Tag - America Latina

L’origine non è Trump: è nei geni di quella nazione
“Il continente ci è stato assegnato dalla Divina Provvidenza per lo sviluppo del grande esperimento di libertà e autogoverno.” No, non l’ha detto il dittatore Donald Trump; lo espresse e lasciò scritto John Cotton, leader della setta puritana, una delle due che iniziarono a popolare con anglosassoni quello che più […] L'articolo L’origine non è Trump: è nei geni di quella nazione su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano
La solidarietà a Cuba contro l’assedio e la contrarietà all’embargo negli USA
L’assedio criminale condotto da Washington contro il socialismo cubano ha innescato una forte ondata di iniziative e missioni solidali e internazionaliste in tanti paesi. Quello che Trump e la sua nuova dottrina Monroe cercano di nascondere sotto il tappeto è che, tra l’altro, sono anche i cittadini statunitensi a non […] L'articolo La solidarietà a Cuba contro l’assedio e la contrarietà all’embargo negli USA su Contropiano.
February 25, 2026
Contropiano
Cuba chiama! Partiamo…
La volontà di strangolamento statunitense nei confronti della popolazione cubana ha come fine l’annichilamento della sua transizione socialista creando una condizione materiale dal’Isola più dura di quella attraversata nel periodo especial dell’inizio Anni Novanta del secolo scorso dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Per questo ha bisogno del più largo sostegno politico e […] L'articolo Cuba chiama! Partiamo… su Contropiano.
February 24, 2026
Contropiano
La povertà in America Latina colpisce il 27,4% della popolazione
Il rapporto annuale della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) mostra che la povertà multidimensionale nella zona colpisce attualmente il 27,4 percento della popolazione, con un’ampia dispersione tra i paesi. Il citato Annuario statistico dell’America Latina e dei Caraibi 2025 della CEPAL presenta una panoramica dello sviluppo sociodemografico, economico e ambientale delle nazioni della regione. La pubblicazione presenta aspetti demografici e sociali che includono indicatori di popolazione, lavoro, istruzione, salute, alloggi e servizi di base, povertà e distribuzione del reddito e genere. Mentre Guatemala ed El Salvador registrano le situazioni più critiche, con incidenze superiori al 50 per cento, Cile, Uruguay e Costa Rica presentano percentuali inferiori al 6,0 per cento. I risultati confermano che la povertà multidimensionale è una sfida strutturale in America Latina e nei Caraibi e sottolineano la necessità di politiche pubbliche differenziate e durature. Inoltre, le disuguaglianze di genere dimostrano che le donne di età compresa tra 20 e 59 anni affrontano livelli di povertà più elevati rispetto agli uomini della stessa fascia d’età. Nel 2024, le donne di quelle età che vivevano in aree urbane avevano un tasso di povertà 1,28 volte superiore a quello degli uomini dello stesso gruppo, e la differenza raggiungeva 1,15 volte nel caso delle aree rurali. Inoltre, l’Annuario statistico dell’America Latina e dei Caraibi 2025 mostra che l’attività economica dell’area continua con una crescita moderata, che nel 2025 si è attestata al 2,4%, con andamenti differenziati tra le sottoregioni. Mentre il Sud America ha mantenuto una crescita del 2,9% nel 2025, il gruppo formato da America Centrale e Messico registra un +1,0%. Nei Caraibi, la crescita aggregata mostra differenze marcate a seconda che si includa o si escluda la Guyana, riflettendo l’eterogeneità delle dinamiche produttive della sottoregione (rispettivamente il 5,5% contro l’1,9% nel 2025). Allo stesso modo, le esportazioni e le importazioni di beni mostrano segnali di moderata ripresa (rispettivamente del 3,6 e del 3,2 percento nel 2024), sebbene con comportamenti disparati tra le nazioni. La pubblicazione rileva cambiamenti nella composizione del commercio estero in termini di scambi e saldo delle partite correnti dell’America Latina e dei Caraibi (-2,8% nel 2024), nonché il peso limitato del commercio intraregionale. Le statistiche ambientali mostrano che l’America Latina e i Caraibi sono altamente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico, con fenomeni quali inondazioni, tempeste, siccità e frane, tra gli altri. Solo nel 2024 sono stati registrati 82 eventi pericolosi e disastri naturali, che hanno colpito più di 12 milioni di persone e causato più di 800 morti, con danni e perdite economiche per 21,777 miliardi di dollari. Tra il 1990 e il 2023, la percentuale di copertura forestale regionale è diminuita dal 53 al 46 percento, con una perdita di 160 milioni di ettari. Per quanto riguarda la qualità ambientale, l’analisi dell’inquinamento atmosferico mostra che nessun paese della zona rispetta le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il particolato (PM2.5), il che rappresenta un rischio significativo per la salute.   Per info: https://www.cepal.org/en/pressreleases/eclac-launches-statistical-yearbook-2025-key-indicators-latin-america-and-caribbeans Prensa Latina
February 22, 2026
Pressenza
CIAN3 W/ BELLAKEO
✿ Ciane con Bellakeo, collettivA FLINTA* con base a Torino, che organizza serate in location insapettate con vibes scintillanti e ritmi caldi; invita artixst* e performer provenienti soprattutto dal Sud America; DJ e performer emergenti della scena, tra reggaeton, baile funk, latincore & ritmiche calde ✿ ai microfoni con Bucci, le tre componenti: FR4NCIB!, Des Carada selecta e la new entry Lavalamp! ✿ ♬ Tracklist ♫ Tomasa del Real – Tamos Ready Tomasa del Real – La Vampira bieL onLine – Eu Nunka Te Amei Fletwood Mac – Rihannon Gadutra ft Kupalua – Puta Remix LOFIHOUSEBOY – QUER SAIR COMIGO (feat. MC Danny) Munchi – Amargurado Amantes del Futuro – Cumbia de la Montana [[[ Cumbia di auguri per SARA!!!!!]]] Negraconda – Decisiones De Mujer De la Ghetto – La Sensacion del Bloque @___bellakeo__
February 19, 2026
Radio Blackout - Info
Il Papa segue con attenzione quanto accade in Venezuela e a Cuba
Un incontro al margine dell’udienza generale del mercoledi tra Papa Prevost con il prof. Luciano Vasapollo e il prof. Salvatore Izzo in rappresentanza della Rete degli Intellettuali in difesa dell’umanità e del giornale cattolico Il Faro di Roma, è stato l’occasione per uno scambio di considerazioni su quanto sta avvenendo […] L'articolo Il Papa segue con attenzione quanto accade in Venezuela e a Cuba su Contropiano.
February 19, 2026
Contropiano
“Tutte le torture sono state apprese negli Stati Uniti”
Vittime e deputate presentano una risoluzione contro la Dottrina Monroe al Campidoglio. La deputata democratica progressista Nydia M. Velázquez (NY), accompagnata dalle vittime dell’imperialismo statunitense, ha presentato un’iniziativa legislativa alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti proponendo l’abrogazione della Dottrina Monroe e l’istituzione di una nuova politica di “Buon Vicinato” […] L'articolo “Tutte le torture sono state apprese negli Stati Uniti” su Contropiano.
February 17, 2026
Contropiano
Petro scampato a un tentato omicidio. È il segno della “campagna elettorale” colombiana
Il 10 febbraio, durante una conferenza stampa, il presidente della Colombia Gustavo Petro ha denunciato il clima terroristico che vive nel suo paese, e un possibile tentativo di omicidio cui è scampato il giorno precedente. Nella notte di lunedì 9 febbraio, infatti, Petro si stava recando nel dipartimento di Cordoba, […] L'articolo Petro scampato a un tentato omicidio. È il segno della “campagna elettorale” colombiana su Contropiano.
February 12, 2026
Contropiano
Quando parliamo di autonomia territoriale
Erahsto Felício Le lezioni che abbiamo appreso dal materialismo storico-dialettico ci ricordano che non dobbiamo allontanarci troppo dal lavoro quotidiano della lotta “a livello del suolo”, per evitare che il nostro argomento svanisca in astrazioni lontane dal materialismo. Deplorevolmente, oggigiorno questa lezione non si ricorda con frequenza. Un buon critico delle nostre esperienze e della […]
February 9, 2026
Comitato Carlos Fonseca
Cuba nel mirino
Articolo di Antoni Kapcia Dopo la sorprendente (e illegale) deposizione del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte dell’amministrazione Trump, la maggior parte dell’attenzione mondiale ha iniziato a concentrarsi sulle successive minacce di Donald Trump di prendere il controllo della Groenlandia, indipendentemente dalle implicazioni per la possibile reazione e il futuro della Nato, e sulla sua belligeranza nei confronti della Colombia legata alla droga. Tuttavia, Cuba è il paese più palesemente messo in pericolo da quella che Trump ha definito vanagloriosamente la «Dottrina Donroe» e il «Corollario Trump», rievocando con orgoglio le dichiarazioni statunitensi del 1823 (di James Monroe) e del 1904 (di Teddy Roosevelt), che hanno definito la politica statunitense nei confronti del «cortile di casa» latinoamericano fino agli anni Trenta. Fin dai tempi di Thomas Jefferson, Cuba ha avuto un ruolo importante negli atteggiamenti (e nelle azioni) degli Stati uniti nei Caraibi e in America Centrale. Tuttavia, l’episodio di Maduro ha portato una nuova dimensione alla politica statunitense nella regione: la prima incursione militare aperta nel continente sudamericano, suggerisce che ora non ci sono più limiti all’attivismo statunitense nelle Americhe. Ciò pare aver messo Cuba saldamente nel mirino di futuri interventi statunitensi. È davvero così? SUL PIEDE DI GUERRA Da un certo punto di vista, tutte le verità di cui sopra sembrano evidenti, data l’imprevedibilità delle azioni di Trump. Il quale dopo le minacce alla Groenlandia ha sostenuto che il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, farebbe bene a cambiare politica se volesse evitare il destino di Maduro. Inoltre, dovremmo ricordare che il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, cubano-americano di seconda generazione, ha a lungo sostenuto un uso più aggressivo delle sanzioni contro Cuba – che sono ancora ampiamente in vigore e c he negli ultimi decenni sono state inasprite a più riprese – e persino un approccio più interventista per porre fine definitivamente al sistema politico cubano. In effetti, si può vedere la sua influenza nell’ultimo ordine esecutivo di Trump del 29 gennaio, di cui parleremo più avanti. Nel frattempo, i cubani sull’isola hanno tratto le loro conclusioni, con crescenti timori per le possibili azioni di Trump. Le forze armate cubane, sempre in stato di allerta dal 1960, sono sul piede di guerra, accelerando ed estendendo la loro esercitazione militare annuale, nota come «Guerra di tutto il popolo», per i soldati in servizio e i riservisti. Tuttavia, vale la pena ricordare che gli scenari di pianificazione del Pentagono in merito all’azione militare contro Cuba hanno ripetutamente concluso che il costo in termini di vittime statunitensi sarebbe politicamente inaccettabile, data la preparazione e l’addestramento delle forze a disposizione del governo cubano. Ciò potrebbe spiegare perché Trump o Rubio abbiano parlato relativamente poco di Cuba. In generale, quindi, la valutazione degli specialisti tende a ritenere che un’invasione sia ancora improbabile. STRINGERE IL CAPPIO Molto più probabile è la minaccia concreta di ulteriori misure volte a stringere il cappio dell’embargo attorno all’economia cubana. Il primo mandato di Trump ha visto oltre 240 misure di questo tipo, limitando ulteriormente la capacità di Cuba di attrarre investimenti, ricevere valuta forte o importare petrolio e cibo, di cui ha tanto bisogno. La portata dell’embargo, che è ancora in gran parte attuato solo da Stati uniti e Israele, si estende ora a livello globale, poiché le complesse reti che sostengono banche e compagnie assicurative non statunitensi includono spesso entità con sede negli Usa che aderiscono alle leggi del paese. Pertanto, sebbene la maggior parte dei governi respinga l’embargo de jure, le loro banche lo accettano de facto. Hanno inoltre preso in debita considerazione la definizione unilaterale di Cuba da parte degli Stati uniti come Stato sponsor del terrorismo. Tutto ciò aggiunge ragioni di crisi alla «tempesta perfetta» che ha colpito Cuba nel 2018-2020, con la coincidenza della prima presidenza di Trump, della pandemia di Covid-19, della fine della presidenza di Raúl Castro e della tanto attesa fusione delle due valute cubane. Da allora, l’intervento degli Stati uniti in Venezuela ha comportato anche minacce di interrompere le forniture di petrolio a Cuba sia dal Venezuela che dal Messico. Il 29 gennaio, Trump ha firmato un ordine esecutivo per imporre, come misura di emergenza per proteggere la sicurezza degli Stati uniti, il blocco di tutte le petroliere dirette a Cuba. Nel complesso, è probabile che queste minacce peggiorino la già drastica carenza di carburante per i trasporti e l’energia a Cuba, una carenza che ha causato ai cubani anni di quotidiane, demoralizzanti e ora esasperanti interruzioni di corrente, soprattutto nelle campagne e nelle province interne. Tuttavia, le ipotesi sull’importanza del petrolio venezuelano potrebbero essere state un po’ fuori luogo. Le esportazioni venezuelane verso Cuba (a lungo scambiate con la fornitura cubana di personale medico e di altro tipo) sono costantemente diminuite, poiché le sanzioni statunitensi al Venezuela hanno influito sugli investimenti nelle infrastrutture petrolifere per mantenere e modernizzare la produzione. Considerato questo declino, Cuba ha recentemente aumentato il suo apporto di petrolio da Brasile, Messico, Colombia e Spagna, e ha anche acquistato energia dalla Turchia sotto forma di navi-generatore. Queste misure non sono mai sufficienti, ovviamente, e coprono fino al 50% del fabbisogno di Cuba. In questo contesto, i nuovi accenni di Trump sulla vitale connessione petrolifera tra Messico e Cuba e le minacce di ordini esecutivi sono molto più inquietanti per Cuba e i cubani. PATRIOTTISMO Oltre alle minacce di Rubio di distruggere definitivamente l’economia cubana, un aspetto significativo della crisi ha riguardato l’uccisione di tutti i trentadue militari cubani che proteggevano Maduro quando le forze statunitensi hanno invaso la casa presidenziale. Il fatto che tutti e trentadue siano stati uccisi suggerisce che, sebbene i difensori avessero giurato di non arrendersi, siano stati di fatto giustiziati dagli invasori. Questa notizia ha avuto un impatto molto particolare, ma forse prevedibile, all’interno di Cuba. Per decenni, i cubani hanno avuto una visione prevalentemente positiva della strategia di politica estera del loro paese, volta a promuovere un «internazionalismo» attivo in tutto il mondo, con l’invio di consistenti volontari in altri paesi del Sud del mondo in settori quali la medicina, la scienza, l’istruzione, l’agricoltura e altri ancora. Questo è avvenuto nonostante le perdite di vite umane che a volte ne sono derivate, in particolare durante la liberazione dell’Angola dalle invasioni del Sudafrica sostenute dagli Stati uniti tra il 1975 e il 1989. Non è esagerato affermare che la maggior parte dei cubani ha continuato a considerare questa strategia come motivo di orgoglio nazionale, soprattutto in risposta al Covid-19 e ad altre epidemie, nonché ai disastri naturali. Molti osservatori a Cuba al momento della cattura di Maduro hanno visto chiaramente che la maggior parte dei cubani, anche quelli critici nei confronti del governo e/o del sistema, ha reagito con orrore e rabbia alle sparatorie. Grandi folle hanno sfilato davanti alle loro bare, le hanno omaggiate dopo il ritorno dei loro resti a Cuba e si sono unite a grandi cortei il giorno seguente all’Avana e in tutti i 169 comuni cubani. Questa affluenza sembra confermare ciò che gli osservatori hanno notato in altri casi, ovvero la determinazione (forse retorica) dei cubani a resistere a qualsiasi tentativo di Trump di infliggere la stessa sorte al loro paese, incluso qualsiasi tentativo di rimodellare il sistema politico cubano con coercizione o minacce. In altre parole, le morti sembrano aver rapidamente alimentato le fiamme della ben nota e profonda propensione cubana al patriottismo. Nel corso degli anni, le azioni dei presidenti statunitensi volte ad accumulare ulteriore miseria sulla popolazione cubana hanno spesso alimentato quelle stesse fiamme, riflettendo il patriottismo che ha a lungo caratterizzato la cultura politica e ideologica di Cuba, sia prima che dopo il 1959. Soprattutto negli anni Novanta, nel pieno della crisi del «Periodo Speciale» e dell’austerità seguita al crollo dell’Unione sovietica, il patriottismo è divenuto una delle chiavi della straordinaria sopravvivenza del sistema. L’ultima reazione popolare alla mano pesante degli Stati uniti non dovrebbe quindi sorprendere, forse suggerendo che il sistema gode di un maggiore sostegno (o tolleranza) di quanto molti avessero ipotizzato. PROSPETTIVE PARZIALI I resoconti sui social media delle proteste a Cuba hanno alimentato la percezione di un malcontento popolare. Sebbene tali resoconti siano spesso accurati, si sono verificati anche molti casi di esagerazione, che forse dovremmo trattare con cautela. In primo luogo, L’Avana non è come il resto di Cuba. Sebbene la capitale registri maggiori segni di aperta dissidenza e relativa ricchezza, ospita anche una fascia povera che, non avendo accesso a valuta forte, soffre più della maggior parte della popolazione a causa dei prezzi gonfiati. Allo stesso modo, mentre il resto di Cuba soffre generalmente di più per la mancanza di accesso a beni ed energia, al di fuori della capitale si riscontra un maggiore sostegno al sistema. In secondo luogo, sebbene i cubani siano da tempo disposti e in grado di lamentarsi a gran voce della carenza di forniture, delle code e delle interruzioni di corrente, e le loro ultime frustrazioni e rabbia siano reali, la maggior parte sembra ancora pronta a tollerare le carenze (seppur con rassegnazione). Sembra anche che ci siano ancora abbastanza cubani determinati a proteggere i vantaggi che il sistema ha loro concesso, soprattutto di fronte alla costante ostilità del «vecchio nemico». Tutti i cubani sanno che gli Stati uniti hanno offerto rifugio e opportunità materiali ai loro familiari per decenni, un’opportunità visibile nell’attuale sostanziale dipendenza di Cuba dalle rimesse degli emigranti. Allo stesso tempo, molti continuano a percepire istintivamente che i politici dello stesso paese cerchino costantemente di controllare il destino di Cuba attraverso la coercizione e lo strangolamento economico. TRA DUE CRISI Nel 1994, spiegai la crisi post-sovietica di Cuba e la sua probabile sopravvivenza utilizzando cifre calcolate con precisione. All’epoca sostenevo che il 20-30% della popolazione sosteneva attivamente il sistema, mentre circa la stessa percentuale si opponeva fermamente (una stima confermata poi da un importante dissidente). Restava 40-60% nella «fascia intermedia», critica ma passivamente incline ad accettare o tollerare il sistema nonostante tutti i suoi difetti. Da allora, ben poco mi ha portato a cambiare significativamente questa valutazione. Ora ritengo che quelle percentuali siano più vicine al 20% a favore e al 35% contro (ma che a volte potrebbero salire fino al 40%), con una percentuale tra il 45 e il 60% ancora nella media passiva. Tuttavia, sebbene la crisi attuale possa non essere materialmente così profonda come quei primi anni post-sovietici, quando la maggior parte dei cubani temeva sinceramente un collasso sistemico, oggi ci sono due differenze cruciali. La prima è l’assenza di Fidel o Raúl Castro in cui riporre fiducia, rispetto o deferenza. I membri della leadership post-2018 sono ostacolati dalla loro mancanza di legittimità o autorità storica, apparentemente incapaci di invertire una tendenza ampiamente percepita di declino materiale. In un certo senso, la vera crisi a Cuba oggi è politica piuttosto che materiale. I sorprendenti dati del traffico stradale notevolmente aumentato all’Avana suggeriscono un notevole livello di accumulo di ricchezza, almeno lì, con molti più beni visibilmente disponibili rispetto agli anni Novanta. Per la maggior parte dei cubani, la principale sfida materiale è ora la relativa indisponibilità di questi beni, a causa dell’aumento vertiginoso dei costi. La seconda differenza è anch’essa di natura politica: l’allontanamento dei giovani e l’emigrazione di oltre mezzo milione di giovani cubani nel giro di pochi anni. Le emigrazioni di massa degli anni Sessanta presentavano alcuni vantaggi, come la liberazione di alloggi già pronti per molti poveri e l’eliminazione di qualsiasi opposizione organizzata. I giovani cubani di oggi, invece, sono cresciuti conoscendo solo una Cuba tristemente austera dal 1991, e la loro dipendenza dai social media esogeni è maggiore rispetto a quella dei loro genitori e nonni. Di conseguenza, è meno probabile che condividano la fiducia dei loro anziani nel sistema e più probabile che incolpino il proprio governo piuttosto che gli Stati uniti, arrivando persino al punto di non credere alle prove incontrovertibili dell’impatto dell’embargo. Sembra che ci sia un reale problema di potenziale alienazione apolitica generazionale. Detto questo, l’evidenza della partecipazione di un gran numero di giovani cubani a tutte le recenti manifestazioni e raduni per protestare contro le uccisioni di Caracas suggerisce che non tutto è necessariamente come ci dicono e che il filone di nazionalismo intrinseco rimane profondo, anche tra i giovani. IL FATTORE TRUMP Dal 2012, gli emigranti godono della libertà legale di tornare a Cuba, mentre negli Stati uniti (che restano la destinazione principale) e in molte altre aree sviluppate del mondo l’ambiente per i migranti è meno accogliente. Pertanto, i giovani che hanno lasciato l’isola di recente potrebbero tornare sull’isola, per costrizione o per scelta, ma portando con sé una visione diversa del sistema cubano e ancora frustrati dalla Cuba che avevano lasciato in precedenza. Inoltre, l’effetto persuasivo di vivere nella «bolla» della Florida ha spesso contribuito a rimodellare l’atteggiamento degli emigranti (o la giustificazione retorica) nei confronti della scelta di lasciare la patria. Anche se erano apolitici prima della partenza, sembrano assorbire rapidamente i valori e i giudizi della comunità cubano-americana. Queste evoluzioni della crisi attuale sono difficili da prevedere, ma la leadership cubana, assediata (e molto criticata), sa che esistono e che deve affrontarle con urgenza. Ci sono alcuni segnali che indicano che la cultura cubana di radicato patriottismo potrebbe alla fine plasmare alcune di queste persone rendendole meno anti-sistema di oggi e meno antagoniste rispetto alle precedenti ondate di migranti verso gli Stati uniti. Tutto dipenderà in ultima analisi da come loro e le loro famiglie (dentro e fuori dall’isola) percepiranno le politiche statunitensi e dalla capacità del governo cubano di trovare alternative all’embargo. I prossimi mesi e anni saranno certamente impegnativi e cruciali. Naturalmente, l’elemento più imprevedibile dell’intera equazione cubana è ciò che Donald Trump potrebbe improvvisamente decidere di fare. *Antoni Kapcia è professore di storia latinoamericana presso il Centro di ricerca su Cuba dell’Università di Nottingham. Ha scritto Leadership in the Cuban Revolution: The Unseen Story, A Short History of Revolutionary Cuba: Revolution, Power, Authority and the State from 1959 to the Present Day e Cuba in Revolution: A History Since the Fifties. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione. L'articolo Cuba nel mirino proviene da Jacobin Italia.
February 9, 2026
Jacobin Italia