“LE CLASSI POPOLARI TRADITE DALLA SINISTRA, COSÌ IN EUROPA TRIONFANO I POSTFASCISTI”, INTERVISTA A DAVIDE CONTILe classi popolari tradite dalla sinistra, così in Europa trionfano i
postfascisti è il titolo di un articolo pubblicato sul quotidiano Il Domani di
martedì 13 ottobre 2026 a firma dello storico Davide Conti.
Nel suo contributo, Conti affronta il tema dell’avanzata delle destre
reazionarie e fasciste cui assistiamo a livello globale guardando alla storia
degli ultimi decenni, dalla fine del compromesso socialdemocratico che aveva
caratterizzato lo stato sociale tra il 1945 e il 1975 per arrivare all’odierna
crisi del modello liberale dentro il reflusso della globalizzazione capitalista
in seguito alla crisi del 2008.
In questo processo di trasformazione del capitalismo, e nello spostamento dei
consensi della classe lavoratrice (e in generale delle classi popolari) verso
proposte politiche di estrema destra, la sinistra socialdemocratica ha le
proprie responsabilità.
Per approfondire questi temi, Radio Onda d’Urto ha intervistato lo storico
Davide Conti, consulente della procura di Bologna per l’inchiesta sulla strage
del 2 agosto 1980, già consulente della procura di Brescia per l’inchiesta sulla
strage del 28 maggio 1974, autore di diversi volumi tra cui Fascisti contro la
democrazia. Almirante e Rauti alle radici della destra italiana 1946-1976
(Einaudi, 2023).
“Con la fine della Guerra Fredda – spiega Davide Conti su Radio Onda d’Urto – si
è sviluppata quella fase di espansione e libertà di movimento dei capitali che
non aveva più bisogno dei costrutti fondamentali del compromesso
socialdemocratico che, tra il 1945 e il 1975, aveva redistribuito la ricchezza e
‘orizzontalizzato’ il sistema decisionale del potere attraverso le democrazie
rappresentative. La globalizzazione ha spostato la dimensione della produzione
della ricchezza dal profitto alla rendita“.
“Negli ultimi decenni – prosegue Conti – anche la sinistra socialdemocratica ha
spostato il proprio baricentro dal lavoro alla rendita: da un lato ha
abbandonato la rappresentanza del lavoro, dall’altro è passata alla promozione
di altri impianti ideologici, sostitutivi dei paradigmi precedenti, occupandosi
di diritti civili e di quegli interventi, anche giusti, che esulano dalla vita
materiale, recidendo alla radice il senso della sinistra nella società“. “La
destra, invece, ha raccontato che la ‘mondializzazione’ dell’economia, del
costume e della cultura ha prodotto l’impoverimento generalizzato delle classi
popolari, e che quindi è necessario ripristinare il primato del profitto,
dell’economia corporativa, che ha bisogno dei confini, dei dazi e
dell’omogeneità etnica delle comunità nazionali. Questi elementi hanno fatto
breccia, anche culturalmente, nei ceti popolari“, continua lo storico
nell’intervista rilasciata alla nostra emittente.
Tutto questo, in Italia, è rappresentato dal governo Meloni e dall’avanzata di
Futuro Nazionale guidato da Vannacci. L’esecutivo ha fatto approvare la legge
elettorale con la quale, nel 2027, proverà a confermarsi al governo del Paese e
ora si appresta a licenziare l’ennesima manovra economica nelle quali sono
chiari gli interessi che intende perseguire ancora una volta, a partire dalle
spese militari.
Secondo Davide Conti, “oggi la partita si gioca sulla scelta politica dirimente
del riarmo. Avallarla significa non solo riempire gli arsenali, ma determinare
una misura strategica che riconverte l’economia civile in economia militare che
produce, in termini di accumulazione primaria, una concentrazione densissima di
capitali che sono appannaggio esclusivo di poche componenti e classi
proprietarie, possidenti e dirigenti della nostra società, a discapito della
larga maggioranza delle restanti classi sociali”. “Se la sinistra non sarà in
grado di opporsi in maniera radicale di fronte alla questione del riarmo,
finiremo per consegnare arsenali piene e diseguaglianze sociali strutturate
nelle mani di governi di estrema destra“, conclude Conti.
L’intervista di Radio Onda d’Urto allo storico Davide Conti. Ascolta o scarica.