PALESTINA: ISRAELE CONTINUA A IMPEDIRE IL LAVORO DELLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE E DI SOLIDARIETÀ

Radio Onda d`Urto - Wednesday, February 18, 2026

Fin da quando si è insediato il governo guidato da Netanyahu, ma soprattutto dopo il 7 ottobre 2023, è stato sempre più difficile lavorare per le organizzazioni non governative attive nella cooperazione e nella solidarietà con la popolazione palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto abbiamo raggiunto ad Amman, in Giordania, Meri Calvelli, storica cooperante che per due decenni ha vissuto nella Striscia di Gaza.

Meri ha spiegato che “le autorità israeliane hanno avviato un progressivo divieto alle ONG che lavorano direttamente con i palestinesi nei territori palestinesi”. Il cambiamento è passato da una ristrutturazione dei ministeri (con la sostituzione del Ministero degli Affari Sociali con il Ministero della Diaspora e dell’antisemitismo) a una serie di procedure di ri‑registrazione obbligatorie per le organizzazioni internazionali.

Tra le modifiche più impattanti, la richiesta di consegnare i dati personali di tutto lo staff locale, “una pratica rifiutata da molte ONG perché mette a rischio il personale palestinese”. Questo rifiuto ha portato alla cancellazione di molte organizzazioni, e l’impossibilità di operare nella Striscia, anche per le organizzazioni sanitarie. La scadenza è imminente e tra qualche giorno le ONG saranno costrette a lasciare del tutto le operazioni.

“L’attività comunque non si è fermata”, ha sottolineato Meri Calvelli, “e i progetti continuano grazie allo staff palestinese residente”. La realtà è che “nonostante le dichiarazioni di tregua, i convogli di aiuti umanitari non arrivano in maniera significativa. Continuano i bombardamenti ogni giorno. Non entrano quei famosi aiuti umanitari che dovevano entrare immediatamente con l’inizio di questa seconda fase. La frontiera di Rafah, prevista per lo scambio di persone e beni sanitari, è quasi chiusa: da un centinaio di persone al giorno il passaggio è sceso a quattro‑cinque al giorno, con denunce di violenze e ricatti a chi la attraversa per rientrare”.

Meri si sofferma anche sul cosiddetto Board of Peace, a cui l’Italia parteciperà come paese osservatore, sottolineando che non c’è alcuna rappresentanza palestinese.

Nonostante tutto questo, i contatti quotidiani che Meri Calvelli riesce ad avere con la Striscia di Gaza le permettono di raccontare la sorprendente forza di volontà palestinese nonostante la devastazione provocata da Israele. “Hanno ancora la capacità di rimettere in piedi quello che c’era una volta. Ad esempio creando scuole tenda, volendo riaprire i caffé, costruendo sistemi di comunicazione”.

Ascolta l’intervista completa a Meri Calvelli, cooperante di ACS, raggiunta mentre si trova ad Amman, in Giordania. Ascolta o scarica