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RIDER: A NAPOLI UGL MANIFESTA IN DIFESA DEL CONTRATTO PIRATA CONTRO LA CGIL
Il sindacato di estrema destra Ugl ha firmato un contratto pirata con Glovo e Deliveroo, le stesse società accusate dalla procura di Milano di mantenere sotto la soglia di povertà chi lavoro con loro. Oggi proprio l’Ugl è scesa in piazza a Napoli, da piazza Dante a piazza del Plebiscito, in difesa “dell’autonomia e del CCNL Assodelivery”. Il corteo è passato anche sotto la sede della Cgil di Napoli, lanciando insulti, cori e bombe carte, con il sindacato partenopeo che parla apertamente di “tentato attacco squadrista”. Nicola Ricci, segretario Cgil Napoli e Campania Ascolta o scarica
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
SMASH THE SYSTEM: VENERDI’ 27 MARZO 2026 SERATA BENEFIT ALLA SPAZIO SOCIALE LIBERA (MO)
Venerdì 27 marzo 2026  allo Spazio Sociale Libera Officina di via del Tirassegno 7 a Modena si terrà una serata benefit per il furgone incidentato durante la “Garda Street Parade” 2025. Una iniziativa  con ingresso ad offerta libera e consigliata di 3 euro. Si inizierà alle 22:00 per stare insieme tutta notte, fino alle 05:00. Ce ne parla Stefano, della redazione musicale di Radio onda d’Urto e del Collettivo “Smash Repression”. Ascolta o scarica
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
DALLA PARTE DEL DIRITTO ALL’ABITARE: BRESCIA, ANCORA PROTESTE NELLE CASE POPOLARI. NUOVA FASE DELL’AGENZIA PER LA CASA
Dalla parte del diritto all’abitare, trasmissione quindicinale di Radio onda d’urto di informazione e approfondimento sulle lotte per la casa, contro sfratti, sgomberi e pignoramenti. In questa puntata: Brescia: la mobilitazione per migliori condizioni abitative arriva nelle case popolari di Campo Fiera. 90 famiglie sottoscrivono una petizione per chiedere un incontro urgente con gli assessori competenti e Aler per risolvere urgentemente le criticità. La protesta provoca un contrasto con rimpallo di responsabilità tra l’assessore Cantoni del Comune di Brescia e Aler. L’amministrazione e le cooperative del terzo settore annunciano Abitare Brescia, la seconda fase dell’attività dell’agenzia per la casa; arrivano altri 34 alloggi e l’obiettivo è reperire appartamenti privati da affittare a canone concordato con determinate garanzie. Il Comune di Brescia intanto dichiara che saranno assegnati 200 case popolari entro l’anno ma il banco di prova sarà  il prossimo bando dove Diritti per tutti chiede almeno 200 alloggi. La trasmissione Dalla parte del diritto all’abitare del 19 marzo 2026 Ascolta o scarica
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
GUERRA: SITUAZIONE GRAVE IN LIBANO. CHIARA LA VOLONTA’ ISRAELIANA DI ESPANSIONE DI MATRICE COLONIALE
Guerra israeliana contro il Libano. Proseguono i bombardamenti quotidiani nel sud del paese ma anche nella valle della Beqà e nella capitale Beirut che hanno già fatto più di mille morti e oltre ventimila feriti. “La situazione è grave, anche l’intera Beirut è coinvolta perchè colpire la periferia sud della capitale significa colpire al cuore la città, impedendo il trasporto delle merci, distruggendo strade e infrastrutture, ostacolando la mobilità dei mezzi di soccorso” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto la professoressa Rosita Di Peri  docente di Storia del Medio Oriente all’Università di Torino, profonda conoscitrice del Libano dove ha colleghi e colleghe ed amicizie con cui è in contatto. “Sono stati colpiti anche operatori sanitari, colleghi dell’università libanese pubblica, c’è un totale disinteresse nel colpire anche obiettivi civili non legati direttamente alle strutture di Hezbollah. Ci sono poi oltre un milione di sfollati che sono accampati con tende un po’ ovunque nella capitale e sono continuamente sostenuti dalla popolazione libanese in barba a chi dice che il paese sta andando verso una guerra civile, una spaccatura settaria. Tra l’altro sono state bombardate anche le tende facendo dei morti.” Secondo la docente è chiaro l’obiettivo dell’entità sionista: “c’è un tentativo più ampio di destabilizzare il Libano. Israele sta diventando l’unica potenza in grado di dire l’ultima parola sui rapporti regionali e questo lo stiamo vedendo anche grazie alle modalità di espansione di matrice coloniale che sta portando avanti anche in Libano con la chiara volontà di occupare la parte meridionale del paese a sud del fiume Litani.” Per quanto riguarda l’altro fronte di guerra, quello contro l’Iran, emerge adesso una differenza tra la volontà di Israele di proseguire l’aggressione  e le titubanze degli Stati Uniti, timorosi per il rischio di una crisi economia internazionale: “La strategia di Netanyahu è chiara, continuare la guerra per salvarsi dai processi per corruzione che sono stati sospesi per la guerra genocidiaria a Gaza e  la guerra contro l’Iran è anche fatta per accrescere il consenso che è aumentato dall’inizio dei bombardamenti contro Teheran.” La prof.ssa Di Peri invita infine a non dimenticare Gaza e la Cisgiordania, perchè “c’è disattenzione del mondo verso un genocidio che è ancora in corso e in Cisgiordania continuano le uccisioni di palestinesi da parte di coloni ed esercito israeliani:” L’intervista alla professoressa Rosita Di Peri  docente di Storia del Medio Oriente all’Università di Torino Ascolta o scarica      
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
GUERRA IN MEDIO ORIENTE: INTERVISTA A TARA RIVA ANALISTA GEOPOLITICA ITALO-IRANIANA
A 3 settimane dall’inizio della guerra, quella imperialista lanciata da Israele e Stati Uniti sull’Iran, sono ancora intensi i bombardamenti sul Paese, nella giornata – oggi – in cui si celebra il Newroz, l’antico capodanno persiano e curdo che per milioni di persone in tutta la regione celebra l’arrivo della primavera e l’equinozio. Nel bilancio di ieri, erano 1444 i civili uccisi in Iran, oltre a 18.551 di feriti e 3 milioni di sfollati, secondo i dati diffusi da Teheran. Tre settimane di guerra che hanno “modificato il mondo” secondo l’analisi di diversi quotidiani nazionali e internazionali, con distruzione da entrambe le parti in guerra a impianti energetici da cui dipende buona parte dell’economia mondiale con danni stimati tra i 3 e i 5 anni. Con Tara Riva analista geopolitica Italo-iraniana abbiamo rispercoso e analizzato queste prime tre settimane di guerra Ascolta o scarica  Tara Riva Analista specializzata in relazioni internazionali e geopolitica, con un focus sul Medio Oriente e sull’Iran. Dopo un Master in Global Security Studies a Sheffield, ha lavorato presso le Nazioni Unite, il Parlamento Europeo e una ONG a Bruxelles. Ha pubblicato analisi e approfondimenti su riviste come il Global Trendometer , Micromega e AREL. Attualmente lavora come freelance in Svizzera.
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
VENERDÌ 20 MARZO: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI
Su Radio Onda d’Urto nuovo appuntamento del venerdì con la rubrica di analisi critica dei fatti economici della settimana dell’economista e nostro collaboratore Andrea Fumagalli. I temi che abbiamo affrontato oggi (venerdì 20 marzo): il taglio di 25 centesimi al litro del carburante; le difficoltà europee tra possibile inflazione e stagnazione, effetti della guerra all’Iran; e in chiusura, la nuova indagine per caporalato della procura di Milano. Iter immediato per il decreto carburanti approvato dal Consiglio dei ministri. Il taglio delle accise è scattato subito ieri (venerdì 19 marzo). Il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri introduce un taglio di “25 centesimi al litro” sul prezzo dei carburanti. Una mossa per contenere i costi saliti alle stelle dei rifornimenti dal benzinaio. Crescita bassa, prezzi in forte rialzo. A livello economico, l’unione di questi due fattori può determinare uno degli scenari più temuti, e alcuni analisti parlano di stagflazione. Si tratta,di una situazione nella quale ad un aumento dell’inflazione si accompagna una fase di stagnazione. Ai pesanti effetti determinati in particolare sul mercato dell’energia dalla guerra scatenata dall’attacco da Israele e Usa all’Iran, rischia di invischiare oggi l’intera Unione Europea. Controllo giudiziario d’urgenza per altre due griffe della moda di lusso, accusate dalla Procura milanese di caporalato. Nel pacchetto delle indagini per caporalato la ‘Alberto Aspesi&C’ con il suo ad, Francesco Chiappetta, e ‘Dama spa’, che rappresenta il brand Paul & Shark con il suo ad, Andrea Dini, cognato del Presidente lombardo Fontana. La puntata di venerdì 20 marzo con Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’università di Pavia. Ascolta o scarica
March 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Il grido di Yurii Sheliazhenko
PIÙ CHE UN ARRESTO È STATO UN VERO RAPIMENTO QUELLO DELLA POLIZIA URCRAINA FATTO DUE GIORNI FA NEI CONFRONTI DI YURII SHELIAZHENKO, RICERCATORE UNIVERSITARIO IN FILOSOFIA E PACIFISTA NONVIOLENTO, PRELEVATO DALLA POLIZIA SENZA VERBALI, SENZA ACCUSE RESE NOTE, SENZA LA POSSIBILITÀ DI ACCEDERE A UNA DIFESA LEGALE. DA OLTRE VENT’ANNI, SHELIAZHENKO PERCORRE UNA STRADA CONTROCORRENTE: QUELLA DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA, DEL RIFIUTO DELLA GUERRA CON LA RUSSIA, DELLA CRITICA ALLA CRESCENTE MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ E DELL’IMPEGNO PER IL DISARMO. LA REPRESSIONE NEI SUOI CONFRONTI È COMINCIATA DA TEMPO, RICORDA UN PONTE PER…, CON CUI NEL 2022 HA ORGANIZZATO LA CAROVANA #STOPTHEWARNOW, PORTANDO SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO UN’UCRAINA DIVERSA: QUELLA CHE NON HA MAI SMESSO DI DISERTARE LA GUERRA E LA SUA CULTURA -------------------------------------------------------------------------------- Esprimiamo profonda preoccupazione e indignazione per la detenzione di Yurii Sheliazhenko, segretario esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino, accademico e membro del board dello European Bureau for Conscientious Objection (EBCO), fermato a Kiev nella notte del 19 marzo dalle autorità ucraine. Secondo le informazioni disponibili la privazione della libertà sarebbe avvenuta senza adeguata base legale, senza regolare verbalizzazione del fermo, con ostacoli all’accesso alla difesa legale e con il rischio di trasferimento forzato a un centro territoriale di reclutamento. Sheliazhenko era da tempo sotto minaccia di arresto e coscrizione forzata, in un contesto in cui le autorità ucraine affermavano che, in tempo di guerra, il diritto all’obiezione di coscienza non viene riconosciuto. Yurii Sheliazhenko ha dichiarato pubblicamente la propria obiezione di coscienza molto prima della guerra russo-ucraina. Ha sempre condannato con nettezza l’aggressione, sostenuto la resistenza nonviolenta, e chiesto da subito di una soluzione negoziata del conflitto che consentisse di fermare la strage di civili e militari. Proprio per queste sue posizioni pacifiste è oggi oggetto di una persecuzione giudiziaria e politica che colpisce non soltanto la sua persona, ma il principio stesso della libertà di coscienza. Sconcerta che un governo che dichiara di voler aderire all’Unione Europea violi in modo così plateale i diritti civili e politici di un proprio cittadino, un pacifista per la sua attività pubblica nonviolenta. La repressione contro di lui non comincia oggi. Il 3 agosto 2023 la sua abitazione fu perquisita e i suoi dispositivi sequestrati; il 15 agosto 2023 il Tribunale distrettuale di Solomyanskyi di Kyiv lo sottopose a un regime di arresti domiciliari parziali, vietandogli di lasciare l’abitazione la notte, misura prorogata ripetutamente mentre la pressione giudiziaria nei suoi confronti è proseguita almeno fino al febbraio 2024. La sua vicenda è stata più volte segnalata compreso nelle comunicazioni dei Relatori speciali ONU sulla libertà di riunione e associazione, sulle questioni delle minoranze e sulla libertà di religione o di credo e dell’OHCHR. Un Ponte Per ha incontrato Yuri Sheliazhenko a Kiev, insieme ad altre organizzazioni pacifiste il 29 settembre 2022 durante la Carovana #StopTheWarNow. Durante quell’incontro di fronte alla statua di Gandhi, Yuri lesse la dichiarazione pacifista “Peace Agenda for Ukraine and the World”, che condannava esplicitamente l’invasione russa e ogni guerra, ma chiedeva anche negoziati e libertà per l’obiezione di coscienza, che gli costò l’apertura di un procedimento penale per una presunta “giustificazione dell’aggressione russa”, che poteva comportare una pena sino a cinque anni di reclusione. Ci uniamo all’appello delle organizzazioni europee e internazionali EBCO, IFOR, WRI e Connection e.V (link) per l’immediato rilascio di Yurii Sheliazhenko, per la fine di ogni procedura di coscrizione forzata nei suoi confronti e per il pieno rispetto del diritto all’obiezione di coscienza, della libertà di opinione e della libertà di espressione riconosciute dal diritto internazionale e garantite all’interno della Unione Europea. Chiediamo al governo italiano di intervenire con urgenza presso le autorità ucraine affinché cessino queste violazioni e siano garantiti standard di legalità e diritti fondamentali conformi agli obblighi europei e internazionali. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il grido di Yurii Sheliazhenko proviene da Comune-info.
March 20, 2026
Comune-info
LOGISTICA SOTTO ATTACCO: “RESTRINGERE IL DIRITTO DI SCIOPERO SIGNIFICA COLPIRE LA DEMOCRAZIA”.
Dura presa di posizione unitaria di Adl Cobas – CLAP – Camere del Lavoro Autonomo e Precario – COBAS Lavoro Privato – Sial Cobas contro la Commissione di Garanzia sugli scioperi, che l’11 marzo ha deciso di estendere alla logistica le limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandolo di fatto ai servizi pubblici essenziali. Una decisione che introduce obblighi di preavviso, procedure di raffreddamento e prestazioni indispensabili lungo l’intera filiera logistica, ribaltando un orientamento consolidato in 30 anni di applicazione. Una pronuncia “tutt’altro che tecnica. E’ scelta politica precisa” denunciano i sindacati di base, pronti a “iniziative di mobilitazione, compreso uno sciopero generale del settore logistico e agire con tutti gli strumenti legali per fermare questo ennesimo scempio”. Ne parliamo con Stefano, compagno di Adl Cobas Ascolta o scarica  LOTTE NELLA LOGISTICA SOTTO ATTACCO: RESTRINGERE IL DIRITTO DI SCIOPERO SIGNIFICA COLPIRE LA DEMOCRAZIA! Comunicato stampa della Rete Intersindacale Adl Cobas – CLAP – Camere del Lavoro Autonomo e Precario – COBAS Lavoro Privato – Sial Cobas Con la deliberazione n. 26/88 dell’11 marzo 2026, la Commissione di Garanzia sugli scioperi ha compiuto un passo grave: estendere al settore della logistica le limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandolo di fatto ai servizi pubblici essenziali. Una decisione che introduce obblighi di preavviso, procedure di raffreddamento e prestazioni indispensabili lungo l’intera filiera logistica, ribaltando un orientamento consolidato in quasi trent’anni di applicazione della norma. Questa misura è tutt’altro che una pronuncia tecnica. È una scelta politica precisa. E non sorprende che provenga da un organismo di nomina politica, la cui decisione appare pienamente coerente con il clima degli ultimi anni: un contesto in cui i tentativi di limitare il diritto di sciopero si sono moltiplicati, promossi in particolare dalla maggioranza di Governo e dal Ministro dei Trasporti Matteo Salvini, attraverso interventi, precettazioni e proposte normative volte a comprimere la conflittualità sociale. Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di un tassello dentro una strategia più ampia. A essere colpito è uno dei settori più attivi sul piano sindacale, dove negli ultimi anni le mobilitazioni hanno portato alla luce condizioni diffuse di sfruttamento, caporalato, precarietà e illegalità sistemica. Limitare il diritto di sciopero proprio in questo ambito significa indebolire lo strumento principale con cui lavoratrici e lavoratori hanno conquistato diritti e denunciato abusi. Questa decisione appare ancora più grave se si considera il contesto europeo. Il Comitato europeo dei diritti sociali ha già stabilito che la normativa italiana sullo sciopero è eccessivamente restrittiva rispetto alla Carta sociale europea. Non solo: emerge chiaramente come la Legge 146/1990, nata con l’obiettivo dichiarato di bilanciare diritti fondamentali, finisca spesso per rendere di fatto impossibile l’esercizio efficace del diritto di sciopero, svuotandolo nei settori coinvolti da un perimetro giudicato troppo ampio. Di fronte a questo quadro, la direzione dovrebbe essere opposta: restringere l’ambito delle limitazioni, non estenderlo ulteriormente. E invece si procede nella direzione contraria, aggravando una situazione già critica e allontanandosi dagli standard europei. In un Paese segnato da salari tra i più bassi d’Europa e da una crescente diffusione della povertà anche tra chi lavora, restringere il diritto di sciopero significa colpire direttamente le condizioni materiali di vita. Significa impedire a chi produce ricchezza di difendersi, mentre si rafforza un modello economico fondato sull’accumulazione dei profitti e sulla compressione dei diritti. L’estensione della Legge 146/1990 alla logistica si inserisce così in una traiettoria più ampia: quella di un progressivo scivolamento verso modelli sempre più autoritari, in cui il conflitto sociale viene represso anziché riconosciuto come elemento fondamentale della democrazia. Colpire il diritto di sciopero non è neutrale: significa ridurre gli spazi di partecipazione e silenziare le rivendicazioni di chi lavora. Lo sciopero non è una concessione, ma un diritto costituzionale. Difenderlo oggi significa difendere non solo i lavoratori della logistica, ma la qualità stessa della democrazia in Italia ed in Europa. Per questo è necessario fare pressione in tutte le sedi, nazionali ed europee, verso tutti i soggetti politici, istituzionali e sindacali, affinché si inverta questa rotta. È il momento di aprire un fronte per la difesa e l’estensione dei diritti, contro ogni tentativo di restringerli. Siamo pronti a costruire iniziative di mobilitazione, compreso uno sciopero generale del settore logistico e agire con tutti gli strumenti legali per fermare questo ennesimo scempio: nei luoghi di lavoro e nelle piazze, a partire dalla mobilitazione nazionale del 28 marzo a Roma, contro una svolta autoritaria che porta alla cancellazione dei diritti sociali e civili, fino alla deriva delle guerre.
March 19, 2026
Radio Onda d`Urto
GUERRA IRAN: LE FRAGILITA’ USA E DIVERGENZE DI INTERESSI CON ISRAELE
“Non si sta concretizzando quanto era stato pianificato, immaginato in gran parte a Tel Aviv o a Washington. La crisi si sta allargando, sta diventando una crisi che l’Iran ha posto sotto i riflettori ed è legata agli idrocarburi, legata all’energia fossile e Teheran punta ad implementare uno scontro bellico che vada in questa direzione per indebolire il sostegno, comunque decisamente limitato, che c’è dietro a Washington e Tel Aviv.” Facendo il punto della situazione del conflitto il prof Marco De Michelis, docente di History of the islamic world all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna sottolinea alcune difficoltà e alcuni rischi che stanno correndo Trump e Netanyahu, in misura diversa anche per il divergere degli interessi di Washington e Tel Aviv nella prosecuzione della guerra. “La decapitazione della dirigenza iraniana, efficace dal punto di vista militare, non sta frenando l’ Iran dal continuare una politica di concentrazione su quelli che sono i gangli vitali, le debolezze del mondo occidentale: quindi gli idrocarburi, l’energia, la futura inflazione, il blocco dello stretto di Hormuz, il bombardamento degli alleati principali di Washington nella penisola arabica, ecc.” La situazione secondo il docente studioso dei paesi islamici può ancora peggiorare se non si arriverà ad una sorta di accordo che, d’altra parte  sembra molto lontano, dato che non era il nucleare iraniano l’obiettivo quanto la volontà di Usa e Israele di far deflagrare lo stato iraniano e la repubblica islamica.  “La fragilità di Washington sta nel fatto che a novembre ci sono le elezioni di medio termine e le previsioni di voto sottolineano come l’americano medio al momento non ha alcuna necessità di questa guerra e non da alcun sostegno al presidente. In questo frangente sembra che Trump sia incapace di leggere la situazione politica, la situazione internazionale e si fa fagocitare dagli interessi di Tel Aviv che sono molto diversi da quelli di Washington. La divergenza c’è ma non farà sì che Trump cambi di 180 gradi la politica verso lo storico alleato, quindi questa differente visione politica, che può preservare al potere Netanyahu mentre invece affossare completamente Trump, non avrà un impatto su ciò che in questo momento è importante in questa geografia. L’intervista al  professor Marco De Michelis, docente di History of the islamic world all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna Ascolta o scarica
March 19, 2026
Radio Onda d`Urto