
Ciò che condurrà il sistema alla rovina
Comune-info - Tuesday, December 16, 2025
Un’iniziativa dello straordinario Ambulatorio Popolare Roma Est promossa insieme al Doposcuola del Quarticciolo: una mattinata di visite pediatriche gratuite in strada e attività ludiche. Le macerie del capitalismo sono ovunque: i tagli al servizio sanitario pubblico lasciano ad esempio indietro sempre più piccoli e piccole. Qualcuno non resta a guardare (qui le informazioni per sostenere l’ambulatorio e le altre iniziative autogestite del Quarticciolo)Il modo di produzione industriale e il potere che l’accompagna continuano a esistere pur avendo perduto ogni rispettabilità e ogni credibilità. Un sistema che dà per scontato che non si creda più in esso è un avversario insieme fragile e particolarmente difficile da combattere. Esso riscuote, infatti, incessantemente un credito che non ha. Serve a poco denunciarne l’incredibilità e l’illegittimità, dal momento che vengono ormai esibite. “Il suo punto debole non sta tanto nella mancanza di fede, quanto piuttosto nella menzogna cui da questa si crede costretto… – scrive Giorgio Agamben – Ed è questa menzogna, e non, come suggeriva Illich, il fatto che gli uomini non gli credono più, che condurrà il sistema alla rovina…”
Nel 1973, scrivendo La convivialità, Illich prevedeva che la catastrofe del sistema industriale sarebbe diventata una crisi che avrebbe inaugurato una nuova epoca.
«La paralisi sinergica del sistema che l’alimentava provocherà il crollo generale del modo di produzione industriale… In un tempo molto breve la popolazione perderà fiducia non soltanto nelle istituzioni dominanti, ma anche in quelle specificamente addette a gestire la crisi. Il potere, proprio delle attuali istituzioni, di definire valori (come l’istruzione, la velocità di movimento, la salute, il benessere, l’informazione ecc.) si dissolverà di colpo allorché diventerà palese il suo carattere illusorio. A fare da detonatore alla crisi sarà un avvenimento imprevedibile e magari di poco conto, come il panico di Wall Street che portò alla Grande Depressione… Da un giorno all’altro, importanti istituzioni perderanno ogni rispettabilità, qualunque legittimità, insieme alla reputazione di servire il bene pubblico».
È bene riflettere sulle ragioni e sui modi in cui queste profezie, sostanzialmente corrette, dopo quasi mezzo secolo non si sono avverate (anche se molti sintomi sembrano confermarne l’attualità).
Il modo di produzione industriale e il potere che l’accompagna continuano a esistere pur avendo perduto ogni rispettabilità e ogni credibilità. Illich non poteva immaginare che un sistema potesse mantenersi proprio attraverso la perdita di ogni credibilità – che, cioè, gli uomini continuassero a agire secondo modelli e principi in cui non credevano più, che la mancanza di fede, l’essere oligopistos (Matteo, 14, 31), diventasse la condizione normale dell’umanità (e certamente a rendere accettabile la perdita della fede, era stata innanzitutto la Chiesa, trasformando in un pacchetto di dogmi la vicinanza fra cuore e parola che era in questione in Paolo, Rm. 10,6-10).
Un sistema – come quello che abbiamo di fronte – che dà per scontato che non si creda più in esso, che si fonda, cioè, proprio sull’apistia e sulla mancanza di fiducia, è un avversario insieme fragile e particolarmente difficile da combattere. Esso riscuote, infatti, incessantemente un credito che non ha, così come in ultima istanza inesigibili sono i crediti su cui le banche fondano il loro potere. Il denaro funziona non perché si crede in esso, ma precisamente perché esso è la forma stessa della mancanza di fede (come Marx aveva intravisto, proprio questa assenza di fede costituisce il carattere teologico della merce: non si può aver fede in ciò che si può vendere e comprare). Sostituendosi alla Chiesa, le banche amministrano sapientemente e irresponsabilmente l’assenza di fede che definisce il nostro mondo, esse sono i leviti e i sacerdoti della nuova irreligione dell’umanità.
Come pensare una strategia di fronte a un tale avversario? È certamente vano denunciarne l’incredibilità e l’illegittimità, dal momento che – come si è visto con chiarezza durante la cosiddetta pandemia – egli è il primo a esibirle e rivendicarle. Il suo punto debole non sta tanto nella mancanza di fede, quanto piuttosto nella menzogna cui da questa si crede costretto. Invincibile, infatti, sarebbe solo un potere che, fondato sull’incredulità, decidesse di non parlare e si votasse al silenzio. I poteri che pretendono oggi di governarci non fanno invece che parlare e enunciare giudizi e, contraddicendo così la loro più intima natura, sembrano in qualche modo credere ed esigere fede.
Avviene qui in realtà qualcosa di più complicato e sottile. Per colui che non crede, ogni discorso è falso, poiché alla mancanza di fede corrisponde soltanto il silenzio. Come quel personaggio dei Demoni, egli né crede di credere né crede di non credere. Se crede, invece, come sembra oggi ovunque avvenire, nella propria incredulità, egli distrugge il fondamento stesso su cui si reggeva. Credere di non credere è la peggiore della menzogne, in cui chi la proferisce non può che restare imprigionato. Ed è questa menzogna – e non, come suggeriva Illich, il fatto che gli uomini non gli credono più – che condurrà il sistema alla rovina.
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Pubblicato su Quodlibet (qui con l’autorizzazione della casa editrice) con il titolo “Credere e non credere”. Tra i i libri più importanti di Giorgio Agamben: Homo Sacer. Edizione integrale 1995-2015, (Quodlibet) e L’uomo senza contenuto (Quodlibet). Il suo ultimo libro invece è Amicizie (Einaudi).
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