
ASSEMBLEA NAZIONALE ONLINE – verso lo sciopero del 9 marzo 2026
Non Una Di Meno - Friday, January 23, 2026
Sabato 24 GENNAIO dalle 9.30 alle 16.30
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PROGRAMMA ASSEMBLEA
1.DALLE 9.30 ALLE 11.00- GUERRA, GENOCIDIO E DESTRE GLOBALI
Tessere reti di resistenza transfemminista: lo sciopero e le pratiche.
2.dalle 11.15 alle 13.00 POLITICHE CONTRO LA VIOLENZA – LOTTE NELLA SCUOLA
Consenso, famiglia, autodeterminazione nella militarizzazione delle esistenze.
3. dalle 13.30 alle 15.30 LAVORO, WELFARE. CURA, RIPRODUZIONE SOCIALE
Immaginare lo sciopero: condizioni materiali e auto in un contesto di riarmo.
Il nuovo anno è iniziato in continuità con il precedente: un presente costellato da violenza patriarcale e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà.
Dall’Iran al Rojava, dalla Palestina al Venezuela, dal Sudan agli Stati Uniti, ai confini interni ed esterni d’Europa e in tutto il resto del mondo, stiamo assistendo ad un’escalation terribile e rapida.
L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in molti modi diversi ma tutti di impatto devastante.
La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Anche quest’anno vogliamo costruire una due giorni potente: un 8M di lotta e mobilitazioni e un 9M di sciopero transfemminista che fermi la produzione e la riproduzione sociale, che renda visibile l’invisibile, che faccia emergere il sommerso e metta al centro desiderio, rabbia e lotta.
Per farlo abbiamo bisogno di confrontarci attraverso la pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura al centro della politica. Immaginiamo insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta, insieme.
Per questo chiamiamo una grande assemblea pubblica online il 24 gennaio
per costruire insieme il processo dello sciopero transfemminista, consapevoli che oggi è sempre più difficile e oneroso scioperare, sia a livello economico sia per l’esposizione a rischi e conseguenze.
In questa economia di guerra si sceglie di dirottare sempre più risorse pubbliche sulla spesa militare, si muovono eserciti in nome di una “difesa nazionale” che protegge solo gli interessi economici e politici della classe dominante e, contemporaneamente, si cerca di compattare un fronte interno, fortemente identitario, pronto a sacrificarsi per valori patriottici e nazionalisti. Così si dividono le vite che valgono da quelle considerate “sacrificabili”. Chi non si adegua, chi si ribella finisce nel mirino della violenza istituzionale: dalla repressione esercitata da tribunali, polizia e dalle istituzioni carcerarie fino ad arrivare a vere e proprie esecuzioni sommarie.
Non permetteremo che la violenza patriarcale che imperversa venga strumentalizzata dal governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razzista.
Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come paramentro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dell3 imputat3 chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e femministi.
Vogliamo fermare la militarizzazione della cultura e degli spazi scolastici ed educativi, che ha come scopo repressione e controllo capillare su studenti e insegnanti. Si risponde ai bisogni aumentando il controllo sui corpi tutti, in ogni contesto, mentre si ostacola l’educazione sessuale e affettiva.
Vogliamo immaginare insieme come bloccare il progetto neoliberale di smantellamento della sanità pubblica e del welfare: agende sanitarie bloccate, smantellamento della sanità pubblica territoriale e liste di attesa lunghe anni ci impediscono di accedere alle cure e ledono il diritto alla prevenzione. Vengono privatizzati i servizi pubblici, gli affitti hanno prezzi esorbitanti, la casa ha smesso di essere un diritto, il lavoro è sempre più precario e povero con condizioni di sicurezza insesistenti, mentre il diritto alla pensione appare sempre più come un miraggio.
Inflazione, carovita e stipendi fermi dagli anni ’90 schiacciano le classi popolari su condizioni di mera sopravvivenza, mentre il governo cerca di immobilizzare il conflitto sociale voltoa a migliorare condizioni di esistenza e aspirazioni, e di spostarlo in guerre fra pover3, violenza razzista, trans-odiante, machista.
Siamo stuf3 di mantenere esigue minoranze privilegiate che possiedono e sperperano sempre più ricchezze e risorse, aggravando le condizioni del pianeta.
E’ un momento in cui l’attacco è feroce su tutti i fronti: si tenta di restringere e annullare ogni ambito di libertà, di pensiero, di movimento e di parola, di limitare e reprimere il dissenso. Il desiderio, l’immaginazione e la potenza collettiva fanno paura, ed è proprio la paura di perdere potere e privilegi a innescare tutta questa violenza.
Le donne, le frocie, le lesbiche, le persone queer, trans, non binarie, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migranti, sex workers, prigionier, lavoratric, anzian e in modo crescente le persone in età infantile, sentono materialmente sulle proprie vite e sui propri corpi questa violenza.
Siamo noi i soggetti sacrificabili della società, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. Eppure, ogni giorno lottiamo e resistiamo a tutto questo.
I movimenti antirazzisti, decoloniali, antiabilisti, transfemministi, queer, ecologisti, antispecisti, antifascisti in tutto il mondo continuano a organizzarsi, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta collettiva.
Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva, un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie.
Negli ultimi anni ci siamo mobilitat3 con determinazione contro il genocidio e per la Palestina e per questo a ottobre e novembre scorsi siamo sces3 in piazza, insieme a milioni di persone in tutto il mondo, puntando il dito contro le responsabilità occidentali e internazionali che lo rendono possibile: con il silenzio, la complicità, le forniture di armi a Israele e le interazioni economiche.
La repressione del governo Meloni ha colpito duramente: misure cautelari, sanzioni, fogli di via. E ora si discute di un nuovo decreto sicurezza che fra l’altro darebbe alle forze dell’ordine la libertà di fermare preventivamente chiunque sia considerato pericoloso, un ulteriore passo verso uno stato autoritario di polizia.
Solo il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme, incontrarci e scontrarci, può far sì che la nostra lotta sia politica, radicale ed espansiva.
Un’intelligenza collettiva in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo.
Sentiamo l’urgenza di adeguare i nostri strumenti, le nostre pratiche, le nostre lotte e costruire relazioni, forti di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, il soggetto imprevisto che può distruggere l’ingranaggio di questo sistema.
Prendiamoci spazi per incontrarci, stare insieme e condividere riflessioni, rabbia e amore. Prendiamoci il tempo che ci serve.
Insieme siamo più forti
Non una di meno