Ci ha lasciati Patrick Boylan, amico e collaboratore de L’Indipendente

L'INDIPENDENTE - Friday, October 16, 2026

Professore universitario, attivista per la pace e contro l’imperialismo, organizzatore di movimenti civili e culturali, giornalista indipendente e rigoroso: Patrick Boylan era tutte queste cose e, soprattutto per noi, era anche un collaboratore e un amico sincero de L’Indipendente. Patrick se ne è andato ieri, a causa di una malattia. Era nato in California, si era laureato negli Stati Uniti e poi alla Sorbona di Parigi, dove aveva anche insegnato. Da tempo viveva a Roma, nel quartiere San Lorenzo. Nella capitale è stato professore di Inglese per la Comunicazione Interculturale all’Università Roma Tre e fondatore della rivista Cultus – Journal of Intercultural Mediation and Communication. Oltre all’impegno accademico è stato un attivista instancabile: cofondatore delle associazioni “Rete NoWar”, “U.S. Citizens for Peace & Justice” e “Free Assange Italia”; capace di unire le lotte contro l’imperialismo, per la pace e per la Palestina a quelle territoriali nel quartiere San Lorenzo. Come giornalista si era formato nella redazione dell’International Herald Tribune, e negli ultimi anni collaborava con L’Indipendente e con l’agenzia di stampa Pressenza.

Come ricorda PeaceLink, Patrick criticava senza mezzi termini il pacifismo istituzionalizzato italiano, che dipende dai finanziamenti pubblici e che per questo non osa sfidare davvero la politica estera e militare del governo, come la presenza italiana in Afghanistan, la partecipazione ai bombardamenti sulla Libia e l’invio di armi per rovesciare il governo siriano sgradito alla NATO. Secondo Patrick queste grandi organizzazioni per la pace rivolgono al governo critiche molto limitate. Il suo pensiero su questo tema era netto: «Spesso le manifestazioni per la pace ci riempiono di buoni sentimenti ma ci lasciano impotenti come prima. Non ci attrezzano per denunciare i manovratori delle guerre. Sembra quasi d’obbligo, durante questi eventi, rimanere sul generico, non fare nomi, non fare azioni concrete che possano disturbare, appunto, i manovratori».

Con grande lucidità d’analisi, aveva scritto su L’Indipendente, che «la stampa mainstream può anche definirsi libera ma, nei fatti, si tratta di una libertà vigilata in cui un pugno di controllori, appartenente all’élite imprenditoriale, garantisce che le notizie che vengono pubblicate siano compatibili con il sistema e che non lo turbino oltre misura». Patrick sosteneva che bisogna battersi per conquistare gli spazi occupati dagli intellettuali organici al sistema: mass media, amministrazioni locali, scuole e università, ordini professionali, produzione artistica e letteraria. Il suo obiettivo era costruire reti di relazioni e di informazione indipendenti ed efficaci. Su queste basi trovò sulle pagine de L’Indipendente uno spazio che ha riempito con una capacità giornalistica rara, quella di chi sa arricchire i propri testi di una sensibilità sociale fuori dal comune, ma senza abdicare di una virgola al rigore metodologico e professionale.

Per i lettori de L’Indipendente ha scritto decine di articoli preziosi. Raccontando passo dopo passo la battaglia per la liberazione di Julian Assange, gli intrighi politici dietro alla trattativa per la sua scarcerazione e intervistando in esclusiva il fratello di Assange all’indomani della liberazione; facendo da corrispondente dalle mobilitazioni per la pace, per Cuba e per la Palestina, raccontando con dettagli inediti la censura che nel Regno Unito colpisce giornalisti e attivisti che condannano il genocidio israeliano.

Nelle ultime settimane stava scrivendo un’inchiesta per L’Indipendente: voleva rivelare, parole sue scritte in una delle ultime mail che mi aveva inviato: «l’evidente alleanza in atto tra i regimi occidentali per perseguitare finanziariamente chi si oppone all’imperialismo e alla barbarie, a cominciare dagli attivisti per la Palestina».

Un’inchiesta che stava portando avanti al di fuori da ogni cornice complottistica, ma forte della sua abilità nella ricerca e nella verifica delle fonti, con la quale stava documentando come le istituzioni bancarie stavano congelando i conti a decine di attivisti in tutto l’occidente.

La sua ultima email l’avevo ricevuta il 23 settembre scorso: «Ciao Andrea, sono Patrick. Scusami per il ritardo nella consegna, ma non sono stato molto bene. Se puoi aspettare sarei lieto di scrivere il.pezzo, ma non posso prevedere i tempi del mio recupero. Ma mi raccomando, se io non dovessi riuscire affida questa ricerca a qualcun altro, perché è un articolo che va fatto. Bisogna denunciare questa nuova arma repressiva “invisibile” assolutamente».

Gli risposi che poteva prendersi tutto il tempo che gli serviva, senza sapere che gliene restava troppo poco.

Ora, rispettando il suo “ordine”, il progetto d’inchiesta di Patrick sarà raccolto da altri all’interno della nostra redazione, con l’obiettivo di portare a termine il suo lavoro.

Che la terra ti sia lieve, Patrick!

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L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) sezione San Lorenzo (di cui Patrick era membro) ha comunicato che per disposizione dello stesso Patrick Boylan non si svolgerà alcun rito funebre. Nei prossimi giorni, tuttavia, il suo quartiere d’adozione lo ricorderà come avrebbe voluto: con una commemorazione popolare, non rituale, per ricordare la ricchezza del suo impegno e fare in modo che non sia disperso. Non mancheremo di dare comunicazione quando verranno fissate data e luogo della commemorazione. 

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