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I portuali non lavorano per la guerra. A Genova assemblea con delegazioni da Grecia, Paesi Baschi, Marocco, Turchia e USA
“I portuali non lavorano per la guerra” è il titolo dell’assemblea nazionale indetta da USB venerdì 23 gennaio in preparazione della giornata internazionale di sciopero dei porti del 6 febbraio: i lavoratori portuali chiamano alla lotta contro guerre e riarmo, verso lo sciopero internazionale dei porti del 6 febbraio. Sarà un momento di confronto e di dibattito: aperto al contributo non solo di tutte quelle forze e di quei movimenti con i quali abbiamo costruito le grandi giornate di sciopero generale del 22 settembre, del 3 ottobre e del 28 novembre, ma anche a tutti coloro che vedono in questo appuntamento il possibile rilancio del percorso di solidarietà nazionale e internazionale contro le guerre, il genocidio, il nuovo imperialismo, lo sfruttamento del lavoro e la battaglia contro i migranti. All’assemblea parteciperanno con loro interventi e contributi alcune delegazioni sindacali dei lavoratori e lavoratrici portuali che hanno convocato la giornata del 6 febbraio, oltre a USB Grecia, Paesi Baschi, Marocco e Turchia, oltre al sindacalista Amazon Chris Small dagli USA.. Al momento, inoltre, hanno dato conferma a contribuire all’assemblea Emiliano Brancaccio, economista, Angelo D’Orsi, storico della filosofia italiana, e Alessandro Volpi, storico e studioso delle dinamiche economiche. Mai come in questo momento, dove i governi sono guidati dalla dottrina di aggressione, sfruttamento e rapina del lavoro, dell’ambiente e delle risorse naturali, i lavoratori si pongono con forza come elemento che rifiuta la guerra come unica prospettiva: lo fanno dentro la costruzione di una rete di solidarietà internazionale sempre più ampia e coraggiosa. Il 6 febbraio non sarà il punto di arrivo, ma un altro passaggio di una lotta sempre più estesa e collegata tra i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo, per fermare le guerre e dare un futuro a tutti noi. Venerdì 23 gennaio 2026 alle 18.30 al Cap (Circolo autorità portuali), Via Albertazzi 3, Genova L’iniziativa sarà trasmessa in streaming sul nostro canale YouTube a questo link https://www.youtube.com/watch?v=yEboxhdOd7g Unione Sindacale di Base
Askatasuna vuole dire Libertà
Circa trecento persone, stipate in due aule del campus Einaudi di Torino, hanno discusso sulla situazione politica di un governo che è nemico del popolo e fa la guerra al popolo; sono arrivate un po’ da tutta Italia, in rappresentanza del Leoncavallo di Milano, lo Spin Time di Roma, i centri sociali delle Marche e del nordest, comitati autorganizzati e poi rappresentanti della Gkn, del Movimento No Tav, dei sindacati di base Usb e Cobas. Non ci sono interventi di rappresentanti dei partiti della sinistra perché il movimento che lancia questa assemblea è un movimento soprattutto, e molti sono gli interventi che lo ribadiscono, antistituzionale. E il popolo resiste. Nei vari interventi si è un po’ ripercorsa la memoria della storia dell’Askatasuna occupato alla fine degli anni 80, l’intersezione con l’esperienza del Movimento No Tav che è diventato un luogo che ha unito mondi diversi in Italia e all’estero. Molto accorato l’intervento di Nicoletta Dosio, che ha posto al centro del conflitto il territorio inteso come spazio spirituale, come Pachamama, che ha teso un legame tra le lotte di Mapuche e nativi latinoamericani e la difesa della valle, dei suoi boschi, dei suoi castani, ha detto Nicoletta, contro il capitalismo predatorio. Dal Leoncavallo si è ricordato che la guerra, parola molto evocata dai vari interventi, non è solo al difuori, ma è una guerra interna contro i giovani iniziata dai vari decreti antirave, fino ai decreti sicurezza contro i lavoratori che, pur lavorando, sono sempre più poveri. Dallo spin Time di Roma, un palazzo ex INPS occupato che ospita 130 famiglie italiane e straniere senza casa, arriva l’appello a una resistenza a tutto campo fuori dalle istituzioni, per creare caos e non dialogo, “un caos che può portare alla nascita di qualcosa di nuovo e di migliore”. In tutti gli interventi è molto presente la situazione degli arresti e la repressione che è piombata sul movimento per la Palestina dopo le enormi manifestazioni di “Blocchiamo Tutto”, sull’onda del sostegno alla Flottilla salpata per Gaza in settembre. Così, in ogni intervento, si sottolineano le menzogne sulla Striscia di Gaza  rispetto alla falsa pace, gli istinti predatori di Trump e del comitato d’affari che dovrebbe gestire la Striscia nei prossimi mesi. Noto con qualche perplessità, che quasi nessuno degli interventi cita l’Iran e il movimento di popolo che si sta sacrificando per abbattere il regime teocratico e tirannico e questo è certamente un sintomo di una difficoltà della sinistra extraparlamentare ad affrontare questo tema. Un altro vuoto che percepisco partecipando all’assemblea è la questione del Referendum. Tra l’utopia di battere la destra e far cadere il governo, intanto si potrebbero segnare alcuni risultati intermedi, come battere il governo sul tentativo di forzare quella parte della magistratura ancora non piegata alla narrazione meloniana ad obbedire al governo. Tra i tanti punti individuati dagli interventi, come costruire un movimento unitario extraistituzionale contro la guerra, il carovita, il governo, riprendersi gli spazi e gli slogan molto citati uscire dalle galere e riprendersi le città, non c’è quello di provare a dare una piccola ma sostanziale spallata a questo governo nemico del popolo, attraverso l’esercizio democratico del referendum. Mi chiedo come sia possibile che un movimento radicale extraparlamentare non riesca a intravedere in una magistratura più assoggetta al potere, il rischio di un aumento tragico della repressione e della chiusura di spazi di libertà. L’assemblea si conclude dopo circa 5 ore di una fitta e partecipata discussione, e come detto da Stefano Millesimo dell’Askatasuna sgomberato, “ci vogliono in prigione ma ci troveranno nelle piazze.” La prossima piazza sarà un corteo nazionale il 31 di gennaio a Torino che avrà, significativamente, tre punti di concentramento: Palazzo Nuovo e le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa, con tre cortei che convergeranno al centro della città. Manfredo Pavoni Gay
La festa di Sankranti porta il Bangladesh a Ravenna
Per la prima volta la comunità bengalese di Ravenna celebra pubblicamente il proprio Capodanno tradizionale. Un evento che segna la crescita e il radicamento di una presenza silenziosa ma in costante aumento. Via Capodistria, quartiere periferico di Ravenna. Sabato 17 gennaio la comunità bengalese della città ha celebrato per la prima volta Sankranti, la tradizionale festa invernale che in Bangladesh segna il passaggio del sole dalla costellazione del Sagittario a quella del Capricorno, una sorta di Capodanno che coincide con l’inizio della stagione del raccolto. La data ufficiale sarebbe il 14 gennaio, ma a Ravenna hanno scelto il sabato successivo: una scelta pragmatica che dice molto sulla natura di questa comunità, profondamente inserita nei ritmi lavorativi della città. L’organizzazione è stata curata dall’associazione Dhaka, realtà attiva nel campo della mediazione culturale e dei laboratori doposcuola per i ragazzi bengalesi. Alla festa hanno partecipato il Comune di Ravenna e diverse associazioni interculturali del territorio. Una rete di collaborazioni che dice molto sul livello di integrazione raggiunto. Una comunità in crescita silenziosa I numeri raccontano una storia che spesso sfugge alla cronaca. Al 1° gennaio 2025, i cittadini bengalesi residenti in provincia di Ravenna erano 1.011, di cui 530 nella sola città capoluogo. Nel 2020 erano 682 in tutta la provincia, 388 a Ravenna città. In cinque anni la comunità è cresciuta del 48%, una crescita costante alimentata dai ricongiungimenti familiari e dall’arrivo di giovani in cerca di opportunità lavorative. La comunità bengalese rappresenta oggi il 2,1% degli stranieri residenti in provincia. Non è la prima – quella posizione spetta ai rumeni, seguiti da albanesi e nigeriani – ma è in espansione. Dopo Ravenna, le concentrazioni più significative si trovano a Cervia (231 residenti), Faenza (72) e Lugo (46). A livello regionale, l’Emilia-Romagna conta 14.288 bengalesi. Ravenna è in una posizione intermedia rispetto ai grandi poli: Roma con oltre 32.000 residenti, Milano con più di 10.000, Venezia con circa 8.000, Bologna con 5.000. Non è un grande polo, ma nemmeno una presenza trascurabile. Il lavoro prima di tutto Che la festa sia stata spostata al sabato dice molto sulla natura di questa comunità. I bengalesi di Ravenna lavorano e lavorano molto. Li troviamo nei ristoranti, nei bar, nei minimarket aperti fino a tarda sera, nei servizi. Sono quella presenza silenziosa ma costante che tiene in piedi pezzi importanti dell’economia cittadina. A livello nazionale, più della metà dei lavoratori bengalesi – il 58% – è inserita nel settore del commercio e della ristorazione, contro il 24% degli altri lavoratori non comunitari. Sono percentuali che si riflettono anche a Ravenna: negozi gestiti da bengalesi, ristoranti con turni lunghi, bar aperti quando tutto il resto è chiuso. Celebrare Sankranti di mercoledì 14 gennaio sarebbe stato impossibile per molti per impegni lavorativi. Il sabato offre almeno qualche ora di respiro, un margine per ritrovarsi senza sacrificare il lavoro che consente di mandare avanti le famiglie. Secondo la Banca d’Italia, il Bangladesh è il primo Paese beneficiario delle rimesse dall’Italia, ricevendo il 19,2% dei flussi in uscita. Una cifra enorme, che mostra quanto sia forte il legame con il Paese d’origine e quanto sia pesante la responsabilità di mantenere la famiglia qui e sostenere quella rimasta là. La scelta del sabato è anche una dichiarazione: siamo qui per lavorare, ci guadagniamo da vivere con fatica, ma vogliamo anche celebrare chi siamo. Vogliamo che i nostri figli sappiano che Sankranti esiste, che la nostra identità non si esaurisce dietro il bancone del minimarket. Il senso di una festa Sankranti è una delle feste più antiche del subcontinente indiano. Celebrata il 14 gennaio, come già detto segna il momento in cui il sole lascia il Sagittario ed entra nel Capricorno. È una festa legata ai cicli della natura, al raccolto, alla fertilità della terra. In Bangladesh assume il nome di Poush Sankranti o Sakrain. È una festa dedicata a Surya, signore dell’energia e della luce. Le famiglie si riuniscono, preparano dolci tradizionali, fanno volare aquiloni colorati, si scambiano doni e benedizioni. Per una comunità migrante, celebrarla significa mantenere vivo il legame con la terra d’origine, trasmettere alle nuove generazioni il senso di appartenenza a una cultura millenaria. Che questa festa sia stata celebrata per la prima volta pubblicamente a Ravenna ha un significato preciso: la comunità bengalese ha deciso di uscire dall’invisibilità. Non è più una presenza silenziosa, confinata nei luoghi di lavoro. È una comunità che rivendica il diritto di celebrare pubblicamente le proprie tradizioni, che vuole contribuire alla vita culturale della città. L’associazione Dhaka: mediazione e futuro L’associazione Dhaka rappresenta uno di quei nodi essenziali che tengono insieme una comunità migrante. La mediazione culturale è il primo campo d’azione: aiutare i connazionali a orientarsi nella burocrazia italiana, nelle scuole, nei servizi sanitari, nel mercato del lavoro. I laboratori doposcuola sono l’altra attività fondamentale. I ragazzi di seconda generazione, nati in Italia o arrivati da piccoli, vivono in una condizione di bilinguismo e biculturalismo. Il doposcuola è lo spazio dove possono rafforzare la lingua italiana, ma anche mantenere vivo il bengalese, imparare a leggere e scrivere nella lingua dei genitori, conoscere la storia e la cultura del Bangladesh. La comunità bengalese in Italia è caratterizzata da una forte prevalenza maschile – circa il 70% – e da un’età media molto giovane, attorno ai 30 anni. Sono uomini che arrivano per lavorare, poi arrivano le mogli e i figli attraverso i ricongiungimenti familiari. I bambini crescono tra due culture, parlano italiano a scuola e bengalese a casa. L’associazione Dhaka lavora su questo tessuto fragile e vitale, cercando di creare spazi di incontro, di supporto, di elaborazione collettiva. La festa di Sankranti è il momento in cui tutto questo diventa visibile, in cui la comunità si mostra alla città. Il Bangladesh e Ravenna: non solo migranti Il Bangladesh a Ravenna non è solo immigrazione. Esiste anche una dimensione commerciale. Nel 2021 il Terminal Container Ravenna ha inaugurato una linea navale diretta con Chattogram, il principale porto del Bangladesh. È l’unica linea diretta in Italia, un collegamento strategico che colloca Ravenna come gateway privilegiato per gli scambi tra il Bangladesh e l’Europa. La scelta di Ravenna non è casuale: il porto ha una posizione baricentrica per le aziende del nord Italia, un efficiente sistema di retroporto e ottimi collegamenti ferroviari verso Germania, Svizzera, Austria e Benelux. La linea diretta riduce i tempi di transito a 18-20 giorni, circa la metà rispetto alle rotte tradizionali. Un vantaggio enorme per le industrie del tessile e dell’abbigliamento, settori nei quali il Bangladesh è tra i principali produttori mondiali. Questa connessione commerciale non ha un rapporto diretto con la crescita della comunità bengalese residente – le dinamiche migratorie rispondono ad altre logiche – ma crea un contesto in cui il Bangladesh è presente a Ravenna non solo attraverso le persone, ma anche attraverso le merci e gli scambi economici. È una presenza multidimensionale. Una festa che parla al futuro La festa di Sankranti a Ravenna è un evento piccolo: poche centinaia di persone riunite in via Capodistria in un sabato pomeriggio per celebrare una ricorrenza che la maggior parte dei ravennati ignora, ma è un evento denso di futuro. Dice che una comunità esiste, cresce, si radica. Dice che Ravenna è una città sempre più plurale. Dice che l’integrazione non è cancellazione, ma capacità di mantenere vive le proprie tradizioni mentre si costruisce una vita nuova. E dice anche che questa integrazione si costruisce nei margini, negli spazi ritagliati tra un turno e l’altro, nel sabato scelto al posto del mercoledì perché quel giorno si lavora. È un’integrazione laboriosa, nel senso più letterale del termine. La presenza del Comune, della Casa delle Culture e delle associazioni mostra che esiste uno spazio pubblico dove questa pluralità può esprimersi. Non è scontato. È il frutto di un lavoro paziente, di mediazioni, di costruzione di fiducia reciproca. I 1.011 bengalesi di Ravenna sono mille persone che vivono, lavorano, crescono figli, pagano tasse, frequentano scuole, aprono negozi, pregano nelle moschee, celebrano le loro feste. Sono parte del tessuto sociale della città, anche quando restano invisibili. La festa di Sankranti è un modo per dire: guardate, siamo qui. E il fatto che la città abbia risposto, partecipando, sostenendo, riconoscendo, è forse il segnale più importante di tutti.   Tahar Lamri
L’insostenibile e ingiustificabile costo del carrello della spesa
Per l’ISTAT il tasso relativo al carrello della spesa ha conosciuto negli ultimi anni, tra il 2021 e il 2025, una crescita del 24%, superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo, pari al 17,3%. Una crescita “anomala” che ha portato l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad avviare un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata (GDO) nell’ambito della filiera agroalimentare. Anche perché, a fronte di questi aumenti dei prezzi al consumo, i produttori agricoli lamentano spesso una compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei propri margini, che potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande distribuzione organizzata. Ricordiamo che negli ultimi quarant’anni nel nostro Paese sono scomparse due aziende agricole su tre. Nell’ambito della filiera agro-alimentare, l’anello della catena rappresentato dalla fase di scambio tra i distributori finali e i fornitori rappresenta uno snodo cruciale, sia per la determinazione del livello di remunerazione dei fornitori – e di conseguenza della redditività delle attività produttive a monte – sia per la definizione dell’andamento dei prezzi al consumo. In tale contesto, l’indagine dell’AGCM intende approfondire, tra l’altro, le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della GDO, anche attraverso diverse forme di aggregazione non societaria (cooperative, centrali e supercentrali); la richiesta ai fornitori, da parte delle catene distributive, di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti, ovvero il cosiddetto trade spending); il crescente rilievo dell’incidenza dei prodotti a marchio del distributore (le cosiddette Private Label). I temi legati all’esercizio del potere di acquisto da parte delle catene distributive hanno un rilievo concorrenziale anche perché la gestione degli acquisti e della vendita dei servizi ai fornitori, come pure quella dell’approvvigionamento e del posizionamento dei prodotti Private Label, rappresentano un’importante leva strategica di competizione a valle tra gli operatori della GDO e incidono direttamente sulle dinamiche di formazione dei prezzi finali. L’Autorità ha avviato una consultazione pubblica sulle tematiche specificate in dettaglio nel provvedimento d’avvio dell’indagine: i soggetti interessati possono presentare contributi entro il 31 gennaio prossimo all’indirizzo e-mail IC58@agcm.it. (A questo link il provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: https://www.agcm.it/dotcmsdoc/allegati-news/IC58_provv.%20avvio.pdf). “Questi dati, sottolinea la Federconsumatori, uniti a quelli sull’andamento dei redditi e sulle ulteriori ricadute in vista nel 2026 (il nostro Osservatorio prevede rincari di +672,60 euro annui a famiglia, dovuti anche all’impatto dell’incremento delle accise sul diesel per la distribuzione dei beni di largo consumo), dovrebbero allarmare il governo e spingerlo a intervenire concretamente, in maniera decisa e non con le solite misure spot, per sostenere il potere di acquisto delle famiglie. In caso contrario, queste ultime saranno costrette a ulteriori tagli e rinunce, con la crescita di disparità e disuguaglianze, anche in campo alimentare, e con effetti negativi sull’intero sistema economico.” Intanto, come si legge nell’“Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati” del Coordinamento statistico attuariale dell’Inps, le retribuzioni medie dei lavoratori privati (esclusi i domestici) sono cresciute nominalmente tra il 2014 e il 2024 del 14,7% mentre quelle dei lavoratori pubblici sono salite dell’11,7% con un tasso inferiore a quello dell’inflazione. “Le dinamiche salariali in Italia, ha sottolineato il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, Roberto Ghiselli, a differenza del contesto europeo, sono molto più basse e c’è una perdita di potere d’acquisto.” Se si guarda solo alle retribuzioni contrattuali e non a quelle effettive che tengono conto degli straordinari e non solo, tra il 2019 e il 2024 si è registrato un gap tra aumento nominale dei salari e quello dei prezzi di oltre nove punti. Intanto, le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini: la retribuzione media annua delle donne è circa il 70% di quella degli uomini. Per non parlare dei giovani, che fanno sempre più fatica ad assicurarsi salari dignitosi. All’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’Università degli Studi di Messina il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, nel considerare come negli anni più recenti circa un decimo dei giovani laureati italiani si sia trasferito all’estero, con incidenze più elevate tra ingegneri e informatici, figure professionali per le quali le imprese italiane segnalano una crescente carenza, ha sottolineato: “Un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80% in più di un coetaneo italiano, mentre il differenziale rispetto alla Francia è del 30%. Si tratta di divari che si sono ampliati nel corso degli anni”. Qui l’intervento del Governatore della Banca d’Italia: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2026/20260115-panetta/index.html Giovanni Caprio
La Ocean Viking diretta a Palermo con 90 naufraghi
Dopo l’allarme dato da AlarmPhone la nave Ocean Viking di SOS Mediterranee ha evacuato oggi 44 persone, molte delle quali in condizioni mediche critiche, dalla nave mercantile Sider nell’area di ricerca e soccorso di competenza maltese Tutti i sopravvissuti sono ora al sicuro a bordo e ricevono cure mediche. Dicono di essere partiti da Bengasi, in Libia, almeno due giorni prima su una barca in vetroresina inadatta alla navigazione. Sono stati salvati giovedì sera dalla nave mercantile a nord di Bengasi. L’equipaggio della Sider ha fornito acqua e cibo ai naufraghi, ma la nave non era attrezzata per accogliere 44 persone. Le ripetute richieste d’aiuto alle autorità sono state ignorate. La Ocean Viking, inizialmente diretta a Palermo per sbarcare 46 persone salvate, è stata autorizzata dall’IMRCC, che coordina il soccorso marittimo, a ritardare l’arrivo. Le autorità maltesi non hanno risposto alle nostre chiamate e ancora una volta le navi civili hanno dovuto riempire il vuoto. La Ocean Viking è diretta a Palermo per sbarcare in sicurezza tutti i 90 sopravvissuti.     Redazione Italia
Movimenti: il 24-25 gennaio a Bologna Assemblea Nazionale “O Re o Libertà”
Oltre 700 sigle per la convergenza sociale contro guerra e autoritarismo. Sabato 24 e domenica 25 gennaio si terrà a Bologna, presso il TPO (via Casarini, 17/5), l’Assemblea Nazionale “O Re o Libertà” (https://reoliberta.noblogs.org), promossa da un’ampia galassia di movimenti, reti, attivisti, associazioni, campagne, realtà politiche e sindacali riunitesi nella Convergenza Sociale “Contro i re e le loro guerre”, che ad oggi riunisce oltre 700 sigle complessive e il cui nome trae ispirazione dal movimento “No Kings” nato negli USA contro le politiche liberticide di Trump. Chi siamo Un percorso di convergenza, presentato in una prima assemblea nazionale lo scorso 15 novembre all’Università La Sapienza di Roma, e di cui fanno parte, tra gli altri, la Rete No Dl Sicurezza “A Pieno Regime”, in cui si sono mobilitate oltre 200 realtà, e la Campagna europea “Stop Rearm Europe” contro guerra, riarmo, genocidio e autoritarismo, che conta l’adesione di oltre 500 sigle (https://stoprearmitalia.it/aderenti/) Il programma L’inizio dell’assemblea è previsto sabato, 24 gennaio, alle ore 14. Seguiranno, alle ore 15, una prima assemblea plenaria e poi dalle ore 17 le tre assemblee tematiche in contemporanea, intitolate: “Salario europeo, reddito incondizionato, diritto alla casa, mutualismo urbano”; “Diritto di protesta, svolta autoritaria, superamento della democrazia liberale”; “Moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio”. I lavori riprenderanno domenica mattina, 25 gennaio, alle ore 9:30, con una prima assemblea plenaria su “La questione europea”, seguita alle ore 11:30 dalla plenaria conclusiva “Fare la primavera” con restituzione finale e le proposte sul proseguimento del percorso. Nei prossimi giorni saranno resi noti i nomi dei relatori. Per partecipare all’evento non è necessario accreditarsi. Redazione Italia
Raccolta firme e Proposta di Delibera di Iniziativa Popolare per l’interruzione dei rapporti fra Roma Capitale e lo Stato di Israele
Venerdì 23 gennaio 2026 il Comitato promotore “Roma sa da che parte stare” depositerà in Campidoglio una Proposta di Delibera di Iniziativa Popolare finalizzata all’interruzione immediata di ogni rapporto fra Roma Capitale e lo Stato di Israele. In questi mesi, a partire dalla presunta tregua, il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania e Gerusalemme est non si sono fermati. Centinaia di bombardamenti che hanno ucciso circa 500 palestinesi, di cui cento bambini, blocco dei rifornimenti, espulsione di decine di associazioni internazionali. A Gaza si muore ancora di freddo e di fame. In Cisgiordania continuano gli attacchi dei coloni e dell’esercito. Non intendiamo accettare che la nostra città intrattenga, stante questa situazione, un qualsivoglia tipo di rapporto con lo Stato genocidario di Israele e le sue aziende. Di fronte all’inerzia e alle complicità delle istituzioni, numerose realtà della solidarietà alla Palestina e alcuni sindacati di base hanno deciso di promuovere l’iniziativa popolare, come prevede lo Statuto di Roma Capitale. La raccolta delle firme partirà sabato 24 con banchetti in tutta la città è proseguirà per i prossimi tre mesi nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle scuole e nelle università. L’obiettivo del Comitato “Roma sa da che parte stare” è quello di raccogliere molte più firme delle 5.000 necessarie affinché l’Assemblea Capitolina sia obbligata a pronunciarsi sulla rottura di ogni rapporto con lo Stato di Israele, a partire da quelli con MEKOROT e TEVA. Conferenza stampa di presentazione della delibera popolare venerdì 23 gennaio, alle 12.00 in piazza del Campidoglio. Comitato “Roma sa da che parte stare” Redazione Roma
Solidarietà a Luciano Vasapollo, attaccato per il suo supporto alla Rivoluzione Bolivariana e alla causa palestinese
Luciano Vasapollo – professore (in pensione) di economia presso l’Università “La Sapienza” di Roma e dirigente di Rete dei Comunisti – è stato attaccato da Francesco Giubilei, scrittore, fondatore delle case editrici Historica e Giubilei Regnani Editore, collaboratore dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano dal 2022 al 2023, presidente dell’associazione “Nazione Futura” e della Fondazione Tatarella. L’articolo incriminato, pubblicato il 12.01.2026 su “Il Giornale” e intitolato “Lezione del cattivo maestro amico di Maduro: insulti alla venezuelana in festa per la libertà”, è un’accozzaglia di affermazioni volte a screditare Vasapollo e la Rivoluzione Bolivariana (tramite l’attacco al presidente Nicolás Maduro). L’attacco a Vasapollo, bersagliando il singolo, ha l’obiettivo di provare a intimidire anche gli altri professori e gli studenti, di restringere gli spazi di dibattito e agibilità politica nelle istituzioni scolastiche e nelle università nel quadro della crescente militarizzazione della società e rientra nel novero degli attacchi subiti da tantissimi esponenti della società civile, attivisti e solidali con il Venezuela Bolivariano e il popolo palestinese. Esprimiamo e promuoviamo solidarietà al professor Vasapollo e all’area politica facente capo alla Rete dei Comunisti. Dobbiamo sempre di più promuovere la solidarietà e la lotta per la giustizia sociale contro la repressione uno strumento per alimentare la mobilitazione in opposizione al governo Meloni, sostenitore dei reazionari venezuelani, serva di Trump e complice della pulizia etnica in corso in Palestina perpetrata dall’Entità sionista. Redazione Italia
Criticare Rwm non è reato: assoluzione della militante Stop Rwm
Il 12 gennaio si è tenuta l’ultima udienza del processo che ha coinvolto una militante di Stop Rwm, querelata con l’accusa di diffamazione da Fabio Sgarzi, amministratore delegato della nota fabbrica di bombe e droni killer Rwm, presente con i suoi micidiali ordigni nei peggiori scenari di guerra nel mondo. Dopo 6 anni finalmente il processo si è concluso con l’assoluzione della nostra compagna, perché “il fatto non costituisce reato”. Non é infatti reato partecipare ad un dibattito, criticare Rwm, dire la verità sul loro operato e sul discutibile ruolo di pubblici funzionari che passano alle loro dipendenze senza rispettare i tre anni di raffreddamento previsti dalla normativa anticorruzione. Infatti uno dei passaggi del discorso della militante, oggetto del processo, riguardava un tecnico della provincia di Carbonia-Iglesias, Diego Cani, che si occupava delle pratiche autorizzative degli ampliamenti della Rwm ed era poi diventato dipendente dell’azienda. Un fatto vero, riconosciuto dallo stesso amministratore delegato nella sua testimonianza durante il processo e dalla PM nell’arringa finale. Come sostenuto dall’avvocato della nostra compagna, il fatto poteva ragionevolmente essere considerato sospetto, tant’è che la stessa procura aveva avviato un’indagine. Occorre poi aggiungere che lo stesso tecnico aveva poi cercato in seguito di riprendere i rapporti di collaborazione lavorativa con la stessa provincia. Non é stata la prima volta che Rwm ha utilizzato lo strumento della querela senza fondamento per intimidire e silenziare i cittadini che esprimono critiche su questioni di interesse pubblico: lo stesso anno altri due attivisti venivano querelati, e anche in quell’occasione la vicenda si concluse positivamente per il movimento contro la Rwm. La sentenza di assoluzione non è solo una vittoria personale per l’attivista Stop RWM, ma un precedente che rafforza la libertà di espressione e di protesta per tutti e tutte. Manda un messaggio chiaro: la partecipazione civica e il controllo dal basso sulle attività delle imprese sono elementi fondanti della democrazia, e le querele non possono essere utilizzate per erigere un muro di silenzio attorno a operazioni che hanno conseguenze globali. Accogliendo dunque con grande soddisfazione l’esito di questo processo cogliamo l’occasione per respingere i tentativi di intimidazione legale da parte dell’azienda contro le persone impegnate in questa causa: nessuna querela ci impedirà di continuare a denunciare le modalità opache con cui Rwm, ancora oggi, porta avanti i suoi piani di ampliamento. F.to Stop Rwm A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna Assemblea permanente Villacidro Assotziu Consumadoris de Sardigna Cobas Cagliari Collettivo Malarittas Comitato Riconversione RWM Confederazione Sindacale sarda – CSS Gmtg – Oristano Italia Nostra Sardegna Movimento Nonviolento Sardegna PCI Federazione Sulcis Iglesiente Potere al Popolo Sardegna Rete Warfree – Cittadine e cittadini per un mondo libero dalla guerra Scuola Civica di Politica – La Città in Comune Social Forum Cagliari Su Entu Nostu USB – Unione Sindacale di Base/Confederale Sardegna   da Italia Nostra Sardegna Redazione Italia
Verso il Giorno della Memoria 2026. Israele/Palestina, a che punto è la notte?
Lunedì 19 gennaio 2026 ore 18-20:30 Teatro Elfo Puccini, Corso Buenos Aires 33, Milano Apertura sala 17:30 Anche quest’anno in vista del Giorno della Memoria, Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista, in collaborazione con il Teatro Elfo Puccini di Milano, proseguono la riflessione su che cosa significhi “fare memoria” oggi. A questo scopo propongono un dibattito pubblico sui temi chiave della catastrofe in corso: guerra e crimini di guerra, sionismo, antisionismo, antisemitismo, ruolo di vittima o carnefice, termini spesso strumentalizzati. È perciò necessario fare chiarezza per un confronto che, rompendo la spirale di odio e violenza, conduca verso una prospettiva di giustizia e pacificazione. Interverranno: -Stefano Levi Della Torre, saggista, studioso del mondo ebraico: Una frattura nell’ebraismo; -Claudia Rosenzweig, docente di letteratura yiddish antica – Università di Bar-Ilan (Ramat Gan), Israele: Un po’ di storia; -David Calef, esperto di crisi umanitarie e scrittore freelance che si occupa di affari internazionali: L’ebraismo italiano di fronte alla strage del 7 ottobre e ai massacri di Gaza; -Gad Lerner, giornalista e autore: ”Dagli amici mi guardi Iddio”, a proposito dell’ambiguo filosemitismo delle destre nazionaliste; – LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista: Come fare memoria oggi? -Annie Cohen-Solal, storica, scrittrice, Distinguished Professor presso l’Università Bocconi di Milano: Ci sono mille modi di essere ebrei; Modera Matteo Pucciarelli, giornalista, membro della rete LƏA. Piccole clip musicali e letture interpretate da Elio De Capitani, attore e regista, accompagneranno gli interventi. www.maiindifferenti.it maiindifferenti6@gmail.com LƏA è su Facebook e Ig Mail: laboratorioebraicoantirazzista@gmail.com Ingresso con biglietto, 5 euro, in vendita dal 16 dicembre 2025 previa registrazione su www.elfo.org Entrate nella home page, cliccate l’omino, poi sulla pagina successiva in alto a destra ”Registrazione”   Redazione Milano