A Minneapolis la nonviolenza ce l’ha fatta

Pressenza - Friday, February 13, 2026

Talvolta non ci accorgiamo dei successi delle strategie nonviolente. Ovvero non viene messo in evidenza quanto si è riuscito a ottenere grazie a movimenti popolari diffusi e organizzati che si sono opposti nonviolentemente agli abusi di potere e alla violenza.

In questi giorni, Tom Homan, responsabile delle politiche di frontiera di Trump, ha comunicato ufficialmente che l’operazione che prevedeva la presenza dell’Ice in Minnesota è praticamente conclusa e che i poliziotti stanno smobilitando. Naturalmente l’amministrazione Trump parla di un successo per cui oggi il Minnesota “è meno uno Stato santuario per i criminali”, dicono.

La verità è che la pressione popolare si era rafforzata e diffusa e ha costretto a battere in ritirata. Ora, però, non bisogna mollare anche perché, oltre a Renée Good e Alex Pretti, le due persone assassinate nel corso delle proteste, le operazioni hanno provocato gravi danni e traumi nella comunità di Minneapolis. Non bisogna mollare e fare in modo che quello che è successo lì non si ripeta altrove. Pensate che nel Congresso di quel Paese democratico, l’opposizione non riesce nemmeno a condizionare il sì al rifinanziamento delle missioni dell’Ice a criteri basilari come l’obbligo di mandati delle procure per effettuare i raid, l’identificabilità e la riconoscibilità degli agenti che devono essere a volto scoperto.

Ma intanto a Minneapolis la nonviolenza ha segnato un punto a suo favore.

Mosaico di pace