Dalla Francia alla Spagna: le piazze europee si ribellano al patto neoliberaleOggi, martedì 6 ottobre, in Francia è prevista una giornata di mobilitazione
studentesca, a cui nel week-end hanno aderito quasi tutti i sindacati francesi,
sia confederali che di base. I sindacati hanno dichiarato che le rivendicazioni
degli e delle studenti sono giuste, sono anni che denunciano i tagli al
personale e alla scuola, e aggiungono che la violenza della polizia contro
queste giovani e giovanissime persone sono inaccettabili.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e inondato tutta la Francia è stata
uno sciopero degli e delle insegnanti, lo scorso 17 settembre, al liceo
Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia sud-orientale di Parigi, una grande
scuola, con carenza di personale, risorse e un edificio che casca a pezzi, come
tante altre scuole della periferia francese. Per questo le e gli studenti si
sono uniti al personale docente e hanno bloccato il liceo. Oggi ci sono più di
500 scuole chiuse da picchetti, alcune facoltà universitarie si stanno unendo
alla lotta, 5.000 arresti, 200 feriti, un ragazzo di 16 anni ha perso un occhio
per una flash-ball e uno di 14 ha la mandibola fratturata da un lacrimogeno. A
Lens, un altro ha perso una mano.
Il 29 settembre, le mobilitazioni studentesche si sono unite allo sciopero della
funzione pubblica e il 1 ottobre c’è stata una grande mobilitazione nazionale.
> In Francia, il patto neoliberale si è rotto, nessuno vuole più accettare i
> sacrifici del governo macronista che sta distruggendo tutto il servizio
> pubblico francese: scuole, università, sanità, pensioni e sussidi.
La rabbia cova tra le classi popolari di periferia, nelle seconde e terze
generazioni, figlie e figli dell’immigrazione (post)coloniale, ma anche nelle
classi medie impoverite, nelle province della Francia profonda, dai licei alle
scuole professionali. E la violenza poliziesca è pronta a scagliarsi contro
ragazze e ragazzi minorenni proprio per distruggere qualsiasi tentativo di
ricomposizione di classe. Mentre i media di destra confezionano articoli e
servizi televisivi dedicati esclusivamente alla violenza studentesca e a
presunte aggressioni al corpo insegnanti. Ma nelle strade, di fronte alle
scuole, i e le docenti si sono incordonati per difendere i propri studenti.
Il Presidente Macron è in crisi e il governo formato in seguito alle elezioni
legislative è in chiara minoranza ed è diventanto il terreno di prova
dell’alleanza con l’estrema destra, costruita per escludere la sinistra, che
aveva vinto le elezioni parlamentari. Il paese si prepara, così, alle elezioni
presidenziali in primavera dove il ballottaggio più probabile è fra l’estrema
destra del Rassemblement National e la sinistra della France Insoumise.
E INTANTO IN SPAGNA…
E con le strade francesi alle fiamme, negli stessi giorni, a Madrid è esplosa la
rabbia per lo sfratto di Maricarmen, una signora di 87 anni, a cui volevano
quintuplicare l’affitto, da 500 a 2500 euro. In un mercato immobiliare ostaggio
dei grandi fondi immobiliari e un mercato degli affitti completamente
liberalizzato, migliaia di persone sono scese in piazza per fermare lo sfratto,
comunque eseguito. Il giorno dopo la simbolica Puerta del Sol si è ritrovata
invasa da più di 100.000 persone e una acampada si è ripresa lo spazio pubblico.
> La pratica del 15M degli indignados, importata dalle piazze delle rivoluzioni
> arabe del 2011, è riemersa carsica nelle strade spagnole, riaprendo un ciclo
> di lotta per la casa e contro il carovita. Secondo le stime del Sindicato de
> Inquilinas circa un milione di persone hanno manifestato in questi giorni in
> più di 30 città spagnole.
Di fronte a questa enorme mobilitazione, il governo socialista di Sánchez, in
coalizione con Sumar, non è potuto rimanere completamente silente, anche perché
l’acampada di Puerta del Sol ha fatto emergere tutte le sue contraddizioni: un
governo di minoranza di centro-sinistra che sulle questioni della casa non ha
fatto nessuna politica in quattro anni di mandato, e otto anni di governi a
traino socialista. È stato così scritto un pacchetto sulla casa diviso in due
decreti, una strategia politica per cercare di far passare almeno il primo
decreto, con le misure più blande, tutela contro gli sfratti, misure contro gli
affitti brevi e contrasto alla speculazione, lasciando la misura più
controversa, il rinnovo automatico dei contratti di affitto, nel secondo
decreto.
Ma la strategia è stata un fallimento su tutta la linea e nessuno dei due
decreti è passato al voto in Parlamento. Sánchez ha dichiarato la crisi di
governo, lunedì ha sciolto il parlamento e convocato nuove elezioni per il 29
novembre. Una decisione del tutto inusuale nella politica spagnola, dove
solitamente la legislatura si porta a conclusione tentando rimpasti di governo e
accordi tra le forze politiche.
> Le piazze urlano la fine delle politiche neoliberali che hanno portato i fondi
> immobiliari a dominare il mercato, per la fine delle mediazioni, e l’inizio di
> una “legislatura della vivienda“, contro i veri invasori del paese: “i fondi
> avvoltoio”.
Il Sindicato de Inquilinas, al centro delle mobilitazioni chiede la convocazione
dello sciopero generale, sono in corso trattative con i sindacati per decidere
il giorno e allargare la mobilitazione all’istruzione, alla sanità, alle
pensioni e all’adeguamento dei salari. Nel frattempo la destra si prepara alle
elezioni, l’alleanza tra il partito popolare e Vox è già pronta e consolidata in
diversi governi regionali, come in Andalusia ed Estremadura.
Foto di Victor Serri
LA PARTITA È APERTA: LA CRISI È EUROPEA E MONDIALE
Le mobilitazioni francese e spagnole, la rabbia delle persone giovani e adulte
per strada, hanno rotto ogni compromesso con le politiche neoliberiste che in
questi tre decenni hanno impoverito tutti i paesi europei, arricchito fondi
speculativi e grandi multinazionali, aumentato le diseguaglianze, degradato i
servizi pubblici e distrutto le politiche sociali.
> Le persone non sono più in grado di pagare un affitto, fare il pieno di
> carburante, andare a scuola in sicurezza, curarsi. Le politiche neoliberali
> attaccano la possibilità di vivere una vita degna e in questo modo alimentano
> una fascistizzazione della società.
Si prefigura un alleanza di ferro tra (neo)liberali e nuovi e vecchi fascismi in
Europa. È così nel parlamento europeo, è già una realtà in Italia, dove
l’alleanza potrebbe essere rafforzata con l’entrata di Vannacci nella prossima
coalizione di governo, e si prepara lo stesso in Spagna e Francia. Un’alleanza
delle classi dominanti per mantenere politiche che distruggono il welfare state,
per garantire il profitto delle grandi aziende e dei fondi speculativi, spesso
targati USA. Come convincere le classi medie e popolari europee? Mettendo
sull’altare del sacrificio le popolazioni migranti e di origine straniera.
Saranno loro a pagare le crisi causate dal capitalismo finanziario, del fossile
e militare. Unendo le classi popolari e la classe media al blocco dominante in
un patto etno-nazionale.
La crisi è europea, dell’Unione Europea e degli stati-nazione europei
contemporaneamente, è la crisi della democrazia rappresentativa, è la crisi
delle politiche neoliberali, è la crisi del capitaslimo avanzato, è la crisi
climatica. La fascistizzazione dell’America Latina ci offre gli orizzonti di
quello che può accadere anche in Europa, ma l’esito non è inevitabile. Gli Stati
Uniti scommettono e investono sulle estreme destre europee, lo fa Trump, lo fa
Elon Musk, lo fanno le grandi piattaforme Meta e i partiti di estrema destra
godono dell’appoggio di lobby della destra trumpiana e putiniana.
LEZIONI DA IMPARARE
Sui giornali italiani e sui social sono giorni che leggiamo dotte opinioni “sul
perchè in Italia non ci si mobilita”. E grandi analisi sulle capre italiane,
l’analfabetismo di ritorno e la rassegnazione. Oppure assistiamo a copia e
incolla delle parole chiave delle piazze di Madrid o Parigi per chiamare alla
mobilitazione anche in Italia. In questo modo da un lato si colpevolizzano le
persone che sono in Italia senza vedere e riconoscere la molteplicità delle
mobilitazioni presenti nel nostro paese, dall’altro si consumano parole d’ordine
potenti usate da singole organizzazioni per i propri interessi.
Al contrario sarebbe utile comprendere cosa possiamo imparare dalle
mobilitazioni della Spagna e della Francia. La prima è che tutte le
organizzazioni sono pronte alla mobilitazione comune.
> In Francia, i sindacati di base scendono sempre in piazza con i sindacati
> confederali. Per lo sciopero francese odierno, c’è un ulteriore passo in
> avanti: i sindacati hanno deciso di appoggiare una data nata dalle
> mobilitazioni studentesche autonome.
In Italia, lo scorso autunno per convincere la CGIL a fare uno sciopero con i
sindacati di base c’è voluta una rivolta interna della base. E dopo il 4 ottobre
2025, una volta portate a Roma un milione di persone, grazie alla mobilitazione
unitaria, complice la firma della tregua a Gaza e il ritorno della Global Sumud
Flotilla, ognuno è tornato nel proprio orticello accusando l’altro di non aver
fatto abbastanza.
> Le mobilitazioni spagnole attaccano i bisogni essenziali delle persone e
> sfruttano le ondate emotive di risentimento contro le ingiustizie subite.
> Maricarmen è stata un attivatore positivo, dove il risentimento non è
> diventato rancore interiorizzato e subìto in silezio nello scroll dei social,
> ma rabbia da portare per le strade.
Il rancore si vomita addosso al proprio vicino, spesso nero o arabo, la rabbia
inonda le strade e si fa odio contro la classe dominante. Il sindacato degli
inquilini ha funzionato da cassa di risonanza, di collettivi, gruppi informali
di supporto antisfratto, di associazioni, di movimenti di lotta per la casa, di
occupazioni e di una rete informale e diffusa di persone mobilitate da anni sul
tema.
Questa rete diffusa esiste anche in Italia, solo negli ultimi giorni a Reggio
Emilia si è contestata in maniera radicale l’abattimento di una zona alberata
per costruire un supermercato Conad; a Rho una grande manifestazione è entrata
nell’aerea dove dovrebbe essere costruito un data center e si prepara una
mobilitazione nazionale; il prossimo sabato è prevista una giornata di
mobilitazione per la Palestina e l’assemblea nazionale di Non una di meno.
> E potremmo continuare. Quello che manca è una tessitura comune, una
> rafforzamento vicendevole, un obiettivo collettivo e la voglia di costruire un
> fronte di lotta condiviso. Le prossime elezioni politiche italiane dividono il
> campo della sinistra in maniera trasversale, con accuse reciproche e lotte
> intestine.
Lo scorso autunno proprio in questi giorni, si è scesi in piazza in tante e
diversi, grazie a un obiettivo comune e una pratica lanciata dalla Global Sumud
Flotilla che ha saputo rompere gli argini. Non è necessario essere d’accordo su
tutto, non lo saremo mai, ma esistono lotte che possiamo organizzare insieme,
tenendo saldi tre punti che spesso ricorda l’ex-GKN. 1. Urgenza, perché la
fascistizzazione della società avviene ora, 2. Efficacia: ribaltare i rapporti
di forza, 3. Permanenza, perché i rapporti di forza non si cambiano in un
giorno.
Nessunə, da sola è sufficiente, tuttə siamo necessarie.
Immagine di copertina dal facebook della CGT dello sciopero della funzione
pubblica del 29 settembre 2026
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