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Guerra US-Israele contro Iran: siamo contro la legge del più forte
AGGRESSIONE DI GUERRA ISRAELO-STATUNITENSE CONTRO L'IRAN: È ORA CHE LA MAGGIORANZA GLOBALE SI OPPONGA ALL'ORDINE DELLA LEGGE DEL PIÙ FORTE Nel condurre una guerra di aggressione spietata e criminale contro il popolo iraniano, l'asse genocida israelo-statunitense sta intensificando il suo tentativo di imporre il nuovo ordine della “legge del più forte” che minaccia l'umanità intera. Dato lo status senza precedenti di Israele come Stato più canaglia del mondo, per il genocidio di Gaza in diretta streaming, questa guerra va inquadrata come un tentativo disperato di riabilitare Israele, un regime di colonialismo, apartheid e genocidio, da parte dell'Occidente coloniale, guidato dall'imperatore autoproclamato degli Stati Uniti. Il massacro di almeno 165 studentesse iraniane e dei loro insegnanti, in gran parte ignorato o edulcorato dai media occidentali col loro tipico razzismo e la disumanizzazione nei confronti delle persone di colore, mette a nudo i veri obiettivi di questa aggressione da parte di due potenze nucleari canaglia. Israele, sostenuto dal regime di Trump, vuole dividere l'Iran e distruggere la coesione e la resilienza del suo popolo, come ha fatto in Iraq, Libano e Siria, tra gli altri Stati che ha preso di mira nella regione. L'intero spettro politico sionista israeliano, sostenuto da potenti gruppi sionisti ebraici e cristiani di estrema destra statunitensi, sta ora spingendo per una “Grande Israele” che comprenderebbe parti dell'Egitto, della Giordania, dell'Iraq e dell'Arabia Saudita, non solo la Palestina, il Libano e la Siria.
Messaggio di Ocalan nel 1° anniversario dell’Appello per la pace e la democrazia
Nuova dichiarazione del Sig. Öcalan: 1° anniversario dell'”Appello per la pace e una società democratica” Cari amici, Vi presentiamo il messaggio del leader del popolo curdo, Abdullah Öcalan, trasmesso alla delegazione del Partito DEM a Imrali durante l’incontro del 16 febbraio 2026, con la richiesta che venga reso pubblico in occasione dell’anniversario del suo Appello per la Pace e una Società Democratica del 27 febbraio: “Il nostro appello del 27 febbraio 2025 è stata una dichiarazione che dove la politica democratica prende vita, le armi perdono il loro significato; è stata una proclamazione che la strada politica è stata chiaramente scelta, a dimostrazione dell’integrità dei principi. In sostanza, siamo riusciti a superare il periodo negativo della ribellione attraverso la volontà e l’azione unilaterali. Il processo che abbiamo lasciato alle spalle ha dimostrato la nostra capacità di negoziazione e la nostra forza nel garantire la transizione da una politica di violenza e polarizzazione a una politica democratica e di integrazione. I nostri appelli, conferenze e congressi erano tutti diretti a questo obiettivo. Le decisioni dell’organizzazione di sciogliere e porre fine alla strategia della lotta armata hanno dimostrato una purificazione dalla violenza e una preferenza per la politica, non solo ufficialmente e praticamente, ma anche intellettualmente. Questa è stata, allo stesso tempo, una dichiarazione di pace con la repubblica a livello di coscienza politica. Nell’ultimo anno, ho potuto constatare l’impegno del signor Recep Tayyip Erdoğan,l’appello del signor Devlet Bahçeli, il contributo del signor Özgür Özel e gli sforzi di tutti gli altri attori politici, sociali e civili.Non possono esserci turchi senza curdi, né curdi senza turchi. La dialettica di questa relazione ha un carattere storico unico. I testi fondativi durante la fondazione della Repubblica esprimevano l’unità di turchi e curdi. Il nostro appello del 27 febbraio è un tentativo di ravvivare questo spirito di unità e una richiesta di una Repubblica Democratica. Il nostro obiettivo era spezzare il ciclo che si alimenta di spargimenti di sangue e conflitti. Agire secondo interessi politici ristretti e miopi, invece di vedere la natura storica del problema, la sua gravità e i rischi che può generare, ci indebolisce tutti. Tentare di perpetuare la negazione e la ribellione è un tentativo di rendere la più grande irregolarità la norma. Stiamo rimuovendo gli ostacoli che si sono frapposti sulla strada della fratellanza che si è cercato di invertire negli ultimi duecento anni e stiamo adempiendo ai requisiti della legge della fratellanza. Vogliamo discutere su come unirci e su come vivere insieme. Ora dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione. Si apre la porta a una nuova era e strategia politica. Il nostro obiettivo è chiudere l’era della politica basata sulla violenza e aprire un processo basato su una società democratica e sullo stato di diritto, e invitiamo tutti i segmenti della società a creare opportunità e ad assumersi responsabilità in questa direzione. Società democratica, consenso democratico e integrazione sono i pilastri della mentalità di quest’era positiva. La fase positiva esclude metodi di lotta basati sulla forza e sulla violenza. Nella costruzione positiva, l’obiettivo non è quello di appropriarsi di alcuna istituzione o struttura, ma piuttosto che ogni individuo nella società si assuma la responsabilità di partecipare alla costruzione sociale. L’obiettivo è costruire insieme alla società e all’interno di essa. I settori oppressi, i gruppi etnici, religiosi e culturali possono rivendicare le proprie creazioni attraverso una lotta democratica ininterrotta e organizzata. È importante che lo Stato sia reattivo alla trasformazione democratica durante questo processo. L’integrazione democratica è almeno altrettanto importante della fondazione della Repubblica. È un appello che contiene altrettanta sostanza e ricchezza in termini di significato, futuro e potere. Al suo centro si trova il modello di società democratica. È l’alternativa ai metodi polarizzanti o,al contrario, assimilazionisti. La transizione verso l’integrazione democratica richiede leggi di pace.La soluzione per una società democratica, inoltre, prevede la creazione di un’architettura e di un quadro giuridico nelle dimensioni politica, sociale, economica e culturale. La causa principale di molti dei problemi e delle crisi odierni è l’assenza di uno stato di diritto democratico. Basiamo il nostro approccio su una soluzione giuridica inquadrata nella politica democratica. Abbiamo bisogno di un approccio che dia spazio a una società democratica, che dia spazio alla democrazia e che stabilisca solide garanzie giuridiche per essa. La cittadinanza non dovrebbe basarsi sull’appartenenza a una nazione, ma sul legame con lo Stato. Sosteniamo una cittadinanza libera basata sulla libertà di religione, nazionalità e pensiero. Così come la religione e la lingua non possono essere imposte, nemmeno la nazionalità può esserlo. Una cittadinanza costituzionale, basata sui confini democratici e sull’integrità dello Stato, comprende il diritto di esprimere liberamente la propria religione, ideologia, identità ed esistenza nazionale, nonché il diritto di organizzarsi. Oggi, nessun sistema di pensiero può sopravvivere senza basarsi sulla democrazia. Fluttuazioni, tensioni e crisi sono temporanee; la democrazia è ciò che in ultima analisi sarà permanente. Il nostro appello mira a trovare una soluzione al problema della convivenza e allo stato di crisi che genera, non solo in Turchia, ma in tutto il Medio Oriente. Difendiamo il diritto di tutti coloro che hanno subito ingiustizie a esistere ed esprimersi liberamente. Le donne sono in prima linea tra le forze sociali senza le quali nessuna società o stato può esistere. Oggi, la violenza domestica, i femminicidi e l’oppressione patriarcale sono manifestazioni moderne dell’attacco storico iniziato con la schiavitù delle donne. Per questo motivo, le donne sono la componente più liberatrice e la forza trainante dell’integrazione democratica. Il linguaggio del nostro tempo non può essere dittatoriale e autoritario. Dobbiamo fondamentalmente permettere all’altra parte di esprimersi correttamente, ascoltarla attentamente e darle l’opportunità di esprimere le proprie verità. La comprensione di tutte queste questioni richiede una saggezza collettiva avanzata basata sul rispetto reciproco. Con i miei migliori auguri, ABDULLAH ÖCALAN
February 28, 2026
UIKI ONLUS
VOGLIAMO UN’ALTRA MUSICA!
Il Festival di Sanremo non è soltanto un concorso canoro, ma rappresenta uno dei più importanti eventi mediatici italiani che oltre a influenzare in modo significativo il mercato musicale nazionale  esprime anche il concorrente per l’Italia all’Eurovision Song Contest, manifestazione che ogni anno registra milioni di spettatori. I messaggi veicolati da questi due eventi esercitano un’influenza molto significativa sull’opinione pubblica, come dimostrato dall’edizione dello scorso anno, quando il cantante in gara Ghali fu pesantemente censurato attraverso un comunicato dell’allora Direttore Generale Gianpaolo Rossi letto in diretta dalla conduttrice di Domenica In, per aver espresso solidarietà al popolo palestinese vittima di un genocidio ancora in corso. Anche quest’anno, in seguito alla recente dichiarazione di Levante, che ha affermato che in caso di vittoria al Festival di Sanremo non parteciperebbe all’Eurovision Song Contest 2026 in segno di protesta per la presenza in gara di Israele, la Rai ha reso noto tramite un proprio comunicato di voler avviare una verifica preventiva sulle disponibilità degli artisti in gara, al fine di ottenere in anticipo un quadro complessivo delle loro intenzioni. L'obiettivo, come dichiarato da Claudio Fasulo, vicedirettore della Direzione Intrattenimento Prime Time della Rai, è rendere la decisione "vincolante per non perdere tempo". Questo atteggiamento censorio è inaccettabile. È evidente che indicare in anticipo la propria intenzione di partecipare o meno all’Eurovision, per ragioni di natura etica e morale, può essere un’interferenza grave nei meccanismi di valutazione degli artisti durante il Festival e sottopone i concorrenti a un vero e proprio ricatto. Come artisti, attivisti e lavoratori dello spettacolo pretendiamo che venga garantito un clima di rispetto, trasparenza e indipendenza, e che cessi immediatamente qualsiasi forma di pressione indebita. Facciamo appello a tutte le realtà cittadine, sociali e politiche per esprimere con forza la nostra opposizione a questa governance RAI e lanciamo una mobilitazione nazionale che tenga i riflettori accesi sulla Palestina durante la settimana del Festival di Sanremo. Rivendichiamo, in quanto cittadini, il diritto alla libera espressione, anche e soprattutto nei contesti di esibizione pubblica, dove l’atto performativo è per sua natura attraversato e informato da pensiero politico, nel rispetto dei valori democratici e pluralisti che la Rai e il Festival stesso dovrebbero garantire. Ribadiamo la nostra ferma opposizione all’operazione di art-washing da parte del Governo di Israele attraverso la partecipazione all’Eurovision Song Contest, e contestiamo l’appoggio di questa manovra da parte del Governo e della RAI. LISTA ADESIONI MOBILITAZIONE RAI BDS ITALIA USB RETE NO BAVAGLIO ARTISTS FOR PALESTINE VENICE FOR PALESTINE GLOBAL MOVEMENT TO GAZA MOVIMENTO STUDENTI PALESTINESI ITALIANI VOCI PER LA PALESTINA ULTIMA GENERAZIONE VIVA VIVA PALESTINA THOUSAND MADLEEN LIBERE CITTADINE PER LA PALESTINA ARCI ROMA XR ROMA NESSUN TEATRO ITALIANO E' COMPLICE DI GENOCIDIO    LISTA PRESIDI  Roma -  sede Rai di via Asiago 10;  18:30 del 25/2 Napoli - sede Rai di via marconi 9; 18:30 del 25/2 Milano - sede Rai di corso Sempione 27; ore 18:30 del 25/2 Torino - sede Rai di via Verdi 16; 18:30 del 24/2 Firenze - piazza Duomo (dietro il cupolone); ore 17 del 25/2 Bologna – SEDE RAI VIALE DELLA FIERA 13; ORE 17:30 DEL 26/2
February 25, 2026
BDS Italia - BDS Italia
Comunicati di solidarietà all’Osservatorio contro la militarizzazione per la vicenda del Liceo “Dini” di Pisa
DOPO LA SEGNALAZIONE DEL NODO LOCALE PISANO SULL’ESCLUSIONE DI UN MEMBRO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DALL’ASSEMBLEA DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE, RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO L’ANALOGA, GRAVISSIMA  DENUNCIA CHE RIGUARDA I VOLONTARI E LE VOLONTARIE DELL’ASSOCIAZIONE UNIONE INQUILINI DI PISA PER I QUALI IL CONSIGLIO D’ISTITUTO DEL LICEO “DINI” HA NEGATO L’AUTORIZZAZIONE  ALL’ACCESSO AI LOCALI SCOLASTICI. UNA PAGINA BUIA PER IL MONDO DELLA FORMAZIONE, QUANDO I VALORI DELLA PACE E DELLA SOLIDARIETÀ TROVANO CHIUSA LA PORTA DELLA SCUOLA PUBBLICA. COMUNICATO UNIONE INQUILINI DI PISA I FATTI Con una comunicazione oltremodo tardiva, ci troviamo costretti ad annullare la nostra presenza all’autogestione del Liceo Dini. Andiamo con ordine. Una decina di giorni fa ci arriva l’invito a partecipare alla giornata di autogestione organizzata da studentesse e studenti del Liceo Dini di sabato 21 febbraio con una lezione su diritti e doveri degli inquilini, ed una restituzione del lavoro politico portato avanti da Unione Inquilini e altre realtà civiche pisane sul diritto alla casa. All’invito accolto con entusiasmo dall’Unione Inquilini tutta, sono seguiti passi indietro pretestuosi da parte del Consiglio d’Istituto nelle parti dei rappresentanti dei genitori, professori e dirigente scolastico. Passi indietro fatti con toni accusatori al limite del denigratorio in sedi informali, portati avanti con vaghe richieste di presenza di un contraddittorio in aula, ed infine, all’indomani dell’autogestione, con la richiesta del dirigente scolastico di far partecipare solo un nostro avvocato. DALLA PARTE DEGLI INQUILINI Le ragioni che hanno portato all’esclusione dell’Unione Inquilini dalle attività di formazione richieste dalla componente studentesca sono state ben altre: per il Consiglio d’Istituto non è legittima la presenza nella scuola di un sindacato che da oltre cinquant’anni si occupa dei diritti degli inquilini. È altrettanto grave disconoscere il lavoro collettivo fondante dell’Unione Inquilini, fatta da volontarie e volontari che ogni settimana spalancano le porte della propria sede per garantire un diritto fondamentale troppo spesso violato dal passivismo delle istituzioni, e supportare inquilini sotto la morsa di proprietari di casa. L’Unione Inquilini è fatta di volontari, e tra questi avvocati e avvocate: negare la possibilità di presenziare a volontarie e volontari significa disconoscere l’operato dell’intera associazione. DUE PESI E DUE MISURE Leggiamo come altrettanto grave la proposta, avanzata e poi ritirata, del dirigente scolastico di invitare l’assessora alle politiche sociali Giovanna Bonanno a tenere un’iniziativa senza alcun tipo di contraddittorio nelle sedi scolastiche. Pur riconoscendo il ruolo delle istituzioni, è quanto meno grave lasciare spazio di discussione senza confronto a chi ha fatto della Commissione territoriale per il diritto all’abitare la sede d’incontro delle associazioni di settore; di chi si nega al confronto con le parti sociali, svende il patrimonio pubblico, e si sta facendo artefice dello smantellamento dei servizi sociali in questa città. A quel confronto ci avrebbe fatto piacere partecipare, vista la latitanza dell’attuale giunta da ogni tipo di interlocuzione e la valenza che tale incontro avrebbe potuto avere davanti ad una platea di giovani. Per queste ragioni non ci troviamo nelle condizioni di essere tra gli animatori dell’autogestione del Liceo Dini. La nostra postura non cambia: le nostre porte restano aperte, così come il nostro impegno nel garantire una città accessibile a tutte e tutti era, è, e sarà costante. Per questo rilanciamo invitando studenti e studentesse a venire nella nostra sede in Via del Cuore, 7.  Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza IMMEDIATA LA SOLIDARIETÀ DI SANITARI PER GAZA, ANCH’ESSI INVITATI A INTERVENIRE  ALL’ASSEMBLEA DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE, MA CHE HANNO DECISO DI DEFILARSI PER NON AVALLARE LE MODALITÀ CENSORIE E SELETTIVE DELL’ORGANO DIRETTIVO DEL LICEO PISANO: COMUNICATO SANITARI PER GAZA  Sanitari per Gaza, nel ringraziare per l’invito a portare una testimonianza sul diritto alla cura e su quanto accade in Palestina, non può che esprimere solidarietà verso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole dell’Università, in merito ai recenti e incomprensibili ostacoli frapposti alla partecipazione all’assemblea delle studentesse degli studenti del liceo scientifico Dini. Il consiglio d’istituto ha selezionato arbitrariamente chi tra gli attivisti dell’osservatorio potesse prendere parte all’incontro proposto, operando una discriminazione e una violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Alla luce di queste considerazioni, nonostante la consapevolezza e l’importanza di parlare di diritto alla cura e di non spegnere le luci sulla Palestina, siamo costretti a non accettare l’invito, viste le condizioni imposte, e ci dichiariamo solidali con l’Osservatorio, perché accettare un compromesso oggi, significa normalizzare questi comportamenti. Restiamo a completa disposizione delle studentesse, degli studenti e del corpo docenti per un futuro incontro, perché la scuola pubblica continui ad essere  luogo di crescita e di confronto, in cui poter sviluppare una coscienza critica alla base di un agire consapevole.   ANCHE IL SINDACALISMO DI BASE HA ESPRESSO LA SUA FERMA CONDANNA PER QUANTO AVVENUTO: COMUNICATO COBAS SCUOLA PISA  La segnalazione dell’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università rispetto alla decisione del Consiglio di Istituto del Liceo ”Ulisse Dini” di ‘selezionare’ i relatori degni di essere ammessi all’interno della scuola. L’iniziativa promossa dagli studenti ha infatti fatto uscire allo scoperto le ‘anime belle’ che a parole sostengono la libertà di parola e di opinione, ma hanno talmente introiettato la paura di ritorsioni, e soprattutto la logica della censura, da provocare l’allineamento di docenti e genitori alla linea di autodisciplinamento che prevede l’espulsione delle posizioni più scomode. Un pessimo esempio di codardia, ma soprattutto l’avvio di liste di proscrizione contro persone e organizzazioni che non rientrano nei piani di una società fondata sull’ordine e la disciplina. Esprimiamo solidarietà ai membri dell’Osservatorio che hanno subìto un’inaccettabile discriminazione e auspichiamo che non si ripetano episodi vergognosi di questo tipo nelle nostre scuole. Come Osservatorio negli ultimi 3 anni abbiamo sollevato un dibattito sulla valenza educativa dei militari all’interno delle scuole invitando i collegi docenti e i consigli di istituto a riflettere sull’opportunità di veicolare negli istituti scolastici messaggi che invitassero al riarmo e alla risoluzione armata dei conflitti internazionali. Mai avremmo pensato che si arrivasse all’esatto  opposto con  selezioni ad personam basate su un vaglio preventivo delle persone che esprimono idee legate alla pace e alla solidarietà. Restiamo in attesa delle spiegazioni ufficiali della dirigenza scolastica e ricordiamo che insieme a Docenti per Gaza abbiamo aperto una apposita pagina per segnalare la censura che sempre più frequentemente sta colpendo le scuole, non esitate a scrivere a segnala.censura@docentipergaza.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La questione curda deve essere risolta e la democratizzazione, deve essere perseguita attraverso l’organizzazione e la lotta!
La “Commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia”, istituita il 5 agosto 2025, ha presentato all’opinone pubblica il 19 febbraio 2026, il rapporto finale del suo lavoro durato mesi Questo rapporto è oggetto di ampia discussione. Poiché riguarda direttamente il nostro movimento, abbiamo ritenuto necessario presentare il nostro punto di vista sul rapporto al nostro popolo e all’opinione pubblica. La ricerca di una soluzione alla questione curda e alla democratizzazione della Turchia da parte del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è iniziata nel 1993 e prosegue da 33 anni. Questo processo, avviato durante la presidenza di Turgut Özal, ha ora raggiunto una nuova fase. I 33 anni di discussioni sulla risoluzione del conflitto e i negoziati condotti hanno prodotto progressi significativi nella risoluzione della questione curda e nella democratizzazione. Sin dall’intervista del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan al defunto M. Ali Birand nel 1988, si è saputo che egli stava cercando una soluzione democratica alla questione curda. Ha chiesto una soluzione democratica in ogni occasione e ha ripetutamente garantito cessate il fuoco e non conflitti per spianare la strada a tale soluzione. L’approccio del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è ben noto al popolo, sia all’opinione pubblica nazionale che a quella internazionale. È chiaro che anche lo Stato e le forze politiche turche sono a conoscenza dell’approccio del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Il 22 ottobre 2024, nel suo discorso al gruppo parlamentare, il presidente dell’MHP, Devlet Bahçeli ha rivolto un appello al leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Si trattava di un appello che era stato indubbiamente rivolto con la consapevolezza del presidente Tayyip Erdoğan. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha risposto affermando che, se gli fosse stata data l’opportunità, avrebbe avuto il potere di portare la questione curda e l’attuale conflitto a un livello politico e legale. Dopo gli incontri con la delegazione del partito DEM e i funzionari statali, il 27 febbraio il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha lanciato l'”Appello per la pace e la società democratica” sull’isola di Imralı alla presenza della delegazione del partito DEM. Pervin Buldan e Ahmet Türk hanno letto l’appello del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan davanti a centinaia di giornalisti. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha dichiarato alla stimato democratico rivoluzionario Sırrı Süreyya Önder che quanto affermato in questo appello si sarebbe concretizzato solo se fossero stati soddisfatti i requisiti legali e politici, e lo ha sottolineato pubblicamente dopo la lettura dell’appello. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha costantemente chiesto l’intervento del parlamento in tutti i periodi di non conflitto e di negoziazione con lo Stato. Dopo l'”Appello per la pace e la società democratica”, ha sottolineato che una commissione formata dal parlamento dovrebbe affrontare i problemi fondamentali della Turchia, come la questione curda. Anche altri partiti politici, principalmente il Partito DEM e il CHP, hanno affermato che la questione avrebbe dovuto essere portata in Parlamento. Quando anche l’opinione pubblica democratica ha espresso questa richiesta, l’alleanza AKP-MHP ha deciso di istituire una commissione. L’istituzione di un’ampia commissione composta da 51 membri, comprendente la maggioranza dei partiti rappresentati in parlamento, ha rappresentato un passo importante nella storia turca. Sebbene denominata “solidarietà nazionale, fratellanza e democrazia”, è noto che questa commissione si occupa principalmente della questione curda e dei problemi che ha creato. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, il nostro movimento e il nostro popolo hanno attribuito grande importanza a questa commissione. È stato molto apprezzato anche dall’opinione pubblica turca. Di conseguenza, le aspettative nei confronti di questa commissione sono state elevate. Per questo motivo, è rimasto un argomento di discussione costante. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha comunicato alla commissione che i fattori che hanno creato la questione curda, la storica fratellanza curdo-turca e l’alleanza dovrebbero essere presi come base per la soluzione di questo problema e che la soluzione potrebbe essere raggiunta attraverso l’integrazione democratica basata sul riconoscimento dei diritti democratici fondamentali del popolo curdo. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha costantemente sottolineato che la questione curda deve essere risolta attraverso l’integrazione democratica. Ha affermato che questo obiettivo può essere raggiunto solo abbandonando completamente il negazionismo e garantendo al popolo curdo i suoi diritti democratici fondamentali e l’autogoverno basato sulla democrazia locale. Il popolo curdo ha inoltre costantemente affermato di sostenere il progetto risolutivo del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Per questo motivo, lo ha ripetutamente nominato capo negoziatore. E, come è noto, siamo pienamente impegnati nelle decisioni prese dal leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Il rapporto della commissione, pubblicato dopo mesi di lavoro, contiene carenze e omissioni fondamentali. Il contenuto del rapporto è viziato da queste carenze e omissioni fondamentali. Indubbiamente, l’incapacità di risolvere la questione curda è dovuta principalmente alla mancanza di democrazia. Si è continuato a evitare la democratizzazione proprio perché avrebbe giovato ai curdi, aprendo la strada a una soluzione del problema. Il rapporto non menziona la questione curda. È impossibile risolvere un problema senza nominarlo. l rapporto afferma che la soluzione del problema dipende dall’eliminazione delle cause profonde, ma queste cause profonde non vengono identificate. Questa è l’impasse centenaria della Turchia. Per 100 anni, l’attenzione si è concentrata sulle conseguenze, non sulle cause. La causa centenaria è la negazione dei curdi. Anche se si sostiene che la negazione sia stata abbandonata, legalmente e politicamente, questa negazione è destinata a continuare. Per questo motivo il rapporto non menziona la presenza curda e la questione curda. Pertanto, parlare di fratellanza curdo-turca non ha alcun valore sociale, culturale, politico o giuridico. Per evitare di parlare di “questione curda”, si ricorre insistentemente al termine “questione terroristica”. Si afferma inoltre che la soluzione definitiva alla questione del terrorismo risiede nella democratizzazione. In effetti, il rapporto riconosce che i conflitti derivano dall’irrisolta questione curda. Rivela inoltre che finora la questione è stata affrontata da una prospettiva di sicurezza. Si afferma che il problema non può essere risolto con questo approccio. Pertanto, si ammette che gli aspetti sociali, culturali e politici della questione curda non sono stati considerati. Ciò significa che l’identità curda non viene accettata e i problemi non vengono risolti. Omettendo di menzionare l’identità e la questione curda nel rapporto, tutto viene compresso nella categoria del terrorismo e si continua con la vecchia concezione e politica. Il rapporto menziona ripetutamente la democratizzazione. Pertanto, si accetta che la causa del problema sia la mancanza di democratizzazione, che garantirebbe il riconoscimento dell’esistenza e dei diritti fondamentali dei curdi. Come può esserci democratizzazione senza affrontare l’esistenza e la questione curda? Ci sarà democratizzazione senza i curdi? La logica del rapporto implica questo. D’altro canto, la questione curda, che dura da 100 anni, e le obiezioni, la resistenza e la lotta del popolo curdo vengono attribuite a forze esterne. Il nostro movimento di liberazione lotta da 52 anni, contando sulla forza del nostro popolo e resistendo con sacrificio di fronte alle difficoltà. Per decenni, lo Stato turco ha sfruttato la sua posizione geopolitica e l’appartenenza alla NATO per attaccare il nostro movimento con il supporto di forze esterne. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è stato consegnato alla Turchia attraverso una cospirazione guidata da Stati Uniti, Israele e Regno Unito. Se non si fosse basata sul nostro popolo e sulle nostre forze, la nostra lotta per la libertà non sarebbe durata 52 anni. Di fatto, lo Stato turco, affidandosi a potenze esterne, allineandosi alle loro politiche e perseguendo una politica contraria alla millenaria alleanza turco-curda, ha esacerbato i problemi. Da questa prospettiva, l’affermazione che la nostra lotta per la libertà si basi su potenze esterne non ha alcun significato se non quello di una classica campagna diffamatoria e di una propaganda di guerra mirata. Sebbene alcuni elementi tra le nostre fila abbiano commesso atti che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e il nostro movimento non accettano, la nostra lotta ha preso posto nella storia come una delle lotte per la libertà più pure e onorevoli. Da questa prospettiva, non accettiamo che il nostro movimento venga etichettato come terrorismo. Decine di migliaia di omicidi sono stati commessi dall’esercito, dalla polizia o dalle milizie affiliate dello Stato. Indubbiamente, le parti in conflitto hanno subito migliaia di vittime a causa di decenni di guerra. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha ripetutamente proposto l’istituzione di una commissione per la verità che indaghi sui crimini di guerra commessi durante il conflitto. In breve, non è corretto dipingere le vittime come unilaterali. Stiamo già dicendo che, sapendo che c’è una guerra e che le sue conseguenze sono gravi, i problemi non possono essere risolti attraverso il conflitto. In sostanza, il concetto di terrorismo, spesso menzionato nel rapporto, ne mina lo spirito e crea una situazione che nasconde le cause profonde dei problemi. Denunciare la negatività creata dalla guerra è un altro discorso. Tuttavia, la questione su cui si concentra la commissione sono i problemi derivanti dal mancato riconoscimento dell’esistenza e dei diritti fondamentali dei curdi. Il problema fondamentale della Turchia è la questione curda e la connessa questione della democratizzazione. Affrontando il problema in questo modo, diventa più facile trovare soluzioni. Da questa prospettiva, è importante concentrarsi sullo stile, sul metodo e sull’approccio che facilitano la risoluzione dei problemi. Il concetto di democratizzazione è utilizzato decine di volte nel rapporto. Ancora una volta, si parla di diritti, diritto, diritti fondamentali, libertà di pensiero e di associazione. Questi riferimenti mostrano chiaramente che la fonte del problema non risiede in forze esterne o nel pretesto del terrorismo. Da questa prospettiva il riconoscimento dei diritti democratici fondamentali del popolo curdo, che costituiscono l’essenza del problema, e l’instaurazione della democrazia forniranno la soluzione ai problemi che hanno portato all’istituzione della commissione. Sarà quindi possibile affermare che la commissione ha svolto un ruolo nella risoluzione del problema. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha dimostrato la sua determinazione a perseguire una politica democratica. Affermiamo che la nostra futura vita politica e la nostra strategia di lotta saranno basate sulla politica democratica. Da questa prospettiva, la deposizione delle armi è stata affrontata sulla base della libertà di perseguire una politica democratica. Anche il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha sottolineato di voler proseguire la sua vita politica perseguendo una politica democratica. Si tratta di una questione che non è stata discussa correttamente in Turchia e che non è stata presentata correttamente nella relazione della Commissione. Non siamo individui qualunque. I guerriglieri armati non sono individui che pensano di tornare a casa. Dire “deponete le armi e tornate a casa” è un approccio umiliante. Cosa si aspettano che accada dopo la deposizione delle armi? Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha proposto un paradigma, una concezione della politica democratica e dell’integrazione democratica, con il suo modello organizzativo e il suo stile di lavoro. È possibile condurre una lotta politica libera e democratica su questa base? O perché dovremmo andare in un contesto politico come quello attuale in Turchia, dove coloro che si impegnano in politica democratica e lottano democraticamente per la soluzione della questione curda sono considerati criminali e gettati in prigione? Pertanto, sarà possibile deporre le armi e tornare in Turchia solo se sarà garantita una politica democratica senza ostacoli, basata sulla libertà di pensiero e di organizzazione, e se sarà chiaro che la soluzione della questione curda sarà raggiunta attraverso l’integrazione democratica. Imporre un ambiente politico privo di libertà di azione democratica e mirante a eliminare completamente il nostro movimento per la libertà è una continuazione della vecchia mentalità. Da questa prospettiva, è importante intraprendere passi verso la democratizzazione che includano la risoluzione della questione curda attraverso l’integrazione democratica. Non ha senso dire “deponete le armi e venite” senza eliminare i fattori che hanno creato il problema. Se si chiede una politica democratica libera, è importante che le modifiche alle leggi menzionate nel rapporto della commissione vengano attuate senza indugio. Abbiamo sciolto il partito, deposto le armi e adempiuto ai nostri obblighi. Ora è necessario che lo Stato soddisfi i requisiti politici e legali per far avanzare questo processo. Quando abbiamo tenuto il 12° Congresso e abbiamo deciso di sciogliere il partito, ponendo fine alla lotta armata, abbiamo sottolineato che quanto espresso nell'”Appello per la pace e la società democratica” poteva essere messo in pratica solo dal leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Se, nonostante sia trascorso un anno dall’appello del 27 febbraio, si sono registrati pochi progressi, è perché il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan non ha le condizioni per operare liberamente. Il principale destinatario della questione su cui la commissione parlamentare ha preparato la sua relazione è il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Lo Stato lo ha già riconosciuto attraverso le sue dichiarazioni. Da questa prospettiva, affinché tutto quanto affermato nell’appello del 27 febbraio venga pienamente e adeguatamente realizzato, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan deve essere libero. A tal fine, lo Stato deve riconoscere ufficialmente l’interlocuzione che ha di fatto accettato e garantire che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan abbia la libertà di operare per svolgere il suo ruolo. In caso contrario, la credibilità e la serietà della politica di risoluzione dello Stato saranno messe in discussione. Se la Turchia è seria e determinata a superare tutti i suoi problemi e a diventare una potenza emergente in Medio Oriente basata sulla fratellanza turco-curda e sulla democrazia, allora deve riconoscere apertamente il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan come controparte e garantire che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan abbia l’opportunità di incontrare e parlare con tutti. Se non si desidera una stagnazione completa del processo di pace e di società democratica e si vogliono raggiungere i risultati positivi espressi, allora il compito urgente è garantire che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan abbia le condizioni per lavorare liberamente. La risoluzione della questione curda e la democratizzazione in Turchia riguardano il popolo curdo e tutti i popoli della Turchia. Il popolo curdo e i popoli della Turchia devono assumersi la responsabilità di questa questione con sensibilità. Una questione così cruciale non dovrebbe essere lasciata esclusivamente alla discrezione dello Stato e agli sforzi del movimento per la libertà. Se gli sforzi del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan devono dare i loro frutti, il nostro popolo, i popoli e tutte le forze democratiche devono organizzarsi e lottare per la risoluzione della questione curda e per la democratizzazione. Ovunque, la democratizzazione e la risoluzione di questioni fondamentali sono state raggiunte attraverso la lotta. Su questa base, nel secondo anno dopo l'”Appello per la pace e la società democratica” del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, tutti devono accogliere questo appello, intensificare la lotta e fare la propria parte. La co-presidenza del Consiglio Esecutivo della KCK L'articolo La questione curda deve essere risolta e la democratizzazione, deve essere perseguita attraverso l’organizzazione e la lotta! proviene da Retekurdistan.it.
February 23, 2026
Retekurdistan.it
Epstein: un'arma israeliana di estorsione di massa?
Jeffrey Epstein, responsabile di efferati crimini sessuali contro molte ragazze e giovani donne, avrebbe fornito per anni servizi preziosi all'apartheid israeliano, inclusi i suoi servizi di intelligence, come rivelato da Drop Site News. I media occidentali tradizionali hanno, come prevedibile, in gran parte censurato dal loro flusso di notizie sulle attività criminali di Epstein i suoi inconfutabili legami con leader israeliani, come l'ex Primo Ministro Ehud Barak (accusato di crimini sadici), alti ufficiali dell'intelligence israeliana, gruppi di pressione filo-israeliani, organizzazioni di coloni e figure chiave della lobby israeliana negli Stati Uniti. Robert Maxwell, il padre della complice di Epstein, Ghislaine Maxwell, era ampiamente noto come la "superspia di Israele". PERCHÈ QUESTO È IMPORTANTE? Perché svelare l'uso da parte di Israele di tali metodi criminali per ottenere influenza in molte capitali potrebbe contribuire a infrangere la sua "totale impunità" nel genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza e nell’intensificata pulizia etnica in Cisgiordania. Il genocidio in diretta streaming di Israele, il primo al mondo, e il suo regime di apartheid coloniale contro la popolazione palestinese autoctona non possono continuare senza la complicità di stati, aziende e istituzioni, principalmente nell'Occidente colonialista.
February 19, 2026
BDS Italia - BDS Italia
La lotta continua: comunicato del Comitato Antirepressione – Milano sulla sentenza del processo di Budapest
Dopo due settimane dalla sentenza di primo grado per Maja, Gabri e Anna del processo di Budapest ancora non sono chiare le tempistiche per il ricorso nè quali saranno le implicazioni per Maja rispetto alla sua lunghissima carcerazione. Nonostante la forte riduzione della pena rispetto alle spropositate richieste dell’accusa che prevedevano una pena massima di 24 anni e all’inaccettabile proposta di patteggiamento a 14 anni di carcere i tre imputati hanno deciso di fare ricorso in appello immediatamente dopo la fine dell’udienza. A gravare sulle misure inflitte, come denunciato fin dall’inizio del processo, non è stata tanto la gravità delle presunte violenze, ma l’accusa di far parte di un’organizzazione criminale organizzata. Nonostante le prove frammentate e le testimonianze contraddittorie l’impianto dell’accusa si è basato esclusivamente su un teorema, supportato dal giudice stesso e dalla narrazione del Governo ungherese, di criminalizzazione dei partecipanti alle manifestazioni contro la giornata dell’onore in quanto antifascisti. Il nostro compagno Gabri si trova ancora libero in Italia e continueremo a mostrargli tutto il nostro supporto e vicinanza nell’affrontare i prossimi gradi di giudizio. A gravare ulteriormente sui tre imputati sono le spese processuali pari a circa 80.000 euro. A questo ovviamente si aggiungono gli onorari degli avvocati, le spese di traduzione a carico degli imputati le spese della famiglia di Maja per le visite e il sostentamento in carcere, ecc…ne approfittiamo quindi per ricordare l’esistenza di una cassa di solidarietà e rinnoviamo l’invito a costruire insieme iniziative di sensibilizzazione (https://freeallantifas.noblogs.org/cassa-di-solidarieta/). Oltre a questo processo e alla criminalizzazione del movimento antifascista negli Stati Uniti e in Europa, continua l’accanimento repressivo verso tutte quelle situazioni che provano a opporsi in maniera determinato allo stato di guerra diffusa e spostamento a destra di tutta la sfera politica internazionale. Nelle prossime settimane il Comitato Antirepressione di Milano continuerà nella sua attività di informazione e organizzazione della solidarietà agli imputati e alle imputate del processo di Budapest, al sostegno della campagna Free All Antifas e a portare queste tematiche all’interno delle giornate in ricordo di DAX che si svolgeranno a Milano dal 14 al 16 marzo. Febbraio 2026 Comitato Antirepressione Milano
Da sabato il Laurentino 38 è sulla bocca di tuttx
Da sabato il Laurentino 38 è sulla bocca di tuttx, non per lo stigma che ogni volta viene attribuito a chi vive nelle periferie, ma per la fantasia e il cuore che mettiamo nella solidarietà. Abbiamo organizzato un pomeriggio di musica in strada partendo con zero soldi ma è stata la forza delle relazioni la … Leggi tutto "Da sabato il Laurentino 38 è sulla bocca di tuttx"
February 16, 2026
L38Squat
Libertà per Rêber Apo, Status per il Rojava
Ci stiamo avvicinando al 28° anno dall’inizio della cospirazione internazionale contro il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, mentre il 15 febbraio si avvicina l’anniversario del rapimento del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Condanniamo fermamente tutti gli stati e le forze politiche coinvolte in questa cospirazione e ribadiamo che continueremo a lottare contro di essa finché il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan non sarà fisicamente liberato. Ricordiamo inoltre con gratitudine e rispetto i martiri che hanno dato la vita in azioni che seguivano lo slogan “Non potete oscurare il nostro sole!”. Sono stati in prima linea nella lotta contro la cospirazione internazionale. Non solo hanno costituito la barriera che ha impedito alla cospirazione di raggiungere il suo obiettivo, ma sono anche stati loro a gettare le basi per la lotta che è ancora in corso oggi. Sono la direzione e i valori morali della nostra lotta. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è stato straordinariamente concentrato e diligente nel sventare la cospirazione fin dall’inizio. Ha svolto il suo ruolo nel contrastare la cospirazione e nel rafforzare il nostro movimento per la libertà anche in condizioni di totale isolamento. Ha fatto sì che il nostro movimento e il nostro popolo conducessero una lotta più decisa. Salutiamo con rispetto e amore il nostro leader, che ha dimostrato grande resistenza contro la cospirazione per 27 anni. La cospirazione internazionale è stata attuata contro il progetto del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan per un Medio Oriente democratico, che egli cercava di creare in quel momento sulla base della libertà del popolo curdo e della fratellanza dei popoli. Vedevano i loro interessi nella continuazione di un simile Medio Oriente. Le potenze internazionali controllavano il Medio Oriente attraverso i loro collaboratori. Con il suo paradigma basato sulla fratellanza dei popoli e sulla soluzione della questione curda, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan mira a porre fine a questo ordine basato sulla collaborazione in Medio Oriente. La soluzione della questione curda aprirebbe la strada alla democratizzazione del Medio Oriente. Indebolire il collaborazionismo e aprire la strada alla democratizzazione significava spezzare la presa delle potenze egemoniche nella regione. Per questo motivo, le potenze internazionali cercarono di eliminare il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e il PKK, considerandoli ostacoli alla loro egemonia in Medio Oriente. La cospirazione internazionale ha preso di mira anche il paradigma della libertà femminile, che è il catalizzatore dello sviluppo della democrazia e della libertà. Questo perché le potenze egemoniche dominate dagli uomini vedono l’ideologia della libertà femminile come una grave minaccia ai propri sistemi dominati dagli uomini. Le potenze egemoniche pianificarono di raggiungere questi obiettivi emarginando il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e annientando il movimento per la libertà. A questo scopo hanno coinvolto in questa cospirazione molti paesi in una modalità senza precedenti e hanno lanciato un attacco contro il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan che gli avrebbe tolto ogni spazio al mondo. Il modo in cui è stata portata avanti questa cospirazione ha anche rivelato quanto temessero le idee del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e la sua linea ideologica e politica. Il nostro popolo nelle quattro parti del Kurdistan ha resistito a tutte le pressioni e si è barricato contro la cospirazione internazionale. Il nostro popolo in Europa non si è mai fermato; è rimasto in piedi durante tutto il processo di cospirazione e dopo il 15 febbraio, svolgendo un ruolo importante nel creare lo spirito di resistenza contro la cospirazione. Coloro che hanno messo in atto la cospirazione internazionale mirano a neutralizzare il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan imprigionandolo, a liquidare il PKK e a separare il nostro popolo dal suo leader e dal PKK. Tuttavia con lo spirito creato sotto lo slogan “Non potete oscurare il nostro sole”, il PKK e il nostro popolo si sono mobilitati per il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, prendendo una posizione storica contro i cospiratori. L’abbraccio del popolo curdo al nostro leader a questo livello, nelle quattro parti del Kurdistan, non ha precedenti nella storia. Madeleine Albright, allora Segretario di Stato americano, dichiarò che non si aspettavano una simile reazione, esprimendo vividamente la realtà dell’abbraccio del nostro popolo al suo leader. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha fornito il più grande esempio di resistenza carceraria affermando che le cospirazioni storiche non fermano gli sviluppi nelle condizioni di prigionia sull’isola di Imrali; anzi, li accelerano. Grazie alla sua resistenza in prigione durata 27 anni, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è diventato più forte ed è diventato il leader della libertà per tutta l’umanità e per le donne. In questi 27 anni, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha plasmato in modo sorprendente la mentalità curda. Attraverso la sua analisi della modernità capitalista e la sua critica del socialismo reale, ha donato all’umanità il paradigma della modernità democratica e del socialismo democratico che porteranno alla liberazione di tutta l’umanità. In questo modo, ha offerto all’umanità un’ideologia di liberazione nel mezzo delle gravi crisi che la modernità capitalista ha inflitto all’umanità. Promuovendo questa ideologia di liberazione, ha diffuso la sua leadership in tutto il mondo. Il XXI secolo sarà il secolo in cui l’umanità raggiungerà la democrazia e la libertà attraverso l’ideologia di liberazione del nostro leader. Anche la lotta per la libertà delle donne svolgerà un ruolo pionieristico nella creazione di questo secolo. Oggi, la cospirazione è stata respinta e in gran parte resa inefficace, ma non è stata completamente sconfitta e conclusa. Infatti, dopo l’Accordo di Parigi del 5 gennaio 2026, l’attacco ai quartieri curdi di Sheikh Maqsoud ed Eshrefiye ad Aleppo del 6 gennaio è stato il secondo attacco internazionale. La cospirazione è stata aggiornata e lanciata nella stessa regione in cui ebbe inizio la cospirazione internazionale del 1998. Proprio come la cospirazione del 15 febbraio 1999 fu un attacco per compiere il genocidio dei curdi nella persona del loro leader, l’attacco lanciato il 6 gennaio fu un attacco al paradigma del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, al sistema democratico da lui immaginato e alle conquiste che erano state conseguite. D’altro canto, si è trattato anche di un attacco mirato a sabotare il processo di pace e di una società democratica. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan mirava a porre fine agli infiniti conflitti in Medio Oriente con una soluzione politica e sociale basata sul concetto di nazione democratica in Medio Oriente, frenato e indebolito da conflitti etnici e religiosi. Il paradigma del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, seppur imperfetto e inadeguato, è stato messo in pratica nel Rojava e nella Siria settentrionale e orientale, creando un sistema democratico che servirà da esempio per l’intero Medio Oriente. Con il sostegno delle potenze internazionali e dello Stato turco, il governo ad interim di Damasco e le sue bande affiliate hanno attaccato il Rojava e la Siria settentrionale e orientale, con l’obiettivo di eliminare il sistema democratico che avrebbe dovuto fungere da modello democratico per il Medio Oriente, basato sul concetto di nazione democratica. In questo modo è stato inferto un duro colpo al sistema democratico nella Siria settentrionale e orientale, e il sistema democratico basato sulla nazione democratica è stato respinto fino ai confini del Rojava. Questa cospirazione, che attacca l’esistenza e la libertà dei curdi e mira al loro genocidio, è un attacco al sistema democratico che si cercava di instaurare in Medio Oriente, come nel 1999. Poiché l’attacco alla democratizzazione è essenzialmente un attacco all’esistenza e alla vita libera dei curdi, questa cospirazione internazionale è stata anche un attacco all’esistenza dei curdi e a tutte le loro conquiste nella regione, nonché ai valori comuni dei popoli. Così come il popolo curdo si è ribellato nelle quattro parti del Kurdistan e all’estero contro la cospirazione internazionale quando ebbe inizio il 9 ottobre 1998, riconoscendone gli obiettivi sinistri, si è ribellato ovunque contro questa cospirazione, consapevole che si tratta di un attacco all’esistenza curda e alla loro vita libera e democratica. Ha mostrato una reazione simile alla cospirazione del 1999 nelle rivolte per difendere il Rojava. Questa difesa è anche una difesa del paradigma del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e della vita libera e democratica del popolo curdo. Si tratta di assumersi la responsabilità delle conquiste ottenute nelle quattro parti del Kurdistan, frutto di decenni di lotta. Perché è stato chiaro che l’attacco al Rojava era un attacco all’intero popolo curdo e alle sue conquiste. L’attacco contro Sheikh Maqsoud, Eshrefiye, il Rojava e la Siria settentrionale e orientale è stato una cospirazione contro la democratizzazione del Medio Oriente e la libertà del popolo curdo. Rendiamo omaggio al nostro popolo e alle forze democratiche in ogni parte del Kurdistan che si sono ribellate a questa cospirazione. Consapevoli che la cospirazione continua, questo sostegno deve essere mantenuto e l’obiettivo della cospirazione deve essere completamente sventato. Nel 27° anniversario della cospirazione internazionale, invitiamo tutto il nostro popolo e i nostri popoli a sollevarsi con lo slogan “Libertà per il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, status per il Rojava”; ribadiamo il nostro impegno a continuare la nostra lotta contro la cospirazione fino alla fine e a raggiungere il nostro obiettivo di libertà per il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e il Kurdistan. Co-Presidenza del Consiglio esecutivo della KCK
February 13, 2026
UIKI ONLUS
Libertà per Rêber Apo, Status per il Rojava
Ci stiamo avvicinando al 28° anno dall’inizio della cospirazione internazionale contro il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, mentre il 15 febbraio si avvicina l’anniversario del rapimento del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Condanniamo fermamente tutti gli stati e le forze politiche coinvolte in questa cospirazione e ribadiamo che continueremo a lottare contro di essa finché il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan non sarà fisicamente liberato. Ricordiamo inoltre con gratitudine e rispetto i martiri che hanno dato la vita in azioni che seguivano lo slogan “Non potete oscurare il nostro sole!”. Sono stati in prima linea nella lotta contro la cospirazione internazionale. Non solo hanno costituito la barriera che ha impedito alla cospirazione di raggiungere il suo obiettivo, ma sono anche stati loro a gettare le basi per la lotta che è ancora in corso oggi. Sono la direzione e i valori morali della nostra lotta. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è stato straordinariamente concentrato e diligente nel sventare la cospirazione fin dall’inizio. Ha svolto il suo ruolo nel contrastare la cospirazione e nel rafforzare il nostro movimento per la libertà anche in condizioni di totale isolamento. Ha fatto sì che il nostro movimento e il nostro popolo conducessero una lotta più decisa. Salutiamo con rispetto e amore il nostro leader, che ha dimostrato grande resistenza contro la cospirazione per 27 anni. La cospirazione internazionale è stata attuata contro il progetto del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan per un Medio Oriente democratico, che egli cercava di creare in quel momento sulla base della libertà del popolo curdo e della fratellanza dei popoli. Vedevano i loro interessi nella continuazione di un simile Medio Oriente. Le potenze internazionali controllavano il Medio Oriente attraverso i loro collaboratori. Con il suo paradigma basato sulla fratellanza dei popoli e sulla soluzione della questione curda, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan mira a porre fine a questo ordine basato sulla collaborazione in Medio Oriente. La soluzione della questione curda aprirebbe la strada alla democratizzazione del Medio Oriente. Indebolire il collaborazionismo e aprire la strada alla democratizzazione significava spezzare la presa delle potenze egemoniche nella regione. Per questo motivo, le potenze internazionali cercarono di eliminare il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e il PKK, considerandoli ostacoli alla loro egemonia in Medio Oriente. La cospirazione internazionale ha preso di mira anche il paradigma della libertà femminile, che è il catalizzatore dello sviluppo della democrazia e della libertà. Questo perché le potenze egemoniche dominate dagli uomini vedono l’ideologia della libertà femminile come una grave minaccia ai propri sistemi dominati dagli uomini. Le potenze egemoniche pianificarono di raggiungere questi obiettivi emarginando il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e annientando il movimento per la libertà. A questo scopo hanno coinvolto in questa cospirazione molti paesi in una modalità senza precedenti e hanno lanciato un attacco contro il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan che gli avrebbe tolto ogni spazio al mondo. Il modo in cui è stata portata avanti questa cospirazione ha anche rivelato quanto temessero le idee del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e la sua linea ideologica e politica. Il nostro popolo nelle quattro parti del Kurdistan ha resistito a tutte le pressioni e si è barricato contro la cospirazione internazionale. Il nostro popolo in Europa non si è mai fermato; è rimasto in piedi durante tutto il processo di cospirazione e dopo il 15 febbraio, svolgendo un ruolo importante nel creare lo spirito di resistenza contro la cospirazione. Coloro che hanno messo in atto la cospirazione internazionale mirano a neutralizzare il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan imprigionandolo, a liquidare il PKK e a separare il nostro popolo dal suo leader e dal PKK. Tuttavia con lo spirito creato sotto lo slogan “Non potete oscurare il nostro sole”, il PKK e il nostro popolo si sono mobilitati per il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, prendendo una posizione storica contro i cospiratori. L’abbraccio del popolo curdo al nostro leader a questo livello, nelle quattro parti del Kurdistan, non ha precedenti nella storia. Madeleine Albright, allora Segretario di Stato americano, dichiarò che non si aspettavano una simile reazione, esprimendo vividamente la realtà dell’abbraccio del nostro popolo al suo leader. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha fornito il più grande esempio di resistenza carceraria affermando che le cospirazioni storiche non fermano gli sviluppi nelle condizioni di prigionia sull’isola di Imrali; anzi, li accelerano. Grazie alla sua resistenza in prigione durata 27 anni, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan è diventato più forte ed è diventato il leader della libertà per tutta l’umanità e per le donne. In questi 27 anni, il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha plasmato in modo sorprendente la mentalità curda. Attraverso la sua analisi della modernità capitalista e la sua critica del socialismo reale, ha donato all’umanità il paradigma della modernità democratica e del socialismo democratico che porteranno alla liberazione di tutta l’umanità. In questo modo, ha offerto all’umanità un’ideologia di liberazione nel mezzo delle gravi crisi che la modernità capitalista ha inflitto all’umanità. Promuovendo questa ideologia di liberazione, ha diffuso la sua leadership in tutto il mondo. Il XXI secolo sarà il secolo in cui l’umanità raggiungerà la democrazia e la libertà attraverso l’ideologia di liberazione del nostro leader. Anche la lotta per la libertà delle donne svolgerà un ruolo pionieristico nella creazione di questo secolo. Oggi, la cospirazione è stata respinta e in gran parte resa inefficace, ma non è stata completamente sconfitta e conclusa. Infatti, dopo l’Accordo di Parigi del 5 gennaio 2026, l’attacco ai quartieri curdi di Sheikh Maqsoud ed Eshrefiye ad Aleppo del 6 gennaio è stato il secondo attacco internazionale. La cospirazione è stata aggiornata e lanciata nella stessa regione in cui ebbe inizio la cospirazione internazionale del 1998. Proprio come la cospirazione del 15 febbraio 1999 fu un attacco per compiere il genocidio dei curdi nella persona del loro leader, l’attacco lanciato il 6 gennaio fu un attacco al paradigma del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, al sistema democratico da lui immaginato e alle conquiste che erano state conseguite. D’altro canto, si è trattato anche di un attacco mirato a sabotare il processo di pace e di una società democratica. Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan mirava a porre fine agli infiniti conflitti in Medio Oriente con una soluzione politica e sociale basata sul concetto di nazione democratica in Medio Oriente, frenato e indebolito da conflitti etnici e religiosi. Il paradigma del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, seppur imperfetto e inadeguato, è stato messo in pratica nel Rojava e nella Siria settentrionale e orientale, creando un sistema democratico che servirà da esempio per l’intero Medio Oriente. Con il sostegno delle potenze internazionali e dello Stato turco, il governo ad interim di Damasco e le sue bande affiliate hanno attaccato il Rojava e la Siria settentrionale e orientale, con l’obiettivo di eliminare il sistema democratico che avrebbe dovuto fungere da modello democratico per il Medio Oriente, basato sul concetto di nazione democratica. In questo modo è stato inferto un duro colpo al sistema democratico nella Siria settentrionale e orientale, e il sistema democratico basato sulla nazione democratica è stato respinto fino ai confini del Rojava. Questa cospirazione, che attacca l’esistenza e la libertà dei curdi e mira al loro genocidio, è un attacco al sistema democratico che si cercava di instaurare in Medio Oriente, come nel 1999. Poiché l’attacco alla democratizzazione è essenzialmente un attacco all’esistenza e alla vita libera dei curdi, questa cospirazione internazionale è stata anche un attacco all’esistenza dei curdi e a tutte le loro conquiste nella regione, nonché ai valori comuni dei popoli. Così come il popolo curdo si è ribellato nelle quattro parti del Kurdistan e all’estero contro la cospirazione internazionale quando ebbe inizio il 9 ottobre 1998, riconoscendone gli obiettivi sinistri, si è ribellato ovunque contro questa cospirazione, consapevole che si tratta di un attacco all’esistenza curda e alla loro vita libera e democratica. Ha mostrato una reazione simile alla cospirazione del 1999 nelle rivolte per difendere il Rojava. Questa difesa è anche una difesa del paradigma del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e della vita libera e democratica del popolo curdo. Si tratta di assumersi la responsabilità delle conquiste ottenute nelle quattro parti del Kurdistan, frutto di decenni di lotta. Perché è stato chiaro che l’attacco al Rojava era un attacco all’intero popolo curdo e alle sue conquiste. L’attacco contro Sheikh Maqsoud, Eshrefiye, il Rojava e la Siria settentrionale e orientale è stato una cospirazione contro la democratizzazione del Medio Oriente e la libertà del popolo curdo. Rendiamo omaggio al nostro popolo e alle forze democratiche in ogni parte del Kurdistan che si sono ribellate a questa cospirazione. Consapevoli che la cospirazione continua, questo sostegno deve essere mantenuto e l’obiettivo della cospirazione deve essere completamente sventato. Nel 27° anniversario della cospirazione internazionale, invitiamo tutto il nostro popolo e i nostri popoli a sollevarsi con lo slogan “Libertà per il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, status per il Rojava”; ribadiamo il nostro impegno a continuare la nostra lotta contro la cospirazione fino alla fine e a raggiungere il nostro obiettivo di libertà per il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e il Kurdistan. Co-Presidenza del Consiglio esecutivo della KCK
February 13, 2026
UIKI ONLUS