LOGISTICA SOTTO ATTACCO: “RESTRINGERE IL DIRITTO DI SCIOPERO SIGNIFICA COLPIRE LA DEMOCRAZIA”.Dura presa di posizione unitaria di Adl Cobas – CLAP – Camere del Lavoro
Autonomo e Precario – COBAS Lavoro Privato – Sial Cobas contro la Commissione di
Garanzia sugli scioperi, che l’11 marzo ha deciso di estendere alla logistica le
limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandolo di fatto ai servizi
pubblici essenziali. Una decisione che introduce obblighi di preavviso,
procedure di raffreddamento e prestazioni indispensabili lungo l’intera filiera
logistica, ribaltando un orientamento consolidato in 30 anni di applicazione.
Una pronuncia “tutt’altro che tecnica. E’ scelta politica precisa” denunciano i
sindacati di base, pronti a “iniziative di mobilitazione, compreso uno sciopero
generale del settore logistico e agire con tutti gli strumenti legali per
fermare questo ennesimo scempio”.
Ne parliamo con Stefano, compagno di Adl Cobas Ascolta o scarica
LOTTE NELLA LOGISTICA SOTTO ATTACCO:
RESTRINGERE IL DIRITTO DI SCIOPERO SIGNIFICA COLPIRE LA DEMOCRAZIA!
Comunicato stampa della Rete Intersindacale Adl Cobas – CLAP – Camere del Lavoro
Autonomo e Precario – COBAS Lavoro Privato – Sial Cobas
Con la deliberazione n. 26/88 dell’11 marzo 2026, la Commissione di Garanzia
sugli scioperi ha compiuto un passo grave: estendere al settore della logistica
le limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandolo di fatto ai servizi
pubblici essenziali. Una decisione che introduce obblighi di preavviso,
procedure di raffreddamento e prestazioni indispensabili lungo l’intera filiera
logistica, ribaltando un orientamento consolidato in quasi trent’anni di
applicazione della norma.
Questa misura è tutt’altro che una pronuncia tecnica. È una scelta politica
precisa. E non sorprende che provenga da un organismo di nomina politica, la cui
decisione appare pienamente coerente con il clima degli ultimi anni: un contesto
in cui i tentativi di limitare il diritto di sciopero si sono moltiplicati,
promossi in particolare dalla maggioranza di Governo e dal Ministro dei
Trasporti Matteo Salvini, attraverso interventi, precettazioni e proposte
normative volte a comprimere la conflittualità sociale.
Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di un tassello dentro una
strategia più ampia.
A essere colpito è uno dei settori più attivi sul piano sindacale, dove negli
ultimi anni le mobilitazioni hanno portato alla luce condizioni diffuse di
sfruttamento, caporalato, precarietà e illegalità sistemica. Limitare il diritto
di sciopero proprio in questo ambito significa indebolire lo strumento
principale con cui lavoratrici e lavoratori hanno conquistato diritti e
denunciato abusi.
Questa decisione appare ancora più grave se si considera il contesto europeo. Il
Comitato europeo dei diritti sociali ha già stabilito che la normativa italiana
sullo sciopero è eccessivamente restrittiva rispetto alla Carta sociale europea.
Non solo: emerge chiaramente come la Legge 146/1990, nata con l’obiettivo
dichiarato di bilanciare diritti fondamentali, finisca spesso per rendere di
fatto impossibile l’esercizio efficace del diritto di sciopero, svuotandolo nei
settori coinvolti da un perimetro giudicato troppo ampio.
Di fronte a questo quadro, la direzione dovrebbe essere opposta: restringere
l’ambito delle limitazioni, non estenderlo ulteriormente. E invece si procede
nella direzione contraria, aggravando una situazione già critica e
allontanandosi dagli standard europei.
In un Paese segnato da salari tra i più bassi d’Europa e da una crescente
diffusione della povertà anche tra chi lavora, restringere il diritto di
sciopero significa colpire direttamente le condizioni materiali di vita.
Significa impedire a chi produce ricchezza di difendersi, mentre si rafforza un
modello economico fondato sull’accumulazione dei profitti e sulla compressione
dei diritti.
L’estensione della Legge 146/1990 alla logistica si inserisce così in una
traiettoria più ampia: quella di un progressivo scivolamento verso modelli
sempre più autoritari, in cui il conflitto sociale viene represso anziché
riconosciuto come elemento fondamentale della democrazia. Colpire il diritto di
sciopero non è neutrale: significa ridurre gli spazi di partecipazione e
silenziare le rivendicazioni di chi lavora.
Lo sciopero non è una concessione, ma un diritto costituzionale. Difenderlo oggi
significa difendere non solo i lavoratori della logistica, ma la qualità stessa
della democrazia in Italia ed in Europa.
Per questo è necessario fare pressione in tutte le sedi, nazionali ed europee,
verso tutti i soggetti politici, istituzionali e sindacali, affinché si inverta
questa rotta. È il momento di aprire un fronte per la difesa e l’estensione dei
diritti, contro ogni tentativo di restringerli.
Siamo pronti a costruire iniziative di mobilitazione, compreso uno sciopero
generale del settore logistico e agire con tutti gli strumenti legali per
fermare questo ennesimo scempio: nei luoghi di lavoro e nelle piazze, a partire
dalla mobilitazione nazionale del 28 marzo a Roma, contro una svolta autoritaria
che porta alla cancellazione dei diritti sociali e civili, fino alla deriva
delle guerre.