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La scuola sbagliata: pratiche, conflitti, prospettive nella scuola del presente
LA SCUOLA SBAGLIATA: PRATICHE, CONFLITTI, PROSPETTIVE NELLA SCUOLA DEL PRESENTE SABATO 14 MARZO 2026 DALLE ORE 9.30 ALLE ORE 17.30 IN PRESENZA PRESSO IL CIRCOLO ARCI GUERNELLI VIA BASSANELLI, 9/11 BOLOGNA ORGANIZZATO DA RETE PER LA SCUOLA PUBBLICA EMILIA ROMAGNA IN COLLABORAZIONE CON CESP – CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA E MCE – MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA PER ISCRIVERSI COMPILA QUESTO MODULO SCARICA QUA LA LOCANDINA CON GLI ABSTRACT DEL CONVEGNO -------------------------------------------------------------------------------- CONVEGNO NAZIONALE DI FORMAZIONE IL CESP è ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (Decreto Min. 25/07/06 prot.869, circ. MIUR prot. 406 del 21/2/06 – Direttiva 170/2016-MIUR). La partecipazione ai convegni e seminari CESP è gratuita e dà diritto, ai sensi dell’art. 36 del CCNL 2019/2021 (che sostituisce gli articoli 63 e 64 del CCNL 2006/2009), all’ESONERO DAL SERVIZIO. —> Fai richiesta alla segreteria del tuo istituto del permesso per formazione oppure utilizza il modulo allegato alla locandina -------------------------------------------------------------------------------- PROGRAMMA: 9.30: iscrizioni e registrazioni 10.00: introduzione a cura della Rete per la Scuola Pubblica Emilia Romagna 10.30: interventi * Vademecum sull’Educazione sessuo-affettiva, Samanta Picciaiola * Pratiche di adozione alternativa al libro di testo, Federico Bernini * Educazione alla pace e contrasto al militarismo, Gianluca Gabrielli * Il curricolo scolastico alla luce delle nuove Indicazioni Nazionali, Mario Cogo, Flavia Lillo, Loredana Semperlotti della rete “Quale scuola per il futuro?” di Padova * Tutelare la libertà di insegnamento dalla censura, Luca Castrignanò e Alessandra Guermandi * Decostruire l’autoritarismo nella scuola senza voti, Sandro Ciarlariello * Strumenti di democrazia nella classe, Federica Lucchesini 12.30: dibattito 13.30- 15.00: pausa pranzo 15.00: laboratori: 1. Corpi e identità (Cassero scuola) 2. Pratiche di adozione alternativa al libro di testo (Mce) 3. Antirazzismo e intercultura nelle pratiche educative (Casa del mondo) 4. Strumenti di democrazia dentro la classe (Mce) 5. Tutelare la libertà di insegnamento (Cobas scuola) 6. Doposcuola autogestiti: cosa abbiamo da dire alla scuola pubblica? (rete Doposcuola autogestiti di Bologna) 7. Le nuove Indicazioni tra storia, guerra e colonialismo (Area scettica e Usb) 8. Educazione, pace e conflitti (Scuola di pace di Monte Sole) 9. Laboratoria sul consenso nei contesti educativi (Non una di meno) 17.00: dibattito finale in plenaria Il Corso di Formazione ha carattere nazionale ed è aperto al personale della scuola pubblica statale. È valido come attività di formazione per personale della scuola. --------------------------------------------------------------------------------
February 15, 2026
CESP
Impatto della guerra sull’infanzia: didattica per la scuola primaria
Gianluca Gabrielli è figura nota a chi frequenta il sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. È autore di numerosi testi e articoli di pedagogia e didattica, sulla valutazione standardizzata e le mosse contrastive per riuscire a “farne a meno”, sul militarismo che sta di nuovo asfissiando le aule scolastiche. Gabrielli anima, inoltre, un blog che ospita contributi sui suddetti temi, «Per chi suona la campanella». Il titolo ripropone quello di una raccolta di racconti pubblicata anni fa: memorie personali autentiche, passate alla lente della favola che spesso riveste di un’aura nostalgica, ma anche angosciante, i nostri ricordi (AAVV, Quando suona la campanella. Racconti di scuola Manifestolibri, Roma, 2006). Maestro e Storico: metto in questo ordine le attività di Gianluca Gabrielli perché entrambe sono annodate e costituiscono quella che è la sua personalità di uomo e di professionista. L’esercizio dell’arte e della professione docente conferisce accenti importanti e, potremmo dire, riorganizza i suoi studi storici. La storia dell’Infanzia nel Novecento, nello specifico durante il periodo fascista, accende nella sua didattica quotidiana una particolare attenzione verso quei bambini e bambine che, in una classe multietnica, gli effetti delle guerre li hanno sulla pelle. Effetti del vecchio e nuovo colonialismo, espresso di recente in toni elogiativi nelle pagine del testo Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo del Primo Ciclo dell’Istruzione (MIM, 2025), sul quale invito a leggere il parere del Consiglio di Stato, assai negativo rispetto,  non solo ai contenuti, ma alla maldestra forma (09/09/2025 n. 829). Se sulla genericità del concetto di bambino e bambina, fuori da contesti storici, di etnia, di classe, su queste pagine si è già detto, proponiamo una piccola riflessione sulla locuzione-triade “bambini, donne, anziani”. Utilizzata nelle operazioni di salvataggio, sottolineata come aggravante nelle operazioni di violenza bellica condotte contro la popolazione civile, la locuzione, oltre l’uso quasi banalizzato, rinvia al nodo della cura della vita, al suo esordio, al nascere e alla sua fine. Di questo nodo il cardine è la donna che tale funzione di cura continua a esercitare, spesso in forma esclusiva, malgrado la presunta fine delle forme più escludenti del Patriarcato. Dare la vita e vederla perdersi in una trincea, in un bombardamento e, come ha scritto un narratore spagnolo rispetto alla Guerra Civile, en las casas vacias, le case svuotate, denudate dalla guerra. Casa che è anche la Terra Madre, come sa Gianluca che di educazione ecologica si occupa, nell’atto unico dell’educare. L’articolo che proponiamo è complesso, la bibliografia rende ragione degli approfondimenti. Si tratta, a un tempo, di  un contributo per tutti e di una messe di suggerimenti didattici per insegnanti, non solo di primaria, come si può vedere dall’indice dei capitoli: https://www.novecento.org/storia-e-didattica/didattica-in-classe/prima-dellarticolo-11-dalleducazione- -del-fascismo-al-ripudio-della-guerra-della-nostra-costituzione-7094/#proposta. Attendiamo la pubblicazione dell’ultima fatica di Gianluca Gabrielli, Storia attiva per la scuola primaria. Percorsi esperienziali per scoprire il passato in modo attivo e coinvolgente per i tipi della Erickson. Per l’autore ogni traccia è degna di esser esplorata, discussa, di ogni reperto si può raccontare la memoria e inserirlo nel percorso della Storia ufficiale. Sul tema relativo a infanzia e guerra preme rimandare alla lettura del numero doppio nn 56/57 12/2025 Guerra all’Infanzia, pubblicato dal Dipartimento di Studi Storici e Linguistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sottolineo soprattutto l’importanza dei primi quattro interventi e il contributo della nostra Cristiana Ronchieri disponibili a questo link sul nostro sito. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Proposte didattiche per insegnare la Pace nella scuola primaria
Le due proposte educative (prima che semplicemente didattiche) che presentiamo come esempio di percorsi sulla pace, contro tutte le guerre e contro le mobilitazioni per farne accettare la logica, ci vengono da due insegnanti di scuola primaria, Gianluca Gabrielli e Barbara Bertani. Rispettivamente di Bologna e di Reggio Emilia. E, anche se l’invio all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha loro due come mittenti, il lavoro si è svolto con la collaborazione dei/delle colleghi/e delle due sezioni a tempo pieno, di genitori e grazie al lavoro partecipe, attivo delle bambine e dei bambini. Non si tratta di unità didattiche nel senso tecnico del termine, né tantomeno di un progetto specifico, a sé stante, incistato nel flusso degli insegnamenti curricolari, per questo ho escluso fossero semplicemente strategie didattiche finalizzate a particolari obiettivi, da verificare e valutare. Sono lavori che esprimono la convinzione che educare alla pace, al conflitto che si risolve quando trova soluzione anche se provvisoria, è frutto di una postura etica, sempre presente nelle aule, appresa per modello dagli adulti, fatta di amicizia, accettazione delle differenze ed empatia nel gruppo dei pari. È importante ricordare che – in entrambi i casi – si tratta di classi inserite in istituti comprensivi che registrano un alto flusso migratorio, in cui sono presenti nazionalità di nascita e famigliari di tutto il mondo. E anche questo costume a incontrare coloro che hanno frequentazione di altre lingue materne, di altre abitudini domestiche, siano esse il cibo, l’abbigliamento, le relazioni fra i parenti, la religione, è un’immersione in un modo pacificato, curioso, reciprocamente accettante. Quindi, i lavori qui citati, sono solo un esempio concreto di una prassi (attività pratica e riflessione/ricerca) che caratterizza lo stile-docente, che fa dell’insegnare una delle più altre funzioni con cui si esprime la responsabilità adulta verso le cerature piccole che ci sono affidate. Perché, come potremmo dire parafrasando Gert Biesta ogni relazione fra un genitore, un maestro, un adulto e il bambino/la bambina è sempre un’adozione: non si plasma un modello predefinito, non si coltiva una terra emotiva e cognitiva sterile, a tabula rasa, ma si accoglie quel che ogni piccolo ha da donare, nel gioco asimmetrico delle parti (G. Biesta, Riscoprire l’insegnamento, Raffaello Cortina, Milano 2022). Osservare, ascoltare, esprimersi nel gruppo-classe attraverso la discussione intorno a temi etici, e a quanto il curriculo elementare propone come conoscenza da conseguire e da migliorare nella pratica del dubbio e dell’errore, è la strategia che fa sfondo a queste proposte. La discussione sulla cui conduzione dirò più sotto, obbliga un adulto, un insegnante a ragionare sullo schema amico-nemico, sull’aggressività, entrambe posture che appaiono, all’osservatore superficiale o in male fede, una caratteristica istintuale, infissa nell’animo infantile. Oggi, fra i dispositivi di cui ci si serve a scuola, ci sono anche un moschetto, una divisa, un inno: passaporti per entrare presto nel mondo adulto, pragmatico, perché la violenza, ci viene detto da chi costantemente la pratica come mestiere, è insita nell’essere umano, è parte della sua ontologia, e va gestita, accompagnata, addestrata. Bambini-soldato in molte regioni del mondo, bambini futuri soldati, qui, ora, da noi, Europa, Italia. Non abbiamo una parola chiara sull’innocenza e sulla propensione aggressiva del bambino, né di Rousseau, né di Hobbes. Del peccato come condanna al nascere, ne sanno qualcosa Agostino, Tommaso, e su questo paradosso si fonda l’istituzione della Chiesa che prescrive il battesimo come misura per emendarsi ai nuovi nati. Ci aiuta, a comprendere meglio la relazione istinto-violenza, a cogliere lo sguardo del bambino sulla guerra la grande letteratura. Pin, il bambino partigiano, più per gioco mimetico che per una qualche impossibile comprensione politica, protagonista del romanzo Sentieri dei nidi di ragno di Italo Calvino, sa fare la guerriglia, ma alla fine il suo rifugio è la mano grande del partigiano che lo porta con sé, l’unica che ha incontrato nella sua breve vita. Useppe, in La Storia di Elsa Morante, è spettatore, e suo malgrado attore, di una storia troppo pesante per le sue fragili spalle. Mentre William Golding ne Il signore delle mosche mette in scena la organizzazione autonoma di un gruppo di minori, ferrea, crudele, gerarchica, desolante metafora di quella violenza che sembra arrivare dal fondo degli animi: offesa/difesa, attacco/sottomissione. Ma è davvero così? Anche qui c’è di mezzo un mancare, un vuoto che deve essere riempito ed è già qualcosa che ci pensi un capo, un gerarca. Chi è cresciuto in strada, o anche più semplicemente nei cortili e negli sterrati di una periferia, lo sa. Chi nasce in contesti di guerra impara a odiare. L’innocenza infantile sembra una pretesa astratta, la propensione alla violenza una caratteristica da educare o da sfruttare per fini adulti. Dirò qualcosa sulla discussione, sulla parola come veicolo di comprensione, pur nella difficoltà di scambiarla e di far sì che rappresenti quel che vorremmo esprimere. Il dibattere, progenitore del discutere, fuor di metafora è il movimento convulso di uno o più corpi sollecitati da una forza. Dibattere è diventato così un sinonimo di discutere, e non per pura casualità. Come accennavo è un con-fliggere di parole, di argomenti, talvolta in uno scambio ineguale o di difficile soluzione. Consiste nel portare verso l’altro la nostra differenza, di stato, di opinione, di capacità. Le bambine e i bambini di Bologna e di Reggio Emilia discutono osservando delle immagini, scambiano opinioni, le relazionano le une alle altre, talvolta in modo sconnesso, altre volte facendo sintesi, discutono i significati veicolati da una lettura, dalla origine di una parola, dal senso comune di una frase. Tutto condotto dai loro maestri in modo assai diverso dal debate divenuto di moda nel web, nei webinar e nei tutorial della nuova didattica. Troviamo nel web una sua definizione che attiene al contesto didattico, al suo uso in ogni ambito disciplinare: metodologia innovativa […] gara argomentativa a squadre, a tema, con regole e arbitraggio. Qualcuno vince, qualcuno perde, come in ogni competizione. Incipit, soluzione, sintesi. La discussione in classe, in uno spazio relazionale fra più persone, nell’asimmetria delle caratteristiche personali e dei ruoli (alunni e insegnante/i) ha proprio la virtù di non essere innovativa: non è un gioco, non è una gara, non è una battaglia, radica nella stoà, nella agorà greca, nel filosofare dubbioso su un argomento, su un fenomeno, su un comportamento. Discutere non definisce e non consolida amici e nemici, non organizza squadre opposte, non rileva capaci e incapaci, buoni e cattivi oratori. Ognuno ha diritto di parola. Anche chi tace apporta qualcosa con il suo silenzio da cui, grazie all’azione collettiva del gruppo, potranno forse uscire dubbi produttivi, domande tralasciate, cammini laterali. Non c’è improvvisazione: il tema nasce appunto da un dubbio, da una negazione, da una osservazione, restando sempre attenti all’imprevisto. Un buon insegnante-regista sa che ci saranno attesi imprevisti, su cui tornare (Paolo Perticari, 1996). Spesso è utile lavorare al contrario, cercare quel che non si vede di primo acchito. L’insegnante dirigendo questa attività, in cui tutti sensi sono allerta, non cerca pretesti per ribaltare i ruoli, non la considera un diversivo, un di-vertere, un cercare di attirare l’attenzione dei distratti su un compito, una consegna, di spezzare la routine dopo aver fatto la sua lezione. La discussione è parte integrante di un percorso che prevede un incipit, origina da conoscenze adulte e infantili, semplicemente acerbe, e ha effetti di messa al lavoro di tali conoscenze, di messa a rischio di esse, il rischio del dubbio, della confutazione, dell’opporsi di diverse descrizioni e spiegazioni. Nei due esempi proposti, si tratta di stimoli che vengono da immagini, da  albi illustrati, da silent book (libri senza parole), novelle e memorie. Ricorda spesso Barbara che maneggiare questi libri è cosa assai diversa dall’uso del libro di testo scolastico, che infatti in questa classe non viene adottato, mentre si attrezzano scaffali di testi alternativi e si visita spesso la biblioteca civica. Nelle ore di attività, mi piace ricordare che Gianluca, insegnando scienze, sottolinea la fitta relazione di interferenze e di scambi, di ibridazioni reciproche fra animali, vegetali, minerali e umani: anche questa è operazione di pace, è pacificazione del nostro rapporto con la Madre Terra. Nel rispettare i suoi diritti, muti, impliciti, rispettiamo anche i nostri che cessano di essere genericamente umani per farsi ecologici, norme di comportamento nella Casa Comune. Una discussione ben condotta assomiglia al volo degli storni (Marcello Sala, 2004; Giorgio Parisi, 2021). Apparentemente disordinato: gli spostamenti sono determinati dal variare delle posizioni del singolo uccello, comunicate al vicino e da questo all’altro, in un muoversi progressivo di tutti gli uccelli. Chi discute induce colui che interviene successivamente a tener conto di quel che ha ascoltato, a spostarsi verso un completamento, una conferma, l’espressione di un parere contrario. Nessuna somma delle parti, semmai moltiplicazione del pensiero. Le oche che migrano, in formazione, con il nocchiero che guida uno stormo ordinato, per contro, rappresentano un modello che soddisfa il nostro bisogno di trovare modalità più rassicuranti di esecuzione di un compito. Arriveranno mai gli storni alla loro destinazione? Ovviamente sì, mediante le spettacolari configurazioni del loro volo.  Discutere in modo cooperativo rappresenta una forma efficace di euristica, di organizzazione del lavoro di ricerca e di conseguimento di nuovi saperi? Non sempre. Potrebbe prodursi un moltiplicarsi di bias, di opinioni errate. La funzione del docente, ignorante e saggio a un tempo, come definisce il buon maestro Biesta (2022), pone domande che non prevedono le risposte attese, perché sono veramente quesiti, inquisizioni su un tema. Semmai, il maestro fornisce lo scaffolding (impalcatura) sul quale reggersi mentre la costruzione cooperativa continua. Travi, ponteggi, telai man mano smontati, mentre arrivano le prime conoscenze di cui potersi fidare, su cui effettuare controlli di attendibilità. La valutazione del risultato complessivo non esclude la possibilità di accertarsi del contributo dei singoli e del risultato di apprendimento personale. Si tratta di registrare, trascrivere gli scambi, rivederli insieme e riconsiderare gli errori commessi. Le condizioni per utilizzare questa pratica sono possibili solo in una primaria? No, anche in un liceo è possibile discutere, lavorare in gruppo, sviluppare cooperativamente, attivamente, un tema sotto la regia del docente. Ma, è questione ancora di tempo, di organizzazione del lavoro, di capacità del docente di lavorare alla cura della disciplina che insegna e di accettare la contaminazione con altri saperi, di non trascurare l’ascolto, lo studio – soprattutto lo studio! – con i colleghi. Un maestro non può essere solo ignorante (Jacques Rancière,1987), deve amare, nel senso di coltivare, mantenere vivo il desiderio di studiare la/e discipline che insegna, deve donare quel che sa e ammettere che ha dubbi, che molte cose ignora e possono essere oggetto di ricerca, con i colleghi, con gli alunni. Soprattutto, nel nostro caso, deve essere una donna, un uomo, portatori di pace. COME NEL LAVORO DI BARBARA IL PRETESTO STA NELLE PAROLE DEL LIBRO PROPOSTO, SCELTE PER ESSERE ANALIZZATE DANDO LORO NUOVA VITA, COSÌ ANCHE IN QUELLO DI GIANLUCA, GLI ALUNNI SONO INVITATI A DARE UN NOME AI BAMBINI CHE VEDONO NELLE FOTOGRAFIE. UN NOME È SEGNO DI IDENTITÀ E DI DIGNITÀ, FUORI DA OGNI ANONIMATO E DA OGNI SIGNIFICATO FRUSTRO, ABUSATO.   Insegnante Gianluca Gabrielli, La Gazzella in Palestina, II primaria, Bologna. Insegnante Barbara Bertani, dalla I alla V primaria, Reggio Emilia, Ogni libro è un cammino. Si tratta di “assaggi” di una più vasta raccolta, per iniziare. Alcuni sono testi dedicati ai più piccoli, tutti, in ogni caso sono letti dall’insegnante. Non vengono date spiegazioni, si chiede a ciascun ascoltatore di dire quel che la lettura ha mosso nel suo animo, quali conoscenze ha risvegliato, quali dolori e gioie. Come si potrà notare le questioni sono ardite, difficili: il potere, la guerra e le sue conseguenze, il colore della pelle, la questione di genere. Si estraggono parole sconosciute, poco praticate, banali, di uso comune. E i bambini le mettono al lavoro. Sono libri che si prestano a un uso continuato, non cessano di produrre effetti, nel tempo suscitano nuove discussioni, man-mano che si esplorano i problemi e di alcuni nodi si viene a capo, altri se ne formano e andranno affrontati. Davide Calì, Serge Bloch, Il nemico. una storia contro la guerra, Terre di Mezzo, 2023. Nicola Davies, Il giorno che venne la guerra, Salani, 2018. Nikolai Popov, Perché?, Terre di Mezzo, 2022. Wolf Erlbruch, La grande domanda, E/O edizioni, 2004. Claure Saunders, Hazel Songhurst, Il libro del potere. Chi ce l’ha? Perché?, Settenove, 2022. Fabrizio Silei, Maurizio Quarello, L’autobus di Rosa, Orecchio Acerbo, 2013. Alessia Petricelli, Sergio Riccardi, Cattive ragazze, Sinnos, 2024. AAVV, Manuale di educazione alla pace. Principi , idee, strumenti, Junior, 2012. Gianni Rodari, Serena Mabilia, Tutti i colori della pace, EL, 2024. Mario Lodi, Favole di pace, ETS, 2020. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gianluca Gabrielli, Davide Montino / È esistita una scuola fascista?
“Non più reperibile da anni”, ci annuncia la quarta di copertina, “si è ritenuto utile rendere nuovamente disponibile questo lavoro nell’intento di fornire alle nuove generazioni, a fronte delle rinascenti retoriche sulla storia nazionale, uno strumento per affrontarne proprio gli aspetti più difficili dal elaborare per la coscienza pubblica, convinti che la conoscenza del Ventennio – con la sua scuola – renda sicuramente comprensibile la nascita della Repubblica assai meglio dello studio dell’inno nazionale o della bandiera come prescritto dai nuovi curricoli di Educazione civica”. Questa lunga citazione mi sembra indispensabile per spiegare come mai sia tornato in stampa dopo ben sedici anni questa sorta di vademecum che ci illustra dettagliatamente le caratteristiche della scuola italiana ai tempi di Benito figlio di Alessandro. Visto che sono al governo quelli che non sembrano aver mai preso del tutto le distanze da quell’epoca (o meglio, dalla mitologia di quell’epoca), vale la pena di ricordare fino a che punto la scuola italiana dal 1922 al 1943 venne per così dire “posseduta” dal regime fascista, che la piegò ostinatamente alle sue esigenze. Il libro è di agile lettura anche per chi non si occupa professionalmente di didattica; esso è diviso in una serie di brevi capitoli ognuno dei quali si concentra su determinati temi, istituzioni, ricorrenze, oggetti. Cito a mo’ di esempio dall’indice: abbiamo sezioni dedicate a “Befana fascista” (esisteva, esisteva…), “Bonifica” (ovviamente quella dell’Agro Pontino che ci diede Littoria oggi Latina), “Cultura militare”, “Duce” (figura onnipresente non solo in effige sulle pareti delle aule, ma anche nei libri di testo), “Festa degli alberi”, “Giornata coloniale e celebrazione dell’impero”, “Guerra e militarismo”, “Leggi razziste”, “Natale di Roma”, “Razzismo”, “Romanità”. Già dai titoli si coglie la tesi di fondo dei curatori della raccolta e degli autori dei singoli capitoli: la scuola italiana in era fascista non era affatto la continuazione della scuola dell’Italia liberale (con la riforma Gentile “che avrebbe costituito un controcanto sostanzialmente efficace rispetto al tentativo del regime di innestare su questa struttura una pedagogia muscolare e futurista”); no, la scuola strutturata dalla riforma Gentile aveva tutta una serie di aspetti che al regime non dispiacquero affatto: “Stato forte, gerarchizzazione, eliminazione degli aspetti elettivi nella struttura amministrativa, classismo, aperture alla chiesa cattolica”. Era già dal 1923, grazie alla riforma, una scuola autoritaria; in seguito, il fascio non ebbe difficoltà ad accentuarne “le caratteristiche propagandistiche, belliciste, razziste”. Ma in buona sostanza, cosa doveva essere la scuola nel ventennio? Leggendo uno dopo l’altro i capitoli, ne viene fuori l’immagine di un sistema educativo a due, se non a tre velocità: i licei classici al vertice, mirati a formare la classe dirigente, e articolati sulle materie umanistiche con pochissimo spazio concesso alla scienza e alla tecnica; per il resto della popolazione, una scolarizzazione limitata che spesso si fermava alla terza elementare, e raggiungeva in qualche caso le scuole tecniche e professionali. La terza velocità era incarnata dal liceo scientifico, poco amato dal regime, eppure riuscito faticosamente a imporsi soddisfacendo le esigenze educative del ceto medio e dell’apparato industriale di allora. Guarda caso, ancora oggi il Ministero cerca di potenziare le materie cosiddette STEM, acronimo impensabile nel ventennio, che sta per “Science, Technology, Engineering, and Mathematics”; ancora oggi si avverte una debolezza del sistema educativo italiano in questi ambiti, facendo finta che non sia una tara che ci portiamo dietro proprio dai tempi del littorio e prima ancora della riforma Gentile. Non a caso uno dei capitoli si intitola “Latino”. Il mito della romanità, dell’Impero per antonomasia, portava a far sì che al cuore della formazione delle élite ci fosse proprio lo studio della lingua di Cesare e Augusto (entrambi visti come antesignani del Duce), che nelle intenzioni di Gentile, affiancata dal greco, doveva consentire lo sviluppo di una coscienza filosofica, ma che col tempo divenne sempre più il pretesto per la celebrazione del regime che si spacciava per prosecutore della Roma che governava il mondo colle legioni e col diritto. Non a caso in quella che fu la più fascista delle università italiane, la Regia Università di Roma (oggi nota come Sapienza), a lato del Rettorato stanno la facoltà di Giurisprudenza e quella di Lettere, dove gli insegnamenti più importanti erano greco classico e latino – l’architettura non inganna. E qui abbiamo una singolare continuità con i licei d’oggidì, dove continuano a prevalere nel monte ore settimanale le materie umanistiche anche nell’indirizzo scientifico. Ma soprattutto la scuola doveva far sì che per i piccoli italiani il fascismo diventasse qualcosa di naturale, di scontato, di ovvio, di indiscutibile. Si cominciava facendo esercizi d’aritmetica in cui la sottrazione serviva a calcolare la differenza d’età tra i due figli di Mussolini, Vittorio e Romano, e si finiva con le esercitazioni paramilitari in camicia nera. E qui c’è una certa continuità di fondo nella storia delle nostre istituzioni educative. A partire dall’unità d’Italia a scuola si doveva imparare a essere italiani e non lombardi, veneti, liguri, sardi, ecc., e a rispettare e obbedire a sua maestà il Re. Dal 1923 la scuola insegna a essere fascisti. Dopo il 1945 la scuola si fa carico prima di inculcare le istituzioni repubblicane (non senza portarsi appresso l’autoritarismo e il classismo degli anni precedenti…); in seguito viene adibita a valvola di sfogo per i tanti laureati dell’università di massa che non trovano lavoro (e così facendo diventa anche un canale per la raccolta di voti, e non a caso i ministri della pubblica istruzione erano tutti democristiani). Insomma, in Italia la scuola è sempre servita a fare qualcos’altro, e gli insegnanti che s’ostinavano a fare il loro mestiere dovevano sempre andare, chi più chi meno, controcorrente. Soprattutto si perpetua questa convinzione delle classi dirigenti che per correggere le magagne del carattere nazionale basti aggiungere qualche insegnamento a quelli già esistenti, per cui se c’è un problema di illegalità diffusa si faranno ore di educazione civica, e se ci sono violenze sulle donne si faranno ore di “educazione sentimentale” (ancora noi insegnanti stiamo aspettando di vedere in cosa dovrebbe consistere, ma bisogna aver pazienza). E se i servizi sociali non funzionano ci penserà la scuola ad aiutare i ragazzi a rischio di emarginazione per le cause più diverse (dal disagio mentale alla povertà), e se entrambi i genitori lavorano si prometteranno le scuole aperte il pomeriggio così i figli avranno dove stare. La scuola, insomma, come panacea per tutti i mali; mentre intorno la società che ci ritroviamo rema in tutt’altra direzione. In ogni caso, La scuola fascista è un’interessante lettura che fa capire come tante contraddizioni e limiti del nostro sistema educativo abbiano una lunga storia, e derivino da scelte talvolta in buona fede, talvolta discutibili, e in certi casi scellerate (l’espulsione degli insegnanti e accademici ebrei tra le più famigerate, e giustamente), fatte tanti anni fa. Una lettura decisamente interessante coi tempi che corrono.   L'articolo Gianluca Gabrielli, Davide Montino / È esistita una scuola fascista? proviene da Pulp Magazine.
July 7, 2025
Pulp Magazine
Dimensione globale e transnazionale nella didattica della storia
Universalis Cosmographia, mappa di Waldseemüller del 1507. Fonte Wikipedia DIMENSIONE GLOBALE E TRANSNAZIONALE NELLA DIDATTICA DELLA STORIA VENERDÌ 28 MARZO 2025 ORE 8.30 – 18.30 DISCI – DIPARTIMENTO DI STORIA, CULTURE, CIVILTÀ PIAZZA SAN GIOVANNI IN MONTE 2, BOLOGNA (IN PRESENZA) LINK PER ISCRIVERSI: HTTPS://FORMS.GLE/WIJLX4WEJPMUQJHE7 SCARICA LA LOCANDINA E IL MODULO PER RICHIEDERE IL PERMESSO CONVEGNO REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON MEMORYLAB – DIPARTIMENTO DI STORIA CULTURE CIVILTÀ PROGETTO DI ECCELLENZA MUR “I TERRITORI DELLA MEMORIA” -------------------------------------------------------------------------------- Convegno Nazionale di Formazione Ricordiamo che il personale ispettivo, dirigente, docente e ATA ha diritto all’ESONERO DAL SERVIZIO con diritto alla sostituzione in base all’art.36 del CCNL2019/2021 (che sostituisce gli articoli 63 e 64 del CCNL 2006/2009). Il CESP è Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola (D. M. 25/07/06 prot.869, Circolare. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06, Direttiva 170/2016-MIUR) —> Fai richiesta alla segreteria del tuo istituto del permesso per formazione oppure utilizza il modulo in allegato alla locandina -------------------------------------------------------------------------------- L’attività di formazione si pone in continuità con il convegno sull’uso pubblico e politico della storia organizzato dal Cesp Bologna lo scorso 12 aprile presso l’istituto Belluzzi-Fioravanti. Rispetto a quella prima esperienza, pensata per proporre al personale scolastico una riflessione sulle fondamentali questioni della memoria e dell’uso pubblico della storia nel dibattito culturale e politico dell’intera Europa, l’intenzione è quella di puntare maggiormente l’attenzione sulla pratica didattica e di offrire uno spazio più ampio all’interazione tra i presenti e alla partecipazione attiva. Pertanto, dopo una parte introduttiva costituita di alcune relazioni che forniranno la cornice generale per le attività che si andranno a sviluppare, il resto del corso sarà dedicato ad attività laboratoriali i cui lavori verranno condivisi in una sessione plenaria conclusiva. PROGRAMMA: 8.30 Iscrizioni e registrazioni Saluti istituzionale del Direttore del Dipartimento di Storia Culture e Civiltà Roberto Balzani Introducono e coordinano Edoardo Recchi (CESP Bologna) e Vittorio Caporrella, Università di Bologna * Politiche e didattica della storia nell’Europa orientale. Antonella Salomoni, Università di Bologna * La storia globale oltre lo sguardo europeo. Connessioni transnazionali e spazi imperiali. Paolo Capuzzo, Università di Bologna * Cancel culture: minaccia per le discipline storico-umanistiche o panico morale costruito? Emilio Zucchetti, Royal Holloway, University of London h. 11.15 – 11.30 Pausa caffè 11.30-13.30 Laboratori e gruppi di lavoro (prima sessione) Pausa pranzo 15.00-17-00 Laboratori e gruppi di lavoro (seconda sessione) 17.00-18.30 Restituzione e condivisione dei lavori in plenaria -------------------------------------------------------------------------------- I laboratori avranno una durata di due ore e saranno ripetuti nel pomeriggio; ogni iscrittə al convegno quindi potrà partecipare a due di essi, uno nella prima sessione e uno nella seconda. Ulteriori indicazioni saranno fornite nei prossimi giorni sul sito. Titoli dei laboratori 1. Programmazione e dimensione globale dei fenomeni storici, coordinano Rosario La Terra Bellina e Jacopo Frey 2. Il 1980 a Bologna tra storia e memoria: persone, luoghi, fonti, coordina Valentina Millozzi 3. Manuali di storia dal mondo: come si studia la storia negli altri paesi, coordinano Vittorio Caporrella, Silvia Di Fresco e Francesco Di Sirio 4. Didattica della storia tra primaria e secondaria di primo grado: l’uso delle fonti, coordinano Gianluca Gabrielli e Edoardo Recchi 5. Storia e odonomastica, coordinano Chiara Buonfiglioli, Olga Massari e Silvia Casali 6. Come affrontare a scuola il XX secolo coordinano Monica Rook, Andrea Burzi e David Mugnai del Gruppo di lavoro “Insegnare900” dell’ISRT -------------------------------------------------------------------------------- Convegno storia 28 marzo 2025Download ABSTRACT Antonella Salomoni Politiche e didattica della storia nell’Europa orientale L’intervento si propone di esaminare alcuni degli aspetti più controversi del dibattito sulle riforme nell’insegnamento della storia nei paesi dell’Europa orientale, segnate da una progressiva tendenza alla standardizzazione e semplificazione dei libri di testo, nonché dallo sviluppo di programmi di “educazione patriottica”, implementati a livello statale con il supporto di associazioni civili, partiti politici e grandi imprese. A partire dal caso della Polonia e dell’Ungheria, ci si soffermerà sull’introduzione di nuove materie obbligatorie quali “Storia e presente” e sulle critiche rivolte da associazioni d’insegnanti o di genitori alla crescente presenza nei manuali di storia di contenuti relativi al “decadimento dell’istituzione della famiglia”, all’“ideologia di genere”, ai “pericoli derivanti dalla fecondazione in vitro”, alla “corruzione morale pubblica”, ecc. Ci s’interrogherà inoltre, nel caso dell’Ucraina, sull’ambivalenza tra una “storia etnica” (o nazionale) e una “storia europea”. Paolo Capuzzo La storia globale oltre lo sguardo europeo. Connessioni transnazionali e spazi imperiali. Negli ultimi anni, la storia globale della contemporaneità è andata oltre la riconsiderazione critica della storia europea. Si sono aperti nuovi spazi di ricerca che ricollocano gli studi d’area in una dimensione globale, dando vita a un mosaico di prospettive che si intrecciano e si intersecano, producendo una globalità multidimensionale. Parallelamente, l’attenzione si è spostata su attori transnazionali, transimperiali e internazionalisti, il cui ruolo è essenziale per comprendere a pieno le connessioni tra i vettori della trasformazione storica che hanno configurato il nostro mondo globale. L’intervento esplorerà queste due traiettorie emergenti, interrogandosi sulle loro implicazioni metodologiche e sulle loro prospettive. Emilio Zucchetti Cancel culture: minaccia per le discipline storico-umanistiche o panico morale costruito? Il discorso egemonico sulla “cancel culture” (CC), legato alla messa in discussione del canone letterario e al dibattito sulla decolonizzazione delle discipline scientifiche, ha assunto in Italia posizione tendenzialmente di chiusura e reazionarie. Il significato distorto riattivato dal concetto di “cancellazione” nel dibattito italiano non ha nulla a che vedere con l’emergenza della CC negli Stati Uniti come deplatforming di celebritá definite “problematiche” nella seconda metá degli anni Dieci, ma immagina la “cancellazione” come un’effettiva eliminazione e censura. Mentre il dibattito sulla CC si fa piú conflittuale anche all’interno dei movimenti radicali, in questa sessione proviamo a osservare come il discorso è inquadrato e costruito a livello mediatico e accademico, attraverso casi di studio su razzismo e studi classici. La tesi proposta vede il concetto di CC come utilizzato in maniera impropria per resistere a processi di riforma e decolonizzazione delle discipline antichistiche in ambito accademico. Attraverso una costruzione discorsiva che comprende “politicamente corretto”, “ideologia gender” e “wokismo”, il panico morale sulla CC contribuisce alla costruzione di un’egemonia che tenga insieme un “popolo” eterogeneo dal punto di vista di classe in difesa del modo di produzione capitalista. Titoli, abstract e indicazioni dei laboratori 1 – Programmazione e dimensione globale dei fenomeni storici   coordinano Rosario La Terra Bellina e Jacopo Frey  L’ora di storia è uno degli spazi in cui a scuola emergono con più facilità delle questioni che rimandano all’attualità e alle grandi questioni del presente. Ma l’insegnamento di storia che viene messo in campo nelle nostre scuole è in grado di affrontare le domande che arrivano dalla contemporaneità? La consuetudine scolastica ci porta a concentrarci sulla storia dell’Italia e dell’Europa, lasciando spesso poco spazio all’approfondimento di storie di altri paesi e alla complessità dei fenomeni globali, nonostante possano essere di grande utilità per studenti e studentesse che devono confrontarsi con uno spazio globale. Come combinare l’esigenza di sviluppare uno sguardo su una dimensione globale senza stravolgere le nostre programmazioni? Partendo dalle programmazioni del triennio della scuola secondaria di secondo grado, quindi da quello che normalmente viene fatto in classe, il laboratorio proverà a capire come, pur mantenendo una prospettiva eurocentrica, inserire fenomeni globali e transnazionali. Per lo svolgimento del laboratorio è necessario che le/ i partecipanti portino in formato cartaceo o digitale, una propria programmazione relativa al triennio della scuola superiore. (Si lavorerà sulla programmazione di storia al triennio delle superiori) 2 – Il 1980 a Bologna tra storia e memoria: persone, luoghi, fonti coordina Valentina Millozzi  Il laboratorio parte dall’esperienza di un progetto interdisciplinare di educazione civica, storia e diritto realizzato in una quinta superiore, con l’obiettivo di raccontare un anno emblematico, il 1980, che ha segnato la storia e la coscienza di una città e dell’intero paese. Gli spunti di riflessione, emersi sul piano didattico, saranno oggetto di discussione nel laboratorio: come lavorare in classe sull’intreccio tra eventi collettivi e memorie individuali nella ricostruzione storica? Quali fonti utilizzare, come analizzarle e porle in relazione tra loro? Che ruolo hanno, in questa prospettiva, i luoghi della memoria? Come raccontare un contesto specifico (a livello storico-politico, sociale, culturale, economico) in chiave interdisciplinare? 3 – Manuali di storia dal mondo: come si studia la storia negli altri paesi  coordinano Vittorio Caporrella, Silvia Di Fresco e Francesco Di Sirio  Come si studia storia nel resto del mondo? Dopo una breve introduzione, i partecipanti, saranno chiamati a confrontare fra loro – dal punto di vista didattico, metodologico, contenutistico e storiografico – i manuali di scuola superiore (triennio) provenienti da diversi paesi del mondo, concentrandosi sull’analisi di un capitolo specifico: l’età dell’imperialismo. Confronteremo i manuali di Cina, India, Italia, UK, Francia, Spagna, Etiopia, Est Africa, USA e Messico. E’ necessaria solo una conoscenza di base e passiva delle lingue (a scelta tra francese, inglese, spagnolo; i manuali in cinese e russo saranno tradotti). L’analisi del manuale scelto o assegnato sarà effettuata in coppie. Alla fine dell’analisi ci sarà un confronto e un dibattito per comparare tra loro le diverse realtà nazionali e capire quali differenze intercorrono tra i vari modi di narrare e insegnare la storia. Numero max di partecipanti: 32 (16 mattina + 16 pomeriggio). I partecipanti riceveranno in anticipo la scansione del manuale assegnato. 4 – Didattica della storia tra primaria e secondaria di primo grado: l’uso delle fonti  coordinano Gianluca Gabrielli e Edoardo Recchi Come cambia lo studio della storia tra la primaria e la secondaria di primo grado? È possibile individuare un terreno di lavoro comune e condiviso tra i due ordini di scuola? Domande ricorrenti da ormai quasi trent’anni, a partire cioè dalla realizzazione degli istituti comprensivi e dalla verticalizzazione dei programmi. Il lavoro sulle fonti, base della produzione storiografica, costituisce uno dei principali elementi di continuità e ha enormi potenzialità dal punto di vista didattico, ma spesso viene proposto con modalità affrettate, quasi che ogni momento ad esso dedicato tolga spazio e tempo agli argomenti, ritenuti più importanti, della storia generale. Questo laboratorio mira a condividere riflessioni sul tema e a offrire spunti e per la costruzione di attività finalizzate a sollecitare lo spirito indagatore e l’azione interpretativa di allieve/i, superando gli schemi della classificazione preventiva e della proposizione di documenti a sostegno di narrazioni già esposte che spesso caratterizzano i manuali.  5 – Storia e odonomastica   coordinano Chiara Buonfiglioli, Olga Massari e Silvia Casali Quali storie ci raccontano i nomi delle vie e delle piazze su cui ogni giorno posiamo lo sguardo? Lo studio dell’odonomastica può rappresentare uno strumento efficace per far riflettere gli studenti e le studentesse sulle trasformazioni politiche, sociali e culturali di una città. A questo proposito, l’odonomastica di Bologna offre due esempi significativi: il rione Cirenaica, in cui gli odonimi coloniali sono stati sostituiti, nell’immediato dopoguerra, con intitolazioni a partigiani caduti per la Liberazione, e l’ex villaggio della rivoluzione fascista in cui, con la stessa modalità, sono stati sostituiti gli odonimi che celebravano il regime. Il laboratorio intende condividere un’esperienza didattica: un trekking urbano realizzato nel rione Cirenaica. L’attività ha offerto, da una parte, l’occasione di approfondire e problematizzare il colonialismo italiano nelle sue diverse fasi, dall’altra la possibilità di anticipare lo studio della Resistenza come movimento internazionalista e attraverso una prospettiva di genere. Il laboratorio proporrà la progettazione di attività analoghe, volte a far riflettere le classi sulle stratificazioni della storia nel tessuto urbano e sulle trasformazioni della memoria collettiva.  6 – Come affrontare a scuola il XX secolo  coordinano Monica Rook, Andrea Burzi e David Mugnai del Gruppo di lavoro “Insegnare900” dell’ISRT Il laboratorio intende presentare e condividere il percorso di un gruppo di lavoro sorto spontaneamente tra insegnanti che frequentano l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della Toscana. Il gruppo si è riunito periodicamente negli ultimi quattro anni per confrontarsi sull’insegnamento della storia del Novecento a scuola; dopo aver condiviso esperienze, idee, materiali e pratiche, si è concentrato sulla stesura di un’ipotesi di programmazione in grado di rivedere l’intera articolazione del lavoro in classe, partendo dalla consapevolezza che non si può fare “tutto” ma al contempo non si possono saltare essenziali nuclei tematici.  MATERIALI Storia e odonomastica  (Buonfiglioli, Massari, Casali) * https://memo.anpi.it/monumenti/provincia/144/bologna/ MEMO è un progetto dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ed è stato inaugurato il 6 giugno 2024, per gli ottanta anni dalla fondazione dell’ANPI. Mappa i monumenti legati alla Resistenza di Bologna e provincia. * https://opendata.comune.bologna.it/explore/dataset/percorsi-di-memoria/custom/ PerCorsi di Memoria, progetto del Comune di Bologna per cui è possibile costruire sulla mappa percorsi tematici. Sono già segnati luoghi di rilievo sui seguenti temi: “Antifascismo Seconda Guerra e Resistenza”,  “Terrorismo Mafie e Vittime del Potere”,  “Prima Guerra Mondiale”, “Risorgimento”.  * https://resistenzamappe.it/  Resistenza mAPPe: portale nato per ricordare e celebrare, nel 70° anniversario della Liberazione, i luoghi e gli eventi della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza, pensato ed elaborato dagli Istituti Storici dell’Emilia-Romagna in Rete. Raccoglie itinerari turistico-culturali all’interno dei centri urbani dei capoluoghi di provincia della regione. * https://www.straginazifasciste.it/  (Bologna: https://www.straginazifasciste.it/?page_id=776) Atlante delle stragi naziste e fasciste realizzato nel 2009 con la collaborazione del governo italiano e tedesco.  Contiene banca dati e dei materiali di corredo (documentari, iconografici, video) correlati agli episodi censiti, ospitati all’interno del sito web. * https://www.toponomasticafemminile.com/sito/index.php/bologna-bo * Sito che mappa tutte le strade, le vie, le piazze intitolate a donne, suddividendole per criteri di classificazione. Utile per una visione di insieme. * https://sitmappe.comune.bologna.it/ToponimiFemminili/ L’applicazione cartografica “TOPONIMI FEMMINILI” rappresenta i luoghi della città di Bologna che sono intitolati alle donne, siano essi strade, piazze, percorsi pedonali o aree verdi. Contiene tutte le descrizioni dei vari personaggi femminili che danno il nome ai toponimi cittadini, comprensive di foto, biografie, classificazione e dati toponomastici (in ordine alfabetico per cognome). * https://centrodoc-vag61.info/praticare-la-memoria-passeggiata-femminista/ Praticare la memoria femminista, percorsi e contenuti condivisi durante la passeggiata organizzata questo domenica 9 marzo con il Centro di Documentazione Lorusso-Giuliani e Nodi-Piani. * https://www.internazionale.it/opinione/wu-ming-2/2021/02/15/mappa-colonialismo-italiano e mappa https://umap.openstreetmap.fr/it/map/viva-zerai_519378#6/41.837/16.260 censimento di nomi, lapidi, targhe, monumenti, edifici dedicati al colonialismo ancora presenti sul territorio italiano. * https://www.novecento.org/uso-pubblico-della-storia/la-questione-toponomastica-in-italia-storia-e-prospettive-al-femminile-7681/ Articolo di Camilla Zucchi per una prospettiva “al femminile” della questione toponomastica in Italia. * https://www.novecento.org/pensare-la-didattica/luoghi-della-memoria-e-odonomastica-fascista-esperimenti-di-outdoor-education-7890/ Articolo di Antonio Spinelli su un percorso su memoria e odonomastica fascista.
February 13, 2025
CESP
Antirazzismo e scuole
Il Cesp – Centro Studi per la Scuola pubblicain collaborazione con l’IC 5 – Bologna organizza: MERCOLEDÌ 8 MAGGIO 2024 ORE 17 – 19 PRESSO LA SCUOLA TESTONI-FIORAVANTI, VIA DI VINCENZO, 55 BOLOGNA presentazione di ANTIRAZZISMO E SCUOLE VOLUMI 1 E 2 a cura di Annalisa Frisina, Filomena Gaia Farina, Alessio Surian (Padova University Press, open access) saranno presenti: * Gaia Farina (doc. di sociologia visuale, Univ. di Padova) * Annalisa Frisina (doc. di sociologia, Univ. di Padova) * Wen Long Sun (ingegnere informatico) * Introduce Gianluca Gabrielli (docente Ic 5 e Cesp) La partecipazione è libera ma necessita di registrazione al link: https://docs.google.com/forms/d/1ekMym46kdU2bFS-nlqaKQqhbVPgVvn6NCLnQODzKWjo/viewform?edit_requested=true fino all’esaurimento della capienza dei posti. Come affrontare lo studio del razzismo come sistema di potere in cui la violenza è ordinaria e costantemente invisibilizzata?A più voci condividiamo alcune proposte che provano a decostruire ideologie di matrice coloniale. Il volume 1 è dedicato soprattutto alle scuole primarie, il volume 2 si rivolge principalmente a chiinsegna nelle scuole secondarie, per creare e sperimentare percorsi didattici che possano contrastare diverse forme di razzismo. I volumi sono scaricabili gratuitamente ai link:Volume 1: https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788869382710 Volume 2: https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788869383823 L’attività è riconosciuta come formazione in quanto organizzata da Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola.IC5 Bologna – Via di Vincenzo, 55 – boic816008@istruzione.itCesp – Centro Studi per la Scuola Pubblica – via San Carlo 42 – Bo – cespbo@gmail.com
April 22, 2024
CESP