PALESTINA: TEL AVIV “CENTELLINA” LA RIAPERTURA DEL VALICO DI RAFAH. L’FPLP: “IN QUESTE CONDIZIONI, LA STRISCIA RIESPLODERA'”.

Radio Onda d`Urto - Tuesday, February 3, 2026

Palestina. Striscia di Gaza: l’apertura solo parziale del valico di Rafah, chiuso dal maggio 2024, per ora di fatto non c’è. Tel Aviv, in modo totalmente arbitrario, da ieri consente solo a 150 persone di partire e a 50 di rientrare ogni giorno, a fronte di 20mila pazienti – un quarto minori – che necessitano di evacuazione medica. Numeri alla mano, ci vorrebbe un anno e mezzo. In realtà molto di più, perché Tel Aviv, con varie scuse, riduce i numeri; 12 persone lunedì 2 febbraio, 45 oggi, martedì 3 febbraio mentre sono 1.268 i pazienti già morti in attesa di partire per cure mediche urgenti. Ci sono poi le bombe, continue; 3 morti e una mezza dozzina di feriti – uno è grave – da droni nel nord, vicino a Jabalya; elicotteri all’attacco, inoltre, a est di Khan Younis. Il tutto mentre la parzialissima riapertura pedonale di Rafah non consente l’ingresso degli aiuti, con la popolazione civile ancora ammassata in tende logore, sferzate da pioggia, vento e freddo.

Alle necessità della popolazione palestinese piegata da 2 anni e mezzo di genocidio dovrebbe pensarci, in teoria, il cosiddetto Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, ma pure qui Tel Aviv mantiene diritto di veto; Netanyahu ha bocciato il simbolo dell’Anp. Inoltre niente parola “Palestina” nel logo del Comitato, come previsto inizialmente, ma solo l’acronimo, Ncag.

Sull’attuale situazione, dentro la Striscia e a livello politico internazionale, nelle ultime ore l’FPLP – il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – ha diffuso un documento, che contiene anche un appello ai vari mediatori internazionali dell’ipotetica fase 2. La traduzione in italiano di questo comunicato. Ascolta o scarica

C’è poi la Cisgiordania; nuova ondata di raid di coloni e militari. Un giovane è stato ucciso a Qalqilya, dove sono entrati in massa i blindati, a cui si oppongono centinaia di giovani; un ferito grave invece a Hebron. A nord di Ramallah scontri tra residenti palestinesi e coloni, cacciati dagli abitanti e poi tornati, difesi dall’esercito occupante, per l’ennesima incursione terroristica. A sud di Betlemme, ad Al Khyrat, gas lacrimogeni contro gli studenti delle scuole locali, a cui è stato di fatto impedito l’ingresso a scuola. Solo a gennaio, secondo la Commissione palestinese di Resistenza al Muro, sono stati 1826 gli attacchi israeliani – che siano di coloni o soldati – in West Bank, dove si contano 9.500 prigionieri. Oltre un centinaio quelli morti in galera, senza considerare quanto accade fuori: nelle ultime ore il noto giornalista palestinese Khaled Al Saifi, 67 anni, detenuto “amministrativamente” (senza accuse) più volte dall’esercito israeliano. Fondatore del centro Ibdaa nel campo profughi di Dheisheh (Betlemme), Al Saifi era stato liberato solo 6 giorni fa in condizioni gravissime. Per i famigliari, in carcere non ha ricevuto cure mediche adeguate.