
Reclaiming migration: un appello per la giustizia, la dignità e un’Europa antirazzista
Progetto Melting Pot Europa - Friday, December 19, 2025Il 18 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale dei Migranti, più di 40 organizzazioni europee hanno lanciato un appello condiviso 1 per ripensare radicalmente le politiche migratorie dell’Unione Europea.
Coordinata dalla European Network Against Racism, la dichiarazione “Reclaiming Migration” ribalta la narrazione dominante che vede la migrazione come problema da controllare, per presentarla come un fenomeno umano permanente e ricco di contributi sociali, culturali ed economici.
«La migrazione non è un’eccezione, un problema o un’emergenza, né dovrebbe essere così categorizzata», si legge nell’appello. «È una parte fondamentale e duratura di ciò che significa essere umani».
«Oggi, riconosciamo coloro che si muovono attraverso i loro viaggi, con speranza, resilienza e un senso di connessione oltre i confini», continua la dichiarazione congiunta.
«In questi viaggi, non vediamo una crisi, ma una possibilità; non una minaccia, ma il cuore pulsante dell’umanità condivisa, radicata nella vita, nella dignità e nell’appartenenza. La loro presenza è una testimonianza della perseveranza; è anche un appello alla giustizia – un promemoria per l’Europa per onorare e difendere finalmente i loro diritti come un passo fondamentale verso la costruzione di una società più giusta ed equa per tutti».
Invece di un diritto fondamentale e una realtà sociale strutturale, le politiche europee sono sempre più orientate verso la sicurezza, il controllo e la repressione, con impatti devastanti per chi si sposta, in particolare per le persone provenienti dal Global South.
Le organizzazioni denunciando che, negli ultimi anni, misure come il Patto UE su migrazione e asilo, la riforma del Schengen Borders Code 2, la proposta di Deportation Regulation 3 e la Facilitation Directive hanno contribuito a: criminalizzare la mobilità 4; intensificare respingimenti violenti 5; intercettazioni in mare; detenzioni di massa 6 e deportazioni; incrementare controlli di frontiera e pratiche di profilazione razziale.
«Vediamo non una minaccia, ma il cuore pulsante dell’umanità condivisa», afferma il testo, invitando l’Europa a «onorare e difendere i diritti dei migranti come passo fondamentale verso una società più giusta ed equa per tutte e tutti».
Secondo la dichiarazione, l’attuale governance migratoria europea non si limita a regolare i flussi, ma produce irregolarità e precarietà: regimi di visto restrittivi, legami lavorativi che legano i migranti a datori di lavoro sfruttatori, lungaggini burocratiche che rendono quasi inevitabile la perdita di status. Questo crea vulnerabilità sistemiche sfruttate da politiche e mercati che traggono profitti dall’esclusione sociale.
Il documento sottolinea inoltre come la criminalizzazione della mobilità sia radicata in secoli di pratiche coloniali e di sfruttamento, e come questa continuità storica rafforzi gerarchie di mobilità che privilegiano alcune persone e ne marginalizzano altre.
Il testo non si limita alla critica, propone una visione alternativa per un’Europa che:
- cancelli la criminalizzazione di tutti i migranti, indipendentemente dal percorso o dalle motivazioni;
- reindirizzi risorse pubbliche dalle politiche securitarie ai sistemi sociali: alloggi, sanità, istruzione e supporto comunitario;
- garantisca condizioni di lavoro e residenza sicure e dignitose;
- coinvolga realmente migranti e comunità razzializzate nei processi decisionali;
- affronti e risarcisca il passato coloniale europeo, riconoscendo le strutture che storicamente modellano le disuguaglianze attuali;
- amplii le possibilità legali e sicure di mobilità, in modo responsabile e condiviso.
«Chiediamo politiche radicate nell’anti‑razzismo, nella cura, nell’uguaglianza, nell’equità e nella giustizia», recita la dichiarazione, invitando istituzioni e società ad abbandonare «la politica della paura e della divisione» in favore di un impegno collettivo per i diritti umani e la dignità.
Le firme che accompagnano Reclaiming Migration includono realtà come Refugees in Libya, Amnesty International, Médecins du Monde, PICUM, Sea‑Watch e Statewatch, tra molte altre – un mosaico di voci che intrecciano presidi legali, sociali e umanitari.
In un contesto europeo segnato da una crescente retorica securitaria e da proposte legislative che tendono a espandere la detenzione e le espulsioni questa dichiarazione rappresenta una piattaforma per rilanciare l’alleanza tra diritti, giustizia sociale e accoglienza dignitosa.
- Reclaiming migration: a call for justice, dignity, and an anti-racist Europe ↩︎
- Dichiarazione congiunta: 85 organizzazioni chiedono ai deputati di respingere la dannosa riforma del codice dei confini Schengen ↩︎
- More than 200 Organisations: Inhumane Deportation Rules Should be Rejected ↩︎
- Between administrative and criminal law: An overview of criminalisation of migration across the EU, Picum (aprile 2024) ↩︎
- Episodes of violence by the so-called Libyan coastguard and other Libyan militias at sea, Sea Watch (settembre 2025) ↩︎
- Violence Within State Borders: Greece, Border Violence Monitoring Network (gennaio 2024) ↩︎