
CPR d’Italia: istituzioni totali
Progetto Melting Pot Europa - Friday, February 13, 2026
Il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) conferma l’orrore dei CPR: strutture costose, inefficaci e disumane, dove i diritti fondamentali vengono sistematicamente violati.
Il nuovo rapporto del TAI arriva mentre, ancora una volta, i CPR tornano al centro della cronaca. Nella tarda mattinata dell’11 febbraio un giovane di 25 anni è morto nel CPR di Bari-Palese, dove era trattenuto.
Nelle stesse ore, il Consiglio dei ministri ha varato il nuovo ddl migranti 1: una stretta su ricongiungimenti, rimpatri e minori che interviene anche sulla detenzione nei CPR, rafforzando divieti e limitazioni, dalla compressione delle visite indipendenti al divieto di comunicare e documentare ciò che accade all’interno dei centri 2. Un intreccio inquietante, che conferma quanto denuncia il TAI: i CPR non sono un fallimento accidentale, ma un dispositivo strutturalmente violento, che lo Stato continua a difendere mentre produce sofferenza e morte.
Il secondo rapporto di monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione 3 fotografa la situazione dei Centri di Permanenza per i Rimpatri e conferma quanto ormai noto sulle condizioni di tali strutture e sulla sistematica violazione dei diritti umani perpetrati da un sistema di detenzione amministrativa assurdo per diverse ragioni.
Come giustamente scritto nel rapporto, «i CPR non rappresentano una distorsione accidentale del sistema, né il frutto di singole cattive gestioni, ma un’aberrazione strutturale: un costoso dispositivo di privazione della libertà che viola sistematicamente i diritti fondamentali, fallisce rispetto agli obiettivi dichiarati di rimpatrio sperperando risorse pubbliche e produce sofferenza, degrado e morte» 4.
Il monitoraggio compiuto nel 2025 dal TAI 5rappresenta la prosecuzione di un percorso già tracciato che mira non solo e non tanto a verificare lo stato di salute dei CPR, quanto piuttosto ad analizzare le generali condizioni di vita delle persone ivi trattenute nell’ottica di un monitoraggio sulla “tenuta dello Stato di diritto” e sul rispetto dei diritti umani da parte dello Stato e delle altre istituzioni.
Proprio in quest’ottica, assumono particolare importanza, alcune riflessioni preliminari. La prima, in chiave negativa, nasce dalla presenza di segnali di allarme sulla perdita di trasparenza dell’azione amministrativa.
Sono da tempo in atto tentativi di rendere sempre più difficile, se non impossibile, adeguati controlli su quanto accade all’interno dei CPR, proprio perché l’azione di monitoraggio portata avanti in questi anni da alcuni parlamentari, da alcune associazioni, e dal sistema di garanti presente a livello nazionale e locale, ha smascherato le gravi violazioni perpetrate nei CPR evidenziando le gravi mancanze, non solo degli enti gestori, ma anche delle Prefetture e del Ministero dell’Interno.
È difficile dare una diversa interpretazione della circolare del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del 18 aprile 2025 che, attraverso una interpretazione fortemente restrittiva dell’articolo 67 della Legge 26 luglio 1975 n. 354, mira a depotenziare il potere di visita di parlamentari, consiglieri regionali e garanti, impedendo, di fatto, l’accesso a questi soggetti con personale di fiducia.
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Anche il TAI, dunque, evidenzia, questo tentativo di ostacolare o rendere più difficoltosi i controlli da parte di autorità indipendenti e autonome da parte del Ministero. Il tentativo di nascondere ciò che accade realmente all’interno dei CPR riducendo la possibilità di accesso a tali strutture.
La seconda riflessione, questa volta positiva, riguarda la maggiore presa di coscienza rispetto al problema della salute (fisica e mentale) delle persone soggette a restrizione della libertà personale all’interno dei CPR.
Il tema della salute dei trattenuti è divenuto centrale nel dibattito sui Centri di Permanenza per il Rimpatrio anche grazie al tour di Marco Cavallo che ha attraversato tutta l’Italia sostando davanti ai singoli CPR insieme a operatori e operatrici, associazioni e cittadini. La permanenza in un qualsiasi centro, infatti, può essere devastante dal punto di vista fisico e psicologico.
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Tantissimi stranieri, portano anche fuori dai centri segni della loro permanenza in questi luoghi. Segni sul corpo e nella mente. Sono tantissimi i gesti di autolesionismo che si consumano tra le mura dei CPR, atti non solamente simbolici, come dimostra il caso di Ousmane Sylla, morto suicida a Ponte Galeria all’età di 22 anni.
Altissima è anche la percentuale di persone che sviluppano forme di dipendenza da psicofarmaci propri all’interno dei Centri. Come nel caso di Oussama Darkaoui morto nel CPR di Palazzo San Gervasio anch’egli all’età di 22 anni.
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Poi ci sono i tanti soggetti fragili, persone che già prima di entrare in un CPR portavano con loro il peso di una dipendenza, di una malattia, di una fragilità psicologica. Tutti questi vedono peggiorare la loro condizione a causa della mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria all’interno di queste strutture.
«Dal punto di vista medico-scientifico, risulta evidente che i CPR rappresentano una istituzione patogena che lede la dignità della persona e della collettività, un sistema disumanizzante in cui la salute, fisica e mentale, è tutelata solo formalmente, mentre si erode ogni diritto delle persone trattenute, a partire da quello alla salute, un luogo usato solo per nascondere e contenere le persone fastidiose e indesiderate» (cfr. Rapporto TAI)
Queste due riflessioni preliminari ad ogni analisi dei dati raccolti dal monitoraggio compiuto dal Tavolo Asilo e Immigrazione, sono necessarie per parlare compiutamente dei Centri di Permanenza per i Rimpatri e, più, in generale, dell’istituto della detenzione amministrativa.
Soprattutto in questo particolare momento storico caratterizzato dalla perdita progressiva di eccezionalità della detenzione amministrativa nel quadro generale di politiche migratorie nazionali ed europee sempre più propense a ricorrere sistematicamente a tale strumento.
Una attenta analisi del Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo, porta inevitabilmente a concludere che ormai le politiche migratorie europee sono caratterizzate da un approccio molto meno garantista dei diritti delle persone.
La detenzione amministrativa diviene centrale nel nuovo sistema di regole ma, più in generale, ad essere complessivamente accolto è un approccio al fenomeno migratorio tutto basato sull’idea dei controlli, della limitazione, della privazione della libertà di movimento e, quindi, sui rimpatri.
Ma tornando, al rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione, possiamo pacificamente affermare che questo rappresenta l’ultima testimonianza, in ordine di tempo, di un fenomeno ormai ben noto: il fenomeno della patogenicità dei Centri di Permanenza per i Rimpatri.
A fronte della realtà descritta dal TAI, caratterizzata da inefficienze del sistema di detenzione amministrativa, che peraltro si regge su pochi gestori privati e su servizi a basso costo, da costi esorbitanti per le casse pubbliche, da gravissimi problemi con specifico riguardo alla tutela della salute dei soggetti trattenuti, da continue e sistematiche violazioni dei diritti costituzionali, la soluzione prospettata è la chiusura di tali Centri e il superamento della fallimentare normativa europea e interna sulla cosiddetta detenzione amministrativa.
Pur condividendo la conclusione cui giunge il Tavolo Asilo e Immigrazione, perplessità derivano da quello che possiamo definire gestione del periodo transitorio.
Nel rapporto infatti si afferma: «La necessità di procedere quanto prima a una riforma della normativa vigente che preveda la chiusura dei CPR non significa che, nelle more di tale ampia riforma, l’attuale configurazione dei CPR italiani possa rimanere inalterata, risulta infatti inderogabile ed urgente realizzare immediati interventi al fine di rendere le strutture attuali almeno conformi agli standard minimi previsti dal diritto dell’Unione e dall’ordinamento costituzionale italiano».
Chi scrive non condivide tale approccio. Si ritiene anzi che proprio la mancanza degli standard minimi previsti dall’Unione e dall’ordinamento costituzionale italiano dovrebbe portare ad una chiusura immediata di tali strutture e non ad interventi di adeguamento o di miglioramento.
La battaglia da condurre, allora, deve essere netta per la loro chiusura non domani, rispetto a quello che insegna la storia italiana, rischia di far tramontare definitivamente la speranza di un superamento del sistema CPR secondo la massima prezzoliniana che «In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo».
- Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 161 (11 febbraio 2026) ↩︎
- Una norma contenuta nell’articolo 17 della bozza di disegno di legge recita: «Al di fuori degli orari, degli spazi e delle modalità di utilizzo autorizzate», allo straniero trattenuto «non è consentita la libera detenzione, all’interno della struttura, di telefoni cellulari, anche di proprietà, i quali sono custoditi da personale del soggetto incaricato della gestione per essere messi a disposizione dell’interessato per il periodo strettamente necessario per l’utilizzo». ↩︎
- Consulta il rapporto ↩︎
- “Come i manicomi, anche i CPR vanno chiusi”. I risultati del monitoraggio del Tavolo asilo e immigrazione – Asgi (28 gennaio 2026) ↩︎
- Il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) nasce nel 2008 ed è una rete nazionale italiana che riunisce organizzazioni della società civile impegnate sui temi di asilo, migrazioni, diritti umani e accoglienza ↩︎