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Rapporto EURISPES: il 63,2% dei cittadini dice “N0” al servizio militare e 7 su 10 “No” a più spese militari
Quasi la metà dei cittadini prevede per i prossimi 12 mesi un peggioramento della situazione economica del Paese anche se la condizione economica dei cittadini resta stabile rispetto allo scorso anno. Più di sei cittadini su dieci arrivano a fine mese con difficoltà e circa un terzo (33,1%) deve usare i propri risparmi. A mettere particolarmente in difficoltà le famiglie è l’affitto (45,6%). E’ quanto rileva il 38° Rapporto Italia di Eurispes. Alle difficoltà delle famiglie nel pagare l’affitto, seguono quelle relative alle utenze (28,7%), al mutuo (27,2%) e alle spese mediche (25,5%). L’indagine sui consumi elaborata dall’Eurispes fa emergere un giudizio negativo sull’andamento dei prezzi nel corso dell’anno passato con un’indicazione di aumento nell’82% dei casi. I cittadini ritengono che l’aumento dei prezzi si sia attestato oltre l’8% (38,9%), ma sono anche molti a riferire un aumento tra il 3% e l’8% (35,7%). Le categorie dove i rincari sono stati più pesanti sono: generi alimentari (93,3%), carburanti (91,2%), pasti fuori casa (83,4%) e viaggi e vacanze (82,2%), ma anche trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona (70,9%), spese per la salute come ticket-medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arrendamento e servizi per la casa (61,4%), cinema/spettacoli e attività culturali (61,1%), affitto (60%). Quote più contenute riguardano invece l’acquisto della casa (56,8%), la palestra e lo sport (56,3%) e le spese telefoniche (49,9%). Per far fronte alle difficoltà si rinviano anche acquisti considerati necessari (60,2%), si tagliano le uscite fuori casa (54%) e i viaggi (52%). Aiuto in casa, ripetizioni, giardinaggio, ecc. si pagano in nero nel 38% dei casi. Aumenta anche il numero di chi rinuncia ai controlli medici periodici e cure odontoiatriche e metà degli italiani rateizzano gli acquisti attraverso le piattaforme digitali a tasso zero. Il Rapporto Eurispes 2026 evidenzia come il potere d’acquisto del ceto medio italiano sia sceso del 7,5% circa dal 2021 (Ocse, 2025, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) siano aumentati oltre il tasso d’inflazione. Nel contempo, il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, mentre la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa però l’Irpef: su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. Colpisce il dato del Rapporto relativo alla possibilità di ripristinare il servizio militare di leva per i giovani, che vede contraria la larga maggioranza dei cittadini (63,2%, contro il 36,8% dei favorevoli). A distanza di due anni, l’ipotesi di ripristinare il servizio militare di leva per i giovani, che vedeva concorde la metà dei cittadini, raccoglie ora il favore di un più contenuto 36,8%. Anche l’incremento della spesa militare per garantire una più adeguata dotazione (armamenti) per la difesa del Paese, che vedeva favorevoli nel 2024 oltre 4 intervistati su 10, perde consensi e ora sono scesi a 3 su 10 (meno 10,5 punti percentuali). Per quanto riguarda i temi etici, il Rapporto registra per il 2026 una quota del 70,2% di italiani favorevoli all’eutanasia (erano il 66,7% nel 2024), mentre per l’eutanasia in caso di demenza senile avanzata, se indicato dal soggetto interessato nelle proprie disposizioni anticipate, il valore dei consensi arriva al 67,1% (65,7% nel 2025). Il testamento biologico (nel nostro ordinamento del 2018) trova favorevoli 8 cittadini su 10 (80,2%) e il suicidio assistito raccoglie il 54,3% dei consensi nel 2026 (nel 2019 si dichiarava favorevole soltanto il 39,4%). La tutela giuridica delle coppie di fatto indipendentemente dal sesso è accolta favorevolmente dagli italiani (69,6%), come pure il matrimonio tra persone dello stesso sesso (66%, un dato non difforme dal 2025), mentre quasi 6 italiani su 10 sono d’accordo sul riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso (56,9%, in leggera diminuzione rispetto allo scorso anno: 58,1%). Poco più di un italiano su due si dice, inoltre, favorevole rispetto alla possibilità di adottare figli per le coppie dello stesso sesso (55,2%) e per i single (55,8%). Si tratta di un tema che nel tempo sta trovando maggiori spazi di accettazione. Il riconoscimento delle identità di genere che non si rispecchiano nel femminile o nel maschile raccoglie il consenso di poco meno della metà degli italiani (49,2%, erano il 51,1% nel 2025). Relativamente all’Intelligenza Artificiale, secondo gli italiani l’AI è utile (62,7%), ma necessita di una regolamentazione (62,5%); se da un lato ci semplificherà la vita (51,1%), non è detto che distruggerà la creatività (48,4% favorevoli contro 51,6% contrari). Il timore di pentirsi della sua creazione (41,1%) e quello legato al lavoro – ci ruberà il lavoro (39,6%) – restano sotto la soglia della metà delle indicazioni, mentre l’idea di un progresso diffuso in tutti i settori si ferma al 37%. Le valutazioni sull’impatto che l’AI avrà sul proprio settore professionale, indicano un impatto contenuto nel 40,8% dei casi e, invece, un’influenza significativa nel 38,1% dei casi. Il Rapporto Italia 2026 ruota attorno a 6 capitoli, ciascuno dei quali offre una lettura dicotomica della realtà esaminata, e si struttura attraverso 6 saggi e 60 schede fenomenologiche. Vengono affrontati, quindi, attraverso una lettura duale della realtà, temi che l’Eurispes ritiene rappresentativi della attualità politica, economica e sociale del nostro Paese. Le dicotomie tematiche individuate per il Rapporto Italia 2026 sono: Opes/Inopiae, Democrazia/Autoritarismo, Pace/Guerra, Omologazione/Identità, Distopia/Utopia, Presente/Futuro. Qui la sintesi del Rapporto: https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2026/05/sintesi-rapporto-italia-2026-copia.pdf. Giovanni Caprio
May 30, 2026
Pressenza
L’addio di Cappato e Perduca al leader nonviolento e dirigente radicale
Olivier Dupuis è mancato il 4 maggio in casa sua, circondato dalle persone a lui più care. Alla fine del 2025 gli era stato diagnosticato un cancro incurabile al pancreas e, avvalendosi della legge belga che dal 2002 disciplina l’eutanasia, ha ottenuto di poterla ricevere. Marco Cappato e Marco Perduca, che hanno condiviso con lui un decennio di iniziative, hanno dichiarato: > Fin dai primi anni ‘80 Olivier Dupuis si era unito al Partito Radicale, > arrivando a essere arrestato in Belgio per la sua affermazione di coscienza > che gli fece rifiutare la leva militare. > > Già 40 anni fa, Dupuis denunciava l’esistenza di sistemi di difesa nazionale > nel momento in cui si stava costruendo l’Europa politica. Il suo era un > antimilitarismo anti-nazionalista per la creazione di una difesa europea parte > fondante anche su una politica estera comune degli Stati Uniti d’Europa. > > Il suo impegno, proseguito anche dopo la militanza nel Partito Radicale, è > sempre stato caratterizzata dalla disobbedienza civile e della nonviolenza > praticate per conquistare obiettivi di libertà, diritti, giustizia e contro > tutte le discriminazioni e l’amministrazione della giustizia nel “suo” Belgio. > > Eurodeputato radicale per due legislature fino al 2004, Dupuis ha messo il > Partito Radicale al servizio della causa dei popoli oppressi. Dai tibetani > agli uiguri, passando per vietnamiti, laotiani, taiwanesi, popoli indigeni > andini quanto indocinesi fino alla dissidenza cinese, Dupuis si è sempre fatto > carico di rappresentare le richieste di libertà e autodeterminazione dei > milioni di persone vittime di regimi autoritari. Fu tra i primi a chiedere > l’incriminazione di Milosevic al neonato Tribunale ad hoc per la > ex-Jugoslavia, e a denunciare il regime fascista di Putin, sostenendo le > proposte diplomatiche del governo ceceno in esilio e, più recentemente, > adoperandosi affinché l’Europa non facesse mancare il sostegno militare alla > resistenza ucraina. > > Con Olivier perdiamo un amico dal quale abbiamo tratto ispirazione per il > perseguimento di obiettivi apparentemente impossibili da raggiungere, e col > quale siamo riusciti a conquistare fondamentali riforme per lo Stato di > Diritto e la giustizia internazionale. Cos’è l’eutanasia per la legge del Regno del Belgio L’eutanasia è un atto medico con cui un medico pone fine intenzionalmente alla vita di una persona su sua richiesta. Tale richiesta deve essere volontaria, ponderata, ripetuta e senza pressioni esterne. L’eutanasia è possibile solo se la persona: * si trova in una situazione medica terminale, * a seguito di una o più patologie gravi e incurabili (causate da malattia o incidente), che le provocano una sofferenza costante, insopportabile e insopportabile. Può essere praticata solo da un medico, secondo una rigorosa procedura legale, e deve essere segnalata alla Commissione Federale per il Controllo e la Valutazione dell’Eutanasia (CFCEE). Quando e come si può richiedere l’eutanasia in Belgio Esistono due modalità per praticare l’eutanasia a seconda della situazione della persona: * Richiesta immediata: l’eutanasia può essere praticata su una persona cosciente e lucida. A tal fine, la persona deve presentare una richiesta esplicita al proprio medico; questa viene definita richiesta immediata di eutanasia. * Direttiva anticipata di volontà per l’eutanasia: l’eutanasia può essere praticata su una persona incapace di esprimere le proprie volontà a causa di incoscienza (coma o stato vegetativo persistente) la cui condizione è considerata irreversibile. Per farlo, è necessario aver precedentemente redatto una direttiva anticipata di eutanasia, un documento ufficiale predisposto in anticipo, nel caso in cui la persona non sia più in grado di esprimere le proprie volontà. Finché la persona è cosciente e in grado di comunicare, si applica solo la richiesta attuale. La direttiva anticipata può essere utilizzata solo se la persona non è più in grado di esprimere le proprie volontà a causa di uno stato di incoscienza irreversibile. Questi passaggi possono essere compiuti contemporaneamente, in momenti diversi o indipendentemente l’uno dall’altro. Per presentare una richiesta o comunicare una direttiva anticipata, è necessario contattare un medico. Solo il medico decide se può soddisfare la richiesta. Pertanto, non è richiesta alcuna autorizzazione ufficiale. Tutte le richieste o dichiarazioni devono rispettare condizioni rigorose, sia nella forma che nella sostanza. Il medico valuta se le condizioni di legge sono soddisfatte e può accettare o rifiutare la richiesta. La persona può sempre cambiare idea. Può modificare, sospendere o annullare la propria richiesta attuale in qualsiasi momento. Allo stesso modo, una direttiva anticipata può essere revocata. Chi può richiedere l’eutanasia? Possono richiedere l’eutanasia le seguenti persone: * Qualsiasi adulto o minore emancipato cosciente e capace di intendere e di volere può presentare una richiesta immediata o una direttiva anticipata; * Qualsiasi minore non emancipato con sufficiente capacità di discernimento può presentare una richiesta immediata, a determinate condizioni. Solo la persona interessata può richiedere l’eutanasia. Un parente non può mai richiederla per conto della persona interessata, nemmeno in presenza di uno stretto legame familiare. L’eutanasia non è un diritto. Anche se tutte le condizioni legali sono soddisfatte, un medico non è mai obbligato a praticare l’eutanasia. Può rifiutarsi per motivi di coscienza o per ragioni mediche. In tal caso, il medico deve: * informare la persona interessata o il suo rappresentante designato (se nominato) del proprio rifiuto entro 7 giorni e indirizzarla a un altro medico. Tale medico viene scelto dalla persona interessata o dal suo rappresentante designato; * trasmettere la cartella clinica al medico scelto entro 4 giorni lavorativi; * fornire i recapiti di un centro o di un’associazione specializzata in eutanasia. Tuttavia, nessuno (famiglia, istituzione, ecc.) può opporsi a una richiesta fatta da un adulto, né alla decisione di un medico di concederla se tutte le condizioni sono soddisfatte. La procedura di eutanasia La persona, in accordo con il proprio medico, determina il luogo (casa, ospedale, casa di cura), l’ora, chi sarà presente e gli eventuali elementi simbolici (musica, candela, ultimo pasto, ecc.). Il medico somministra il farmaco con un metodo sicuro, assicurando che la morte avvenga rapidamente e senza dolore. Il medico rimane presente fino alla fine. È inoltre responsabile della verifica del rispetto dei requisiti di legge e della presentazione del documento di registrazione. Redazione Italia
May 5, 2026
Pressenza
Quando un film è un’opera d’arte
L’ISPIRAZIONE PER L’ULTIMO FILM DI PAOLO SORRENTINO, È LA GRAZIA CONCESSA DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA A UN UOMO CONDANNATO PER AVER UCCISO LA MOGLIE GRAVEMENTE MALATA. COME SI TROVA IL CORAGGIO DI SCEGLIERE? DI CHI SONO I NOSTRI GIORNI? SONO ALCUNE DOMANDE CHE ACCOMPAGNANO UN GRANDE FILM -------------------------------------------------------------------------------- Un nome scelto non a caso quello di Dorotea, la cui etimologia la vuole come “dono di Dio”, e Dorotea è la figlia del presidente, nel film La grazia di Paolo Sorrentino, dal 15 gennaio scorso visibile in tutte le sale cinematografiche. Un film dove lo stesso Sorrentino palesa la sua evoluzione interiore, sia come persona, sia come sceneggiatore e infine come regista fuori dagli schemi “serie TV”, odierni e omologati, del cinema occidentale, soprattutto italiano, dove il dettaglio delle scene rasenta la compulsività di chi le pensa e le crea, senza spesso che vi sia un percorso su cui lo spettatore possa riflettere a lungo e crescere culturalmente, criticamente, spiritualmente. Il film ha trovato ispirazione nella figura del presidente Mattarella e di sua figlia, e dalla reale grazia che il primo cittadino italiano ha concesso ad un uomo che aveva ucciso la moglie gravemente ammalata. Non per potere patriarcale, ma per amore. Sì, perché il film di Sorrentino è tutto tranne che un film in cui si racconta del potere. O meglio forse del potere sì, ma del potere dell’amore che senza entrare in collisione con la Legge, la supera. E così il film si fa percorso dalle tenebre alla luce, dalla selva oscura di dantesca memoria al Paradiso dell’Agape. Un film-percorso dell’anima per l’anima, dove tutto è chiamato a intessere la trama della salvezza, persino le armoniche – e a sprazzi gelide – e silenti inquadrature di facciate in pieno contrasto coi rigogliosi giardini eclettici reali torinesi e gli imponenti e ancora eclettici interni del palazzo, insieme ad eterei volti segnati dal tempo e dal giudizio pre-giudizio, in contrasto con occhi in osservazione pura, perché senza giudizio, e gesti lenti che dicono più delle parole. Una fotografia eccellente che pare ispirarsi alla pittura dell’artista tedesco Caspar David Friedrich (1774-1840). E così, Dorotea-Virgilio accoglie la sua severa missione e accompagna il padre che si porta all’interno della sua ferrea trincea super-egoica, nel suo “percorso mariano”. Da quella cassa super-egoica, lei percepisce il suo fiato stentato, a causa della simbolica mancanza di un polmone. Il presidente non respira profondamente e la dipendenza dal fumo è l’unica cosa, anche se trasgressiva, che riesce a deglutire completamente, l’unica che gli fa avvertire il cuore che continua a chiedergli di pulsare liberamente e di tornare a farsi carne. Come contraltare alla figura di Dorotea, è il corazziere, alter-ego di Mariano, a rammentargli ancora della possibilità del coraggio e della leggerezza insieme. Ma poi, ancora Dorotea-Virgilio che, in quel ginepraio di responsabilità da poltrona aurea, gli fa anche da grillo parlante di collodiana memoria, rammentandogli quell’unica domanda-terapia d’urto possibile: “Di chi sono i nostri giorni?”. E allora è crollo, è trauma, ma è anche il momento dell’uscita dall’inferno e Mariano trova accesso al mondo purgatoriale dell’osservazione pura senza giudizio, prima che si aprano le porte del Paradiso. E dietro a quelle porte, proprio sulla soglia del Paradiso, Dorotea-Virgilio lo lascia a se stesso, perché sia da solo con la sua coscienza, senza più nascondimenti, nella sua scelta. E lui, lui, il presidente, trova il coraggio di scegliere, superando la corazza cementizia super-egoica, consapevole di aver riunito tutti i pezzi della sua amata moglie Aurora-Osiride-Luce, persa anni addietro e sua ossessione giornaliera. Ora è pronto ad aprire quella porta: il Paradiso lo attende. Mariano concede la libertà dell’eutanasia e concede la Grazia a chi ha ucciso per troppo amore, per liberare l’amato dall’oppressione della sofferenza per malattia e la Grazia è cosa ben diversa dalla passione che non conosce dubbio, “la Grazia – al contrario – è la bellezza del dubbio”. Mariano-Maria ritrova il coraggio e insieme ritrova i suoi figli: Dorotea-Virgilio e Riccardo, il cui significato etimologico, ancora non a caso, è “sovrano coraggioso”. E il sovrano coraggioso era già lì e con pazienza, lo attendeva. Mariano, dunque, come Cristo con la Legge ebraica, non si mette in contrapposizione con la Legge, ma la supera, abbandonandosi all’Agape per ritrovare leggerezza. Ma il film di Sorrentino non è solo questo. È anche denuncia di una mancata profonda riflessione. La domanda di Dorotea è una e rimbomba ancora nelle tempie e per sempre, tornando a casa dopo aver visto il film, una domanda che ci pone davanti ad ogni nostra decisione quotidiana, di responsabilità personale quanto collettiva, perciò politica e civile, e che ci obbliga a restare davanti a noi stessi “Di chi sono i nostri giorni?”. La scelta per l’eutanasia non è cosa facile e implica sofferenza interiore all’interessato se ancora lucido, e ancor di più ai familiari, che lungi dal volersene distaccare, si fanno pronti a lasciarlo andare in un atto d’amore senza confini. Lo sappiamo per esperienza noi cinofili quando abbiamo dovuto scegliere di tenere in vita o meno il proprio animale, fin lì con noi felice, o farlo abbattere per l’irreparabile sopraggiunta sofferenza fisica senza possibilità di ripresa. Il dolore per la decisione dell’abbattimento è grande, ma il senso di colpa per l’egoismo di volerlo tenere in vita a soffrire ulteriori giorni, mesi o anni, è ancora più grande. Ma la domanda sorge spontanea? Perché l’incontro con un papa nero, nel bel mezzo di un giardino rigogliosamente verde, che salta sulla sella poi di un modernissimo scooter? Cosa c’entra nella dinamica della storia? La scelta richiama forse a una Chiesa che si sforza di essere giovane, ma solo ancora esteticamente, non nella capacità di lavorare sulla propria trasmutazione, per ritornare a raccontare le sue mille sfaccettature di amorevole verde spirituale. Una Chiesa che, nonostante gli sforzi, non riesce a fare quel salto di qualità su temi come l’eutanasia. Eppure l’eutanasia esiste in natura e rende il verde ancora più verde e di mille verdi diversi e la vita ancora più vita e più complessa. È provato scientificamente infatti che una comunità di piante intorno ad una piantina che soffre, ad esempio per pregresso eccesso d’acqua o altre motivazioni come malattie fungine che soffocano le radici, possono decidere di “aiutarla” a morire più celermente, attraverso ciò che gli umani chiamerebbero “competizione” per risorse, come luce, acqua e nutrienti, e che forse è solo un atto di amore, perché non debba soffrire troppo a lungo. Un grazie sentito a tutti gli attori, nessuno escluso, che a cominciare da Toni Servillo e Anna Ferzetti, si sono totalmente e magistralmente immersi nei loro personaggi, nonché allo sceneggiatore-poeta e poi ancora al regista, artista sublime: Paolo Sorrentino. Un Fellini finalmente ritrovato con tutti i suoi attori? Direi di più: un Fellini spontaneamente superato con le sue scene asciutte, essenzialmente lente e friedrichiane, che scalfiscono i cuori e la mente come fa l’acqua che scorre sulla pietra in una malinconica ma salvifica giornata uggiosa. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Quando un film è un’opera d’arte proviene da Comune-info.
January 23, 2026
Comune-info
Fine vita: il Friuli Venezia Giulia guida la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare sull’eutanasia dell’Ass.Coscioni
Gallo – Cappato (Ass.Coscioni): “I diritti sotto attacco conquistati nei tribunali diventano proposta di legge” L’Associazione Luca Coscioni ha depositato ieri mattina in Senato le 74.039 firme raccolte sulla proposta di legge di iniziative popolare per legalizzare tutte le scelte di fine vita, inclusa l’eutanasia attiva. 57.000 le firme raccolte online in due settimane e 17.039 quelle raccolte ai tavoli organizzati dagli attivisti dell’ Associazione in tutta Italia. Le dieci regioni più virtuose per numero di firme raccolte in rapporto alla popolazione sono guidate dal Friuli Venezia Giulia, con una firma ogni 500 abitanti. Seguono Emilia-Romagna (una firma ogni 626 abitanti), Lombardia (una ogni 636), Piemonte (una ogni 684), Toscana (una ogni 701), Liguria (una ogni 706), Sardegna (una ogni 715), Lazio (una ogni 784), Veneto (una ogni 788) e Valle d’Aosta (una ogni 790 abitanti). L’obiettivo della proposta di legge dell’Associazione Luca Coscioni è disciplinare le condizioni e le procedure per richiedere assistenza per porre fine volontariamente alla propria vita, anche con l’aiuto attivo del personale sanitario, nel rispetto della dignità umana e dell’autodeterminazione, eliminando l’attuale discriminazione tra persone malate dipendenti e non dipendenti da trattamenti di sostegno vitale: per poter accedere alla morte volontaria assistita si prevede che la persona debba essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, affetta da una condizione o patologia irreversibile o da una patologia con una prognosi infausta a breve termine, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili. “Siamo grati alle persone che hanno sottoscritto la proposta di legge “Eutanasia legale” dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “Da oggi, i Parlamentari italiani avranno sul tavolo un testo che rafforza ed estende i diritti che abbiamo finora strappato attraverso le disobbedienze civili e i ricorsi giudiziari. E’ una proposta alternativa a quella presentata dal Governo, ed è a disposizione di tutti i Parlamentari, di qualunque partito e schieramento, che vorranno difendere la libertà di scelta delle persone che soffrono”. La legge prevede la presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale, con conclusione delle verifiche entro 30 giorni dalla richiesta e la possibilità per i medici di partecipare su base volontaria. In tutta Italia il diritto al “suicidio assistito” è già legale, a determinate condizioni, grazie alla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale sul caso “Cappato-Dj Fabo”, ma mancano procedure e tempi certi, e ci sono persone che hanno atteso anche due o tre anni prima di ottenere una risposta. Alcuni pazienti, inoltre, vengono discriminati perché, a causa delle loro patologie, non sono in grado di autosomministrarsi il farmaco letale. Oggi si chiede di estendere il diritto anche all’eutanasia per mano di un medico. In contrasto, la proposta di legge presentata dal Governo punta a restringere il più possibile, fino a di fatto a cancellare, le possibilità di ottenere l’aiuto alla morte volontaria, riducendo drasticamente la platea potenziale degli aventi diritto (sono infatti escluse le persone dipendenti da farmaci salvavita o trattamenti forniti da caregivers e familiari), prevedendo tempistiche tali da negare di fatto l’aiuto alla morte volontaria di malati terminali, cancellando il ruolo del Servizio sanitario nazionale e affidando le decisioni a un organo di nomina governativa e alla magistratura. Ufficio Stampa Associazione Luca Coscioni Via di San Basilio 64 – 00187 Roma, Italia www.associazionelucacoscioni.it Redazione Friuli Venezia Giulia
July 17, 2025
Pressenza
REGIONE TOSCANA: PRIMO CASO DI SUICIDIO ASSISTITO DOPO L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE REGIONALE
Oggi, mercoledì 11 giugno, primo caso di suicidio medicalmente assistito in Toscana dopo l’approvazione della legge regionale su tempi e modalità. A darne notizia è stata l’Associazione Luca Coscioni, promotrice della proposta di legge Liberi subito a cui è ispirata questa legge regionale approvata a febbraio e subito impugnata dal governo. Grazie ad essa – e alla sentenza 242/19 della Consulta che ne ha permesso l’applicazione nonostante l’impugnazione – “Daniele Pieroni, scrittore, ha potuto scegliere con lucidità e serenità di porre fine alla propria vita grazie”. L’uomo infatti, come ha spiegato l’Associazione, era affetto dal 2008 dal morbo di Parkinson e, per una grave disfagia, era costretto a vivere con la Peg in funzione per 21 ore al giorno. “La legge toscana sul fine vita è un atto di civiltà e responsabilità che garantisce tempi certi per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria, applicando quanto già stabilito dalla Corte costituzionale” – hanno subito dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – “L’impugnazione del Governo Meloni è una scelta ideologica e priva di fondamento giuridico, volta a ostacolare un diritto già riconosciuto, come anche la proposta di legge che il Governo intende presentare per sbarrare la strada alle Regioni. Intanto, troppe persone continuano a soffrire o a emigrare per morire con dignità. Invitiamo tutte le Regioni ad agire per garantire la libertà e il rispetto delle volontà delle persone”. La battaglia, dunque, prosegue e deve proseguire a livello regionale e nazionale. In questi termini, l’Associazione Luca Coscioni ha già depositato in Cassazione una seconda proposta di legge popolare per legalizzare tutte le scelte di fine vita. La raccolta firme comincerà il 26 giugno. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento di Dmitrys Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune di Firenze Ascolta o scarica.
June 11, 2025
Radio Onda d`Urto