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Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Palestina: basta massacri e razzismo
Articoli di Sausan Khalil, Tareq S. Hajjaj, Enas Abu Ghayad, Operazione Colomba, Francesca Campanini, Adla Alnazer, Mariana Hristova, Mario Sommella, Luigi Daniele, Anna Maria Selini, Lavinia Marchetti ed altri. Con un link ad una nostra pagina: https://www.labottegadelbarbieri.org/cinema-28-30-settembre-naza-e-the-bibi-files/ Genocidio a Gaza 26 settembre Un palestinese è stato ucciso e altri sono rimasti feriti in un raid aereo israeliano che ha preso
September 26, 2026
La Bottega del Barbieri
Attaccato in Libia il Convoy per Gaza
In un alert diffuso in serata, il Sumud Convoy diretto a Gaza bloccato in Libia segnala che veicoli non identificati hanno speronato le tende, le persone vengono picchiate e trascinate con la forza in auto e autobus. Uomini e donne vengono violentemente aggrediti e costretti ad abbandonare il sito dove […] L'articolo Attaccato in Libia il Convoy per Gaza su Contropiano.
May 26, 2026
Contropiano
PALESTINA: TEL AVIV “CENTELLINA” LA RIAPERTURA DEL VALICO DI RAFAH. L’FPLP: “IN QUESTE CONDIZIONI, LA STRISCIA RIESPLODERA'”.
Palestina. Striscia di Gaza: l’apertura solo parziale del valico di Rafah, chiuso dal maggio 2024, per ora di fatto non c’è. Tel Aviv, in modo totalmente arbitrario, da ieri consente solo a 150 persone di partire e a 50 di rientrare ogni giorno, a fronte di 20mila pazienti – un quarto minori – che necessitano di evacuazione medica. Numeri alla mano, ci vorrebbe un anno e mezzo. In realtà molto di più, perché Tel Aviv, con varie scuse, riduce i numeri; 12 persone lunedì 2 febbraio, 45 oggi, martedì 3 febbraio mentre sono 1.268 i pazienti già morti in attesa di partire per cure mediche urgenti. Ci sono poi le bombe, continue; 3 morti e una mezza dozzina di feriti – uno è grave – da droni nel nord, vicino a Jabalya; elicotteri all’attacco, inoltre, a est di Khan Younis. Il tutto mentre la parzialissima riapertura pedonale di Rafah non consente l’ingresso degli aiuti, con la popolazione civile ancora ammassata in tende logore, sferzate da pioggia, vento e freddo. Alle necessità della popolazione palestinese piegata da 2 anni e mezzo di genocidio dovrebbe pensarci, in teoria, il cosiddetto Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, ma pure qui Tel Aviv mantiene diritto di veto; Netanyahu ha bocciato il simbolo dell’Anp. Inoltre niente parola “Palestina” nel logo del Comitato, come previsto inizialmente, ma solo l’acronimo, Ncag. Sull’attuale situazione, dentro la Striscia e a livello politico internazionale, nelle ultime ore l’FPLP – il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – ha diffuso un documento, che contiene anche un appello ai vari mediatori internazionali dell’ipotetica fase 2. La traduzione in italiano di questo comunicato. Ascolta o scarica C’è poi la Cisgiordania; nuova ondata di raid di coloni e militari. Un giovane è stato ucciso a Qalqilya, dove sono entrati in massa i blindati, a cui si oppongono centinaia di giovani; un ferito grave invece a Hebron. A nord di Ramallah scontri tra residenti palestinesi e coloni, cacciati dagli abitanti e poi tornati, difesi dall’esercito occupante, per l’ennesima incursione terroristica. A sud di Betlemme, ad Al Khyrat, gas lacrimogeni contro gli studenti delle scuole locali, a cui è stato di fatto impedito l’ingresso a scuola. Solo a gennaio, secondo la Commissione palestinese di Resistenza al Muro, sono stati 1826 gli attacchi israeliani – che siano di coloni o soldati – in West Bank, dove si contano 9.500 prigionieri. Oltre un centinaio quelli morti in galera, senza considerare quanto accade fuori: nelle ultime ore il noto giornalista palestinese Khaled Al Saifi, 67 anni, detenuto “amministrativamente” (senza accuse) più volte dall’esercito israeliano. Fondatore del centro Ibdaa nel campo profughi di Dheisheh (Betlemme), Al Saifi era stato liberato solo 6 giorni fa in condizioni gravissime. Per i famigliari, in carcere non ha ricevuto cure mediche adeguate.
February 3, 2026
Radio Onda d`Urto
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Lezioni di #pace L’accordo di cessate-il-fuoco ha tremato nelle ultime ventiquattro ore. L’esplosione di un veicolo militare israeliano a #Rafah, nel Sud della Striscia di #Gaza, ha provocato una dura reazione delle #Idf. #Israel https://www.youtube.com/watch?v=DVAw1tOkIwE
October 21, 2025
Antonio Mazzeo
PALESTINA: 713 GIORNI DI GENOCIDIO A GAZA. 300 VITTIME ACCERTATE IN 3 ORE, PROSEGUE L’INVASIONE VIA TERRA A GAZA CITY.
  Non si ferma il genocidio a Gaza: in soli tre giorni dall’inizio dell’invasione israeliana via terra di Gaza City, il numero dei morti accertati ha superato i 300 mentre le forze di Tel Aviv hanno intensificato i raid aerei sulla città, riducendola in macerie e portando alla mobilitazione dei carri armati israeliani. Secondo fonti ufficiali israeliane, circa 500.000 palestinesi sarebbero fuggiti dalla principale città della Striscia. Tuttavia, è difficile confermare questa cifra a causa del blackout delle comunicazioni: Tel Aviv ha infatti interrotto l’accesso a Internet per gran parte della Striscia, cercando di impedire la diffusione di informazioni e notizie indipendenti. Soltanto nelle prime ore di oggi, giovedì 18 settembre, i bombardamenti israeliani hanno causato 83 morti, dopo i 99 di ieri e i 110 di martedì. Gli ospedali, già al collasso, non riescono più a far fronte al numero crescente di feriti mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un allarme: “I feriti non riescono a ricevere assistenza, e la crescente violenza sta impedendo l’accesso alle strutture sanitarie, mettendo in grave pericolo la vita di centinaia di persone.” Su Radio Onda d’Urto, la corrispondenza dalla Striscia di Gaza con Sami Abu Omar, cooperante di tante realtà solidali italiane, in particolare del Centro “Vik – Vittorio Arrigoni” e di ACS, oltre che nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Nel frattempo, il ministro dell’economia israeliano, il colono fascista Bezalel Smotrich, vuole passare all’incasso: “Gaza rappresenta una miniera d’oro. Dopo aver investito ingenti somme nella guerra, Israele dovrebbe negoziare una spartizione del territorio con gli Stati Uniti”, che dal canto loro – fonte: il bilancio del Pentagono – hanno speso negli ultimi mesi mezzo miliardo di dollari in missili intercettori per difendere Israele, soprattutto durante i giorni di scontro aperto con l’Iran. Ancora Palestina: le violenze non si limitano alla Striscia di Gaza, ma si estendono anche alla Cisgiordania occupata. Da quando è iniziata l’invasione di Gaza, si è registrata un’ondata senza precedenti di raid, rapimenti e distruzione, giustificata dalle autorità israeliane con la pretesa di dover fermare gli attacchi di Hamas sulla West Bank. L’esercito israeliano ha ordinato centinaia di rapimenti (“arresti”, dice Tel Aviv) mentre i coloni – ancora più liberi di agire grazie al supporto delle forze occupanti israeliane – hanno intensificato il furto di terre e risorse dai palestinesi, oltre agli atti di terrorismo per spingere la popolazione a fuggire. Sul fronte internazionale: Le autorità Usa hanno avviato il processo di espulsione del palestinese Mahmoud Khalil, studente della Columbia e noto attivista per i diritti della Palestina, accusato di aver omesso (presunte) informazioni nella domanda di green card. L’Unione Europea, ha invece annunciato delle (micro)sanzioni economiche contro i responsabili israeliani, tra cui i ministri Smotrich e Ben Gvir, noti per il loro supporto ai coloni mentre le sanzioni, che riguardano la sospensione di alcuni accordi commerciali; si parla comunque di 227 milioni di euro, una goccia nel mare delle complicità europee con Tel Aviv. Nonostante questo, per il via libera alle sanzioni serve l’ok unanime dei 27 Paesi Ue; fantapolitica, al momento, vista la contrarietà già esplicitata da Germania e Repubblica Ceca. L’approfondimento su Radio Onda d’Urto con Samir Al Qaryouti, giornalista italopalestinese e collaboratore tra gli altri di Al Jazeera, BBC e France 24. Ascolta o scarica.
September 18, 2025
Radio Onda d`Urto