Cosa è stato deciso al Vertice sui migranti in EuropaDopo giorni di critiche e accuse contro la gestione della crisi di Ceuta da
parte del governo spagnolo, nel corso della riunione svoltasi ieri sera i
ministri degli Interni degli Stati membri dell’UE hanno sancito la «piena
solidarietà» – almeno sulla carta – nei confronti del primo ministro Sanchez.
«L’UE è pronta a sostenere la Spagna», riporta il comunicato rilasciato alla
fine dell’incontro, ma anche a «proteggere le nostre frontiere dall’immigrazione
irregolare». Con il pretesto di quanto accaduto, infatti, l’Europa appare decisa
a implementare tutti i meccanismi funzionali all’innalzamento delle proprie
frontiere, in linea con quanto previsto dal Patto europeo su migrazione e asilo
recentemente approvato. L’incontro, tuttavia, più che portare a decisioni
concrete ha assunto i toni di uno scambio di opinioni, mentre le dichiarazioni
rilasciate a margine lasciano pensare che la linea dei Ventisette sia tutt’altro
che compatta.
L’incontro era stato promosso da Italia e Danimarca e sottoscritto da una
ventina di Paesi UE. «Le immagini arrivate da Ceuta hanno dimostrato ancora una
volta quanto sia urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina»,
aveva ribadito Giorgia Meloni in quell’occasione. Tuttavia, dopo aver espresso
apprezzamento per la reazione «rapida ed efficace» della Spagna, il vertice di
ieri ha assunto più che altro i contorni di uno «scambio di opinioni», senza che
emergessero nuove decisioni in merito a iniziative da mettere in campo.
«L’UE è unita e pronta a sostenere la Spagna» ha dichiarato il ministro Jim
O’Callaghan, dell’Irlanda, Paese attualmente alla guida del Consiglio UE. Il
controllo delle frontiere, ha proseguito, è una «responsablità condivisa», che
richiede una «risposta europea unita». Da quanto emerso dal comunicato,
l’incontro sembra essere più che altro servito a ribadire la linea comune
dell’UE, che prevede un generico innalzamento delle frontiere. Molto di quanto
discusso è infatti già incluso nel nuovo Patto UE sulla migrazione: «combattere
incessantemente le reti del traffico dei migranti, intensificare i rimpatri,
rafforzare le frontiere dell’UE, costruire partenariati approfonditi con Paesi
terzi e migliorare le attività di previsione». Inoltre, i ministri hanno «posto
l’accento sulla necessità di migliorare la conoscenza situazionale condivisa,
potenziando i sistemi di allarme rapido quali l’intelligence prefrontaliera e il
monitoraggio dei social media».
L’importanza della cooperazione con i Paesi terzi è più volte sottolineata,
sulla carta per «continuare a sviluppare partenariati che creino giuste
opportunità per le persone nei loro Paesi d’origine e rafforzino la gestione
della migrazione». La linea europea, in questo senso, è già ben tracciata. Gli
hub di rimpatrio, seppur non esplicitamente nominati nel vertice dei Ventisette
di ieri, costituiscono un tassello fondamentale della recente Patto europeo
sulle migrazioni, che rivede profondamente il significato attribuito al diritto
di asilo nell’Unione – diritto umano fondamentale secondo le Nazioni Unite. Gli
accordi con i Paesi terzi sono fondamentali per l’istituzione di questi centri,
il cui scopo è di fatto quello di impedire ai migranti di raggiungere le coste
dell’Europa. Lo schema segue il modello già sperimentato da Regno Unito con il
Ruanda, criticato dall’ONU e da molteplici agenzie e organizzazioni
internazionali per i diritti umani.
Dopo il vertice, il commissario per gli Affari Interni e la Migrazione UE,
Magnus Brunner, ha definito quanto accaduto un test per la «resilienza europea»,
rivendicando i risultati ottenuti dalle politiche UE, che hanno fatto registrare
negli ultimi due anni una diminuzione «del 55%» degli ingressi. Tuttavia, se a
un primo sguardo l’Unione sembra compatta sulla linea da seguire, sono le stesse
parole del commissario a segnare la presenza di crepe interne. Quando
interrogato dai giornalisti circa le politiche migratorie spagnole – che puntano
alla regolarizzazione di un gran numero di persone senza documenti -, il
commissario ha dichiarato che il tema non è stato discusso ma che la
«discussione sulla regolarizzazione» non è un «buon segnale» per l’Europa.
Dietro la facciata di unità, insomma, si nascondono evidenti divergenze, che si
palesano ulteriormente nella manovra italiana di sospensione della zona Schengen
con Madrid, della durata di circa un mese.
Intanto, quel che resta dopo il polverone sollevato da tutta questa storia sono
i corpi in fondo al Mediterraneo. Sono 79 i morti accertati, dei quali sono
stati recuperati i corpi, ma il numero reale potrebbe essere considerevolmente
maggiore. E per questo, ancora una volta, l’Europa non intende assumersi alcuna
responsabilità.
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