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CARTELLA STAMPA 8-9 marzo 2026
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO! COMUNICATO STAMPA SCARICABILE 8MARZO2026 APPELLODownload BLOG OSSERVATORIO TUTTI GLI APPUNTAMENTI DELLA GIORNATA INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE CONTATTI STAMPA E-mail: stampa.nonunadimeno@gmail.com FB: https://www.facebook.com/nonunadimeno/ IG: https://www.instagram.com/nonunadimeno/ BLOG NONUNADIMENO: https://nonunadimeno.wordpress.com/
March 5, 2026
Non Una Di Meno
8M2026: INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE
LUNEDÌ 9 MARZO 2026 – VADEMECUM DELLO SCIOPERO  Il 9 marzo sarà sciopero transfemminista (leggi l’appello). Sarà sciopero dalla produzione e dalla riproduzione, sciopero dai consumi e dai generi. Le forme saranno plurime per estendere la pratica dello sciopero a tutti quei soggetti del lavoro e del non lavoro, del lavoro autonomo, precario, informale, nero, della formazione/lavoro che ne sono normalmente esclusi, a maggior ragione in quanto sabato.  Anche quest’anno (in questo caso per il 9 marzo), Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore – dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato – per garantire a tuttə  lə  lavoratricə  con contratti di lavoro dipendente la possibilità di astenersi dal lavoro produttivo.  A oggi lo sciopero per la giornata dell’9 è stato proclamato da diversi sindacati a livello nazionale e regionale. (qui puoi trovare QUI la Lettera aperta di Non Una di Meno alle sindacaliste e alle delegate e tra i materiali le proclamazioni) SCARICA QUI IL VADEMECUM SULLO SCIOPERO 8M2025Download Di seguito le proclamazioni sindacali dello sciopero (IN AGGIORNAMENTO) ADESIONE ADL CLAPDownload PROCLAMAZIONE SLAI COBASDownload PROCLAMAZIONE USB LAVORO PRIVATODownload PROCLAMAZIONE COBAS SETTORE PUBBLICODownload PROCLAMAZIONE COBAS PRIVATODownload ADESIONI CUB SANITÁDownload
March 5, 2026
Non Una Di Meno
Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo!_8-9 MARZO 2026
-------------------------------------------------------------------------------- LEGGI E SCARICA QUI LA LETTERA AI SINDACATI -------------------------------------------------------------------------------- APPELLO QUEST’ANNO SARÀ ANCORA SCIOPERO TRANSFEMMINISTA, LUNEDÌ 9 MARZO, E L’8 SARÀ UNA GIORNATA DI LOTTA E MOBILITAZIONE.  Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l’invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta. Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise. Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l’attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell’ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo. L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə. La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante. Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale. Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta. Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate. L’uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l’ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell’ordine (che sono ancora senza numeri identificativi). La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi. Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l’autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori. Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme. La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. Oggi, dopo dieci anni, è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere. Scioperiamo perché senza consenso è stupro. Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura. Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un’economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite. Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato. Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell’ordine ma un’educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio. Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro. Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura – siano essi autogestiti o all’interno dei servizi di sanità pubblica – che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale. Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə. Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate. Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione. Scioperiamo per l’autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre. Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra. LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!
February 10, 2026
Non Una Di Meno
APPELLO ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI, ALL3 SINDACALIST3, ALL3 DELEGAT3_Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo! 8-9 MARZO 2026
SCARICA QUI LA VERSIONE PDFDownload LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO! -------------------------------------------------------------------------------- 8 MARZO – MOBILITAZIONE NAZIONALE  9 MARZO – SCIOPERO GENERALE E TRANSFEMMINISTA Viviamo un tempo in cui patriarcato e capitalismo ricorrono alla guerra per risolvere la crisi in cui versano.  Le guerre, la corsa al riarmo e la deriva autoritaria attraversano il pianeta massacrando vite, impedendone la stessa riproduzione, rendendo i processi di liberazione e autodeterminazione delle esistenze minati da feroce repressione, chiudendo spazi di dissenso e pensiero critico.  La guerra è sempre più impattante anche dove non ci sono conflitti armati in corso: la respiriamo nella nostra quotidianità, nell’incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica, nella scuola delle prescrizioni a docentə, studentə e contenuti.  Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero transfemminista, politico, sociale e vertenziale, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dai e dei consumi, dai e dei generi, nel momento in cui la propaganda di governo getta la maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate, alle persone disabilizzate e povere.   Deriva autoritaria, controllo dei corpi e economia di guerra non sono aspetti disgiunti ma costruiscono quotidianamente l’arruolamento morale e materiale della società nello Stato e l’irrigidimento dei ruoli di genere e di classe.  Ultima violenza istituzionale il disegno di legge sulla violenza sessuale che sostituisce il “consenso libero e attuale” con il “dissenso”, riavvolgendo il nastro della storia indietro di alcuni decenni. Il dissenso presuppone una disponibilità fino a manifestazione contraria e scredita la parola di chi ha subito per tutelare chi ha abusato. Le conseguenze dell’approvazione sarebbero aberranti non solo nei contesti familiari ma anche nei contesti lavorativi e in particolare quelli di maggiore ricattabilità e sfruttamento. Le denunce stanno facendo registrare un aumento vertiginoso dei casi mentre il governo continua a negare l’educazione psicosessuo-affettiva e al consenso nelle scuole.  La legge va bloccata con ogni mezzo: anche con lo sciopero. Il riarmo sta imponendo una pesante austerity in un momento di durissima crisi economica e di guerra commerciale mentre si programma la spesa a debito per finanziare la riconversione bellica della produzione industriale. Le donne, le persone trans e non binarie, le persone razzializzate, disabili e neurodivergenti, giovani e meno giovani vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la crisi con l’aumento del lavoro povero e precario, l’aumento dei prezzi e la distruzione del servizio pubblico e del welfare. Si fa sempre più significativo il gender gap salariale mentre il governo continua a incentivare il part-time imposto e a enfatizzare il ruolo delle donne in quanto madri e lavoratrici, con misure una tantum e bonus. È lo stesso sistema che produce l’espulsione e l’invisibilizzazione sistematica dal mondo della formazione e del lavoro delle persone trans. Vogliamo uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione. Vogliamo contratti di lavoro stabili e salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa, una sanità pubblica universale e gratuita e un welfare efficace per tuttə. Per questo chiediamo a tutti i sindacati di proclamare e sostenere lo sciopero generale per l’intera giornata del 9 marzo nei posti di lavoro per consentire la più ampia partecipazione. Auspichiamo un sempre maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nel sostegno attivo degli snodi organizzativi quanto nelle ipotesi politiche che da ormai 10 anni pratichiamo, fra tentativi ed errori sperimentando pratiche e strumenti, sempre in dialogo attraverso assemblee pubbliche. Lo Sciopero del 9 marzo si svolgerà durante le Paralimpiadi Milano Cortina che, come ogni Grande Evento, è una macchina moltiplicatrice del lavoro precario e volontario, di turistificazione e devastazione ambientale, ma non solo. Sappiamo del tentativo di sfruttare l’evento per imporre alle organizzazioni sindacali una sospensione degli scioperi al fine di “garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni”. Respingiamo l’ennesimo attacco al diritto di sciopero da parte del Governo: rispondiamo che se bisogna bloccare qualcosa, allora sono Olimpiadi o guerre, non uno dei pochi strumenti di conflitto sociale ancora praticabili, ovvero lo sciopero.  Al di là di ogni rischio di ritualità, la sperimentazione aperta dallo sciopero dell’8 marzo in questi 10 anni ha risuonato negli scioperi contro il genocidio dell’autunno passato al grido di Blocchiamo tutto! e nello sciopero generale contro l’ICE a Minneapolis. Intendiamo continuare a fare dello sciopero una pratica collettiva di lotta e di organizzazione capace di superare frammentazioni e di incidere su una realtà inaccettabile. IL 9 MARZO 2026 SARÀ SCIOPERO TRANSFEMMINISTA! NON UNA DI MENO blog: https://nonunadimeno.wordpress.com/ fb: https://www.facebook.com/nonunadimeno/ ig: https://www.instagram.com/nonunadimeno/ mail to: nonunadimeno@gmail.com
February 10, 2026
Non Una Di Meno
ASSEMBLEA NAZIONALE ONLINE – verso lo sciopero del 9 marzo 2026
SABATO 24 GENNAIO DALLE 9.30 ALLE 16.30 PER POTERTI COLLEGARE ALL’ASSEMBLEA ONLINE SCRIVICI PER MESSAGGIO PRIVATO PROGRAMMA ASSEMBLEA 1.DALLE 9.30 ALLE 11.00- GUERRA, GENOCIDIO E DESTRE GLOBALI Tessere reti di resistenza transfemminista: lo sciopero e le pratiche. 2.DALLE 11.15 ALLE 13.00 POLITICHE CONTRO LA VIOLENZA – LOTTE NELLA SCUOLA Consenso, famiglia, autodeterminazione nella militarizzazione delle esistenze. 3. DALLE 13.30 ALLE 15.30 LAVORO, WELFARE. CURA, RIPRODUZIONE SOCIALE Immaginare lo sciopero: condizioni materiali e auto in un contesto di riarmo. Il nuovo anno è iniziato in continuità con il precedente: un presente costellato da violenza patriarcale e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà. Dall’Iran al Rojava, dalla Palestina al Venezuela, dal Sudan agli Stati Uniti, ai confini interni ed esterni d’Europa e in tutto il resto del mondo, stiamo assistendo ad un’escalation terribile e rapida. L’autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in molti modi diversi ma tutti di impatto devastante. La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi. Anche quest’anno vogliamo costruire una due giorni potente: un 8M di lotta e mobilitazioni e un 9M di sciopero transfemminista che fermi la produzione e la riproduzione sociale, che renda visibile l’invisibile, che faccia emergere il sommerso e metta al centro desiderio, rabbia e lotta. Per farlo abbiamo bisogno di confrontarci attraverso la pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura al centro della politica. Immaginiamo insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta, insieme. PER QUESTO CHIAMIAMO UNA GRANDE ASSEMBLEA PUBBLICA ONLINE IL 24 GENNAIO per costruire insieme il processo dello sciopero transfemminista, consapevoli che oggi è sempre più difficile e oneroso scioperare, sia a livello economico sia per l’esposizione a rischi e conseguenze. In questa economia di guerra si sceglie di dirottare sempre più risorse pubbliche sulla spesa militare, si muovono eserciti in nome di una “difesa nazionale” che protegge solo gli interessi economici e politici della classe dominante e, contemporaneamente, si cerca di compattare un fronte interno, fortemente identitario, pronto a sacrificarsi per valori patriottici e nazionalisti. Così si dividono le vite che valgono da quelle considerate “sacrificabili”. Chi non si adegua, chi si ribella finisce nel mirino della violenza istituzionale: dalla repressione esercitata da tribunali, polizia e dalle istituzioni carcerarie fino ad arrivare a vere e proprie esecuzioni sommarie. Non permetteremo che la violenza patriarcale che imperversa venga strumentalizzata dal governo per legittimare risposte securitarie. “Sicurezza” che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razzista. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come paramentro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell’esecutivo, che mette sul banco dell3 imputat3 chi ha subito violenza invece di chi l’agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e femministi. Vogliamo fermare la militarizzazione della cultura e degli spazi scolastici ed educativi, che ha come scopo repressione e controllo capillare su studenti e insegnanti. Si risponde ai bisogni aumentando il controllo sui corpi tutti, in ogni contesto, mentre si ostacola l’educazione sessuale e affettiva. Vogliamo immaginare insieme come bloccare il progetto neoliberale di smantellamento della sanità pubblica e del welfare: agende sanitarie bloccate, smantellamento della sanità pubblica territoriale e liste di attesa lunghe anni ci impediscono di accedere alle cure e ledono il diritto alla prevenzione. Vengono privatizzati i servizi pubblici, gli affitti hanno prezzi esorbitanti, la casa ha smesso di essere un diritto, il lavoro è sempre più precario e povero con condizioni di sicurezza insesistenti, mentre il diritto alla pensione appare sempre più come un miraggio. Inflazione, carovita e stipendi fermi dagli anni ’90 schiacciano le classi popolari su condizioni di mera sopravvivenza, mentre il governo cerca di immobilizzare il conflitto sociale voltoa a migliorare condizioni di esistenza e aspirazioni, e di spostarlo in guerre fra pover3, violenza razzista, trans-odiante, machista. Siamo stuf3 di mantenere esigue minoranze privilegiate che possiedono e sperperano sempre più ricchezze e risorse, aggravando le condizioni del pianeta. E’ un momento in cui l’attacco è feroce su tutti i fronti: si tenta di restringere e annullare ogni ambito di libertà, di pensiero, di movimento e di parola, di limitare e reprimere il dissenso. Il desiderio, l’immaginazione e la potenza collettiva fanno paura, ed è proprio la paura di perdere potere e privilegi a innescare tutta questa violenza. Le donne, le frocie, le lesbiche, le persone queer, trans, non binarie, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migranti, sex workers, prigionier, lavoratric, anzian e in modo crescente le persone in età infantile, sentono materialmente sulle proprie vite e sui propri corpi questa violenza. Siamo noi i soggetti sacrificabili della società, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre. La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell’estrattivismo sui territori. Eppure, ogni giorno lottiamo e resistiamo a tutto questo. I movimenti antirazzisti, decoloniali, antiabilisti, transfemministi, queer, ecologisti, antispecisti, antifascisti in tutto il mondo continuano a organizzarsi, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta collettiva. Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva, un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l’obiettivo di trasformare i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie. Negli ultimi anni ci siamo mobilitat3 con determinazione contro il genocidio e per la Palestina e per questo a ottobre e novembre scorsi siamo sces3 in piazza, insieme a milioni di persone in tutto il mondo, puntando il dito contro le responsabilità occidentali e internazionali che lo rendono possibile: con il silenzio, la complicità, le forniture di armi a Israele e le interazioni economiche. La repressione del governo Meloni ha colpito duramente: misure cautelari, sanzioni, fogli di via. E ora si discute di un nuovo decreto sicurezza che fra l’altro darebbe alle forze dell’ordine la libertà di fermare preventivamente chiunque sia considerato pericoloso, un ulteriore passo verso uno stato autoritario di polizia. Solo il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme, incontrarci e scontrarci, può far sì che la nostra lotta sia politica, radicale ed espansiva. Un’intelligenza collettiva in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo. Sentiamo l’urgenza di adeguare i nostri strumenti, le nostre pratiche, le nostre lotte e costruire relazioni, forti di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, il soggetto imprevisto che può distruggere l’ingranaggio di questo sistema. Prendiamoci spazi per incontrarci, stare insieme e condividere riflessioni, rabbia e amore. Prendiamoci il tempo che ci serve. Insieme siamo più forti Non una di meno
January 23, 2026
Non Una Di Meno
CARTELLA STAMPA 8 marzo 2025
SCIOPERO TRANSFEMMINISTA CONTRO VIOLENZA PATRIARCALE, GUERRA E POVERTÀ COMUNICATO STAMPA SCARICABILE APPELLO SCARICABILEDownload BLOG OSSERVATORIO TUTTI GLI APPUNTAMENTI DELLA GIORNATA E MAPPA INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE CONTATTI STAMPA E-mail: stampa.nonunadimeno@gmail.com FB: https://www.facebook.com/nonunadimeno/ IG: https://www.instagram.com/nonunadimeno/ BLOG NONUNADIMENO: https://nonunadimeno.wordpress.com/
March 6, 2025
Non Una Di Meno
8M2025: INFORMAZIONI UTILI PER SCIOPERARE
L’8 marzo sarà sciopero transfemminista (leggi l’appello). Sarà sciopero dalla produzione e dalla riproduzione, sciopero dai consumi e dai generi. Le forme saranno plurime per estendere la pratica dello sciopero a tutti quei soggetti del lavoro e del non lavoro, del lavoro autonomo, precario, informale, nero, della formazione/lavoro che ne sono normalmente esclusi, a maggior ragione in quanto sabato.  Anche quest’anno, per l’8 marzo Non Una di Meno ha chiesto a tutte le organizzazioni sindacali di convocare lo sciopero generale di 24 ore – dunque in tutti i settori del pubblico impiego e del privato – per garantire a tuttə  lə  lavoratricə  con contratti di lavoro dipendente la possibilità di astenersi dal lavoro produttivo.  A oggi lo sciopero per la giornata dell’8 è stato proclamato da diversi sindacati a livello nazionale e regionale. (qui puoi trovare la Lettera aperta di Non Una di Meno alle sindacaliste e alle delegate e tra i materiali le proclamazioni e qui il vademecum) SCARICA QUI IL VADEMECUM SULLO SCIOPERO 8M2025Download Di seguito le proclamazioni sindacali dello sciopero (IN AGGIORNAMENTO) ADESIONE ADL CLAPDownload PROCLAMAZIONE SLAI COBASDownload PROCLAMAZIONE USB LAVORO PRIVATODownload PROCLAMAZIONE COBAS SETTORE PUBBLICODownload PROCLAMAZIONE COBAS PRIVATODownload ADESIONI CUB SANITÁDownload
February 27, 2025
Non Una Di Meno