
Le sanzioni del patriarca
Comune-info - Saturday, February 14, 2026C’è un punto, apparentemente minore, dentro l’obbrobrio giuridico dell’ennesimo decreto sicurezza, che svela l’origine profonda della cultura politica di chi governa: le sanzioni ai genitori per alcuni “reati” commessi dai loro ragazzi sono la quintessenza più arcaica del pensiero patriarcale

Come dice con chiarezza Nicola Canestrini, avvocato di fiducia del Movimento Nonviolento – attivo in particolare nel supporto legale agli obiettori di coscienza e renitenti alla leva israeliani, russi, bielorussi e ucraini, che il movimento sostiene con la campagna Obiezione alla Guerra – le scelte sulla “sicurezza” del Governo Meloni sono “un arsenale repressivo che trasforma ogni forma di dissenso in un potenziale illecito”, “un disegno che equipara povertà a pericolo e marginalità a criminalità” (leggi Sicurezza o Stato autoritario? L’ennesimo decreto sicurezza e la progressiva erosione dello Stato di diritto).
E tuttavia c’è un punto, apparentemente “minore”, dentro questo obbrobrio giuridico, da cui mi pare discenda con chiarezza l’origine profonda della “cultura politica” di chi sta governando il nostro paese: le sanzioni ai genitori di minori, per tutta una serie di “reati” commessi dai loro ragazzi, sono la quintessenza più arcaica del pensiero patriarcale. Una scelta che si innesta proprio nel rapporto genitori/figli considerato da sempre, per costoro, il luogo in cui raddrizzare la schiena ai maschi, piegarla alle femmine. Sbagliare, non accettare il destino già scritto per loro, rifiutarsi, può avere una sola conseguenza: pagare!
Per questo filone di pensiero crescere ed educare un figlio equivale a obbedire alla volontà del padre. Dialogare, comprendere, interrogarsi, dubitare, cercare più soluzioni davanti a nodi o a problemi non sono possibilità minimamente contemplate. Men che meno fare entrare nel gioco la fantasia, l’immaginazione, la ricerca, il tentativo, la sperimentazione. Impossibile anche solo immaginare un percorso d’amore, di cura, di rispetto reciproco, di fiducia. Fuori da ogni loro radar incentivare, favorire, reti sociali, di territorio, luoghi d’incontro, di confronto, di scambio, di condivisione, strutture e soggetti che possano offrire sostegno, orientamento, aiuto. Inimmaginabile per essi pensare a una scuola attenta e predisposta a individuare bisogni, difficoltà, predisposizioni e necessità di ogni allievə, di supportarne la crescita, farne emergere qualità, attivando processi di cooperazione, collaborazione, condivisione, di reciproco riconoscimento. Tutt’altro. Scuole sempre più simili a caserme, luoghi pericolosi, cinti di videospie e metal detector e indirizzate primariamente a fucinare soggetti da incasellare nelle scelte produttive di un sistema economico oggi più che mai fondato sullo sfruttamento e sulle disuguaglianze.
Per questa “cultura” ogni cosa deve stare al suo posto, in una gerarchia di comando che dal patriarca che sta più in alto, il più potente, si trasmette a tutti gli altri membri maschi del clan, fino a livelli più bassi della scala.
Le multe ai genitori rientrano, di conseguenza, pienamente in questo schema. Ogni nucleo familiare, a partire dal pater familias, deve fare la sua parte, sottostare alle direttive che arrivano dal vertice, affinché il sistema regga. Il padre costretto a pagare dovrà rispondere del figlio che non ha allevato a sua immagine e somiglianza: legge e ordine, gerarchia e obbedienza. Il mondo fisso e immutabile di privilegi e sottomissioni.
Ovviamente per i guai dei rampolli della famiglia benestante pagare mille euro sarà cosa da nulla, per chi con quella stessa cifra deve arrivare a fine mese, per chi si trova già semiespulso, ai margini della sopravvivenza, per le famiglie di quei “maranza” evocati con disprezzo discriminatorio, potrebbe essere una mazzata definitiva capace di disgregare ancor più ogni legame, attizzare vieppiù risposte disperate, senza via d’uscita. Classismo e razzismo sono sempre ben apparentati con il patriarcato.
“O accettate il nostro pensiero, o li allevate come diciamo noi, i vostri figli, o pagherete”. Questo vogliono. Ma queste misure nascondono il cuore nero di una visione del mondo, che poggia integralmente sulla violenza, la minaccia, la coercizione, la sopraffazione, proprio ciò che, ipocritamente, dicono di volere combattere.
Solo se metteremo in atto tutte le forme, le relazioni, i linguaggi e le esperienze di iniziative nonviolente potremo farcela. Altre scelte di resistenza e di lotta, anche quelle che prevedessero come estrema ratio l’uso della violenza, sono inevitabilmente destinate ad accogliere e a farsi risucchiare in quella visione del mondo sopraffatoria e deumanizzante nella quale la vita delle persone ha un valore relativo, e chiunque può giustificare brutalità, violenze e assassinio. È da queste considerazioni, da queste premesse, che nasce ogni sistema discriminatorio, repressivo e fascisteggiante. Per questo non possiamo mai accettarlo.
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