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Bongiorno Epstein http://storieinmovimento.org/2026/02/26/bongiorno-epstein/?pk_campaign=feed&pk_kwd=bongiorno-epstein #CentroDonnaLisa #mobilitazioni #femminismo #consenso #stupro #Blog
Bongiorno Epstein
Nei giorni di mobilitazione contro il Ddl Bongiorno abbiamo chiesto a una attivista del Centro Donna Lisa di scriverne per noi. L'articolo Bongiorno Epstein sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
February 26, 2026
StorieInMovimento.org
SIRIA: GLI U.S.A ESCONO DALLA PORTA MENTRE L’ISIS SI RIAFFACCIA
Nella Siria in cui Al Shaara ha stabilito il suo controllo anche nella regione del Nord-Est tornano ad agire le forze dell’Isis. L’organizzazione fondamentalista è infatti stata sconfitta territorialmente nel 2019, ma ha conservato cellule dormienti nel territorio, a cui si sono uniti i miliziani fuggiti nel mese scorso dal campo di prigionia di Al Hol, dopo che le forze curde (SDF) si sono ritirate e il controllo è passato alle autorità di Damasco. In un messaggio audio, diffuso sabato 21 Febbraio sera, il portavoce dell’Isis, Abu Hudhayfa al Ansari, ha annunciato l’avvio di una «nuova fase di operazioni» e ha definito Al Sharaa il leader di un «regime apostata» e un «cane da guardia» della coalizione globale, promettendo che il suo destino non sarà diverso da quello di Assad. Contestualmente è ormai ufficiale il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria che prevedono la smobilitazione delle basi militari nel paese entro un mese: da lunedì i soldati americani si sono ritirati dalle basi di Qasrak, Al Shaddadi e Rmelan.  Dietro all’abbandono militare del paese da parte statunitense c’è la visita alla Casa Bianca di Al Shaara a Novembre 2025, data in cui quest’ultimo aveva promesso l’ingresso della Siria nella coalizione anti-Isis. Non dimentichiamo che l’attività di Ahmad al Shaara , prima di insediarsi al governo di Damasco, arrivava proprio dalle frange dello stato islamico: sotto il nome di Abu Muhammad Al-Jawlani, al Shaara fa ingresso nelle fila del network salafita-jihadista locale e dando vita a una formazione satellite, denominata “Fronte di soccorso del Levante” (Jabhat al-Nusra li-Ahli al-Shām, Jan), unificata poi da al-Baghdadi nel 2013 nello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, mossa che portò al-Jawlani a riaffermare la propria fedeltà ad al-Qa‘ida, primo passo di un percorso che avrebbe condotto al-Nusra a trasformarsi in una formazione pienamente autonoma e indipendente. Resta di fatto che l’apparente uscita di scena statunitense lascia intravedere ancora una volta degli interessi più complessi sul Medio Oriente, di cui la Siria è uno nodo strategico. A fare da sfondo, che tanto sfondo non è, a questi giochi di potere c’è un sempre crescente malcontento da parte della popolazione che ha visto un aumento di mobilitazioni sul lavoro, sui servizi, sul caro vita, sulla terra e sui diritti sociali. Queste potranno sul tavolo rivendicazioni solo in superficie di carattere economico, ma che lasciano intravedere, come sottolinea Lorenzo Trombetta sul Manifesto, l’approfondirsi della politicizzazione delle condizioni materiali di vita. Ne parliamo con Marco Magnano, giornalista di base a Damasco:
February 26, 2026
Radio Blackout
No Kings, 27-28 marzo a Roma con concerto e corteo
Due giorni di mobilitazione a Roma contro i re e le loro guerre in contemporanea con Regno Unito e USA. Il 27 e 28 marzo saremo a Roma con la manifestazione nazionale ‘Together’ contro i re e le loro guerre. L’appuntamento, inizialmente annunciato solo per il 28 marzo in contemporanea con l’omonima iniziativa di Londra e il No Kings Day degli Usa, ora raddoppia con una due giorni di mobilitazioni: un concerto il 27 marzo, in zona Testaccio, a cui hanno aderito già circa 20 big e il corteo del 28 marzo”. Lo ha annunciato il Movimento No Kings Italia oggi nella conferenza stampa svoltasi a Roma, a Palazzo Valentini. Un’iniziativa che, oltre ad animare le piazze, punta a creare un movimento culturale anche grazie ad esponenti del mondo dello spettacolo che si schierano pubblicamente contro i re, sulla scorta di quanto fatto da Bruce Springsteen negli Stati Uniti. Ulteriori dettagli saranno resi noti in occasione della prossima assemblea nazionale del 1° marzo all’Università La Sapienza di Roma”, dichiara Luca Blasi. “Nell’agenda politica del Paese è entrata la data del 28 marzo, Together, per sfidare l’arroganza dei nuovi re. Lo faremo insieme con chiunque ha deciso di non rimanere spettatore nello spartiacque storico in cui siamo. I singoli gesti che faremo da qui al 28 marzo comporranno una moltitudine che dalle città e dai territori arriveranno a Roma. Votare No al referendum del 22 marzo è uno di questi gesti”, dichiara Christopher Ceresi. “I re si sono organizzati e stanno distruggendo a picconate tutti i limiti posti al loro potere. In Europa stanziano 6.900 miliardi in 10 anni per le armi ma non per Niscemi, né per i cambiamenti climatici o altre emergenze. Il 28 marzo è un’altra tappa di un percorso che già guarda oltre con una grande manifestazione europea a Bruxelles a giugno”, dichiara Raffaella Bolini. “No Kings Italia crea una rottura con il mondo vecchio e apre uno spazio politico nuovo, composto da una pluralità di soggetti. Un’alleanza ribelle contro le destre globali e i nuovi re, che da Meloni a Trump si avvalgono della violazione sistematica del diritto internazionale e delle libertà costituzionali”, dichiara Rosa Lella. Tra gli altri interventi No Kings, Rachele Fiore da Milano, Davide Dioguardi da Napoli e Federica Borlizzi, secondo cui “il nuovo decreto sicurezza punta a una neutralizzazione preventiva del dissenso, con fermi preventivi e perquisizioni di polizia, che bypassano il controllo degli stessi magistrati, dando uno strapotere alle forze dell’ordine”. In collegamento Maria Elena Delia, per la Global Sumud Flotilla e Global Movement to Gaza, ha dichiarato che “le lotte dei No Kings sono le stesse del movimento per la Palestina”, che “il Board for Peace è un nuovo protettorato coloniale” e “se è vero che ora i valichi sono aperti, allora dovranno farci passare con la prossima missione della GSF in partenza tra fine marzo e i primi di aprile”. In collegamento anche Weyman Bennett, portavoce dell’organizzazione del Together di Londra, che ha portato un messaggio di unione tra l’evento londinese e quello di Roma del 28 marzo. Al tavolo della conferenza anche Alfio Nicotra di Rete Pace e Disarmo e Riccardo Noury di Amnesty International. Redazione Italia
February 19, 2026
Pressenza
DEFEND ROJAVA: A ROMA ASSEMBLEA PUBBLICA AL CENTRO SOCIO-CULTURALE ARARAT PER ORGANIZZARE LA SOLIDARIETÀ
Ufficio informazione del Kurdistan in Italia e Rete Kurdistan Italia hanno lanciato per oggi, mercoledì 21 gennaio 2026, alle ore 18 al Centro socio-culturale Ararat di Roma, un’assemblea pubblica dietro lo slogan “Defend Rojava” per organizzare la solidarietà internazionalista alla resistenza dei popoli dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est dal 6 gennaio sotto l’attacco totale delle milizie salafite al potere a Damasco. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia, per presentare l’assemblea e spiegare perché la partecipazione è urgente. Ascolta o scarica. Di seguito l’appello di Rete Kurdistan Italia e Uiki: Contro le guerre per procura in Medio Oriente, contro le operazioni di distorsione o censura delle notizie, per un vera informazione, per la rivoluzione dei popoli. Il genocidio in Palestina così come gli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo o ai territori dell’Amministrazione Autonoma rientrano nella volontà di riscrivere dall’alto gli equilibri e la realtà del Medio Oriente per fini economici e di potere. In Iran dove il popolo scende da settimane in piazza sfidando la repressione che cerca di soffocare le loro lotte anche queste vengono strumentalizzate per mascherare accordi tra il regime di Damasco e le altre potenze internazionali interessate a inserire la Siria in una nuova fase. Mentre si agisce con la violenza brutale della guerra, mentre si fomentano guerre tra i popoli, vengono mescolate le notizie per fare sembrare più legittima l’oppressione e il genocidio oscurando la rivoluzione dei popoli. Serve più che mai fare chiarezza sui processi che si stanno sviluppando in Medio oriente e tessere legami di solidarietà con le popolazioni che resistono sotto le bombe e la repressione. Per tutti questi motivi vi invitiamo a riunirci in una assemblea pubblica mercoledì 21 Gennaio,ore 18, presso il Centro socioculturale Ararat per aggiornamenti sulla situazione attuale tramite collegamento live e a seguire discussione sui prossimi passi da costruire insieme. UIKI Onlus Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
January 21, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: CONTINUANO LE RIVOLTE DI MASSA CONTRO CARO-VITA E REGIME. CONTATTI TEHERAN – WASHINGTON
In Iran, internet è bloccato da oltre 100 ore. Oggi, martedì 13 gennaio 2026, sono state riattivate le telefonate internazionali dopo due settimane di proteste di massa e rivolte contro caro-vita, crisi economica e contro il regime degli Ayatollah, che sta rispondendo con una repressione feroce. Funzionari iraniani, anonimi, riferiscono all’agenzia Reuters di 2mila morti tra manifestanti e poliziotti, mentre alcuni media media delle opposizioni all’estero – come Iran International, basato a Londra e finanziati da investitori sauditi – riferiscono di 12mila morti, in gran parte nel fine settimana, proprio in occasione dello stop di massa alla rete internet in tutto l’Iran. A livello internazionale il presidente statunitense Trump ha detto che “qualsiasi paese che intrattenga rapporti commerciali con l’Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni effettuate con gli Usa”. Cina e Russia replicano: “difenderemo i nostri interessi commerciali con Teheran”, dove ieri, 12 gennaio, gli Ayatollah hanno chiamato migliaia di persone a una contromanifestazione a sostegno della Repubblica islamica, che oggi – per bocca del governo centrale – annuncia “un nuovo piano economico per aumentare il potere d’acquisto di molti cittadini”. Come, per ora, non si sa. Il ministro degli esteri iraniano, Araghachi, intanto, tratta con Witkoff, inviato speciale Usa, per tentare di evitare lo scontro armato, da più parti – a partire da Israele – ritenuta un’opzione auspicabile per rovesciare gli Ayatollah. In mezzo c’è la popolazione civile iraniana, contraria a interventi esterni e a governi paracadutati – come quello dell’erede dello Scià – ma ormai in rotta di collisione diretta e radicale con un regime al potere da mezzo secolo. Su Radio Onda d’Urto abbiamo parlato delle cause della rivolta di massa, della composizione delle piazze, degli obiettivi delle mobilitazioni e di quelli dei tentativi di ingerenza dall’estero con Giuseppe Acconcia, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università Statale di Milano. Ascolta o scarica.
January 13, 2026
Radio Onda d`Urto
I volenterosi facilitatori del lavoro sporco di Trump
Puntuali come l’abbassamento delle temperature a gennaio, in questi giorni drammatici stanno comparendo di nuovo gli “equidistanti”. Un articolo dell’Huffington Post (area La Repubblica per intendersi) sottolinea con enfasi come l’arcipelago vicino al Pd stia negando ogni adesione alla giornata di mobilitazione nazionale del 10 gennaio intorno alla parola d’ordine […] L'articolo I volenterosi facilitatori del lavoro sporco di Trump su Contropiano.
January 8, 2026
Contropiano
Il Veneto che resiste
Novembre è stato un mese di mobilitazione in Veneto, segnato da un equilibrio precario tra repressione e proteste. Le tensioni sono culminate venerdì 28 in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base: un corteo ha raggiunto i cancelli dell’azienda Leonardo Spa a Tessera(Ve), bloccando la strada statale 14 per diverse ore e causando notevoli disagi alla circolazione e all’azienda stessa. Ma partiamo dall’inizio. Novembre ha visto il Veneto chiamato alle urne per le elezioni regionali, concluse con la vittoria schiacciante del candidato di centrodestra Alberto Stefani, eletto con circa il 60% dei voti. Tuttavia, come in tutte le regioni interessate dalla tornata elettorale, l’affluenza è calata drasticamente: 44,6%, in diminuzione di 16,5 punti rispetto alle precedenti elezioni (61,1%). Nonostante il Veneto sia considerato da anni un fortino della destra, la repressione del dissenso non si è allentata. Emblematico l’episodio del 18 novembre a Padova, quando nove persone sono state fermate e identificate all’ingresso del comizio elettorale di Fratelli d’Italia al Teatro Geox, dove erano presenti Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. I fermati sono stati portati in questura e trattenuti arbitrariamente, nonostante l’identificazione potesse avvenire sul posto senza necessità di fermo. Il provvedimento è stato giustificato come “tentata manifestazione”. Inoltre, uno dei presenti ha ricevuto un avviso orale, norma del codice antimafia spesso usata come strumento intimidatorio insieme a un uso smodato dei fogli di via. Nella stessa serata anche Andrea Venzon, candidato indipendente in Veneto per la lista Avs, presente con un semplice cartello che denunciava le politiche deleterie del governo Zaia, è stato identificato dalla polizia e allontanato. Il 21 novembre l’Università di Verona aveva tentato di sabotare un’assemblea pubblica con gli attivisti Greta Thunberg, Simone Zambrin e Maya Issa. Il rettorato aveva provato a negare gli spazi per l’evento dedicato al genocidio del popolo palestinese, appellandosi a norme sulla par condicio elettorale. Malgrado la mancata concessione dell’aula e i microfoni spenti (l’organizzazione ha provveduto con un impianto audio indipendente), l’aula magna era gremita. Gli ostacoli posti da UniVR erano stati di diverso tipo: il primo di carattere burocratico, definendo “incompleta” la domanda per l’utilizzo dell’aula, nonostante il comitato studentesco confermasse la regolarità della richiesta. Il secondo prevedeva la possibilità di utilizzo dello spazio a patto che nella comunicazione non venisse fatto cenno allo sciopero generale del 28 novembre né allo slogan “Blocchiamo tutto!”. Il 22 novembre il movimento Extinction Rebellion, dopo la conclusione deludente della COP30 in Brasile, ha colorato di verde le acque di 11 città italiane, tra cui Venezia, utilizzando fluoresceina, un tracciante innocuo comunemente usato dagli idrogeologi. L’azione dimostrativa ha avuto grande risonanza in Italia e all’estero, finendo sulle pagine di testate come The Independent, The Telegraph, ABC News, Le Figaro e Le Parisien. Il clamore mediatico ha suscitato pesanti reazioni politiche, con attacchi pubblici al movimento e a Greta Thunberg (presente a Venezia) da parte di esponenti di Lega e Fratelli d’Italia, tra cui l’ex presidente del Veneto Luca Zaia e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, in violazione del silenzio elettorale. A seguito dell’azione pacifica e nonviolenta, Extinction Rebellion denuncia abusi in tutta Italia. Venezia è diventata l’epicentro delle polemiche: 37 persone – tra cui la stessa Greta Thunberg– sarebbero state denunciate, multate e colpite da un Daspo urbano, senza che alcuna notifica ufficiale sia stata consegnata. L’opinione degli attivisti è che le dichiarazioni della questura siano un puro strumento di propaganda politica; gli abusi, secondo il movimento, erano iniziati già durante l’azione con il sequestro di striscioni, bandiere e tamburi da parte delle forze dell’ordine, senza verbale, violando i più elementari diritti costituzionali. Infine, nonostante i boicottaggi, la mobilitazione veneta in occasione dello sciopero del 28 novembre davanti ai cancelli della Leonardo Spa ha visto circa tremila persone. Non c’erano solo i centri sociali, ma anche lavoratori e sindacati che hanno documentato con foto e video la repressione subita dai manifestanti, con cariche dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Dopo ore di manifestazione pacifica e scritte sull’asfalto, la polizia ha disperso con gli idranti i manifestanti che bloccavano la circolazione delle merci e marciavano verso la fabbrica per occuparne simbolicamente gli spazi, in una giornata di mobilitazione contro le politiche di guerra. Redazione Italia
November 30, 2025
Pressenza
Non abbassare il tiro nella mobilitazione per la Palestina
Altri 34 palestinesi (tra cui 18 bambini) sono stati uccisi dai bombardamenti israeliani su Gaza tra mercoledi e giovedi e nonostante il cessate il fuoco. Ma per i telegiornali italiani questa non è stata una notizia degna della dovuta attenzione. Altri 245 sono stati uccisi nelle settimane precedenti da quando […] L'articolo Non abbassare il tiro nella mobilitazione per la Palestina su Contropiano.
November 21, 2025
Contropiano
Università: mobilitazioni, riforma Bernini e crisi di governabilità
A partire dagli interventi delle ministre Bernini, Roccella e dopo la presentazione di una prima bozza della riforma della governance universitaria, in queste settimane abbiamo visto l’università tornare al centro del dibattito pubblico sulle pagine dei principali quotidiani e dei media di questo paese. Tutto ciò è certamente conseguenza delle […] L'articolo Università: mobilitazioni, riforma Bernini e crisi di governabilità su Contropiano.
November 1, 2025
Contropiano