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Bongiorno Epstein
Nei giorni di mobilitazione contro il Ddl Bongiorno abbiamo chiesto a una
attivista del Centro Donna Lisa di scriverne per noi.
L'articolo Bongiorno Epstein sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
SIRIA: GLI U.S.A ESCONO DALLA PORTA MENTRE L’ISIS SI RIAFFACCIA
Nella Siria in cui Al Shaara ha stabilito il suo controllo anche nella regione
del Nord-Est tornano ad agire le forze dell’Isis. L’organizzazione
fondamentalista è infatti stata sconfitta territorialmente nel 2019, ma ha
conservato cellule dormienti nel territorio, a cui si sono uniti i miliziani
fuggiti nel mese scorso dal campo di prigionia di Al Hol, dopo che le forze
curde (SDF) si sono ritirate e il controllo è passato alle autorità di Damasco.
In un messaggio audio, diffuso sabato 21 Febbraio sera, il portavoce dell’Isis,
Abu Hudhayfa al Ansari, ha annunciato l’avvio di una «nuova fase di operazioni»
e ha definito Al Sharaa il leader di un «regime apostata» e un «cane da guardia»
della coalizione globale, promettendo che il suo destino non sarà diverso da
quello di Assad.
Contestualmente è ormai ufficiale il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria che
prevedono la smobilitazione delle basi militari nel paese entro un mese: da
lunedì i soldati americani si sono ritirati dalle basi di Qasrak, Al Shaddadi e
Rmelan.
Dietro all’abbandono militare del paese da parte statunitense c’è la visita alla
Casa Bianca di Al Shaara a Novembre 2025, data in cui quest’ultimo aveva
promesso l’ingresso della Siria nella coalizione anti-Isis. Non dimentichiamo
che l’attività di Ahmad al Shaara , prima di insediarsi al governo di Damasco,
arrivava proprio dalle frange dello stato islamico: sotto il nome di Abu
Muhammad Al-Jawlani, al Shaara fa ingresso nelle fila del network
salafita-jihadista locale e dando vita a una formazione satellite, denominata
“Fronte di soccorso del Levante” (Jabhat al-Nusra li-Ahli al-Shām, Jan),
unificata poi da al-Baghdadi nel 2013 nello “Stato islamico dell’Iraq e del
Levante”, mossa che portò al-Jawlani a riaffermare la propria fedeltà ad
al-Qa‘ida, primo passo di un percorso che avrebbe condotto al-Nusra a
trasformarsi in una formazione pienamente autonoma e indipendente.
Resta di fatto che l’apparente uscita di scena statunitense lascia intravedere
ancora una volta degli interessi più complessi sul Medio Oriente, di cui la
Siria è uno nodo strategico.
A fare da sfondo, che tanto sfondo non è, a questi giochi di potere c’è un
sempre crescente malcontento da parte della popolazione che ha visto un aumento
di mobilitazioni sul lavoro, sui servizi, sul caro vita, sulla terra e sui
diritti sociali. Queste potranno sul tavolo rivendicazioni solo in superficie di
carattere economico, ma che lasciano intravedere, come sottolinea Lorenzo
Trombetta sul Manifesto, l’approfondirsi della politicizzazione delle condizioni
materiali di vita.
Ne parliamo con Marco Magnano, giornalista di base a Damasco:
No Kings, 27-28 marzo a Roma con concerto e corteo
Due giorni di mobilitazione a Roma contro i re e le loro guerre in contemporanea
con Regno Unito e USA.
Il 27 e 28 marzo saremo a Roma con la manifestazione nazionale ‘Together’ contro
i re e le loro guerre. L’appuntamento, inizialmente annunciato solo per il 28
marzo in contemporanea con l’omonima iniziativa di Londra e il No Kings Day
degli Usa, ora raddoppia con una due giorni di mobilitazioni: un concerto il 27
marzo, in zona Testaccio, a cui hanno aderito già circa 20 big e il corteo del
28 marzo”. Lo ha annunciato il Movimento No Kings Italia oggi nella conferenza
stampa svoltasi a Roma, a Palazzo Valentini.
Un’iniziativa che, oltre ad animare le piazze, punta a creare un movimento
culturale anche grazie ad esponenti del mondo dello spettacolo che si schierano
pubblicamente contro i re, sulla scorta di quanto fatto da Bruce Springsteen
negli Stati Uniti. Ulteriori dettagli saranno resi noti in occasione della
prossima assemblea nazionale del 1° marzo all’Università La Sapienza di Roma”,
dichiara Luca Blasi.
“Nell’agenda politica del Paese è entrata la data del 28 marzo, Together, per
sfidare l’arroganza dei nuovi re. Lo faremo insieme con chiunque ha deciso di
non rimanere spettatore nello spartiacque storico in cui siamo. I singoli gesti
che faremo da qui al 28 marzo comporranno una moltitudine che dalle città e dai
territori arriveranno a Roma. Votare No al referendum del 22 marzo è uno di
questi gesti”, dichiara Christopher Ceresi.
“I re si sono organizzati e stanno distruggendo a picconate tutti i limiti posti
al loro potere. In Europa stanziano 6.900 miliardi in 10 anni per le armi ma non
per Niscemi, né per i cambiamenti climatici o altre emergenze. Il 28 marzo è
un’altra tappa di un percorso che già guarda oltre con una grande manifestazione
europea a Bruxelles a giugno”, dichiara Raffaella Bolini.
“No Kings Italia crea una rottura con il mondo vecchio e apre uno spazio
politico nuovo, composto da una pluralità di soggetti. Un’alleanza ribelle
contro le destre globali e i nuovi re, che da Meloni a Trump si avvalgono della
violazione sistematica del diritto internazionale e delle libertà
costituzionali”, dichiara Rosa Lella.
Tra gli altri interventi No Kings, Rachele Fiore da Milano, Davide Dioguardi da
Napoli e Federica Borlizzi, secondo cui “il nuovo decreto sicurezza punta a una
neutralizzazione preventiva del dissenso, con fermi preventivi e perquisizioni
di polizia, che bypassano il controllo degli stessi magistrati, dando uno
strapotere alle forze dell’ordine”.
In collegamento Maria Elena Delia, per la Global Sumud Flotilla e Global
Movement to Gaza, ha dichiarato che “le lotte dei No Kings sono le stesse del
movimento per la Palestina”, che “il Board for Peace è un nuovo protettorato
coloniale” e “se è vero che ora i valichi sono aperti, allora dovranno farci
passare con la prossima missione della GSF in partenza tra fine marzo e i primi
di aprile”.
In collegamento anche Weyman Bennett, portavoce dell’organizzazione del Together
di Londra, che ha portato un messaggio di unione tra l’evento londinese e quello
di Roma del 28 marzo. Al tavolo della conferenza anche Alfio Nicotra di Rete
Pace e Disarmo e Riccardo Noury di Amnesty International.
Redazione Italia
DEFEND ROJAVA: A ROMA ASSEMBLEA PUBBLICA AL CENTRO SOCIO-CULTURALE ARARAT PER ORGANIZZARE LA SOLIDARIETÀ
Ufficio informazione del Kurdistan in Italia e Rete Kurdistan Italia hanno
lanciato per oggi, mercoledì 21 gennaio 2026, alle ore 18 al Centro
socio-culturale Ararat di Roma, un’assemblea pubblica dietro lo slogan “Defend
Rojava” per organizzare la solidarietà internazionalista alla resistenza dei
popoli dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est
dal 6 gennaio sotto l’attacco totale delle milizie salafite al potere a Damasco.
Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione
del Kurdistan in Italia, per presentare l’assemblea e spiegare perché la
partecipazione è urgente. Ascolta o scarica.
Di seguito l’appello di Rete Kurdistan Italia e Uiki:
Contro le guerre per procura in Medio Oriente, contro le operazioni di
distorsione o censura delle notizie, per un vera informazione, per la
rivoluzione dei popoli.
Il genocidio in Palestina così come gli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo o
ai territori dell’Amministrazione Autonoma rientrano nella volontà di riscrivere
dall’alto gli equilibri e la realtà del Medio Oriente per fini economici e di
potere. In Iran dove il popolo scende da settimane in piazza sfidando la
repressione che cerca di soffocare le loro lotte anche queste vengono
strumentalizzate per mascherare accordi tra il regime di Damasco e le altre
potenze internazionali interessate a inserire la Siria in una nuova fase.
Mentre si agisce con la violenza brutale della guerra, mentre si fomentano
guerre tra i popoli, vengono mescolate le notizie per fare sembrare più
legittima l’oppressione e il genocidio oscurando la rivoluzione dei popoli.
Serve più che mai fare chiarezza sui processi che si stanno sviluppando in Medio
oriente e tessere legami di solidarietà con le popolazioni che resistono sotto
le bombe e la repressione.
Per tutti questi motivi vi invitiamo a riunirci in una assemblea pubblica
mercoledì 21 Gennaio,ore 18, presso il Centro socioculturale Ararat per
aggiornamenti sulla situazione attuale tramite collegamento live e a seguire
discussione sui prossimi passi da costruire insieme.
UIKI Onlus
Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
IRAN: CONTINUANO LE RIVOLTE DI MASSA CONTRO CARO-VITA E REGIME. CONTATTI TEHERAN – WASHINGTON
In Iran, internet è bloccato da oltre 100 ore. Oggi, martedì 13 gennaio 2026,
sono state riattivate le telefonate internazionali dopo due settimane di
proteste di massa e rivolte contro caro-vita, crisi economica e contro il regime
degli Ayatollah, che sta rispondendo con una repressione feroce.
Funzionari iraniani, anonimi, riferiscono all’agenzia Reuters di 2mila morti tra
manifestanti e poliziotti, mentre alcuni media media delle opposizioni
all’estero – come Iran International, basato a Londra e finanziati da
investitori sauditi – riferiscono di 12mila morti, in gran parte nel fine
settimana, proprio in occasione dello stop di massa alla rete internet in tutto
l’Iran.
A livello internazionale il presidente statunitense Trump ha detto che
“qualsiasi paese che intrattenga rapporti commerciali con l’Iran dovrà pagare
una tariffa del 25% su tutte le transazioni effettuate con gli Usa”.
Cina e Russia replicano: “difenderemo i nostri interessi commerciali con
Teheran”, dove ieri, 12 gennaio, gli Ayatollah hanno chiamato migliaia di
persone a una contromanifestazione a sostegno della Repubblica islamica, che
oggi – per bocca del governo centrale – annuncia “un nuovo piano economico per
aumentare il potere d’acquisto di molti cittadini”. Come, per ora, non si sa.
Il ministro degli esteri iraniano, Araghachi, intanto, tratta con Witkoff,
inviato speciale Usa, per tentare di evitare lo scontro armato, da più parti – a
partire da Israele – ritenuta un’opzione auspicabile per rovesciare gli
Ayatollah.
In mezzo c’è la popolazione civile iraniana, contraria a interventi esterni e a
governi paracadutati – come quello dell’erede dello Scià – ma ormai in rotta di
collisione diretta e radicale con un regime al potere da mezzo secolo.
Su Radio Onda d’Urto abbiamo parlato delle cause della rivolta di massa, della
composizione delle piazze, degli obiettivi delle mobilitazioni e di quelli dei
tentativi di ingerenza dall’estero con Giuseppe Acconcia, docente di Storia
delle relazioni internazionali all’Università Statale di Milano. Ascolta o
scarica.
I volenterosi facilitatori del lavoro sporco di Trump
Puntuali come l’abbassamento delle temperature a gennaio, in questi giorni
drammatici stanno comparendo di nuovo gli “equidistanti”. Un articolo
dell’Huffington Post (area La Repubblica per intendersi) sottolinea con enfasi
come l’arcipelago vicino al Pd stia negando ogni adesione alla giornata di
mobilitazione nazionale del 10 gennaio intorno alla parola d’ordine […]
L'articolo I volenterosi facilitatori del lavoro sporco di Trump su Contropiano.
Il Veneto che resiste
Novembre è stato un mese di mobilitazione in Veneto, segnato da un equilibrio
precario tra repressione e proteste. Le tensioni sono culminate venerdì 28 in
occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base: un corteo ha
raggiunto i cancelli dell’azienda Leonardo Spa a Tessera(Ve), bloccando la
strada statale 14 per diverse ore e causando notevoli disagi alla circolazione e
all’azienda stessa.
Ma partiamo dall’inizio. Novembre ha visto il Veneto chiamato alle urne per le
elezioni regionali, concluse con la vittoria schiacciante del candidato di
centrodestra Alberto Stefani, eletto con circa il 60% dei voti. Tuttavia, come
in tutte le regioni interessate dalla tornata elettorale, l’affluenza è calata
drasticamente: 44,6%, in diminuzione di 16,5 punti rispetto alle precedenti
elezioni (61,1%). Nonostante il Veneto sia considerato da anni un fortino della
destra, la repressione del dissenso non si è allentata. Emblematico l’episodio
del 18 novembre a Padova, quando nove persone sono state fermate e identificate
all’ingresso del comizio elettorale di Fratelli d’Italia al Teatro Geox, dove
erano presenti Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. I fermati sono
stati portati in questura e trattenuti arbitrariamente, nonostante
l’identificazione potesse avvenire sul posto senza necessità di fermo. Il
provvedimento è stato giustificato come “tentata manifestazione”. Inoltre, uno
dei presenti ha ricevuto un avviso orale, norma del codice antimafia spesso
usata come strumento intimidatorio insieme a un uso smodato dei fogli di via.
Nella stessa serata anche Andrea Venzon, candidato indipendente in Veneto per la
lista Avs, presente con un semplice cartello che denunciava le politiche
deleterie del governo Zaia, è stato identificato dalla polizia e allontanato.
Il 21 novembre l’Università di Verona aveva tentato di sabotare un’assemblea
pubblica con gli attivisti Greta Thunberg, Simone Zambrin e Maya Issa. Il
rettorato aveva provato a negare gli spazi per l’evento dedicato al genocidio
del popolo palestinese, appellandosi a norme sulla par condicio elettorale.
Malgrado la mancata concessione dell’aula e i microfoni spenti (l’organizzazione
ha provveduto con un impianto audio indipendente), l’aula magna era gremita. Gli
ostacoli posti da UniVR erano stati di diverso tipo: il primo di carattere
burocratico, definendo “incompleta” la domanda per l’utilizzo dell’aula,
nonostante il comitato studentesco confermasse la regolarità della richiesta. Il
secondo prevedeva la possibilità di utilizzo dello spazio a patto che nella
comunicazione non venisse fatto cenno allo sciopero generale del 28 novembre né
allo slogan “Blocchiamo tutto!”.
Il 22 novembre il movimento Extinction Rebellion, dopo la conclusione deludente
della COP30 in Brasile, ha colorato di verde le acque di 11 città italiane, tra
cui Venezia, utilizzando fluoresceina, un tracciante innocuo comunemente usato
dagli idrogeologi. L’azione dimostrativa ha avuto grande risonanza in Italia e
all’estero, finendo sulle pagine di testate come The Independent, The Telegraph,
ABC News, Le Figaro e Le Parisien. Il clamore mediatico ha suscitato pesanti
reazioni politiche, con attacchi pubblici al movimento e a Greta Thunberg
(presente a Venezia) da parte di esponenti di Lega e Fratelli d’Italia, tra cui
l’ex presidente del Veneto Luca Zaia e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini,
in violazione del silenzio elettorale. A seguito dell’azione pacifica e
nonviolenta, Extinction Rebellion denuncia abusi in tutta Italia. Venezia è
diventata l’epicentro delle polemiche: 37 persone – tra cui la stessa Greta
Thunberg– sarebbero state denunciate, multate e colpite da un Daspo urbano,
senza che alcuna notifica ufficiale sia stata consegnata. L’opinione degli
attivisti è che le dichiarazioni della questura siano un puro strumento di
propaganda politica; gli abusi, secondo il movimento, erano iniziati già durante
l’azione con il sequestro di striscioni, bandiere e tamburi da parte delle forze
dell’ordine, senza verbale, violando i più elementari diritti costituzionali.
Infine, nonostante i boicottaggi, la mobilitazione veneta in occasione dello
sciopero del 28 novembre davanti ai cancelli della Leonardo Spa ha visto circa
tremila persone. Non c’erano solo i centri sociali, ma anche lavoratori e
sindacati che hanno documentato con foto e video la repressione subita dai
manifestanti, con cariche dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Dopo
ore di manifestazione pacifica e scritte sull’asfalto, la polizia ha disperso
con gli idranti i manifestanti che bloccavano la circolazione delle merci e
marciavano verso la fabbrica per occuparne simbolicamente gli spazi, in una
giornata di mobilitazione contro le politiche di guerra.
Redazione Italia
Non abbassare il tiro nella mobilitazione per la Palestina
Altri 34 palestinesi (tra cui 18 bambini) sono stati uccisi dai bombardamenti
israeliani su Gaza tra mercoledi e giovedi e nonostante il cessate il fuoco. Ma
per i telegiornali italiani questa non è stata una notizia degna della dovuta
attenzione. Altri 245 sono stati uccisi nelle settimane precedenti da quando […]
L'articolo Non abbassare il tiro nella mobilitazione per la Palestina su
Contropiano.
Università: mobilitazioni, riforma Bernini e crisi di governabilità
A partire dagli interventi delle ministre Bernini, Roccella e dopo la
presentazione di una prima bozza della riforma della governance universitaria,
in queste settimane abbiamo visto l’università tornare al centro del dibattito
pubblico sulle pagine dei principali quotidiani e dei media di questo paese.
Tutto ciò è certamente conseguenza delle […]
L'articolo Università: mobilitazioni, riforma Bernini e crisi di governabilità
su Contropiano.