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Il cammino condiviso della giustizia: in ricordo di Patrick Boylan
La scomparsa di Patrick Boylan rappresenta una perdita profonda per tutti coloro che credono nei valori della giustizia, della solidarietà, della libertà e della pace. Patrick è stato una voce appassionata, un compagno di strada generoso e un punto di riferimento umano e ideale per tante persone impegnate nella costruzione di un mondo più giusto, libero da ogni forma di oppressione e capace di riconoscere la dignità di ogni essere umano. Il nostro incontro, avvenuto anni fa a Venegono, non è stato soltanto un momento di condivisione assembleare, ma l’inizio di un legame autentico, fondato sulla stima reciproca, sulla sensibilità verso le grandi questioni del nostro tempo e sulla convinzione che l’impegno civile debba tradursi in azioni concrete. In Patrick ho trovato una persona capace di ascoltare, di partecipare con entusiasmo e di mettere a disposizione le proprie energie e le proprie competenze per sostenere le cause in cui credeva. La sua generosità e la sua disponibilità a fare da tramite tra persone, esperienze e realtà diverse hanno dimostrato quanto sia importante costruire relazioni solidali, superando distanze geografiche e culturali. Patrick sapeva trasformare la condivisione di un ideale in un’occasione di incontro, facendo della solidarietà non una parola astratta, ma una pratica quotidiana, fatta di gesti, attenzione e responsabilità. Dalla solidarietà all’azione concreta Tra i ricordi più significativi del suo impegno ci sono le maratone e le iniziative di sensibilizzazione, attraverso le quali ha contribuito a dare visibilità a battaglie per la libertà e i diritti umani. In particolare, resta vivo il ricordo della lettera indirizzata al padre di Julian Assange, un gesto che esprimeva la volontà di sostenere una causa che Patrick sentiva profondamente legata alla libertà di informazione, alla giustizia e al diritto dei cittadini di conoscere. In quelle iniziative emergeva una caratteristica fondamentale della sua personalità: la capacità di non fermarsi alla denuncia, ma di cercare sempre una strada per partecipare, mobilitare le coscienze e costruire solidarietà. Patrick credeva nel valore delle persone e nella possibilità che un’azione, anche quando nasce da un piccolo gruppo di amici e compagni, possa contribuire a una mobilitazione più ampia e incisiva. Il suo impegno era animato da una visione internazionale della giustizia, dalla consapevolezza che le libertà e i diritti non possono essere difesi soltanto entro i confini nazionali. La sua attenzione alle vicende del mondo, alle ingiustizie e alle persone che ne subiscono le conseguenze, ci ricordava che la pace e la dignità umana sono responsabilità condivise, che richiedono partecipazione e coraggio. Un’eredità di umanità e impegno Patrick aveva una simpatia contagiosa, una disponibilità rara e una straordinaria dedizione alle cause che considerava giuste. Sapeva unire alla passione civile la gentilezza, all’impegno politico e culturale la capacità di creare amicizie e rapporti umani profondi. È questa combinazione di generosità, intelligenza e umanità che ha lasciato un’impronta indelebile in quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di camminare al suo fianco. La sua scomparsa ci richiama anche al valore della memoria, che non deve limitarsi al ricordo commosso di una persona cara, ma può diventare una responsabilità verso il futuro. Ricordare Patrick significa custodire le esperienze condivise, continuare a dare forza alle battaglie per la libertà e la giustizia e mantenere viva quella rete di relazioni solidali che lui ha contribuito a costruire. Nel suo esempio ritroviamo la convinzione che nessuna causa per la dignità umana sia davvero lontana da noi e che ogni gesto di solidarietà possa aprire uno spazio di speranza. La sua vita e il suo impegno ci consegnano un messaggio semplice e profondo: la giustizia si costruisce insieme, attraverso la partecipazione, la cura reciproca e la capacità di non lasciare soli coloro che lottano per i propri diritti. Nel custodire la memoria di Patrick Boylan e la stima profonda che ci ha legati a lui, esprimiamo, io e Fabrizio Cracolici, gratitudine anche per il gesto compiuto verso di noi, di metterci in contatto con il padre di Assange,  rinnoviamo dunque il nostro impegno a portare avanti quegli ideali di libertà, pace e umanità di cui è stato fiero testimone e compagno di strada. Il cammino continua, anche nel dolore della sua assenza, con la consapevolezza che ciò che abbiamo condiviso resta una parte preziosa della nostra storia e della nostra responsabilità collettiva.   Laura Tussi
October 17, 2026
Pressenza
Ci ha lasciati Patrick Boylan, amico e collaboratore de L’Indipendente
Professore universitario, attivista per la pace e contro l’imperialismo, organizzatore di movimenti civili e culturali, giornalista indipendente e rigoroso: Patrick Boylan era tutte queste cose e, soprattutto per noi, era anche un collaboratore e un amico sincero de L’Indipendente. Patrick se ne è andato ieri, a causa di una malattia. Era nato in California, si era laureato negli Stati Uniti e poi alla Sorbona di Parigi, dove aveva anche insegnato. Da tempo viveva a Roma, nel quartiere San Lorenzo. Nella capitale è stato professore di Inglese per la Comunicazione Interculturale all’Università Roma Tre e fondatore della rivista Cultus – Journal of Intercultural Mediation and Communication. Oltre all’impegno accademico è stato un attivista instancabile: cofondatore delle associazioni “Rete NoWar”, “U.S. Citizens for Peace & Justice” e “Free Assange Italia”; capace di unire le lotte contro l’imperialismo, per la pace e per la Palestina a quelle territoriali nel quartiere San Lorenzo. Come giornalista si era formato nella redazione dell’International Herald Tribune, e negli ultimi anni collaborava con L’Indipendente e con l’agenzia di stampa Pressenza. Come ricorda PeaceLink, Patrick criticava senza mezzi termini il pacifismo istituzionalizzato italiano, che dipende dai finanziamenti pubblici e che per questo non osa sfidare davvero la politica estera e militare del governo, come la presenza italiana in Afghanistan, la partecipazione ai bombardamenti sulla Libia e l’invio di armi per rovesciare il governo siriano sgradito alla NATO. Secondo Patrick queste grandi organizzazioni per la pace rivolgono al governo critiche molto limitate. Il suo pensiero su questo tema era netto: «Spesso le manifestazioni per la pace ci riempiono di buoni sentimenti ma ci lasciano impotenti come prima. Non ci attrezzano per denunciare i manovratori delle guerre. Sembra quasi d’obbligo, durante questi eventi, rimanere sul generico, non fare nomi, non fare azioni concrete che possano disturbare, appunto, i manovratori». Con grande lucidità d’analisi, aveva scritto su L’Indipendente, che «la stampa mainstream può anche definirsi libera ma, nei fatti, si tratta di una libertà vigilata in cui un pugno di controllori, appartenente all’élite imprenditoriale, garantisce che le notizie che vengono pubblicate siano compatibili con il sistema e che non lo turbino oltre misura». Patrick sosteneva che bisogna battersi per conquistare gli spazi occupati dagli intellettuali organici al sistema: mass media, amministrazioni locali, scuole e università, ordini professionali, produzione artistica e letteraria. Il suo obiettivo era costruire reti di relazioni e di informazione indipendenti ed efficaci. Su queste basi trovò sulle pagine de L’Indipendente uno spazio che ha riempito con una capacità giornalistica rara, quella di chi sa arricchire i propri testi di una sensibilità sociale fuori dal comune, ma senza abdicare di una virgola al rigore metodologico e professionale. Per i lettori de L’Indipendente ha scritto decine di articoli preziosi. Raccontando passo dopo passo la battaglia per la liberazione di Julian Assange, gli intrighi politici dietro alla trattativa per la sua scarcerazione e intervistando in esclusiva il fratello di Assange all’indomani della liberazione; facendo da corrispondente dalle mobilitazioni per la pace, per Cuba e per la Palestina, raccontando con dettagli inediti la censura che nel Regno Unito colpisce giornalisti e attivisti che condannano il genocidio israeliano. Nelle ultime settimane stava scrivendo un’inchiesta per L’Indipendente: voleva rivelare, parole sue scritte in una delle ultime mail che mi aveva inviato: «l’evidente alleanza in atto tra i regimi occidentali per perseguitare finanziariamente chi si oppone all’imperialismo e alla barbarie, a cominciare dagli attivisti per la Palestina». Un’inchiesta che stava portando avanti al di fuori da ogni cornice complottistica, ma forte della sua abilità nella ricerca e nella verifica delle fonti, con la quale stava documentando come le istituzioni bancarie stavano congelando i conti a decine di attivisti in tutto l’occidente. La sua ultima email l’avevo ricevuta il 23 settembre scorso: «Ciao Andrea, sono Patrick. Scusami per il ritardo nella consegna, ma non sono stato molto bene. Se puoi aspettare sarei lieto di scrivere il.pezzo, ma non posso prevedere i tempi del mio recupero. Ma mi raccomando, se io non dovessi riuscire affida questa ricerca a qualcun altro, perché è un articolo che va fatto. Bisogna denunciare questa nuova arma repressiva “invisibile” assolutamente». Gli risposi che poteva prendersi tutto il tempo che gli serviva, senza sapere che gliene restava troppo poco. Ora, rispettando il suo “ordine”, il progetto d’inchiesta di Patrick sarà raccolto da altri all’interno della nostra redazione, con l’obiettivo di portare a termine il suo lavoro. Che la terra ti sia lieve, Patrick! – – –  L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) sezione San Lorenzo (di cui Patrick era membro) ha comunicato che per disposizione dello stesso Patrick Boylan non si svolgerà alcun rito funebre. Nei prossimi giorni, tuttavia, il suo quartiere d’adozione lo ricorderà come avrebbe voluto: con una commemorazione popolare, non rituale, per ricordare la ricchezza del suo impegno e fare in modo che non sia disperso. Non mancheremo di dare comunicazione quando verranno fissate data e luogo della commemorazione.  The post Ci ha lasciati Patrick Boylan, amico e collaboratore de L’Indipendente appeared first on L'Indipendente.
October 16, 2026
L'INDIPENDENTE
Patrick Boylan, un amico partito verso l’eternità
Patrick ha lasciato il suo corpo malato. Quella notizia attesa che ci ha dato, stamattina, via whatsapp la sua vicina di casa, in un tenero gesto di affetto. Ripercorrere le cose fatte con lui, per rendergli il doveroso omaggio, è qualcosa per me di complicato. L’immagine che ho scelto è quella del Patrick burlone, in mezzo alle statue per Assange, A volte burbero e polemico, sempre denso nel suo rigore intellettuale è stato il mio, il nostro compagno di tante azioni (stavo per scrivere battaglie ma lui mi ha subito corretto perché non amava le parole anche lontanamente militariste): la liberazione di Julian Assange, l’attivismo di PeaceLink, la nascita di Eirenefest, la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, la sua associazione degli Statunitensi per la Pace e la Giustizia, gli innumerevoli articoli di cronaca ed approfondimento per Pressenza. Anche se non siamo sempre in grado di comprendere la trasformazione di un’azione in un’altra, sappiamo che le sue azioni continueranno in noi e nel mondo e nulla le potrà fermare. Olivier Turquet
October 15, 2026
Pressenza
Sosteniamo lo sciopero di oggi a testa alta
di Patrick Boylan Oggi c’è lo sciopero dei sindacati di base.  Verranno meno trasporti e servizi. Molte persone si lamenteranno del disagio che ciò crea senza chiedersi il perché dello sciopero e se ci sono dei buoni motivi. Certamente i mass media non ci dicono il perché dello sciopero e i buoni motivi per averlo indetto. Zitto e mosca. Ecco