Tag - 8 marzo

Cagliari: sit-in contro il Ddl Bongiorno. Senza consenso è stupro
Il consenso non si cancella e senza consenso è stupro! Realtà femministe e transfemministe, centri antiviolenza, collettivi e soggettività singole scenderanno in piazza con un sit-in contro il DDL Bongiorno, che interviene sulla definizione giuridica di violenza sessuale cancellando la parola consenso, che deve essere libero e attuale e introduce la formula del dissenso come “volontà contraria” della vittima. Non si tratta di una semplice variazione lessicale: è uno spostamento politico e giuridico che cambia il modo in cui la violenza sessuale viene riconosciuta. Il NO non deve essere “abbastanza chiaro”, ma è il SÌ a dover essere libero e volontario. Si torna indietro nel tempo, ai processi che interrogano la condotta delle donne, la loro reazione, la loro credibilità, la coerenza del loro racconto. Una cultura giuridica che giudica se la donna sia stata “abbastanza contraria”, “abbastanza resistente”. Sit-in contro il DDl Bongiorno, 9 marzo 2026, Ore 10:00 presso Consiglio Regionale, Via Roma 25 – Cagliari Organizza: Coordinamento femminista e transfemminista sardo Arestas Più info: https://associazioneliberas.org/sit-in-contro-il-ddl-bongiorno/ Redazione Cagliari
March 7, 2026
Pressenza
L’8 marzo lotto in valle!
In Val di Susa le donne sono da sempre protagoniste delle lotte per la difesa del territorio, dei diritti e della giustizia sociale. L’8 marzo scendiamo in piazza per affermare […] The post L'8 marzo lotto in valle! first appeared on notav.info.
March 7, 2026
notav.info
NO alla guerra e al governo Meloni, NO sociale al referendum, per un 8 marzo di dissenso!
8 marzo: ore 10:30 da Piazza Fabrizio De André (Magliana); ore 17:00 mobilitazione da Circo Massimo 9 marzo: sciopero e mobilitazione ore 9:30 Piazzale Ostiense Verso la manifestazione nazionale del 14 marzo per un NO sociale al referendum, alla guerra e al governo Meloni. Anche quest’anno per l’8 marzo, Giornata […] L'articolo NO alla guerra e al governo Meloni, NO sociale al referendum, per un 8 marzo di dissenso! su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
8 Marzo: la festa delle discriminazioni di genere
«La parità è un diritto non una concessione» tuona Giorgia Meloni in un convegno dedicato agli 80 anni del voto alle donne. E quindi le donne non devono chiedere concessioni come il sistema delle quote o un welfare agevolato. Ma non si sa bene a quali concessioni si riferisca Meloni, in Italia, infatti, non ci sono quote obbligatorie nelle elezioni politiche, ma solo nella composizione delle liste elettorali. Questo sistema non è particolarmente efficiente, infatti, l’attuale Parlamento Italiano ha meno parlamentari donne rispetto al precedente, e in ogni caso la percentuale delle donne nell’organo legislativo non ha mai superato il 35%, ben lontano dalla parità. E non va meglio negli enti locali. L’altra legge che esiste sulle quote per le donne riguarda la composizione dei Consigli di amministrazione delle società quotate in borsa (L.120/2011), oggi in questi C.d.a la percentuale di donne si attesta intorno al 40%, ma se cerchiamo quanto donne oggi sono CEO nelle grandi società noteremo che, anche secondo le migliori stime, non superano il 7%. Ma non è verso il soffitto di cristallo che dobbiamo guardare per renderci conto di quanto siamo distanti dalla parità, ma nel mercato del lavoro in generale, dove i risultati sono agghiaccianti. E lo si evince dal Rendiconto di genere elaborato da Inps e CIV per il terzo anno consecutivo. Premessa necessaria è che i dati continuano a riportare solo ed esclusivamente due generi, e né l’Inps né l’Istat includono o prendono in considerazioni le persone trans e non binarie nelle loro indagini statistiche ordinarie.  Il rendiconto ci spiega che le donne nel nostro Paese studiano di più e hanno risultati migliori in tutti i livelli educativi. Le ragazze si iscrivono maggiormente ai licei: il 61% delle iscrizioni ai licei sono ragazze contro un 39% di maschi, vale il contrario nella filiera tecnica e professionale. Concludono il percorso di studi con successo in numeri superiori rispetto ai ragazzi (52,6% di diplomate e 47,4% di diplomati). Si iscrivono maggiormente all’università e la concludono più facilmente (il 57,8% di laureate magistrali sono donne) e stanno aumentando anche i numeri nelle discipline STEM. Ma appena arriviamo al capitolo sul mondo del lavoro la situazione si ribalta. > Le donne trovano meno lavoro, sono più precarie, guadagnano di meno, sono a > rischio licenziamento nel periodo precedente e successivo la gravidanza, hanno > pensioni più basse, nonostante siano più longeve, e sono quindi più povere.  «Nel 2024, il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 53,3%, rispetto al 71,1% degli uomini, evidenziando un divario di genere significativo pari al 17,8%. Inoltre, le assunzioni femminili hanno rappresentato solo il 42,2% del totale». Praticamente, in Italia lavora una donna su due, e la situazione rispetto all’anno precedente è stabile. E qui ritornano in mente le parole della Presidente del Consiglio «La vera libertà però rimane potersi guadagnare sul campo la propria posizione e quello che lo Stato può fare è garantire che la partita non sia truccata». Ecco, però, i numeri ci raccontano proprio di una partita truccata, e di quanto la meritocrazia sia una parola vuota che corre lungo le linee della discriminazione di genere e di razza. «L’instabilità occupazionale coinvolge soprattutto il genere femminile in quanto, fra le assunzioni a tempo indeterminato, solo il 36,7% sono donne, a fronte del 63,3% di uomini. Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 67,2% del totale e anche il part time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 13,7% degli occupati, rispetto al 4,6% dei maschi». Il gap retributivo è importante: le donne guadagnano fino a un 25% in meno. «In particolare, fra i principali settori economici, la differenza è pari al 19,7% nelle attività manifatturiere, 23,6% nel commercio, 15,7% nei servizi di alloggio e ristorazione, 31,7% nelle attività finanziarie e assicurative». E sono meno presenti nei ruoli apicali. Ma certo oggi sono molte le voci maschili – come il giornalista nella sala stampa di San Remo – che si alzano per dire «è colpa loro: le donne hanno poca voglia di lavorare».  In effetti, le donne nel nostro paese non solo si sobbarcano il lavoro di produzione, ma anche quello di riproduzione. Continua il Rendiconto di genere: «Nel 2024, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 15,4 milioni, contro appena 2,8 milioni degli uomini». E il 2026 non sarà l’anno in cui avremo un congedo parentale equiparato tra uomini e donne perché è stato appena affossato dalla maggioranza parlamentare per fondi insufficienti. I soldi però si sono trovati per gli aerei da guerra della Leonardo, ma non per dare il giusto spazio al ruolo di padre nella nostra società. Meglio continuare a sobbarcare tutto sulle spalle delle madri. Peccato che le voci maschili su questo siano state flebili, mentre proprio quei primi mesi di vita sono centrali per instaurare una relazione significativa con figli e figlie. E potremmo continuare con la situazione degli asili nido, delle scuole primarie senza tempo pieno, delle attività per il tempo libero per l’infanzia tutte a pagamento. Basterebbe questo per comprendere perché da dieci nel nostro paese l’8 marzo non è più una festa ma un giorno di sciopero lanciato dal movimento transfemminista Non una di meno. Leggiamo nell’appello: «Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori».  Uno sciopero che chiede pieni diritti e piena partecipazione per tutte le donne, persone trans, non binarie, con qualsiasi orientamento sessuale, non solo ricche, non solo bianche. In questi giorni, gli Usa e gli Stati Uniti hanno cominciato una guerra contro l’Iran che rischia di portare il mondo intero sull’orlo del baratro, dopo due anni di genocidio in Palestina, e quattro anni di guerra in Ucraina. La guerra è una sistema che ridefinisce confini territoriali tra cosa è dentro e cosa è fuori, riorganizza i ruoli di genere tra chi andrà al fronte e chi starà a casa, ristabilisce gerarchie tra chi è degno di vivere e chi può essere sacrificato. In questo scenario buio, risuonano forte le parole di Non una di meno nel loro appello ai sindacati: «Vogliamo uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione. Vogliamo contratti di lavoro stabili e salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa, una sanità pubblica universale e gratuita e un welfare efficace per tuttə». L’8 marzo sarà una giornata di mobilitazione, e il 9 marzo è convocato lo sciopero transfemminista: «Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra». Immagine di copertina di Silvia Cleri SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo 8 Marzo: la festa delle discriminazioni di genere proviene da DINAMOpress.
March 6, 2026
DINAMOpress
CARTELLA STAMPA 8-9 marzo 2026
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO! COMUNICATO STAMPA SCARICABILE 8MARZO2026 APPELLODownload BLOG OSSERVATORIO TUTTI GLI APPUNTAMENTI DELLA GIORNATA INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE CONTATTI STAMPA E-mail: stampa.nonunadimeno@gmail.com FB: https://www.facebook.com/nonunadimeno/ IG: https://www.instagram.com/nonunadimeno/ BLOG NONUNADIMENO: https://nonunadimeno.wordpress.com/
March 5, 2026
Non Una Di Meno
8M2026: INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE
LUNEDÌ 9 MARZO 2026 – VADEMECUM DELLO SCIOPERO  Il 9 marzo sarà sciopero transfemminista (leggi l’appello). Sarà sciopero dalla produzione e dalla riproduzione, sciopero dai consumi e dai generi. Le forme saranno plurime per estendere la pratica dello sciopero a tutti quei soggetti del lavoro e del non lavoro, del lavoro autonomo, precario, informale, nero, della formazione/lavoro che ne sono normalmente esclusi, a maggior ragione in quanto sabato.  Anche quest’anno (in questo caso per il 9 marzo), Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore – dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato – per garantire a tuttə  lə  lavoratricə  con contratti di lavoro dipendente la possibilità di astenersi dal lavoro produttivo.  A oggi lo sciopero per la giornata dell’9 è stato proclamato da diversi sindacati a livello nazionale e regionale. (qui puoi trovare QUI la Lettera aperta di Non Una di Meno alle sindacaliste e alle delegate e tra i materiali le proclamazioni) SCARICA QUI IL VADEMECUM SULLO SCIOPERO 8M2025Download Di seguito le proclamazioni sindacali dello sciopero (IN AGGIORNAMENTO) ADESIONE ADL CLAPDownload PROCLAMAZIONE SLAI COBASDownload PROCLAMAZIONE USB LAVORO PRIVATODownload PROCLAMAZIONE COBAS SETTORE PUBBLICODownload PROCLAMAZIONE COBAS PRIVATODownload ADESIONI CUB SANITÁDownload
March 5, 2026
Non Una Di Meno
L’8 marzo corteo transfemminista a Pesaro
In occasione della Giornata internazionale della donna, il collettivo Casamatta e il collettivo studentesco Pesaro Antifascista, insieme allo Spazio Popolare Anna Campbell e a realtà transfemministe del territorio promuovono un corteo cittadino, con ritrovo alle 16.00 in Piazzale della Libertà, davanti alla Palla di Pomodoro. L’iniziativa nasce dalla volontà di restituire all’8 marzo il suo significato originario di giornata di lotta, memoria e presa di parola collettiva. Il corteo vuole riportare nello spazio pubblico le esperienze concrete di sfruttamento, discriminazione e violenza che attraversano le vite di donne, persone trans e soggettività marginalizzate, sottolineando come queste condizioni non siano accidentali ma radicate nell’attuale sistema economico-sociale. In Italia, secondo i dati più recenti, ogni anno oltre un centinaio di donne viene uccisa in ambito familiare o affettivo, mentre migliaia di denunce (il più delle volte inascoltate dalle autorità competenti) riguardano maltrattamenti e violenze domestiche. Parallelamente, il lavoro femminile resta segnato da forti disuguaglianze strutturali. Secondo le ricerche condotte dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) in Italia il tasso di occupazione femminile resta significativamente più basso di quello maschile (circa 53% contro oltre il 70%), mentre le donne sono più frequentemente impiegate in lavori precari o part-time. Anche quando lavorano a tempo pieno, persistono differenze salariali: il divario retributivo medio si aggira intorno al 5–8%, ma cresce sensibilmente tra i laureati e nelle posizioni dirigenziali, dove può superare il 30%. Se si considerano le retribuzioni complessive, che riflettono anche la minore continuità lavorativa e la segregazione nei settori meno remunerati, gli stipendi femminili risultano mediamente molto inferiori a quelli maschili. A ciò si aggiunge il persistente squilibrio nel lavoro di cura (accudimento dei figli, presa in carico di genitori anziani e tutto il “lavoro invisibile” e non retribuito di supporto emotivo, igiene, alimentazione e gestione quotidiana), che continua a gravare in modo sproporzionato sulle donne, limitandone autonomia economica, possibilità di carriera e libertà di scelta. Nelle Marche, inoltre, la situazione dei servizi territoriali di prevenzione e contrasto alla violenza di genere appare fragile e disomogenea. Negli ultimi anni si è registrato un aumento degli accessi ai centri antiviolenza regionali, segnale di una domanda crescente di supporto e protezione, mentre allo stesso tempo persistono criticità legate alla distribuzione dei servizi, alle risorse disponibili e alla loro accessibilità concreta nei territori. I consultori pubblici, che dovrebbero rappresentare presidi fondamentali di salute, autodeterminazione e prevenzione della violenza, continuano a soffrire carenze di personale, strutture insufficienti e difficoltà di accesso. Il loro indebolimento non significa soltanto la riduzione di un servizio sanitario, ma incide direttamente sulla possibilità delle donne e delle soggettività marginalizzate di esercitare una scelta libera sul proprio corpo, sulla salute e sulle condizioni della propria vita. Il corteo dell’8 marzo rifiuta una visione provinciale della condizione femminile e, con una prospettiva internazionalista, rivolge la propria solidarietà alle donne che nel mondo subiscono discriminazione, violenza, guerra e sfruttamento. Colleghiamo le nostre condizioni locali a un quadro più ampio di crisi geopolitica, in cui l’aumento delle disuguaglianze e i conflitti internazionali, spesso alimentati da interessi coloniali ed economici, incidono direttamente sulle possibilità di autodeterminazione delle persone. Dalla Palestina al Kurdistan, dall’Iran ai paesi del Sudamerica, le donne sono tra le prime a subire gli effetti di guerra, militarizzazione e impoverimento, ma anche tra le protagoniste delle resistenze sociali e delle lotte per l’emancipazione. Per questo riteniamo necessario leggere la violenza patriarcale non come fenomeno esclusivamente culturale, ma come intrecciata a strutture economiche e politiche che producono sfruttamento e marginalizzazione. Per questo rivendichiamo anche a Pesaro un 8 marzo che sia giornata internazionale di mobilitazione femminista, capace di tenere insieme i problemi locali e la solidarietà globale. La manifestazione è aperta a tutta la cittadinanza, alle associazioni, ai sindacati e alle realtà sociali del territorio. Per informazioni e contatti stampa: collettivo.casamatta@gmail.com pesaroantifascista@gmail.com spaziopopolareannacampbell@autistici.org Social: @collettivocasamatta @pesaro_antifa @spazio_popolare_anna_campbell Redazione Marche
March 2, 2026
Pressenza
Verso l’8 Marzo: weekend di sciopero transfemminista
Verso l’8 marzo, Non Una Di Meno lancia un intero weekend di mobilitazione transfemminista: tre giorni di sciopero e iniziative per rimettere al centro lavoro, riproduzione sociale e conflitto, sull’onda dell’opposizione ai piani del governo tra cui il DL Bongiorno. L’obiettivo è bloccare, anche simbolicamente, i meccanismi della produzione e della riproduzione sociale, rendere visibile il lavoro invisibilizzato e denunciare un presente segnato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, precarietà e repressione. Un presente che non rappresenta un destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche precise. In risposta NUDM organizza un denso fine-settimana di cortei, mobilitazioni nei quartieri e soprattutto di sciopero transfemminista: 7 marzo corteo cittadino, 8 marzo iniziative diffuse nei quartieri di Torino, 9 marzo sciopero transfemminista e mobilitazioni in città contro governo e patriarcato. Ne abbiamo parlato con una compagna di Non Una di Meno:
February 27, 2026
Radio Blackout - Info
“L8SEMPRE”: DOMENICA 8 MARZO FUCSKIA IN CONCERTO AL CSA MAGAZZINO 47 DI BRESCIA
  Domenica 8 marzo 2006, dalle ore 20 al Csa Magazzino 47 di via Industriale, 10 a Brescia: “L8SEMPRE. Una serata per stare insieme e ritrovarci al termine della giornata di lotta e mobilitazione dell’8 marzo promossa da Non Una Di Meno contro la violenza patriarcale, in attesa dello sciopero del 9 marzo! Di fronte a un presente stremato da violenza di genere, razzismo, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione del dissenso, precarietà, sfruttamento di corpi e risorse abbiamo una sola possibilità: lottare sempre. Non soltanto per resistere alle oppressioni sistemiche, ma per trasformare radicalmente l’esistente e costruire un futuro insieme, libero dalla violenza strutturale dello sfruttamento, del controllo, del dominio. Sovvertiamo le gerarchie e gli autoritarismi, apriamo spazi di libertà e di autodeterminazione. Concludiamo l’8 marzo caricandoci per lo sciopero del 9 marzo con la colonna sonora più potente che ci sia: quella della lotta, della rabbia, della gioia e della liberazione!” Live in concerto, ore 21.30: FUCKSIA. FUCKSIA sono una band italobrasiliana formata da Mariana Mona Oliboni, Marzia Stano e Poppy Pellegrini. Transfemministe e queer, sono la combinazione perfetta tra attitudine punk, ambientazioni rave, sonorità dance e rap. La loro musica è un trittico di adrenalina, passionalità ed energia rivoluzionaria. Tre musiciste, cantanti e performer, produttrici di musica elettronica ed amanti delle contaminazioni, hanno ideato un progetto aperto a continue collaborazioni con artisti visuali, stilisti e video maker, realtà principalmente femminili e soggettività fluide. Ingresso con sottoscrizione: 5 euro Cucina aperta: patatine fritte / pane e farinata Libreria 47 e bar in funzione a prezzi popolari  
February 24, 2026
Radio Onda d`Urto