Source - BDS Italia - BDS Italia

BDS Italia - sezione italiana per il movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele

Non si affitta al genocidio
Il movimento BDS lancia due nuove petizioni per il turismo etico Hai una struttura ricettiva? Impegnati  affinchè il tuo B&B sia un’Oasi di pace. Sei un viaggiatore? Impegnati per evitare di prenotare dalle piattaforme Booking.com e AirBnB  I palestinesi si rivolgono alle aziende del settore alberghiero e ai turisti di tutto il mondo perchè chiedano che Israele sia chiamato a rispondere del genocidio a Gaza. Dal lancio della nostra campagna No Room for Genocide (Non si affitta al genocidio), si sono unite a noi tante piccole aziende del settore dell'ospitalità e del turismo etico, organizzazioni di base e persone responsabili in tutto il mondo. Stanno facendo pressione sui rispettivi governi affinché rispettino i loro obblighi legali e garantiscano che a coloro che sono stati coinvolti in crimini di guerra, apartheid e genocidio contro i palestinesi sia negato un rifugio sicuro nei loro territori.  Il movimento BDS ha appena lanciato due nuovi strumenti per rafforzare questa campagna. GESTISCI UN HOTEL, UN B&B, UN TREKKING O UN CAFFÈ, ECC? Ora anche tu puoi fare la tua parte, unendoti alle aziende del settore alberghiero e alle comunità locali e di vicinato per garantire che criminali di guerra e persone coinvolte in  genocidi non vengano ospitati: firma l’impegno a essere un’Oasi di Pace e unisciti alle sempre più numerose  aziende che stanno prendendo posizione in tutto il mondo.  FIRMA l’impegno per rendere la tua struttura un’Oasi di pace    QUANDO VIAGGI UTILIZZI BOOKING.COM E AIRBNB? Sapevi che queste piattaforme propongono affitti in strutture ricettive nelle colonie israeliane costruite illegalmente su terre rubate ai palestinesi? Questo è un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. Partecipa alla campagna BDS per fare pressione su entrambe le piattaforme affinché pongano fine alla loro complicità, firma l'impegno dichiarando che sei un viaggiatore che mette l’etica al primo posto.  Firma l’impegno a non utilizzare Booking.com e AirBnB   Come turista che pone l’etica alla base delle proprie scelte, considero il viaggio uno strumento per esplorare luoghi e contribuire positivamente agli scambi culturali. I crimini di guerra, l'apartheid e il genocidio non hanno nulla a che vedere con questo. È risaputo che Booking.com e Airbnb traggono profitto dall'apartheid e dalla pulizia etnica di Israele nei confronti delle comunità palestinesi, offrendo soggiorni in proprietà costruite nelle colonie illegali su terre rubate ai palestinesi. Rifiuto che questa forma di complicità con tali crimini faccia parte della mia esperienza di viaggio. Inoltre, nessuna di queste piattaforme ha istituito processi di due diligence per garantire che non vengano forniti servizi e ospitalità a criminali di guerra o a persone coinvolte nel genocidio. Booking.com, anzi, censura e applica ritorsioni alle strutture ricettive che esprimono solidarietà con i diritti dei palestinesi. Secondo le Nazioni Unite e le principali organizzazioni per i diritti umani (quali Amnesty International e Human Rights Watch), entrambe le piattaforme sono implicate nelle colonie illegali israeliane. Booking.com e Airbnb sono anche responsabili della gentrificazione di molti quartieri urbani, dell'ipercommercializzazione del turismo e dello sfruttamento delle strutture locali (B&B, hotel, case vacanza, ecc.). Con questa firma, mi impegno a non effettuare le mie prenotazioni tramite queste piattaforme finché non porranno fine alla loro complicità con l'apartheid e i crimini di guerra di Israele e a utilizzare piattaforme alternative o prenotare direttamente presso le proprietà ove possibile.   CONTESTO E INFORMAZIONI SULLA CAMPAGNA “NO ROOM FOR GENOCIDE Dal lancio della campagna di turismo etico No Room for Genocide (Non si affitta al genocidio) nel luglio 2025, il movimento BDS ha invitato i suoi partner, alleati e sostenitori in tutto il mondo a fare pressione sugli Stati affinché rispettino il loro obbligo di perseguire sul proprio territorio chi è coinvolto/a in crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio contro i palestinesi. Questo rientra nella responsabilità legale che, ai sensi del diritto internazionale, gli Stati hanno nel porre fine alla complicità e affermare il dovere di Israele di rispondere per il genocidio, l'apartheid e l'occupazione illegale della Palestina. Il lancio di questa campagna ha visto grandi mobilitazioni in tutto il mondo per fare in modo che i criminali di guerra siano chiamati a rispondere delle loro azioni e per costruire un consenso popolare intorno ai messaggi "Ban War Criminals" (No ai criminali di guerra) e "No Room for Genocide" (Non si affitta al genocidio). La campagna lavora su due piani: spingere gli Stati a modificare le politiche di ingresso nel paese (ad esempio imponendo un visto come fatto dalla Colombia in seguito al genocidio di Gaza) e fare pressione su aziende come Booking e Airbnb affinché pongano fine alla loro complicità nell'apartheid, nella pulizia etnica e nei crimini di guerra di Israele. A tal fine, stiamo mobilitando sostenitori e gruppi solidali in tutto il mondo, nonché proprietari di strutture ricettive che hanno preso o intendono prendere posizione contro il genocidio, l'apartheid e l'occupazione illegale di Israele. Scarica il nostro kit di strumenti per la campagna qui. Con questa petizione, invitiamo i singoli sostenitori e chi desidera viaggiare in modo etico a impegnarsi, quando possibile, a non effettuare prenotazioni di alloggi tramite Booking.com e Airbnb, poiché entrambe le piattaforme sono complici nell'apartheid, nella pulizia etnica e nei crimini di guerra di Israele contro le comunità palestinesi. Sui loro siti elencano strutture ricettive costruite nelle colonie illegali su terre palestinesi rubate, un crimine di guerra, come se fossero proprietà israeliane. Booking.com controlla il testo fornito per ogni annuncio immobiliare e censura attivamente le espressioni di sostegno ai diritti umani, in particolare ai diritti dei palestinesi. Inoltre, nessuna delle due società ha messo in atto processi di due diligence per garantire che le loro piattaforme non forniscano servizi e rifugio sicuro a criminali di guerra e a persone coinvolte in genocidio. Con questo impegno puoi aggiungere il tuo nome alla crescente pressione su queste aziende per porre fine alla loro complicità. Condividete i nostri due nuovi strumenti per il turismo etico.
Guerra US-Israele contro Iran: siamo contro la legge del più forte
AGGRESSIONE DI GUERRA ISRAELO-STATUNITENSE CONTRO L'IRAN: È ORA CHE LA MAGGIORANZA GLOBALE SI OPPONGA ALL'ORDINE DELLA LEGGE DEL PIÙ FORTE Nel condurre una guerra di aggressione spietata e criminale contro il popolo iraniano, l'asse genocida israelo-statunitense sta intensificando il suo tentativo di imporre il nuovo ordine della “legge del più forte” che minaccia l'umanità intera. Dato lo status senza precedenti di Israele come Stato più canaglia del mondo, per il genocidio di Gaza in diretta streaming, questa guerra va inquadrata come un tentativo disperato di riabilitare Israele, un regime di colonialismo, apartheid e genocidio, da parte dell'Occidente coloniale, guidato dall'imperatore autoproclamato degli Stati Uniti. Il massacro di almeno 165 studentesse iraniane e dei loro insegnanti, in gran parte ignorato o edulcorato dai media occidentali col loro tipico razzismo e la disumanizzazione nei confronti delle persone di colore, mette a nudo i veri obiettivi di questa aggressione da parte di due potenze nucleari canaglia. Israele, sostenuto dal regime di Trump, vuole dividere l'Iran e distruggere la coesione e la resilienza del suo popolo, come ha fatto in Iraq, Libano e Siria, tra gli altri Stati che ha preso di mira nella regione. L'intero spettro politico sionista israeliano, sostenuto da potenti gruppi sionisti ebraici e cristiani di estrema destra statunitensi, sta ora spingendo per una “Grande Israele” che comprenderebbe parti dell'Egitto, della Giordania, dell'Iraq e dell'Arabia Saudita, non solo la Palestina, il Libano e la Siria.
VOGLIAMO UN’ALTRA MUSICA!
Il Festival di Sanremo non è soltanto un concorso canoro, ma rappresenta uno dei più importanti eventi mediatici italiani che oltre a influenzare in modo significativo il mercato musicale nazionale  esprime anche il concorrente per l’Italia all’Eurovision Song Contest, manifestazione che ogni anno registra milioni di spettatori. I messaggi veicolati da questi due eventi esercitano un’influenza molto significativa sull’opinione pubblica, come dimostrato dall’edizione dello scorso anno, quando il cantante in gara Ghali fu pesantemente censurato attraverso un comunicato dell’allora Direttore Generale Gianpaolo Rossi letto in diretta dalla conduttrice di Domenica In, per aver espresso solidarietà al popolo palestinese vittima di un genocidio ancora in corso. Anche quest’anno, in seguito alla recente dichiarazione di Levante, che ha affermato che in caso di vittoria al Festival di Sanremo non parteciperebbe all’Eurovision Song Contest 2026 in segno di protesta per la presenza in gara di Israele, la Rai ha reso noto tramite un proprio comunicato di voler avviare una verifica preventiva sulle disponibilità degli artisti in gara, al fine di ottenere in anticipo un quadro complessivo delle loro intenzioni. L'obiettivo, come dichiarato da Claudio Fasulo, vicedirettore della Direzione Intrattenimento Prime Time della Rai, è rendere la decisione "vincolante per non perdere tempo". Questo atteggiamento censorio è inaccettabile. È evidente che indicare in anticipo la propria intenzione di partecipare o meno all’Eurovision, per ragioni di natura etica e morale, può essere un’interferenza grave nei meccanismi di valutazione degli artisti durante il Festival e sottopone i concorrenti a un vero e proprio ricatto. Come artisti, attivisti e lavoratori dello spettacolo pretendiamo che venga garantito un clima di rispetto, trasparenza e indipendenza, e che cessi immediatamente qualsiasi forma di pressione indebita. Facciamo appello a tutte le realtà cittadine, sociali e politiche per esprimere con forza la nostra opposizione a questa governance RAI e lanciamo una mobilitazione nazionale che tenga i riflettori accesi sulla Palestina durante la settimana del Festival di Sanremo. Rivendichiamo, in quanto cittadini, il diritto alla libera espressione, anche e soprattutto nei contesti di esibizione pubblica, dove l’atto performativo è per sua natura attraversato e informato da pensiero politico, nel rispetto dei valori democratici e pluralisti che la Rai e il Festival stesso dovrebbero garantire. Ribadiamo la nostra ferma opposizione all’operazione di art-washing da parte del Governo di Israele attraverso la partecipazione all’Eurovision Song Contest, e contestiamo l’appoggio di questa manovra da parte del Governo e della RAI. LISTA ADESIONI MOBILITAZIONE RAI BDS ITALIA USB RETE NO BAVAGLIO ARTISTS FOR PALESTINE VENICE FOR PALESTINE GLOBAL MOVEMENT TO GAZA MOVIMENTO STUDENTI PALESTINESI ITALIANI VOCI PER LA PALESTINA ULTIMA GENERAZIONE VIVA VIVA PALESTINA THOUSAND MADLEEN LIBERE CITTADINE PER LA PALESTINA ARCI ROMA XR ROMA NESSUN TEATRO ITALIANO E' COMPLICE DI GENOCIDIO    LISTA PRESIDI  Roma -  sede Rai di via Asiago 10;  18:30 del 25/2 Napoli - sede Rai di via marconi 9; 18:30 del 25/2 Milano - sede Rai di corso Sempione 27; ore 18:30 del 25/2 Torino - sede Rai di via Verdi 16; 18:30 del 24/2 Firenze - piazza Duomo (dietro il cupolone); ore 17 del 25/2 Bologna – SEDE RAI VIALE DELLA FIERA 13; ORE 17:30 DEL 26/2
February 25, 2026
BDS Italia - BDS Italia
Epstein: un'arma israeliana di estorsione di massa?
Jeffrey Epstein, responsabile di efferati crimini sessuali contro molte ragazze e giovani donne, avrebbe fornito per anni servizi preziosi all'apartheid israeliano, inclusi i suoi servizi di intelligence, come rivelato da Drop Site News. I media occidentali tradizionali hanno, come prevedibile, in gran parte censurato dal loro flusso di notizie sulle attività criminali di Epstein i suoi inconfutabili legami con leader israeliani, come l'ex Primo Ministro Ehud Barak (accusato di crimini sadici), alti ufficiali dell'intelligence israeliana, gruppi di pressione filo-israeliani, organizzazioni di coloni e figure chiave della lobby israeliana negli Stati Uniti. Robert Maxwell, il padre della complice di Epstein, Ghislaine Maxwell, era ampiamente noto come la "superspia di Israele". PERCHÈ QUESTO È IMPORTANTE? Perché svelare l'uso da parte di Israele di tali metodi criminali per ottenere influenza in molte capitali potrebbe contribuire a infrangere la sua "totale impunità" nel genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza e nell’intensificata pulizia etnica in Cisgiordania. Il genocidio in diretta streaming di Israele, il primo al mondo, e il suo regime di apartheid coloniale contro la popolazione palestinese autoctona non possono continuare senza la complicità di stati, aziende e istituzioni, principalmente nell'Occidente colonialista.
February 19, 2026
BDS Italia - BDS Italia
#BLOCKTHEBOAT: IL NOSTRO APPELLO ALL'AZIONE
Campagna #BLOCKTHEBOAT (Blocchiamo le navi) Chiediamo alla società civile mondiale di sensibilizzare l'opinione pubblica e fare pressione su proprietari di navi, gestori navali, società operative e compagnie assicurative affinché pongano fine ai trasferimenti illegali da/verso Israele e alla complicità con Israele. Chiediamo inoltre di esercitare pressioni sui governi affinché adottino misure immediate e norme che comprendano: I. Indagini:  1. Indagare su tutte le navi ragionevolmente sospettate di essere coinvolte in trasferimenti illegali, diretti e indiretti da/verso Israele, divulgare le polizze di carico e, se il carico è illegale, impedirne la consegna alla destinazione finale. 2. Negare l'accesso alle acque territoriali e ai porti e sequestrare qualsiasi nave che violi gli obblighi dello Stato ai sensi del diritto internazionale. II. Due diligence: 1. In linea con gli obblighi previsti dal diritto internazionale, attuare immediatamente misure rigorose di due diligence ed emanare ordinanze chiare per vietare l'accesso alle acque territoriali e ai porti e la fornitura di bandiere alle navi coinvolte nel trasferimento diretto o indiretto di rifornimenti a Israele che aiutano o assistono i suoi atti di genocidio, l'occupazione illegale o nel crimine di apartheid. In particolare, le navi che trasportano: i. Armi, attrezzature militari e a duplice uso o carburante destinati a Israele, alle sue industrie militari o alle aziende complici. ii. Armi, attrezzature militari e a duplice uso prodotte dall'industria militare e della “sicurezza” israeliana, che sostengono direttamente la capacità militare israeliana: questa è una parte essenziale dell'embargo militare. iii. Merci provenienti dagli insediamenti illegali di Israele nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est e le alture del Golan siriano occupate. iv. Merci che implicano il riconoscimento o forniscono aiuto o assistenza a Israele nella sua presenza illegale nei territori palestinesi occupati. 2. Garantire il rispetto delle ordinanze attraverso una revisione approfondita e trasparente della documentazione di spedizione, delle licenze di esportazione e importazione e dei certificati di destinazione finale, e istituire un sistema di controllo rafforzato delle “navi di interesse”, comprese le compagnie di navigazione/rotte/navi/classificate esplicitamente come coinvolte nel trasporto di merci sospette. III. Responsabilità: 1. Rispettare l'obbligo di garantire la responsabilità, anche assicurando che le compagnie coinvolte in trasferimenti illegali verso Israele siano ritenute legalmente responsabili. IV. Cooperazione: 1. Cooperare alla creazione e al mantenimento di un sistema di allerta internazionale per garantire una rapida due diligence, allerta e controllo.  Chiediamo in particolare ai sindacati dei marittimi e dei lavoratori portuali di mobilitarsi per garantire che:   1. i loro paesi non siano complici di Israele e del suo regime di occupazione illegale, genocidio e apartheid,  2. i loro colleghi e lavoratori sulle navi non siano, con o senza la loro previa conoscenza e consenso, messi in una situazione in cui diventano loro stessi gli esecutori del trasferimento illegale di armi e rifornimenti militari per il genocidio, l'apartheid e l'occupazione illegale di Israele. Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)
February 8, 2026
BDS Italia - BDS Italia
Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana 2026
La Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW) è uno strumento di mobilitazione della società civile a livello globale a sostegno della lotta di liberazione palestinese contro il regime pluridecennale di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. Serve a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'apartheid israeliana e a mobilitare il sostegno alle campagne strategiche del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). L’obiettivo è di porre fine alla complicità internazionale con questo sistema di oppressione come contributo significativo al suo smantellamento. Con una campagna popolare efficace e intersezionale, possiamo costruire una forza capace di smantellare il regime di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. A partire dal 21 marzo 2026, organizziamo la IAW intensificando le campagne di boicottaggio e disinvestimento e insistendo per ottenere sanzioni legali contro l'apartheid israeliana, prima di tutto con un embargo militare completo e l'espulsione di Israele dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e dai fora internazionali. Con questa IAW, non limitiamoci a informare sull'apartheid israeliana ma facciamo passi significativi per sostenere la lotta palestinese al fine dello smantellamento dell’apartheid. Questa IAW è un cammino per la giustizia, la libertà e l'uguaglianza, un cammino per porre fine al genocidio e all'apartheid. Compilate questo modulo per registrare gli eventi della IAW presso il Comitato internazionale di coordinamento della IAW. Rimanete sintonizzati per gli aggiornamenti del programma IAW. Tutte le attività della Settimana internazionale contro l’apartheid Israeliana (IAW) devono aderire ai principi antirazzisti del movimento BDS e rispettare le sue linee guida. La Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW) 2026 torna nelle università di tutto il mondo 21-28 marzo e oltre - LA PALESTINA CI LIBERA TUTTI Quest'anno la Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (IAW) torna alle sue radici nelle università di tutto il mondo, 21 anni dopo il primo evento IAW all'Università di Toronto, in Canada. Gli obiettivi della IAW erano quelli di smascherare l'apartheid israeliana, collegare la lotta di liberazione palestinese con altre lotte contro l'oppressione e costruire un sostegno per il movimento BDS guidato dai palestinesi. Questi obiettivi sono ora più importanti che mai di fronte al genocidio, all'occupazione illegale, al colonialismo d’insediamento e all'apartheid per mano di Israele contro il popolo palestinese. L'aggressione imperialista statunitense in Venezuela e in tutto il Sud globale, persino la sua minaccia di "prendere" territori controllati dai suoi alleati della NATO, dimostra che il genocidio in corso a Gaza, trasmesso in diretta, di USA -Israele, è solo il primo "esperimento" per introdurre una nuova era globale di legge del più forte. La costruzione di un'ondata globale e intersezionale di resistenza a tutte le forme di oppressione, razzismo, colonialismo e apartheid è quindi diventata una necessità esistenziale, non solo un dovere morale. Questo anno contiamo sul movimento studentesco che ha svolto un ruolo vitale nella nostra lotta, come hanno dimostrato le mobilitazioni che chiedono di boicottare e disinvestire da Israele. Dopo la feroce repressione a cui abbiamo assistito, soprattutto in Occidente, sosteniamo gli appelli di studenti, accademici e personale a riprendersi le università e a stare dalla parte giusta della storia. Le azioni contro la guerra del movimento studentesco sono state fondamentali anche nelle lotte contro le guerre genocide degli Stati Uniti in Vietnam e in Iraq, e contro il regime di apartheid in Sudafrica. La IAW esiste da 21 anni nelle università e altrove ed è diventata fondamentale per la costruzione dal basso delle campagne BDS. Le mobilitazioni intersezionali con gli studenti, i movimenti per la giustizia razziale, indigena, climatica, socio-economica e di genere, le comunità religiose, i sindacati e altri in tutto il mondo hanno reso il nostro movimento più ricco, forte e consapevole. Il merito è dell'impegno delle persone di coscienza in tutto il mondo che, soprattutto nell'Occidente coloniale profondamente complice, sono solidali con la lotta palestinese per porre fine al genocidio USA-Israele e smantellare il regime coloniale di apartheid di Israele, che dura da 77 anni. Incoraggiamo tutti a organizzare attività durante il periodo della IAW per amplificare l'appello alla liberazione della Palestina. La IAW avrà inizio nella Giornata internazionale per la discriminazione razziale, il 21 marzo 2026, includerà la Giornata della Terra palestinese il 30 marzo e andrà avanti fino ad aprile in altre parti del mondo. Il tema di quest'anno è "La Palestina ci libera tutti". Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)
January 30, 2026
BDS Italia - BDS Italia
Carrefour: dalla complicità all'autodistruzione. Tre anni di campagna
DAL 2022 CARREFOUR BENEFICIA DELLA COLONIZZAZIONE DI INSEDIAMENTO DELLA PALESTINA E DEL SISTEMA DI APARTHEID IMPOSTO DA ISRAELE. Facendo accordi con società coinvolte (Electra Consumers Products e la sua filiale Yenot Bitan), trae profitto dall'occupazione e viola il diritto internazionale. Le filiali israeliane di Carrefour forniscono pacchi dono ai soldati israeliani che stanno attuando il genocidio a Gaza, mentre fame e sete sono usate come armi contro i palestinesi. Ha inoltre all'attivo partnership con aziende israeliane che operano nell'ambito di analisi dati, intelligenza artificiale e cybersecurity, ritenute fondamentali per il controllo della popolazione palestinese. Sostenere l'economia degli insediamenti rafforza strutture che impediscono la fine dell'occupazione e contribuisce a perpetuare la privazione dei diritti fondamentali dei palestinesi. L'occupazione ha conseguenze devastanti sulla mobilità, sull'accesso alle risorse e sulla libertà economica della popolazione palestinese. Carrefour ha cessato le operazioni in diversi paesi mediorientali a causa del clima commerciale e delle pressioni di boicottaggio. E ora si prepara a lasciare anche l'Italia, dopo la vendita di Carrefour Italia alla società NewPrinces Group. VISTE LE GRAVI COMPLICITÀ DEL MARCHIO, CHIEDIAMO AL NUOVO ACQUIRENTE DI RESCINDERE AL PIÙ PRESTO OGNI LEGAME CON CARREFOUR SENZA ATTENDERE I TRE ANNI IPOTIZZATI PER LA SOSTITUZIONE DELLE INSEGNE, IN QUANTO QUESTE COMPLICITÀ CI RISULTANO ESSERE IN NETTO CONTRASTO CON IL CODICE ETICO DI NEWPRINCES GROUP.   Insieme, in questi anni, abbiamo costruito una campagna di boicottaggio che è stata molto più di un appello al consumo critico. È stato uno spazio di incontro, di organizzazione e di presa di parola collettiva alla quale hanno contribuito Ultima Generazione, Potere al Popolo!, Non Una Di Meno, Global Movement to Gaza, compagni e compagne dei sindacati di base e di altre realtà come Torino per Gaza, Bologna per la Palestina, il Vittoria a Milano, Ostiantifascita a Roma, Giovani Palestinesi a Bologna e tanti altri cittadini che si sono uniti alle nostre azioni. Abbiamo attraversato territori, intrecciato relazioni, portato il tema della complicità economica con il sistema di apartheid israeliano fuori dalle nicchie militanti e dentro il dibattito pubblico. Abbiamo informato, discusso, coinvolto nuove persone, rafforzato le reti già esistenti e contribuito a rendere visibile una responsabilità che spesso viene nascosta o normalizzata. Abbiamo praticato una forma di lotta dal basso, determinata e costante, che mette al centro la solidarietà con il popolo palestinese e il rifiuto di ogni complicità con colonialismo, occupazione e genocidio. UNA LOTTA CHE SI INSERISCE NEL PERCORSO PIÙ AMPIO DEL MOVIMENTO BDS, FATTO DI PRESSIONE, CONSAPEVOLEZZA E AZIONE COLLETTIVA. CARREFOUR LASCIA L'ITALIA, MA LA CAMPAGNA BDS È GLOBALE E LA DENUNCIA CONTINUA.   Continuiamo a boicottare, a organizzarci, a costruire alleanze e a lottare finché giustizia, libertà e autodeterminazione non saranno una realtà per la Palestina.
December 30, 2025
BDS Italia - BDS Italia
La solidarietà non è un reato – sugli arresti di Genova
Colpisce la notizia dei nuovi arresti in Italia di persone impegnate nella raccolta di fondi e nell’invio di aiuti umanitari destinati a Gaza e al popolo palestinese. Colpisce che parte dell’impianto accusatorio si fondi su documentazione prodotta dal governo di Israele , lo stesso governo che ha adottato misure legislative volte a criminalizzare l’azione umanitaria, colpendo deliberatamente chi, come l’Unrwa, opera a tutela della popolazione civile. Colpisce il fatto che l'Italia non solo non abbia messo in atto misure per contrastare il genocidio in Palestina, come richiesto dalla CIG, ma continui a cooperare con Israele e a legittimare dispositivi repressivi costruiti sulle fonti e sugli interessi di una potenza occupante accusata di genocidio. Il quadro complessivo è ormai evidente. Prima si bloccano i conti e gli aiuti umanitari, poi si criminalizza: * chi scende in piazza ed esercita il diritto di protesta e di sciopero * chi denuncia i crimini di uno stato genocida * chi tenta di fare arrivare aiuti Nella stessa direzione va il disegno di legge che, riprendendo la controversa definizione sull’antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), equipara la critica alle politiche dello Stato di Israele all’antisemitismo. L’obiettivo è chiaro: esportare in Europa il modello di repressione israeliano e spezzare la solidarietà crescente con il popolo palestinese. A questo tentativo occorre rispondere con fermezza, rendendo la solidarietà visibile, collettiva e non negoziabile. Difenderla oggi significa difendere i diritti umani, il diritto internazionale e la stessa possibilità di dissenso democratico. Per questo, per noi, tacere non è un’opzione.   BDS ITALIA
December 29, 2025
BDS Italia - BDS Italia
CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PRESENTAZIONE DOSSIER LEONARDO S.P.A.
9 DICEMBRE 2025 – CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PER LA PRESENTAZIONE DEL DOSSIER SU LEONARDO S.P.A.: PIOVONO EURO SULL’INDUSTRIA “NECESSARIA” DI CROSETTO E LEONARDO S.P.A.   Martedì 9 dicembre, su invito della deputata Stefania Ascari (M5S, Presidente dell'Intergruppo per la Pace tra la Palestina e Israele), BDS ITALIA presenterà un dossier sulle complicità di Leonardo S.p.A. nei crimini di guerra commessi in Palestina. Interverranno: Stefania Ascari (Deputata M5S), Arnaldo Lomuti (Commissione Difesa), Anthony Aguilar (ex contractor Gaza Humanitaria Foundation), Stefania Maurizi (giornalista d’inchiesta), Michela Arricale (avvocata), Rossana De Simone (attivista Peacelink), Raffaele Spiga (attivista BDS Italia). Diretta streaming sulla Web TV della Camera dei Deputati. Negli ultimi decenni l’Italia è diventata uno dei partner europei più fedeli a Israele. Con Leonardo in prima fila, la nostra industria è parte integrante del circuito che alimenta i crimini contro l’umanità e legittima il colonialismo. Il dossier denuncia tali complicità, evidenziando come le scelte politiche e industriali italiane non siano neutrali ma contribuiscano concretamente a rafforzare il regime israeliano di apartheid e occupazione. Leonardo S.p.A. intrattiene da oltre un decennio una cooperazione strutturale con il settore militare israeliano. Nel 2012 Israele ha acquistato 30 aerei M-346, oggi impiegabili con oltre dieci tipologie di armamenti, mentre l’Italia ha acquisito 1 satellite Optsat-3000 e 2 velivoli radar G550 CAEW nell’ambito dello stesso accordo. La presenza industriale diretta di Leonardo in Israele comprende tre sedi della controllata DRS RADA Technologies e una partecipazione del 12% nella società Radsee Technology. Il dossier rileva inoltre che Israele può rivendere a terzi i M-346 ricevuti, come avvenuto con la Grecia tramite Elbit Systems. Leonardo ricopre un ruolo significativo anche nel programma internazionale F-35, di cui l’Italia ospita la linea di assemblaggio e produzioni critiche. Tali elementi delineano un quadro di integrazione industriale e tecnologica che contribuisce alla disponibilità operativa dei sistemi in uso nelle forze armate israeliane. Il movimento globale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), che rappresenta la più grande coalizione della società civile palestinese richiama l’Italia ai propri obblighi derivanti dalle sentenze della Corte internazionale di giustizia, tra cui l’imposizione di un embargo militare totale a Israele compreso il commercio bilaterale, il trasferimento e il transito di materiale militare e a duplice uso, i partenariati, la formazione congiunta, la ricerca accademica e altre forme di cooperazione militare. Questo tipo di sanzioni è tra gli obiettivi a cui il movimento BDS si pone di arrivare attraverso campagne d’informazione, pressione pubblica  e denuncia delle complicità.  DOSSIER DA SCARICARE: Piovono euro sull'industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo SpA Le relazioni con Israele.   DETTAGLI Conferenza Stampa di presentazione dossier Piovono euro sull’industria ‘necessaria’ di Crosetto e Leonardo S.p.A. Martedì 9 dicembre 2025 – ore 13:00 Sala stampa Camera dei Deputati  Via della Missione 4, Roma Interverranno: * Stefania Ascari - Parlamentare della Camera dei deputati e Presidente Intergruppo per la Pace tra la Palestina e Israele (M5S) * Arnaldo Lomuti – Parlamentare della Camera dei deputati e Segretario Commissione Difesa (M5S) * Anthony Aguilar – ex-contractor (UG Solutions) che ha rivelato ruolo della Gaza Humanitarian Foundation (in collegamento alle 13:30) * Stefania Maurizi – Giornalista d'inchiesta, collabora con "Il Fatto Quotidiano", dopo aver lavorato per Repubblica e l'Espresso. Ha lavorato a tutti i documenti segreti di WikiLeaks * Michela Arricale - Avvocata, attivista e giurista impegnata nei settori del diritto e delle relazioni internazionali, dei diritti umani e della giustizia globale. * Rossana De Simone – Autrice del dossier, attivista antimilitarista. Ha promosso la nascita nel 1991 dell'agenzia per la riconversione dell'industria bellica in Lombardia. Fa parte della redazione di "PeaceLink" * Raffaele Spiga – Attivista per i diritti umani in BDS Italia (Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni). Campagna Embargo Militare contro Israele Diretta streaming sulla Web TV della Camera dei Deputati alle ore 13. La registrazione della conferenza stampa sarà disponibile sul sito nei quindici giorni successivi. Saranno distribuite copie stampate del dossier ai presenti. Si invitano giornalisti e giornaliste che volessero partecipare in presenza ad inoltrare  richiesta con proprio nome e cognome a bdscomunicazione@gmail.com
December 5, 2025
BDS Italia - BDS Italia
Farmaci TEVA: sempre più comuni dicono “No, grazie!”
"Il nostro potere d'acquisto sarà la chiave che deciderà il futuro, che deciderà il nostro destino in questo Paese" (Mkhuseli "Khusta" Jack, politico e attivista sud africano) Laddove i governi si mostrano ciechi e muti di fronte al mancato rispetto del Diritto Internazionale e della dignità umana, calpestati da un genocidio e da un opprimente stato di apartheid, i cittadini e le amministrazioni locali possono fare il primo passo mostrando la via possibile da percorrere per agire concretamente contro uno Stato, quello di Israele, che sembra godere della totale impunità a livello internazionale. Lo dimostrano le azioni intraprese in questi mesi da diverse amministrazioni locali, riguardanti l’interruzione dei rapporti commerciali con aziende israeliane e, in particolare, con la multinazionale farmaceutica TEVA, leader mondiale nella produzione di farmaci generici. TEVA é da tempo oggetto di una specifica campagna di boicottaggio da parte di BDS Italia e Rete Sanitari per Gaza (Campagna “Teva? No grazie!”), in quanto rea di trarre profitto dal sistema di occupazione israeliano contribuendo allo stesso tempo al finanziamento e al mantenimento della situazione illegale nei territori palestinesi occupati[1]. La disamina di quanto fatto da alcune amministrazioni locali italiane da un lato può essere utile per chi vorrà intraprendere un percorso simile, avendo a disposizione esempi e possibili modalità attuative[2], dall’altro mostra come nel corso del 2025 ci sia stata una pulsante mobilitazione dal basso innescata dall’evidenza drammatica dell’inoperosità degli organi statali e anzi della loro sostanziale complicità nei confronti delle azioni genocidiarie dello stato di Israele. Uno dei primi Comuni a mobilitarsi è stato quello di Sesto Fiorentino, con l’approvazione a fine giugno di una delibera[3] per l’interruzione di ogni forma di relazione istituzionale con governo, enti e istituzioni israeliane o collegate al governo israeliano. Con la delibera il Comune invitava, altresì, le società e gli enti partecipati, di cui il Comune è socio, a valutare l’applicazione di misure analoghe anche con l’adesione a campagne di boicottaggio di prodotti realizzati da aziende israeliane o a capitale israeliano. Una delle conseguenze che ha avuto più eco nei mass media è stata la sospensione degli accordi commerciali con l’azienda TEVA. In pratica, nelle otto farmacie comunali di Sesto Fiorentino, i farmaci da banco di aziende israeliane non sono più oggetto di promozione e non vengono messi in vista, ma possono comunque essere richiesti, così come continuano ad essere forniti alcuni farmaci non sostituibili o che fanno parte di terapie già avviate. Successivamente anche altre amministrazioni comunali hanno fatto scelte analoghe, aderendo, nelle modalità a loro disponibili, o invitando al boicottaggio di prodotti israeliani tra cui i farmaci a marchio TEVA. È il caso, ad esempio, dei comuni di Poggibonsi[4], di Calenzano, di Corinaldo e di Rosignano Marittimo[5]. Quest’ultimo, nello specifico, con una delibera di luglio ha rivolto un atto di indirizzo alla società controllata che gestisce le farmacie comunali del territorio disponendo di interrompere gli acquisti di farmaci, parafarmaci e cosmetici israeliani fino a quando non sarà ripristinato il rispetto del diritto internazionale; lo stesso è stato disposto dagli altri Comuni soci della società, Castellina e Montescudaio. In questo caso la delibera ricordava nelle premesse le numerose risoluzioni ONU (dal 1947 in poi) esplicitanti i diritti dei palestinesi all’autodeterminazione, all’indipendenza e al ritorno. Diritti che il popolo palestinese, è bene ricordare, non vede neanche lontanamente applicati. Il rispetto del diritto internazionale viene richiamato anche nella delibera del Comune di Campi Bisenzio[6] con cui l'amministrazione ha disposto “l’interruzione di ogni forma di relazione istituzionale ed economica con i rappresentanti del Governo israeliano, nonché con enti e istituzioni direttamente riconducibili allo Stato di Israele, fino a quando non sarà ripristinato il rispetto del diritto internazionale". È di agosto, invece, un’analoga delibera del Comune di Barberino Tavarnelle[7]. Da sottolineare come in questo caso il comune invitasse all’azione concreta anche lo Stato Italiano indirizzando ad esso la necessità di sospendere i rapporti economici e commerciali con Israele. Il sindaco stesso ha ribadito, inoltre, l’importanza di utilizzare la strategia della spesa critica, ovvero del boicottaggio mirato, per esercitare pressione economica sul governo israeliano. Il Comune di Rovereto[8] ha, invece, assunto un diverso approccio. A seguito di una raccolta firme promossa da un gruppo di cittadini, il Comune ha previsto di adottare le seguenti iniziative tramite Società Multiservizi Rovereto: utilizzo di materiale informativo sulla disponibilità nelle farmacie comunali di farmaci equivalenti  alternativi a quelli di origine israeliana, lasciando in tal modo all’utente la discrezionalità di scelta, e l’organizzazione di una raccolta farmaci o fondi da donare ad una associazione umanitaria operante nel territorio di Gaza. A settembre il Comune di Jesi[9] con una delibera di giunta ha chiesto alle società che hanno in gestione le farmacie comunali di interrompere la vendita di farmaci a marchio TEVA sostituendoli con farmaci equivalenti, esplicitando di aver accolto la proposta della campagna nazionale “Teva? No, grazie!”. Il Consiglio Comunale di Castelnuovo Rangone[10] ha approvato una mozione che chiede di adottare le stesse misure, di nuovo citando la campagna nazionale di boicottaggio di TEVA. Da sottolineare, infine, che anche alcune farmacie private si sono mosse negli ultimi mesi aderendo al boicottaggio dei farmaci TEVA. E’ il caso, ad esempio, della farmacia Salustri di Loreto e della farmacia Usai di Bari Sardo che ha preso la decisione di non vendere più i farmaci del marchio TEVA per “una collettiva presa di posizione etica”[11]. Dopo questa esposizione, non esaustiva, di diversi casi di amministrazioni comunali impegnate nel concretizzare il loro impegno al rispetto del diritto internazionale attraverso azioni di boicottaggio, ovvero di pressione economica, è il momento di considerare alcuni importanti aspetti pratici. In primis è importante leggere con accortezza quanto riportato dai giornali: alcune semplificazioni giornalistiche possono indurre in inganno facendo credere che il Comune abbia deciso di eliminare tout court tutti i farmaci a marchio TEVA dalle farmacie comunali senza evidenziare correttamente l’iter seguito che contempla, invece, l’approvazione di mozioni di indirizzo dei Consigli Comunali, e/o di delibere di Giunta indirizzate alle aziende partecipate o controllate che gestiscono le farmacie comunali, a cui viene richiesto di accogliere delle indicazioni che non si configurano come imposizioni, in quanto le decisioni sugli approvvigionamenti rimangono di competenza degli amministratori delle aziende, le quali sono soggetti a parziale (o totale, a seconda dei casi) controllo pubblico che operano in un mercato privato in regime di libera concorrenza. Analogamente, nessuna delibera di Giunta ha imposto di recedere dai contratti di fornitura in essere, né ha chiesto di privare i cittadini di farmaci essenziali: qualora dei farmaci a marchio TEVA non siano sostituibili, le aziende continuano a fornirli, nel rispetto del diritto alla salute. In tutti i casi esposti un ruolo centrale viene assunto dall’esigenza del rispetto del Diritto Internazionale, richiamato da diverse giunte comunali. Così una consigliera del Comune di Castelnuovo risponde ai vari commenti di critica: “La mozione segue il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024. Non è ideologia, ma una responsabilità legale. Non si tratta di un’opinione, ma di un dovere istituzionale: non finanziare ciò che il diritto internazionale condanna». In questo momento storico in cui il Diritto, assieme all’umanità, sembra non avere più importanza, proiettandoci in una realtà distopica, è dal basso, dalla società, dalle amministrazioni locali, che sembra arrivare un richiamo per il ripristino di un ordine morale e legislativo necessario per la tutela di tutti. E questo richiamo non deve essere momentaneo, dato dall’urgenza di fermare il genocidio nella Striscia di Gaza, ma deve avere eco fino a quando tutti i diritti dei palestinesi non verranno attuati. Come ha sottolineato il Sindaco di Sesto Fiorentino, “la campagna di boicottaggio [...] finirà quando sarà ripristinato il diritto internazionale, quando smetteranno di uccidere le persone e occupare i territori.”  [1] Si veda Dossier Campagna “TEVA: no grazie!” [2] Per ulteriori informazioni per gli enti territoriali, tra cui facsimili di atti, si veda: https://www.entiterritorialiperlapalestina.it/ [3]  https://www.comune.sesto-fiorentino.fi.it/novita/comunicati/sesto-fiorentino-stop-alla-vendita-di-prodotti-israeliani-tutte-le-farmacie [4] http://radiosienatv.it/poggibonsi-farmacia-comunale-dice-no-a-prodotti-di-aziende-israeliane-legate-ai-conflitti/ [5] https://www.comune.rosignano.livorno.it/Novita/Comunicati/BOICOTTAGGIO-COMMERCIALE-NO-ALL-ACQUISTO-DI-FARMACI-PARAFARMACI-E-COSMETICI-PRODOTTI-DA-AZIENDE-ISRAELIANE-FINO-A-QUANDO-NON-SARA-RIPRISTINATO-IL-RISPETTO-DEL-DIRITTO-INTERNAZIONALE [6] https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/campi-bisenzio-rompe-con-israele-961f7d44 [7] https://drive.google.com/file/d/1uEl0-hPe5n8RekC96B_TRjySNEMhUDm_/view?usp=drive_link [8] https://www.iltquotidiano.it/articoli/a-rovereto-le-farmacie-comunali-segnaleranno-i-prodotti-israeliani-ai-clienti/ [9] https://www.centropagina.it/jesi/attualita-farmacie-comunali-prodotti-teva/ [10] https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2025/10/02/news/caso-teva-paradisi-frena-il-pd-farmaci-israeliani-garantiti-1.100769237  [11] https://www.italiachecambia.org/2025/07/boicottare-israele-ogliastra/
October 27, 2025
BDS Italia - BDS Italia
Linee guida del PACBI relative ai film israeliani complici
In risposta alla crescente richiesta da parte dei lavoratori del settore cinematografico e degli attivisti del BDS a livello globale, la Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) illustra di seguito come le linee guida del BDS si applicano ai film (e alle produzioni televisive) israeliani complici *. Dall'inizio del genocidio in corso da parte di Israele contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza, il PACBI, membro fondatore della grande coalizione palestinese che guida il movimento globale BDS, ha ricevuto molte richieste di informazioni sui film israeliani. Speriamo che questo articolo possa aiutare a rispondere a queste domande. Incoraggiamo i programmatori, i produttori, i distributori e tutti gli altri a verificare attentamente le complicità dei film israeliani, a leggere questo articolo e a contattarci se e quando incontreranno zone d'ombra. Più di 5.000 operatori cinematografici internazionali, tra cui figure di spicco di Hollywood, si sono impegnati a rifiutare di lavorare con società e istituzioni cinematografiche israeliane complici. Un numero crescente di festival e istituti cinematografici internazionali ha avvallato il boicottaggio culturale di Israele, tra cui l'IDFA, il più grande festival di documentari del mondo, e il BlackStar, anche noto come il "Black Sundance". Apprezziamo vivamente questa significativa solidarietà! Il PACBI propone questo articolo come ulteriore riferimento. * D'ora in poi, per "film" intendiamo lungometraggi, documentari, cortometraggi e tutti gli altri film, nonché le produzioni televisive. Quindi useremo solo il termine "film" per indicare tutti i prodotti cinematografici e televisivi. 1. Importante background (da leggere per primo) La maggior parte dei film israeliani oggi sono finanziati e prodotti in condizioni di inconfutabile complicità nel mascherare o giustificare il regime di oppressione di Israele contro il popolo palestinese. Questa complicità comprende l'accettazione di finanziamenti con condizioni politiche o da parte di entità israeliane profondamente complici che traggono profitto dall'operare in insediamenti illegali o dall'apartheid. La stragrande maggioranza delle case di produzione israeliane non ha mai preso provvedimenti significativi per affrontare la propria persistente colpevolezza, anche nel contesto del genocidio di Israele a Gaza. Tuttavia, le due condizioni per cui le istituzioni culturali israeliane - comprese le società di produzione cinematografica e televisiva, le fondazioni, i distributori e altri - possono essere esentate dal boicottaggio sono chiare e sono riportate di seguito. Il PACBI sostiene il diritto universale alla libertà di espressione come indicato nel diritto internazionale. Queste condizioni sono state in parte ispirate dalla lotta contro l'apartheid in Sudafrica. Come espresso nelle linee guida del BDS per il boicottaggio culturale internazionale di Israele: "Per porre fine alla loro collusione con il regime di occupazione, colonialismo e apartheid di Israele e non essere boicottabili, le istituzioni culturali israeliane devono soddisfare due condizioni fondamentali: a. Riconoscere pubblicamente i diritti inalienabili del popolo palestinese sanciti dal diritto internazionale (compresi i tre diritti fondamentali contenuti nell'appello BDS del 2005) e b. Porre fine a tutte le forme di complicità nella violazione dei diritti dei palestinesi, come stabilito dal diritto internazionale, comprese le politiche e le pratiche discriminatorie e i vari ruoli nell'oscurare o giustificare le violazioni di Israele del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi". Queste condizioni saranno citate di seguito, quindi vi invitiamo a tenerle a mente. A prescindere dalle posizioni personali che i registi possono esprimere o sviluppare in seguito al sostegno dei diritti dei palestinesi, queste posizioni possono essere accolte con favore, ma se i loro film sono stati realizzati in condizioni di complicità nel mascherare l'oppressione, ciò non può essere annullato. I film rimarranno boicottabili secondo le linee guida del BDS. Le opinioni personali del regista, in ogni caso, non sono strettamente rilevanti per la questione in oggetto. Il BDS, compreso il PACBI, prende di mira le istituzioni complici, non gli individui in base alla loro identità o alle loro convinzioni [†]. Il contenuto di qualsiasi prodotto culturale, compresi i film, non è strettamente rilevante per determinare se è boicottabile secondo le linee guida BDS [‡]. Questo fattore deve essere preso in considerazione soprattutto dagli operatori del settore cinematografico. Anche in questo caso, il PACBI si attiene alle definizioni di libertà di espressione accettate a livello internazionale. Detto questo, qualsiasi film chiaramente propagandistico proveniente da qualsiasi Stato sarebbe sicuramente rifiutato dai festival progressisti e da altri per motivi di buon senso. Il PACBI riconosce e comprende tali boicottaggi di buon senso. Sebbene alcune società e istituzioni cinematografiche e televisive internazionali possano affermare di basare le loro decisioni di programmazione interamente sul merito artistico, in realtà questo è raramente, se non mai, il caso. Le condizioni di finanziamento e di produzione etica di un particolare prodotto non possono essere ignorate in una valutazione complessiva. Quando queste condizioni possono costituire una complicità nel mascherare il genocidio, l'apartheid e l'occupazione militare, l'approccio eticamente coerente è quello di insistere nel fare indagini concrete su questa complicità. † Nel contesto della normalizzazione, la questione può essere più sfumata (vedi parte 8). ‡ Come sopra. 2. I film israeliani sono da boicottare se sono prodotti da aziende di produzione israeliane complici Linee guida del BDS (enfasi aggiunta): "Come regola generale, le istituzioni culturali israeliane, fino a prova contraria, sono complici del mantenimento dell'occupazione israeliana e della negazione dei diritti fondamentali dei palestinesi, sia attraverso il loro silenzio che attraverso il loro effettivo coinvolgimento nel giustificare, mascherare o comunque deviare deliberatamente l'attenzione dalle violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani. Di conseguenza, queste istituzioni, tutti i loro prodotti e tutte le attività che sponsorizzano o sostengono devono essere boicottate dalle organizzazioni culturali e dagli operatori culturali di tutto il mondo". In altre parole, i film prodotti o co-prodotti da una società di produzione israeliana complice sono boicottabili secondo le linee guida del BDS. Per fare un caso ipotetico: se un singolo regista israeliano realizza un film attraverso la propria casa di produzione, o un'altra casa di produzione israeliana, e se questa casa di produzione non ha soddisfatto le due condizioni di cui sopra, allora questo film è complice, poiché viola le linee guida del BDS. Dovrebbe essere boicottato. 3. I film israeliani sono da boicottare se sono prodotti con fondi provenienti da enti statali/pubblici condizionati politicamente Linee guide del BDS: "I prodotti culturali israeliani che ricevono finanziamenti statali come parte dei diritti del singolo operatore culturale in quanto cittadino che paga le tasse, senza che questi sia tenuto a servire gli interessi politici e propagandistici dello Stato, non sono boicottabili [solo su questa base]. Accettare tali vincoli politici, invece, trasformerebbe chiaramente il prodotto culturale in una forma di complicità, contribuendo agli sforzi di Israele di mascherare o oscurare la sua realtà coloniale e di apartheid, e lo renderebbe di conseguenza boicottabile". La Fondazione Rabinovich, il più grande fondo cinematografico israeliano, ha effettivamente posto tali condizioni politiche su tutti i suoi finanziamenti almeno tra il 2017 e il 2023. Per saperne di più, si può leggere qui e qui. Pertanto, tutti i film finanziati dalla Rabinovich realizzati in questo periodo sono boicottabili su questa base, secondo le linee guida del PACBI. Un altro fondo, il Nuovo Fondo per il Cinema e la Televisione (NFCT), ha analogamente aggiunto condizioni politiche ai finanziamenti almeno tra il 2022-23 e pertanto tutti i suoi film realizzati in questo periodo sono boicottabili su questa base. Gli altri tre principali fondi cinematografici pubblici/statali israeliani sono l'Israel Film Fund, il Gesher Multicultural Film Fund e la Makor Foundation for Israeli Film and Television. Tutti i film realizzati con il sostegno di questi tre fondi pubblici/statali (così come i film finanziati dalla Fondazione Rabinovich o dalla NFCT al di fuori del periodo in cui le condizioni politiche erano esplicitamente legate ai finanziamenti) devono essere valutati caso per caso, in relazione a tutti gli altri criteri elencati in questo articolo. Anche la Lotteria nazionale israeliana (Mifal HaPais) finanzia spesso film ed è un ente pubblico. Tuttavia, non è finanziata dalle tasse e l'iscrizione alla lotteria è volontaria, a differenza delle tasse. Pertanto, il PACBI non può ragionevolmente considerare i suoi fondi un diritto del contribuente. Per questo motivo, i film finanziati dalla Lotteria nazionale israeliana - un'entità profondamente complice - sono boicottabili secondo le linee guida del BDS. Un ulteriore contesto importante è il fatto, ben documentato, che i registi israeliani si autocensurano sistematicamente, omettendo qualsiasi critica significativa al sistema di oppressione israeliano, al fine di accedere ai fondi pubblici/statali, indipendentemente dal fatto che le condizioni politiche siano esplicitamente collegate o meno. Tale autocensura costituisce chiaramente una complicità nell'imbiancare l'oppressione di Israele contro i palestinesi, sebbene sia difficile da dimostrare in casi specifici. Il PACBI incoraggia un'indagine approfondita su tutti gli aspetti della complicità. 4. I film israeliani sono da boicottare se sono prodotti con fondi provenienti da soggetti privati complici Questi soggetti privati israeliani complici includono le emittenti televisive Hot (Hot Telecommunication Systems Ltd.) e yes. (Bezeq; ex D.B.S. Satellite Services Ltd.). Queste società sono citate nel database delle Nazioni Unite delle società che traggono profitto dagli insediamenti illegali di Israele perché questo costituisce un crimine di guerra. Tutti i film finanziati, prodotti o altrimenti creati da questi soggetti privati israeliani complici e dalle loro filiali sono essi stessi complici e dovrebbero essere boicottati secondo le linee guida del BDS. Va notato che alcuni film israeliani sono realizzati con un misto di fondi pubblici e privati e quindi devono essere attentamente valutati secondo tutti i criteri di questo articolo. 5. I film commissionati da Israele e dai suoi gruppi di pressione sono da boicottare Il PACBI fa una distinzione tra prodotti finanziati e prodotti commissionati. I due punti precedenti hanno riguardato i progetti che hanno ricevuto un finanziamento, ad esempio attraverso un processo di candidatura. Questo punto riguarda i prodotti commissionati. Nelle linee guide del BDS leggiamo: “Un prodotto culturale è boicottabile se è commissionato da un ente ufficiale israeliano o da un'istituzione non israeliana che serve il marchio Israele o scopi propagandistici simili... consideriamo tutti i prodotti culturali non israeliani (ad esempio, internazionali, palestinesi) che sono finanziati da enti ufficiali israeliani o da organizzazioni internazionali del “Brand Israel” (Marchio Israele) come commissionati e a sfondo politico, quindi soggetti a boicottaggio". I film commissionati dall’Israele genocida o dai suoi gruppi di pressione sono intrinsecamente motivati politicamente e quindi boicottabili. Ciò si distingue dal fatto di essere finanziati o prodotti da enti pubblici o privati, di cui si parla nelle parti 3 e 4. Anche i film non israeliani finanziati da Israele o da gruppi di pressione sono intrinsecamente motivati politicamente. Li consideriamo non diversi dai prodotti commissionati e quindi boicottabili. Per non israeliani non intendiamo i film realizzati da palestinesi indigeni con cittadinanza israeliana, per i quali esistono linee guida dipendenti dal contesto. 6. I film che violano le linee guida anti-normalizzazione sono da boicottare Linee guida del BDS: "Le attività, i progetti, gli eventi e i prodotti culturali che coinvolgono i palestinesi e/o altri arabi da una parte e gli israeliani dall'altra (siano essi bi o multi laterali) che si basano sulla falsa premessa della simmetria/parità tra oppressori e oppressi o che presuppongono che sia i colonizzatori che i colonizzati siano ugualmente responsabili del “conflitto” sono forme intellettualmente disoneste e moralmente riprovevoli di normalizzazione che dovrebbero essere boicottate". Questo vale per qualsiasi film, israeliano o meno (compresi quelli con cast e troupe israeliani e palestinesi) che violi le linee guida anti-normalizzazione del movimento BDS. Resistere alla normalizzazione è una componente essenziale della lotta per la liberazione della Palestina nel contesto più ampio della regione araba. Per saperne di più, consultare le Linee guida anti-normalizzazione del Movimento BDS. 7. I film di registi o attori che agiscono volontariamente come ambasciatori dell’Israele genocida sono da boicottare Alcuni registi e attori israeliani, tra altri artisti, hanno assunto con entusiasmo il ruolo di ambasciatori culturali di Israele. Tra questi Gal Gadot, che ha organizzato proiezioni di propaganda genocida e giustificativa prodotta dall'esercito israeliano, e Shira Haas, che ha prestato la voce fuori campo per la propaganda razzista e genocida del governo israeliano. Di conseguenza, poiché agiscono come ambasciatori del genocidio e dell'apartheid, piuttosto che come semplici individui, i loro film, israeliani o meno, sono boicottabili secondo i criteri istituzionali del BDS. Il PACBI ha una soglia elevata per determinare se un particolare individuo sia effettivamente un ambasciatore culturale dell'apartheid israeliano. Contattateci se non siete sicuri. 8. Le proiezioni internazionali di film israeliani sono boicottabile se sponsorizzate dai suoi gruppi di pressione o da istituzioni complici Linee guida del BDS: "Un EVENTO/INIZIATIVA culturale è boicottabile se è parzialmente o totalmente sponsorizzata da un ente ufficiale israeliano o da un'istituzione complice... un evento/iniziativa pubblica svolta sotto la sponsorizzazione/egida di o in affiliazione con un ente ufficiale israeliano o un'istituzione complice costituisce complicità e quindi deve essere boicottata. Lo stesso può valere per il sostegno o la sponsorizzazione da parte di istituzioni non israeliane che servono a scopi di branding/propaganda di Israele". Se l'ambasciata israeliana, i gruppi di pressione israeliani o le istituzioni israeliane complici sponsorizzano o sostengono in altro modo la proiezione di un film, allora tale proiezione è boicottabile, indipendentemente dal fatto che il film stesso sia boicottabile secondo le linee guida del BDS. 9. Le attività di una figura del mondo cinematografico israeliano sono boicottabili se l'individuo in questione rappresenta un'istituzione israeliana complice Il PACBI distingue la semplice affiliazione dalla rappresentanza. Per esempio: se il presidente del Forum complice dei documentaristi israeliani interviene a un panel durante un festival cinematografico internazionale, questo panel all'interno del festival cinematografico dovrebbe essere cancellato e, in caso contrario, boicottato, perché l'individuo rappresenta un'istituzione israeliana complice e quindi rientra nei criteri istituzionali del movimento BDS. Allo stesso modo, se il capo di una fondazione cinematografica pubblica israeliana rappresenta l'istituzione in un evento cinematografico internazionale, il PACBI chiede di boicottare l'evento. D'altra parte, la semplice affiliazione a un'istituzione israeliana complice non è un motivo sufficiente per il PACBI per chiedere il boicottaggio di un evento. 10. I registi, gli attori, le troupe ecc. che sono ragionevolmente sospettati di aver commesso crimini internazionali o li hanno incitati, devono essere indagati e, se giustificato, perseguiti dalle autorità competenti Nel 2024, il PACBI ha espresso una posizione sui sospetti criminali di guerra israeliani. Ciò ha rilevanza per determinare se programmare o mettere in piattaforma un film o un regista israeliano. Il PACBI chiede che le istituzioni internazionali che non svolgono la due diligence sui sospetti criminali di guerra israeliani siano pubblicamente ritenute responsabili di aver condonato le violazioni del diritto internazionale. "Data la gravità del genocidio israeliano a Gaza, in particolare, e il sostegno quasi unanime ad esso tra gli ebrei israeliani, e dati i decenni di crimini di guerra e crimini contro l'umanità perpetrati da Israele contro i palestinesi indigeni, gli accademici israeliani, gli scienziati, i programmatori, gli studenti universitari, gli artisti, scrittori, atleti, tra gli altri, che rientrano in una delle seguenti categorie, devono essere indagati e, se giustificato, perseguiti da tutti gli Stati - come parte dell'obbligo legale di tali Stati di, tra l'altro, prevenire il genocidio e garantire la responsabilità per le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario: 1. Chiunque abbia prestato servizio dal 7 ottobre 2023 nell'esercito israeliano (comprese le unità logistiche e di intelligence). 2. Chiunque sia ragionevolmente sospettato di aver aiutato, assistito o cospirato nella commissione di crimini di guerra, crimini contro l'umanità o genocidio in qualsiasi momento, durante il servizio militare o meno. 3. Chiunque sia ragionevolmente sospettato di essere coinvolto nell'incitamento pubblico a commettere crimini di guerra, crimini contro l'umanità o genocidio, in qualsiasi momento, durante il servizio militare o meno. Inoltre, qualsiasi israeliano che risieda o lavori in un insediamento coloniale israeliano illegale nei Territori Palestinesi Occupati (TPO), compresa Gerusalemme Est, o nelle alture occupate del Golan siriano, e qualsiasi israeliano o internazionale che fornisca supporto materiale a tale insediamento, partecipa consapevolmente a un crimine di guerra e deve quindi essere ritenuto responsabile... Di conseguenza, qualsiasi entità (pubblica o privata) che inizi relazioni con tali israeliani senza condurre un'appropriata, significativa ed efficace verifica di due diligence volta a garantire che il suo impegno non faccia nulla per mantenere, espandere o riconoscere gli insediamenti e la continua presenza illegale di Israele negli OPT o altri crimini internazionali, deve essere ritenuta pubblicamente responsabile per aver condonato e sostenuto le violazioni del diritto internazionale (compresi i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio) e per non aver rispettato i propri obblighi di non riconoscere o assistere in alcun modo tali violazioni". Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS
October 20, 2025
BDS Italia - BDS Italia
Partita Italia-Israele: continuiamo a chiedere giustizia con la fine dell’occupazione israeliana
CONTINUIAMO A CHIEDERE GIUSTIZIA: LA MOBILITAZIONE FINIRÀ CON LA FINE DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA Le immagini di festa che arrivano da Gaza non possono che essere accolte con grande gioia e invitare tutti a festeggiare l’attuale cessate il fuoco e la riduzione delle violenze di Israele. Tuttavia, la fine dei bombardamenti non può essere considerata una garanzia di pace e giustizia. Il piano di Donald Trump per Gaza presenta come generose concessioni quelle che in realtà sono garanzie imposte dal diritto internazionale (il rilascio dei prigionieri palestinesi, l’assistenza umanitaria ai palestinesi e gli impegni israeliani a smettere sfollamenti forzati e annessioni). Inoltre, secondo 36 esperti legali e per i diritti umani delle Nazioni Unite, gli elementi chiave della proposta sono incompatibili con il parere della Corte internazionale di giustizia (Cig), che esorta Israele a porre fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi. Vengono infatti violati i principi fondamentali del diritto internazionale per 15 ragioni principali: dalla condizionalità del diritto all’autodeterminazione palestinese, alla sostituzione dell’occupazione con un controllo straniero mascherato, fino all’assenza di meccanismi di responsabilità per i crimini israeliani e al rischio di indebito sfruttamento economico di Gaza. PER QUESTO, LA CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO DELLA PARTITA ITALIA-ISRAELE CONTINUA. CONSIDERIAMO INACCETTABILE CHE LA FIGC E IL GOVERNO ITALIANO NORMALIZZINO LE POLITICHE DI UN PAESE CHE PRATICA DA DECENNI, IN MANIERA CONTINUATIVA E STRUTTURALE, VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI.
October 13, 2025
BDS Italia - BDS Italia