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Educazione affettiva: una necessità per restare umani
Azur del mare, Boom Boom Bunny e l’arte come spazio educativo Nel mio percorso tra arte, diritti e pace ho incontrato un progetto curato da Simone Tansini. Un lavoro che intreccia editoria, teatro, musica e formazione e che prende forma anche in due libri illustrati: Boom Boom Bunny e Azur del mare. Non si tratta semplicemente di due volumi, ma di due corpi narrativi inseriti in un progetto più ampio. Storie che non si accontentano della pagina, ma cercano altre strade per continuare a vivere, attraversando linguaggi diversi e generando esperienze condivise. Boom Boom Bunny, scritto da Simone Tansini e illustrato da Silvio Boselli, racconta l’incontro tra le coscienze di due bambine lontane. Una vive in un paese in guerra, l’altra in una città europea. A unirle è Boom Boom, un coniglio di pezza che sembra attraversare distanze, luoghi e confini. Il libro pone una domanda semplice e radicale: e se ogni cosa fosse collegata? Ogni persona, ogni luogo, ogni esperienza? Azur del mare, scritto da Leili Maria Kalamian, illustrato ancora da Silvio Boselli e curato da Simone Tansini, nasce invece da una ferita reale: il naufragio di Cutro del 2023. Ma sceglie di non fermarsi alla cronaca. Il mare diventa confine e porta insieme, soglia che separa e che può trasformare. Una donna che guarda il mare viene cambiata per sempre da ciò che le onde le restituiscono. La realtà è il punto di partenza, ma il racconto prende la via simbolica, dove rivoluzione e accoglienza, silenzio e canto, pianto e speranza convivono. Le tavole di Silvio Boselli aggiungono ai racconti una bellezza silenziosa. Il suo tratto, delicato e insieme inquieto, tiene dentro la stessa immagine infanzia e ferita, leggerezza e vertigine. Boom Boom Bunny lavora sulla connessione, Azur del mare sulla ferita. Entrambi però si muovono nella stessa direzione: portare il lettore in un territorio emotivo più che informativo. Accade nelle immagini, nei silenzi, negli sguardi. Accade quando i morti non sono numeri, ma assenze che interrogano. Quando l’accoglienza non è un concetto, ma un gesto. Quando la speranza non è retorica, ma responsabilità. Le pagine che accompagnano Azur del mare parlano di ascoltare, affiancare, consolare, curare. Parlano di donne che esercitano una particolare forma di maternità che è l’accoglienza. Parlano di umanità che resiste. Qui non si educa spiegando. Si educa mettendo in relazione. Non è un caso che Azur del mare sia diventato anche laboratorio teatrale, spettacolo e percorso con adolescenti. In questo progetto il teatro non è messa in scena, ma spazio educativo. Un luogo in cui la storia non si osserva soltanto, ma si attraversa. Nei testi nati dal lavoro con i ragazzi, la parola “confine” si moltiplica. Diventa gabbia, protezione, paura, incontro, possibilità di vedere l’altro. Non sono definizioni. Sono pensieri in formazione. Più che a un’età precisa, Boom Boom Bunny e Azur del mare sembrano rivolgersi a una relazione. A bambini e ragazzi accompagnati. Ad adulti disposti a non proteggere dal dolore, ma ad abitarlo insieme. Sono libri che chiedono tempo, ascolto e presenza. Trovano nel teatro, nei laboratori e nella comunità una prosecuzione naturale. Parti di un progetto più ampio che tenta linguaggi diversi per raggiungere lo stesso punto: l’umano. C’è una frase che sembra custodire il senso profondo di questo lavoro: Che sia concesso ai bambini. Che sia concesso a noi, che bambini non siamo più, di avere sempre a cuore le umane cose. Forse è qui il centro di tutto. Non parlare dell’infanzia, ma difenderne lo sguardo. Quello capace di lasciarsi scompigliare dalle onde, di vedere nel confine una soglia, di riconoscere nell’altro non una distanza, ma una possibilità. A partire da questo lavoro, ho scelto di fare alcune domande per continuare la riflessione con Simone Tansini. 1. Simone, tu vieni dalla musica e dal teatro, curi progetti formativi e culturali legati all’infanzia e all’adolescenza e, dentro questo percorso, sono nati anche Boom Boom Bunny e Azur del mare. Che tipo di ricerca stai portando avanti attraverso questi lavori? La cosa che mi affascina maggiormente e che perseguo da più anni è la commistione tra linguaggi artistici e comunicativi. Credo fortemente nelle contaminazioni tra i generi, perché permettono di scoprire connessioni inattese. Questo pensiero nasce dalla musica e si è sviluppato nel tempo attraverso la letteratura, il teatro e l’editoria. Ho pubblicato graphic novel dedicate a rivisitazioni moderne di opere liriche e persino un gioco da tavolo incentrato sul mondo del teatro d’opera. Con gli anni ho sentito sempre più forte la necessità di portare le competenze maturate verso temi sociali. Avverto il bisogno di dare un senso umano al mio agire, non solo un senso artistico. Questo non significa fare arte superficiale, ma esattamente il contrario: fare arte dove c’è più bisogno di bellezza e di profondità di pensiero. 2. Nei tuoi libri non si spiegano temi sociali o affettivi: si raccontano, si mostrano, si mettono in scena. Perché senti che queste questioni chiedono una forma narrativa e non discorsiva? Credo che questo dipenda dalla mia formazione musicale e teatrale. La maschera del teatro e l’introspezione del personaggio permettono di arrivare al cuore delle persone lasciando a ciascuno il proprio percorso. Quando vediamo un film o un’opera, ognuno ne ha una percezione diversa. Io non voglio spiegare i temi sociali che mi toccano. Li trascrivo e li affido alla sensibilità di chi entra in contatto con essi. Questo atto creativo è un po’ come affidare un messaggio in bottiglia al mare. 3. In un tempo in cui si discute molto di educazione affettiva, credi che la scuola abbia bisogno anche di spazi non disciplinari, dove lavorare su emozioni, relazione, conflitto e cura? Negli ultimi anni lavoro sia come docente interno alla scuola sia come esperto esterno su molti progetti che vanno dallo sviluppo dell’espressività all’educazione affettiva, dalla lotta alla dispersione scolastica alla musica e al teatro nei contesti di fragilità sociale. La scuola ha bisogno di momenti di riflessione e di spazi di confronto non giudicante, non soggetti a valutazione. I ragazzi hanno un forte bisogno di adulti con cui confrontarsi alla pari, in luoghi di reale condivisione delle conoscenze. Ci sono scuole che operano già in questa direzione ed è importante che sia così. 4. Azur del mare è diventato anche laboratorio teatrale e spettacolo. Cosa cambia quando una storia passa dalla pagina al corpo? La magia accade quando i ragazzi diventano protagonisti e mettono in gioco il proprio bagaglio esperienziale su temi inattesi. Quando ho iniziato a costruire lo spettacolo di Azur del mare non ho spiegato subito tutta la trama ai giovani interpreti. All’inizio non pensavano di far parte di una storia così toccante. Ci sono entrati poco alla volta e hanno sentito crescere la responsabilità di ciò che stavano facendo. 5. Quando lavori con bambini e ragazzi su temi così duri, che cosa impari tu da loro? Osservo sempre i ragazzi con grande attenzione, cercando di cogliere anche le sfumature più nascoste. Quando riesco a entrare in contatto profondo con loro mi sento arricchito emotivamente, come se vivessi anche le loro storie. I bambini mi insegnano soprattutto la loro enorme capacità di adattamento. Vivono tutto con intensità, con ingenuità e strumenti propri, ma anche con una sorprendente capacità di trovare strategie per stare nel mondo che li circonda. 6. Viviamo un tempo in cui infanzia, guerra, confini e paure collettive sono di nuovo centrali. Che responsabilità pensi abbia oggi l’arte, soprattutto quando incontra i giovani? L’arte ha una responsabilità enorme perché parla direttamente alle coscienze e alle sensibilità delle persone. Ancora più grande è la responsabilità di chi dell’arte diventa tramite. L’arte deve essere al servizio della società che racconta ed educa. Tra i progetti che mi stanno dando maggiore soddisfazione ci sono Campus Teatro, una sfida artistico-didattica del Teatro Municipale di Piacenza, e Il Canto della Terra. Linguaggi di vita e solidarietà, un progetto che attraversa teatro, musica, fotografia, cinema e filosofia, nel segno di una socialità viva e multiforme. In questi giorni, mentre questo articolo prendeva forma, Simone Tansini ha avviato un corso di canto e lettura interpretata all’interno del carcere di Piacenza. Un’esperienza che lui stesso racconta come attraversata da inattesi “fotogrammi di felicità”, capaci di restituire senso e umanità anche in contesti complessi. Parallelamente continuano a svilupparsi percorsi come Campus Teatro e Il Canto della Terra, progetto sempre più trasversale che intreccia linguaggi artistici diversi e apre nuove possibilità di relazione. Segni concreti di un lavoro che non resta sulla carta, ma continua ad accadere, incontrare, trasformare. Un ringraziamento a Simone Tansini per la disponibilità, la generosità delle risposte e per il lavoro che continua a intrecciare arte, educazione e responsabilità umana, dentro e fuori i contesti più fragili. Un percorso che può offrire spunti preziosi a educatori, insegnanti e operatori culturali che lavorano con l’infanzia e l’adolescenza, alla ricerca di linguaggi capaci di attraversare emozioni, relazioni e cura.                               Lucia Montanaro
January 30, 2026
Pressenza
In Ucraina, come nel resto del mondo, la soluzione non è mai la guerra !
Vorremmo chiarire il nostro pensiero sulla guerra in Ucraina. Fin dall’inizio Europe for Peace ha con forza e determinazione condannato l’invasione russa dell’Ucraina (a Piacenza lanciammo subito manifestazioni di protesta). Siamo una rete dichiaratamente nonviolenta. Non crediamo che le armi possano risolvere un conflitto, crediamo che dopo Hiroshima nessuna guerra possa essere vinta, crediamo che l’arma più potente per raggiungere la pace sempre e ovunque sia la diplomazia. Per questo abbiamo ritenuto la risposta militare un elemento non adeguato a salvaguardare il popolo ucraino dalle morti, dalle sofferenze e per difendere l’integrità territoriale dell’Ucraina. Europe for Peace ha sempre pensato che l’Europa avrebbe dovuto fare molto di più prima del 22 per prevenire l’attacco russo e poi che dovesse mettere in campo con autorevolezza tutti i suoi strumenti diplomatici assumendo il ruolo primario di mediatrice e non subalterno agli USA, per portare a un cessate il fuoco e avviare trattative). Questo ruolo, invece, è stato lasciato a Turchia, Cina, Musk e ora a Trump! L’UE, invece, ha scelto la cobelligeranza con l’Ucraina “fino alla vittoria”, attraverso la reiterata fornitura di armi. Giustamente, sono state imposte dure sanzioni economiche alla Russia (purtroppo nessuna ad Israele malgrado il genocidio a Gaza, e la condanna della Corte Penale Internazionale),minando così la credibilità della politica estera europea). L’incontro tra Trump e Putin e il negoziato per la fine della guerra in Ucraina sta provocando forti riflessi sul mercato azionario. L’indice europeo della difesa ora si muove in calo di oltre il 3% (a Milano Leonardo – 2,38%), dopo essere salito di oltre il 200% da quando la Russia ha iniziato la guerra contro l’Ucraina nel febbraio 2022. Evidenziamo questo dato economico perché siamo convinti che le guerre siano causate da calcoli finanziari. Se si fanno le guerre i guadagni delle società belliche come Leonardo balzano alle stelle, mentre la Pace richiede altre politiche economiche. Il risultato dopo oltre tre anni di guerra è rappresentato da 1.400.000 vittime (tra morti e feriti), sia russi che ucraini (stime del Center for Strategic and International Studies di Washington). Nell’ultimo sondaggio (analisi Gallup) in Ucraina il 69% si dichiara favorevole a una fine negoziata della guerra il prima possibile, rispetto al 24% che sostiene di continuare a combattere. Un crollo del consenso bellico al governo ucraino, dimostrato anche dall’aumento di disertori, obiettori, renitenti alla leva ucraini ma anche russi. «Le fabbriche di armi europee si stanno espandendo a un ritmo tre volte superiore a quello dei tempi di pace», rivelava il Financial Time, per prepararsi alla guerra duratura. Un circolo vizioso che si autoalimenta: le tensioni geopolitiche spingono i governi ad aumentare le spese militari, questi flussi di denaro aumentano il valore azionario delle industrie belliche, per cui ogni passo verso la pace viene vissuto come una minaccia economica con caduta dei titoli in borsa. Se davvero in Ucraina scoppiasse la Pace e ciò facesse venire meno il nemico assoluto per l’Europa, contro il quale è stato costruito l’obbligo del riarmo, i governi come convincerebbero le rispettive opinioni pubbliche che bisogna ancora trasferire enormi risorse dagli investimenti per la salute, l’istruzione, la sicurezza sociale alle casse delle industrie belliche? I governi europei vogliono reintrodurre il servizio militare obbligatorio per i giovani. La Germania ha approvato una Legge che facilita il reclutamento, per ora volontario. In Italia Il dibattito è aperto e già si parla di attivare una forza di riserva che considera la possibilità generalizzata di un servizio militare per donne e uomini come obiettivo di adeguamento numerico delle forze armate. Questa prospettiva è gravissima e la nostra risposta è l’invito all’obiezione di coscienza: rifiuto anche preventivo del servizio militare, rifiuto della militarizzazione nell’informazione, nella cultura, nelle scuole e nelle università, rifiuto delle spese militari, rifiuto della generalizzata “chiamata alle armi”. Tutto questo lo si può fare a partire dalla firma della Dichiarazione di obiezione di coscienza. Europe for Peace Piacenza Redazione Italia
December 9, 2025
Pressenza
Amma darà il suo Darshan a Piancenza il 11-12-13 novembre: l’amore che unisce
> “Un flusso continuo di amore scorre da me a tutta la creazione. Questa è la > mia natura innata. Il mio dovere è consolare coloro che stanno soffrendo.” > > – Sri Mata Amritanandamayi (Amma) Amma in Italia Il programma di Amma non è solo un evento ma un’opportunità per vivere in prima persona un’esperienza di amore e compassione incondizionata. Inoltre Amma condivide insegnamenti che incoraggiano gentilezza, il servizio agli altri e la tolleranza. Le sue parole e le sue azioni ispirano molti a vivere una vita più consapevole e altruista. Questo evento rappresenta anche l’occasione per la raccolta di fondi a favore delle opere umanitarie di ETW. Grazie al servizio di volontariato di centinaia di persone riusciamo a mantenere l’evento gratuito. Amma lavora da sempre per la pace e per alleviare la sofferenza dei più bisognosi. Ha creato ospedali, università, posti di lavoro e portato speranza a milioni di persone. Dopo 6 anni di assenza, Amma torna finalmente in Italia: un’occasione unica per incontrarla di nuovo. Incontrare Amma è un’esperienza che molti descrivono come trasformativa. Il suo esempio ha ispirato migliaia di persone in tutto il mondo a impegnarsi, sia a livello individuale che collettivamente, mettendo a disposizione i propri talenti per rendere il mondo un posto migliore. Amma sarà in Italia dall’11 al 13 novembre 2025 presso Piacenza Expo. Per anni Amma ha visitato l’Italia con programmi gratuiti e aperti a tutti, offrendo il dono del suo abbraccio: un momento unico di amore e pace che molti ricordano con gioia. Ora, dopo la lunga pausa dovuta alla pandemia, Amma torna di nuovo: un incontro speciale, atteso da tanti.     Biografia della “santa degli abbracci” Mātā Amṛtānandamayī, nota come Amma [madre] è una yogi e guru indiana, guida spirituale e umanitaria , riconosciuta in tutto il mondo per le istituzioni e servizi umanitari che ha ispirato e sostenuto nell’arco di tre decenni. Viene spesso chiamata “la santa degli abbracci”. Mata Amritanandamayi è originaria di Parayakadavu (ora conosciuto parzialmente come Amritapuri), Alappad Panchayat, Distretto di Kollam, stato del Kerala. Nata da una famiglia di pescatori nel 1953, terza figlia di Sugunanandan e Damayanti. Ha sei tra sorelle e fratelli. Quando Amritanandamayi aveva nove anni sua madre si ammalò. Fu ritirata dalla scuola affinché si occupasse della casa e dei sette fratelli e sorelle. Quando andava nelle case del vicinato per raccogliere gli avanzi per le mucche di casa, si trovava di fronte all’estrema sofferenza e povertà degli altri. Quando Amritanandamayi veniva a sapere che qualche famiglia soffriva la fame, prendeva il denaro direttamente dalla piccola riserva di sua madre per acquistare il necessario. Se ciò non era possibile, insisteva ostinatamente con suo padre finché non otteneva un po’ di denaro. Quando questi due espedienti non andavano a buon fine, prendeva alimenti crudi dalla modesta dispensa di famiglia e li donava ai bisognosi. Per questo motivo, la sua famiglia che non era affatto ricca, la rimproverava e la puniva. Amritanandamayi cominciò anche ad abbracciare spontaneamente le persone per confortarle dal loro dolore. Nonostante la reazione avversa dei genitori, Amritanandamayi continuò: “Non li vedo come uomini o donne. Non vedo nessuno diverso da me stessa. Un continuo flusso di amore scorre da me verso tutta la creazione. Questa è la mia innata natura. Il dovere di un medico è di curare i pazienti. Allo stesso modo il mio dovere è consolare chi soffre”. Malgrado i numerosi tentativi da parte dei genitori di organizzare il suo matrimonio, Amritanandamayi respinse sempre le loro proposte. Mata Amritanandamayi, 4 aprile 2009 Inizio delle attività umanitarie Nel 1981 ha fondato il Mata Amritanandamayi Math (MAM), una fondazione internazionale impegnata in attività spirituali e umanitarie in tutto il mondo. Nel 1987 i devoti occidentali la invitarono negli Stati Uniti e in Europa. Da allora viaggia in tutta l’India, Europa, Stati Uniti, Australia, Giappone, Sri Lanka, Singapore, Malesia, Canada, Africa e Sud America. Ripete questi incontri ogni anno. Dal 1987 Amma, leader spirituale e umanitaria indiana, porta in tutto il mondo un messaggio di pace, compassione e tolleranza. Con l’aiuto di innumerevoli volontari Amma ha esteso le sue attività caritatevoli in tutto il mondo, creando così Embracing the World (ETW), una rete internazionale di organizzazioni umanitarie locali ispirate dall’operato di Amritanandamayi. Sotto il nome Embracing the World sono riconosciuti il MAM e le organizzazioni no-profit nel mondo legati ai progetti umanitari di Amritanandamayi. Embracing the World nasce per poter raggruppare le singole organizzazioni nazionali, ognuna con un proprio nome, sotto un’unica identità universale che include tutti i progetti umanitari di Amritanandamayi nel mondo, sostenendo: • i poveri nei bisogni fondamentali (cibo, salute, istruzione, casa, aiuti finanziari); • le vittime di disastri naturali con aiuti immediati e volontari sul campo; • la protezione dell’ambiente e la ricerca scientifica. Il 25 luglio 2005, in riconoscimento dei notevoli lavori di soccorso nei disastri naturali e delle altre attività umanitarie, l’Organizzazione delle Nazioni Unite conferisce al MAM lo Statuto Consultivo Speciale, tramite il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite(ECOSOC), consentendo la collaborazione con le agenzie ONU. Nel dicembre 2008 Il Dipartimento per l’Informazione Pubblica (DPI) dell’ONU ha assegnato al Mata Amritanandamayi Math lo stato di ONG associata per aiutare la sua opera di diffusione delle informazioni e la ricerca di questioni umanitarie. Darshan di Amma Coloro che seguono Amma usano il termine darshan per descrivere i suoi abbracci di massa. Il darshan di Amma è il fulcro della sua vita, infatti ha ricevuto persone quasi ogni giorno dalla fine degli anni ’70. Con l’aumento delle folle che vengono a cercare la benedizione di Amritanandamayi, ci sono volte in cui Amritanandamayi dona i suoi darshan in modo continuo per più di 20 ore. Amritanandamayi ha dato i suoi darshan, cioè gli abbracci, sin dalla sua tarda adolescenza. Descrivendo come ciò sia iniziato, Amma ha affermato: “Le persone erano solite venire da me per raccontarmi i loro problemi. Loro piangevano e io asciugavo le loro lacrime. Quando piangendo cadevano sul mio grembo io li abbracciavo. Così anche la persona dopo voleva lo stesso trattamento … E così è diventato una consuetudine”. Amritanandamayi afferma che abbracciare qualcuno significa donare e che il suo abbraccio ha lo scopo di risvegliare lo spirito di altruismo delle persone. Il Mata Amritanandamayi Math sostiene che Amma ha abbracciato più di 33 milioni di persone in tutto il mondo in oltre 30 anni. Quando le è stato chiesto, nel 2002, fino a che punto pensa che i suoi abbracci abbiano aiutato a risolvere i mali del mondo, Amritanandamayi ha risposto: “Non posso dire di poterlo fare al cento percento. Cercare di cambiare il mondo [completamente] è come cercare di raddrizzare la coda arricciata di un cane. Però la società nasce dalle persone. Così toccando gli individui, è possibile fare dei cambiamenti nella società e, tramite ciò, nel mondo. Non è possibile cambiarlo, ma è possibile fare dei cambiamenti. La lotta nella mente degli individui è responsabile delle guerre. Così se puoi toccare le persone, puoi toccare il mondo.” Il darshan di Amritanandamayi è anche il simbolo delle sue opere caritatevoli. Il suo abbraccio ha ispirato migliaia di volontari ad unirsi alla sua rete di progetti umanitari Embracing the World.   Il suo insegnamento spirituale e l’Om Loka Samastah Sukino Bhavantu “Solo quando si raggiunge lo stato dell’amore il bellissimo fiore della libertà e della gioia suprema può schiudere i suoi petali e fiorire” -Amma- Amma dice che la sua religione è l’amore. Non promuove nessuna fede in particolare, lei è “per tutte le religioni e per nessuna”.Chiunque, sia egli indù, musulmano, cristiano o non credente, può avvicinarsi e ricevere il suo darshan. Il suo ashram (centro dedicato alle pratiche spirituali) ha radici nella tradizione indù, ma non è strettamente legato ad essa. Infatti nella zona residenziale di Amma è appesa una foto di Gesù Cristo e nel suo ashram sono benvenuti i visitatori di tutte le confessioni religiose. Amritanandamayi, a differenza di altri guru, non chiede di seguire pratiche e rituali specifici (Delia Gallagher, Guru fights world’s ‘poverty of love,’ one hug at a time, in CNN, 22 agosto 2007) ma accetta le pratiche spirituali e le preghiere di tutte le religioni come metodi per purificare la mente. Afferma infatti in Living in Harmony, pubblicato da Mata Amritanandamayi Mission Trust nel 2004: «L’obiettivo di tutte le religioni è uno solo: la purificazione della mente umana.»  Nel libro The Timeless Path, Swami Ramakrishnananda Puri, uno dei discepoli più anziani di Amritanandamayi, scrive: “Il sentiero [spirituale] insegnato da Amma è lo stesso che è presentato nei Veda e ricapitolato nelle successive scritture tradizionali come la Bhagavad Gita”. Amma afferma: “Karma [azione], jñana [conoscenza] e bhakti [devozione] sono essenziali. Se le due ali di un uccello sono devozione e azione, allora la conoscenza è la sua coda. Solo con l’aiuto di tutti e tre un uccello può raggiungere quote elevate”. Con queste parole, si sottolinea l’importanza della meditazione, del servizio disinteressato [karma yoga] e del coltivare qualità divine come la compassione, pazienza, perdono, autocontrollo, ecc. Amritanandamayi promuove le pratiche spirituali come metodo per migliorare la società, cambiando prima di tutti sé stessi, dicendo: “Figli miei, non provate a cambiare il mondo o le altre persone prima di essere in grado di cambiare voi stessi. Se cercate di cambiare gli altri senza cambiare le vostre attitudini, ciò non avrà alcun effetto. Cambiate voi stessi e il mondo intorno a voi cambierà”. Chi ha avuto l’occasione di partecipare ai programmi di Amma in Italia o nel mondo ha probabilmente notato che c’è un mantra che risuona spesso, negli intensi momenti di meditazione come nei colorati allestimenti del palco, nella descrizione di un progetto umanitario internazionale come nei racconti dedicati alle attività dei gruppi locali. Si tratta del mantra Lokah Samastah Sukhino Bhavantu, che in sanscrito significa: “Possano tutti gli esseri dell’universo essere felici”. È un antichissimo mantra che Amma incoraggia a ripetere spesso, e che racchiude in sé il significato profondo del sogno di Amma, quel sogno che ispira e dà forza a ogni progetto della rete umanitaria di Embracing the World: “Tutti nel mondo possano dormire almeno un giorno senza timore; per un giorno almeno tutti possano mangiare a sazietà; per un giorno almeno giovani e vecchi possano aiutare con tutto il cuore chi soffre”.   I programmi di Amrita Yoga Amrita Yoga è un programma nato e sviluppato sotto la guida di Amma e si basa sui insegnamenti spirituali e sulla filosofia di base di Amma. Ad Amritapuri, sin dai primi giorni dalla nascita dell’ashram, la pratica dello Yoga è sempre stata considerata  parte integrante della sadhana (pratica spirituale). Lo stile di insegnamento ha lo scopo di riflettere la semplicità e l’umiltà di Amma. L’approccio olistico alle posizioni (Asana) mira a condurre chi lo pratica in un profondo viaggio interiore, per imparare l’arte di concentrarsi sul momento presente, sintonizzarsi con il vero sé e connettersi alla propria essenza. In questo modo la mente e i sensi si calmano, si sperimenta uno stato di profonda pace interiore e si ascolta il vero sé con amore e consapevolezza. I ritiri di Amrita Yoga cercano di coltivare e supportare un atteggiamento olistico (mano bhavana) e si focalizzano soprattutto su tre aspetti: sviluppo delle abilità, vita pratica (vedanta pratico) e potenziamento della consapevolezza. Amma sottolinea che è importante saper riassumere e integrare i principali sentieri dello yoga; così, Amrita Yoga integra la pratica delle asana con i quattro sentieri più importanti dello yoga, ovvero Bhakti Yoga (Yoga della devozione), Jnana Yoga (Yoga della conoscenza), Karma Yoga (Yoga dell’azione disinteressata) e Raja Yoga (Yoga della contemplazione, della creatività e della meditazione). Ogni sessione comprende esempi, aneddoti, poesie e citazioni dalle scritture indiane, e si concentra su un tema centrale, come ad esempio la compassione, la concentrazione, l’equanimità, la pazienza, l’entusiasmo, la fiducia in se stessi, la grazia, il lavoro su di sé, e Madre Natura. Lo Yoga non è limitato alle lezioni e alle posizioni. Amma incoraggia una pratica duratura di quella che lei chiama “la via di mezzo”, ovvero una sintesi di tutti e quattro i principali sentieri dello Yoga. Questo tipo di Yoga serve a trasformare la vita all’insegna dell’amore e dell’attenzione consapevole, e a scegliere di vivere in maniera equilibrata, armoniosa e olistica. I praticanti vengono incoraggiati a trasportare gli insegnamenti e le esperienze appresi sul tappetino all’interno della propria vita, guardandosi dalla prospettiva del testimone esterno, accettando le diverse situazioni incontrate e riflettendo sulle proprie azioni. Grazie alle pratiche Yoga è possibile trascendere le polarità e raggiungere così uno stato di connessione che ci permette di esprimere al meglio la nostra vera essenza, intraprendendo un viaggio interiore sempre più profondo, che ci connette alla fonte eterna della Coscienza Suprema.   Il Programma 2025 Il programma di Amma non è solo un evento ma un’opportunità per vivere in prima persona un’esperienza di amore e compassione incondizionata. In un mondo spesso segnato da divisioni, l’abbraccio di Amma rappresenta un gesto semplice ma di potente unità. Inoltre Amma condivide insegnamenti che incoraggiano gentilezza, il servizio agli altri e la tolleranza. Le sue parole e le sue azioni ispirano molti a vivere una vita più consapevole e altruista. Questo evento rappresenta anche l’occasione per la raccolta di fondi a favore delle opere umanitarie di ETW. Grazie al servizio di volontariato di centinaia di persone riusciamo a mantenere l’evento gratuito ma i costi per predisporre tutto sono molto ingenti. Il nostro obiettivo è di riuscire a sostenere le spese del programma attraverso donazioni, così da devolvere le entrate ai progetti umanitari di Amma.   Come sostenere l’evento Le spese organizzative sono ingenti, circa 280.000 euro tra affitto della struttura, attrezzature e materiali. Per questo chiediamo il tuo aiuto: • ogni donazione servirà a coprire i costi dell’evento; • l’eventuale eccedenza sarà devoluta alle opere umanitarie di Amma.   Insieme possiamo rendere unico e speciale questo ritorno in Italia! Info su: https://amritayoga.com/ > Amma in Italia sostenitori.programma2025@gmail.com Lorenzo Poli
November 7, 2025
Pressenza
Piacenza, 25 ottobre, “No al Riarmo Europeo” con Osservatorio contro la militarizzazione
PIACENZA, SABATO 25 OTTOBRE 2025, ORE 16.00 PARK HOTEL STR. VALNURE, 7 Su iniziativa dell’Associazione socio-culturale Oltreitaca (oltreitaca@gmail.com), a cui hanno aderito Associazione Culturale Nel Nuovo Mondo e il Comitato 15 Ottobre si presenta il seguente evento con incontro-dibattito con la partecipazione di: – Alberti Alessandra, attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e Università; –Gaetano Pedullà, Europarlamentare, membro commissione problemi economici; – Luca Zandonella , consigliere Comune di Piacenza e membro commissione sviluppo economico; L’avvocato Giovanna Quattrini, Presidente di Oltreitaca, coordinerà l’evento. Ursula Von der Leyen, appoggiata dalla maggioranza dei leader dell’Unione  Europea, prosegue tenacemente verso il ReArm Europe assumendo la tesi che vi sono minacce alla sicurezza ai Paesi dell’Unione Europea, tesi priva di fondamento anche a detta di esperti militari. Si dovranno fronteggiare i prevedibili tagli del Welfare state (sanità, istruzione pubblica, ambiente etc.) come già dichiarato da esponenti UE e NATO. Le popolazioni non vogliono questa politica bellicista, ma le lobbies delle armi esultano e ii vari premier  si attivano per dare corpo e gambe a questa politica. In particolare il reperimento di 800 miliardi per finanziare l’investimento e l’acquisto degli  armamenti (in maggior parte di importazione dagli USA). La militarizzazione, la limitazione dei diritti, la propaganda sono fondamentali in questa logica e la scuola è il luogo prediletto per formare le giovani generazioni e preparali alla guerra Mentre l’economia è sofferente (se non in recessione), inflazionata dal continuo aumento del carovita con  perdita di potere di acquisto degli stipendi, il potere finanziario/politico Europeo si sta dirigendo di fatto  verso un peggioramento delle condizioni sociali e alla escalation del conflitto UCRAINO (o NATO)/RUSSO, violando i principi  fondamentali dei trattati tesi alla convivenza pacifica, al ripudio della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. Ora l’Europa sembra essere in preda all’ossessione di perdere prestigio, potenza e crede di fermare il processo storico armandosi fino ai denti, volendo utilizzare nuove armi tese a colpire e attaccare la Russia, andando in questo modo verso il declino impoverendo le proprie popolazioni economicamente, socialmente e culturalmente, come abbiamo imparato dalla storia passata. È questo il futuro che vogliamo? Essere protagonisti di espansione di conflitti armati, con il pericolo di una terza guerra  mondiale e diventare una mera periferia al servizio dei grandi gruppi finanziari e militari ? O è possibile opporsi e fare sentire la voce dei cittadini? Si raccolgono le firme contro il riarmo. Si prega di prenotazione per partecipare all’iniziativa tel.3467484688-3331326886 e-mail : oltreitaca@gmail.com
Piacenza antifascista e antirazzista si mobilita contro le aggressioni
Mercoledì 25 giugno, dopo un corteo indetto dai gruppi nazifascisti piacentini contro “il degrado”, un branco dei loro adepti ha aggredito due ragazzi migranti al grido “i nordafricani non devono stare qui”. I due giovani, figli del nostro Benkara, delegato USB nell’hub di IKEA, sono finiti all’ospedale e secondo le […] L'articolo Piacenza antifascista e antirazzista si mobilita contro le aggressioni su Contropiano.
July 3, 2025
Contropiano
PIACENZA: “LA CITTÀ RIPUDIA ODIO E FASCISMO” MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA DOPO L’AGGRESSIONE DEL 25 GIUGNO
Questa sera a Piacenza si torna in piazza per dire no a odio e fascismo. Alle ore 21, dal parcheggio Cheope di via IV Novembre, partirà un corteo antifascista promosso da Si Cobas, Controtendenza, Collettivo Femminista e Collettivo Schiaffo. Il luogo non è casuale: è lì che il 25 giugno scorso si è consumata un’aggressione squadrista e fascista, 30 contro 2, una coppia di fratelli di nazionalità algerina finiti in ospedale nel linciaggio di un folto gruppo di fascisti locali, autoproclamatisi “sceriffi contro il degrado” «Piacenza ripudia l’odio e il fascismo» ribadiscono gli organizzatori, che rilanciano una manifestazione determinata nei contenuti ma pacifica nella forma, “per sbugiardare chi agisce con vigliaccheria e violenza, sempre in branco e armati” come racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Carlo, attivista del collettivo Controtendenza Piacenza, che denuncia non solo l’aggressione, ma anche la complicità politica e istituzionale di settori della destra cittadina. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Carlo di Controtendenza Piacenza. Ascolta o scarica
July 2, 2025
Radio Onda d`Urto
PIACENZA: “RIPULIRE LA CITTÀ DAGLI STRANIERI”
A Piacenza, nella notte tra il 25 e il 26 giugno, un gruppo di fascisti ha aggredito alcuni passanti, tra cui diversi minorenni. L’episodio è avvenuto a margine di una manifestazione indetta da sigle dell’estrema destra locale e da parte degli ultras della ” Curva Nord – Piacenza 1919″, contro quello che hanno definito il “degrado” a Piacenza.
July 1, 2025
Radio Onda Rossa
PIACENZA: AGGRESSIONE FASCISTA PER “RIPULIRE LA CITTÀ DAGLI STRANIERI”. LA COMUNITÀ RISPONDE CON SOLIDARIETÀ E MOBILITAZIONE
Nella notte tra il 25 e il 26 giugno, un gruppo di fascisti di CasaPound e affini ha aggredito alcuni passanti, tra cui diversi minorenni. L’episodio è avvenuto a margine di una manifestazione indetta da sigle dell’estrema destra locale e da parte degli ultras della ” Curva Nord – Piacenza 1919″, contro quello che hanno definito il “degrado” a Piacenza. “Ripuliamo la città dagli stranieri”, gridavano gli aggressori, come riferito da diversi testimoni. Durante l’aggressione sono stati usati oggetti contundenti, come cinghie e bottiglie. In questo contesto, è arrivata immediata la risposta della città. Diversi collettivi e realtà di base hanno organizzato un’assemblea pubblica (appuntamento martedì 1 luglio, alle ore 18:30, presso la cooperativa Infragibile di Via Alessandria 16) e una manifestazione antifascista per mercoledì 2 luglio. Una mobilitazione ampia della comunità piacentina come risposta contro l’intolleranza. “La nostra città non è quella dei fascisti. La Piacenza che vogliamo è inclusiva, solidale e antirazzista. Rispondiamo con unità e determinazione, per far capire a questi gruppi che non hanno spazio nella nostra società”, ha commentato ai microfoni di Radio Onda d’Urto Carlo, compagno del collettivo ControTendenza Piacenza, ribadendo l’importanza di una risposta collettiva e determinata contro questo fenomeno. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervista a Carlo, compagno del collettivo ControTendenza Piacenza. Ascolta o scarica
June 27, 2025
Radio Onda d`Urto
LOGISTICA: VITTORIA DEL SI COBAS A PIACENZA, “UN SEGNALE DI SPERANZA PER LA CLASSE LAVORATRICE”
Siglato nella serata di lunedì 9 giugno l’accordo fra Si Cobas, Sol Cobas e GI BPO, nuovo datore di lavoro entrante nell’appalto GLS a Piacenza. Il magazzino di GLS a Piacenza, così come l’intera filiera di GLS in Italia, è uno di quelli che storicamente è stato maggiormente interessato dal ciclo di lotta iniziato nel 2000. L’accordo verte essenzialmente sulla disapplicazione del Jobs Act e il mantenimento delle tutele derivanti dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Verranno mantenuti gli accordi migliorativi in occasione dei cambi appalto, ovvero il premio di produzione da 1500 euro l’anno, erogato mese per mese, premio natalizio di 700 euro e paga oraria rialzata in base alla mansione svolta. Ottenuta anche la possibilità di svolgere 45 giorni di ferie consecutivi, questione particolarmente sentita dai lavoratori di origine migrante. Alla mezz’ora di pausa pagata già prevista dal contratto, è stata concordata una mezz’ora aggiuntiva, divisa in 3 pause da 10 minuti, sempre pagata, durante l’orario di lavoro. Responsabilizzata anche la ditta appaltante, la GLS, che si impegna formalmente a garantire eventuali mancanze da parte della società uscente dall’appalto, nel caso non venissero garantite le retribuzioni e il TFR. “Non sarà socialismo però vi assicuro che di fronte a un colosso, a una multinazionale come GLS e di fronte a un altro colosso come GI BPO che impiega migliaia di lavoratori, non è davvero poco anche perché la situazione era molto scivolosa e si rischiava veramente di ritornare al passato” comunica ai nostri microfoni Carlo Pallavicini, sindacalista Si Cobas. Ascolta o scarica
June 10, 2025
Radio Onda d`Urto