * Psicologia della manipolazione nel referendum sulla giustizia: come la campagna del Sì costruisce consenso – Viviana Guarini Digital strategist, psicologa, content writer e formatrice * Un cuore leale e una lingua cortese hanno portato il No in vantaggio  – Giovanni Bachelet Presidente del Comitato Società civile per il NO nel referendum costituzionale – con Anna Maria Bianchi   * Un’iniziativa che ha fatto la differenza: i 15 per il  NO Nunzia D’Elia eAntonella Di Florio, vicepresidenti Comitato 15 per il NO * L’avvocatura e la magistratura stanno dalla stessa parte – Franco Moretti Comitato Avvocati per il NO * Dall’autonomia differenziata alla riforma della magistratura, la politica sta scardinando la Costituzione – Marina Boscaino, portavoce Comitati NO  AD   * Riforma della magistratura, quali rischi per la tutela  dei lavoratori? Christian Ferrari, Cgil nazionale * Riforma della magistratura, quali rischi per la tutela dell’ambiente? Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente * Riforma della magistratura, quali rischi per la lotta alle mafie e alla corruzione? Gianpiero Cioffredi – Presidenza nazionale e referente di Libera contro le mafie del Lazio * Riforma costituzionale della giustizia, un processo democratico? Elena Granaglia, Forum Disuguaglianze Diversità * il NO di ANPI alla riforma della magistratura – Marina Pierlorenzi Presidente del Comitato Provinciale ANPI Roma * il NO di ACLI alla riforma della magistratura – Italo Sandrini , ACLI Nazionale * Il NO di ARCI alla riforma della magistratura per la lotta alle disuguaglianze –  Carlo Testini, ARCI Nazionale Appendice * Il quesito referendario e gli articoli della Costituzione modificati dalla Riforma costituzionaleNorme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare * Cronologia e materiali della riforma sul sito di Carteinregola * I  Comitati del NO – le informazioni della campagna * Istruzioni pratiche per votare * Quelli del SI’ Ringraziamo tutti i coloro che sono intervenuti a “Risposte competenti a slogan ingannevoli”e che ora sono in questo libro, Giuseppe Cascini che ha partecipato al nostro webinar “Rispondiamo alle domande sulla riforma della magistratura” e di cui inseriremo a breve il contributo nel libro, Rosanna Oliva, Andrea Padalino Morichini, e tutti coloro che si stanno impegnando per fare informazione alle cittadine e ai cittadini, per difendere l’autonomia della magistratura e la nostra Costituzione. PERCHÉ QUESTO LIBRO E PERCHÉ CARTEINREGOLA È PER  IL NO Anna Maria Bianchi, Presidente dell’Associazione  Carteinregola Come già per altre riforme tese a scardinare la nostra Costituzione, come Carteinregola sentiamo il dovere di schierarci in difesa dei capisaldi della Carta, della separazione dei poteri, dell’autonomia della magistratura, della legge uguale per tutti. Purtroppo come già per la nostra battaglia contro l’Autonomia Regionale differenziata, dobbiamo fare i conti con una  materia che molti sentono  lontana dai propri problemi quotidiani, e con  una complessità che rende  difficile spiegare le ragioni del  NO, mentre, nel campo avverso, è  molto  facile utilizzare  slogan che fanno leva su falsità e luoghi comuni.  Si vuol fare  credere che si tratti di una riforma per migliorare la giustizia, ma si sta apparecchiando un sistema per ridimensionare la libertà dei magistrati che, non dimentichiamolo, è anche presupposto dei diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione. Carteinregola ha aderito al Comitato Società Civile per il No nel Referendum Costituzionale e da settimane è impegnata  in una campagna di  sensibilizzazione  affinchè la consultazione referendaria del 22 e 23 marzo veda un’ampia partecipazione popolare e una scelta consapevole. Per questo, dopo la serie di videointerviste a tanti  protagonisti di questa battaglia civile e democratica. diffuse attraverso il sito e i social di Carteinregola, abbiamo raccolto i materiali in questo libro, per offrire  strumenti di approfondimento sulle conseguenze della riforma, ma anche per dare  un quadro sintetico di facile consultazione e istruzioni pratiche per il voto. Il mondo in cui siamo immersi è sempre più desolante e preoccupante, ma questo deve spingerci a comunicare con ancora maggiore determinazione le nostre idee e  i nostri sentimenti, e a mettere  le nostre forze al servizio della difesa della nostra democrazia, che senza risposte compatte e adeguate, rischia di non essere più quella che conosciamo, nata dalla  Resistenza e dalle madri e padri costituenti. IL 22 E IL 23 MARZO SULLA SCHEDA SCEGLIAMO  NO SCARICA IL LIBRO IN PDF (3 marzo 2026) 25 febbraio 2026 (ultima modifica 3 marzo 2026) Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
Lettera aperta Conferenza Unificata
Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, riferendosi allo schema di intesa preliminare tra governo e regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 febbraio, ha parlato di “passo storico e decisivo”. Si fa concreta e incombente, dunque, l’attuazione di quella che è stata efficacemente definita “secessione dei ricchi”, che mina il principio dell’universalità e uguaglianza dei diritti sociali. Le quattro intese approvate concernono, come è noto, le cosiddette “materie non-LEP” (previdenza complementare, protezione civile, professioni e, per la sanità, il sistema tariffario di rimborso, remunerazione, compartecipazione degli assistiti, con poteri di riallocazione delle risorse). Ma attenta all’unità del Paese anche il disegno di legge delega AS 1623, presentato per la determinazione dei LEP in altre 12 materie. La disinvolta procedura seguita dal ministro elude o ignora la Sentenza 192/2024 della Consulta, emanata a seguito dei ricorsi avanzati avverso la Legge 86/2024, dopo la straordinaria mobilitazione popolare (1.300.000 firme raccolte per il referendum abrogativo), di cui i Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata sono stati protagonisti. La Corte Costituzionale, infatti, ha perimetrato in modo cogente la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia, stabilendo che non esistono materie per le quali non si individui l’esigenza di determinare i LEP; che la richiesta di autonomia debba essere dettagliatamente motivata, in ragione di specificità territoriali da illustrare tramite una rigorosa istruttoria; che solo il Parlamento ha titolo a definire i Lep. Noi riteniamo che la determinazione dei Lep richieda un’ampia partecipazione dei/delle cittadini/e – in Francia si parla, non a caso, di débat publique – che potrebbe essere promossa dalle Regioni, in collaborazione con i Comuni, e la conseguente elaborazione di materiali che potrebbero essere la base della deliberazione del Parlamento, in modo che i Lep siano effettivamente espressione dell’uguaglianza dei diritti su scala nazionale. Poiché pensiamo che la Conferenza Unificata – essendo rappresentativa di tutte le regioni italiane – dovrebbe essere il luogo in cui si possa svolgere un primo ma fondamentale esame degli effetti che le preintese potrebbero avere su tutte le regioni, auspichiamo che la discussione in Conferenza Unificata sia molto approfondita e che – se le preintese ledessero gli interessi anche solo di una regione – si pervenga ad un parere negativo. Poiché le preintese, così come sono formulate, minano i livelli di prestazione a garanzia dei diritti sociali – come si può vedere per quel che riguarda la sanità, o anche la previdenza complementare – ci auguriamo che i Presidenti di Regione in Conferenza Unificata esprimano parere negativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata e il Tavolo nazionale “No AD” hanno da sempre richiesto che i Consigli regionali – come è successo in Emilia-Romagna – si oppongano ad intraprendere l’iter della Autonomia differenziata. In particolare, in occasione della Conferenza Unificata, CHIEDONO che i Consigli regionali diano mandato al Presidente della Regione di respingere le quattro intese approvate in via preliminare, denunciandone le forti criticità e la non conformità ai rilievi mossi dalla Consulta, con particolare riguardo alla mancanza di indicatori capaci di fornire una comprovata giustificazione della maggiore autonomia richiesta. Distinti saluti Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Lettera aperta al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga
Illustrissimo Presidente, abbiamo ragione di ritenere che domani – in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni – si porranno le basi per un ulteriore passaggio verso il trasferimento di funzioni, per ora alle 4 Regioni attualmente richiedenti (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto), ex art. 116 3° c. Cost. La materia è già stata esaminata criticamente in Conferenza Stato-Regioni del 5 febbraio scorso, ove sono state messe bene in luce le principali incongruenze, nonché le difformità rispetto al dictat della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale, contenute nel DDL delega 1623/24: – mancato rispetto di diversi principi costituzionali, tra cui quello di leale collaborazione tra “livelli” dello Stato; – i LEP, di competenza statale, vanno ad incidere su materie di competenza concorrente la cui attuazione grava sulle regioni; – nessuna previsione (meglio, esclusione) di specifico finanziamento in caso di trasferimento di funzioni. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Governo sta attualmente seguendo è, al contrario, quella di emarginare il Parlamento, lasciandolo escluso da ogni decisione, se non interlocutoria, fino al momento dell’approvazione delle Intese con legge c.d. rafforzata. L’attenzione nei confronti del rispetto dei fondamentali diritti costituzionali – su tutti, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti – deve essere massima anche e soprattutto in sede di Conferenza Unificata e di Conferenza Stato-Regioni. In nome di tutto ciò, chiediamo che, nell’imminente seduta, si esaminino nuovamente i profili di incongruenza e incostituzionalità che, a nostro avviso, caratterizzano il percorso intrapreso per addivenire alle richieste di trasferimento di ulteriori funzioni e condizioni di autonomia da parte delle Regioni su ricordate. Ci auguriamo che questa nostra richiesta possa essere inoltrata ai membri della Conferenza. Rimaniamo fiduciosi nella Sua sensibilità istituzionale Marina Boscaino per Esecutivo dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e
Comunicto Stampa 19 febbraio: l’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale
Come era stato annunciato nelle precedenti settimane, l’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale. Il 18 febbraio 2026 alle ore 16 sono state approvate in una riunione del Consiglio dei Ministri, cui hanno partecipato i Presidenti delle Regioni interessate, le intese che riguardano 3 materie “non Lep”: “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” sulle quali 4 regioni del Nord (Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria) potranno esercitare potestà legislativa esclusiva. Ad esse si aggiunge una quarta materia (“tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”). In attesa dei passaggi che dovranno essere compiuti – Conferenza unificata Stato Regioni Enti locali, che dovrà esprimere entro 60 gg un parere (non vincolante), poi un passaggio alle due Camere che formalizzeranno entro 90 gg una valutazione attraverso atti di indirizzo (anche essi non vincolanti) – il presidente del Consiglio o il ministro per gli Affari Regionali redigono un testo definitivo, che verrà controfirmato dal Presidente di Regione, deliberato in CdM e trasmesso alle Camere per il voto definitivo, a maggioranza assoluta dei componenti, con una probabile conclusione dell’iter entro il 2026. I Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e il Tavolo NO AD hanno già espresso in varie sedi le nette critiche su queste procedure accelerate per realizzare l’autonomia differenziata, in modo da eludere il dettato della sentenza 192/24 della Corte. Per questo la nostra azione di contrasto non solo continua; ma con ancora maggior forza chiediamo alle Regioni (innanzitutto a quelle governate dal Centro Sinistra) che non sono state coinvolte in questa cruciale fase preliminare di far sentire la propria voce e di rivendicare i propri diritti, come fecero nell’estate del 2024 rispetto alla legge 86/24. Come ha perfettamente spiegato Marco Esposito in un articolo della newsletter del 18 febbraio, si rilevano nella procedura adottata con le 4 regioni, alcune precise deviazioni da quanto prescritto dalla sentenza della Consulta. Non possiamo pertanto che concordare con lui: “L’autonomia differenziata, ripetono spesso i suoi sostenitori, è scritta in Costituzione, al terzo comma dell’articolo 116. Vero. Ma la sua attuazione non può calpestare né gli altri principi costituzionali né i paletti definiti dalla Corte costituzionale”. Per essere espliciti: la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che Calderoli sta seguendo è al contrario quella di emarginare il Parlamento, chiamato ad esprimere pareri e alla fine a votare a favore o contro la legge di recezione. Insomma, il modello è quello delle procedure dei Trattati internazionali, o delle Intese con le confessioni religiose. Nel caso però delle Intese ex art. 116 terzo comma, non si tratta di istituzioni internazionali o religiose, si tratta delle competenze del Parlamento, competenze che esso devolve. Dunque, il Parlamento è soggetto e oggetto, per cui sono le Camere a dover essere il centro decisionale, mentre esse vengono spogliate finanche del potere di emendamento su materie legislative di sua competenza. Il Parlamento è umiliato, e per quanto il governo Meloni l’abbia ridotto a passacarte con il profluvio dei decreti legge e della fiducia a ripetizione, questo annullamento completo del ruolo del Parlamento è davvero scandaloso. Nel merito. Sul sito del Dipartimento Affari regionali, oltre al comunicato di vittoria del ministro Calderoli, oltre ai testi delle preintese, si trova una sola scheda di sintesi, perché esse sono una fotocopia dell’altra. Siccome la Corte costituzionale, sempre nella sentenza 192/2024 ha specificato, ripetutamente, che ogni funzione devoluta deve avere una sua ragione specifica, regione per regione, come è possibile che tutte e quattro le Regioni richiedano le stesse funzioni, sono forse le loro condizioni socio-economiche e istituzionali identiche? Evidentemente no. Ciò che si vuole è semplicemente demolire la Repubblica, la sua unità e indivisibilità nella garanzia dei diritti civili e sociali. D’altro canto basta scorrere l’elenco delle funzioni oppure leggere l’articolo 3 delle preintese sulla sanità per cogliere la gravità dell’attacco ai diritti sociali, dato che le Regioni potranno differenziate le tariffe dei rimborsi, creare fondi sanitari integrativi, assumere personale oltre quello stabilito nella ripartizione del piano sanitario nazionale, spostare addirittura poste del bilancio per capire che siamo al primo passaggio della secessione dei ricchi. Noi ci opporremo e chiediamo alle altre Regioni di respingere in Conferenza unificata il testo delle preintese, di attivarsi per ricorrere alla Corte costituzionale, di impegnarsi a una campagna di mobilitazione contro metodi e contenuti delle preintese. Alle forze parlamentari chiediamo di bloccare l’iter delle preintese fino a quando non si siano definite procedure che rispettino e rispecchino il ruolo centrale delle Camere. Alle organizzazioni politiche di far sentire la loro voce di protesta e di prepararsi alle elezioni del 2027 con il preciso intento di cancellare l’articolo 116 terzo comma della Costituzione così da tagliare alla radice la mala pianta della secessione e di elaborare una revisione complessiva del Titolo V, improvvidamente modificato nel 2001. Alle forze sindacali e associative di manifestare la loro opposizione e di avviare una campagna di controinformazione nei luoghi di lavoro e nei territori per difendere quel che resta delle garanzie dei diritti sociali, che devono divenire uno dei temi centrali delle mobilitazioni operaie e popolari. Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD