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PRATO “OPERAIA, LIBERA E ANTIFASCISTA”, GRANDE PARTECIPAZIONE AL CORTEO CONTRO LA CALATA NERA IN CITTÀ
Prato si è mobilitata contro la provocatoria manifestazione nazionale del comitato neofascista “Remigrazione e Riconquista” che voleva tenere un presidio (statico) in Piazza Europa. L’iniziativa di uno sparuto gruppo di neofascisti, però, è stata relegata in piazza Ciardi, a seguito della mobilitazione fin da venerdì in Piazza Europa da parte di centinaia antifascisti e antifasciste, che insieme al sindacato operaio Sudd Cobas sono rimasti per tutta la notte a presidiare la piazza con un presidio a oltranza. Nella giornata di sabato 7 marzo, poi, due le piazze antifasciste per respingere la calata nera a Prato: in piazza Santa Maria delle Carceri i partiti di centrosinistra e la galassia dell’associazionismo del territorio; mentre realtà di movimento e il sindacato Sudd Cobas si sono ritrovati in piazza del Duomo, con appuntamento alle 15.30. In mattinata in piazza Santa Maria delle Carceri si è svolta anche la commemorazione in ricordo degli scioperi del marzo 1944 e dei 133 cittadini pratesi che vennero rastrellati per le strade e nelle fabbriche dalle truppe naziste e fasciste, per essere imprigionati nel Castello dell’Imperatore e poi deportati verso i campi di lavoro di Mathausen ed Ebensee. Dei 133 pratesi solo in 18 fecero ritorno. Anche la coincidenza con la data scelta per la manifestazione neofascista non era una casualità. Da piazza Duomo almeno 500 persone hanno sfilato con Sudd Cobas, Collettivo di fabbrica lavoratori Gkn Firenze e Comitato 25 aprile Prato. Lavoratori e lavoratrici, associazioni, cittadini e cittadine, realtà del sindacalismo di base e di movimento e comunità di migranti hanno respinto con una grande giornata di lotta chi vorrebbe la deportazione di massa dalla città toscana  delle persone di origine migrante. Il collegamento dalla manifestazione partita da Piazza Duomo con Arturo del Sudd Cobas di Prato. Ascolta o scarica.
March 7, 2026
Radio Onda d`Urto
BOLOGNA: IN CENTINAIA AL CORTEO RIONALE PER DIFENDERE IL PARCO PUBBLICO DEL PILASTRO
Manifestazione, sabato 7 marzo a Bologna, nel cuore del quartiere Pilastro, per difendere il parco pubblico dalla cementificazione e dall’abbattimento degli alberi. Oltre cinquecento persone hanno partecipato al corteo popolare contro la costruzione del museo del Muba nel parco Mitilini Moneta Stefanini,  contro la militarizzazione quartiere Pilastro e la repressione che ha investito gli abitanti del quartiere popolare questa settimana, con lo sgombero violento del presidio permanente lunedì e multe da migliaia di euro comminate dalla Polizia locale contro cittadini e cittadine. Prima del corteo, partito alle ore 16 dal Pilastro, si è svolto un torneo di calcetto in quartiere. Centinaia le famiglie e gli abitanti presenti alla manifestazione. Il collegamento con Laura di Mu.Basta dal corteo rionale. Ascolta o scarica. 
March 7, 2026
Radio Onda d`Urto
8 MARZO: AL VIA IL WEEKEND LUNGO DI LOTTA TRANSFEMMINISTA. OGGI CORTEO A TORINO, DOMENICA MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA, LUNEDÌ LO SCIOPERO
E’ iniziato il weekend di lotta femminista e transfemminista. In occasione dell’8 di marzo, data di mobilitazione che Non Una di Meno organizza da oltre 10 anni, sono in programma in tutta Italia centinaia di appuntamenti. Il clou sono le due giornate, domenica e lunedì 8 e 9 marzo, lanciate da Non Una di Meno: “quest’anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l’8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione”, fanno sapere le attiviste. Almeno le 60 le piazze organizzate, decine di eventi e iniziative di avvicinamento. Tutte le informazioni qui. Già questo sabato, 7 di marzo, è stato organizzato a Torino un corteo con appuntamento in Piazza XVIII dicembre dalle ore 15. Nel capoluogo piemontese, infatti, le giornate di lotta sono divenute tre: si inizia oggi, sabato, con un primo corteo; domenica iniziative diffuse in diversi quartieri della città; lunedì lo sciopero. Il collegamento con Daniela di Non Una di Meno Torino a inizio manifestazione. Ascolta o scarica.
March 7, 2026
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: AL VIA LA RACCOLTA FIRME PER IL BOICOTTAGGIO DI TEVA, COLOSSO FARMACEUTICO ISRAELIANO. LA PRESENTAZIONE CON SANITARI PER GAZA
Brescia. Al via la campagna locale organizzata da Sanitari per Gaza Brescia e Società civile per la pace in Palestina per il boicottaggio di TEVA, multinazionale farmaceutica israeliana, e per raccogliere le firme da consegnare all’Amministrazione comunale al fine di sensibilizzare le farmacie e chi acquista medicinali in merito alle aziende che sostengono il genocidio a Gaza. La campagna nazionale per il boicottaggio di TEVA è stata lanciata nel 2024 da BDS e Sanitari per Gaza:  TEVA è una multinazionale farmaceutica israeliana specializzata nella produzione di farmaci generici ampiamente presenti anche in Italia, complice con le politiche oppressive e genocidarie dello Stato Israeliano contro la popolazione palestinese. Sabato 7 marzo si è svolta la conferenza stampa di presentazione delle iniziative locali, organizzata all’entrata della Coop del Centro Flaminia in via Ambrosetti a Brescia, in cui sono intervenuti Siria Garattini, di Sanitari per Gaza Brescia, e Alberto Hoch, Rete bresciana della società civile per la pace in Palestina. I banchetti informativi e di raccolta firme si svolgeranno, sempre alla Coop del Centro Flaminia, sabato 7 e 14 marzo, dalle 10 alle 19. La presentazione, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, con Siria Garattini, di Sanitari per Gaza Brescia. Ascolta o scarica.
March 7, 2026
Radio Onda d`Urto
DIRITTI RIDERS: “LAVORO VERO, CONTRATTO VERO!” LE PROPOSTE DI USB ARRIVANO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Il sindacato di base USB ha presentato le sue proposte sui riders alla Camera dei Deputati, in una conferenza stampa indetta dalla deputata M5S Valentina Barzotti intitolata: “Emergenza Riders, lavoro vero, contratto vero!”. Al dibattito, moderato da Roberto Rotunno de Il Fatto Quotidiano, hanno partecipato la rappresentate di Slang USB Elena Lot, l’avvocata Giulia Druetta, i riders Jose Antonio Gambia Roca e Ilenia Berra. “Abbiamo ribadito le nostre proposte per il settore del food delivery: assunzione diretta di tutte e tutti i lavoratori e le lavoratrici, il pagamento delle differenze retributive e contributive pregresse, applicazione del CCNL Logistica e pieno riconoscimento del rapporto di subordinazione. Le inchieste su Glovo e Deliveroo hanno finalmente scoperchiato il vaso di pandora sulle condizioni di lavoro dei riders, adesso è il momento di ridare diritti e dignità a tutte e tutti quelli che lavorano nel food delivery”, fa sapere Usb. L’intervista all’avvocata Giulia Druetta, esperta di diritto del lavoro da oltre dieci anni in prima fila nella difesa dei ciclofattorini in varie vertenze. Ascolta o scarica.
March 7, 2026
Radio Onda d`Urto
LA NUOVA ERA DELLE GUERRE HIGH-TECH. INTERVISTA ALL’AUTORE DI “IMPERIALISMO DIGITALE”, DARIO GUARASCIO
“Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA” è il titolo del libro, edito per Laterza (2026), di Dario Guarascio, docente di Economia Politica a La Sapienza. Un libro che intreccia il ruolo delle nuove tecnologie al capitalismo contemporaneo e quello attivo che le Big Tech hanno nelle attività militari, di intelligence e l’utilizzo dell’IA nelle guerre. Nella quarta di copertina si legge, “Google, X, Facebook, Amazon: la nostra vita quotidiana passa tutta attraverso queste piattaforme digitali. Ma il loro potere non si ferma a questo. Negli ultimi anni si è sviluppata una mutua dipendenza tra Stato e Big Tech fondata sull’evoluzione del complesso militar-digitale USA capace di sviluppare armi autonome, condurre vere e proprie azioni militari e usare l’intelligenza artificiale per l’intelligence”. Siamo di fronte a un nuovo ‘imperialismo digitale’ in cui lo Stato garantisce l’accesso ai dati prodotti dalla collettività e tutela la penetrazione delle piattaforme nei mercati esteri. Non è un caso che esistano delle ‘porte girevoli’ che vedono le stesse persone passare dai vertici delle piattaforme a quelli militari e viceversa. Quanto sta avvenendo negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le Big Tech locali e il Partito comunista. Questo ‘imperialismo digitale’, dunque, non è solo foriero di squilibri economico-sociali ma è alla base delle tensioni tra i poli che si contendono l’egemonia globale. Dario Di Conzo, nostro collaboratore, co-curatore su Radio Onda d’Urto di Levante, ricercatore alla Normale Superiore e docente a contratto a “L’Orientale” di Napoli in “Riforme economiche della Cina Contemporanea” ha intervistato l’autore, Dario Guarascio.  Ascolta o scarica.
March 7, 2026
Radio Onda d`Urto
In nome della legge. Giù le armi, Leonardo
di Marco Bersani, Attac Italia e Cadtm Italia* *articolo pubblicato su il manifesto del 7.03.2026 per la Rubrica Nuova finanza pubblica Mentre la guerra, con l’unilaterale attacco all’Iran da parte di Israele e Usa in totale violazione del diritto internazionale, Continua a leggere L'articolo In nome della legge. Giù le armi, Leonardo proviene da ATTAC Italia.
March 7, 2026
ATTAC Italia
La preghiera dello Studio Ovale
-------------------------------------------------------------------------------- Pixabay.com -------------------------------------------------------------------------------- «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9) Ci sono immagini che raccontano più di molte analisi. Quelle arrivate dallo Studio Ovale nei giorni scorsi sono tra queste. Un cerchio di pastori evangelici, le mani tese verso il presidente degli Stati Uniti, mentre invocano lo Spirito Santo affinché scenda su di lui: pregano perché Dio benedica la sua azione, perché la saggezza del cielo riempia il suo cuore e perché protegga “le nostre truppe”. La preghiera è uno dei gesti più fragili e disarmati della tradizione religiosa. È l’atto di chi riconosce un limite, di chi si espone alla vulnerabilità della domanda. Per questo, quando la preghiera si piega al potere e diventa linguaggio di legittimazione politica, qualcosa si incrina. Non è più soltanto invocazione: si trasforma in consacrazione della forza e in legittimazione del fanatismo. Quando Dio viene invocato per rafforzare la violenza o il dominio, questa fede può diventare il pretesto per qualsiasi crudeltà. Negli Stati Uniti, una parte significativa del mondo evangelico sostiene apertamente Donald Trump. Questo sostegno non nasce tanto da un’affinità spirituale personale, quanto da una convergenza politica e culturale: difesa di alcuni valori morali conservatori, ruolo pubblico della religione, nazionalismo religioso. Negli ultimi decenni questo fenomeno è stato spesso descritto come “nazionalismo cristiano”, cioè l’idea che la nazione abbia una missione quasi sacra e che il potere politico possa essere interpretato come strumento della volontà divina. È qui che avviene un’operazione profonda e rischiosa: la creazione di una “blindatura etica”. Quando il potere politico viene sacralizzato in questo modo, esso smette di essere sottoposto al vaglio della morale comune o del dubbio democratico. Se il leader è uno strumento divino, ogni sua azione — anche la più cruda o divisiva — viene percepita come parte di un piano superiore, diventando così moralmente inattaccabile. La fede non agisce più come una bussola che orienta verso la giustizia, ma come uno scudo che protegge il potere da ogni senso di colpa e da ogni critica esterna. A rafforzare questa visione contribuisce anche la cosiddetta “teologia della prosperità”, diffusa in alcuni settori del mondo evangelico. Secondo questa interpretazione, il successo economico e la ricchezza sarebbero segni della benedizione divina, mentre la povertà indicherebbe una fede insufficiente. È un rovesciamento radicale del messaggio evangelico, che ha sempre guardato agli ultimi come luogo privilegiato della rivelazione. Molti teologi cristiani hanno denunciato con forza questo rischio. Il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer parlava già negli anni Trenta di una religione che diventa “grazia a buon mercato”: una fede che benedice il potere invece di chiedergli conversione. Anche pensatori molto diversi tra loro, come Simone Weil, hanno insistito sul fatto che il sacro autentico non coincide mai con la forza. Per Weil, quando la religione si allea con il potere, perde il suo nucleo più profondo: la capacità di stare dalla parte degli oppressi. Dietro queste scene c’è però anche un fenomeno più ampio. Nelle società attraversate da paura, incertezza e crisi identitarie, cresce il bisogno di protezione. E spesso questo bisogno produce una saldatura potente: il capo forte, la comunità che si percepisce minacciata e un Dio che viene chiamato a garantire la sicurezza del gruppo. Ma il Vangelo nasce esattamente come rottura di questo schema. Non presenta un Dio che protegge una tribù contro le altre. Non legittima la violenza dei forti. Al contrario, mette al centro la vulnerabilità, la misericordia, l’attenzione agli ultimi. Quando Dio diventa il Dio di una parte, quando viene chiamato a proteggere “le nostre truppe” e a garantire il successo dei più forti, la fede smette di interrogare il potere e comincia a servirlo. In fondo, la domanda è semplice: che Dio è quello che viene invocato in queste scene? Un Dio che protegge “le nostre truppe”, che garantisce il successo dei potenti, che benedice la forza di una parte contro l’altra? O il Dio che la tradizione biblica ha raccontato per secoli: il Dio che ascolta il grido di chi è oppresso? Il Dio della Bibbia non è il Dio del dominio. È il Dio che ascolta il grido degli oppressi. «Beati i miti, perché erediteranno la terra». -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La preghiera dello Studio Ovale proviene da Comune-info.
March 6, 2026
Comune-info
Epstein Fury e pedomachia
-------------------------------------------------------------------------------- Un angolo di via Mascarella, Bologna -------------------------------------------------------------------------------- Pedomachia è il nome dello sterminio dei bambini che Israele sta compiendo a Gaza. Mi dicono che la parola “pedomachia” sarà perseguibile quando l’onorevolissimo Gasparri sarà riuscito a far passare la sua legge che accusa di antisemitismo chiunque denunci la spietatezza propriamente nazista di uno stato che sembra nato dalla fantasia di Josep Mengele, e si chiama Israele. Mi dicono che il parlamento italiano stia votando una legge che vieta di scrivere che Israele è uno stato colonialista, fondato sull’apartheid ed intrinsecamente genocidario, e dunque non ha diritto all’esistenza. Poiché io l’ho scritto nel libro Pensare dopo Gaza che torna in libreria fra qualche giorno, avrei qualche ragione di preoccuparmi. Sequestreranno il libro, le autorità italiane, mentre inizia la più pericolosa delle guerre, quella in cui si scontrano i cristiano-sionisti dell’apocalisse Israelo-americana e i fanatici sciiti duodecimani che attendono il ritorno del Mahdi in premio del sacrificio finale? Sequestreranno il libro mentre nel Mediterraneo petroliere gigantesche sanguinano il loro liquido nero davanti alle coste libiche e a quelle kuwaitiane? Sequestreranno il libro mentre cadaveri galleggiano sulle acque che costeggiano il mar Mediterraneo? Saprei come rispondere. Risponderei che l’odio per gli ebrei che da millenni cova nel mondo cristiano sta riemergendo, ma non ha niente a che vedere con le parole contro cui legiferano gli eredi meloniani delle leggi razziali di Benito Mussolini. Non odia gli ebrei chi denuncia Israele come stato genocida. L’odio per gli ebrei risorge tra i nazionalisti bianchi, nelle file dei cappellini rossi con su scritto Make America Great Again, risorge nella destra cristiana degli Stati Uniti d’America. I padroni del mondo si sono serviti del finanziere sionista Jeffrey Epstein per le loro orge a base di bambine tredicenni. Non dovrebbe sorprenderci il fatto che per i cristiani del Ku Klux Klan questa è la prova di una voce che circola da millenni: gli assassini di Cristo mangiano bambini. Questo è l’antisemitismo che sta risorgendo, mentre esplode la resa dei conti, la guerra che oppone cristiano-sionisti e islamico-sciiti sullo sfondo delle fiamme che incendiano il mare e la terra. In questa guerra c’è un mistero che non riesco a spiegarmi: perché Trump ha deciso di imbarcarsi in questa guerra apocalittica invisa alla sua base e destinata a provocare conseguenze imprevedibili? All’infame Frederick Merz, Trump ha detto: “Stavamo trattando con questi lunatici, e mi son convinto che avrebbero attaccato per prima. Forse abbiamo forzato la mano di Israele…”. La domanda è: “Chi ha forzato la mano a chi?”. Il miracolo di Trump è stato mettere insieme nel MAGA due anime: quella dei cristiano sionisti, e quella dei cristiani antisemiti di ispirazione apertamente nazista. Trump ha vinto le elezioni perché Tucker Carlson, Nick Fuentes, e Marjorie Taylor Green hanno accettato di votare insieme ai sionisti e ai frequentatori dell’isola di Epstein. Ma adesso l’attacco all’Iran sta provocando la rottura fra queste due anime: Marjorie Taylor Green ha detto che il gruppo trumpista è un bunch of sick fucking liars (mucchio di fottuti malati bugiardi). Nick Fuentes, influencer nazionalista bianco ha scritto: “Trump said on Friday, ‘Soldiers are going to die.’ Okay, but who are they dying for? Who’s telling them to die? For what? Who’s decision is that? Is it the President elected by the people of the United States of America? Or is it the Prime minister of Israel?” Tucker Carlson, ispiratore di milioni di razzisti trumpisti ha dichiarato che l’attacco all’Iran: “Is “absolutely disgusting and evil” e ha suggerito che questa guerra avrà un effetto devastante sul movimento che sostiene Trump. Era prevedibile che la guerra avrebbe spaccato il fronte MAGA. Trump non poteva non saperlo. Allora perché ha deciso di seguire Israele nella missione apocalittica denominata Epic Fury che i nazi-americani hanno già ribattezzato Epstein Fury? Di quali informazioni dispone Israele per ricattare Donald Trump? Non è difficile immaginarlo. La rete Epstein non si limitava a fornire carne fresca agli orchi della finanza e della politica occidentale, ma accumulava informazioni utili per ricattare e costringere il presidente statunitense a partecipare a una guerra che, se non mi sbaglio, è destinata a trascinare il pianeta nella guerra terminale. Ma c’è ancora qualcuno che crede che Epstein si sia suicidato? Il medico legale che fece l’autopsia disse che le fratture alla base del collo non suffragano l’ipotesi del suicidio. E allora: chi ha ucciso Jeffrey Epstein? -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Epstein Fury e pedomachia proviene da Comune-info.
March 6, 2026
Comune-info
I movimenti e il no di Sánchez
-------------------------------------------------------------------------------- Poche volte le grandi manifestazioni hanno cambiato il mondo. Non ci riuscirono nell’immediato quelle del 15 febbraio 2003 contro la guerra in Iraq. Tuttavia, quella data resta importante per i movimenti sociali per ciò che ha seminato in profondità: mai nella storia dell’umanità milioni di persone hanno manifestato contro la guerra contemporaneamente in tutto il mondo. L’elenco delle città – 793 – che hanno partecipato a quella straordinaria protesta è ancora archiviato qui. Nella foto, la maglietta diffusa dal settimanale Carta (un anno dopo quell’evento) con il disegno di Pablo Eucharren -------------------------------------------------------------------------------- Pedro Sánchez riassume il suo gesto di sfida all’amministrazione Trump in quattro parole: “No a la guerra“. È prima di tutto uno schiaffo al Partido Popular, in ricordo di Aznar sull’isola delle Azzorre, frangetta al vento, tramando con Bush e Blair la guerra che sarebbe tornata con un terribile boomerang l’11 marzo 2004 a Madrid (quel giorno alcuni attentati terroristici coordinati hanno devastato il sistema ferroviario locale durante l’ora di punta mattutina provocando la morte di 193 persone, ndr). Ma per me significa anche un’altra cosa: il dono lasciato dalle mobilitazioni del 2003 nella società spagnola e in molti altri paesi, le prime che ho vissuto che hanno straripato ampiamente e felicemente i nuclei di militanza radicale autonoma e di sinistra dove io partecipavo. Un dono, un’impronta, uno “spirito”. È un luogo comune screditare la politica di strada perché “è effimera” e “non tocca il potere“, eppure ventitré anni dopo ricordiamo il no alla guerra perché ha fatto un segno sulla sensibilità collettiva, tra ciò che è tollerato e ciò che non lo è. Una marca che dura ancora. Di fronte ai “realisti della politica” che pensano, in sintesi, che l’unica cosa che ha reale esistenza è il potere, contestarlo, prenderlo, esercitarlo e difenderlo, c’è una politica di strada che pensa con un’altra logica: fare ostacolo, essere ostacolo, ostacolare. E non si tratta di un gesto puramente negativo, perché creare ostacolo muove i corpi, attiva gli affetti, innamora gli immaginari, e lascia nel corpo collettivo segni che si riaprono nel momento meno pensato. Dire no alla guerra dalla presidenza del governo non è la stessa cosa che dirlo dalla strada. Ma la politica di strada deve essere astuta, non purista o moralista. Se qualche “principe” vuole brandire i suoi slogan, va bene, ma che se la giochi e faccia qualcosa – e questo vale sia per Pedro Sanchez che per Podemos. La questione è “non credere” nel potere, continuare a distanza, pensando con un’altra logica, quella dell’ostacolo, affidandoci alla potenza della strada per imporre limiti, cambiare atmosfere, lasciare impronte e segni. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I movimenti e il no di Sánchez proviene da Comune-info.
March 6, 2026
Comune-info